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	<title>la repubblica di cospaia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>la repubblica di Cospaia [errori toponomastici]</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 09:00:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/1-3-Cospaia.gif"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/1-3-Cospaia-300x179.gif" alt="" title="1-3 Cospaia" width="300" height="179" class="aligncenter size-medium wp-image-40255" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/1-3-Cospaia-300x179.gif 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/1-3-Cospaia.gif 357w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong><a href="http://grazianograziani.wordpress.com/">Graziano Graziani</a></strong></p>
<p>In pochi sanno che Cospaia, una piccola frazione del comune di San Giustino, in provincia di Perugia, è stata per alcuni secoli una repubblica indipendente. Precisamente tra il 1441 e il 1826. Ben prima del Moresnet, dunque, ci fu in Italia un caso di territorio indipendente, anche se la sua storia è molto meno conosciuta ma, volendo, ancora più bizzarra. La repubblica di Cospaia, infatti, non nacque per un compromesso politico, ma per un errore di interpretazione. Papa Eugenio IV cedette Borgo Sansepolcro alla repubblica di Firenze nel 1441, come pegno per la somma di 25.000 fiorini prestati da Cosimo de’ Medici al pontefice, che era impegnato a contrastare il concilio di Basilea dove era stato eletto un antipapa. Ma quando si trattò di stabilire i nuovi confini con lo Stato della Chiesa, fissati lungo un corso d’acqua chiamato “Rio” senza altri appellativi, nessuno tenne conto che a cinquecento metri di distanza esisteva un altro torrente chiamato nello stesso modo. <span id="more-40254"></span>I rappresentanti del papa considerarono confine il “Rio” a sud, quelli di Firenze il “Rio” a nord, e gli abitanti nel mezzo si affrettarono a dichiarare l’indipendenza.</p>
<p>L’errore era nato dal fatto che i rappresentati dei due stati avevano lavorato autonomamente alla ridefinizione dei confini, ma né i Medici né il Papato decisero di porvi rimedio, perché uno stato cuscinetto faceva comodo a entrambi. La libera Repubblica di Cospaia fu quindi riconosciuta ufficialmente, nel 1484: contava appena 330 ettari di territorio. I suoi abitanti non erano soggetti alle tasse dei due stati confinanti, né le merci ai dazi doganali. Questo garantì una certa prosperità ai cittadini della repubblica, soprattutto a partire dalla fine del Cinquecento, quando venne introdotta la coltivazione del tabacco, fortemente limitata negli altri stati. Il consumo di “erba tornabuona” – così veniva chiamato all’epoca il tabacco, dal nome dell’abate Nicolò Tornabuoni che ne aveva portato i semi nella zona per la prima volta, di ritorno da un viaggio in Spagna – era osteggiata dai governi e fortemente tassata; alcuni papi erano giunti perfino a scomunicare chi ne faceva uso. In un simile regime di proibizionismo era ovvio che Cospaia si candidasse ad essere la “capitale del tabacco” in Italia, e ancora oggi alcune varietà vengono chiamate col nome della minuscola repubblica.</p>
<p>Cospaia si dotò di un proprio vessillo, una bandiera composta da un campo nero e uno bianco tagliati diagonalmente, e si dedicò ai propri affari, amministrata da un consiglio di cittadini composto dai capifamiglia e da un gruppo di anziani, e senza alcun esercito che la difendesse. La sua prosperità andò avanti per oltre due secoli, anche se pian piano l’atteggiamento restrittivo verso il tabacco cessò, anche perché il suo commercio risultava essere un ottimo affare anche per il Granducato di Toscana e lo Stato pontificio: nel 1724 Benedetto XIII revocò la scomunica contro i fumatori proclamata dai suoi predecessori. Nel suo ultimo secolo di vita la repubblica di Cospaia visse alterne vicende, ma sostanzialmente il suo declino era cominciato: agli inizi dell’ottocento il piccolo stato indipendente era più che altro un ricettacolo di contrabbandieri, che sfruttavano l’assenza di controlli doganali e di tasse. Fu così che nel 1826, su richiesta di quattordici rappresentanti del territorio che firmarono un atto di sottomissione, Cospaia fu annessa allo Stato della Chiesa e perse per sempre la sua indipendenza.</p>
<p>Di Cospaia oggi non si parla quasi più, non c’è posto sui libri di storia per una vicenda tanto minuta e circoscritta. Un oblio forzato e voluto, secondo i cospaiesi, che nel 1998 hanno dato vita a una singolare protesta: un gruppo di ardimentosi ha occupato il campanile e proclamato la restaurazione della repubblica, senza però sortire alcun effetto. Ad ogni modo la repubblica viene festeggiata e ricordata regolarmente nella frazione di San Giustino, dove ogni ultimo week-end di giugno si svolge una manifestazione che rievoca i fasti di quella che fu ai suoi tempi la più piccola repubblica del mondo. Per due giorni l’anno per le sue strade torna a riecheggiare il motto che fu dei repubblicani cospaiesi, scolpito sulla chiesa della Confraternita dell’Annunziata nel 1613: “perpetua et firma libertas”.</p>
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