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	<title>ippolita &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Nell&#8217;acquario di Facebook</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2012 12:00:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ippolita Nell&#8217;acquario di Facebook. La resistibile ascesa dell&#8217;anarco-capitalismo 56.478 parole, 391.364 battute sul web ed in formato ebook. Negli ultimi dieci anni Internet ed il web 2.0 hanno ridefinito le relazioni sociali, almeno per quella parte dell&#8217;umanità al di qua del divario digitale. La possibilità di comunicare annullando tempi e distanze si è realizzata attraverso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ippolita.net/en/node/12"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-42690" title="copertina-ippolita-acquario_0" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/copertina-ippolita-acquario_0.png" alt="" width="190" height="250" /></a>Ippolita<br />
<strong>Nell&#8217;acquario di Facebook. La resistibile ascesa dell&#8217;anarco-capitalismo</strong><br />
56.478 parole, 391.364 battute sul <a title="il sito del gruppo Ippolita" href="http://www.ippolita.net" target="_blank">web</a> ed in formato <a title="acquisto epub e pdf" href="http://www.ippolita.net/en/epub/nellacquario-di-facebook-ippolita" target="_blank">ebook</a>.</p>
<p>Negli ultimi dieci anni Internet ed il web 2.0 hanno ridefinito le relazioni sociali, almeno per quella parte dell&#8217;umanità al di qua del divario digitale. La possibilità di comunicare annullando tempi e distanze si è realizzata attraverso software di facile uso e con una diffusione di massa (google, wordpress.com, facebook etc.). Sono questi software di massa, incarnati nei principali prodotti di social network, che danno forma alle nostre esperienza sociali in rete e che imprimono ai nostri comportamenti forme dettate dalle scelte progettuali e dalle visioni culturali delle aziende che li hanno creati.</p>
<p>L&#8217;idea che la rappresentazione ideale di noi stessi in rete sia una pagina con una foto ed una scheda personale è un&#8217;evoluzione logica della rubrica telefonica o del <a title="rolodex in wikipedia" href="https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Rolodex" target="_blank">rolodex</a>, ma non è per nulla naturale o assoluta. E&#8217; il frutto di una serie di scelte libere da parte dei progettisti dei vari servizi web, e di scelte più coatte di noi utilizzatori di questi servizi. Noi viviamo in una rete plasmata dal liberalismo economico, dal pragmatismo tecnologico e da ideali di trasparenza e meritocrazia, e queste idee influenzano le nostre azioni ed il nostro modo di pensare la presenza in rete.</p>
<p>In queste riflessioni si inserisce il pamphlet del gruppo Ippolita <a title="leggi il libro sul web gratis" href="http://www.ippolita.net/en/node/12" target="_blank">Nell&#8217;acquario di Facebook &#8211; La resistibile ascesa dell&#8217;anarco-capitalismo</a>. Il testo prende le mosse dalla critica della socialità in rete quando essa si svolge all&#8217;interno di silos applicativi autoreferenziali, siano essi aziendali come Google, Facebook o Amazon, o noprofit e aperti come nel caso di Wikipedia. Oltre gli argomenti classici della net-critique, la posizione di Ippolita è fortemente politica, anticapitalistica e critica nei confronti del libertarismo di destra diffuso in USA (libertarianismo). La via di uscita è utopica, non c&#8217;è salvezza nelle tecnologie, occorre costruire con le proprie mani piccole comunità e gruppi capaci di incontrarsi di persona, sapendo che nella rete non possiamo fare a meno di stare se vogliamo essere noi stessi.</p>
<p>Nella prima parte del libro viene proposta una critica dei social network e di Facebook in particolare. Vengono analizzati i limiti esistenziale, psicologici ed individuali della socialità facebookiana, una realtà semplificata, impoverita e illusoria in cui la persona è merce.</p>
<p>Web 2.0 e social network sono concentratori di servizi di massa in una rete di per sé destrutturata, attraverso cui viene esercitato un enorme potere di omologazione. Dato che la rete pone minime barriere di accesso all&#8217;informazione, che non è quindi monetizzabile direttamente, l&#8217;unico modo per mettere a valore i propri servizi è stimolare l&#8217;accesso continuo all&#8217;informazione e la produzione continua di contenuti che ci definiscano. Questo genererà degli schemi di comportamento, dei profili personali monetizzabili in massa in vario modo. E&#8217; il passaggio da Google motore di ricerca in una rete illuministica di documenti che riportano a persone, a Facebook concentratore turbocapitalista di una rete di persone diventate merci e come tali scambiate e rivendute.</p>
<p>Alla base dello stimolo affinché noi produciamo contenuti ed interazioni continue è l&#8217;idea che la trasparenza, l&#8217;apertura e condivisione siano sempre positivi, desiderabili, socialmente vantaggiosi. Condividere continuamente informazioni su di sé, ovviamente in chiave favorevole come accade in Facebook, porta però all&#8217;appiattimento delle differenze, al depauperamento dei saperi ed alla distruzione della complessità multiforme dell&#8217;individuo. Il conflitto viene semplicemente nascosto, scivola nel privato dove ciascuno può sorvegliare la figura in rete degli altri ed indulgere nel pettegolezzo.</p>
<p>Mentre Ippolita analizza bene la psicologia dell&#8217;essere in rete, mi pare che insista in modo forse un po&#8217; cattolico sulla psicologia personale del rapporto coi social network: siamo narcisisti, quindi ci esibiamo e spiamo morbosamente le esibizioni altrui, in un ambiente software costruito appositamente per facilitare questo continuo pornoshow. Credo però che si debba considerare anche quanto l&#8217;ambiente software sia parte attiva nell&#8217;indirizzare il nostro comportamento, in particolare con l&#8217;uso plateale di tecniche di psicologia behaviorista (skinneriana). Ad ogni azione gradita a Facebook riceviamo un rinforzo, ad ogni dato personale che regaliamo riceviamo un premio, l&#8217;ammirazione dei pari, il sostegno degli amici; nei tempi morti c&#8217;è sempre un giochino per tenere desta l&#8217;attenzione ed assicurare che non abbandoniamo il recinto dentro cui siamo pienamente osservabili.</p>
<p>Farei anche una distinzione tra la critica dei problemi ontologici dei social network e quella del disegno del software. Se si critica la relazione di amicizia in Facebook perché è univoca, inadeguata a distinguere tipi diversi di relazione e di ambito sociale, si rischia di venire spiazzati da nuove funzionalità o nuovi prodotti: esiste infatti da tempo il concetto di &#8220;circoli&#8221; (come li chiama Google+) o di &#8220;liste&#8221; (in Facebook) che permettono di disegnare ambiti di persone &#8220;amiche&#8221; separati però tra loro. E&#8217; meglio secondo me concentrarsi sul problema fondamentale di Facebook e simili: le relazioni sociali su Facebook sono piatte e superficiali perché il loro scopo è gratificare, servire, garantire la stimolazione. Avere una presenza personale sul web con la quale interagire socialmente ci spinge a semplificazioni che nella socialità quotidiana gestiamo in modo molto più sfumato e complesso. Sarà interessante vedere come viene affrontato questo problema in Diaspora, un social network distribuito e open source che non ha i problemi di privacy di Facebook, anche se a quanto ho visto finora l&#8217;impostazione progettuale è la medesima (io, la mia foto, i miei amici, i miei interessi).</p>
<p>La seconda parte del libro è una critica politica e filosofica al pensiero right libertarian (libertariano) che in USA gode di grande popolarità negli ambienti finanziari e imprenditoriali delle aziende ad alta tecnologia. Le idee di <a title="scheda su it.wikipedia.org" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rothbard" target="_blank">Murray N. Rothbard</a>, <a title="scheda su it.wikipedia.org" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Nozick" target="_blank">Robert Nozick</a>, <a title="scheda in italiano su wikipedia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ayn_Rand" target="_blank">Ayn Rand</a> sono forse poco note in Italia e sono per certi versi difficilmente classificabili con gli schemi tradizionali destra/sinistra: vi sono uniti il concetto di libertà individuale come bene supremo da perseguire, il rifiuto dei vincoli sociali e statali visti come un freno distorcente per l&#8217;individuo, l&#8217;adozione della razionalità utilitarista come motore degli scambi sociali, l&#8217;idea che il mercato capitalista sia il luogo in cui la società possa veramente prendere libera forma.</p>
<p>Negli anni &#8217;90 questa corrente di pensiero vede nelle tecnologie informatiche lo strumento con cui realizzare le promesse di una nuova società basata sui liberi individui, sul libero ed efficiente scambio di informazioni, sulla nuova economia razionale e frictionless. Esempio di questa mentalità anarco-capitalista è Peter Thiel, fondatore di Paypal e iniziale finanziatore di Facebook, nella cui visione si fondono feroce darwinismo sociale, illuminata meritocrazia, fiducia in un capitalismo senza regole, individualismo libertario. L&#8217;individuo libero in un mercato senza attriti per realizzare se stesso ed i suoi desideri è al centro delle aziende che Thiel contribuisce a creare per estrarre valore dai dati aggregati di milioni di individui, attraverso la tecnologia informatica.</p>
<p>Quel che trovo interessante non è tanto la critica della filosofia libertariana, un pensiero per certi versi ingenuo, astorico e semplicista, quanto la proposta di cercare analogie, influenze e contatti in campi adiacenti. Per esempio la cultura hacker, fatta di pragmatismo, informalità ma anche di forte meritocrazia (esattamente come nelle migliori università statunitensi) ha molti elementi in comune con la filosofia californiana, non ultimo il fatto che è vissuta da giovani maschi bianchi (la cosa mi da fastidio e mi affascina, dato che sono un rappresentante di questa specie). Una altro campo di analisi sono i nuovi movimenti politici dei Partiti Pirata in Svezia e Germania, centrati sul libero scambio delle informazioni, sulla centralità delle libertà individuali e sorprendentemente privi di idee sul ruolo dello Stato e della società organizzata, al di fuori di un apparente populismo (maschile, ancora una volta). Non poteva mancare infine un&#8217;analisi di Wikileaks, che sotto questa luce unisce etica hacker, ideologia del libero scambio informativo e gestione manageriale dell&#8217;informazione nella figura controversa di Julian Assange, apertamente libertariano.</p>
<p>Durante una presentazione del libro a Milano è stato interessante vedere il dibattito tra gli autori di Ippolita ed un lettore apertamente anarco-capitalista, che dal pubblico ha ingaggiato una ricerca di punti di contatto tra il pensiero anarchico  libertario degli autori e la filosofia libertariana di Rothbard: molti punti di accordo, ma una differenza radicale nel concepire la libertà della persona, individuale e privata per Rothbard, collettiva e condivisa per Ippolita.</p>
<p>Che fare? La terza parte del libro affronta le teorie del cambiamento sociale reso possibile dalla rete, per confutare la &#8220;rivoluzione di Twitter&#8221; in Iran o il ruolo di Facebook nei movimenti sociali. La rivoluzione non verrà twittata e non va confusa con il comodo attivismo da poltrona, il clic facile e poco impegnativo che ci sgrava la coscienza tra una giocata e l&#8217;altra a Farmville. Viviamo in un mondo che unisce le distopie di Orwell e di Huxley, una rete di controllo capillare per potere essere liberamente noi stessi, esprimere il nostro potenziale, produrre e consumare dentro recinti invisibili e feroci.</p>
<p>Ippolita non ha soluzioni, non propone progetti &#8220;buoni&#8221; da opporre a Facebook, come Wikipedia o social network open source come Diaspora o Crabgrass. C&#8217;è una sfiducia radicale nella dimensione umana in rete, nella deformazione che il disegno del software, qualsiasi software, imprime sulle nostre vite. &#8220;Resistance is futile&#8221;, non possiamo adottare contromisure (anonimato, crittografia) né fare a meno della rete. Forse solo la socialità conviviale, fuori rete e in piccola scala potrà farci uscire dall&#8217;acquario ed aiutarci a costruire un mondo di relazioni veramente libere tra persone vere.</p>
<p>E&#8217; la parte più sentita del libro, e quella che mostra anche i limiti della critica alla rete su basi principalmente ideologiche e politiche. Come nei capitoli precedenti anche qui si perdono occasioni di analisi su base tecnicnologica e informatica, la parte sulla crittografia è debolissima e non considera gli studi condotti su anonimato e anonymity set fatti per esempio intorno a The Tor Project, ma questo non è un pamphlet per imparare a usare Facebook in sicurezza, un how-to tecnico. E&#8217; una chiamata alla riflessione, un&#8217;apertura di discorso contraddittoria ed appassionata, con una buona bibliografia nelle succinte note al testo ed una rara trasparenza di metodo.</p>
<p>Il libro verrà pubblicato in Francia per Payot &amp; Rivages ed in Spagna per Enclave de libros, una piccola editrice di Madrid. In Italia è disponibile gratuitamente per la lettura sul sito Ippolita e come ebook  a 7€, in formato epub e pdf. E&#8217; sotto licenza aperta Creative Commons BY-NC-SA 3.0. Per ogni informazione <a title="il collettivo Ippolita" href="www.ippolita.net" target="_blank">www.ippolita.net</a></p>
<p><strong>Recensioni</strong>:<br />
Una <a title="Carlo Formenti su alfapiù" href="http://www.alfabeta2.it/2012/05/16/nellacquario-di-facebook/" target="_blank">recensione di Carlo Formenti </a>su alfabeta2: Nell&#8217;acquario di Facebook<br />
Ancora Carlo Formenti su MicroMega, con un diverso taglio: <a title="recensione di Carlo Formenti" href="http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/05/14/carlo-formenti-nellacquario-di-facebook-per-una-critica-delle-cyber-utopie/" target="_blank">Nell&#8217;acquario di Facebook. Per una critica delle cyber utopie.</a><br />
Daniele Salvini su MilanoX: <a title="recensione di Daniele Salvini" href="http://www.milanox.eu/unaltra-rete-sociale-e-possibile/" target="_blank">Un’altra rete sociale è possibile</a></p>
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		<title>Luci e ombre di Google in Francia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 05:55:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il collettivo Ippolita ha pubblicato per Payot&amp;Rivages <a title="la scheda del libro in francese" href="http://www.payot-rivages.fr/index.asp?P=fiche%2E5703">La face Cachée de Google</a>, l&#8217;edizione francese di  <a href="http://ippolita.net/google">Luci e Ombre di Google. Futuro e Passato dell&#8217;Industria dei Metadati</a> (<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2908&amp;isbn=9788807710278">IBS</a>, <a href="http://bol.it/libri/scheda/ea978880771027.html">BOL</a>), di cui Nazione Indiana <a title="Luci e ombre di Google, un libro di Ippolita su Nazione Indiana" href="https://www.nazioneindiana.com/2007/10/08/luci-e-ombre-di-google-un-libro-di-ippolita/">ha già parlato in passato</a>. Il libro è Copyleft, viene distribuito commercialmente ed è scaricabile liberamente <a href="http://ippolita.net/google">dal sito degli autori</a> e <a title="The dark side of Google - by Ippolita.net PDF" href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/thedarksideofgoogle.pdf">qui</a>.</p>
<p>Ho chiesto ai membri di Ippolita una breve intervista, che propongo qui ai lettori di Nazione Indiana.<br />
<span id="more-5630"></span><br />
<em>Domanda: Buongiorno Ippolita. Il vostro è uno pseudonimo collettivo che contraddistingue gli autori del libro &#8220;Luci e ombre di Google&#8221; e di altri progetti di ricerca. Quanto ha influito questo pseudonimo nella promozione e diffusione del libro? E&#8217; stato capito, o è stato un ostacolo? </em></p>
<p>Ippolita: All&#8217;hackmeeting del 2006, quando il testo è stato presentato in anteprima, diverse testate nazionali hanno riportato dichiarazioni di sedicenti &#8220;membri di Ippolita&#8221; che si facevano beffe di Google, il nuovo Grande Fratello. In quell&#8217;occasione c&#8217;è stata una specie di gara a dire &#8220;io sono Ippolita&#8221;, e ha funzionato bene, soprattutto è stato divertente.</p>
<p>Senz&#8217;altro è stato utile aver creato un&#8217;identità che va &#8220;percorsa&#8221; perché rimanda subito a uno spazio, il sito<a title="il sito del collettivo Ippolita" href="http://ippolita.net"> ippolita.net</a>, e a un metodo di studio e indagine sulla scrittura delle tecnologie digitali. Uno spazio in evoluzione e soprattutto non direttamente legato ai suoi animatori e alle loro attività: ognuno di noi può spendersi questa esperienza e questa identità in altri ambiti, senza per questo venire identificato ogni volta con &#8220;Ippolita&#8221; 1, 2 o 77 che sia. Possiamo usare altri nomi e altri pseudonimi, dipende da quello che facciamo! Come abbiamo detto più volte, ognuno deve scegliere cosa, come e quando rendere pubblico. Per questo, parliamo di &#8220;gruppo di ricerca&#8221;. E ci permettiamo di cambiare opinione, non ci interessa rimanere coerenti, ma esplorare territori che ci intrigano.</p>
<p><em>D: &#8220;Luci e ombre di Google&#8221; è stato pubblicato con <a title="licenza di attribuzione, non commerciale e condivisibile allo stesso modo" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">licenza Creative Commons</a> by-nc-sa-2.5 e distribuito come libro in libreria, e come pdf scaricabile da <a title="scarica il libro Luci e ombre di Google" href="http://ippolita.net/6.html">ippolita.net</a> (con donazione facoltativa). Quante copie del libro sono state vendute? Quante copie del pdf avete distribuito? E quante donazioni volontarie avete ricevuto per il PDF?</em></p>
<p>Non abbiamo rendiconti precisi: come da copione l&#8217;editore non si sbilancia, non sapremo nulla di certo fino a giugno 2008. Possiamo pero&#8217; dire che in libreria e&#8217; praticamente introvabile, quindi a rigore dovrebbero essere state vendute tutte quelle stampate da Feltrinelli, quindi circa 5mila.</p>
<p>A oggi il conteggio delle copie scaricate è di 22mila. Il libro è uscito esattamente un anno fa. Ovviamente possiamo controllare solo i &#8220;nostri&#8221; punti di download. Il pdf pero&#8217; circola sulle reti p2p, dunque i download effettivi sono sicuramente di più.</p>
<p>Certo, online imperversa il &#8220;click-facile&#8221;, specie quando un oggetto e&#8217; gratuito. Copie scaricate non significa copie lette. Ma fossero anche solo la meta&#8217; o un quarto le copie effettivamente lette o scorse, 10mila o 5mila copie in più&#8217; rimane una cifra di tutto rispetto per un saggio di divulgazione scientifica italiano.</p>
<p>Le sottoscrizioni sono qualche decina, in media circa 5 euro l&#8217;una. Interessante notare che buona parte delle donazioni sono arrivate da italiani residenti all&#8217;estero.</p>
<p><em>D: Quale è stato l&#8217;impatto del libro in termini di citazioni, articoli e riferimenti?<br />
</em><br />
Direi piuttosto buono, Repubblica e Corriere ci hanno dedicato almeno una recensione. Molte anche le critiche positive dai giornali locali. Sul nostro sito abbiamo raccolto buona parte della<a title="rassegna stampa sul libro Luci e ombre di Google" href="http://ippolita.net/11.html"> rassegna stampa</a>:</p>
<p>I giornalisti hanno spesso difficoltà a gestire il linguaggio tecnologico, sia in termini di riflessione che circa la valutazione di un software. Tuttavia lo sforzo divulgativo del testo ha pagato, la lettura non è per soli tecnici e con un po&#8217; di curiosità si possono affrontare anche i capitoli più matematici.</p>
<p>Occorre dire però che abbiamo fatto un grosso lavoro di ufficio stampa e back office. Abbiamo estrapolato le tesi di fondo in brevi comunicati, siamo stati sempre disponibili all&#8217;intervista, alle delucidazioni.</p>
<p>Feltrinelli non è riuscita a farci avere granché di visibilità, il loro ufficio stampa ha lavorato poco e male. (Oppure, il che e&#8217; la stessa cosa a livello di risultati, l&#8217;investimento della struttura Feltrinelli per questo testo e&#8217; stato minimo e dunque il buon impatto sulla stampa è dipeso sostanzialmente dal nostro impegno)</p>
<p>Alla maggior parte dei blogger il volume invece non è piaciuto. Riferimenti e commenti non sono mancati, ma &#8220;le critiche sono troppo radical&#8221;, insomma siamo risultati faziosi. Credo che la sub-cultura del web 2.0 sia essenzialmente conservatrice. Un paradosso?</p>
<p><em>D: &#8220;Luci e ombre di Google&#8221; si concentra principalmente sugli aspetti d&#8217;impresa di Google e sulle funzioni del motore di ricerca. Quali sono le vostre considerazioni sugli altri servizi di Google, come Gmail, Analytics (che Nazione Indiana usa), Earth e Maps, Code (da voi descritto nella sezione sulle licenze)?<br />
</em></p>
<p>Le considerazioni di base sono sempre le stesse. Analytics permette di indicizzare anche gli utenti che non stanno navigando direttamente su un servizio o sito web di Google stesso. Gli fornisci dati di altre persone (oltre ai tuoi) Ogni servizio ha il suo specifico ambito, ma l&#8217;obiettivo è sempre lo stesso: fare data mining.</p>
<p>Il punto è che la gratuità ha un prezzo. Tutto qui.Nessuno dice che non si deve usare Google, l&#8217;importante è sapere COSA stai usando, come funziona, cosa gli dai in cambio. Ci sono altri software gratis (ma anche free che è tutta un&#8217;altra storia) che si possono usare per fare statistiche, il problema è che gli utenti (anche quelli meno ingenui) non li trovano abbastanza &#8220;cool&#8221;. La verità è che ci siamo intossicati, solo 7 anni fa aravamo molto più critici, più sbilanciati in avanti, smaniosi di imparare.</p>
<p><em>D: Il libro è del 2006 (hackmeeting) e il pdf del 01/2007. Ora è marzo 2008 e nel frattempo i servizi di Google (ricerca, pubblicità, servizi geografici, web analytics, codice) sono diventati sempre più usati e pervasivi. Cosa è cambiato nell&#8217;edizione francese?<br />
</em></p>
<p>L&#8217;edizione francese ha una grafica davvero minimalista. I materiali (carta, inchiostro) e il lavoro editoriale (impaginazione, presentazione) sono decisamente migliori dell&#8217;edizione italiana: rilegature a filo, non incollata e basta.Prezzo molto elevato, 19 euro, anche se in linea con il mercato francese. Con questa edizione, sono 240 pagine, assai leggibili e piacevoli all&#8217;occhio.</p>
<p>Per quanto riguarda la traduzione nel complesso la resa eccellente. Maxime Rovere, il traduttore conosce l&#8217;argomento, o quanto meno si e&#8217; documentato a fondo.La resa francese degli esempi: non banale, ma sostanzialmente riuscita. es. trenitalia e&#8217; sostituito da sncf (ferrovie francesi), l&#8217;esempio della parola &#8220;penna&#8221; da ricercare su google diventa &#8220;plume&#8221;: è stata effettuata la nuova ricerca e sono stati riportati i risultati.</p>
<p>Le note sono state riportate in francese con edizioni originali o tradotte in francese &#8211; e fin qui è pratica corrente nelle buone traduzioni &#8211; ma lo stesso è stato fatto per quasi tutti i link a wikipedia, operazione non scontata.</p>
<p>In diverse occasioni, la traduzione ha migliorato il testo, reso più&#8217; scorrevole, es. nel famigerato esempio dei &#8220;vasi&#8221; (cap VI) ha girato le frasi e s&#8217;è&#8217; preso qualche libertà&#8217; che chiariscono perfettamente il concetto. C&#8217;è qualche incertezza su dettagli tecnici, ma trascurabile</p>
<p><em>D: Il libro  propone un cambiamento culturale e una diversa consapevolezza di fronte alla presenza di Google come unico punto di vista sulla rete e sull&#8217;informazione. Al contempo esistono contromisure tecniche a difesa della privacy: la rete anonima Tor, le funzioni di privacy in Firefox ad esempio. Quale è la vostra posizione su queste tecnologie? Le usate?<br />
</em></p>
<p>I: Ovviamente si, anzi di più. Vi invitiamo a provare un  simpatico software che abbiamo proposto qualche giorno fa sulla lista Hackmeeting: <del datetime="2008-08-26T08:32:59+00:00"><a title="un addon per Fiorefox, pagina download" href="http://www.ippolita.net/gcookies/">GCookie</a></del><ins datetime="2008-08-26T08:32:59+00:00"><a title="SCookies un addon per Firefox" href="http://www.autistici.org/bakunin/scookies/">SCookie</a></ins>.  E&#8217; un estensione per Firefox. Manda i cookie di Google dell&#8217;utente al server il quale ne restituisce un altro di uguale tipo, ma di un diverso utente che abbia eseguito la stessa operazione. Prendete il tutto come un&#8217;alpha poco testata e scritta &#8220;di getto&#8221; in un giorno&#8230; Li&#8217; trovate sia l&#8217;estensione e sia il backend php + mysql. Semplice semplice.</p>
<p>Non è una risposta complessiva, ma noi del resto diffidiamo dalle risposte complessive.</p>
<p><em>Grazie Ippolita per questa intervista.</em></p>
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		<title>Luci e ombre di Google: un libro di Ippolita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2007 06:14:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[gmail google]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[google analytics]]></category>
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		<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[sorveglianza]]></category>
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					<description><![CDATA[di Jan Reister Il 35% dei visitatori di Nazione Indiana arriva dopo aver interrogato un motore di ricerca, quasi sempre (33%) Google. Usiamo il servizio di statistiche web Google Analytics, molti di noi usano GMail, Google Maps, Google Earth. La tecnologia di Google ha messo alla portata di tutti grandiose comodità e servizi eccellenti, ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Jan Reister</strong></p>
<p>Il 35% dei visitatori di Nazione Indiana arriva dopo aver interrogato un motore di ricerca, quasi sempre (33%) Google. Usiamo il servizio di statistiche web Google Analytics, molti di noi usano GMail, Google Maps,  Google Earth. La tecnologia di Google ha messo alla portata di tutti grandiose comodità e servizi eccellenti, ma ha causato più sottili cambiamenti sociali e cognitivi e, soprattutto,  una certa inquietudine dovuta alla concentrazione di informazioni sulle nostre abitudini in rete nelle mani di un unico attore.  <a href="http://ippolita.net/google"><br />
Luci e Ombre di Google. Futuro e Passato dell&#8217;Industria dei Metadati</a> (<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2908&amp;isbn=9788807710278">IBS</a>, <a href="http://bol.it/libri/scheda/ea978880771027.html">BOL</a>) è uno strumenti per capire l&#8217;industria dell&#8217;informazione digitale, presentata con chiarezza e intelligenza, analizzandone diversi aspetti (la cultura aziendale, l&#8217;open source, gli algoritmi, la privacy, quantità e qualità, la critica politica) con taglio divulgativo e con una buona selezione di fonti per l&#8217;approfondimento. E&#8217; un&#8217;ottima prima lettura sul tema, e una chiara raccolta di riferimenti per gli addetti ai lavori.</p>
<p>Il libro è distribuito commercialmente ed è anche scaricabile liberamente <a href="http://ippolita.net/google">dal sito degli autori</a> e <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/thedarksideofgoogle.pdf" title="The dark side of Google - by Ippolita.net PDF">qui</a>.</p>
<p><span id="more-4508"></span></p>
<p><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/searchenginescoverage300.jpg" alt="search engine coverage" align="left" hspace="5" />Una delle critiche rivolte dal libro ai motori di ricerca è la limitatezza delle fonti indicizzate rispetto a quelle disponibili. L&#8217;immagine qui accanto è tratta da un seminario tenuto da <a href="http://www.fravia.com">Fravia</a> nel 2006 e presenta, in modo impressionista, le aree di informazioni indicizzate da Google, MSN e Yahoo! rispetto alle fonti digitali pubbliche (Bulk) disponibili, e alle fonti non pubbliche (Hidden) residenti su intranet aziendali, governative e commerciali.<br />
Google inoltre (come gli altri motori) non solo interroga una base dati definita e limitata, ma usa filtri basati sulla profilazione individuale (per lingua, per storia personale) per restituire rapidamente risultati di ricerca preconfezionati. Si tratta di un fatto legittimo e anzi utile nella ricerca, ma di cui non si è sempre consapevoli: talvolta è un salutare esercizio di prospettiva provare a considerare un motore di ricerca come il buco di una serratura verso una piccola stanza, anziché come un potente telescopio verso il cosmo.</p>
<p>Il libro descrive anche come Google, nonostante utilizzi il software open source che è lo standard nel settore, adotti un sistema di brevetti e licenze in contrasto con i principi del software libero e a sorgenti aperti. L&#8217;accesso alle funzioni dei servizi Google è quasi sempre mediato da interfacce (API) basate sull&#8217;autenticazione; viene spesso adottata nei progetti comunitari la licenza BSD, adatta all&#8217;uso commerciale del software perché permette di chiuderne i sorgenti. La critica a questi aspetti è promettente, anche se sarebbe interessante un ulteriore approfondimento legale in questa direzione.</p>
<p>La privacy individuale è il tema di più urgente rilievo per chi utilizza i servizi di Google. Le ricerce, i servizi di statistiche web, la posta elettronica, i servizi di pubblicità, collaborazione, geoinformazione, accumulano di fatto numerosissime dettagliate informazioni sulle attività che una persona svolge in rete, su quello che fa, cerca, scrive, apprezza e compra. La semplice presenza di una simile banca dati, quale che siano le dichiarazioni di intenti del suo gestore, è un rischio per la privacy individuale, per le libertà civili, per la libertà di mercato. E&#8217; il tema più complesso e rilevante del libro, un delicato rapporto tra vantaggi percepiti per chi usa i servizi e rischi concreti di abuso.</p>
<p>La delega a un servizio esterno di ricerca e organizzazione delle informazioni è alla base della critica cognitiva mossa dal libro nei confronti di Google. La ricerca, intendiamoci, è fondamentale per muoversi tra masse di informazione poco strutturata (un archivio usenet o di una mailing list&#8230;), ma affidare a un motore la costruzione e il richiamo di nessi logici e di informazioni chiave porta al un impoverimento della conoscenza e a un tutoraggio forzato. Sono molti quelli che scrivono &#8220;Nazione Indiana&#8221; in Google per la visita quotidiana al nostro sito, siamo in moltissimi a cercare su GMail indirizzi e informazioni che abbiamo archiviato solo lì, per fare solo due esempi.</p>
<p>Ho trovato invece più debole la critica rivolta dagli autori al modello aziendale di Google, basato in realtà su una intensa meritocrazia tipica degli ambienti di sviluppo software. Più complessa la critica politica al capitalismo impersonato da Google, come dimostrano le attività di filtraggio, censura e repressione svolte direttamente o indirettamente dall&#8217;azienda in Cina.</p>
<p>Ci sono alternative? Abbiamo già ceduto porzioni preziose e irrecuperabili della nostra privacy, o sono tutte  esagerazioni?</p>
<p>Aggiornamento 3 aprile 2008: il libro è stato <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/04/03/luci-e-ombre-di-google-in-francia/" title="leggi su Nazione Indiana dell'edizione francese">tradotto e pubblicato in Francia.</a></p>
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