<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>laicità &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/laicita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 22 Aug 2016 22:43:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Diario parigino 6. Su islamofobia e bigottismo (a margine del costumone).</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/08/22/diario-parigino-6-su-islamofobia-bigottismo-margine-del-costumone/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2016/08/22/diario-parigino-6-su-islamofobia-bigottismo-margine-del-costumone/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 12:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[burkini]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[islamofobia]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[maschilismo]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[rigorismo religioso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=64161</guid>

					<description><![CDATA[Di Andrea Inglese &#160; Questo intervento ha un obiettivo specifico. Voglio cercare di mostrare che combattere l’islamofobia, o forme di razzismo esplicito antiarabo, che prosperano nell’opinione pubblica occidentale, non implica disconoscere o mettere in sordina la battaglia per la laicità, che considero sia, ovunque nel mondo, attraverso espressioni che possono avere storie e forme diverse [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo intervento ha un obiettivo specifico. Voglio cercare di mostrare che combattere l’islamofobia, o forme di razzismo esplicito antiarabo, che prosperano nell’opinione pubblica occidentale, non implica disconoscere o mettere in sordina la battaglia per la laicità, che considero sia, ovunque nel mondo, attraverso espressioni che possono avere storie e forme diverse da cultura a cultura, una precondizione indispensabile per una visione radicalmente democratica della società.<span id="more-64161"></span></p>
<p>Potrebbe sembrare che sfondi una porta aperta, almeno presso dei lettori che si definiscono di sinistra. E me lo auguro. Seguendo però pezzi di dibattito, sviluppatosi in ordine sparso su stampa, blog e facebook, intorno alla questione del burkini sulle spiagge estive e sulla necessità o meno di proibirlo, mi sono sentito un po’ a disagio, leggendo alcuni interventi antiproibizionisti. Dico subito che i sindaci di destra che hanno deciso di legiferare a livello municipale, per vietare a un numero irrilevante di bigotte di entrare nell’acqua con il costumone copri-tutto, sedicente islamico, lo hanno fatto per ragioni di pura propaganda islamofobica. Quindi trovo condannabile tale decisione e trovo fuorviante che, in nome del femminismo o della laicità, si voglia accreditare la ragionevolezza di una tale norma municipale. Il nerbo dell’argomentazione, in questo caso, mi sembra essere questo: come è possibile giustificare in modo umanamente intelligibile che un costumone bigotto, sia esso indossato in spiaggia per motivi religiosi, idiosincratici, o semplicemente modaioli, possa costituire una minaccia all’ordine pubblico, all’igiene, o alla decenza dei comportamenti? Un’analisi non particolarmente accademica o specialistica dovrebbe mostrare a sufficienza come a monte di tale polemica e decisione politica vi sia una giustificazione di tipo islamofobico e stigmatizzante. Trovo quindi bizzarro che la giusta reazione antirazzista finisca in alcuni casi per concentrarsi sul diritto a infilarsi il costumone bigotto, attitudine che è interpretata come una forma di libera espressione contro ogni discriminazione e maschilismo, finendo in alcuni casi per divenire persino l’avanguardia di uno spirito anticapitalistico e anticonsumistico. Nessuno ha paura che un costumone turbi l’ordine pubblico, e nessuno può crede veramente che quattro tipe supercostumate abbiano questi magici poteri. Da qui a concludere che le critiche rivolte alla donna che si scopre sono equivalenti a quelle rivolte alla donna che si copre, ossia sempre illegittime, maschiliste, se fatte da uomini, e razziste, se fatte da donne, mi sembra un passo non necessario. Come non mi convince chi considera illegittima una valutazione del costumone, a meno che non passi, in qualche modo, per il vaglio dei soggetti che lo portano e che quindi sembrerebbero in ultima analisi gli unici depositari del suo significato sociale e pubblico.</p>
<p>Per contrastare questi sindaci sceriffi, come tanti ne abbiamo avuti noi in Italia, leghisti o meno, che legiferavano sul mangiare nei parchi o sullo sdraiarsi nell’erba, parrebbe sia necessario mostrare la rispettabilità, anzi l’auspicabilità dei costumoni coprenti, cercando di trovare nelle intenzioni di chi li indossa delle possibili virtù emancipatrici e magari pure anticapitalistiche. Magari è meglio di no. E soprattutto non ce n’è bisogno. Non c’è bisogno d’incoraggiare i rigoristi religiosi per denunciare degli atteggiamenti islamofobici e razzisti.</p>
<p>Per altro, prendere troppo sul serio le supercostumate con atteggiamento multiculturale aggiornato, finisce per fare sia il gioco della destra, da un lato, sia dei rigoristi più ottusi, dall’altro. Cosa fa la destra, in Francia, ma anche in altre parti dell’Europa, venendo spesso accompagnata, se non anticipata da partiti e governi di sinistra? Prende quattro gatte che girano in spiaggia con il burkini, e dice: “Guardate a che orrore di sopraffazione e barbarie nei confronti della donna conduce la religione musulmana”. Prende, insomma, un’attitudine di una piccola minoranza di persone nel grande calderone dei popoli di religione musulmana, e la erge a espressione di una tendenza profonda, se non addirittura dell’essenza di un cosiddetto islam, che si ripeterebbe identico dalle regioni africane subsahariane fino all’Indonesia. (Quando la destra propone un discorso più accorto, circoscrive questa essenza all’islam praticato nel mondo arabo.) Coloro che, per combattere questo razzismo, difendono il diritto delle donne musulmane a mettersi il burkini, prendono insomma per buona l’indebita e perniciosa generalizzazione iniziale. In questo modo, finiscono per confermare l’equivalenza burkini e islam autentico, dimenticando che c’è una marea di donne arabe o donne semplicemente musulmane che non hanno niente a che vedere con il burkini, siano esse praticanti o meno. E questa equivalenza va benissimo a coloro che, in occidente e nel mondo arabo (o in paesi di religione musulmana), credono nello scontro di civiltà, e nell’idea di una incompatibilità tra “noi” e “loro”.</p>
<p>Chi non ci crede a questa equivalenza, invece, considera che ogni cultura, e ogni religione, deve fare i conti con le proprie forme di bigottismo, che certo non si possono eradicare, perché in qualche modo connaturate con la cultura e la religione stessa, ma dalle quali bisogna sapersi difendere, spesso con l’arma “dolce” dell’umorismo e della derisione. Ancora una volta, c’è una bella differenza tra demonizzare e assecondare. Si può essere contrari a indebite demonizzazioni, senza per questo abbassare la guardia. Anche perché il rigorismo religioso su una spiaggia davvero può fare ben pochi danni, ma quando si sposta sul terreno della politica può essere pericolosissimo, come il caso del crescente peso del messianismo ebraico nella politica di Israele dimostra o quello del fondamentalismo cristiano durante i mandati di George Bush, per citare paesi occidentali considerati campioni di “democrazia”.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2016/08/22/diario-parigino-6-su-islamofobia-bigottismo-margine-del-costumone/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>31</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Toujours Charlie? Riflessioni e testimonianze un mese dopo gli attentati di Parigi.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/09/tojours-charlie-riflessioni-e-testimonianze-un-mese-dopo-gli-attentati-di-parigi/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/09/tojours-charlie-riflessioni-e-testimonianze-un-mese-dopo-gli-attentati-di-parigi/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2015 13:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[affetti]]></category>
		<category><![CDATA[Alain Badiou]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[attentati di Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Charb]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Hebdo]]></category>
		<category><![CDATA[colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Gallo Lassere]]></category>
		<category><![CDATA[enrico donaggio]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Frédéric Lordon]]></category>
		<category><![CDATA[identità nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[islamismo]]></category>
		<category><![CDATA[Je suis Charlie]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Jacques Rousseau]]></category>
		<category><![CDATA[Jules Ferry]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione 11 gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[monoteismi]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[République]]></category>
		<category><![CDATA[soggetti collettivi]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[voltaire]]></category>
		<category><![CDATA[Youssef Rakha]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=50876</guid>

					<description><![CDATA[[Riproponiamo oggi uno speciale apparso su alfabeta2 a un mese dagli eccidi di Parigi. Abbiamo raccolto alcune voci e privilegiato alcuni aspetti, convinti non solo che non sia facile dare una lettura univoca di quegli eventi, ma che non sia neppure necessario. In Francia, intanto, analisi e discussioni continuano, e non solo su legislazioni antiterrorismo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/ob_787472_libreinfo-double-peine-pour-charlie.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-50950" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/ob_787472_libreinfo-double-peine-pour-charlie-300x227.jpg" alt="ob_787472_libreinfo-double-peine-pour-charlie" width="300" height="227" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/ob_787472_libreinfo-double-peine-pour-charlie-300x227.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/ob_787472_libreinfo-double-peine-pour-charlie.jpg 661w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><em>[Riproponiamo oggi uno speciale apparso su <a title="lo speciale su alfabeta2" href="http://www.alfabeta2.it/2015/02/07/toujours-charlie/" target="_blank">alfabeta2</a> a un mese dagli eccidi di Parigi. Abbiamo raccolto alcune voci e privilegiato alcuni aspetti, convinti non solo che non sia facile dare una lettura univoca di quegli eventi, ma che non sia neppure necessario. In Francia, intanto, analisi e discussioni continuano, e non solo su legislazioni antiterrorismo e sul potenziale nemico interno, ma anche sulla segregazione sociale e razziale che mina la &#8220;République&#8221; ben più in profondità degli occasionali massacri realizzati da un piccola minoranza di adepti dell’idiozia e del fascismo di marca religiosa. Articoli di </em><em><strong>Badiou</strong>, <strong>Inglese</strong>, <strong>Donaggio</strong>,<strong> Buffoni</strong>, <strong>Rakha</strong>, <strong>Gallo Lassere</strong></em>. a. i.]<span id="more-50876"></span></p>
<p><strong>Alain Badiou</strong><br />
<em>Il Rosso e il Tricolore</em></p>
<p>• <strong>Sfondo: la situazione mondiale</strong>.<br />
Oggigiorno, il mondo è totalmente investito dal capitalismo globale, sottomesso ai dettami dell’oligarchia internazionale e asservito all’astrazione monetaria come unica figura riconosciuta dell’universalità. Viviamo in un periodo di transizione molto difficile, che separa la fine della seconda tappa storica dell’Idea comunista (la costruzione indifendibile, terrorista, di un “comunismo di Stato”) dalla terza tappa (il comunismo come realizzazione politica, adatta al reale, dell’“emancipazione dell’umanità intera”). In questo contesto, si è insediato un mediocre conformismo intellettuale; una sorta di rassegnazione al contempo lamentevole e soddisfatta, che accompagna l’assenza di ogni futuro altro, ovvero la ripetizione dispiegata di ciò che già c’è. [<strong>Continua a leggere ⇨ <a title="Alain Badiou: Il Rosso e il Tricolore" href="http://www.alfabeta2.it/?p=8743" target="_blank">www</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Alain-Badoiu-Il-rosso-e-il-tricolore.pdf" target="_blank">pdf</a></strong>]</p>
<p><strong>Andrea Inglese</strong><br />
<em>Note su “Io sono Charlie” e il suo contraltare</em></p>
<p><em>1. Identificazioni</em><br />
Sei <em>Charlie</em> o non sei<em> Charlie</em>? In definitiva, parrebbe sia questa la forma logica, in cui si è espressa la nostra esperienza degli attentati di Parigi, nel corso dei quali sono state ammazzate tra il 7 e il 9 gennaio venti persone, venti cittadini francesi, inclusi i tre attentatori. L’elaborazione del trauma si è concentrata, ad un certo punto, sulla necessità di identificarsi o meno con <em>Charlie Hebdo</em>. Intorno a quest’identificazione o al suo rifiuto ha finito col ruotare una parte rilevante del dibattito politico nato da quegli avvenimenti. Alcuni fenomeni importanti, però, da un punto di vista sociale, si sono situati probabilmente altrove, laddove non erano in questione identificazioni, ma altre forme più articolate di adesione e testimonianza. E proprio in ragione del loro potenziale semantico non riconducibile a un identificante semplice, tali fenomeni sono stati spesso malintesi. [<strong>Continua a leggere ⇨ <a title="Andrea Inglese: Note su Io sono Charlie e il suo contraltare" href="http://www.alfabeta2.it/2015/02/07/note-su-io-sono-charlie-e-il-suo-contraltare/" target="_blank">www</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Note-su-Io-sono-Charlie-e-il-suo-contraltare-Andrea-Inglese.pdf" target="_blank">pdf</a></strong>]</p>
<p><strong>Enrico Donaggio</strong><br />
<em>Compagni di niente</em></p>
<p>Ho passato una giornata intera attaccato al computer come a un polmone d&#8217;acciaio, seguendo l&#8217;evolversi dei “fatti di Parigi”, un brutto personaggio di un brutto film di Altman. Mi sono preoccupato per gli amici che vivono in quella città, che sento anche un po&#8217; mia. Ho avvertito la violenza di un colpo che questa volta toccava noi, quelli più o meno come me, di cui qualcosa mi importa. Non gli altri, loro, alla cui dimenticanza, silente ma iperattiva, dedico ogni secondo della mia vita: rumore bianco, sporco lavoro di sfondo di un antivirus che non si vede, ma che divora energia e memoria. Ho scritto “Je suis Charlie” su di un sito e mi è spiaciuto non andare alla manifestazione dove tutti si sentivano Charlie. [<strong>Continua a leggere ⇨ <a title="Enrico Donaggio: Compagni di niente" href="http://www.alfabeta2.it/2015/02/07/compagni-di-niente/" target="_blank">www</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Compagni-di-niente-Enrico-Donaggio.pdf" target="_blank">pdf</a></strong>]</p>
<p><strong>Franco Buffoni</strong><br />
<em>Da Charlie a Adonis</em></p>
<p>[Questo pezzo è una risposta unica a due domande che ho inviato a Franco Buffoni in seguito agli attentati di Parigi. <em>a. i.</em>]</p>
<p><em>Che lettura complessiva dai del modo in cui l’opinione pubblica italiana ha parlato non solo dell’attacco terroristico in sé, ma soprattutto della reazione della popolazione francese a sostegno di un giornale di satira come “Charlie Hebdo”? Quell’idea di laicità rivendicata da una fetta importante della popolazione francese è una particolarità nazionale, una sorta di storica idiosincrasia del popolo francese, o riguarda più generalmente i principi dell’uguaglianza in una società che si vorrebbe democratica?</em> [<strong>Continua a leggere ⇨ <a title="Franco Buffoni: Da Charlie a Adonis" href="http://www.alfabeta2.it/2015/02/07/da-charlie-adonis/http://" target="_blank">www</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Da-Charlie-a-Adonis-Franco-Buffoni.pdf" target="_blank">pdf</a></strong>]</p>
<p><strong>Youssef Rakha </strong><br />
<em>Chi c…. è Charlie?</em></p>
<p>Il solo pensare di contribuire al dibattito su Charlie Hebdo è di per sé problematico. È problematico perché, sia in quanto tragedia pubblica sia in quanto difesa della libertà creativa, questo evento ha assunto proporzioni gigantesche. È problematico perché si è trattato di un tutti-contro-tutti moralistico: esprimere solidarietà significa trascurare il contesto, abdicare al senso della tua relazione con la vittima “oggetto” del consenso e, in ultimo, diventare un hashtag. È problematico soprattutto perché trasforma un crimine, dalle minime proporzioni al di fuori della Francia, in un tropo culturale. [<strong>Continua a leggere ⇨ <a title="Youssef Rakha: Chi c… è Charlie?" href="http://www.alfabeta2.it/2015/02/07/chi-c-e-charlie/" target="_blank">www</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Youssef-Rakha-Chi-c-è-Charlie.pdf" target="_blank">pdf</a></strong>]</p>
<p><strong>Davide Gallo Lassere</strong><br />
<em>Oltre Charlie</em></p>
<p>Questo testo si propone una rassegna parziale delle analisi più interessanti prodotte durante queste settimane in Francia al fine di orientarsi nei recenti fatti di Parigi. Sebbene questi ultimi si prestino a essere osservati da una pluralità di prospettive, la domanda prioritaria da porsi mi pare quella concernente i processi di soggettivazione che hanno condotto a tali deviazioni identitarie. Didier Fassin, professore a Princeton e autore di un importante studio antropologico sul ruolo della polizia nei quartieri popolari, non ha dubbi al riguardo: è la stessa società francese – con le sue politiche urbane, sociali e scolastiche, oltre a quelle securitarie e penitenziarie – ad aver generato ciò che essa ritiene un’infame mostruosità (Didier Fassin su <a title="Didier Fassin: Notre société a produit ce qu’elle rejette aujourd’hui comme une monstruosité infâme" href="http://www.lemonde.fr/idees/article/2015/01/15/notre-societe-a-produit-ce-qu-elle-rejette-aujourd-hui-comme-une-monstruosite-infame_4557235_3232.html" target="_blank">Le Monde</a>). [<strong>Continua a leggere ⇨ <a title="Davide Gallo Lassere: Oltre Charlie" href="http://www.alfabeta2.it/2015/02/07/oltre-charlie/" target="_blank">www</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Oltre-Charlie-Davide-Gallo.pdf" target="_blank">pdf</a></strong>]</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/09/tojours-charlie-riflessioni-e-testimonianze-un-mese-dopo-gli-attentati-di-parigi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il papa e la storia italiana</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 07:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[cavour]]></category>
		<category><![CDATA[Dante]]></category>
		<category><![CDATA[elio rindone]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[inquisizione]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[mazzini]]></category>
		<category><![CDATA[napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[petrarca]]></category>
		<category><![CDATA[storia della chiesa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41626</guid>

					<description><![CDATA[di Elio Rindone Chi detiene il potere ha la possibilità di riscrivere la storia secondo i propri interessi, e a tal fine non è necessario mentire: basta evidenziare una parte della verità e nascondere accuratamente l’altra. Potrebbe sembrare questa la via scelta da Benedetto XVI nel Messaggio indirizzato il 17 marzo 2011 al Presidente Napolitano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Elio Rindone</strong></p>
<p>Chi detiene il potere ha la possibilità di riscrivere la storia secondo i propri interessi, e a tal fine non è necessario mentire: basta evidenziare una parte della verità e nascondere accuratamente l’altra. Potrebbe sembrare questa la via scelta da Benedetto XVI nel Messaggio indirizzato il 17 marzo 2011 al Presidente Napolitano in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia: ben pochi studiosi, infatti, si riconoscerebbero nella ricostruzione della storia italiana operata dal pontefice. <span id="more-41626"></span>Dopo aver ricordato che “la nazione italiana, come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dai sentimenti di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità politiche articolate sulla penisola, comincia a formarsi nell’età medievale” il papa afferma che “Il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell’identità italiana attraverso l’opera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali” e sottolinea che grandi artisti come “Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini e Borromini” nel corso dei secoli, “hanno dato un apporto fondamentale alla formazione dell’identità italiana”.  Sin dall’inizio si dà quindi per scontato il nesso tra il cristianesimo e ‘l’opera della Chiesa’ e si suggerisce l’idea che, come il cristianesimo, anche la presenza della Chiesa, a partire dalla sua gerarchia, sia stata sempre e soltanto benefica e che tale sia stata considerata da tutti. Il che non è affatto vero: anzi, persino alcuni degli autori citati dal papa giudicavano in modo assolutamente negativo la gerarchia ecclesiastica. Dante, per esempio, nella Divina Commedia pone in bocca a Pietro una violenta invettiva contro i papi del tempo, lupi che travestiti da pastori sbranano il gregge cristiano invece di custodirlo, portando il papato a livelli di corruzione inimmaginabili: &#8220;Quelli ch&#8217;usurpa in terra il luogo mio, il luogo mio, il luogo mio &#8230; , fatt&#8217;ha del cimitero mio cloaca del sangue e de la puzza &#8230; In vesta di pastor lupi rapaci si veggion di qua sù per tutti i paschi &#8230; o buon principio, a che vil fine convien che tu caschi!&#8221;(Paradiso XXVII, 22-23, 25-26, 55-56, 60).  E Petrarca ha una pessima opinione della corte pontificia, tanto da parlarne nel Canzoniere come di &#8220;nido di tradimenti, in cui si cova quanto mal per lo mondo oggi si spande: de vin serva, di letti e di vivande, in cui lussuria fa l&#8217;ultima prova &#8230; scola d&#8217;errori e templo d&#8217;eresia &#8230; fucina d&#8217;inganni&#8221;(CXXXVI, CXXXVIII). Se questi autori apprezzavano poco ‘l’opera della Chiesa’, tanti altri intellettuali che il papa non cita (la tradizione culturale italiana non è caratterizzata solo dagli artisti) l’apprezzavano ancor meno, anche se magari ammiravano il messaggio evangelico.  Marsilio da Padova, per esempio, scrive nel Defensor pacis che nella curia papale &#8220;si fanno piani accurati per invadere delle province cristiane &#8230; ma non vi si vede nessuna preoccupazione e nessun disegno per guadagnare le anime&#8221;(II, 16). Opinione condivisa dal Boccaccio che, in una novella del Decameron, rileva con ironia che in genere gli ecclesiastici sembra che &#8220;si procaccino di riducere a nulla e di cacciare del mondo la cristiana religione, là dove essi fondamento e sostegno esser dovrebber di quella&#8221;(I, 2).  E il papa fa bene a non parlare di autori come Machiavelli, Ariosto, Guicciardini o Giordano Bruno: le citazioni di pesanti giudizi sulla chiesa gerarchica tratte dai loro scritti si potrebbero moltiplicare all’infinito e sarebbe certo difficile sostenere che essi non siano espressione del modo di sentire del popolo italiano e non lo abbiano a loro volta influenzato.  Assieme agli artisti il papa ricorda l’azione benefica delle ‘istituzioni educative ed assistenziali’ fondate dalla Chiesa, ma dimentica altre iniziative ecclesiastiche che hanno avuto effetti non meno rilevanti, e non proprio positivi, sulla società europea e in particolare italiana. La caccia alle streghe, per esempio, è stata avallata dall’autorità ecclesiastica, che con Innocenzo VIII ha autorizzato due teologi domenicani a “punire, incarcerare e correggere” (Summis desiderantes affectibus, 1484) le persone, soprattutto donne, colpevoli di stregoneria. Come escludere che la paura della donna che caratterizza la gerarchia cattolica abbia contribuito alla svalutazione del sesso femminile e alla diffusione, specialmente nella società italiana, dell’idea della sua malizia?  Ancora, sia l’istituzione del Tribunale dell’Inquisizione, riportato in vita da Paolo III, che la creazione del ghetto per gli Ebrei e la pubblicazione dell’Indice dei libri proibiti ad opera di Paolo IV hanno certamente favorito un clima di intolleranza e di repressione del libero pensiero: se noti intellettuali vengono mandati al rogo, come Giordano Bruno, o costretti ad abiurare, come Galileo Galilei, è inevitabile che si diffonda un clima di paura. Gli Italiani che dissentono sono ridotti al silenzio, e così li si abitua a un ossequio esteriore e ipocrita, inducendoli a tenere per sé le loro critiche. Si capisce come uno scrittore dell&#8217;epoca possa arrivare a giustificare moralmente la dissimulazione, dato che fingere di apprezzare ciò che in cuor proprio si detesta è l&#8217;unico modo di salvare la pelle: &#8220;si concede talor il mutar manto per vestir conforme alla stagion della fortuna&#8221;(Torquato Accetto, Della dissimulazione onesta, 1641). E anche oggi un atteggiamento ipocritamente ossequioso verso chi, di volta in volta, è al potere caratterizza lo stile di vita di tanti italiani.  Ignorando la cappa di conformismo caduta sull’Italia della Controriforma, il papa prosegue invece con malcelato entusiasmo: “L’apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e di consolidamento dell’identità nazionale continua nell’età moderna e contemporanea. Anche quando parti della penisola furono assoggettate alla sovranità di potenze straniere, […] la nazione italiana poté continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé. Perciò, l’unità d’Italia […] ha potuto aver luogo […] come naturale sbocco politico di una identità nazionale forte e radicata, sussistente da tempo”.  In realtà, se già alla fine del Settecento c’è in Italia un risveglio culturale e politico, ciò è in buona parte dovuto alle idee e ai fermenti che giungono dal pensiero illuminista e dalla Francia rivoluzionaria che diffonde in Europa gli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza. Principi di libertà di pensiero, di stampa, di religione … che Pio VI si affretta a condannare: “si stabilisce come un principio di diritto naturale che l’uomo [&#8230;] possa liberamente pensare come gli piace, e scrivere e anche pubblicare a mezzo stampa qualsiasi cosa in materia di Religione. [&#8230;] Ma quale stoltezza maggiore può immaginarsi quanto ritenere tutti gli uomini uguali e liberi” (Quod aliquantum, 10/3/1791). E se i principi di libertà e uguaglianza, grazie anche alla condanna ecclesiastica, non hanno caratterizzato a sufficienza quella che oggi il papa chiama identità italiana forse non c’è molto da rallegrarsi.  Problematico, persino per Benedetto XVI, affrontare poi il periodo dell’unificazione italiana realizzatasi nell’Ottocento con l’apporto decisivo di uomini che proprio cattolici non erano. Dopo avere riconosciuto che “Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al Cattolicesimo” e che non si può “negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste”, il papa se la cava sottolineando il contributo di cattolici come Gioberti, Manzoni o Rosmini e stendendo un velo di silenzio sugli altri protagonisti del Risorgimento.  In effetti, meglio citare Manzoni e ignorare Leopardi, che scrivendo al fratello si diceva avvilito nel vedere nella Roma pontificia &#8220;i più santi nomi profanati, le più insigni sciocchezze levate al cielo, i migliori spiriti di questo secolo calpestati&#8230;, la filosofia disprezzata come studio da fanciulli&#8221; (A Carlo Leopardi, 16/12/1822), e che considerava la società italiana tutt’altro che plasmata dagli ideali evangelici: “Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci” (Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani).  Dello stesso Manzoni non si dice però che, contrario al potere temporale, accettò la nomina a senatore a vita, recandosi a Torino per votare la proclamazione del Regno d&#8217;Italia, né che nel 1870, nonostante le dure prese di posizione di Pio IX, salutò con gioia l&#8217;entrata delle truppe italiane a Roma e la fine dello Stato pontificio, né che nel 1873 morì quindi scomunicato.  Ma neanche Gioberti e Rosmini sono stati apprezzati dall’autorità ecclesiastica quando hanno rivolto critiche all’istituzione: infatti sono stati posti all’Indice il Gesuita moderno del primo (ma di Gioberti sarà presto condannata l’intera produzione filosofica) e Delle cinque piaghe della santa Chiesa e La costituzione secondo la giustizia sociale del secondo. Le proposte di rinnovamento della tradizione cristiana in senso liberale e la stessa corrente neoguelfa, oggi lodata dal papa, non hanno affatto goduto nell’Ottocento dell’appoggio della Santa Sede.  La manipolazione del passato diventa addirittura clamorosa quando vengono pudicamente liquidati con un breve cenno a ‘tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste’ grandi protagonisti del Risorgimento come Cavour, Mazzini e Garibaldi.  Da liberale, Cavour era favorevole allo Stato laico, e quindi separato dalla Chiesa, e nel suo primo discorso in parlamento, subito dopo la proclamazione dell’unità d’Italia, riprendendo l’espressione del cattolico liberale francese Montalembert &#8211; libera Chiesa in libero Stato &#8211; chiese a Pio IX di rinunciare al potere temporale in cambio della garanzia della più completa libertà in campo spirituale. Separare lo Stato dalla Chiesa? Proposta ritenuta semplicemente indecente, ieri come oggi!  Mazzini considera addirittura il papato modello di ogni forma di tirannia e accusa apertamente la chiesa istituzionale di tradire il vangelo rinviando la salvezza nell’aldilà: “Libertà, eguaglianza, voi dite, nel cielo e non sulla terra. No; questa assurda distinzione non è nel Vangelo; e il disprezzo della terra non cominciò ad insegnarsi ai credenti se non da quando la Chiesa si diede a Cesare, e il suo capo visibile, fatto principe anch’egli, innamorò della terra tanto da volerne parte, e serbarla anche a prezzo di sangue de’ suoi fratelli” (Lettera al clero italiano 1850).  Pur profondamente religioso, Mazzini è convinto che la chiesa cattolica abbia fatto il suo tempo e che sia giunta l’ora che i popoli divengano protagonisti della storia: “Albeggia oggi per la nostra Italia una terza missione; di tanto più vasta quanto più grande e potente dei Cesari e dei Papi sarà il Popolo Italiano, la Patria Una e Libera che voi dovete fondare. Il presentimento di questa missione agita l&#8217;Europa e tiene incatenati all&#8217;Italia l&#8217;occhio e il pensiero delle Nazioni” (I Doveri dell’uomo &#8211; Prefazione).  Ed è noto anche quanto Garibaldi detestasse Pio IX e i preti reazionari: “quelli stessi che, falsando le massime sublimi di Cristo, alle quali sostituirono la menzogna, hanno patteggiato coi potenti per far schiava l’Italia! [&#8230;] quelli stessi che per isfogare la loro libidine dettero al mondo lo spettacolo spaventevole dei roghi! che rinnoverebbero oggi, se il buon senso delle nazioni non li trattenesse. [&#8230; Il papato è] un potere che non si occupa che a corrompere la nazione, che a rubare ai nostri poveri fratelli il loro oro per gozzovigliare schifosamente e comprare mercenarî stranieri per combattere gli Italiani! [&#8230;] Nel centro di quest’Italia vi è il canchero che si chiama il Papato! l’impostura che si chiama il Papato!” (Proclama agli studenti di Pavia 24/12/1859).  È evidente che il contrasto tra Pio IX e i protagonisti dell’unificazione politica dell’Italia non è di carattere personale: il papa considera errori dottrinali da condannare senza riserve gli ideali per cui quegli uomini si battevano. Ecco alcune delle tesi che nel 1864 Pio IX bolla nel Sillabo come affermazioni contrarie alla fede: “LV. È da separarsi la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa”, “LXXVI. L’abolizione del civile impero, che la Sede apostolica possiede, gioverebbe moltissimo alla libertà ed alla prosperità della Chiesa”, “LXXX. Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e colla moderna civiltà”.  Ma Pio IX non si limita a condannare le teorie, liberali democratiche o socialiste che siano: colpisce anche gli uomini, scomunicando nel novembre del 1870 tutti i responsabili della presa di Roma, e provoca una profonda divisione nel Paese proibendo col Non expedit ai cattolici di partecipare alle elezioni, nella speranza che in seguito al crollo dello Stato unitario, indebolito dall’astensionismo cattolico, possa rinascere lo Stato pontificio. Se “Anche negli anni della dilacerazione i cattolici hanno lavorato all’unità del Paese”, ciò fu quindi dovuto, pure se Benedetto non lo dice, a quei cattolici che disubbidirono a Pio IX.  Nel Novecento l’unità italiana non è più in discussione e allora la Santa Sede cerca una soluzione della Questione Romana “confidando nei sentimenti del popolo italiano e nel senso di responsabilità e giustizia dello Stato italiano”. Ma se “La firma dei Patti lateranensi, l’11 febbraio 1929, segnò la definitiva soluzione del problema”, forse ciò fu dovuto, più che al ‘senso di responsabilità e giustizia dello Stato italiano’ al desiderio di Mussolini di assicurarsi i vantaggi derivanti dalla gratitudine dei cattolici per l’avvenuta ‘Conciliazione’ tra Stato e Chiesa.  Che il concordato sia concluso da un uomo che, istaurando un regime totalitario, ha causato all’Italia una serie di sciagure, non preoccupa Benedetto XVI come non preoccupava Pio XI che nel 1925, nell&#8217;enciclica Quas primas, pochi mesi dopo il delitto Matteotti, ribadiva l’obbligo di obbedire ai governanti perché l&#8217;autorità viene dall&#8217;alto: &#8220;ancorché, infatti, il cittadino riscontri nei principi e nei capi di Stato uomini simili a lui, o per qualche ragione indegni e vituperevoli, non si sottrarrà tuttavia al loro comando qualora egli riconosca in essi l&#8217;immagine e l&#8217;autorità di Cristo&#8221;.  E infatti Pio XI espresse un entusiastico giudizio sul Concordato appena firmato parlando ai professori e agli studenti dell&#8217;Università cattolica del Sacro Cuore: &#8220;Forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi &#8230; erano altrettanti feticci &#8230; tanto più intangibili e venerandi quanto più brutti e deformi. &#8230; [Con lui siamo riusciti] a concludere un Concordato che, se non è il migliore di quanti ce ne possano essere, è certo tra i migliori&#8221;.  In effetti, che i dittatori siano liberi da scrupoli di tipo liberale è certo! E la soddisfazione per la firma dei Patti Lateranensi è così grande che persino nel 1938, quando sono appena state approvate le leggi razziali, fortemente discriminatorie nei confronti degli ebrei, Pio XI ci tiene ad esprimere ancora la sua gratitudine in occasione di un discorso al Sacro Collegio: &#8220;Occorre appena dire, ma pur diciamo ad alta voce, che dopo che a Dio, la Nostra riconoscenza e i Nostri ringraziamenti vanno alle eccelse persone &#8211; cioè il nobilissimo Sovrano e il suo incomparabile Ministro &#8211; cui si deve se l&#8217;opera tanto importante, e tanto benefica, ha potuto essere coronata da buon fine e felice successo&#8221;.  Evidentemente, se non si dà un giudizio negativo nemmeno sul fascismo, è facile immaginare quanto positivamente, e senza ombre di sorta, sia vista da Benedetto l’Italia governata dalla Democrazia Cristiana, il periodo in cui i cattolici hanno dato “un contributo assai rilevante alla crescita del Paese”. Gli ottimi rapporti tra le due sponde del Tevere proseguono col governo a guida socialista: “La conclusione dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense, firmato il 18 febbraio 1984, ha segnato il passaggio ad una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia”, e infatti grazie a tale accordo voluto da Craxi si rafforza la collaborazione tra lo Stato e la Chiesa, la quale pur perdendo consenso tra i fedeli vede accrescere il suo peso politico sino a pretendere, ormai da diversi anni, che alla sua morale siano conformi le leggi approvate dal parlamento.  A sentire il papa, sembra che “Passate le turbolenze causate dalla ‘questione romana’, giunti all’auspicata Conciliazione”, tutto vada ormai per il meglio, grazie soprattutto alla salda identità nazionale “così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche”, e sia quindi possibile unirsi al coro delle retoriche celebrazioni del 150esimo anniversario, che forse cade in uno dei periodi più oscuri della storia dell’Italia unita. Che questo popolo dalle forti ‘tradizioni cattoliche’, che ha prodotto personalità di eccezionale grandezza, conosca oggi una regressione morale, civile e culturale che suscita stupore presso tutti gli osservatori stranieri, e appaia anche agli occhi di non pochi italiani sempre più composto da individui dalla bassa scolarizzazione, privi di senso del dovere, inclini al servilismo, sedotti da localismi tribali, dominati da ‘familismo amorale’, schiavi della mentalità consumistica e incapaci di una religiosità che non si riduca a pratiche esteriori, tutto ciò non suscita alcun allarme in Vaticano.  Sono altre le cose che contano: le chiese, è vero, sono frequentate da fedeli sempre meno numerosi e sempre più anziani, ma crescono l’influenza della chiesa romana sui governi, la sua visibilità sui media, e i finanziamenti ottenuti dallo Stato. Gli obiettivi che non sono stati conseguiti a livello europeo per il mancato riconoscimento, sino ad ora, delle radici cristiane, sono stati infatti pienamente raggiunti in Italia con la creazione del mito dell’identità cattolica del nostro popolo.  Che per Benedetto XVI il bilancio di questi 150 anni sia positivo è quindi ovvio. Meno positivo è quello dei cittadini che vorrebbero un’Italia ben diversa, davvero unita, laica, democratica, in cui si mettono in pratica i principi della Costituzione repubblicana; che perciò sentono ancora attuali le parole scritte da Mazzini nel 1866: “Gli italiani non hanno un senso di missione […] di dignità d’uomini e cittadini […] sono rimasti servi nell’anima, nell’intelletto e nelle abitudini, servi a ogni potere costituito, a ogni meschino calcolo d’egoismo, a ogni indegna paura” (G. Mazzini, La questione morale, S.E.N., vol. LXXXIII); e comprendono i sentimenti che portarono Garibaldi, nel 1880, a dare le dimissioni dal parlamento italiano, dimissioni annunciate scrivendo, al giornale La Capitale, di non voler “essere tra i legislatori di un Paese in cui la libertà è calpestata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà dei gesuiti [degli uomini di potere] e dei nemici dell’unità d’Italia. Tutt’altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa, miserabile all’interno e umiliata all’estero”.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.Italialaica.it" target="_blank">www.Italialaica.it</a> il 14/01/12</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>14</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MANIFESTO LAICO</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/07/manifesto-laico/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/07/manifesto-laico/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 12:51:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Italialaica]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[Mirella Sartori]]></category>
		<category><![CDATA[privilegi chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola cattolica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40974</guid>

					<description><![CDATA[di www.italialaica.it Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto. L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino. 1) SÌ ALL’AUTONOMIA E AL PLURALISMO DELLO STATO 2) NO ALLE INGERENZE DELLE GERARCHIE ECCLESIASTICHE · 3) SÌ ALLA RIGENERAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA 4) NO AL [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di www.italialaica.it</p>
<p>Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto. L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino. 1) SÌ ALL’AUTONOMIA E AL PLURALISMO DELLO STATO 2) NO ALLE INGERENZE DELLE GERARCHIE ECCLESIASTICHE · 3) SÌ ALLA RIGENERAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA 4) NO AL FINANZIAMENTO STATALE DIRETTO O INDIRETTO DELLE SCUOLE CONFESSIONALI · 5) SÌ ALLA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO 6) NO A TRUCCHI PER AGGIRARE IL DETTATO COSTITUZIONALE: “SENZA ONERI PER LO STATO” · 7) SÌ ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE DI TUTTE LE RELIGIONI 8) NO AI PRIVILEGI DELLA CHIESA CATTOLICA · 9) SÌ ALLA LIBERTÀ DELLE SCELTE MORALI E CULTURALI DI CIASCUN INDIVIDUO 10) NO A UNA LEGISLAZIONE CHE PROVOCA DISUGUAGLIANZA TRA I CITTADINI ······ Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto. L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino. Di chi condanna ogni integralismo ideologico o religioso. <span id="more-40974"></span>Di chi è determinato a rispettare e difendere le regole della tolleranza e del dialogo. Di chi non fa confusione tra religione e ideologia politica, tra fede e posti di governo e di sottogoverno. Di chi sa che la libertà dello stato si fonda sulla sua autonomia. Di chi soprattutto trova ripugnante volere imporre agli altri, soprattutto alle nuove generazioni, valori univoci e verità rivelate. Il tutto con i soldi pubblici. Di chi vorrebbe che l’individuo maggiorenne fosse padrone di sé stesso e quindi libero di scegliersi le proprie relazioni e la propria morale. Di chi vorrebbe che all’individuo minorenne non fossero imposte, né dallo stato né dalla famiglia né dalle chiese, visioni del mondo univoche e totalizzanti che condizionano fortemente il suo futuro. Di chi pensa che ogni singolo debba avere effettivamente la massima libertà d’esprimersi, coltivare e realizzare la sua personalità, senza altri vincoli se non quelli derivanti sia dalla libertà degli altri sia dall&#8217;obbligo di promuoverla, garantirla, difenderla. Siamo molto preoccupati dalle ricorrerenti e sfacciate rivendicazioni clericali, dalle aperte ingerenze sui pubblici poteri, ma ancor di più dall’acquiescenza e dai segnali di resa delle forze politiche e culturali che hanno, o dovrebbero avere, valori pluralistici contrapposti al fondamentalismo nostrano. Corriamo il rischio, frutto del neocinismo imperante, che sia messa sotto i piedi la nostra Costituzione e i principi di laicità che fondano lo stato moderno. Soltanto concezioni ferme al medioevo possono ancora concepire l’individuo sottoposto ad autorità ideologiche esterne e il pluralismo come la sommatoria di sistemi chiusi e imposti. Il principio dello stato moderno, quello che ha salvato l&#8217;Europa dalle guerre religiose e ha garantito la libertà di culto, è la distinzione fra diritto e morale. La gerarchia ecclesiastica cattolica non si è ancora pacificata con questo principio. Essa interviene pesantemente sia sull&#8217;attività del governo e del parlamento sia, addirittura, sulle trattative per la formazione degli esecutivi. Poiché i cattolici non hanno più (o ancora) un solo grande partito, è il Vaticano a farsi partito. Già da tempo, il Papa ha lanciato ufficialmente la campagna politica contro una legge democraticamente voluta dal popolo italiano (quella che regola l&#8217;interruzione volontaria della gravidanza) e contro proposte di legge o politiche dei governi locali che riguardano la regolamentazione della fecondazione artificiale e il riconoscimento delle coppie di fatto. Oltre a continuare a battere cassa pubblica per le proprie scuole confessionali. Ugualmente aperto è il contenzioso tra una pratica laica e gli ambienti politici cattolici che si fanno portavoce della Chiesa sulla negazione della donazione dei gameti che va contro la libertà di procreazione, e sulla limitazione di tecniche, accettate ovunque, per la terapia della sterilità. Ugualmente inaccettabile è il monopolio dei cattolici nel Comitato nazionale per la bioetica. La Chiesa interferisce &#8211; come non succede in nessuno degli stati occidentali &#8211; direttamente nelle scelte politiche della nostra repubblica, perché non accetta quello che per lo stato liberale e democratico è invece il fondamento indiscutibile: &#8220;Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali&#8221; (art. 3 della Costituzione). E&#8217; chiaro che lo stato non impone, né privilegia particolari scelte morali. Secondo la Chiesa romana, invece, i cittadini non dovrebbero essere trattati egualmente, ma in relazione alla loro adesione ai principi religiosi cattolici. Questa pretesa, occorre ribadirlo con forza e senza ambiguità alcuna, è in totale disaccordo con il nostro patto costituzionale e con la cultura politica nella quale i cittadini italiani si riconoscono tramite quel patto. Confidiamo che il governo difenda questa fondamentale prerogativa di civiltà, che sia davvero il governo di tutti, e non il governo dei cattolici praticanti.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/07/manifesto-laico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>EUROPRIDE</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/06/06/europride/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 13:03:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Europride]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[uaar]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=39226</guid>

					<description><![CDATA[All’insegna dei valori di parità, dignità e laicità, l’11 giugno si svolgerà a Roma Europride 2011. L’Uaar ha aderito all’iniziativa sottoscrivendo il documento politico. http://www.europrideroma.com/Documento+politico.html?sezione=54&#38;lang=it Il circolo Uaar di Roma sarà presente anche nelle sere precedenti con uno stand al Pride Park di Piazza Vittorio. http://europrideroma.com/Pride+park.html?sezione=12&#38;lang=it La manifestazione principale, la Big Parade, partirà l’11 giugno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All’insegna dei valori di parità, dignità e laicità, l’11 giugno si svolgerà a <a href="http://www.europrideroma.com/">Roma Europride 2011</a>. L’Uaar ha aderito all’iniziativa sottoscrivendo <a href="http://www.europrideroma.com/Documento+politico.html?sezione=54&amp;lang=it">il documento politico</a>.</p>
<p><a href="http://www.europrideroma.com/Documento+politico.html?sezione=54&amp;lang=it">http://www.europrideroma.com/Documento+politico.html?sezione=54&amp;lang=it</a></p>
<p>Il circolo Uaar di Roma sarà presente anche nelle sere precedenti con uno stand al <a href="http://europrideroma.com/Pride+park.html?sezione=12&amp;lang=it">Pride Park</a> di Piazza Vittorio.<span id="more-39226"></span></p>
<p><a href="http://europrideroma.com/Pride+park.html?sezione=12&amp;lang=it">http://europrideroma.com/Pride+park.html?sezione=12&amp;lang=it</a></p>
<p>La manifestazione principale, la <a href="http://www.europrideroma.com/Big+Parade.html?sezione=11&amp;lang=it">Big Parade</a>, partirà l’11 giugno<strong> </strong>da Piazza dei Cinquecento e si snoderà lungo il centro di Roma, da via Cavour ai Fori Imperiali al Colosseo al Circo Massimo, dove si terrà il concerto finale. Come negli anni scorsi l’Uaar formerà uno spezzone del corteo, con bandiere e striscioni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NO VAT &#8211; ROMA 13/02/10</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/12/no-vat-roma-130210/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/12/no-vat-roma-130210/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 16:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[circolo mario mieli]]></category>
		<category><![CDATA[eterosessismo]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[No Vat]]></category>
		<category><![CDATA[Patti lateranensi]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30311</guid>

					<description><![CDATA[di Facciamo Breccia &#8211; Circolo Mieli Manifestazione Nazionale NO VAT &#8211; Partenza alle 14.30 presso la Bocca della Verità &#8211; Arrivo a Piazza Navona. Il 13 Febbraio 2010 per il quinto anno scendiamo in piazza contro il Vaticano per denunciarne l’invadenza nella politica italiana: è infatti uno degli attori che agiscono nelle complesse dinamiche di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Facciamo Breccia &#8211; Circolo Mieli</p>
<p>Manifestazione Nazionale NO VAT &#8211; Partenza alle 14.30 presso la Bocca della Verità &#8211; Arrivo a Piazza Navona.</p>
<p>Il 13 Febbraio 2010 per il quinto anno scendiamo in piazza contro il Vaticano per denunciarne l’invadenza nella politica italiana: è infatti uno degli attori che agiscono nelle complesse dinamiche di potere sottese a un sistema autoritario e repressivo.</p>
<p>L’11 febbraio 1929 i Patti Lateranensi sancirono la saldatura tra Vaticano e regime fascista; oggi le destre agitano il crocefisso per legittimare un ordine morale in linea con l’integralismo delle gerarchie vaticane: strumentalizzano quel simbolo per costruire un’identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e familista.</p>
<p>Da una parte le destre criminalizzano immigrate ed immigrati, li/le rappresentano come la concorrenza nell’accesso alle risorse pubbliche, mentre nessuno affronta il problema di un welfare smantellato e comunque disegnato su un modello sociale che non esiste più. D’altra parte la chiesa cattolica legittima esclusivamente un modello di società basato sulla famiglia tradizionale, sulla divisione dei ruoli sessuali, dove un genere è subordinato all’altro, e lesbiche, gay e trans non hanno alcun diritto di cittadinanza.</p>
<p>Riaffermiamo le diversità e le differenze sociali, sessuali, culturali, contro l’identità nazionale clericale, razzista e eterosessista.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/12/no-vat-roma-130210/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>13</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>BOCCIA ZAPATERO</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/26/boccia-zapatero/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/26/boccia-zapatero/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 19:03:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[francesco boccia]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[josé luis rodriguez zapatero]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[nichi vendola]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Udc]]></category>
		<category><![CDATA[Zapatero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=29420</guid>

					<description><![CDATA[di Franco Buffoni “Non siamo i primi in Europa a riconoscere dignità legislativa alle unioni omosessuali, ma non saremo gli ultimi”. Con queste parole il premier spagnolo José Luis Zapatero incoraggiò il parlamento del suo paese ad approvare la modifica costituzionale proposta dal governo per adeguare la legislazione spagnola alla modernità nel campo dei diritti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>“Non siamo i primi in Europa a riconoscere dignità legislativa alle unioni omosessuali, ma non saremo gli ultimi”. Con queste parole il premier spagnolo José Luis Zapatero incoraggiò il parlamento del suo paese ad approvare la modifica costituzionale proposta dal governo per adeguare la legislazione spagnola alla modernità nel campo dei diritti civili. O, se si preferisce, per adeguarla a un mutamento di costumi e di mentalità volto a conferire dignità al 10 per cento dei cittadini.<br />
Quelle parole mi sono tornate in mente nelle scorse settimane, quando la segreteria del Partito Democratico volle che si tenessero le elezioni primarie in Puglia per imporre il giovane economista Boccia contro il candidato “naturale” della sinistra e governatore uscente Vendola.<br />
Premetto che ho molta simpatia per Boccia, credo sia onesto e preparato, lo trovo anche di aspetto assai gradevole. Aggiungo di non nutrire alcun trasporto per Vendola, pur ammirandone le doti dialettiche e la determinazione: il suo afflato cristiano-poetico-comunista non è nelle mie corde. Tuttavia la distanza propositiva tra i due “candidati” mi apparve subito siderale. Boccia e i suoi committenti avevano come unico obiettivo l’accordo con l’Udc, la formazione più clericale e codina del parlamento italiano. Al confronto Vendola giganteggiava come un colto profeta provvisto di visione.<span id="more-29420"></span><br />
Ma gli ex allievi delle Frattocchie credono davvero che per vincere sulle destre si debba iniziare con una operazione aritmetica?<br />
Non hanno mai sentito parlare di programma?<br />
Socialismo laico e libertario. Parità, dignità, laicità: si rileggano i discorsi programmatici di Zapatero nel 2001. Egli non era in maggioranza né all’interno del suo partito né tanto meno in parlamento. Ma con coerenza allestì un chiaro programma, dicendo esplicitamente dei sì e dei no.<br />
Mi si replica che al Pd non sono socialisti? Fingano di esserlo! Permettano a un giovane leader di esserlo! E di stendere un programma coerente.<br />
Dove credono di andare con l’Udc di Casini e Buttiglione sui temi della procreazione assistita e del testamento biologico, delle unioni civili e della libertà di ricerca?<br />
Ricordo che a Strasburgo i deputati Udc votarono con il peggio della destra europea sulla mozione (fortunatamente respinta a grande maggioranza) favorevole all’introduzione del creazionismo con pari dignità nei programmi scolastici.<br />
Abbiano, al Pd, il coraggio di depurarsi. Abbiano dignità intellettuale e la visione europea di una moderna socialdemocrazia laica. La modernità non può essere accolta a pezzetti. La modernità è una sola ed è fatta di aereoplani e di pillola del giorno dopo, di emancipazione femminile e omosessuale, di informatica e di procreazione assistita. E di Ru486. E in Italia è fatta anche di abolizione dei privilegi stoltamente concessi in passato da clericali e politicanti opportunisti alla chiesa cattolica.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/26/boccia-zapatero/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>26</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La croce in classe</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/05/la-croce-in-classe/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/05/la-croce-in-classe/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 07:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[battute su berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[corte europea]]></category>
		<category><![CDATA[crocefisso]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=25891</guid>

					<description><![CDATA[di Andrea Inglese Una micro-riflessione sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo riguardo all&#8217;esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche. È indubbio che in Italia i temi che dovrebbero suscitare con urgenza passione e dibattito sono altri: l&#8217;incubo di Genova 2001 (piazza Alimonda, la scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto) pare non finire mai, perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Una micro-riflessione sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo riguardo all&#8217;esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.</p>
<p>È indubbio che in Italia i temi che dovrebbero suscitare con urgenza passione e dibattito sono altri: l&#8217;incubo di Genova 2001 (piazza Alimonda, la scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto) pare non finire mai, perché si muore nelle mani della polizia giovani o giovanissimi, come è successo a <a href="http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/">Federico Aldrovandi</a> o a Stefano Cucchi; la criminalità organizzata gode di ottima salute sia nel Sud, al ritmo degli ammazzamenti in pieno giorno, sia al Nord, al ritmo delle infiltrazioni nei tessuti imprenditoriali e amministrativi delle regioni immaginate più laboriose ed efficienti; la libertà d&#8217;informazione è pesantemente condizionata da un uomo solo, intorno al cui destino politico ruota ogni energia cerebrale dei giornalisti e degli opinionisti italiani, sia per leccargli il culo sia per indebolirne l&#8217;immagine onnipresente; giovanissimi, giovani, meno giovani, uomini e donne di ogni età danno di matto per tenersi stretto il lavoro che hanno, anche quando è demenziale e umiliante, o danno di matto per trovarlo un lavoro, anche se demenziale e umiliante.</p>
<p>Tutto questo lo viviamo quotidianamente sulla nostra pelle.</p>
<p>Perché allora spendere ulteriori energie su una faccenda che a confronto con quelle sunnominate pare risibile?<br />
<span id="more-25891"></span><br />
La storia delle sentenza della Corte europea sui crocefissi nelle scuole italiane potrebbe essere in sé poco significativa. Una decisione dal sapore astratto e burocratico, una superflua difesa di principi. Bisognerebbe subito chiedersi, però, se difendere dei principi sia superfluo.</p>
<p>Inoltre, per quanto mi riguarda, è la reazione alla sentenza che mi pare interessante. Interessante perché rivela ancora una volta la realtà di una paese che mai, in nessuna occasione, riesce a prendersi minimamente sul serio. Un paese che mai fa lo sforzo di uscire, anche su questioni circoscritte e alla portata di tutti, dalla confusione, dai malintesi, dall&#8217;approssimazione in cui si crogiola. </p>
<p>Lasciamo perdere i politici, tutti quelli che campano su ricatti e patteggiamenti continui con il Vaticano. Costoro usano il crocefisso come una clava da sbattere sul cranio di qualsiasi nemico politico, col tacito e indulgente accordo delle gerarchie ecclesiastiche.</p>
<p>Che il maggiore partito di sinistra abbia del tutto rinunciato alla battaglia – in Italia attualissima – sulla laicità della stato, dimostra la sua incapacità propositiva, la sua mancanza di autonomia, il suo terrore di proporre e difendere questioni che sollecitino un minimo di maturità intellettuale nei suoi elettori. Questo partito, infatti, ha concentrato la sua forza unicamente nella denuncia delle malefatte di Berlusconi, pensando che se non può appellarsi in nessun modo alla ragione degli italiani, almeno può avvalersi delle trippe di quelli che Berlusconi lo vorrebbero vedere vivo, sì, ma almeno dietro le sbarre. E ce ne sono. </p>
<p>La reazione su cui vorrei riflettere è sopratutto quella dei miei colleghi, insegnanti come me, alcuni cattolici praticanti alcuni neppure credenti, che con il crocifisso in aula si confrontano tutti i giorni, e anche con problemi inerenti alla libertà di culto, al dialogo tra culture, ecc., che riguardano le materie che insegnano: storia, diritto, filosofia, scienza sociali, letteratura. Ieri, lasciando un appunto sulla lavagna dell&#8217;aula professori del liceo dove insegno, ho invitato i miei colleghi alla “riflessione” intorno alla sentenza in questione. Nulla più. Dopodiché sono stato testimone di qualche battuta, di commenti abbozzati e, almeno in un caso, di una vera e propria discussione.</p>
<p>Dico subito che ritengo proprio gli elettori del centro-sinistra tra i maggiori responsabili della confusione che tocca la presenza dei simboli religiosi nella scuola pubblica italiana. In qualche modo, per come stanno le cose in Italia, è inevitabile che i cattolici siano artefici di questa confusione, anche quando sono dei bravi e intelligenti insegnanti. Se i cittadini di sinistra si impegnassero a fare chiarezza su questo punto, farebbero un favore anche a molti cattolici. Li spingerebbero a un confronto scomodo, ma utile a tutti quanti. Questo vale a maggior ragione all&#8217;interno della scuola, dove occasioni di dialogo vero esistono. </p>
<p>Riconosco i colleghi che fanno parte dell&#8217;elettorato di sinistra perché quasi ogni giorno, quando li incrocio in aula professori o nei corridoi, formulano qualche battutina sui fatti del giorno. In genere, tutte queste battute sono accomunate dall&#8217;avere un unico obiettivo satirico: Silvio Berlusconi, o qualche suo portavoce. Di tanto in tanto, il discorso si fa più specifico e serio, e si passa dal registro della satira politica a quello della denuncia. Il bersaglio cambia e si fa riferimento alla Gelmini o alla sua riforma. </p>
<p>Ora la maggior parte di questi docenti anti-berlusconiani hanno considerato che la sentenza della Corte europea, pur riguardando da vicino la scuola, non meritasse non dico una riflessione ad alta voce, ma neppure una battuta. Insomma, magicamente tutti si erano già sintonizzati su Bersani o Bersani su di loro. </p>
<p>Faccio davvero fatica a spiegarmi questo fenomeno. L&#8217;unica risposta che riesco a darmi è: conformismo. Sono convinto, che se il segretario del PD fosse saltato sulla sedia, avesse gridato alla civiltà del diritto internazionale e delle istituzioni europee, qualche audace difensore della sentenza, tra i miei colleghi, ci sarebbe stato.</p>
<p>Invece in questo modo nessuno è davvero costretto a riflettere sulla legittimità o meno del crocefisso in classe e quindi sull&#8217;eguale rispetto che lo stato laico deve mostrare nei confronti delle culture, delle posizioni spirituali e delle credenze religiose dei suoi allievi e delle loro famiglie.</p>
<p>In effetti, una battuta su Berlusconi costa molta meno fatica intellettuale di un ragionamento autonomo sul rispetto dei diritti universali nella scuola pubblica. I cattolici evidentemente ci marciano su questa rinuncia a ragionare dell&#8217;elettorato di sinistra. Ma molti di loro, non essendo persone stupide, se sottoposte ad un serio confronto, probabilmente darebbero meno per scontato ciò che oggi pare ai loro occhi un&#8217;evidenza incontrovertibile.</p>
<p>L&#8217;unica collega con cui ho avuto una discussione minimamente seria è una cattolica praticante.  Essendo una persona sveglia e insegnando lei pure filosofia, ha scelto la linea difensiva più accorta, rifacendosi al crocefisso come simbolo di una comune identità culturale invece che simbolo religioso. E qui è abbastanza facile mostrare che, storicamente, almeno dal Seicento in poi, senza dover risalire agli antichi, esiste una corrente di pensiero che si muove in rottura con la dottrina cristiana. Insomma, il cristianesimo non può essere considerato l&#8217;orizzonte onnicomprensivo della cultura occidentale se non sacrificando il riconoscimento di minoranze culturali che sono estremamente battagliere da almeno tre secoli e che hanno contribuito all&#8217;emancipazione di tutte le componenti della società umana da diverse forme di schiavitù. Di fronte alle mie obiezioni, la collega ha poi fatto riferimento all&#8217;idea che la scuola, seppur laica, debba comunque poggiare su un quadro di valori e non può essere indifferenti ad essi. In questo ragionamento, viene ancora una volta sostenuto implicitamente che, ad esempio, un insegnante ateo non sia in grado di trasmettere valori, in quanto privo di una credenza religiosa. Ed inevitabilmente ciò che si voleva negare emerge in modo palese: il pregiudizio nei confronti di chi appartiene ad un&#8217;altra cultura, ad un&#8217;altra visione del mondo, pregiudizio che bolla una posizione atea come incapace di veicolare dei valori. La sentenza si dimostra quindi davvero necessaria. Solo escludendo ogni riferimento ad un particolare simbolo religioso, l&#8217;insegnamento verrà liberato dai pregiudizi che pesano su di esso.</p>
<p>Altre persone hanno fatto riferimento ad argomenti diversi, ma molto più rozzi. Qualcuno mi ha detto che il problema del crocefisso non poteva riguardare i non credenti, in quanto per loro il crocefisso non significa nulla. Stesso discorso si potrebbe fare per la croce uncinata su cerchio bianco e sfondo rosso. Quasi nessuno di noi è nazista e crede nella supremazia del Terzo Reich, perché mai dovremmo sentirci minacciati se intorno a noi sventolano, magari nei luoghi dove lavoriamo, simboli simili? Un simbolo religioso o politico, infatti, sarebbe visibile solo per chi ne è un seguace, per gli altri assumerebbe solo il valore di uno scarabocchio insensato.</p>
<p>Altri ancora sono ricorsi al grande argomento-buco nero, quello per cui “noi” quando andiamo da “loro” dobbiamo accettare i “loro” costumi e quindi quando “loro” vengono da noi devono farsi sbafate di crocefisso. “Loro” sono i musulmani o i loro figli. Che “noi” stia per i principi della costituzione repubblicana e dello stato laico e non della teocrazia vaticana o islamica non appare ben chiaro in questo tipo di obiezione.</p>
<p>Che in alcuni stati arabi le autorità religiose non si distinguano dalle autorità politiche è il “loro” problema, che appunto “noi” non vorremmo replicare. Ma è evidente che alcuni di “loro” la pensano come alcuni di “noi” e alcuni di “noi” la pensano come alcuni di &#8220;loro&#8221;. E questa confusione tra le due fazioni rigide è l&#8217;unica che gli italiani, tanto amanti della confusione, non vogliono accettare. Preferiscono pensare che la laicità sia del tutto sconosciuta o rifiutata nel mondo musulmano. E che tutti indistintamente, dal Senegal alla Turchia, siano per lo stato teocratico e l&#8217;applicazione wahabita della Sharia.</p>
<p>Infine. Al diritto internazionale e alla carta dei diritti dell&#8217;uomo l&#8217;italiano preferisce di gran lunga opporre il sano buon senso. Nelle piccole come nelle grandi cose. Ne risulta un paese sempre più malato, ma &#8211; per carità &#8211; che non ci si metta a risolvere questioni secondarie, che tanto quelle principali, fortunatamente, sono irrisolvibili.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/05/la-croce-in-classe/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>78</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>GIORNATA DELLO SBATTEZZO</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/23/giornata-dello-sbattezzo/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/23/giornata-dello-sbattezzo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 09:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[dichiarazione universale diritti uomo]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[pedobattesimo]]></category>
		<category><![CDATA[sbattezzo]]></category>
		<category><![CDATA[uaar]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=25033</guid>

					<description><![CDATA[di UAAR Il 25 ottobre 2009 l&#8217;UAAR organizzerà la seconda giornata nazionale dello sbattezzo. Il 25 ottobre 2008 furono ben i 1.032 cittadini che inviarono la propria richiesta al parroco: un evento di cui hanno dato notizia diversi mezzi di informazione, anche all&#8217;estero. Se nel 2009 il loro numero aumenterà, il messaggio che sarà inviato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di UAAR</p>
<p>Il 25 ottobre 2009 l&#8217;UAAR organizzerà la seconda giornata nazionale dello<br />
sbattezzo. Il 25 ottobre 2008 furono ben i 1.032 cittadini che inviarono la<br />
propria richiesta al parroco: un evento di cui hanno dato notizia diversi<br />
mezzi di informazione, anche all&#8217;estero. Se nel 2009 il loro numero<br />
aumenterà, il messaggio che sarà inviato sarà ancora più significativo. Si<br />
può partecipare alla giornata dello sbattezzo in due modi: individualmente o<br />
attraverso i circoli e referenti UAAR. Le modalità sono illustrate alla<br />
pagina:<br />
http://www.uaar.it/news/2009/06/08/ottobre-giornata-nazionale-dello-sbattezzo/</p>
<p>Maggiori informazioni su gli appuntamenti in programma per la giornata<br />
dello sbattezzo sono disponibili sul calendario eventi del sito UAAR:<br />
http://www.uaar.it/event</p>
<p>L&#8217;UAAR non organizza controriti vendicativi, né si rivolge ai fedeli.<br />
&#8216;Sbattezzo&#8217; significa infatti cancellazione degli effetti civili del<br />
battesimo, ossia l&#8217;elementare diritto, sancito dalla Dichiarazione<br />
universale dei diritti dell&#8217;uomo e riconosciuto in Italia da un<br />
provvedimento del Garante per la privacy, di poter abbandonare una<br />
confessione religiosa: nel caso specifico, di non essere più<br />
considerati dallo Stato come &#8220;sudditi&#8221; della Chiesa, &#8220;obbedienti&#8221; e<br />
&#8220;sottomessi&#8221; alle gerarchie ecclesiastiche, come recita il Catechismo.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/23/giornata-dello-sbattezzo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>34</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Liberi di non credere</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/liberi-di-non-credere-2/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/liberi-di-non-credere-2/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 17:31:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[20 settembre]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[obiezione di coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[scuola pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[uaar]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22164</guid>

					<description><![CDATA[di UAAR Il 19 settembre a Roma avrà luogo LIBERI DI NON CREDERE, il primo meeting per un paese laico e civile. A partire dalle 15 si succederanno brevi interventi di soci UAAR e di testimoni di piccole e grandi battaglie laiche; faranno seguito gli interventi di Franco Grillini, Valerio Pocar, Laura Balbo, Carlo Flamigni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di UAAR</p>
<p>Il 19 settembre a Roma avrà luogo LIBERI DI NON CREDERE, il primo meeting per un paese laico e civile. A partire dalle 15 si succederanno brevi interventi di soci UAAR e di testimoni di piccole e grandi battaglie laiche; faranno seguito gli interventi di Franco Grillini, Valerio Pocar, Laura Balbo, Carlo Flamigni e del segretario UAAR Raffaele Carcano. Saranno trasmessi videointerventi di Margherita Hack e Piergiorgio Odifreddi. In serata avrà luogo un concerto gratuito con la partecipazione di Paolo Ferrarini, Just for Jam, Banda Putiferio e Ratti della Sabina; inoltre poesie e i monologhi di Francesca Fornario. L&#8217;indomani, alle 9.30, una corona sarà deposta in occasione della cerimonia ufficiale presso la Breccia di Porta Pia in Corso Italia.  Il programma completo è stato pubblicato alla pagina www.uaar.it/uaar/meeting/2009/programma. Alla pagina www.uaar.it/uaar/19-settembre si potrà inoltre trovare la presentazione e le rivendicazioni del meeting, le adesioni raccolte, informazioni su come raggiungerlo e su dove pernottare, il banner e lo spot radiofonico attualmente in corso di diffusione su PopolareNetwork.  L&#8217;UAAR invita tutti i soci e i simpatizzanti ad aderire (adesioni19settembre@uaar.it), a partecipare e a diffondere la notizia. Vediamoci a Roma, piazzale Ankara, il 19 settembre. È un appuntamento importantissimo per la libertà e i diritti di noi tutti.<span id="more-22164"></span><br />
Erano pochi milioni, cent’anni fa. Oggi sono circa un miliardo. Il formidabile aumento del numero dei non credenti è l’unica, rilevante novità nel panorama religioso mondiale degli ultimi decenni. Un fenomeno che, peraltro, nei paesi democratici non accenna affatto a fermarsi: una crescita che, significativamente, non è il frutto dell’opera di ‘missionari’ dell’ateismo e dell’agnosticismo, ma l’esito di centinaia di milioni di riflessioni individuali. Circostanza ancora più eloquente, la loro diffusione è maggiore quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione. Lungi dal portare le società alla rovina, come vaticinano leader religiosi incapaci di trovare risposte più adeguate alla secolarizzazione, atei e agnostici ne rappresentano la parte più dinamica, quella che più contribuisce alla loro crescita: rispetto alla media della popolazione sono più giovani, più istruiti, più aperti al nuovo, più tolleranti nei confronti di chi viene troppo spesso dipinto come ‘diverso’: stranieri, omosessuali, ragazze madri, appartenenti a religioni di minoranza.<br />
Quasi ovunque il mondo politico ha registrato questi cambiamenti, improntando le legislazioni nazionali a norme sempre meno dipendenti dall’etica religiosa prevalente (ancora per quanto?), e valorizzando per contro l’autodeterminazione dei singoli individui. Persino in una “nazione cristiana” quale sono ritenuti gli Stati Uniti, un americano su sette non appartiene ad alcuna religione: non è un caso che, nel suo discorso di insediamento, Barack Obama abbia esplicitamente riconosciuto il ruolo dei non credenti.<br />
Un solo paese occidentale sembra fare eccezione, nonostante la religiosità sia in calo anche lì. È il paese con la classe politica meno apprezzata, con i livelli più bassi di libertà di espressione: un paese che tanti, in patria e all’estero, ritengono in declino. Quel paese è il nostro, quel paese è l’Italia. Un paese dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche.<br />
Eppure gli atei e gli agnostici non sono affatto pochi: anche in Italia, un cittadino su sette non crede. Ma nessuno lo ascolta. Certo, il servilismo del mondo politico e dei mass media italiani non teme, come si è detto, confronti con altri paesi. Ma anche gli increduli hanno le loro responsabilità. Se vogliono non essere discriminati sui luoghi di lavoro; se desiderano che i loro figli, a scuola, non siano confinati in un ghetto; se non accettano che ingenti somme delle (scarse) finanze pubbliche finanzino organizzazioni confessionali; se, in poche parole, pensano che l’Italia debba realmente essere uno Stato laico e democratico, che tratta tutti i cittadini allo stesso modo, è necessario far sentire la propria voce. Finora non è mai accaduto: mai atei e agnostici hanno manifestato per i loro diritti civili.<br />
Atei e agnostici non credono nei miracoli: sanno benissimo che, per ottenere dei cambiamenti, è necessario darsi da fare. È dunque venuto il tempo, anche per i non credenti, di mobilitarsi. Per questo motivo l’UAAR, l’associazione di promozione sociale che unisce gli atei e gli agnostici, indice per sabato 19 settembre, alle ore 15, nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma<br />
LIBERI DI NON CREDERE primo meeting nazionale per un paese laico e civile<br />
La data scelta non è casuale. I diritti dei non credenti possono essere riconosciuti solo laddove non c’è alcuna religione di Stato, di fatto e/o di diritto. Il 20 settembre 1870 non venne meno solo una religione di Stato; fu abbattuto un regime teocratico all’interno del quale era impossibile dichiararsi pubblicamente atei o agnostici. Molti, quel giorno, ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero Stato. Quel progetto, faticosamente avviato, fu poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan.<br />
Ora i tempi sono cambiati. Non intendiamo rievocare con nostalgia l’epopea risorgimentale: vogliamo invece impegnarci nella costruzione di una società moderna, laica, europea.<br />
Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti<br />
Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato<br />
Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose<br />
Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose<br />
In particolare, chiediamo: Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario Riconoscimento delle unioni civili Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”) Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004 Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme&#8230;) Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/liberi-di-non-credere-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-20 18:41:58 by W3 Total Cache
-->