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	<title>istruzione &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Ma cosa intendiamo con istruzione, oggi, se già Vladimir Nabokov la sapeva così lunga?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Dec 2012 07:00:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_44490" aria-describedby="caption-attachment-44490" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/?attachment_id=44490" rel="attachment wp-att-44490"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-44490" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm.jpg" alt="" width="480" height="360" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm.jpg 480w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm-96x72.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm-38x28.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm-286x215.jpg 286w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm-128x96.jpg 128w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a><figcaption id="caption-attachment-44490" class="wp-caption-text">Fotogramma tratto da Lolita, di Stanley Kubrick, 1962</figcaption></figure>
<p>[I classici sono la miniera che sapete &#8211; e in questi giorni, rileggendo <em>Lolita</em>, di Nabokov, mi sono imbattuto in un passaggio folgorante per nitore e attualità. In poche parole, Humbert Humbert, dopo un lunghissimo viaggio in macchina &#8211; un viaggio che, in realtà, è sia una fuga d&#8217;amore sia una dettagliata mappatura del paesaggio americano &#8211; è arrivato a Beardsley, qui cerca una scuola dove iscrivere Lolita, così va a colloquio con la direttrice della Beardsley School, la quale non perde un attimo per spiegare all&#8217;uomo davanti cosa sia la scuola, secondo lei. Leggendolo nel suo contesto, sembrerebbe un passaggio molto funzionale al romanzo, e invece Nabokov, con impareggiabile grazia, schierandosi apertamente non solo a fianco di Lolita, ma degli adolescenti in genere, tratteggia la deriva in cui, già nel lontano 1955, anno di pubblicazione del romanzo, sembra scivolare la scuola e il sistema di istruzione. La deriva, a guardare meglio, riguarderebbe la trasformazione degli studenti da <em>compositori</em> &#8211; persone che, un giorno, possedendone i mezzi, misurandosi con la tradizione, potrebbero aspirare alla costruzione di un&#8217;opera d&#8217;ingegno &#8211; a più scontati <em>consumatori</em> di prodotti culturali, del resto molto funzionali alla società dello spettacolo che tanto conosciamo. Ovviamente, le cose sono ancora più complesse, questa è solo una parte degli spunti che darà la lettura del passo riprodotto in basso, ma questo è un punto su cui ritornerà anche Roland Barthes, nel 1978, mentre tiene al Collège de France il corso <em>La preparazione del romanzo</em>. Secondo lo studioso, la nostra sarebbe diventata una &#8220;cultura di &#8220;prodotti&#8221; puri in cui il desiderio di produzione è svanito, forcluso (lasciato a dei puri professionisti)&#8221;. Insomma, è come se, con la deriva della scuola &#8211; semmai fosse una vera e propria deriva, questo è tutto da verificare, e non parte del suo spirito costitutivo &#8211; ci fossimo giocati gran parte delle possibilità di far crescere e sviluppare delle <em>persone appassionate al mondo</em>, che aspirino a ricostruirlo e rimodellarlo, piuttosto che alla grandissima quantità di <em>consumatori del mondo</em>, che seguono le volute della realtà con freddo distacco. Anche questa è una divisione di comodo, me ne rendo conto &#8211; ma è forse anche il motivo se, a volte, con immancabile senso di colpa, di fronte alla molteplicità degli eventi culturali che le grandi città offrono, io non tragga altro profitto se non quello della mia presenza tra innumerevoli altre presenze, con il bicchiere in mano, soffermandomi solo di tanto in tanto sul <em>decoro</em> di un qualche quadro appeso alla parete. gz]</p>
<p style="text-align: center">°°°</p>
<figure id="attachment_44489" aria-describedby="caption-attachment-44489" style="width: 550px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/?attachment_id=44489" rel="attachment wp-att-44489"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-44489" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm1.jpg" alt="" width="550" height="331" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm1.jpg 550w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm1-300x180.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm1-96x57.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm1-38x22.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm1-357x215.jpg 357w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/lolitafilm1-128x77.jpg 128w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a><figcaption id="caption-attachment-44489" class="wp-caption-text">Fotogramma tratto da Lolita, di Stanley Kubrick, 1962</figcaption></figure>
<p>di <strong>Vladimir Nabokov</strong></p>
<p>Per farla breve, pur adottando determinate tecniche di insegnamento, noi siamo interessati più alla comunicazione che alla composizione, e cioè, con tutto il rispetto di Shakespeare e compagnia, noi vogliamo che le nostre ragazze <em>comunichino</em> liberamente con il mondo vivo intorno a loro, invece che tuffarsi in vecchi libri ammuffiti. Forse brancoliamo ancora nel buio, ma brancoliamo con discernimento, come un ginecologo che tasti un tumore. Noi, dottor Humburg, pensiamo in termini organici e organizzativi. Abbiamo eliminato quella massa di argomenti incongrui che venivano tradizionalmente offerti alle ragazze, e non lasciavano spazio, nei tempi passati, alle conoscenze, alle tecniche e agli indirizzi di cui avranno bisogno nel gestire le proprie vite e – potrebbe aggiungere il cinico – le vite dei mariti. Mr. Humberson, mettiamola così: la posizione di una stella è importante, ma per una massaia in boccio il posto più pratico che in cucina può occupare il frigorifero può essere ancora più importante. Lei dice che dalla scuola si aspetta solo una solida istruzione. Ma cosa intendiamo con istruzione? Una volta si trattava più che altro di un fenomeno verbale; voglio dire, se un bambino avesse imparato a memoria una buona enciclopedia avrebbe appreso tutto quello che può offrire una scuola, e anche di più. Dr. Hummer, si rende conto che per la preadolescente di oggi i programmi scolastici contano meno di quelli cinematografici [occhiolino]? – per ripetere una battuta che si è concessa l’altro giorno la nostra psicoanalista. Viviamo non solo in un mondo di pensieri, ma anche in un mondo di cose. Le parole, se non sono confortate dall’esperienza, non hanno significato. Che cosa può mai importare a Dorothy Hummerson della Grecia e dell’Oriente, con i loro harem e le loro schiave adolescenti?</p>
<p>[Da<em> Lolita</em>, di Vladimir Nabokov, pp. 223-224, Adelphi]</p>
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		<title>Concorso di colpa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 13:38:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[bijoy m. trentin]]></category>
		<category><![CDATA[Concorsi]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Muraro]]></category>
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					<description><![CDATA[(Leggo due pezzi, entrambi scritti il 25 agosto scorso. Il primo è una lettera indirizzata al sito delle pagine milanesi del Corriere, di Francesco Muraro, il secondo è un articolo inedito di Bijoy M. Trentin. Sapete trovare la differenza fra quello di fantasia e quello vero? G.B.) Ho passato il concorso da preside. Vi racconto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>Leggo due pezzi, entrambi scritti il 25 agosto scorso. Il primo è una lettera indirizzata al sito delle pagine milanesi del <a href="http://milanesi.corriere.it/2012/08/25/ho-passato-il-concorso-da-preside-vi-racconto-la-mia-estate-da-incubo/">Corriere</a>, di <strong>Francesco Muraro</strong>, il secondo è un articolo inedito di <strong>Bijoy M. Trentin</strong>. Sapete trovare la differenza fra quello di fantasia e quello vero?</em> G.B.)</p>
<p><strong>Ho passato il concorso da preside. Vi racconto la mia estate da incubo</p>
<p></strong>di <strong>Francesco Muraro</strong></p>
<p>Sono uno dei 406 candidati idonei del concorso per dirigenti scolastici in Lombardia. Ma questo non vuol dire che, a Milano e in Lombardia, saranno assegnati nuovi dirigenti scolastici alle scuole che ne sono prive (più di un terzo). A luglio le operazioni del concorso – 4 prove distribuite in quasi un anno – erano ormai concluse; si aspettava la pubblicazione delle graduatorie e le nomine.</p>
<p>Poi il colpo di scena: il Tar Lombardia annulla l’intero concorso. La motivazione? Le buste contenenti i dati dei concorrenti, se messe in controluce, facevano intravvedere il contenuto. Si presume che, volendo, si sarebbe potuto violare il principio dell’anonimato, fondamentale in un concorso pubblico.</p>
<p>Nessun fatto specifico viene però rilevato. Ma non voglio entrare nella questione azzeccagarbugliesca. Non voglio nemmeno esprimermi sulle ragioni pro “idonei” – che hanno superato tutte le prove con merito – o pro “ricorrenti” – che si ritengono vittime di una ingiusta selezione.</p>
<p>Mi preme soprattutto raccontare la vicenda umana, mia e non solo mia, e l’effetto disastroso che potrebbe avere questa vicenda sul sistema scolastico lombardo e milanese, se il Consiglio di Stato confermerà la sentenza del Tar. Tra fine luglio e inizio agosto gli “idonei” si sono organizzati. Ci siamo visti in  faccia e anche raccontati. Vacanze saltate, interrotte – o, al meglio rinviate – sconforti e rabbie: c’è chi ha iniziato a preparasi per questo concorso da 3/4 anni, ha frequentato (e pagato) master, corsi, seminari; comprato e letto quintali di dispense, manuali, monografie. Insomma, ci si è preparati, come si presume noi si insegni a fare ai nostri studenti.</p>
<p>Tralascio le situazioni personali, anche drammatiche, che ho ascoltato; giusto una per farsi un’idea: vinto il concorso la moglie del candidato idoneo, proveniente da altra regione, si licenzia. Il progetto familiare è questo. Il concorso annullato costerebbe assai caro, a questo punto.</p>
<p>E se non andasse bene per noi? per quest’anno scolastico le scuole milanesi e lombarde avrebbero dirigenti – quelli già in ruolo – a mezzo servizio, assegnati a più scuole. Se combiniamo questa ipotesi a quanto indicato dalla legge che chiede alle scuole di “dimensionarsi” per arrivare ad accogliere almeno 1000 studenti – magari distribuiti in 4/5 edifici diversi – non è difficile immaginare cosa potrebbe succedere: scuole con una organizzazione precaria, temporanea, senza la possibilità di progettarsi, costrette al carpe diem. Forse qualche transumanza verso il privato.</p>
<p>Attendiamo quindi che il Consiglio di Stato si esprima.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Al via il concorso per Ministro dell’Istruzione</strong></p>
<p>di <strong>Bijoy M. Trentin<br />
</strong></p>
<p>Finalmente verrà bandito un concorso per 735 Ministri dell’Istruzione dello Stato italiano: è dal 1861 che non accade. Per la piena valorizzazione della meritocrazia, il titolo potrà essere considerato retroattivo: per esempio, sarà possibile concorrere persino per il Ministero dell’Educazione Nazionale degli anni 1936-1943; se necessario, a tal fine, saranno emanati specifici regi decreti dalla monarchia assoluta oggi viciniore. La lista dei Ministri dell’Istruzione dello Stato italiano sarà considerata rivedibile ogni tre lustri. A partire dal 2013, il concorso verrà bandito ogni tre anni. L’incarico di Ministro dell’Istruzione potrà essere ricoperto per non piú di 30 anni (in deroga al sistema pensionistico vigente): in caso di decesso del titolare, l’incarico verrà affidato al relativo coniuge, convivente o coinquilino.</p>
<p>Secondo le indiscrezioni, le prove del concorso saranno tre. La prima, preselettiva, consisterà nel cercare, tramite posta elettronica certificata, fortunate lettere di presentazione. Superata la preselezione, il candidato dovrà affrontare un quiz volto a testare le capacità logiche e critiche: il test si considererà superato se il candidato risponderà correttamente a 20 domande su 250. Dopo la prova scritta, il candidato accederà a quella pratica: in 30 giorni dovrà approntare tutti gli atti ministeriali per riformare i cicli scolastici. Questa prova si riterrà superata solo se tutti i sindacati, unitariamente, scenderanno in piazza almeno una volta nel corso dei 30 giorni a disposizione: sarà probabilmente possibile concordare con i sindacati stessi le manifestazioni di protesta. Qualora abbiano davvero superato le prime due prove, i candidati diversamente abili, diversamente eterosessuali o di sesso diversamente maschile dovranno dimostrare di saper svolgere la prova pratica in 20 giorni. Non saranno richieste specifiche conoscenze e competenze di pedagogia, didattica o politica scolastica, ma sarà indispensabile la capacità di produrre un discorso di insediamento che contempli l’apertura al dialogo con gli studenti e l’aumento degli stipendi degli insegnanti. </p>
<p>I candidati che non risulteranno vincitori saranno inseriti in una Graduatoria a Esaurimento, riaperta e aggiornata ogni tre anni: tale graduatoria verrà utilizzata nel caso in cui sia necessario nominare un Ministro tecnico, che non potrà avere un incarico retroattivo, ma che avrà la facoltà di riformare il Concorso per Ministri dell’Istruzione. I Ministri in esubero o ritenuti inidonei potranno essere dirottati alla guida delle Pari Opportunità o dello Sport. Con la finalità di rilanciare i giovani nella politica, i candidati vincitori non potranno avere piú di 30 anni e, contrariamente, i candidati della Graduatoria a Esaurimento non potranno essere nominati prima di aver raggiunto il 60° anno di età. </p>
<p>I sindacati, anche se con molti dubbi, accolgono favorevolmente l’annuncio di un concorsone. Permangono, tuttavia, molte perplessità per quanto riguarda l’articolo della bozza del bando in cui non si prevede piú il cosiddetto “Ministero a cascata”:  chi diverrà Ministro dell’Università e della Ricerca non potrà piú divenire automaticamente anche Ministro dell’Istruzione; sarà necessario aver superato lo specifico concorso. Inoltre, non vi dovranno essere ulteriori oneri per lo Stato: tutte le risorse per il diritto allo studio saranno diversamente canalizzate. </p>
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		<title>Tutta colpa di feis buk</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 06:00:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pubblico con grande piacere questo resoconto di due insegnanti delle scuole superiori di Napoli su un&#8217;iniziativa nata spontaneamente e senza sponsor per invitare le ragazze e i ragazzi alla lettura, rendendoli parte attiva e non solo fruitori obbligati. Con l&#8217;augurio che l&#8217;idea possa continuare e crescere in tutto il paese. FM. di Diana Romagnoli e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Pubblico con grande piacere questo resoconto di due insegnanti delle scuole superiori di Napoli su un&#8217;iniziativa nata spontaneamente e senza sponsor per invitare le ragazze e i ragazzi alla lettura, rendendoli parte attiva e non solo fruitori obbligati. Con l&#8217;augurio che l&#8217;idea possa continuare e crescere in tutto il paese. FM. </em></p>
<p>di <strong> Diana Romagnoli e Maria Laura Vanorio </strong></p>
<p>“Professorè, tutta colpa di feis buk”, con queste parole esordisce una mamma al colloquio genitori-docenti per giustificare l’insufficienza della figlia nella prova scritta di italiano. Mai nessuno ci aveva sintetizzato con tanta efficacia le critiche ai social network, colpevoli agli occhi di genitori e insegnanti, di distrarre i giovani dalla lettura e dalla scrittura, critiche tanto lapalissiane quanto diffuse, se in un recentissimo e augusto consesso di linguisti (De Mauro, Eco, Serianni) lo stesso Eco ha riportato la leggenda metropolitana dello studente che trasforma il povero Nino Bixio in Nino Biperio (D. Pappalardo, <em>La Repubblica</em>, 22/2/2011); e allora tutti contro la lingua contratta e frammentata dei messaggini della <em>texting generation</em>. Il problema naturalmente è quanto mai complesso e per non relegarci al ruolo stucchevole di collezioniste di frasi da bestiario, abbiamo deciso di rifugiarci proprio in un concorso di scrittura. <span id="more-38312"></span>È nata così l’idea di un progetto, <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=205901109423273&#038;ref=ts#!/home.php?sk=group_183321408361773"><strong><em>La pagina che non c&#8217;era</em></strong></a>, che impegnasse gli allievi nella scrittura <em>à contrainte</em>, ideato da tre insegnanti dell’Istituto Statale Superiore “Pitagora” di Pozzuoli (Na), <strong>Raffaella Bosso, Diana Romagnoli</strong> e <strong>Maria Laura Vanorio</strong> con la collaborazione di <strong>Giuseppe Girimonti Greco</strong> e finanziato grazie alla generosità di un Consiglio d’Istituto che l’ha votato insieme a tanti altri progetti educativi.<br />
Per superare la naturale diffidenza dei ragazzi nei confronti dell’ “atto della lettura”, abbiamo pensato di raccoglierli intorno ai libri ricorrendo a un gioco letterario, che consiste nel calarsi mimeticamente e fisicamente fra le pagine di un autore: nell’imparare a riconoscere in modo empirico la traccia delle diverse scritture, nell’imitarle per poi aggiungere la propria pagina, quella che non c’era, in un punto qualsiasi del libro. Per questa prima edizione del premio abbiamo scelto <em>Lo spazio bianco di <strong>Valeria Parella</strong>, Ed. Einaudi, 2008, </em><em>Zoo col semaforo </em> di <strong>Paolo Piccirillo</strong>, Ed. Nutrimenti, 2010 e <em>Bambini bonsai</em> di <strong>Paolo Zanotti</strong>, Ed. Ponte alle Grazie, 2010, e con ciascuno di questi scrittori è stato organizzato un incontro. I docenti e gli alunni hanno aderito con entusiasmo e i contatti con le diverse scuole si sono moltiplicati in poche settimane con un risultato tanto inaspettato quanto gradito, che in questi tempi bui consola non poco.<br />
Ci siamo così trovate a programmare il nostro primo appuntamento il venti dicembre, per  presentare l’idea ai colleghi e agli alunni che avevano risposto al nostro invito, ma alle quattro del pomeriggio l’Aula Magna era ancora vuota; squillavano i cellulari che annunciavano continue disdette da parte degli insegnanti: consigli di classe, riunioni straordinarie e altri motivi li distoglievano dal venire, perché nel frattempo le scuole di Napoli e provincia come quelle di tutt’Italia avevano seguito gli atenei nella lotta alla riforma Gelmini. Anche il liceo “Pitagora” usciva da due settimane di occupazione, un’occupazione decisa durante un’assemblea infuocata alla quale noi docenti avevamo partecipato, ma da cui eravamo stati banditi: i ragazzi volevano protestare da soli, radicalmente diffidenti verso ogni forma di manifestazione che legasse il loro disagio al nostro. A un certo punto però l’aula ha cominciato a riempirsi di allievi sorridenti che da scuole anche lontane hanno raggiunto, pur senza i loro insegnanti, la nostra.<br />
A gennaio e a febbraio abbiamo incontrato Valeria Parrella e Paolo Piccirillo: alcuni studenti li hanno presentati ai compagni, dialogando direttamente con loro senza inutili distanze e gerarchie; tutti hanno avuto la possibilità di avvicinarsi agli autori, discesi dai piedistalli, parlando liberamente. Di questi appuntamenti hanno poi raccolto delle immagini che monteremo in un documentario.<br />
<strong>L’ultimo incontro con Paolo Zanotti si terrà oggi 4 marzo presso il liceo Genovesi di Napoli alle 15.30</strong>: anche questa volta ci sposteremo in un nuovo liceo, infatti, abbiamo deciso di riunirci in scuole della città e della provincia sempre diverse, perché ci piace pensare che il progetto possa unire e collegare luoghi e istituzioni scolastiche anche lontane fra loro, delineando idealmente uno spazio geometrico nel quale espandersi e favorendo in tal modo il  confronto tra gli allievi e una migliore relazione con i loro professori.<br />
Infine, la parte propositiva e creativa dei ragazzi senza insegnanti: la stesura della pagina fantasma, che invieranno alla commissione composta dalle docenti organizzatrici e dai tre autori, i quali con un gioco nel gioco si imiteranno a vicenda. Verranno premiati tre lavori, uno per ciascuno scrittore, con un buono simbolico da spendere – ancora una volta –  in libri.<br />
Il prossimo anno l’utopia è quella di continuare, facendo diventare il nostro un concorso nazionale, alla ricerca dello sponsor che non c’era. Tante le suggestioni teoriche sulle quali stiamo meditando, sicuramente qualche critica nell’impostazione metodologica ce la siamo meritata, ma se, fuor di retorica, di vittoria si può parlare, questa è da ricercare nella risposta dei ragazzi, che hanno letto attentamente tre libri e per una volta senza scaricare le trame da internet. La scrittura è allora solo un’astuzia, e nemmeno tanto segreta, un gioco che si presenta come un fine, ma che, invece, per l’appunto, è un mezzo.<br />
E se anche a noi scriventi è concesso di aggiungere “la pagina che non c’era”, ci viene voglia di inserirci tra le righe del bel libro di Luca Serianni, <em>L’ora d’italiano</em>, Ed. Laterza, 2010. Naturalmente il nostro obiettivo non è quello di formare scrittori, convinte come siamo con Beniamino Placido che in Italia ci sono sempre stati troppi scrittori e pochi lettori: abbiamo la pretesa di insegnare, attraverso questo lusus oulipiano, la grammatica della scrittura, della lettura e della fantasia (Rodari), dalla quale potrà germinare da sé il piacere di leggere che non può mai essere imposto.</p>
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		<title>La Gelmini spiegata da mia figlia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 12:03:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[questo articolo è stato pubblicato oggi sulle pagine milanesi di Repubblica, in riferimento alla manifestazione contro la legge Gelmini tenuta ieri a Milano.] di Gianni Biondillo I figli bisognerebbe ascoltarli. Sempre. La mia più grande ha otto anni e fa la terza elementare. L&#8217;altro giorno, guardando il telegiornale, mi ha chiesto cosa fosse maestro prevalente. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/gelmini.jpg"/></p>
<p>[<em>questo articolo è stato pubblicato oggi sulle pagine milanesi di</em> Repubblica<em>, in riferimento alla manifestazione contro la legge Gelmini tenuta ieri a Milano</em>.]</p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>I figli bisognerebbe ascoltarli. Sempre. La mia più grande ha otto anni e fa la terza elementare. L&#8217;altro giorno, guardando il telegiornale, mi ha chiesto cosa fosse maestro prevalente. Gliel&#8217;ho spiegato. Lei non ha apprezzato affatto: “ma che brutto! Non mi piace avere una sola maestra, e se poi è una antipatica o non è brava? Sai che noia!” Quando poi mi ha chiesto delle classi differenziate si è persino indignata: “vuoi dire che non potrò stare con i miei compagni che non sono italiani? Ma perché, che male hanno fatto?”<br />
<span id="more-10323"></span><br />
Il governo italiano non ascolta i nostri figli. Non ascolta nessuno, in realtà. È convinto che le almeno centomila persone che ieri hanno sfilato per il centro cittadino siano tutte manipolate ad arte dalla sinistra, come una massa di pecore al macello. Peccato che le solite truppe cammellate della sinistra, con bandiere rosse al seguito, non si siano viste in Piazza del Duomo. Peccato che il livello di istruzione dei partecipanti alla manifestazione era assai alto (studenti, insegnati, professori) e pensare che quella gente sia “facilmente manipolabile” è insultare la loro preparazione culturale. Peccato che molti dei genitori che hanno partecipato alla manifestazione li conosco personalmente e a suo tempo votarono convintamente Berlusconi.</p>
<p>Perché qui ci si nasconde dietro un dito: le mie figlie vanno in una scuola pubblica, il plesso scolastico di Piazza Bacone, in un quartiere che alle politiche ha votato a destra. Quegli stessi genitori hanno da mesi aperto una mailing-list dove ci si aggiorna costantemente sul decreto Gelmini, sui tagli alle università, sul futuro dei loro figli. Nessuno mai ha parlato di politica in quelle email, nessuno mai ha accennato a partiti o a schieramenti. Tutti, semplicemente, stanno ragionando da mesi su cosa fare. Quando lo scorso anno il comune di Milano aprì uno sportello pubblico proprio all&#8217;interno dell&#8217;area scolastica, un gruppo di mamme, preoccupate per la sicurezza dei loro figli, bloccò il traffico per giorni, fino a far chiudere quell&#8217;insensato ufficio dove chiunque poteva entrare, senza sorveglianza, negli spazi dedicati all&#8217;infanzia. Non era una manifestazione di sinistra o di destra, quella.</p>
<p>La nostra politica dovrebbe smetterla di credersi l&#8217;ago della bilancia della società. Qui ci sono problemi contingenti che travalicano gli schieramenti parlamentari. Qui, ieri, in piazza del Duomo, quella che si è vista sfilare è la famosa –  e data per defunta da anni – “società civile”. Che è fatta di persone qualunque, che è fatta di genitori, di studenti, di insegnati, prima che di elettori. Che non capisce come sia possibile che sull&#8217;unica parte del sistema scolastico nazionale che davvero funziona &#8211; la scuola elementare &#8211; quella che ci invidiano persino all&#8217;estero, dove si forgiano i cittadini del futuro, dove i bambini imparano da subito la convivenza fra diverse culture, proprio lì, la mannaia insensata dei tagli cadrà inesorabile. Perché la scuola elementare di mia figlia, scuola pubblica che non ha una lira e che chiede di continuo l&#8217;intervento generoso dei genitori per portare avanti tutte le iniziative, è, non ostante ciò, una scuola che funziona. E funziona bene, con insegnati preparati e motivati, studenti volenterosi e genitori che di tasca loro hanno acquistato già da anni il grembiulino ai loro figli. Quindi smettiamola con questi paraventi mediatici. Non offendete la nostra intelligenza di genitori, e ditecelo, una buona volta, che volete fare a pezzi la scuola pubblica, probabilmente in nome di quella privata, dove ci state giocoforza obbligando a mandare i nostri figli.</p>
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		<title>Voglio chiamarvi Signori perché Ragazzi mi ha stufato [scuola/4]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 05:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
		<category><![CDATA[scuola pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[Vorrei morire a questa età Vorrei star fermo mentre il mondo va Ho quindici anni BAUSTELLE, Charlie fa il surf di Chiara Valerio Io non vi vedo e non vi sento. Certe volte quando cammino per i corridoi controllo di non avere le orecchie piene d’ovatta e i paraocchi. Non parlo delle chiacchiere intorno ai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://Nessuna"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-9878" title="foto20di20classe20terza20elementare20anno201948" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/foto20di20classe20terza20elementare20anno201948-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Vorrei morire a questa età<br />
Vorrei star fermo mentre il mondo va<br />
Ho quindici anni</em><br />
BAUSTELLE, <em>Charlie fa il surf</em></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Io non vi vedo e non vi sento. Certe volte quando cammino per i corridoi controllo di non avere le orecchie piene d’ovatta e i paraocchi. Non parlo delle chiacchiere intorno ai distributori di snack o dei gruppi variopinti che, al cambio dell’ora, si assiepano agli infissi delle porte. E nemmeno delle spinte nei bagni o dei calci in palestra. Io parlo della voce. E dei pugni. Forse ci state bene, forse io non capisco, forse è l’ennesimo intervallo passato in aula a discutere mentre fuori c’è il sole. La voce di chi viene considerato un numero, i pugni in tasca di chi, a ben guardare, conta solo come valore statistico anche se non lo è nemmeno per un attimo, nemmeno al censimento. Dovreste farvi sentire, assordare o spaccare tutto.<br />
Sì l’ho detto, non guardatemi a quel modo. Ho detto proprio spaccare.<br />
<span id="more-9876"></span><br />
Un poco mi conoscete, io non sono una donna violenta, anzi, pure con voi che usate i banchi come cuscini da baruffa, penso sempre che le parole risolvono perché spiegano. E quindi parlo e basta. Eppure mi arrabbio a vedervi così inermi, così imbracati nella vostra spensieratezza da diventare la carne da macello del sistema. La benzina sottocosto rispetto al mercato del carburante.<br />
Sì l’ho detto, non fate quelle facce. Ho parlato proprio di mercato.</p>
<p>I toni sono questi. Urla, grida e carne da macello. Vi stanno comprando a etti e non fate niente. Se avessi abbastanza soldi vi comprerei io tutti quanti. Spererei in uno sconto grandi quantità, ma vi comprerei.<br />
Non sono neppure sicura che abbiate sentito parlare della riforma scolastica, che il coro di no, di stop, di fermi tutti, vi sia arrivato alle orecchie. Dovete averlo sentito nonostante le cuffie I Pod. Io ho un lettore mp3 che non è un I Pod e voi ancora non riuscite a crederci. Siamo a cavallo, abbiamo una di quelle esperienze che nella scuola-del-fare sembrano necessarie a imparare pure l’algebra simbolica! Ecco, guardate me e il mio lettore e pensate a me che guardo voi in balia di una riforma scolastica dove non si parla mai degli studenti. Mai, se non per dire che, nelle statistiche europee, sono trentatreesimi per competenze di lettura e trentottesimi per competenze matematiche. Siete! Così si parla di voi, siete questo ambo, e penso che sia il momento che qualcuno sprovvisto di schermo e antenna, ve lo dica.</p>
<p>E vi spieghi cosa significa. In fondo è anche il mio lavoro. Spiegarvi quello che da soli imparereste comunque ma con parole nuove e tempi richiesti differenti. Io non vi chiedo di imparare, lo fate già da soli e senza tanti apparati. Io vi chiedo di imparare una certa cosa in un certo tempo. Come voi mi pregate di passare all’I Pod entro l’estate.<br />
Cercherò di essere chiara una volta tanto e non come quando cerco di farvi capire perché i logaritmi hanno semplificato il calcolo delle potenze e delle radici. Nella scuola di oggi tagliare i docenti significa tenervi chiusi in un’aula come questa per quattro o cinque ore al giorno.<br />
Ecco, almeno le vacche nelle stalle fanno il latte e le pecore negli ovili brucano l’erba. E voi?<br />
Con le vostre gambe lunghe, i vostri telefoni cellulari sempre accesi, i vostri diari mondo e i quaderni più spessi di enciclopedie, le vostre curiosità che ogni tanto si risvegliano e cercano aria e vento, le vostre intolleranze posturali come potete rimanere tutto questo tempo in aule così anguste? O forse no. Ma come potete accettare taciti e silenziosi questa riforma senza farci giurare che con i soldi tagliati al corpo docente potenzieremo laboratori e strutture e progetti. Come potete? O sì?</p>
<p>Non serbatemi rancore se mi sono messa tra quelli che vi stanno rovinando. Io da sola non posso fare niente. Il mio niente peggiora la vostra situazione.</p>
<p>Non voglio fare il sollevatore, lo sapete che sono la donna più reazionaria del mondo, ci diamo del lei da quattro anni, non vi ho mai accompagnato in gita, alcuni dei vostri genitori pensano che io stia alla base dei vostri problemi di autostima.</p>
<p>Non voglio fare l’agitatore ma almeno, per una questione di geometria, di ordine, di senso e di misture di deodoranti che inibiscono il pensiero, non potete accettare di rimanere per quattro o cinque ore in quaranta in un’aula. E non venite a parlarmi dell’intervallo perché lo vedete che siete tutti qui a sentirmi parlare di quanto è brutto vedervi supini a qualsiasi vessazione.<br />
E non guardatemi come se fossi io la prima a vessarvi, non è così.</p>
<p>Voglio che facciate quello che a me non è riuscito da studente e che adesso mi riesce poco da docente. Voglio che vi prendiate quello che vi tocca.</p>
<p>Il diritto costituzionale a raggiungere i gradini più alti degli studi.</p>
<p>Ecco, vi dirò questo, prima o poi.<br />
Forse quando resterete in classe durante l’intervallo.</p>
<p>[Questo racconto è uscito ieri su <strong>Il Mese</strong> supplemento al numero 39 di <strong>Rassegna sindacale</strong>]</p>
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