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	<title>La mia gente &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La poesia di Oodgeroo Noonuccal in traduzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2022 06:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[La mia gente]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura postcoloniale]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita Zanoletti]]></category>
		<category><![CDATA[My people]]></category>
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		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Ornella Tajani</strong><br /> Nel 2021 è uscita My people. La mia gente, prima traduzione italiana, con testo a fronte, della poeta indigena australiana Oodgeroo Noonuccal, per le cure di Margherita Zanoletti (Mimesis).]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_95724" aria-describedby="caption-attachment-95724" style="width: 1132px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-95724" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57.png" alt="" width="1132" height="626" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57.png 1132w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-300x166.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-1024x566.png 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-768x425.png 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-150x83.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-696x385.png 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-1068x591.png 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-759x420.png 759w" sizes="(max-width: 1132px) 100vw, 1132px" /><figcaption id="caption-attachment-95724" class="wp-caption-text">Oodgeroo Noonuccal, Sydney, 1970. Courtesy of Mitchell Library, State Library of New South Wales and Courtesy SEARCH Foundation</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2021 è uscita <em>My people. La mia gente</em>, prima traduzione italiana, con testo a fronte, della poeta indigena australiana Oodgeroo Noonuccal, per le cure di Margherita Zanoletti (Mimesis). Il termine «cura» va qui oltre la classica accezione editoriale; il volume è infatti corredato da uno scritto di Alexis Wright e da una ricca e cristallina introduzione di Zanoletti, divisa in tre momenti: una parte iniziale dedicata alla figura dell’autrice, artista, educatrice ed attivista per i diritti dei popoli indigeni; una panoramica sulla sua opera; un saggio traduttologico. Si tratta di un paratesto fondamentale, che fornisce contesto, chiavi di lettura e spunti necessari all’immersione nell’universo costituito dall’opera di Oodgeroo.<br />
La poesia è uno strumento scelto ad hoc dall&#8217;autrice; cito dall’introduzione di Zanoletti, che sull’opera di Oodgeroo ha pubblicato numerosi contributi:</p>
<blockquote><p>[…] perché proprio la poesia? La scelta, spiegherà a più riprese la stessa scrittrice, è legata all’interesse e alla sensibilità da parte degli aborigeni per il canto. La cultura degli aborigeni australiani ha infatti le sue radici nel <em>tjukurrpa</em>, nella traduzione inglese “dreamtime” e “dreaming”, cioè risale al tempo in cui degli esseri ancestrali attraversarono la terra lasciando segni nella forma di colline, ruscelli, caverne e altre formazioni topografiche. Da sempre per gli aborigeni, la terra era segnata da un intrecciarsi di canti, un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi che mappavano le impronte degli antenati, creatori del mondo e delle leggi che lo regolano.</p></blockquote>
<p>Si tratta di una poesia che deve veicolare un messaggio, raccontare la storia di un popolo, e dunque essere accessibile. Scrive ancora la curatrice:</p>
<blockquote><p>tutti i testi contenuti in <em>My People </em>sono in inglese. Oodgeroo si serve, simbolicamente e pragmaticamente, della lingua dei colonizzatori per trascrivere e tramandare storie, esperienze e immagini legate al mondo aborigeno, e in tal modo, dando voce alla sua gente, dichiara ed esprime la sua identità di “half-caste”, indigena ed europeizzata. Impiegando una strategia retorica solo apparentemente semplice, ma in realtà complessa ed enigmatica, sul filo dell’ambiguità, l’appropriazione dell’inglese consente all’autrice di “colonizzare” un pubblico ampio, internazionale e universale, traslando diamesicamente (dal formato orale alla lingua scritta) e interlinguisticamente (dalle lingue aborigene all’inglese) le coordinate di un mondo umiliato e distrutto, che sta cambiando o scomparendo. E per quanto parziale rispetto a una tradizione culturale millenaria, orale e per molti versi segreta, tale lavoro di traduzione e spostamento rende i segni in questione fruibili a tutti coloro che intendono impegnarsi a interpretare e comprendere. Entro questo orizzonte contaminato e stratificato, Oodgeroo evoca la trasformazione in atto scrivendo sì in inglese, ma seminando qua e là una serie di parole di origine indigena: si tratta, come vedremo più approfonditamente nella terza parte di questo contributo, di riferimenti lessicali e talvolta sintattici al logos aborigeno, alla mitologia e alla cosmogonia, onomastici e toponomastici che ribaltano il concetto stesso di alterità, tra-ducendo il lettore in un mondo altro, di difficile comprensione ma di sicuro impatto emotivo.</p></blockquote>
<p>È a questo scopo che, al termine del volume, figura un glossario concepito per chiarire il significato di termini e riferimenti culturali presenti nei testi. Strumento importante dell’approccio traduttivo straniante, <em>foreignizing</em>, il glossario, come scrive Yasmina Melaouah in un interessante <a href="https://rivistatradurre.it/le-berger-de-la-diversite/">articolo</a> dedicato alla traduzione che Sergio Atzeni ha fatto di <em>Texaco </em>di Chamoiseau, è anche</p>
<blockquote><p>un bell’indizio in fondo a una traduzione: significa che il traduttore non ha imbrogliato il lettore, non gli ha spacciato per leggibile un testo difficile, non gli ha nascosto le perdite né ha reso invisibile la distanza dall’Altro.<br />
Lo ha invece lasciato fare un viaggio difficile, gli ha regalato la fatica insieme con la meraviglia, ma per quel viaggio come viatico e bussola gli lascia un glossario, proprio come hanno i viaggiatori solitari nello zaino per cavarsela nei paesi lontani (Melaouah 2015).</p></blockquote>
<p>L’ultima parte dell’introduzione di Zanoletti restituisce una testimonianza del proprio lavoro traduttivo:</p>
<blockquote><p>L’analisi testuale proposta in questa sezione mostrerà, dietro le quinte, le principali problematicità affrontate dal traduttore italiano a fronte di questa commistione tra mondo anglosassone e mondo aborigeno, invitando a riflettere sulla pratica della traduzione come processo intersistemico che ricontestualizza, intermedia e trasmette il patrimonio culturale, l’intento politico e la dimensione emotiva inerenti all’originale, in modo creativo. Oodgeroo si rivolge infatti a un pubblico ampio e variegato; la sua è una poesia popolare, di protesta, che non si addice esclusivamente a intellettuali, accademici e specialisti, ma al contrario, dà voce a e comunica in primis con i ceti più bassi, con i segmenti emarginati e calpestati: con gli esclusi, i senza voce della società. Una traduzione italiana che voglia tenere conto di questo aspetto non potrà che tentare di rendere presente il contesto di fruizione del testo originale, preservandone le peculiarità e ricreando un approccio comunicativo il più vicino possibile a quello di partenza.</p></blockquote>
<p>Pubblico sei poesie tratte dal volume, all’interno del quale sono incluse anche alcune traduzioni ad opera di Francesca Di Blasio (<em>ornella tajani</em>).</p>
<p>_</p>
<p>di <strong>Oodgeroo Noonuccal</strong><br />
<em>traduzione di Margherita Zanoletti</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ASSALITA DAI RUMORI</p>
<p>Qualcosa di osceno nei rumori<br />
Delle cose create dall’uomo offende la dolcezza e la limpidezza<br />
Della Natura.<br />
L’urlo duro dei venti,<br />
Mai senza armonia, mai volgare, che squassa gli alberi,<br />
Lo stridio dei gabbiani – questi<br />
Hanno il loro posto nel mondo<br />
Così come il canto arioso dello scricciolo.<br />
Solo l’uomo, dicono i libri, conosce il bene e il male;<br />
Come l’arte di oggi lo strillare e urlare<br />
Di musica uscita dall’inferno,<br />
Musica fatta malefica, con urli e strilli<br />
Quando i dj si scatenano con scoppi e squilli.<br />
Lasciatemi i suoni fatti da Dio —<br />
Tutti bellissimi per me<br />
Forti o delicati,<br />
Dalla piccola, sottile<br />
Nota di violino dell’ape<br />
Al frastuono del mare turbolento,<br />
Tumultuoso ruzzolando sulla riva.</p>
<div class="page" title="Page 123">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p>NON È IL MIO STILE</p>
<p>Non è il mio stile?<br />
Uomo! Il mondo finirà<br />
E tu ti lamenti.<br />
Io voglio fare<br />
Le cose che non ho fatto.<br />
Non solo assaggiare il nettare degli Dei<br />
Ma affogarci dentro.<br />
Perdere la mia pelle di protesta.<br />
Emergere!<br />
Come donna!<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;poeta!<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;scrittrice!<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;musicista!<br />
Assaggiare spezie;<br />
Masticare erba;<br />
Suicidarmi;<br />
Vivere.<br />
Ingozzarmi<br />
Di amaro e di dolce,<br />
Prima che<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;arrivi<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;quella cosa,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;quella cosa,<br />
lì fuori.</p>
<div class="page" title="Page 197">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<div class="page" title="Page 155">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p>IL BIANCO, IL NERO<br />
(trad. F. Di Blasio)</p>
<p>Il bianco</p>
<p>Aborigeno, noi<br />
Ti abbiamo portato<br />
La nostra sociologia,<br />
E ti abbiamo insegnato<br />
La nostra bianca democrazia.</p>
<p>Il nero</p>
<p>Uomo bianco, che<br />
Vuoi insegnarci e domarci,<br />
Noi avevamo socialismo<br />
Molto prima che tu arrivassi,<br />
E anche democrazia.</p>
<p>Il bianco</p>
<p>Povero nero,<br />
Tutto quel che tu abbia mai avuto<br />
È lo spirito ancestrale Biami*,<br />
Insieme al grande, temibile<br />
Bunyip* col suo muggito!</p>
<p>Il nero</p>
<p>Compagno bianco, è vero<br />
Tu avevi ben altro a nutrire il tuo orgoglio:<br />
Avevi Gesù Cristo,<br />
Ma lo hai messo in croce,<br />
E continui a farlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>EUCALIPTO MUNICIPALE</p>
<p>Eucalipto nella strada di città,<br />
Duro bitume intorno ai tuoi piedi,<br />
Staresti meglio<br />
Nel mondo fresco di rigogliose sale di boscaglie<br />
E richiami di uccelli.<br />
Qui mi sembri<br />
Come quel povero cavallo da tiro<br />
Castrato, domato, una cosa violata,<br />
Imbrigliato e sellato, il suo inferno prolungato,<br />
Il capo chino e il passo spossato esprimono<br />
La sua disperazione.<br />
Eucalipto municipale, mi fa pena<br />
Vederti così<br />
Piantato nella tua erba nera di bitume –<br />
O concittadino,<br />
Cosa ci hanno fatto?</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="page" title="Page 275">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>ALLORA E ORA</p>
<p>Nei miei sogni sento la mia tribù<br />
Ridere mentre caccia e nuota,<br />
Ma i sogni sono distrutti da auto in corsa,<br />
Tram sferraglianti e treni fischianti,<br />
E non vedo più la mia vecchia tribù<br />
Mentre cammino sola nel tumulto della città.</p>
<p>Ho visto corroboree*<br />
Dove quella fabbrica erutta fumo;<br />
Dove hanno eretto un parco alla memoria<br />
Un tempo lubra* scavavano in cerca di igname;<br />
Un tempo i nostri bambini scuri giocavano<br />
Là dove ora ci sono i binari,<br />
E dove io ricordo il didgeridoo*<br />
Ci chiamava a danzare e giocare,<br />
Uffici ora, luci al neon ora,<br />
Ora banche e negozi e pubblicità,<br />
Traffici e commerci della frenetica città.</p>
<p>Non più woomera*, non più boomerang*,<br />
Non più celebrazioni, non più la vita di un tempo,<br />
Eravamo figli della natura allora,<br />
Niente sveglie per gente che corre al lavoro.<br />
Ora sono civilizzata e lavoro come i bianchi,<br />
Ora ho il vestito, ora ho le scarpe:<br />
“Com’è fortunata ad avere un buon posto!”<br />
Meglio quando avevo solo una dillybag*.<br />
Meglio quando non avevo altro che la felicità.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="page" title="Page 281">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>IL PASSATO</p>
<p>Nessuno dica che il passato è morto.<br />
Il passato è tutto intorno e dentro di noi.<br />
Ossessionata da memorie tribali, so che<br />
Questo breve ora, questo presente incidentale<br />
Non è tutto di me, che la mia lunga formazione<br />
In gran parte appartiene al passato.</p>
<p>Stasera qui in Periferia mentre siedo<br />
In poltrona davanti alla stufa elettrica,<br />
Riscaldata dal suo rosso bagliore, precipito nel sogno:<br />
Sono lontana<br />
Accanto al fuoco nella boscaglia, tra<br />
La mia gente, seduta per terra.<br />
Niente muri intorno a me,<br />
Le stelle sopra di me,<br />
Intorno gli alberi alti si muovono<br />
E suonano nel vento.<br />
I tenui gridi della notte giungono a noi, là<br />
Dove siamo una cosa sola con le creature della Natura<br />
Conosciute e sconosciute,<br />
In luoghi a cui apparteniamo ma che abbiamo abbandonato.<br />
Poltrone e caloriferi elettrici<br />
Esistono da ieri.<br />
Ma mille migliaia di fuochi nella foresta<br />
Sono nel mio sangue.<br />
Nessuno venga a dirmi che il passato se n’è andato.<br />
Questo adesso è solo un pezzetto di tempo, un pezzetto<br />
Di tutti gli anni di lotta che mi hanno plasmata.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
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