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	<title>Interno Libri Edizioni &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Gianluca Furnari: «avanti, non si piange / per la fine di Marte»</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/11/17/gianluca-furnari-avanti-non-si-piange-per-la-fine-di-marte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Furnari]]></category>
		<category><![CDATA[Interno Libri Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[marte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Quaternarium]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; È uscito, per Interno Libri Edizioni, il libro Quaternarium di Gianluca Furnari. Ospito qui alcuni estratti. *** Proemio funebre I. Ultima notte sulla Terra. Amici rimasti, finalmente trovo il tempo di scrivervi qualcosa dal nuovo modulo spaziale: &#160; solo, evaso dalla camera, a lungo fraintendendo la rotta, sono approdato alle sei del mattino qui, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-110432 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/11/9791280138491_0_536_0_75.jpg" alt="" width="421" height="641" /></p>
<p>È uscito, per <strong>Interno Libri Edizioni</strong>, il libro <em>Quaternarium</em> di <strong>Gianluca Furnari</strong>.</p>
<p>Ospito qui alcuni estratti.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p><strong>Proemio funebre</strong></p>
<p>I.</p>
<p>Ultima notte sulla Terra.</p>
<p>Amici rimasti,</p>
<p>finalmente trovo il tempo</p>
<p>di scrivervi qualcosa</p>
<p>dal nuovo modulo spaziale:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>solo, evaso dalla camera,</p>
<p>a lungo fraintendendo la rotta,</p>
<p>sono approdato alle sei del mattino</p>
<p>qui, sul Mare Vaporum.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sto cercando di dirvi</p>
<p>che non sono più chi credevo di essere</p>
<p>e che vorrei disfare tutto</p>
<p>a cominciare da queste lenzuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Amici, avevo una gran fretta</p>
<p>di popolare anch’io la favola</p>
<p>e stavo a un passo dalla vita come</p>
<p>voi, che standomi accanto siete altrove.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da <em>Calendario Marziano</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I.</strong></p>
<p>Spettabile Consorzio Intergalattico,</p>
<p>non ci capisco più niente. Prendevo</p>
<p>vita trent’anni fa</p>
<p>in un mondo dei vostri,</p>
<p>lungo il Braccio di Orione,</p>
<p>trapiantato dal nulla all’esistenza</p>
<p>come un grano di senape –</p>
<p>poi indigesta la specie, l’epoca malfatta,</p>
<p>provando a crescere con gli altri,</p>
<p>dentro sempre c’era una spina,</p>
<p>tutto odorava di simulazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vedi, caro Consorzio,</p>
<p>è così vecchio il mondo</p>
<p>e perso il filo dei discorsi</p>
<p>che ogni parola viaggia per millenni</p>
<p>e non arriva mai –</p>
<p>io quindi, avendo appreso</p>
<p>da bambino una lingua di concetti</p>
<p>utile a sporgere reclami,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>chiedo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>in cambio un altro mondo</p>
<p>con le stesse piantine ornamentali</p>
<p>e una stanza d’inverno –</p>
<p>mondo vero, stavolta,</p>
<p>che i pensieri non vi facciano il nido</p>
<p>e il mutismo dei vivi si allontani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da <em>Quantum nova</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>V Dies </strong></p>
<p><strong>Exitus numerorum</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Silent. Pax Antarctica</p>
<p>rerum sistit chorum.</p>
<p>Incipit superius</p>
<p>lepra numerorum.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Primum premit proceres</p>
<p>quot sunt: obit Mille</p>
<p>Millies, tunc Centies</p>
<p>Mille, tunc et Mille</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Decies. O, decolor!</p>
<p>o, fulgescens funus!</p>
<p>Fractus in particulis</p>
<p>evanescit Unus.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aevi sub egelidis</p>
<p>ventis ipse vidi</p>
<p>ultimo zephyrium</p>
<p>Zephirum elidi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quo te, globosissime</p>
<p>numerorum, ore,</p>
<p>quo te canam, unice,</p>
<p>mortis in candore?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Satis. Scribat calamus:</p>
<p>«Cessat aetas Quarta».</p>
<p>Splendeat Quinarius.</p>
<p>Congeletur charta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giorno 5 </strong></p>
<p><strong>Fine dei numeri </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Silenzio. Pace antartica</p>
<p>la polka delle cose.</p>
<p>Su, in alto, prende i numeri</p>
<p>la malattia di Hansen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prende i grandi per primi,</p>
<p>uno per uno: muoiono</p>
<p>il Milione, poi il Cento-</p>
<p>mila, poi il Diecimila;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>oh, trapasso incolore!</p>
<p>oh, strage luminosa!</p>
<p>Ridotto in particelle</p>
<p>si dissolve anche l’Uno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho visto con i miei occhi</p>
<p>elidersi lo Zero-</p>
<p>zefiro sotto i venti</p>
<p>gelidi dell’eterno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con che voce dovrei</p>
<p>cantarti, rotondissimo,</p>
<p>numero unico, chiuso</p>
<p>nel bianco della morte?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Basta. Scriva la penna:</p>
<p>«Fine dell’età Quarta».</p>
<p>Riscintilli il Quinario.</p>
<p>Sia ibernata la carta.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Apprendistato alla salvezza</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/01/03/apprendistato-alla-salvezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 06:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[apprendistato alla salvezza]]></category>
		<category><![CDATA[Interno Libri Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[marino magliani]]></category>
		<category><![CDATA[pasquale vitagliano]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Marino Magliani</strong> <br /> Ecco, quando le poesie ci prendono. Quando, come scrive Vitagliano, ci portano in un posto che sentiamo, sconosciuto o già “nostro”, e costruiscono il nostro teatro anatomico e di certo lo condividono. A quel punto ci stupiamo, esattamente come lo fa il poeta.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marino Magliani</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/01/9791280138156_0_536_0_75.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-100784" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/01/9791280138156_0_536_0_75-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/01/9791280138156_0_536_0_75-205x300.jpg 205w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/01/9791280138156_0_536_0_75-150x219.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/01/9791280138156_0_536_0_75-300x439.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/01/9791280138156_0_536_0_75-287x420.jpg 287w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/01/9791280138156_0_536_0_75.jpg 536w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" /></a>In un catalogo di bellissimi titoli di narrativa e di sillogi e saggi, persino titoli di canzoni e quadri, che raccontano di scienze, come anatomia, fisica, geometria, il termine apprendistato si ritaglia uno spazio non definito, un percorso non compiuto: apprendistato come qualcosa di possibile. Anche il resto, <em>alla salvezza, </em>sembra trascinarne il valore verso lo sconosciuto, verso qualcosa di cui non sappiamo, non noi almeno, che restiamo e alla fine possiamo prevedere molto, ma non se l&#8217;apprendistato ha funzionato, se ha portato all&#8217;ottenimento della salvezza. Forse perché la salvezza sembra riguardare qualcosa di cui da qui si sa poco. Alla fine sembra giocarci la vita intera in un connubio del genere. Insomma un titolo così dovrebbe incoraggiare a darsi delle regole, essere una specie di regolario dell&#8217;apprendistato alla salvezza, ecco. No, in realtà, nessuna regola, qui, in questo apprendistato, nessun ordine, se non l&#8217;invito alla calma, la meravigliosa esortazione a un silenzio. Il primo verso ce lo indica. Il silenzio della notte modellato dalla voce. Non fosse che il poeta mi è amico da anni &#8211; collaboriamo da distante a un blog che si chiama <em>La Poesia</em><em> e lo Spirito- </em>, e che questo libro mi è giunto da lui, leggendo il secondo verso della seconda poesia avrei desiderato saperne di più sull&#8217;autore. È un verso che sento tremendamente mio:</p>
<p><em>Oggi sono il cane di me stesso</em></p>
<p>Dev&#8217;essere qualcosa che lega scrittori e poeti il bisogno di identificarsi in un cane ”solitario”. In un mio libretto sul paesaggio olandese faccio chiedere a un camminatore con cane: “Lei non ha un cane?” La domanda è rivolta naturalmente a un camminatore senza cane. Uscire la sera in questo quartiere sbattuto dal vento e dalla pioggia è una forzatura, uno lo fa se deve portare fuori il cane. Come dire, se esce senza cane non ha un alibi. Il camminatore senza cane, dinnanzi a una domanda del genere, si compiace d&#8217;aver pronta la seguente risposta: “Io sono il mio cane”. Ecco, quando le poesie ci prendono. Quando, come scrive Vitagliano, ci portano in un posto che sentiamo, sconosciuto o già “nostro”, e costruiscono il nostro teatro anatomico e di certo lo condividono. A quel punto ci stupiamo, esattamente come lo fa il poeta:</p>
<p><em> Non mi sembra vero</em></p>
<p><em>Di essere riuscito a fare delle parole</em></p>
<p><em>Copie che vibrano e dialogano</em></p>
<p>E rileggiamo. Questo faccio da tempo con Apprendistato.<br />
E allora l&#8217;apprendistato diventa un processo di trasformazione, sembra una questione di trovare altri mezzi di respiro? <em>Ci sono nate le branche starnutiremo senza paura &#8211; </em>di tentarle tutte, per dire <em>È completata questa vita.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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