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	<title>Laura Bosio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Le notti sembravano di luna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 08:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Bosio]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Laura Bosio, Le notti sembravano di luna, Longanesi, 214 pag. La storia di Le notti sembravano di luna, in fondo, è presto detta: Caterina è una bambina di dieci anni in una eterna Italia di provincia in prossimità del boom economico del dopoguerra. Di tutti i sogni di bambina possibili il suo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/le-notti-sembravano-di-luna.jpg" alt="" title="le-notti-sembravano-di-luna" width="210" height="318" class="alignnone size-full wp-image-41439" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/le-notti-sembravano-di-luna.jpg 210w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/le-notti-sembravano-di-luna-198x300.jpg 198w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /> di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p><strong>Laura Bosio</strong>, <em>Le notti sembravano di luna</em>, Longanesi, 214 pag.</p>
<p>La storia di <em>Le notti sembravano di luna</em>, in fondo, è presto detta: Caterina è una bambina di dieci anni in una eterna Italia di provincia in prossimità del boom economico del dopoguerra. Di tutti i sogni di bambina possibili il suo è quello meno femminile, in un paese che sta scoprendo l’emancipazione portata dall’industria ma che è ancora, culturalmente, contadino nel profondo: Caterina vuole correre in bicicletta, fare agonismo, vuole conoscere e affiancare i campioni del Giro d’Italia.</p>
<p>Leggiamo di continuo storie così. E di continuo ci affascinano, perché ogni volta sono identiche e differenti. Perché ogni volta ci viene riproposta la condizione umana, che è sempre identica e differente. Ogni volta ripercorriamo le stesse ansie e le riscopriamo di nuovo. C’è una età, quella dove il mondo fantastico dell’infanzia e quello inquieto dell’adolescenza si incontrano. Una terra di mezzo, dove cambia la voce, il corpo, la mente. Dove l’universo mitico e liquido della fanciullezza si raggruma, si solidifica in una identità più certa, marcata, dove si segna il carattere delle persone. Che diventano individui. Solidi e al contempo univoci, perciò malinconici. </p>
<p>Laura Bosio ci racconta tutto ciò. Ci racconta le piccole fabbriche di un nord ovest operoso, le moderne case di periferia, templi della nuova ricchezza, gli orti, il lungofiume, la cittadina ostile come un castello medievale, abitata da adulti irrisolti e da ragazzini che scoprono i primi, titubanti, turbamenti erotici. Tutto questo ce lo racconta visto dal sellino della bicicletta di Caterina. Non in velocità, ma con leggerezza, con equilibrio. La scrittura è limpida, anche se screziata da interferenze raffinate (chi dialoga con chi? Chi narra, per davvero, questo romanzo?) e l’affetto che l’autrice ha profuso tratteggiando i suoi personaggi è palpabile. Regalandoci, infatti, profili umani, sconfitti e fragili – come il padre di Caterina &#8211; difficili da dimenticare.</p>
<p>[<em>pubblicato su</em> Cooperazione <em>n. 47 del 22 novembre 2011</em>]</p>
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