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		<title>il caso editoriale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 08:30:03 +0000</pubDate>
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<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em><strong>17 marzo 2010</strong>, <strong>ore 22</strong>. Uno dei maggiori agenti italiani riceve un dattiloscritto. È una serata come tante, ma ancora non sa che la routine verrà stravolta da questo libro. Una volta aperto il file, gli occhi scorrono veloci sullo schermo del computer e smettere di leggere sembra quasi impossibile. <strong>18 marzo 2010</strong>, <strong>ore 10.20</strong>. L’agente invia una mail alle maggiori case editrici italiane, definendo il dattiloscritto in oggetto non “un libro” ma “il libro”, quello che tutti gli editori vorrebbero avere nel proprio catalogo e che tutti i librai vorrebbero avere sullo scaffale della propria libreria. <strong>Ore 10.22</strong>. La casa editrice Longanesi inizia a leggere il dattiloscritto. Il consenso è unanime. Il libro ha in sé una tale forza dirompente, un intreccio narrativo così potente e sapiente costruito che è impossibile non rimanere catturati nella tela intessuta dell’autore. Il Libro deve essere un libro Longanesi. (…) <strong>Aprile – Novembre 2010</strong>. Mentre John Stephens mette a punto gli ultimi dettagli del romanzo, gli editori di tutto il mondo dell’Atlante di Smeraldo si preparano a un lancio in grande stile, praticamente in contemporanea mondiale… e la storia prosegue, in tutte le librerie, ad Aprile 2011</em>. 21 Aprile 2011, ore 16.30. A l’Unità decidiamo di aggiungere un punto a questa cronologia e così scorriamo voracemente la Brochure consuntiva delle promozioni suddivisa, nell’ordine, nei seguenti punti <em>L’entusiasmo dell’editore</em>, <em>Il giudizio unanime</em>, la cronologia del <em>caso editoriale</em>, <em>la trama</em>, <em>l’autore</em>, <em>i protagonisti</em>, <em>i coprotagonisti</em>, le pagine centrali con un pop-up raffigurante una emisfera armillare culminata da una divinità vagamente indù e il cui cerchio equatoriale è tempestato di gemme verdeggianti che spunta solerte e avvenente appena si sfogliano proprio quelle pagine, <em>le iniziative promozionali </em>(kit vetrina e materiale per il punto vendita), il <em>piano marketing</em>. Due pagine. <span id="more-38855"></span> Infine, in quarta di copertina si legge <em>Emma non ha mai paura. Michael non crede ai propri occhi. Kate ha promesso di proteggerli a ogni costo. Tre fratelli abbandonati a loro stessi, un mondo magico e misterioso, un viaggio oltre le porte del tempo. E un libro dal potere immenso e oscuro</em>. A questo potente paratesto è allegato il <em>segnalibro con web key</em> anche se io, ingolosita dalla pagina 2 del piano marketing contenente il <em>materiale promozionale per librai e giornalisti</em> avrei desiderato il <em>prezioso segnalibro fustellato</em>. Perché amo l’aggettivo fustellato. E mi chiedo che forma avrà la fustella con la quale hanno sagomato il segnalibro? Sarà la stessa utilizzata per le <em>cartoline pop-up</em> che saranno in libreria? La fustella pure aprirà un mondo magico e misterioso?</p>
<p>Io non ho motivi di dubitare dell’eccezionalità del libro – determinativo almeno nel senso dell’articolo – di Stephens. Per due motivi. Uno. Da bambina prima di andare al circo a vedere gli elefanti, che di solito erano molto meno mastodontici dei disegni sui biglietti venduti ai semafori, rimanevo per ore a studiare i cartelloni illustrati che ricoprivano le strade. Due. Essendo nata alla fine degli anni settanta, amo il merchandising – e come ha scritto Valeria Parrella in <em>Mosca più balena</em> (minimum fax, 2003) io ho trent’anni ma quando gioco a nascondino faccio ancora tana, anche se ci sono bambini –, penso che se la scatola è bella, basta anche solo la scatola.</p>
<p>Tuttavia tenendo tra le mani questa scatola della scatola, qualcosa mi stona. E questo qualcosa è la rottura di un incanto. Di un patto silente tra il circo e il lettore, qualsiasi cosa sia il circo – pure letteratura. È come se qualcuno mi avesse condotto per mano, per una foto con l’elefante o con la donna cannone, prima che io potessi vederli sulla pista, che mi ha fatto entrare dal retro mostrandomi la fabbrica dell’opera del circo senza il circo, o comunque prima. Come se ci fosse uno scarto temporale – dovuto forse al <em>viaggio oltre le porte del tempo</em> promesso da <em>L’Atlante di Smeraldo</em> –, tra l’attesa, l’immaginazione e la lettura – un gesto intimo, singolare, ripetitivo, concentrato, spensierato – di  questa attesa e di questa immaginazione. Ginevra Bompiani nell’introduzione a <em><a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/una-specie-di-anticamera/">La signora dell’angolo di fronte</a></em> (Il Saggiatore, 1978) ha osservato che <em>Il romanzo del novecento è una specie di anticamera dalla quale si ascolta il brusio della voce, si intravvede una sottana, dove arrivano gli ordini dati in altre stanze</em>. Io non voglio scomodare Virginia Woolf, e nessun altro, ma nemmeno tenerli lontani. Nemmeno pensare che i libri siano anticamere che danno sempre su altre anticamere cercando, con la prospettiva di questi vuoti, incastonati e successivi, di creare quella eco di un altro mondo, che è il motivo per cui leggo i libri. Anche quelli di John Stephens. Se me li fate prima leggere poi compro tutto. Come con Harry Potter (Salani, 1998-2010). Ma lasciatemeli leggere.</p>
<p><span style="color: #008080;">[questo articolo è stato pubblicato su l&#8217;Unità giovedì 21 aprile 2011]</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/personaggio07Big.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-38856" title="personaggio07Big" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/personaggio07Big.jpg" alt="" width="218" height="281" /></a><br />
<strong> J. Stephens, <em>L’Atlante di Smeraldo</em>, Longanesi (2011), pp. 460, eu 18,60.  (in libreria da oggi, 28 Aprile 2011)</strong></p>
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