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	<title>invisibile &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Virgilio Sieni: Danza Cieca</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/05/03/virgilio-sieni-danza-cieca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[beato angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Cronopio]]></category>
		<category><![CDATA[danza]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></category>
		<category><![CDATA[invisibile]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Virgilio Sieni]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; Per Cronopio è stato pubblicato Danza Cieca di Virgilio Sieni, raccolta di riflessioni «sull&#8217;esperienza fisica, estetica ed emozionale vissuta nella messa in opera dell&#8217;omonimo duetto danzato dal coreografo Sieni e dal danzatore non vedente Giuseppe Comuniello». Per gentile concessione dell&#8217;editore, ospito qui alcuni estratti dal libro. &#160;  Materia invisibile e percepita  Si danza l&#8217;arte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-97625" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/05/f0395a3b817f8ad6ee5657d362bce8e3.jpg" alt="" width="505" height="607" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>Cronopio </strong>è stato pubblicato <em>Danza Cieca</em> di <strong>Virgilio Sieni</strong>, raccolta di riflessioni «sull&#8217;esperienza fisica, estetica ed emozionale vissuta nella messa in opera dell&#8217;omonimo duetto danzato dal coreografo Sieni e dal danzatore non vedente Giuseppe Comuniello». Per gentile concessione dell&#8217;editore, ospito qui alcuni estratti dal libro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1" style="text-align: center;"><em> Materia invisibile e percepita<span class="Apple-converted-space"> </span></em></p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Si danza l&#8217;arte del trasformare, dell&#8217;elaborare e restituire poeticamente materia invisible e percepita. Si vuole dare vita a qualcosa che non è propriamente visibile, ma che prende forma nella relazione tattile dei due corpi.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">L&#8217;invisibile è l&#8217;immateriale che nel suo lasciarsi attraversare e toccare assume l&#8217;aspetto di un alone che guida le mani, e con esse tutto l&#8217;organismo, nella costruzione di figure immaginarie. Una costruzione che emerge nel momento in cui si riconoscono i tratti dei passaggi, si rammentano gli attraversamenti e le traiettorie ripetute. È come se lo spazio fosse composto da un&#8217;infinità di particelle che tutte le volte incidono, coincidono, mutano, spostano, penetrano e attraversano il gesto. Stiamo parlando dell&#8217;aura, di quell&#8217;intorno che crea una spazialità leggera, tenue e attraversabile, che arricchisce la visione nella lontananza e sollecita la percezione nella vicinanza. Un accadimento che s&#8217;inoltra nel tempo e giunge a noi come sorpresa, cogliendoci per la sua capacità di trasfigurare il corpo dell&#8217;altro in gesti di luce che ci toccano. L&#8217;aura, sorprendendoci e attraendoci, comprende l&#8217;essenza della persona capace di raccogliere in sé l&#8217;indicibilità della sua origine, espandendo verso il fuori questa potenza. Sembrerebbe scaturire da questo continuo rimandare all&#8217;altro, trasmettere e travasare, portare via e rinnovare.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Entrando in questa relazione auratica, il movimento si nutre di incessanti aperture ed elabora e prolifera mare di particelle che inducono a considerare il corpo come un sistema infinitamente poroso, movibile in ogni parte. Con il gesto di ricevere ed elaborare la materia dell&#8217;altro, lo spazio si fa estremamente denso e si apre intorno a noi qualcosa di malleabile, nuovo e rinnovabile in ogni tratto d&#8217;esistenza.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;"><em>Danza Cieca</em> nasce per originare le cose che dall&#8217;attesa prendono vita: una sorta di iniziazione al contatto con l&#8217;invisibile in cui il movimento irrora la pelle del contatto con l&#8217;aria e con l&#8217;altro, commuove, definendo l&#8217;aura come presenza tangibile.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">****<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Lo spazio bianco nell&#8217;<em>Annunciazione</em> che Beato Angelico dipinge nella cella numero 3 del convento fiorentino di San Marco è una mappa creativa e spirituale, abisso ancestrale: è il niente e il tutto, ci comprende al suo interno sorprendendoci. È uno spazio bianco che unisce e che apre la sua materia invisibile alla creazione della luce. Uno spazio che, sottraendoci ad altro, genera un&#8217;attrazione tattile che rinnova lo sguardo: crea un vuoto malinconico di attesa e ascolto dal quale fuoriescono visioni dalla memoria. È una luce che tocca senza peso, che muove il corpo, che traspare, che divide. È forse un&#8217;aura? Così Maria è un corpo luce, materia trasparente e leggera nelle articolazioni, nelle quali sparisce la gravità e la rotondità del ginocchio per far apparire una materia nuova che adagia la figura sospesa sull&#8217;inginocchiatoio. La figura dialoga con noi disponendo il suo peso sull&#8217;orizzontalità luminosa di piani immaginari che, esistendo nella nostra struttura anatomica, creano lo sfrenato desiderio di resistere alla fora di gravità.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">A ben vedere, il bianco della pittura mostra delle screpolature che fanno venire in mente il <em>Grande Cretto</em> di Alberto Burri a Gibellina così come gli stupefacenti pannelli verdognoli posti da Carlo Scarpa come sfondo dell&#8217;<em>Eleonora d&#8217;Aragona</em> di Francesco Laurana al Palazzo Abatellis di Palermo. Sopra i ruderi della città crollata, una città costruita da mani, non si può far altro che cogliere la lontananza e la compassione dei gesti scomparsi ma che sempre appaiono; così la trasparenza del busto di Eleonora è toccata nei suoi margini dal verde verticale dei pannelli che, screpolandosi, aprono fessure e fughe alle spalle della duchessa benefattrice. Nell&#8217;<em>Annunciazione</em>, sul <em>Grande Cretto</em> e nella stanza concepita da Scarpa per il busto del Laurana la materia ci avvolge nei dettagli del tempo aprendo crepe nell&#8217;animo.</p>
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