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	<title>Jonida Prifti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Andata e Ritorno Vol. 3 &#8211; Festival di poesia orale, musica e arte &#8211;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/03/04/60325/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2016 15:00:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a cura di Blare Out 10-11 marzo 2016 &#8211; Venezia Opening: giovedì 10 marzo ore 17:30 Palazzo Mora, Str. Nuova, 3659, Venezia Ca&#8217; Bernardo, Dorsoduro 3199, Calle Bernardo, Venezia Blare Out presenta la terza edizione di Andata e Ritorno &#8211; Festival di poesia orale, musica e arte &#8211; che si terrà il 10 e l&#8217;11 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out-300x300.jpg" alt="blare out" width="300" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-60375" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out.jpg 315w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: center;">a cura di <em>Blare Out</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>10-11 marzo 2016 &#8211; Venezia</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>Opening: giovedì 10 marzo ore 17:30</em><br />
<em> Palazzo Mora, Str. Nuova, 3659, Venezia</em><br />
<em> Ca&#8217; Bernardo, Dorsoduro 3199, Calle Bernardo, Venezia</em></p>
<p><strong><em>Blare Out</em></strong> presenta la terza edizione di <strong><em>Andata e Ritorno &#8211; Festival di poesia orale, musica e arte &#8211;</em></strong> che si terrà il 10 e l&#8217;11 marzo 2016 a Venezia, nelle sale espositive del primo piano di Palazzo Mora, uno degli spazi gestiti dall’European Cultural Centre, che che ogni anno, in occasione della Biennale, ospita mostre di arte contemporanea e architettura.<span id="more-60325"></span></p>
<p><strong><em>Andata e Ritorno</em></strong> –<strong><em> Festival di poesia </em></strong><strong><em>orale,</em></strong><strong><em> musica e arte –</em></strong>  è un evento nel quale il pubblico avrà l&#8217;occasione di immergersi in uno spazio costruito dall&#8217;intersezione tra le diverse pratiche artistiche, dove parole, suoni e immagini saranno in grado di suggerire viaggi di andata e ritorno.</p>
<p>La prima giornata del festival sarà dedicata ad alcune esperienze poetiche al confine sottile tra le avanguardie artistiche e la musica sperimentale, dove il comune denominatore diventa l&#8217;unione tra performance e poesia sonora.</p>
<p><strong>Julio Reija</strong>, poeta visivo e sonoro, traduttore spagnolo ma milanese d’adozione, aprirà il festival con le sue sperimentazioni linguistiche. <strong>Jonida Prifti</strong>, di origini albanesi, e <strong>Stefano Di Trapani</strong>, con il progetto Acchiappashpirt, porteranno all’estremo la poetica sperimentale, tornando a una dimensione primordiale di voce e corpo, su una scenografia musicale contemporanea. <strong>Andrea Inglese</strong>, uno dei maggiori poeti italiani contemporanei, lavorerà sulle musiche di <strong>Stefano Delle Monache</strong>, tra performance e installazione visivo-sonora. Infine, <strong>Giovanni Fontana</strong>, performer e artista, tra i maggiori esponenti della poesia sonora italiana, darà vita ad interazioni tra voce, corpo e sonorità.</p>
<p>La seconda giornata del festival sarà dedicata al versante poetico più pop e tendenzialmente di provenienza “slammistica”. Si partirà con <strong>Alfonso Maria Petrosino</strong>, vincitore di vari poetry slam a livello nazionale, che ha fatto della scrittura neometrica e della sua postura da palco, un marchio di fabbrica.<strong> Francesca Genti</strong>, timbro unico nel panorama italiano, si muove con la stessa naturalezza, portando la poesia a territori immaginifici poco frequentati. Infine, <strong>Guido Catalano</strong> proporrà una fusione altamente efficace tra poesia e senso dell’umorismo, qualità che l’ha reso in pochi anni molto conosciuto nel sistema letterario nazionale.</p>
<p>I gruppi musicali di questa edizione sono stati scelti in quanto portatori di novità all&#8217;interno del panorama italiano dal punto di vista dell&#8217;utilizzo della voce nella performance. La prima serata vedrà esibirsi gli Heathens che, attraverso una serie di refrain, sposano alla perfezione il loro genere di elettronica: sporco, opaco e vissuto, che riesce a far diventare il cantato un tutt&#8217;uno con l&#8217;atmosfera. Ospiti della seconda serata saranno invece i Pop_X, che con i beat dei primi videogiochi esaltano fino alla poesia i ricordi della nostra generazione, arrivando a distruggere il nostro immaginario per sostituirlo con il loro.</p>
<p>Dal cuore centrale del festival alle sei sale circostanti, sarà diramata una serie di lavori artistici che indagano, in modo differente, la tematica dell&#8217;andata e del ritorno. Attraversando l&#8217;immaginario dello spazio e del tempo giungeranno a una lettura sempre più personale e intimista del tema. Il pubblico sarà così immerso in un ulteriore viaggio favorito questa volta da medium artistici diversi proposti dai seguenti artisti: Goofer Goober Project, Giulia Sacchetto e Annamaria Maccapani, Alessandra Martini, Valentina Merzi, Nicol P. Claroni.</p>
<p>Durante le due giornate del festival saranno presenti: Doppiofondo, laboratorio di stampa d&#8217;arte e casa editrice indipendente veneziana, e la libreria MarcoPolo.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>Dalle ore 14:00 alle ore 17:00 sarà possibile assistere, in collaborazione con l&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia, al <strong>Convegno di Poesia Orale</strong> che avrà luogo presso Ca&#8217; Bernardo, Sala Lettura B. Nello specifico, i relatori della giornata del 10 marzo saranno Alessandro Mistrorigo, Michele Del Prete, Lello Voce, Alessandro Scarsella; quelli del giorno successivo, Andrea Inglese, Marco Fazzini, Paolo Giovannetti. A moderare gli incontri di entrambe le giornate sarà Julian Zhara (Blare Out).</p>
<p><strong>Il Festival </strong>è <strong>realizzato grazie alla collaborazione e al supporto di:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Università “Ca Foscari” Venezia</p>
<p>European Cultural Centre</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Blare Out</strong> è un collettivo curatoriale e una rivista, trimestrale cartaceo e sito, nato a Venezia nel dicembre 2012.</p>
<p>Sito web: www.blareout.it</p>
<p>Facebook: Blare Out</p>
<p>Info: redazione.blareout@gmail.com</p>
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		<title>Dieci per Elio Pagliarani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2013 06:55:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[In occasione del primo anniversario della morte di Elio Pagliarni è appena uscito per la collana I domani di Nino Aragno un volume celebrativo a cura di Andrea Cortellessa, con contributi poetici, saggistici e testimoniali portati da autori e critici che ne hanno conosciuto, studiato e amato la poesia (Cetta Petrollo, Edoardo Albinati, Luca Archibugi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<pre><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/pagliarani.jpeg"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-45628" alt="pagliarani" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/pagliarani.jpeg" width="200" height="260" /></a></pre>
<p><i>[In occasione del primo anniversario della morte di Elio Pagliarni è appena uscito per la collana </i>I domani<i> di Nino Aragno un volume celebrativo a cura di Andrea Cortellessa, con contributi poetici, saggistici e testimoniali portati da autori e critici che ne hanno conosciuto, studiato e amato la poesia<span id="more-45577"></span> (</i><i>Cetta Petrollo, Edoardo Albinati, Luca Archibugi, Mariano Bàino, Nanni Balestrini, Luigi Ballerini, Renato Barilli,Cecilia Bello Minciacchi, Francesca Bernardini, Gherardo Bortolotti, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Marco Caporali, Simone Carella, Biagio Cepollaro, Carla Chiarelli, Laura Cingolani, Orazio Converso, Franco Cordelli, Andrea Cortellessa, Maurizio Cucchi, Fausto Curi, Claudio Damiani, Elisa Davoglio, Carla De Bellis, Raffaella D’Elia, Cesare De Michelis, Tommaso Di Francesco, Enzo Di Mauro, Giorgio Falco, Paolo Febbraro, Giulio Ferroni, Michele Fianco, Francesca Fiorletta, Gabriele Frasca, Vincenzo Frungillo, Enzo Golino, Elio Grasso, Angelo Guglielmi, Andrea Inglese, Jolanda Insana, Niva Lorenzini, Rosaria Lo Russo, Mario Lunetta, Romano Luperini, Valerio Magrelli, Giorgio Manacorda, Massimiliano Manganelli, Francesco Muzzioli, Aldo Nove, Vincenzo Ostuni, Tommaso Ottonieri, Marco Palladini, Giorgio Patrizi, Elio Pecora, Gabriele Pedullà, Walter Pedullà, Plinio Perilli, Jonida Prifti, Laura Pugno, Massimo Raffaeli, Lidia Riviello, Tiziano Scarpa, Alberto Scarponi, Siriana Sgavicchia, Gabriella Sica, Francesco Targhetta, Alberto Toni, Roberto Varese, Carla Vasio, Sara Ventroni, Lello Voce e Ade Zeno). Un ampio percorso critico e umano per e attraverso un poeta di importanza capitale, anche per le generazioni di autori a lui successive; e allo stesso tempo un testo utile anche per un primo avvicinamento alla sua opera. Per </i>Nazione Indiana<i>, ho provato a trascegliere pochi assaggi esemplificativi. </i>AB<i>]</i><i></i></p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px"> </span></pre>
<p>Da <em>Ma dobbiamo continuare. 73 per Elio Pagliarani a un anno dalla morte</em>, Aragno/I domani, 2013.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ELIO PAGLIARANI</strong></p>
<p>Libera labirintiche litanie<br />
Inventa ignote ibridazioni<br />
Ordisce olimpici oltraggi</p>
<p>Privilegia pindariche pipate<br />
Annuncia agguerriti alfabeti<br />
Galvanizza giocose girandole<br />
Lampeggia lussureggianti lallazioni</p>
<p>Improvvisa incantevoli illusioni<br />
Abita acrobatiche allegorie<br />
Rivendica ruggenti rivelazioni</p>
<p>Accumula apocalittiche aurore<br />
Narra numinose navigazioni<br />
Incendia ipotetiche iridescenze</p>
<p style="text-align: right"><em>Nanni Balestrini</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>«Non ho capito!»</strong></p>
<p>«Non ho capito» premessa di un taciuto «ma che state<br />
combinando» fu, del monologo a pause, il punto più<br />
esplicito e lacerante. Altro che «mehr licht» (Goethe)<br />
o «What is the question» (Stein): un ricapitolo di chi<br />
nel dirci addio, con un suo garbo e ritmo da rime aspre<br />
e chiocce ci ricorda con chi abbiamo avuto a che fare:<br />
bisogna che sia robusta la poesia, se il suo fine è la gioia<br />
(«se scriverai di me dirai di gioia, e che sia gioia attiva,<br />
trionfante, che sia una barzelletta spinta, magari»),<br />
senza <em>nec ultra crepidam</em>, e con intatta la voglia di fare<br />
del valore d’uso una merce non esclusa. Ce n’è che<br />
basta per dire, rovesciando il verdetto, che tutto nella<br />
sua vita conferma il modo con cui volle prenderne<br />
commiato. «Ancora non resuscita questo Lazzaro».<br />
E «io vi dico che bisogna rompere questo sepolcro».</p>
<p style="text-align: right"><em>Luigi Ballerini</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Dittico per Elio</strong></p>
<p style="text-align: right">s.t.t.l</p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">    
I

Cimitero di Viserba le fotografie
Di quelli che conosci o conoscevi
Zie dei padri
E vittime delle moto i transigenti
Nipoti.
A loro modo una comunità,
        Un piccolo paese,
Mentre nella metropoli di niente
Hanno conferma i vivi dei seppelliti
Nei falansteri fuori porta
O in transito verso la civiltà
Del vaso delle ceneri
In tinello.

II

Cade così non lontana
Dall’esistenza
La bestemmia a gote piene
Reiterata
Al distruttore fulmine
Che per quest’anno ha cancellato
La vendemmia a ottobre
L’acino che si gonfia.
</span></pre>
<p style="text-align: right"><em>Franco Buffoni</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Pagliarani sul Niagara</strong></p>
<p>Parlavi dei bambini,<br />
dicevi della loro furia molecolare,<br />
davanti alla cascata,<br />
anzi, dietro il suo velo,<br />
dentro un cunicolo scavato nella roccia<br />
per sbucare sul retro delle acque.</p>
<p>Al buio, fra la guazza,<br />
con quel film bianco che scorreva in fondo<br />
velando il mondo,<br />
come ficcati dentro un ombelico,<br />
parlavi della nascita,<br />
descrivevi la nascita,<br />
affidavi alla nascita<br />
la parola segreta di ogni storia:</p>
<p>CONTINUA.</p>
<p style="text-align: right"><em>Valerio Magrelli</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">La persona, che diventa personaggio se solo ne scriviamo una riga, e che nel caso di Elio Pagliarani diventa personaggio due volte, non fu per me meno saettante del poeta. Quel che si dice personaggio – Pagliarani aveva le stimmate per esserlo. Lavorare con lui – con tale persona, con tale personaggio, così esuberante – per quindici anni, ha prodotto una quantità di aneddoti (per dire il minimo) cui gli amici più giovani hanno attinto con giusta voluttà. Poiché Elio negli ultimi anni l’ho visto poco, non posso aggiungere altri aneddoti. E poiché questa non è la sede per infine rivolgersi al poeta (in realtà non l’ho mai fatto, anche se sapevo <em>Inventario privato</em> a memoria), mi piace allora rivederlo nelle vesti di bibliofilo goloso, felice tra i suoi libri antichi e antichissimi negli intervalli d’un luminoso pranzo domenicale. Eravamo nella casa alle pendici di Monte Mario, con la moglie Cetta e la figlia Lia Rosa – con me venne Maria Pia, che per lui ha grande affetto. Aggiungo una parola sul sentimento che ho condiviso con un buon numero di persone. Di questo sentimento si parlò il giorno dell’ultimo saluto, il dieci marzo, sui gradini della Chiesa Nuova. Tutti eravamo stupiti d’esser lì, usciti da una chiesa, per quanto prestigiosa. Certo, rispettiamo le volontà familiari. Ma è proibito non pensare a Elio come a un uomo il più provvisto d’una religione laica, e solo laica. Pagliarani era fedele alle sue radici romagnole, il suo senso di giustizia era feroce e terreno. A che cosa erano dovute le sue pazze ire se non all’idea che ogni acquiescenza, ogni rinuncia, ogni mortificazione sarebbero risultate (a se stessi prima di tutti) inique, indegne, suscettibili d’altra ira, d’altro furore? Era in questo modo che anche il dieci marzo a lui pensavamo; ed è così che ora preferisco ricordarlo.</p>
<p style="text-align: right"><em>Franco Cordelli</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Il vero battesimo, me ne rendo conto adesso, senza volerlo me l’ha dato Pagliarani. Doveva essere il Novantacinque. Tornavamo assieme in macchina da Reggio Emilia, mi aveva battezzato critico il mio primo Ricercare, ed ero tutto contento. Elio pure era tutto contento perché alla guida c’era Tommaso che, secondo lui, al volante era il migliore. Lui e Cetta stavano seduti dietro, io accanto al guidatore. Unico intruso in una macchina colma di poeti, mi sentivo in dovere di parlare di poesia. Prima Elio, a bassa voce, aveva avuto parole colme d’ammirazione per Sandro Penna e io sfoggiai un libretto fresco di stampa, il suo carteggio con Montale, dicendo qualcosa sulla bellezza di quest’amicizia fra poeti. Una cosa molto retorica, suppongo; Elio s’incazzò però non per il tono, ma per l’ignoranza. Ma come amici! Ma se Montale gli ha fatto le scarpe tutta la vita! Per la prima volta, stupefatto e terrorizzato, assistevo alla sua collera omerica; tanto urlava e si agitava che l’auto, un paio di volte, ha sbandato sensibilmente. Ecco, in quegli zigzag ho capito una cosa che nessuno mi aveva mai spiegato – che la poesia non sta tutta nei libri. La lezione di quel viaggio non era stata solo di mestiere, ma di vita.</p>
<p style="text-align: right"><em>Andrea Cortellessa</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Ho sempre pensato che Elio Pagliarani avesse un modo tutto suo di rapportarsi alla realtà, come avvertendone il ritmo nascosto, afferrando le sfasature e le dislocazioni in cui si dispiegano le cose, le presenze umane, i linguaggi, ruminando in sé quelle sfasature e riproiettandole, complicandole espandendole nella propria voce e nella propria poesia. Una poesia dall’eccezionale tensione ritmica, che ci ha trasmesso in modo potente, vorticoso, avvolgente, straniante, tutto il senso della complicazione e della contraddizione del mondo che egli si è trovato ad attraversare e che con lui abbiamo attraversato. Elio ha conquistato questa poesia traendo frutto da quella «asimmetria» a cui l’aveva costretto, come racconta nel bellissimo <em>Pro-memoria a Liarosa</em>, la perdita di un occhio all’età di 19 mesi: questa asimmetria ha vivificato e sostenuto la sua illimitata passione «romagnola» per il presente e per la concretezza del mondo, la sua disposizione all’ascolto delle cose, delle persone, dei linguaggi, e lo ha portato a sperimentare, insieme da dentro e da fuori, l’asimmetria costitutiva del mondo e dell’esperienza. <em>Proviamo ancora col rosso</em>, Elio; proviamo a risentire la tua voce e la forza dislocante della tua poesia!</p>
<p style="text-align: right"><em>Giulio Ferroni</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">C’è una corrispondenza fra politica e poetica in Pagliarani. Come sul piano politico Pagliarani mescola istanze moralistiche, populistiche, riformatrici, interpretazione classista della storia e atteggiamenti libertari e anarchici, così su quello letterario l’accettazione di una «funzione sociale», consistente nel compito di «mantenere in efficienza, per tutti, il linguaggio», si accompagna all’esigenza di non accontentarsi della «negazione» radicale sul piano del linguaggio ma di puntare a una «opposizione» o «contrapposizione determinata», verificata sul reale, e capace di produrre «nuovi significati». Pagliarani subisce indubbiamente l’influenza della tradizione illuministica e realistica lombarda, e la fonde col proprio sperimentalismo letterario e con la forza travolgente e corporale con cui inventa il ritmo del verso soppiantando tutta una tradizione metrica di stampo lirico. Di qui un certo isolamento di Pagliarani all’interno del Gruppo 63: era troppo classista e «rivoluzionario» per i fenomenologi e i neopositivistici asettici, troppo riformista per i puri eversori del linguaggio. In fondo, almeno all’altezza della <em>Ragazza Carla</em>, è più l’erede di «Officina» (col suo moralismo e i suoi poemetti narrativi) che un seguace delle nuove teorie elaborate nella redazione del «verri». E per questo giustamente Sanguineti nella sua antologia del 1969 lo pone nella sezione dello «Sperimentalismo realistico» e non in quella della «Nuova avanguardia», dove colloca invece gli altri Novissimi. Fra <em>La ragazza Carla</em> e <em>La ballata di Rudi</em> Pagliarani è stato il maggior poeta espresso dalla temperie sperimentale del secondo Novecento, quello che in modo più realizzato e compiuto ha saputo fondere «opposizione» politica determinata e una innovazione radicale capace di portare alle estreme conseguenze la crisi del genere lirico e la negazione dell’io, non tramite lo sprofondamento in labirinti o in paludi di putredine bensì attraverso il recupero della narratività, e l’invenzione di una espressività realistica nutrita di una coralità e di un ritmo che è giusto definire epici.</p>
<p style="text-align: right"><em>Romano Luperini</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Proviamo con l’invettiva, si disse Pagliarani, e scrisse <em>Epigrammi ferraresi</em>. Ferrarese come Savonarola, «il suo blasone», confessa il poeta evocando la bile. Che in lui rima sempre con pile, la scossa elettrica che si alterna con gli umori del fegato per fulminare le Chiese e gli Imperi di ogni tempo. Il corpo e la tecnica sono uniti dallo stesso scopo, come sempre in Pagliarani il dire e il fare, che qui si corrono incontro lungo la scorciatoia. Prima il linguaggio (l’invettiva), il significato verrà poi in uno sperimentalista le cui forme sono sempre gravide di contenuti da estrarre con dolore, sdegno e sarcasmo. Il messaggio s’è fatto più breve, appuntito, rovente e spezzato dal furore del «moralista padano» e dalla memoria del genere. La frase è una lama di coltello o mannaia <em>(«Quelli</em> sei con la mannaia furono angeli»), dove il ritmo scandisce le parole come strumento a percussione («Ancora non resuscita questo Lazzaro / Io vi dico che bisogna rompere questo sepolcro»). Se è in gioco la giustizia, tocca dire brutalmente la verità, senza timor di Dio («Tommaso Muntzer disse che cacava addosso a quel Dio che non parlava con lui»). Nel mondo nessuno può dirsi innocente: Pagliarani non salva nemmeno se stesso («Non so se avete capito: siamo in troppi a farmi schifo»). Con l’invettiva il poeta ferisce e picchia, flagella e si autoflagella. L’esperimento riesce sempre a Pagliarani: il linguaggio oggettivo incontra sempre la sua vicenda personale.</p>
<p style="text-align: right"><em>Walter Pedullà</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Muore un poeta, e non si può fare a meno di pensare a quel che ha significato per te, al di là della storia della letteratura, del canone, delle antologie e dei monumenti. Un pensiero semplicistico, forse, che riguarda quella cosa chiamata «vita», parola impresentabile, ma che insomma rende l’idea. Allora ripenso al mio incontro con Pagliarani, con la poesia di Pagliarani, non tanto con la sua cara persona, che ho visto qualche volta, da vecchio, quel che si dice un vecchio amabilmente burbero, con i vestiti gualciti, la voce abrasiva, le guance molli, una voce abrasiva foderata di guance molli. All’università ho registrato <em>La ragazza Carla</em> in un’audiocassetta, per poterla ascoltare con le cuffiette. Ascoltavo il poemetto di Pagliarani e riuscivo a sopportare la mia voce che lo leggeva, che lo infettava. Altri poeti invece non sopportavo che fossero infettati dalla mia voce, avrei voluto avere a disposizione una voce impersonale, assoluta, per registrare le loro poesie, invece la poesia di Pagliarani no, mi sembrava che bisognasse sentire che c’era qualcuno che la leggeva, con un’inflessione e un carattere, e allora riuscivo a sopportare persino la mia voce. Ricordo che poi l’ho pure «portato all’esame», Pagliarani, mi fecero una domanda su una poesia, era <em>provano ancora con l’oro</em>, mi chiesero di leggerla, e mi domandarono che cosa voleva dire, secondo me, provare ancora con l’oro, per una poesia, non ricordo cosa dissi ma so che non fu gran che, perciò continuai a chiedermelo, me lo chiedo ancora, che cosa significa, provare ancora con l’oro, ora che ci penso la mia vita è un tentativo di dare una risposta all’altezza di quella poesia, provare ancora con l’oro, dare fiducia all’oro, alla parola che lo nomina, che non vale niente, che non è oro, provare a vedere se dà un po’ di valore alla frase, se dà valore al provare, provo ancora a provare con l’oro, ogni volta che scrivo, che penso, che parlo, riprovo con l’oro ancora con l’oro ci provo.</p>
<p style="text-align: right"><em>Tiziano Scarpa</em></p>
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		<title>In Differenti Menti : Canio Loguercio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2011 07:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[bianca Madeccia]]></category>
		<category><![CDATA[canio loguercio]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Jonida Prifti]]></category>
		<category><![CDATA[Sonia Gentili]]></category>
		<category><![CDATA[Teatri di vetro]]></category>
		<category><![CDATA[Villetta alla Garbatella]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Formisano]]></category>
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					<description><![CDATA[ALLA QUINTA EDIZIONE DEL FESTIVAL “TEATRI DI VETRO” OLTRE 50 POETI PER UNA MARATONA DI 10 GIORNI DI LETTURE DI “SUPPLICHE D’AMORE” Teatri di vetro 5 – Roma 19/28 maggio 2011 – Teatro Palladium e spazi urbani della Garbatella Stasera 19 maggio, dalle 20.00 alle 23.30, nella Villetta alla Garbatella, via Passino 3 Roma (a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/aaretro-tdv2.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/aaretro-tdv2-300x200.jpg" alt="" title="aaretro-tdv2" width="300" height="200" class="aligncenter size-medium wp-image-39070" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/aaretro-tdv2-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/aaretro-tdv2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>ALLA QUINTA EDIZIONE DEL FESTIVAL “TEATRI DI VETRO” OLTRE 50 POETI PER UNA MARATONA DI 10 GIORNI DI LETTURE DI “SUPPLICHE D’AMORE”</p>
<p><strong>Teatri di vetro 5 – Roma 19/28 maggio 2011 – Teatro Palladium e spazi urbani della Garbatella</strong></p>
<p><em>Stasera 19 maggio, dalle 20.00 alle 23.30, nella Villetta alla Garbatella, via Passino 3 Roma (a due passsi dal Palladium) primo appuntamento con la maratona &#8220;Amaro fu l&#8217;amore, radiosa la sua idea&#8221; con: Vittorio Formisano, Sonia Gentili, Jonida Prifti, Francesco Forlani, Bianca Madeccia.</em></p>
<p><strong>AMARO AMMORE</strong> a cura di <a href="http://caniologuercio.wordpress.com">Canio Loguercio</a> è il primo raduno poetico itinerante in Italia per la condivisione di “suppliche d’amore”.  Un network, una performance, un happening, un concerto, un reading-live, un festival, un rito collettivo che coinvolge poeti, musicisti, artisti, associazioni di quartiere, ecc..<br />
<span id="more-39069"></span></p>
<p> Si comincia l’1 maggio con la raccolta delle “suppliche” in giro per Roma: 18 taniche realizzate dall’artista Vittorio Formisano, con la collaborazione di NUfactory, collocate in luoghi strategici della città, serviranno a raccogliere i testi.. Tutti possono partecipare.. anche inviando il proprio contributo poetico (testo o audio) direttamente all’indirizzo amaroammore@gmail.com. L’elenco dei luoghi dove trovare le 18 taniche è pubblicato sulla pagina AMARO AMMORE di caniologuercio.wordpress.com o nel sito www.teatridivetro.it.</p>
<p> 19-27 maggio – MARATONA di poesie d’amore “Amaro fu l’amore radiosa la sua idea”<br />
(La Villetta, Via Francesco Passino,26)</p>
<p> Dal 19 al 27 maggio, ogni sera dalle 21.00/21.30 alle 23.30, in una stanza della Villetta (storica sezione comunista romana alla Garbatella) trasformata in una sorta di “supplicario” dall’artista Formisano, circa 50 poeti si alterneranno nella lettura delle loro poesie d’amore: una vera e propria maratona.<br />
Qui inoltre sarà possibile lasciare altre “suppliche” o scriverle direttamente sui muri con un pennarello, piuttosto che con un chiodo..<br />
A segnalare il luogo, un lungo drappo al vento con la scritta “Amaro fu l’amore radiosa la sua idea”.</p>
<p>I poeti che parteciperanno alla MARATONA DI SUPPLICHE D’AMORE alla Villetta dal 19 al 27 maggio, ogni sera dalle 21.00/21.30 alle 23.30, sono: Vittorio Formisano, Sonia Gentili, Jonida Prifti, Francesco Forlani, Bianca Madeccia, Marco Simonelli, Gian Piero Stefanoni, Francesco Onìrige, Marino Santalucia, Maria Grazia Calandrone, Leopoldo Attolico, Marcello Tagliente, Rita Florit, Giuseppe Boy, Rita Iacomino, Jacopo Bosio, Michele Fianco, Marco Righetti, Massimo Pacetti, Marzia Spinelli, Cinzia Marulli, Monica Martinelli,  Sonia Cincinelli, Antonietta Tiberia, Leda Palma, Maurizio Soldini, Donatella Mei, Lucianna Argentino, Faraòn Meteosès, Marco Palladini, Nerina Garofalo, Roberto Raieli &#038; Lucia Staccone, Leili Galehdaran, Elena Ribet, Alessia Fava, Sara Davidovics, Luciana Vasile, Pietro Secchi.</p>
<p> <strong>28 maggio – HAPPENING FINALE</strong><br />
Il 28 maggio, nel lotto antistante la Villetta, serata conclusiva del Festival con le canzoni appassionate di Canio Loguercio, una decina di altri poeti, vari musicisti, alcuni dei ragazzi di Hagape 2000 (Associazione che si occupa dei giovani disabili del quartiere) e ballo finale col Centro Anziani della Garbatella, curato dal Centro Studi Danza di Maria Luce Enna.<br />
A questa serata (con Paolo Modugno al live mixing) parteciperanno i poeti Maria Grazia Calandrone, Franco Buffoni, Gabriele Frasca, Tommaso Ottonieri, Gilda Policastro, Bianca Madeccia, Antonietta Tiberia, Lidia Riviello, Roberto Alessandrini, Roberto Raieli, Pietro Secchi, Mario Lunetta, Marzia Spinelli e i musicisti Rocco De Rosa (piano), Alessandro D’Alessandro (organetto), Nora Tigges (voce), Alfonso D’Amora (chitarre) con Laura Saadiah (danza) e Saleh Tawil (voce), Antonio Franciosa (percussioni), Pasquale Innarella (fiati) e Simona Galeano clarinetto,  Alessia Alacevich sax contralto, Annalisa Marianecci sax tenore, Michela Lombardozzi sax baritono, del gruppo Stacchi a Spillo.</p>
<p>Le immagini che saranno proiettate sono del video artista Antonello Matarazzo.  </p>
<p>e ancora…</p>
<p>Mercoledì 18 maggio, dalle 21.30<br />
TEATRI DI VETRO 5 &#038; AMARO AMMORE<br />
POETRY SESSION SENTIMENTALE<br />
Opening Party<br />
al<br />
KE NAKO, Via dei Piceni, 24/26, San Lorenzo – Roma<br />
www.kenako-online.com</p>
<p>***</p>
<p>AMARO AMMORE al “Festival Teatri di vetro” è un progetto di Canio Loguercio, con il coinvolgimento di Vittorio Formisano (“Amaro fu l’amore radiosa la sua idea”), Antonello Matarazzo (immagini video), Paolo Modugno (audio live mixing) in collaborazione con NUfactory – Controchiave – Centro Anziani Pullino –Centro Studi Danza di Maria Luce Enna – Hagape2000 e con Lìnfera, Silenzi in forma di poesia, in pensiero, LaRecherche.it, Festival Rifrazioni e Bianca Madeccia &#038; Antonietta Tiberia</p>
<p>coproduzione: teatridivetro festival</p>
<p>****<br />
www.facebook.com/amaro.ammore<br />
www.teatridivetro.it<br />
http://caniologuercio.wordpress.com</p>
<p><strong>Hanno già aderito e /o partecipato alle altre tappe del progetto AMARO AMMORE:</strong></p>
<p>Sebastiano Aglieco, Paola Turroni, Rita Florit, Mariano Bottoli, Veronica Vismara, Lorenzo Pierobon, David Rossato, Alessandro D’Alessandro, Rocco De Rosa, Maria Pia De Vito, Davide Abbruzzese, Domenico Mannelli, Peppe Piga, Michele Rabbia, Bianca Madeccia, Gilda Policastro, Maria Grazia Calandrone con Arturo Casu, Jonida Prifti, Lidia Riviello, Tommaso Ottonieri, Francesca Moro, Marcello Tagliente, I ragazzi di BIriciclabile, Antonello Matarazzo , Susy Trisolini, Egiziana Corossi, Carla Ambrosoli, Tania Simonia – Associazione Kiriku’, Paolo Modugno , Stefano Rana, Alfonso D’Amora, Andrea Pochetti e Mauro Carulli – Muvideo, Sebastiano Gulisano, Staff Festival RIFRAZIONI, Alexandra Petrova, Dome Bulfaro, Franco Buffoni, Chiara Daino, Sara Davidovics, Michele Fianco, Francesco Forlani, Gabriele Frasca, Rosaria Lo Russo, Enzo Mansueto, Giovanna Marmo, Monica Matticoli, Luigi Nacci, Gianmaria Nerli, Marco Palladini, Federico Romagnoli, Luigia Sorrentino, Marco Simonelli, Valentina Tinacci, Sara Ventroni, Lello Voce, Mariangela Guatteri, Lucia Pinto, Antonella Bukovaz, Annamaria Ferramosca, Francesca Cricelli e Alex Dias, Marthia Carrozzo, Franco Arminio, Beppe Sebaste, Domenico Cipriano, Costanzo Ioni, Marina Minet, Ivano Mugnaini, Sergio Zuccaro, Erminia Passannanti, Mariangela Guatteri, Eugenio Lucrezi, Maria Pina Ciancio, Gianluca Chierici, Biagio Lieti, Marilena Renda, Monica Puleo, Doris Emilia Bragagnini, Rina Accardo, Maria Grazia Casagrande, Elvio Cipollone, Angelo Tozzi, Caterina Vicino, Roberto Ferrari, Giuseppe Napolitano, Luigi Socci, Giuseppe Boi, Michele Caccamo, Sebastiano Adernò, Silvia Tessitore, Antonio Bassano, Roberto Ferrari, Antonio Spagnuolo, Vincenzo Mascolo, Paolo Ferrante, Maura Gigliotti, Raffaella Rossi, Lucianna Argentino, Fabio Barcellandi, Dalal Ghanoum, Rita Pellegrini, Gaetano Calabrese, Elisabetta Malantrucco, Marino Santalucia, Rossana del Zio, Ivana Moser, Franco La Vigna, Alberto Dalla Libera, Marzia Ercolani, Adriana Vitali Veronesi, Leone D’Ambrosio, Alfredo Sorrini, Anna Maria Pugliese, Monica Seksich, Petra Sepowski, Paola Sagrado, Paola D’Agnese, Federico Fiocchi, Giuseppe Bonifati, Margherita Macrì, Angela Maria De Fina, Silvana Kuhtz, Fiammetta Baralla, Giorgio Maimone, Camilla Gilardoni,Tiziana Bagatella, Tamara Bartolini, Maria Basile, Michele Baronio, Peppe Bosone, Antonio Cesari, Marzia Ercolani, Francesca Farcomeni, Carmen Iovine, Mariella Lo Sardo, Silvana Matarazzo, Stefano Rana, Marco Solari, Enea Tomei, Alessandra Vanzi, Marialuisa Giordano (ufficio stampa AMARO AMMORE), Marialetizia Sabatino (Cous Cous Sharing ), Giusy Lombardi (collaborazione alla realizzazione dei materiali), Collettivo CERCLE</p>
<p>“Punti di raccolta delle suppliche d’amore” a Roma a partire dall’1 maggio</p>
<p>360°  sud                               Via A. Toscani 11/13<br />
India Libreria                      Lungotevere Vittorio Gassmann<br />
Ke Nako                                 Via dei Piceni 22/24<br />
Enoteca Vicino                   Via del Pigneto, 25<br />
Scuola Popolare Testaccio     Via Monte Testaccio, 91<br />
Libreria Bibli                       Via dei Fienaroli, 28<br />
ESC Atelier Autogestito  Via dei Volsci 159<br />
Lavori in corso                   Via di San Martino ai Monti 7 A<br />
Teatro Palladium               Piazza Bartolomeo Romano, 8<br />
Libreria Zafari                    Via dei Volsci, 62<br />
Libreria Punto Einaudi   Via Giulia 81A<br />
Libreria Lithos                   Via Vigevano 15<br />
Angelo Mai                          Via delle Terme di Caracalla 51A<br />
Palazzo del Municipio XI Via Benedetto Croce, 50<br />
Casetta Rossa                     Via Magnaghi, 14<br />
Osteria Rouge                    Piazza dei Siculi, 6<br />
Duncan 3.0                         Via Anassimandro, 15</p>
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