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	<title>kamikaze &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Pensieri sui fatti del mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2016 12:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[kamikaze]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani Provo un senso di vero fastidio – tanto che spengo la tv dopo venti secondi del discorso con cui il piatto ma volonteroso Massimo Giannini dà inizio a Ballarò – a vedere e a sentire il modo in cui i nostri mezzi di informazione si occupano di fatti di cronaca, che, mentre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/ragazza-kamikaze.jpg" alt="ragazza kamikaze" width="251" height="201" class="alignleft size-full wp-image-60832" /></p>
<p>Provo un senso di vero fastidio – tanto che spengo la tv dopo venti secondi del discorso con cui il piatto ma volonteroso Massimo Giannini dà inizio a Ballarò – a vedere e a sentire il modo in cui i nostri mezzi di informazione si occupano di fatti di cronaca, che, mentre da un lato vengono ingigantiti fino ad invadere tutta l’informazione, paradossalmente dall’altro hanno significati e rilevanze che vanno ben al di là di quello che si vuol far credere.</p>
<p>La ricerca ossessiva dei media, anche dei giornali a grande tiratura <em>on line</em>, è quella di farci vedere le immagini <em>vere</em>, i filmati delle telecamere di sicurezza, le urla della gente spaventata, i lamenti e i pianti di chi giustamente si lamenta e piange, ma che forse preferirebbe farlo da solo. Interi telegiornali vengono dedicati alla riproduzione il più “realistica” possibile dei fatti di sangue, meglio se visibile, di cui si deve pur dar conto.</p>
<p>Se invece riuscissimo a pensare un po’ più “in grande” agli avvenimenti che in questa fase storica sconvolgono alcune nazioni sì e altre no, magari potremmo cominciare un’analisi realistica, questa sì, delle cause passate e presenti, che sono cominciate tempo fa e che continuano imperterrite a dar luogo a fatti che tutti consideriamo gravi, in quanto comportano la perdita di numerose vite, per lo più innocenti.</p>
<p>L’analisi realistica, di cui naturalmente non sono certo io capace, potrebbe però almeno fare degli <em>elenchi di fatti</em>, sempre passati e presenti, che rendono assolutamente ovvi, quasi necessari, questi sviluppi. Due anni e mezzo fa, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/08/13/lo-stato-terrorista/">qui</a> ricordavo la frase trionfale con cui il presidente degli Stati Uniti celebrava l’uccisione di Osama Bin Laden, in territorio straniero e senza alcun mandato internazionale: «The cause of securing our country is not complete but tonight we are once again reminded that America can do whatever we set our mind to.»</p>
<p>Possiamo realisticamente pensare che un mondo nel quale uno stato parla con questi toni e questi contenuti sia un mondo stabile? Questa ed altre, sono solo domande retoriche che hanno l’unico fine di riportare alla coscienza, che facilmente dimentica, un contesto internazionale che comprende l’esistenza di un piccolissimo numero di stati che si sono arrogati il diritto di stati poliziotti del mondo, sia per la loro intrinseca volontà di potenza, sia per far dimenticare prima di tutto ai propri cittadini le brutture di casa propria.</p>
<p>Altri fatti interessanti in proposito sono quelli che riguardano lo sfruttamento indiscriminato delle risorse presenti nel cosiddetto terzo mondo. Spesso si sente dire, o invocare, che invece di ospitare tanti migranti occorre “aiutarli a casa loro”: il che naturalmente sarebbe un’azione bellissima, se qualcuno si occupasse anche minimamente di praticarla; ma questo non comincia neppure ad accadere.</p>
<p>E poi, di che cosa stiamo parlando? Quale immagine offriamo della “civiltà occidentale”? Non siamo neppure in grado di offrire ai nostri giovani una prospettiva, prospettiva, intendo, fatta sì di speranze di un futuro lavoro ma anche di un quadro di valori condivisi nel quale essi riescano a pensare se stessi e il proprio percorso di vita in modo non deludente. E i giovani che arrivano da fuori, da aree del mondo in cui la parola pace non si sa bene cosa possa significare, e che tuttavia hanno, come tutti, questo bisogno di un <em>ubi consistam</em> culturale? Ci rendiamo conto di cosa voglia dire esattamente credere in un ideale fino a dare la propria vita per esso? Eppure i ragazzi – e le ragazze – kamikaze sono proprio tanti e continuano seguire il proprio tragico percorso; noi possiamo certamente pensare che si tratti di un percorso distorto, di un percorso al quale sono stati avviati e convinti con l’inganno e con il raggiro psicologico, servendosi di interpretazioni insensate dei loro libri sacri, sì, possiamo legittimamente pensarlo, ma dobbiamo riflettere sul fatto che noi invece offriamo un quadro generale che porta la maggioranza delle persone a comportamenti individuali sempre meno collettivi e sempre più egoisti e cinici. E questo, inutile tacerlo, è uno dei frutti più avvelenati del capitalismo selvaggio nel quale sempre più profondamente, a dispetto di tutti gli apparenti palliativi, siamo immersi.<br />
Siamo un paese, anzi, siamo un’Europa in cui non c’è un partito autenticamente di sinistra con qualche possibilità concreta di influire sulla vita pubblica e paghiamo sempre più caro questo fatto, e lo pagano altrettanto caro i partiti di destra, o centro-destra come qualche volta eufemisticamente si dice, con le loro divisioni interne e la loro incapacità strutturale di una politica di lungo termine.</p>
<p>A chi mi fa spesso previsioni oscure e apocalittiche sul futuro dell’umanità io rispondo col mio inguaribile ottimismo che il male fa schiamazzo mentre il bene è silenzioso, nel senso che certamente la stragrande maggioranza dell’umanità è fatta di persone desiderose di pace e capaci di “operare il bene” in silenzio, ognuno nel proprio contesto. Ma non so se questo sia sufficiente.</p>
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		<title>Kamikaze + Featured Creatures</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/04/kamikaze-featured-creatures/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 08:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[antonella anedda]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Maria Annovi]]></category>
		<category><![CDATA[inaudita]]></category>
		<category><![CDATA[joseph keckler]]></category>
		<category><![CDATA[kamikaze]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gian Maria Annovi &#038; Joseph Keckler brilla corpo-kamikaze: stella avariata spunta le dita dei passanti le falangi per aria in un volo armato di colombe (tutto il mondo è bombato) che nel balzo ti inclina la schiena che ti sbalza la pelle di costole / di vertebre che piombi acceso sul selciato *** disponimi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.gianmariaannovi.com/">Gian Maria Annovi</a></strong> &#038; <strong><a href="http://www.josephkeckler.com/">Joseph Keckler</a></strong></p>
<p>brilla corpo-kamikaze:<br />
stella avariata<br />
spunta le dita dei passanti<br />
le falangi per aria<br />
in un volo armato di<br />
colombe</p>
<p>(tutto il mondo è bombato)</p>
<p>che nel balzo ti inclina<br />
la schiena</p>
<p>che ti sbalza la pelle<br />
di costole / di vertebre</p>
<p>che piombi acceso sul selciato                           </p>
<p>***<span id="more-36765"></span></p>
<p>disponimi cose nel corpo<br />
che esplodano:</p>
<p>riempirmi il vuoto delle<br />
palpebre</p>
<p>(che il tuo respiro è un timer)</p>
<p>quel ticchettio che hai dentro</p>
<p>che prima o poi si ferma </p>
<p>***</p>
<p>gli esplode il deserto nella mano<br />
(dolcemente)</p>
<p>davanti alla tele che si accende<br />
alla visione che si spegne<br />
che in realtà comanda lui<br />
con l’altra mano</p>
<p>vive nelle sue mattonelle<br />
sbeccate vivo nella foresta</p>
<p>dei frutti assiderati</p>
<p>***</p>
<p><em>Genova, 2001</em></p>
<p>e il pensiero si stacca dal cranio<br />
ti intaglia una stella tra<br />
i capelli</p>
<p>tu credi nell’acutezza della cute<br />
nel rossore della pelle<br />
appena percepibile sulla nuca<br />
sotto il passamontagna<br />
che cede alla sassata e al colpo<br />
di rivoltella</p>
<p>ti rivolti a terra in un rivolo<br />
di sputi</p>
<p>e petali e cera </p>
<p>(caduto)</p>
<p>per non cadere tra i caduti</p>
<p>***</p>
<p>la senti tra i cadaveri<br />
             tra i labbri spaccati</p>
<p>fare strage di nomi</p>
<p>parola imbottita di chiodi e<br />
tritolo</p>
<p>che stritola il coro degli assedi</p>
<p>(sommaria esecuzione ed<br />
 atti corporali)</p>
<p>la lingua (ti dico) non muore</p>
<p>ma tramortisce</p>
<p><strong><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/05-Kamikaze-1.mp3'>Kamikaze </a></strong></p>
<p><img src="http://farm5.static.flickr.com/4105/4983774491_123474c141.jpg" alt="" /></p>
<p><em><strong>Gian Maria Annovi </strong>è nato nel 1978. Ha pubblicato Denkmal (l’Obliquo, 1998), Terza persona cortese (d’if, 2007) vincitore del Premio Mazzacurati-Russo e Self-eaters (Mazzoli, 2007) finalista al Premio Antonio Delfini. I suoi testi sono comparsi su diverse riviste e antologie. Vive a New York e si occupa di letteratura italiana. </p>
<p><strong>Joseph Keckler </strong>è un performer, cantante e scrittore americano. Definito dal Village Voice come l’incontro tra “David Sedaris e Diamanda Galas”, i suoi spettacoli includono monologhi e brani musicali originali. Nel 2008, Human Jukebox ha debuttato al Dublin Fringe Festival ottenendo poi successo di pubblico e di critica al teatro La MaMa ETC di New York, mentre Featured Creatures è stato presentato a The New Museum nell’estate del 2009</em>. </p>
<p><em>Testi da: <a href="http://www.transeuropaedizioni.it/?Page=libro.php&#038;id_collana=20&#038;id_volume=92&#038;id_libro=97"><strong>Kamikaze e altre persone (libro) + Featured Creatures (CD), collana Inaudita, Transeuropa, 2010</strong></a>. Con una prefazione di <strong>Antonella Anedda</strong>.</em></p>
<p><em>Immagine di Gian Maria Annovi</em></p>
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		<title>Il presidente Kibaki, Raila e tutti i keniani sono imputati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Feb 2008 10:39:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[kamikaze]]></category>
		<category><![CDATA[kenya]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[Una lettera anonima da Nairobi Scrivere questa lettera sarà la mia ultima azione mortale su questa terra. Ho deciso, per due ragioni, di raccogliere gli indirizzi mail delle persone preminenti che conosco e dei miei amici e mandarla da un indirizzo anonimo. La prima è risparmiar loro lo sconforto di sapere anticipatamente quel che mi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/kenya_narrowweb__300x4600.jpg' title='kenya riots'><img src='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/kenya_narrowweb__300x4600.thumbnail.jpg' alt='kenya riots' /></a>Una lettera anonima da Nairobi</p>
<p>Scrivere questa lettera sarà la mia ultima azione mortale su questa terra. Ho deciso, per due ragioni, di raccogliere gli indirizzi mail delle persone preminenti che conosco e dei miei amici e mandarla da un indirizzo anonimo.<br />
La prima è risparmiar loro lo sconforto di sapere anticipatamente quel che mi accingo a fare e quindi sottrarli ad ogni colpevolezza. E in secondo luogo perché la mia identità ora come in futuro è irrilevante- potrei essere qualsiasi persona sparsa per il paese che prova ciò che provo io.<span id="more-5281"></span><br />
Come potrete intuire dalla mia scrittura, sono un uomo colto. Sono laureato alle università di Nairobi e di Strathmore. Ho avuto il privilegio di ricevere un’istruzione in varie parti del mondo.<br />
Ho lavorato a Berlino, Stoccolma, Londra, New York e in vari altri posti. Parlo correntemente sei lingue.<br />
Ma pur con tutto quel che ho raggiunto, non ho più una ragione per vivere. Se leggendo queste parole vorrete cercarmi, andate al obitorio cittadino dove ho deciso di marcire in mezzo alla gente anonima che finisce lì.<br />
Vi spiegherò il perché con questa lettera e, come Pavlov, mi ritirerò. Questa sarà la mia unica protesta.<br />
Mr Kibaki, io la incrimino.<br />
Lei ha rubato le elezioni alle quali partecipare mi è costato sei ore di fila. Grazie alle sue azioni, la mia vita è cambiata irrevocabilmente. La storia non dimenticherà i grandi obiettivi e l’eredità che lei sarebbe stato chiamato ad onorare, e ricorderà che a causa della sua arroganza di credersi nel giusto, molte persone hanno perso la vita, la proprietà, e più di ogni altra cosa, la speranza.<br />
In nome del sangue del mio popolo, io la incrimino.<br />
Mr Odinga, presidente da me prescelto, in nome del sangue e delle lacrime del mio popolo, io la incrimino.<br />
A causa della sua amarezza, per quanto giustificata, la mia vita cambia irrevocabilmente. La cosa maggiore che ho acquisito, la mia famiglia, è morta in nome suo. Mio figlio, il mio erede, colui che porta il nome dei miei antenati, è andato in fumo prima che potesse pronunciare il mio nome o il suo: Koitalet.<br />
Le mie gemelle, Wanjiru e Sanaipei, furono trovate presso la mia casa bruciata ad Eldoret ferite e dissanguate. Mia moglie è morta con dentro di lei il seme di sei uomini, in uno stato finale di demenza e catatonia. Questo è successo in nome suo, signore. Perché lei deve ottenere la sua giustizia. Perché mia moglie apparteneva alla comunità sbagliata. Perché lei deve ottenere ciò che le spetta.<br />
Lei questo lo leggerà e non proverà nulla. Lo razionalizzerà come accettabili danni collaterali. A qualcuno tocca pur di morire per il conseguimento della giustizia, non è cosi?<br />
Keniani, in nome del sangue dei miei figli, vi incrimino tutti. Avete perso il controllo.<br />
Avete dimenticato che la nostra appartenenza etnica è qualcosa di cui abbiamo sempre scherzato mentre sbrigavamo le nostre faccende.<br />
Avete dimenticato che non era nostra abitudine combattere, ma mediare. Avete dimenticato che siamo un grande popolo costruito sulla schiena di grandi persone. Avete dimenticato che si tratta soltanto di elezioni. In nome del sangue dei miei figli, delle lacrime di mia moglie morta, delle lacrime delle vostre madri, delle lacrime che intridono le lenzuola di coloro che dormono nella pioggia, io vi incrimino.<br />
PATRIOTA<br />
Nairobi </p>
<p><em>Questa lettera è stata pubblicata venerdì sul giornale keniota “The Nation”. A me è arrivata tramite un’amica che ha fatto le scuole a Nairobi e ora vive a Gallarate. Nella mailing list dei suoi ex compagni che se la sono girata, si trovano nomi tedeschi, italiani, anglosassoni, greci, indiani, persino serbi e ovviamente africani. Nelle poche frasi che l’accompagnano, in inglese, si esprime un senso di perdita profonda e di preoccupazione per quelli rimasti laggiù.<br />
Di questa lettera mi ha colpito la sua capacità di arrivare con mezza pagina a dare i contorni di una catastrofe irreversibile. E mi ha colpito che questo avvenga attraverso un uso della retorica che sembra avere qualcosa di disperato: come se quest’arte della parola fosse l’arma estrema che colui che scrive cerca di opporre allo sfacelo che gli ha distrutto, insieme alla voglia di vivere, ogni riferimento e ogni immagine di sé. Comporre questa lettera, redigerla secondo certe modalità espressive, mi è parso un gesto che vuole trasformare un suicidio quasi in un atto da kamikaze. Al di là di ogni giudizio estetico, credo sia utile confrontarsi col fatto che possa esistere ed apparire necessario un uso simile della scrittura. La traduzione è mia. HJ  </em></p>
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