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	<title>Ivan Fassio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Farm Immagine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2013 10:49:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[adriano spatola]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Zavattini]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Gribaudo]]></category>
		<category><![CDATA[Fonderie Limone]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Fassio]]></category>
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					<description><![CDATA[I sogni di tutte le cose Intervista a Ezio Gribaudo di Ivan Fassio È riuscito a intrappolare l&#8217;immagine di ogni cosa nell&#8217;inconcepibile distanza propria di ogni reperto archeologico. Le lettere dell&#8217;alfabeto, i cieli sereni, le statue, gli animali e gli alberi sono riemersi sulla tela come da uno scavo futuro. Ritornato alla preistoria, ha immortalato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/alberi.png" alt="" title="alberi" width="428" height="478" class="alignleft size-full wp-image-44627" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/alberi.png 428w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/alberi-268x300.png 268w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/alberi-85x96.png 85w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/alberi-34x38.png 34w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/alberi-192x215.png 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/alberi-114x128.png 114w" sizes="(max-width: 428px) 100vw, 428px" /><br />
<strong>I sogni di tutte le cose</strong><br />
<em>Intervista a</em> <strong>Ezio Gribaudo</strong><br />
di<br />
<strong>Ivan Fassio</strong></p>
<p>È riuscito a intrappolare l&#8217;immagine di ogni cosa nell&#8217;inconcepibile distanza propria di ogni reperto archeologico. Le lettere dell&#8217;alfabeto, i cieli sereni, le statue, gli animali e gli alberi sono riemersi sulla tela come da uno scavo futuro. Ritornato alla preistoria, ha immortalato la fisionomia dei dinosauri, prendendosi gioco del tempo. Su ogni supporto, dai sacchi di iuta ai flani tipografici, dalla carta buvard al polistirolo, ha impresso i suoi segni, ha inciso l&#8217;effigie muta del linguaggio. Nel suo studio, ho visto gabbie e mappamondi, strumenti che saldano geografia e immaginario collettivo, presenza e assenza, immaginazione e iconoclastia. Giovedì 10 Gennaio, Ezio Gribaudo compie 84 anni. La mostra alle Fonderie Limone di Moncalieri, che vede protagoniste le sue sculture in bronzo, è stata prorogata fino a fine Febbraio. La casa editrice Silvana Editoriale ha pubblicato, per l&#8217;occasione, un libro che, attraverso le opere dell&#8217;artista, riesce a viaggiare idealmente tra storia dell&#8217;arte classica, avanguardia e ruolo economico dell&#8217;industria metallurgica. In fondo, scavalcare metaforicamente i confini di arte, letteratura e società è stato il lato migliore della sua produzione.</p>
<p><em>I.F.: Narrazione e staticità dell&#8217;immagine, poesia e arte figurativa. Il limite è labile. I manifesti artistici sono testimonianze di queste zone di confine, di questi non-luoghi, spazi di pausa.</em></p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/metallogrifo.png" alt="" title="metallogrifo" width="350" height="473" class="alignright size-full wp-image-44628" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/metallogrifo.png 350w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/metallogrifo-221x300.png 221w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/metallogrifo-71x96.png 71w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/metallogrifo-28x38.png 28w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/metallogrifo-159x215.png 159w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/metallogrifo-94x128.png 94w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />E.G.: Cesare Zavattini scriveva di un oro ecumenico, che le mie opere disperdevano verso lo spettatore, una sorta di emanazione mistica. Giovanni Arpino mi descriveva come un maestro di stregoneria bianca. Nico Orengo sosteneva che io recuperassi memorie per reinventare il mondo, per trasformare lo scarto in nuova vibrazione. La letteratura ha sempre frequentato le immagini che ho creato, figure che vivono nel limbo in cui idea e forma si incontrano. Il contenuto dei miei lavori, da una base concettuale, riesce sempre a ricollegarsi ad una realizzazione pratica, a trovare uno stile che lo giustifichi: in questo senso, ho fatto mio l&#8217;insegnamento di Benedetto Croce. I manifesti di ogni corrente attingono da questa stessa fonte di ispirazione. Adriano Spatola, che della poesia concreta concepì il manifesto, trovava la mia pratica estetica vicina alla sua visione, simile ad una riflessione sul peso, cristallizzata nella realtà. Jean Dubuffet, l&#8217;autore del manifesto dell&#8217;art brut, coglieva un&#8217;alta tensione intellettuale nei miei logogrifi. Ho frequentato la regione immaginaria in cui i progetti dell&#8217;arte prendono forma. Per questo, il poeta Raffaele Carrieri, indugiando sull&#8217;originalità del mio tratto, sosteneva che si trattasse di una sorta di genesi, assimilabile alla “silente, prismatica formazione degli arcipelaghi”.</p>
<p><em>I.F.: Abitare il luogo originario prima della creazione è affascinante. Il vuoto assoluto, tuttavia, è impraticabile. La libertà è sempre e soltanto un passaggio. Sarebbe meglio parlare di liberazione, di superamento. Abbattere una costrizione per andare oltre: forse dovremmo prendere coscienza che si tratta semplicemente di questo. Un po&#8217; come per i tagli di Lucio Fontana: potrebbero essere il varco per un nuovo Umanesimo?<br />
</em><br />
E.G.: Per festeggiare i miei 84 anni, tornerò a New York, per una mostra personale all&#8217;Istituto Italiano di Cultura. Ripercorrerò il viaggio che avevo compiuto insieme a Lucio Fontana. Le luci della metropoli lo avevano ispirato, spingendolo a creare concetti spaziali utilizzando il metallo. Grandi cascate d&#8217;acqua che cadono dal cielo, così descriveva i grattacieli. Le sue opere sono mirabili esercizi di distacco dalle apparenze, dalla rappresentazione accattivante. La sua rivoluzione è stata la creazione di uno spazio libero, in cui riprendere confidenza con forme inedite. Per questo, dai nuovi stimoli, dopo il superamento della parete della tela, nasce l&#8217;urgenza di rappresentare tutto l&#8217;universo che sta al di là del velo. Scopriremo la nostra dimora nell&#8217;essenza delle più impensabili possibilità, per un nuovo Umanesimo. Un po&#8217; come nei miei Teatri della Memoria, dove idee, ricordi e materia imparano a convivere.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/teatrodellamemoria-oliocollpast.png" alt="" title="teatrodellamemoria-oliocollpast" width="469" height="472" class="alignleft size-full wp-image-44629" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/teatrodellamemoria-oliocollpast.png 469w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/teatrodellamemoria-oliocollpast-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/teatrodellamemoria-oliocollpast-298x300.png 298w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/teatrodellamemoria-oliocollpast-96x96.png 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/teatrodellamemoria-oliocollpast-38x38.png 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/teatrodellamemoria-oliocollpast-213x215.png 213w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/teatrodellamemoria-oliocollpast-128x128.png 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/teatrodellamemoria-oliocollpast-60x60.png 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/teatrodellamemoria-oliocollpast-120x120.png 120w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /><em>I.F.: Il bronzo è resistenza allo scorrere del tempo. La tela si può lacerare. Il legno, talvolta, può scoprirsi metereopatico. La carta ingiallisce. Per ogni età un materiale, partendo dalla pietra per arrivare all&#8217;informatica.</em></p>
<p>Il bronzo è stato il mio modo per superare la dimensione dell&#8217;effimero. L&#8217;ho frequentato per pochi anni, ma è stata l&#8217;esperienza che, per me, ha fatto da ponte tra storia dell&#8217;arte classica ed esigenze dell&#8217;avanguardia. Ero entusiasta e affascinato dal bronzo, un materiale duro e resistente, ma al contempo nobile. Adoravo frequentare le vasche di fusione, insieme ad operai e fonditori che non si erano mai occupati della produzione di opere d&#8217;arte. Mi piaceva vedere le mie opere uscire grezze e partire per altre destinazioni, per essere levigate e lucidate.<br />
Ho iniziato dipingendo: la tela è stata il trampolino di lancio, il medium da studiare e da piegare a tutte le esigenze per spingermi oltre. Ho stampato carte e creato collages, ho esposto ready made e objets trouvés venuti a me dal mondo dell&#8217;editoria d&#8217;arte, che è anche il mio mondo. Ho inciso il tiglio ricreando le forme che avevo impresso su carta. I metallogrifi mostravano le cicatrici delle combustioni. Da sempre, sono stato un coraggioso esploratore della tecnica mista, che è il mio modo per rimanere sempre giovane, curioso sperimentatore che mette in scena i sogni di tutte le cose, a partire dall&#8217;età della pietra fino ai tempi moderni! A proposito, il dinosauro alto più di tre metri che ho sistemato davanti al mio studio per il mio compleanno è realizzato in serizzo, una roccia metamorfica che, geologicamente, risale all&#8217;Oligocene!</p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/fonderie-limone_190.jpg" alt="" title="fonderie limone_190" width="190" height="254" class="alignright size-full wp-image-44630" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/fonderie-limone_190.jpg 190w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/fonderie-limone_190-71x96.jpg 71w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/fonderie-limone_190-28x38.jpg 28w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/fonderie-limone_190-160x215.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/fonderie-limone_190-95x128.jpg 95w" sizes="(max-width: 190px) 100vw, 190px" /></p>
<p>AA. VV., <a href="http://www.silvanaeditoriale.it/catalogo/prodotto.asp?id=3639">Fonderie Limone. Novant&#8217;anni tra industria e arte </a>/Le sculture di Ezio Gribaudo<br />
2012 Silvana Editoriale<br />
Curatore: Paola Gribaudo<br />
pagine: 96<br />
Euro 20,00<br />
http://www.silvanaeditoriale.it/</p>
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		<item>
		<title>Farm immagine</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/12/31/farm-immagine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 11:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Galleria Glance via San Massimo n.45]]></category>
		<category><![CDATA[Gosia Turzeniecka]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Fassio]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono tutte storie. Intervista a Gosia Turzeniecka a cura di Ivan Fassio “Sono tutte storie”, risponde alla mia prima domanda, su quanto i racconti giochino un ruolo importante all&#8217;interno della sua arte. È l&#8217;ammissione di un&#8217;inevitabile dipendenza dalle esperienze vissute, e, al tempo stesso, un rifiuto dell&#8217;insistenza del linguaggio verbale. Sottrarsi al potere della concatenazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-44503" title="manga cm 78x107 acquerello su carta 2011" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/manga-cm-78x107-acquerello-su-carta-2011-1024x999.jpg" alt="" width="420" height="409" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/manga-cm-78x107-acquerello-su-carta-2011-1024x999.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/manga-cm-78x107-acquerello-su-carta-2011-300x292.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/manga-cm-78x107-acquerello-su-carta-2011-96x93.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/manga-cm-78x107-acquerello-su-carta-2011-38x38.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/manga-cm-78x107-acquerello-su-carta-2011-220x215.jpg 220w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/manga-cm-78x107-acquerello-su-carta-2011-128x124.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/manga-cm-78x107-acquerello-su-carta-2011.jpg 1380w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></p>
<p><strong>Sono tutte storie. Intervista a Gosia Turzeniecka<br />
</strong> a cura di <strong>Ivan Fassio</strong></p>
<p>“Sono tutte storie”, risponde alla mia prima domanda, su quanto i racconti giochino un ruolo importante all&#8217;interno della sua arte. È l&#8217;ammissione di un&#8217;inevitabile dipendenza dalle esperienze vissute, e, al tempo stesso, un rifiuto dell&#8217;insistenza del linguaggio verbale. Sottrarsi al potere della concatenazione narrativa di cause ed effetti rappresenta il fulcro del nostro progetto. L&#8217;occasione per quest&#8217;intervista è, infatti, la prossima personale di Gosia a Torino, alla Galleria Glance. Di questa mostra io sono il curatore. So, siccome l&#8217;esposizione è già allestita, che ha a che fare con il concetto di aderenza. Coincidenza della linea con i lineamenti del soggetto, rapporti di sinestesia, corrispondenza di nomi e cose, convergenze di descrizioni e segni. Non a caso, Con il Titolo è il modo in cui abbiamo battezzato l&#8217;esibizione, quasi a voler indicare l&#8217;irriducibilità di un&#8217;arte che si pone come linguaggio indipendente nei confronti della parola definitiva e chiarificatrice.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-44504" title="faraone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/faraone-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/faraone-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/faraone-96x72.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/faraone-38x28.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/faraone-285x215.jpg 285w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/faraone-128x96.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/faraone.jpg 612w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Gosia dipinge seguendo energie primordiali, china o seduta sul foglio da disegno. Proprio in questo modo, secondo me, dovrebbero essere comparse le prime scritture e nate le lingue: nello sforzo del ventre che, dal segno tracciato con volontà di comunicazione, avrebbe poi generato una particolare emissione fonetica a cui adeguare sinteticamente il disegno.</p>
<p><em>I.F.: La tua linea ha qualcosa di musicale. Talvolta è un violino, talaltra un tonfo. Sempre ci dice qualcosa in modo aurorale, come se fosse visto e riferito per la prima volta, in un&#8217;armonia originaria. Quale rapporto ha la tua pittura con la categoria estetica del suono?</em></p>
<p><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-44505" title="1300 oche" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/1300-oche--300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/1300-oche--300x205.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/1300-oche--96x65.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/1300-oche--38x26.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/1300-oche--313x215.jpg 313w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/1300-oche--128x87.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/1300-oche-.jpg 865w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />G.T.: Da un grado inferiore dell&#8217;evoluzione, fino alle sottili emozioni umane, la sonorità è fondamento della mia pittura. Rimango ferma nella stalla di Nonno Celestino a Robella ad aspettare che le mucche caghino o piscino. Mi sposto da una all&#8217;altra, nel momento in cui sento il rumore degli escrementi, e immortalo il momento. Corro dietro a galline e anatre. Sono stata ferma immobile di fronte a milletrecento oche schiamazzanti, in Polonia, nel capannone di un contadino, mio vicino di casa. Le faraone sono le più stronze, fanno rumore e si muovono in fibrillazione continua, per questo devo fare continui sforzi di concentrazione. Una volta, un maiale, nonostante gli stessi parlando perché rimanesse fermo, ha addentato il foglio sul quale lo stavo ritraendo. Poco male, l&#8217;ho esposto così, con un angolo mancante: il porco mi ha regalato un ready made!<br />
Quando dipingo le persone dormienti ascolto il fiato, mi muovo in una sinergia creativa tra torpore e suono. Ho dipinto cantanti lirici giapponesi e Lucio Dalla in concerto, a Novello, e ho sempre tentato di gettare un alone di ipnotico movimento sulla rappresentazione.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-44506" title="2009 Danutka china,acquerello su carta cm.65x110" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/2009-Danutka-chinaacquerello-su-carta-cm.65x110-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/2009-Danutka-chinaacquerello-su-carta-cm.65x110-178x300.jpg 178w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/2009-Danutka-chinaacquerello-su-carta-cm.65x110-610x1024.jpg 610w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/2009-Danutka-chinaacquerello-su-carta-cm.65x110-57x96.jpg 57w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/2009-Danutka-chinaacquerello-su-carta-cm.65x110-22x38.jpg 22w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/2009-Danutka-chinaacquerello-su-carta-cm.65x110-128x215.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/2009-Danutka-chinaacquerello-su-carta-cm.65x110-76x128.jpg 76w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/2009-Danutka-chinaacquerello-su-carta-cm.65x110.jpg 708w" sizes="(max-width: 178px) 100vw, 178px" /><em>I.F.: Il dentro e il fuori sono aspetti del tuo approccio alla creazione. Un continuo avvicinarsi e scavalcare la linea che ci porta alla sorpresa della scoperta, alla presa di coscienza di un mondo chiuso oppure sterminatamente libero.<br />
</em><br />
G.T.: Sono cresciuta a Piotrko&#8217;w Trybunalski, in Polonia, davanti alla facciata di un condominio che spesso dipingo. Questi assemblamenti di alloggi si chiamano Blok. Sono dei blocchi in cui tutte le figure possono rientrare, come nella mia pittura. Hanno qualcosa di malvagio, nella loro essenza di cemento, ma, allo stesso tempo, danno calore. Nella povertà che possono esprimere rimangono comunque delle fonti di familiarità e di protezione. Queste pareti mi affascinano, le finestre accese, le vite chiuse, silenziose nell&#8217;intimità notturna. Da piccola, andavo sul tetto di questi casamenti a giocare, da lì percepivo le pulsazioni delle esistenze, fino al piano terra. Oppure, le ombre della case contadine, che si vedono in lontananza, nell&#8217;infinita pianura Polacca, mi danno la stessa sensazione: percezione di vite che continuano. Se, oggi, non rappresento le finestre sempre dall&#8217;esterno, è perché, paradossalmente, ho trovato una via d&#8217;uscita. Allora, un giorno, da una stanza che dà sul porto di Mentone, ho dipinto le finestre, illuminate da una candela, che sono la strada per il mare, l&#8217;accesso al viaggio, l&#8217;ipotesi della libertà.</p>
<p><em>I.F.: Conoscere è rendere familiare un aspetto della realtà, per riuscire a darne una definizione nuova, lontana dalle consuetudini linguistiche. Certi tuoi quadri, creati nel movimento di un&#8217;unica linea, mi paiono frammenti di un nuovo alfabeto. Per fare questo, penso che occorra molto esercizio, ma anche l&#8217;assimilazione tra i propri affetti di un intero spaccato del mondo.<br />
</em><br />
<img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-44507" title="al castello" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/al-castello-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/al-castello-300x247.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/al-castello-96x79.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/al-castello-38x31.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/al-castello-260x215.jpg 260w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/al-castello-128x105.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/al-castello.jpg 713w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />G.T.: Ricerco la familiarità come in un&#8217;indagine singolare, che mi permette di prendere confidenza, di amare le cose. Allora, ultimamente, ho ritratto mia madre sessantenne, mentre si trucca e si toglie qualche peletto dal viso, tutte le mattine. È il suo momento di dedizione a se stessa, nell&#8217;accappatoio rosso, con lo specchietto giallo in mano. Penso che quest&#8217;opera sia il modello esemplare di questa mia ricerca. In questo periodo, ritraggo spesso mio figlio Moreno. Tutte cose che si riferiscono ad una quotidianità degli affetti. Un modo per provare compassione e amore verso il mondo è anche avere delle luci accese da contare e da rappresentare sul foglio, a cui appassionarsi per renderle familiari: siano esse candele nel silenzio di un bosco Polacco, stelle sul golfo di Noli, lanterne in un viale, fari di navi al largo o riflessi della luna sul mare notturno.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-44508" title="La stalla da Nonno Celestino cm 78x74 acquerello su carta 20120L" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/La-stalla-da-Nonno-Celestino-cm-78x74-acquerello-su-carta-20120L.jpg" alt="" width="399" height="434" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/La-stalla-da-Nonno-Celestino-cm-78x74-acquerello-su-carta-20120L.jpg 570w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/La-stalla-da-Nonno-Celestino-cm-78x74-acquerello-su-carta-20120L-275x300.jpg 275w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/La-stalla-da-Nonno-Celestino-cm-78x74-acquerello-su-carta-20120L-88x96.jpg 88w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/La-stalla-da-Nonno-Celestino-cm-78x74-acquerello-su-carta-20120L-34x38.jpg 34w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/La-stalla-da-Nonno-Celestino-cm-78x74-acquerello-su-carta-20120L-197x215.jpg 197w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/La-stalla-da-Nonno-Celestino-cm-78x74-acquerello-su-carta-20120L-117x128.jpg 117w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /><br />
<strong>Gosia Turzeniecka</strong><br />
<em>Con il Titolo</em></p>
<p><strong>Inaugurazione</strong>: 15 Gennaio 2013,<br />
ore 18:30<br />
<strong>Galleria Glance via San Massimo n.45</strong> (interno cortile)<br />
10123 Torino  opening hours: martedì – sabato 15:30 – 19:30<br />
o su appuntamento tel.:+39 345.336.4193<br />
http://www.galleriaglance.com/</p>
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