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	<title>laboratori &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Abitare il mondo con stupore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 05:18:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesca Matteoni Ai bambini e alle bambine di Camerino e a Tullio. Con affetto e gratitudine. &#160; Tentando di fermare su una mappa un’estate infinita e densa come lo era solo nell’infanzia, nominerò per primo il luogo, Camerino, immerso nelle colline dell’Italia profonda che scivolano l’una nell’altra con i girasoli, le stoppie, il bestiame [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesca Matteoni</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Ai bambini e alle bambine di Camerino e a Tullio. Con affetto e gratitudine.</em></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-69701" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727.jpg" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727.jpg 1500w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727-1024x683.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tentando di fermare su una mappa un’estate infinita e densa come lo era solo nell’infanzia, nominerò per primo il luogo, Camerino, immerso nelle colline dell’Italia profonda che scivolano l’una nell’altra con i girasoli, le stoppie, il bestiame e i borghi abbandonati, dove fra giugno e luglio un team multidisciplinare di cui ho fatto parte, composto da una psicologa, artisti e documentatori provenienti da Toscana, Umbria ed Emilia, ha abitato e lavorato al progetto artistico <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/21/geo-grafie-dellambiente-intorno/"><strong>IO SONO QUI</strong></a>, coinvolgendo quattro gruppi di ragazzi fra i sei e i tredici anni. Perché l’arte come parametro educativo? Abbiamo più volte sottolineato che l’approccio artistico è laterale, si sposta verso l’inconsueto, i margini dove spesso si annidano nuove possibilità. Vorrei aggiungere che per sua natura l’artista è costantemente a caccia di storie, si allena a scovare il potenziale, a trasformare poeticamente ciò in cui si muove, e dunque è pronto anche a spezzarsi, essere contraddetto, restare in attesa con una pazienza molto simile alla fede, stupirsi. Anzi l’artista vuole tutte queste cose: vuole non sapere, stare un po’ nel vuoto, lasciarsi sorprendere, essere l’approdo e non l’origine delle storie.  Sapevamo di essere arrivati a Camerino a causa del terremoto, della frattura creata in un paesaggio che è al contempo interiore ed esterno, ma sapevamo anche che la parola “terremoto” non poteva venir fuori da noi: è stata lì durante i giorni trascorsi coi bambini, visibile e in attesa di rivelarsi, di trovare un senso altro rispetto all’immediato o più semplicemente di dirsi com’è – ma la semplicità è ardua da definire.</p>
<p>Cosa è accaduto in queste settimane? In modo progressivo siamo entrati insieme ai bambini nel tempo e nello spazio come se non fossero affatto dimensioni scontate e quell’<em>io sono qui</em> è diventato la risposta enigmatica e aperta alla più importante delle domande: non <em>chi sei?</em>, ma <em>dove sei?</em> Dove abiti, cosa ti abita quando dirigi l’occhio alla vita intorno e siete parte l’uno dell’altra: carne, mura, sogni, fili d’erba,  colline, ossa, linfa, acqua, pietre, ricordi.</p>
<p>Per primo è venuta l’esplorazione della settimana di <a href="https://www.facebook.com/pg/iosonoqui.lab/photos/?tab=album&amp;album_id=308092476315846"><strong>S-GUARDO</strong></a>, in cui i bambini hanno percorso i luoghi della città in compagnia delle loro macchine fotografiche per riprendere il brutto e il bello, il piccolo e il grande, il vicino e il lontano, il naturale e l’artificiale, scoprendo che l’atto del guardare è regolato dalle prospettive, dal “come” più che dal “cosa” si guarda.  Da vicino, ad esempio, anche il piccolo diventa grande. E accade perfino il contrario, perché lo sguardo consapevole richiede la lentezza in cui il panorama si allarga: un albero è grande per noi, ma rimpicciolisce quando l’occhio sale alla montagna. Osservare così conduce a selezionare e poi ritrovare qualcosa che procede sempre al nostro fianco, ma non la si riconosce abbastanza finché non facciamo attenzione ovvero iniziamo a  “camminare con uno scopo”. Può accadere allora che anche il bello e il brutto subiscano variazioni a seconda del nostro stato d’animo e anche il grigio del cielo non pesa, se sotto di lui giochiamo insieme. Mutano le domande: non <em>cosa vedi</em>, ma <em>che sensazione provi?</em> Muta il senso della parola <em>armonia</em>, si fa personale e inclusiva, e allora qualcuno scrive che guardare una cosa bella fa sentire “energico, commosso, emozionato”, perché la bellezza ha radici forti nella memoria e la risveglia. Memoria di luoghi dove si è stati, perfino memoria di quanto ancora non c’è, una  appartenenza radicale che ci riguarda. Alcuni dei bambini sono ritornati alla Rocca, il punto più alto di Camerino, proprio accanto alla zona rossa e davanti alle montagne, per la prima volta dopo il terremoto, forse compiendo un primo piccolo passo nella riappacificazione col tutto dopo la <em>disarmonia</em> &#8211; quel qualcosa che si interrompe e crea uno spasmo nelle sensazioni come nelle parole. È stata realizzata una mappa percettiva della città, con tutti i posti del cammino e delle future giornate di laboratorio: il D’Avack, sotto gli alberi, la Rocca, l’orto botanico, la foresteria e per ogni posto si è mescolato il bello e brutto, seguendo il cuore e la mente, oltre che l’occhio. Abbiamo preso confidenza col posto, iniziando a riconoscerlo.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="ct8lVT02wzg"><iframe loading="lazy" title="IO SONO QUI | S- GUARDO | Prima Settimana" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/ct8lVT02wzg?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Nella seconda settimana lo sguardo è diventato gioco nel laboratorio <a href="https://www.facebook.com/pg/iosonoqui.lab/photos/?tab=album&amp;album_id=312110529247374"><strong>+ SPAZIO</strong></a>, ribaltando le categorie, provando a misurare il tempo con lo spazio, rispondendo a strani quesiti senza soluzione: quanto dura il poco? Quanto dura il tanto? Un’ora dura sempre nel solito modo? E di domanda in domanda ci siamo detti che “un bambino può essere un posto piccolo, ma dentro di lui può entrarci tanto”; o che la pioggia che ci ha sorpreso mentre eravamo in giro con i più grandi è la materializzazione del “tempo nello spazio”. Ci siamo estesi come i monti e ridotti a sassolini o a creature che stanno nei buchi, abbiamo liberato l’idea di spazio con tutto quello che ne viene – allargamento, costrizione, straniamento, sopravvivenza; abbiamo giocato con le parti dei nostri corpi, componendo statue umane un po’ ridicole, un po’ provocatorie, ci siamo rifugiati su una zattera immaginaria dove l’aria a disposizione diminuiva velocemente e dove quindi siamo stati spinti a cercare vie di fuga, utilizzare altre parti della nostra persona oltre alle gambe e le braccia; ci siamo trasformati in tribù di animali ciechi, che tentavano riunirsi tramite i versi caratteristici: ruggiti, cinguettii, nitriti, miagolii, fuori dal linguaggio umano e dal più abusato dei sensi – la vista. Quando le possibilità di movimento e interazione si riducono si attivano altre risorse, la nostra fantasia è in fermento per arginare il disagio, ma anche semplicemente per accettare la sfida. Alla fine Tempo e Spazio sono venuti a trovarci quali personaggi di una fiaba a cui però mancava il finale. Perché? Certo, perché il finale dovevano scriverlo i ragazzi, ognuno con la sua sensibilità e senza il timore del giudizio, ma, più in profondità, perché il vero finale di qualsiasi storia è nel lettore. Le storie, infatti, si scrivono almeno in due &#8211; chi le inizia e chi le interpreta, portandole nel suo quotidiano. È un po’ quanto accade con le memorie che non aderiscono mai al fatto in sé: cambiano, si fanno fluide a seconda delle stagioni. L’immaginazione crea, riporta in superficie frammenti che non sembrano importanti per l’approvazione della massa, ma lo sono quando ci si ascolta uno a uno. I bambini hanno scritto, imparando che nessun ricordo e nessuna fantasia sono sbagliate, ma è difficile, come scriveva W.B.Yeats in una sua poesia, andare fra gli altri senza magnifici mantelli – <em>ci vuole più coraggio a camminare nudi</em> – ovvero vestiti delle cose perdute e ritrovate, dei palloncini che un giorno sono scappati di mano e dimorano per sempre in qualche casa di vento.  Stare nel <em>qui</em> vuol forse dire mirare all’essenziale, smettendo di pensare “il tempo nemico dell’uomo e lo spazio sempre insufficiente”, lasciando andare i pesi inutili, ancorati dentro di noi nei nomi e nei pezzi di passato. Vuol dire ripetersi che “ci vuole tempo per guadagnare spazio”, un tempo di cammino, osservazione, crescita; questo è l’insegnamento del gioco e nelle frasi dei bambini anche Gioco è un personaggio del girotondo di Spazio e Tempo, perché “pure la fantasia gioca”: perfino le storie dicono la verità giocando, prendono per mano paure e desideri.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="gDpLv8jJarg"><iframe loading="lazy" title="IO SONO QUI | + SPAZIO | Seconda Settimana" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/gDpLv8jJarg?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Siamo giunti così alla terza settimana e all’incontro con Alice, la bambina saputella che precipita nel paese delle stramberie, dove i discorsi non hanno capo né coda, si aprono scuole sotto il mare e i conigli bianchi, come è noto, sono in ritardo. Alice cade in un buco, desidera ardentemente raggiungere il giardino che intravede da una serratura, cerca di esprimere un senso in un universo che ne è privo, diviene consapevole dei confini fra il mondo del sogno e della veglia e di come entrambi partecipino della realtà. Nei laboratori di <a href="https://www.facebook.com/pg/iosonoqui.lab/photos/?tab=album&amp;album_id=315616115563482"><strong>ALICE IN 4 TEMPI</strong></a> i bambini hanno inseguito un animale chiudendo gli occhi e affidandosi alla visione interiore; sono caduti in luoghi scomodi, larghi, familiari, strani, senza poter parlare per via della “terra in bocca”; atterrando su “ un prato di trifogli con il vento che soffiava”;  vincendo “l’ansia” e trovando la “felicità” per l’incontro con la ragazzina letteraria. Dove sperimentavano la caduta? Quale il luogo reale &#8211; quello del nostro appuntamento quotidiano o quello della loro esplorazione fantastica? Dove il qui e l’ora? Restano domande aperte perché in un’esistenza sola sono molte le vite che immaginiamo, che addirittura viviamo popolando il solito prato di sensazioni molto diverse a seconda di quando ci andiamo, con chi, con quale stato d’animo. Riempiamo il posto con noi stessi e poi impariamo che <em>il mondo esiste</em> come in un verso di Montale, anche quando noi siamo altrove. Ma se non si cade, se non ci si arrende una prima volta al potere del luogo nel nostro cuore non possiamo nemmeno desiderare, che significa alla lettera <em>sentire la mancanza delle stelle</em>, di quelle luci che guidano, così serene e fredde, mentre ci troviamo al buio e tendiamo il viso al cielo. Ai loro desideri i bambini hanno dato una forma nuova, realizzando un piccolo disegno che li rappresentasse restando tuttavia misterioso, non didascalico, segreto. Come è lunga la strada da un buco nel suolo agli astri, anche per toccare i propri desideri c’è da colmare un tragitto segnato con il pennarello e di volta in volta simboleggiato da una linea tortuosa, elegante, ingarbugliata, colorata, dritta, interrotta, che dà al percorso la sua dimensione emotiva. Alcuni desideri appaiono facili, altri impossibili, alcuni si avverano solo nella fantasia: l’importante è mettersi in moto per avverarli, anche se cambieranno o si scorderanno. Dopo il desiderio viene l’apprendimento e siamo entrati con la fantasia in scuole particolari, una per ogni bambino che ha descritto la propria, raccontando dove si trova, di cosa è fatta, quali sono le materie di studio, incoraggiati dall’episodio assurdo e irriverente della Tartaruga d’Egitto e della sua scuola nelle onde dell’oceano. Per qualcuno la scuola ha coinciso con la propria camera, per un’altra era di gelato, zucchero filato e senza mal di pancia; al suo interno si può imparare a “diventare più piccolino”; “a portare fiducia in se stessi”; a “volare e inseguire i propri sogni”. Certo alcune fantasie e insegnamenti colpiscono di più l’attenzione dell’adulto, ma tornando ai bambini e alla generosità con cui si sono donati, tutto quanto è stato detto ha un valore speciale: diventare piccolini, per esempio, è riuscire a nascondersi e rammentarsi dei dettagli che rendono unico il vissuto. Per qualche bambino la scuola deve essere trasparente e antisismica e magari sorge proprio nel centro storico di Camerino. Piano piano ci siamo avviati in una fiaba vera e prossima &#8211; la finzione ci ha permesso di rimuovere l’imbarazzo o il timore; piano piano siamo usciti nell’espressione e con sorpresa di tutti ci siamo diretti proprio verso la zona rossa, che per giorni abbiamo costeggiato, raggiungendo la recinzione di legno che protegge la chiesa di San Venanzietto. È lì che abbiamo scritto i messaggi al mondo traendoli fuori dalla scuola immaginaria, fuori dalla scatola di tempo che sono i bambini; abbiamo scritto un libro di gesso, legno e precarietà, di sole acceso e un po’ solenne sul primo rientro per alcuni nei pressi del centro storico, e anche noi, le traghettatrici, siamo state  trasportate da loro nelle parole. “Capire gli animali”; “condividere la felicità”; “prendersi cura delle piante”; “cercare sempre ciò che si è perso”, sono solo alcuni dei messaggi, ma vorrei che un attimo riusciste a scorgerli anche voi, mentre percorrono la breve salita, scelgono il colore, alcune bambine si commuovono e si abbracciano. Una volta dato voce al nostro muro, siamo scesi via dalla zona rossa per l’ultimo incontro con Alice e come lei eravamo ormai prossimi al risveglio. Con il blocchetto e un pennarello i bambini hanno scovato oggetti di qualsiasi tipo, da una foglia a una grata di ferro, nei quali identificarsi attraverso tre aggettivi con cui hanno composto una poesia di tre versi sul sonno, il sogno e ciò che siamo. Abbiamo scritto veloci, seduti su un muretto o su una panchina, accanto all’albero di susino su cui qualcuno avrebbe voluto arrampicarsi per cogliere i frutti scuri: la scrittura è il nostro sogno lucido: mentre il corpo dorme, se ne anima un altro plastico e sottile che riflette tutto quello che vede.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="oBZYFOn8hzg"><iframe loading="lazy" title="IO SONO QUI | ALICE IN 4 TEMPI | Terza Settimana" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/oBZYFOn8hzg?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Un corpo come proiezione emotiva e mentale di sé è stata la linea guida della quarta settimana, dedicata al laboratorio <strong><a href="https://www.facebook.com/pg/iosonoqui.lab/photos/?tab=album&amp;album_id=319022511889509">IMMAGINE CORPOREA</a></strong>.  Siamo partiti dalla Rocca cercando la sintonia con l’ambiente: davvero il nostro corpo finisce nella punta delle dita o dei piedi, sulla cima della testa, nei fili dei capelli? Cosa significa toccare qualcuno o qualcosa, possediamo, noi, mani invisibili che accorciano la distanza? I bambini hanno vagato per il parco verso le montagne all’orizzonte o il tetto della cattedrale, sperimentando un contatto nuovo e abbracciando le cose con lo sguardo. Sempre sono lì i crinali, le case, il verde, e perché allora solo guardando tutto con intenzione, come riemergendo a se stessi dal gioco delle scorse settimane, si manifestano nella loro novità, ci stupiscono? Ci siamo stretti agli alberi e qualcuno ha raccontato che accade spesso di toccare questi fratelli maggiori; abbiamo abbracciato i pali dei lampioni e il muro di una casa; abbiamo riconosciuto un altro elemento del paesaggio, umano, ma quasi assorbito dalla città: i militari con la loro camionetta. Chi ha voluto quindi è andato loro incontro, stringendo la mano, avventurandosi all’interno del mezzo, perché gli accadimenti traumatici sconvolgono e portano mutamento nei luoghi e nelle persone e il vero rischio è abituarsi al presente senza conoscerlo, senza scoprire che ciò che ci protegge &#8211; una fronda, la mano di un soccorritore, un’arma, un muro, un cielo aperto e saldo – è ciò che ci espone. Molti bambini si sono sentiti tristi o strani abbracciando la chiesa o un palazzo, identificando tra i monti un’abitazione divenuta inaccessibile, eppure erano pronti per accogliere il sentimento, qualsiasi esso fosse: abbiamo fatto un passo nella riconciliazione.</p>
<p>Ho scritto all’inizio che il terremoto è una frattura ambivalente – fisica e spirituale. Quello che posso aggiungere ora, è che una frattura è anche lo spazio che nel dramma lascia filtrare la luce. La distanza fra i bambini e le montagne, la ruvidità fra corteccia e pelle, le lacrime e le finestre spezzate sono tutte manifestazioni di frattura e di vuoto in cui ci rialziamo dopo la caduta. Protetti prima, poi esposti alla forza delle nostre emozioni, infine, con le parole di una bambina, aiutanti: “ho sentito di voler aiutare e proteggere la mia città”. Con una passeggiata siamo arrivati al muro solido del cimitero, lo abbiamo guardato, toccato, sentito, ci siamo appoggiati per gettare gli occhi più lontano possibile davanti a noi, abbiamo sostenuto la pietra antica in silenzio. Nel pomeriggio a ogni bambino è stato assegnato un grande foglio: lavorando a coppie hanno tracciato le sagome gli uni degli altri e dopo hanno riempito il ritratto con due colori contrastanti – il più e il meno amato. Ospitiamo differenze dentro di noi, quanto ci piace e quanto non ci piace là fuori si radunano nelle nostre varie parti – le gambe, il busto, la testa, la sinistra o la destra, le braccia. Lasciando vuoti gli spazi degli occhi e del cuore, i ragazzi hanno elaborato stili soggettivi di disegno e decorazione all’interno dei confini corporei. Poi con un pennarello hanno scritto le cose che portano negli occhi e nel cuore e ciò che li sostiene lungo la spina dorsale. Negli occhi “gli alberi che fanno stare bene” , “quiete”, “stranezza”, “tranquillità”, “un muratore”, “il vivere bene”; nel cuore “libertà”, “ricordi”, la sorella o la mamma, “la natura”, uno sport, “il canto”, “il mio cane”, i nomi degli amici, “l’affetto per quasi tutti”, una passione. E lungo la spina dorsale a sostenerci “io”, “ la lealtà”, “la fiducia in me stessa”, “le grandi amicizie” “delle pietre molto, molto resistenti da non crollare per la paura”.  Le sagome erano tutte a terra nel tendone, ognuna con un bambino e un paesaggio dentro, e noi sul finale con un bel po’ di magone e silenzio, perché abitare un posto è abitare se stessi, il più straniero dei luoghi, il più imprevedibile, il più nascosto, mentre lo si esibisce fra gli altri.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="oVyET5v6ht4"><iframe loading="lazy" title="IO SONO QUI | IMMAGINE CORPOREA | Quarta Settimana" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/oVyET5v6ht4?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Nell’ultima settimana, dedicata alla preparazione dell’evento finale con tutti i suoi materiali, ma anche alla decorazione delle scatole personali dei ricordi, ci siamo raccontati le sensazioni rimaste dai laboratori, il significato di IO SONO QUI, che si è rivelato vicinanza, aiuto, sostegno reciproco, attesa. <em>Io sono qui</em> perché ciò che provo non può essere sciolto mai da ciò che mi accoglie, da ciò che si anima attorno.</p>
<p>Quello che resta, a poche settimane dalla conclusione e dall’arrivederci, sono alcuni dettagli, perché è troppo presto per raccontare o sapere tutto, se mai lo sapremo, e i semi piantati hanno bisogno di pazienza per crescere e ramificare. Penso, pensiamo, alle bambine e ai bambini che sono stati i nostri compagni in tutti questi giorni e li vediamo fra anni ritornare con la memoria, magari sorridere, sentire che non ci siamo perduti nonostante la lontananza, come non si perde chi condivide un momento di verità. Li vediamo schiudersi alla speranza fino alla fine. Ora, pescando nella sfera brillante dei giorni d’estate, ecco che escono certi occhi vivaci, le teste che si immergono sotto la fontana e le risa mentre camminiamo dalla Rocca al D’Avack, dei fiori di malva e di cicoria che ci spiano e a volte raccogliamo, delle mani, delle magliette e delle gambe d’improvviso azzurre, verdi, gialle per il colore a tempera che si è sparso ovunque, uno zaino efficientissimo, dove c’è quanto serve per cavarsela in ogni stagione, un primo amore, della pioggia che ci mette in difficoltà e poi ci rende più vicini. Ci ricorderemo che le nuvole vanno velocissimo quando ci si prende il tempo per sdraiarsi in un prato e guardarle, a qualsiasi età, in qualsiasi posto &#8211; recuperiamo il tempo e lo spargiamo nel cielo. E che il cielo dell’amicizia fra noi, voi, le indimenticabili colline di quest’Italia centrale, si può frangere, turbare e piangere a dirotto, ma che poi trova un suo modo, si ricompone.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-69675" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS-1024x683.jpg" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS-1024x683.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS.jpg 1500w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><strong>IO SONO QUI – geografie del sé e dell’ambiente intorno a sé</strong></p>
<p><strong>Presentato da Zappa! Ideato, curato e condotto da Emanuela Baldi, Francesca Campigli, Francesca Matteoni, Paola Papi.</strong><br />
<strong> Realizzato con il patrocinio del Comune di Camerino, in collaborazione con Istituto Comprensivo Ugo Betti e Sistema Museale di Ateneo &#8211; Orto Botanico Carmela Cortini.</strong><br />
P<b>rogetto selezionato dal bando <em>Progetti volti alla promozione di attività volte al recupero delle regolari attività scolastiche ed extrascolastiche nelle zone colpite dal terremoto</em>, sostenuto da MIUR, IPSSEOA Costaggini Rieti, Ripartiamo dalla Scuola.</b></p>
<p><strong>Fotografie di Guido Mencari.</strong></p>
<p><strong>Video di Lorenzo Bernardini e Michele Manuali</strong></p>
<p><strong>Grafica di Marino Neri.</strong></p>
<p>INFO SUL PROGETTO:<br />
<strong><a href="http://www.zappalab.com/io-sono-qui-2/">pagina web/sito zappa<br />
</a><a href="https://www.facebook.com/iosonoqui.lab/">pagina FB IO SONO QUI</a></strong><br />
<strong> <a href="https://www.youtube.com/channel/UCRN8w0nDXVaHRoRyMZQsX_w">canale YOUTUBE IO SONO QUI </a></strong><br />
<strong><a href="https://www.instagram.com/iosonoqui.lab/">Instagram</a></strong></p>
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		<title>INRITIRO 2017- soggiorni di studio in Appennino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/08/26/inritiro-2017-soggiorni-studio-appennino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2017 05:02:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;associazione SassiScritti continua la sua attività proponendo la terza edizione di  InRitiro un ciclo di laboratori intensivi sulla scrittura, l&#8217;illustrazione, il canto e la recitazione. Fine settimana “in ritiro” e lontani dalla confusione di tutti i giorni, momenti di approfondimento, condivisione ed esplorazione partendo da basi teoriche fino a vere e proprie esercitazioni sulla composizione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;associazione SassiScritti continua la sua attività proponendo la terza edizione di  <strong><em>InRitiro</em></strong> un ciclo di laboratori intensivi sulla scrittura, l&#8217;illustrazione, il canto e la recitazione.</p>
<p>Fine settimana “in ritiro” e lontani dalla confusione di tutti i giorni, momenti di approfondimento, condivisione ed esplorazione partendo da basi teoriche fino a vere e proprie esercitazioni sulla composizione di un romanzo o di una illustrazione.</p>
<p>Gli scrittori <strong>Luca Ricci</strong> e<strong> Giulio Mozzi, </strong>il regista e attore <strong>Oscar De Summa, </strong>la cantante e attrice <strong>Monica Demuru, </strong>l&#8217;illustratore <strong>Simone Rea, </strong>sono gli artisti e docenti che per questo terzo anno lavoreranno e staranno insieme ai partecipanti in un paesaggio che concilia la concentrazione e il raccoglimento. Ospitati in centri come <em>Nabhi @ Centro della Terra (</em><a href="http://www.nabhi.it/">www.nabhi.it</a><em>) </em>un luogo recentemente inaugurato, semplice e accogliente, nato per ospitare corsi residenziali, ideale per chi ama camminare in natura, godere di pace e tranquillità.</p>
<p>I primi due con lo scrittore Luca Ricci e l’attrice e cantante Monica Demurru si sono svolti a luglio. Gli altri, che qui promuoviamo, avranno luogo nell’autunno fra settembre e novembre.</p>
<p><em>InRitiro è i</em>nserito nel progetto ‘Polimero’ proposto da Arci Emilia Romagna in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, che porterà laboratori artistici in circoli delle principali province della regione.</p>
<p>Ogni laboratorio comprenderà nella quota di iscrizione, oltre al corso con l’artista scelto, anche l’alloggio, i trasporti in sede e i pasti.</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p>Il <strong>15-16-17 settembre</strong> staremo “Nelle regole del quadrato”, workshop proposto dall’attore, autore e regista <strong>Oscar De Summa</strong>, recente premio ‘Mariangela Melato’ come migliore attore 2017, ricevuto dalla critica all’interno del Premio Hystrio. Con De Summa si lavorerà propriamente sull’arte dell’attore e sulla creazione teatrale.</p>
<p>L’autunno continuerà con un laboratorio di illustrazione condotto da <strong>Simone Rea</strong>, amato e seguitissimo illustratore di una lunga serie di albi, uno dei quali recentemente finalista al prestigioso Premio Andersen. Dal <strong>29 settembre al 1 ottobre</strong> Rea propone il laboratorio “L’interpretazione del testo e la creazione del personaggio”, un percorso con l’acrilico su come creare a partire dalla collaborazione con gli autori.</p>
<p>Il <strong>3-4-5 novembre</strong> si chiude il calendario 2017 con lo scrittore <strong>Giulio Mozzi</strong>, che propone il laboratorio “La natura della finzione”. Mozzi si occupa da decenni di scoprire buoni libri, e oltre che scrivere opere proprie si dedica professionalmente all’arte della narrativa sia tenendo corsi di scrittura che lavorando sui testi altrui. Il percorso di questi tre giorni sarà quindi un’immersione intensiva nella scrittura, anche con consigli pratici su come scrivere e proporre un buon romanzo.<br />
per tutti i dettagli:</p>
<p><a href="http://www.sassiscritti.org/">www.sassiscritti.org</a></p>
<p>fb: SassiScritti – L’importanza di essere piccoli<br />
info: <a href="mailto:sassiscritti@gmail.com">info@sassiscritti.org</a><br />
mob. 3495311807</p>
<p>Ufficio stampa<br />
Daria Balducelli<br />
<a href="mailto:d.balducelli@gmail.com">d.balducelli@gmail.com</a><br />
mob. 3493690407</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IO SONO QUI &#8211; Evento pubblico conclusivo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/07/19/evento-pubblico-conclusivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2017 10:17:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si conclude il 22 luglio l&#8217;esperienza di &#8220;IO SONO QUI. Geo-grafie del sé e dell&#8217;ambiente intorno a sé&#8221; progetto laboratoriale diretto ai bambini di Camerino di cui si può leggere QUI la descrizione. Per chi volesse seguirci su facebook, questa è la nostra pagina, con le foto, i video e i racconti settimanali: https://www.facebook.com/iosonoqui.lab/ &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si conclude il <strong>22 luglio</strong> l&#8217;esperienza di <strong>&#8220;IO SONO QUI. Geo-grafie del sé e dell&#8217;ambiente intorno a sé&#8221;</strong> progetto laboratoriale diretto ai bambini di Camerino di cui si può leggere <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/21/geo-grafie-dellambiente-intorno/"><strong>QUI</strong></a> la descrizione. Per chi volesse seguirci su facebook, questa è la nostra pagina, con le foto, i video e i racconti settimanali: <strong>https://www.facebook.com/iosonoqui.lab/</strong><br />
<img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-69089 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_fronte-page-001-1024x727.jpg" alt="" width="720" height="511" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_fronte-page-001-1024x727.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_fronte-page-001-300x213.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_fronte-page-001-768x546.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_fronte-page-001-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_fronte-page-001.jpg 1264w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /> <img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-69090 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_retro-page-001-1024x727.jpg" alt="" width="720" height="511" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_retro-page-001-1024x727.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_retro-page-001-300x213.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_retro-page-001-768x546.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_retro-page-001-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/invito_22luglio_retro-page-001.jpg 1264w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>InRitiro: Soggiorni di Studio sull&#8217;Appennino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/06/11/inritiro-soggiorni-di-studio-sullappennino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 11:58:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
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					<description><![CDATA[QUI la pagina con tutte le informazioni e i link alle schede dei corsi. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://sassiscritti.wordpress.com/2015/05/05/calendario-di-soggiorni-di-studio-in-appennino/"><strong>QUI</strong></a> <strong>la pagina con tutte le informazioni e i link alle schede dei corsi</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-54650 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/inritiro-011-1024x1024.jpg" alt="inritiro-011" width="700" height="700" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/inritiro-011-1024x1024.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/inritiro-011-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/inritiro-011-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/inritiro-011-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/inritiro-011-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/inritiro-011-900x900.jpg 900w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Setaccio: la farina buona che nutre la vita. Laboratori di scrittura a Porretta Terme</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/19/la-farina-buona-che-nutre-la-vita-laboratori-di-scrittura-a-porretta-terme/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 16:00:38 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gianluca Morozzi]]></category>
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		<category><![CDATA[porretta terme]]></category>
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					<description><![CDATA[Le associazioni culturali Matrioske e Sassiscritti in collaborazione con la casa editrice Fernandel, il Centro Turistico La Prossima e il Comune di Porretta Terme (Bo) presentano per il terzo anno Sdâc-setaccio: residenze creative sui crinali dell’Appennino Tosco-Emiliano. Durante i laboratori intensivi i partecipanti risiederanno in agriturismo assieme all’artista. Il lavoro verrà svolto tra le sale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le associazioni culturali <strong>Matrioske</strong> e <a href="http://www.sassiscritti.wordpress.com"><strong>Sassiscritti</strong></a> in collaborazione con la <strong>casa editrice Fernandel, il Centro Turistico La Prossima e il Comune di Porretta Terme (Bo)</strong> presentano per il terzo anno <strong>Sdâc-setaccio</strong>: residenze creative sui crinali dell’Appennino Tosco-Emiliano. Durante i laboratori intensivi i partecipanti risiederanno in agriturismo assieme all’artista. Il lavoro verrà svolto tra le sale comunali di Porretta Terme (Bo) e gli spazi nel verde. <span id="more-24654"></span></p>
<p><strong>LABORATORIO CON GIANLUCA MOROZZI</strong></p>
<p><strong>30_31 Ottobre / 1 Novembre<br />
LABORATORIO PRATICO SUL RACCONTO</strong></p>
<p><em>Il romanzo necessita di parti di raccordo funzionali<br />
alla trama ma magari più deboli del resto, mentre il racconto non ha punti deboli. </em>(T. Scarpa)</p>
<p>Un laboratorio sulla forma-racconto: come scrivere un racconto partendo da un incipit, come scrivere un racconto incentrato sul finale, come scrivere un racconto a tema, con esercizi pratici e esempi concreti. Inoltre, come pubblicare: i contatti con le case editrici, il modo di presentarsi, e tutto quello che riguarda il “mestiere pratico di aspirante scrittore”.<br />
 <em>Gianluca Morozzi  </em> </p>
<p><strong>GIANLUCA MOROZZI</strong> ha pubblicato i romanzi “Blackout”, “L’era del porco”, “Despero”, “Colui che gli dei vogliono distruggere” (tutti per Guanda), “Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di aver fatto, però le ho fatte”, “Accecati dalla luce” e “L’abisso” (tutti per Fernandel). Ha pubblicato inoltre i volumi di racconti “Luglio, agosto, settembre nero” e “Le avventure di zio Savoldi” (in collaborazione con Paolo Alberti), entrambi con Fernandel. Per Guanda ha pubblicato il saggio semiserio “L’Emilia o la dura legge della musica”. Nel campo dei fumetti ha sceneggiato le graphic novel “Il vangelo del coyote” (Guanda) e “Pandemonio” (Fernandel), oltre alla maxiserie “FactorY” in uscita per Fernandel. Come curatore, ha collaborato ai volumi “Suicidi falliti per motivi ridicoli” (Coniglio), “Quote rosa” (Fernandel), “Dylan revisited” (Manni), “Le radici e le ali- La storia dei Gang” (Fernandel), “Byron a pezzi” (Fernandel).  </p>
<p><strong>LABORATORIO CON PAOLO NORI</p>
<p>6_7_8 Novembre</p>
<p>SCUOLA ELEMENTARE DI SCRITTURA EMILIANA IN MONTAGNA</strong></p>
<p>I semicolti e le loro scritture, il letterario e il non letterario.<br />
Il suono e il senso, la paura e il riso.<br />
Andare fuori tema, straniarsi, non sapere.<br />
Le liste, le fattografie, la storia delle cose.<br />
I riassunti, le sostituzioni, il cosiddetto cut up.<br />
La frase, la ripetizione della frase, diversi modi di ripetere la frase.<br />
La trama e la non trama, il tutto e il niente.<br />
Le biografie, le agiografie e l’incontrario delle agiografie. Le poesie, il suono nelle poesie e l’incontrario delle poesie.<br />
L’editoria, le pubblicazioni, il senso dello scrivere. E delle altre cose.<br />
<em>Paolo Nori</em></p>
<p>Orari laboratorio:<br />
Venerdì 6 dalle 20 e 30 alle 23; Sabato 7 dalle 9 alle 12 e dalle 14 e 30 alle 18; Domenica 9 dalle 9 alle 12. I partecipanti alloggeranno in miniappartamenti misti.</p>
<p><strong>PAOLO NORI</strong> ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi “Le cose non sono le cose”, “Grandi ustionati”, “Si chiama Francesca, questo romanzo”, “La vergogna delle scarpe nuove” e “Pubblici discorsi”. Ha tradotto e curato l&#8217;antologia degli scritti di Daniil Charms “Disastri”, l&#8217;edizione dei classici di Feltrinelli di “Un eroe dei nostri tempi” di Lermontov e delle “Umili prose” di Puškin e “Anime morte” di Gogol&#8217;. È fondatore e redattore della rivista “L&#8217;Accalappiacani”.</p>
<p><strong>Info: setaccio@gmail.com; <a href="http://www.sassiscritti.wordpress.com">www.sassiscritti.wordpress.com</a>;<br />
mob. 349 5311807 / 392.3199820</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Scrittori di voce migrante. L’italiano che cambia lingua</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/15/scrittori-di-voce-migrante-l%e2%80%99italiano-che-cambia-lingua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 08:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[ancona]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura migrante]]></category>
		<category><![CDATA[racconto breve]]></category>
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					<description><![CDATA[laboratori di scrittura / incontri/ poetry slam / short story slam Ancona, 16-17 ottobre 2009 In Italia negli ultimi anni si è sensibilmente moltiplicato il numero degli scrittori di lingua madre non italiana che scrivono in italiano con eccellenti risultati letterari. Numerose sono le case editrici che in qualche misura sostengono questo fenomeno, dalle major [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm3.static.flickr.com/2567/4010333339_67682ea7dd_m.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>laboratori di scrittura / incontri/ poetry slam / short story slam<br />
<em>Ancona, 16-17 ottobre 2009</em></strong><br />
<span id="more-24211"></span></p>
<p>In Italia negli ultimi anni si è sensibilmente moltiplicato il numero degli scrittori di lingua madre non italiana che scrivono in italiano con eccellenti risultati letterari. Numerose sono le case editrici che in qualche misura sostengono questo fenomeno, dalle major (Einaudi, Mondadori, Garzanti, ecc.) alle medie e piccole (Besa, Meridiano Zero, Manni, ecc.), ma ancora poca è l’attenzione che i media e il grande pubblico gli dedicano, di fatto limitando lo sviluppo di una nuova lingua e di una nuova sensibilità (l’italiano parlato, e scritto, materialmente da “lingue” diverse) che sono uno dei più profondi e evidenti fenomeni di rinnovamento della cultura italiana ed europea.<br />
Il progetto “Scrittori di voce migrante” nasce con lo scopo di dare visibilità e sostegno a questa tendenza in inevitabile sviluppo, coinvolgendo un ampio pubblico, a partire dagli studenti delle scuole superiori della città di Ancona.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><strong>Programma </p>
<p>16 ottobre</strong></p>
<p>Casa delle Culture (Via Vallemiano &#8211; ex Mattatoio)<br />
Ore 15.00-18.00<br />
<em>Laboratorio di scrittura narrativa / racconto breve</em>, a cura di <strong>Gianmaria Nerli</strong><br />
<em>Laboratorio di scrittura in versi / poesia orale</em>, a cura di <strong>Luigi Nacci</strong></p>
<p>*</p>
<p>Casa delle Culture (Via Vallemiano &#8211; ex Mattatoio)<br />
Ore 18.30<br />
<em>L’italiano cambia lingua?</em><br />
Tavola rotonda con lo scrittore <strong>Adrián Bravi </strong>e i redattori delle riviste <strong>“in pensiero”</strong> e <strong>“Argo” </strong></p>
<p>*****</p>
<p><strong>17 ottobre</strong></p>
<p>Liceo Scientifico Galileo Galilei (Via S. Allende Gossens)<br />
Ore 9.00-11.00<br />
<em>Letterature migranti &#8211; incontro con gli studenti</em><br />
Partecipano:<br />
<strong>Antonella Bukovaz<br />
Arben Dedja<br />
Tahar Lamri<br />
Julio Monteiro Martins</strong></p>
<p>Coordina: <strong>Valerio Cuccaroni</strong></p>
<p>*</p>
<p>Casa delle Culture (Via Vallemiano &#8211; ex Mattatoio)<br />
Ore 15.00-18.00<br />
<em>Laboratorio di scrittura narrativa / racconto breve</em>, a cura di <strong>Gianmaria Nerli</strong><br />
<em>Laboratorio di scrittura in versi / poesia </em>orale, a cura di <strong>Luigi Nacci</strong><br />
*</p>
<p>Hangar CultLab (Via Conti, 10)<br />
Ore 21.00</p>
<p><em>POETRY SLAM</em><br />
Partecipano:<br />
<strong>Antonella Bukovaz<br />
Arben Dedja<br />
Loris Ferri<br />
Lara Lucaccioni</strong><br />
+ i migliori allievi del laboratorio</p>
<p><em>SHORT STORY SLAM</em><br />
Partecipano:<br />
<strong>Barbara Coacci<br />
Claudia Gentili<br />
Tahar Lamri<br />
Julio Monteiro Martins</strong><br />
+ i migliori allievi del laboratorio</p>
<p>EmCee: <strong>Luigi Socci</strong></p>
<p><em>il vincitore del poetry slam inconterà in finale il vincitore dello short story slam</em></p>
<p>*****</p>
<p><strong>Per le iscrizioni ai laboratori, gratuite e aperte fino al 15 ottobre: scrittoridivocemigrante@gmail.com </strong></p>
<p><em>Tutti gli eventi sono ad ingresso libero</em></p>
<p>*****</p>
<p>A cura di Luigi Nacci e Gianmaria Nerli<br />
Da un’idea di TriesteDistrettoCulturale e in collaborazione con: Luigi Socci, Valerio Cuccaroni, Associazione Culturale Nie Wiem, Associazione Culturale Adriatico-Mediterraneo, “in pensiero” – rivista di arti e linguaggi, “Argo” – rivista di esplorazione.</p>
<p>E’ un’iniziativa realizzata con il Patrocinio della Provincia di Ancona nell’ambito di Ottobre, piovono libri: i luoghi della lettura – a cura del Centro per il Libro, in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’Unione delle Province d’Italia e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani. </p>
<p><strong><a href="http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1827">QUI</a> per saperne di più </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le parole e i giorni</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/16/le-parole-e-i-giorni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 14:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Bergonzoni]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=16367</guid>

					<description><![CDATA[Leggere, scrivere, parlare, ascoltare, giocare: tutto questo appartiene al mondo delle parole. E a questo mondo, è dedicato il festival ‘Le parole, I giorni’, un appuntamento annuale avviato nel 2008 a Poggibonsi. Due giorni fatti di incontri, giochi, laboratori, spettacoli pensati per tutti. E con tutti, perché molte sono le iniziative in cui da pubblico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3539/3444994323_0133df81b4.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Leggere, scrivere, parlare, ascoltare, giocare</strong>: tutto questo appartiene al mondo delle parole. E a questo mondo, è dedicato il festival ‘Le parole, I giorni’, un appuntamento annuale avviato nel 2008 a Poggibonsi.<br />
Due giorni fatti di incontri, giochi, laboratori, spettacoli pensati per tutti. E con tutti, perché molte sono le iniziative in cui da pubblico ci si può trasformare in protagonisti. Partecipando ai giochi o ascoltando le voci di chi le parole le ha studiate, usate, amate. Portandole in primo piano: sia questo la scena di un teatro o la pagina di un libro.<br />
Insomma un festival per tutti, di tutti, con tutti. <span id="more-16367"></span></p>
<p>L’edizione di quest’anno ha il titolo: <strong><a href="http://www.leparoleigiorni.it/">Le parole della scienza, la scienza delle parole</a></strong>. Sono passati 400 anni dalle prime osservazioni astronomiche di Galileo, 200 dalla nascita di Darwin e 150 dalla pubblicazione del suo libro più importante, L’evoluzione della specie. Alle parole che hanno raccontato la scienza, ma anche a quelle che sono state usate per contrastarla, sono dunque dedicati una serie di incontri e iniziative: dal surreale dialogo che si svolgerà sul palco tra <strong>Piergiorgio Odifreddi </strong>e il mimo <strong>Bustric</strong>, al vis a vis tra due ‘fratelli (forse) per caso’, l’attrice <strong>Lucia Poli </strong>e il fisico <strong>Mario Poli</strong>, agli incontri con <strong>Luca Serianni</strong>, <strong>Paolo Albani, Armando Massarenti, Massimo Bucciantini, Paolo Maccari</strong>. Sguardi e linguaggi diversi che si incrociano per raccontare cosa significa oggi parlare di scienza.<br />
Ma le parole sono loro stesse una scienza. E come tali le useranno <strong>Stefano Bartezzaghi, Alessandro Bergonzoni, il gruppo dei Rapsodi </strong>e tutte le persone che si sono impegnate a organizzare dei giochi-laboratorio per consentire a chiunque voglia partecipare di entrare dietro le quinte del mondo della scrittura e della lettura.<br />
Last but not least: le parole, si sa, cambiano, accompagnano le nostre vite e ad esse si adattano. Per questo prende avvio quest’anno il <strong>premio Parole d’autore</strong>, un riconoscimento a chi più di altri è stato capace di farsi interprete della vitalità che percorre l’universo delle parole. Il premio, presieduto da Valeria Della Valle, viene assegnato a due persone: lo scrittore che nel corso dell’anno ha pubblicato il libro più innovativo il cui nome verrà rivelato al momento della premiazione. E il personaggio la cui carriera è testimonianza di Una vita tra le parole, che dà titolo alla sezione. Questo lo possiamo rivelare: <strong>il vincitore dell’edizione 2009 è Tullio De Mauro</strong>. </p>
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<p>Tutti gli appuntamenti e gli spettacoli sono a <strong>ingresso libero </strong>e si svolgeranno negli spazi del Teatro Politeama di Poggibonsi.</p>
<p>Prenotazioni e iscrizioni ai laboratori: Comune di Poggibonsi &#8211; Ufficio Cultura 0577 986335 &#8211; cultura@comune.poggibonsi.si.it</p>
<p><strong>Per informazioni e programma: www.leparoleigiorni.it; info@leparoleigiorni.it ; 349/2242050</strong></p>
<p><code><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/VvOavF1iVu8&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></code></p>
<p>*<em>Nel video </em>: <a href="http://www.rapsodigruppofonografico.it/"><strong>Rapsodi Gruppo Fonografico </strong></a>formato da <strong>Duccio Ancilotti, Luca Bombardieri </strong>e <strong>Tommaso Pippucci</strong>. </p>
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