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	<title>Le chiavi della felicità &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>LE CHIAVI DELLA FELICITA’[ letteratura e bigodini retorici ]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 07:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Anastasija Alekseevna Verbickaja]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Tellini]]></category>
		<category><![CDATA[Le chiavi della felicità]]></category>
		<category><![CDATA[Nadežda A. Lappo-Danilevskaja]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
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					<description><![CDATA[Tekla Badarzewska-Baranowska [ 1834 &#8211; 1861 ] Le Rêve d&#8217;un Ange di ⇨ Anna Tellini &#160;&#160;&#160;&#160;Vorrei mettere subito le mani avanti: anche se non numerosissime, non sono di certo mancate le voci femminili nelle lettere russe, almeno a partire da Caterina II, che si dilettava di filosofia (celebri i suoi carteggi con Voltaire e Diderot) [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="width:700px;"><center></p>
<div style="width:400px;"><iframe loading="lazy" src="https://player.vimeo.com/video/32263913?autoplay=1&#038;loop=1&#038;color=ffffff&#038;title=0&#038;byline=0&#038;portrait=0" width="400" height="298" frameborder="0" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe></div>
<p></center><br />
<center></p>
<div style="width:270px;">
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<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-40715-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="http://suave-est-nus.org/ange%20.mp3?_=1" /><a href="http://suave-est-nus.org/ange%20.mp3">http://suave-est-nus.org/ange%20.mp3</a></audio></div>
<p></center></p>
<p align="center"><span style="font-size:10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color:#2E8B57;"><strong>Tekla Badarzewska-Baranowska [ 1834 &#8211; 1861 ]<br />
<em>Le Rêve d&#8217;un Ange</em></strong></span></p>
<p align="center"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">di</span> ⇨ <a href="https://www.nazioneindiana.com/tag/anna-tellini/" target="_blank"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color:#2E8B57;"><strong>Anna Tellini</strong></span></a></p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Vorrei mettere subito le mani avanti: anche se non numerosissime, non sono di certo mancate le voci femminili nelle lettere russe, almeno a partire da <strong>Caterina II</strong>, che si dilettava di filosofia (celebri i suoi carteggi con Voltaire e Diderot) e di teatro, oltre a comporre satire e cronache storiche, seppur mediocri, per arrivare al Novecento, che vanta nomi grandi (<strong>Sejfullina</strong>, <strong>Šaginjan</strong>, <strong>Forš</strong>, <strong>Petruševskaja</strong>) e grandissimi, come <strong>Cvetaeva</strong> e <strong>Achmatova</strong>.</span><span style="font-size:9pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong><em><span id="more-40715"></span></em></strong></span> <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/3Verbaskaja.png"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/3Verbaskaja.png" alt="" title="3Verbaskaja" width="213" height="273" class="alignleft size-full wp-image-40768" /></a><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">E tuttavia ho scelto, spero non troppo cialtronescamente, molto, certo, per la mia pavidità, una sorta di timore reverenziale di trovarmi faccia a faccia con queste espressioni così alte, e un po’ per resistere a quell’alone di seriosità, di granitica monoliticità che pare inevitabilmente circondare la nostra idea delle cose russe, ho scelto di fare qui delle divagazioni molto poco serie su quello che anche per me a suo tempo è stato un fenomeno del tutto sorprendente e inaspettato, ovvero l’incontro con quella pleiade di scrittrici – <strong>Nagrodskaja</strong>, <strong>Zinov’eva-Annibal</strong>, <strong>Lappo-Danilevskaja</strong> – che per alcuni anni ha tenuto banco nel mercato librario russo, surclassando con squisita, e solo apparentemente candida nonchalance, i campioni della letteratura patria, nostri abituali punti di riferimento.</span><br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Un primo dato di autentico, ammirato stupore è stato il constatare come, se ancora negli anni ’60 dell’Ottocento <strong>Černyševskij</strong>, ed altri con lui, si interrogavano, annaspando, sull’esistenza o meno di un pubblico, di una committenza, a distanza di soli 50 anni, con meravigliosa accelerazione, queste dame della letteratura dimostrano una sbalorditiva conoscenza del proprio uditorio, tanto da poter affermare per bocca della <strong>Verbickaja</strong>, loro madre spirituale, nonché trionfatrice del mercato:</span><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&#8220;Mi leggono studenti e studentesse e intellettuali in genere; ma mi leggono anche operai, artigiani, commessi e i democratici tutti.&#8221;</span> </p></blockquote>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">E ancora:</span> </p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&#8220;Ho un legame forte e indissolubile col mio lettore. Tutta questa enorme folla mi scrive, e mi ringrazia in modo commovente, e mi confida le sue gioie e le sue sofferenze….&#8221;</span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Attrezzatasi, forte di una schiera di segretari personali che affrontavano questa corrispondenza non tralasciando di dividerla per categorie di scriventi, alla domanda sul perché la leggessero rispondeva senza falsa modestia:</span><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&#8220;Chi ha sete di bellezza segue chi la bellezza ricerca. Io cerco il nuovo, lo cerco con passione e con dolore. Io sento l’alito della nuova morale veniente.&#8221;</span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Parleremo quindi di un decennio del Novecento, collocabile all’incirca tra il 1907 e il ’17, che nel 1934<strong> Gor’kij</strong> avrebbe definito “il più infame e svergognato nella storia dell’<em>intelligencija</em> russa” – lo stesso <strong>Gor’kij</strong> che era stato il primo a liberare il realismo russo dalle sue precedenti caratteristiche “aristocratiche” e “puritane”, da quella schiva e delicata moralità che gli aveva sempre fatto evitare le crudezze e le esplicità dei romanzieri francesi. Le brutture e la sporcizia della vita, come pure l’aspetto fisiologico dei rapporti sessuali, erano in generale argomenti tabù per il vecchio romanziere russo. C’era stata, sì, un’ondata di pornograficità negli anni ’80, anni di reazione e di sbandamento seguiti allo zaricidio, ma essa non aveva comunque abbandonato i retrocortili letterari, e non aveva inquietato più di tanto i detentori del gusto.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Due fatti di ben più grande momento, due fatti letteralmente dirompenti erano però avvenuti: <strong>Tolstoj</strong> per primo parlò degli orrori fisici della malattia ne <em>La morte di Ivan Il’ič</em> (1886) e della carnalità dell’amore ne <em>La sonata a Kreutzer</em> (1889), e ancor prima (1865) con <em>Le memorie del sottosuolo</em> <strong>Dostoevskij </strong>non aveva esitato a mettere in primo piano l’intimità dell’anima brutalmente e prepotentemente violata: una vera rivoluzione, con cui irrompeva una sincerità, una espansività di marca propriamente francese, del tutto estranea alla letteratura russa.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;E così, per ritornare al nostro decennio “infame e svergognato”, mentre il mercato si allarga e il gusto, non ancora educato, di questo nuovo lettore del demos reclama, e sono in gran voga non solo <strong>Zola</strong> e <strong>Maupassant</strong>, ma <strong>Mirbeau</strong> e <strong>Przybyszewski</strong>, e <strong>Sherlock Holmes</strong> degenera in rozze storie fatte in casa di “<em>Nat Pinkerton poliziotto</em>”, si afferma per così dire una linea <strong>Dostoevskij-Stirner-Nietzsche</strong>, prima di tutto come grande forza emancipatrice dalle pastoie del dovere civico. Si era all’indomani di una rivoluzione fallita, e il lato oppresso della vita personale si tendeva e doleva, e nell’anima divampavano le cattive scintille dell’esasperazione contro ciò che impedisce di vivere.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>Nietzsche</strong> pare proporre agli intellettuali russi proprio ciò di cui avevano bisogno: una combinazione di nichilismo sociale, questa disdegnosa sfiducia nei destini dell’uomo collettivo, e di estetismo erotico.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Spezzato in schegge di paradossi, in Russia <strong>Nietzsche</strong> fu costretto a svolgere la funzione di eccitante, di salvacondotto per l’egoismo estetizzante e raffinato, per l’autodeificazione dell’io.<br />
Pochi dati ancora per meglio approssimarci alle dame della letteratura di cui si diceva: sono gli anni in cui si moltiplicano pubblicazioni come “<em>I segreti della vita</em>”, “<em>Notti di follia</em>”, “<em>La posta di Amore</em>”, in cui gli abbonati a “<em>Il mondo dei segreti</em>” ricevono una ricchissima letteratura sul problema dei segreti dell’amore in tutti i secoli e in tutti i popoli, illustrati da noti artisti; anni di successo sensazionale per <strong>Otto Weininger</strong> col suo tentativo di stabilire una filosofia dei sessi applicata anche alla vita sociale, all’antropologia, alla psicologia delle religioni; anni di vasta diffusione della <em>Psicopatia sexualis</em> di <strong>Krafft-Ebing</strong>, lugubre bestiario, catalogo di nefandezze, archivio di perversioni stilato con scrupolosità da copista; anni in cui nelle opere di scrittori di vario talento acquisiscono diritto di cittadinanza temi come la pederastia l’uranismo l’ermafroditismo la necrofilia l’incesto, e non è raro il sentimento della fine della cultura, dell’ultimo limite, del declivio verso il nulla. Accennerò soltanto a due di questi, in egual misura affascinati dal sesso: <strong>Rozanov</strong>, fautore di una santificazione del sesso, le cui parole strologano, bisbigliano, accarezzano, e tutte vengono dal sesso, il rigoglio del sesso, lo scompiglio del sesso; e <strong>Arcybašev</strong>, gratificato di un successo travolgente per il suo romanzo <em>Sanin</em>, un’incessante predicazione della libertà dai vincoli e dalle convenzioni, condotta però per cliché e locuzioni morte o moribonde, per lo più per contrastare con colori troppo sgargianti, colori che gridano, il terrore della morte. Un romanzo dello spreco &#8211; spreco di situazioni, di organi, di spasmi, di discorsi-, che ricorda, anche per il suo stile da cancelleria, in cui i periodi escono sbiaditi, si attaccano, per così dire, ai denti, le pagine delle nostre dame. E il rimando non è forzato, visto che in un risibile dialogo tra l’eroina della principale opera della <strong>Verbickaja</strong>, <em>Le chiavi della felicità</em> (ben 6 volumi tra il 1909 e il 1912!), e uno dei suoi tanti partner, l’anarchico Jan, &#8211; da premettere che ogni giorno, dalle 2 alle 4, parlano di letteratura -, leggiamo:</span><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"[<em>Lei] “Leggete <em>Sanin</em>?”<br />
[<em>Lui</em>] “Oh, sì, con enorme interesse. E voi?”<br />
[<em>Lei</em>] “Anch’io un po’”<br />
[<em>Lui</em>] “In questo libro c’è una vivida protesta contro i decrepiti valori morali! E come tale, questo libro ha un significato sociale. Sanin rispettava le donne. Qui è detto in difesa della personalità più che in tutta la letteratura europeo-occidentale”<br />
“Posso?”, chiede Manja, e gli mette la testolina sulla spalla. Jan permette.<br />
“Jan, baciatemi!” [<em>lo fa</em>]<br />
Manja con un grido cade nell’erba, e lacrime di felicità corrono dai suoi occhi.</span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<center></p>
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<p></center><br />
<center></p>
<div style="width:270px;">
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<p></center></p>
<p align="center"><span style="font-size:10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color:#1E90FF;"><strong>Tekla Badarzewska-Baranowska<br />
<em>La Prière D&#8217;une Vierge</em> Op.3 [1856]</strong></span></p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Ora che una sorta di genealogia è stabilita, e stabilito è anche un contesto, si può forse aggiungere con maggior distensione che di quest’opera, capace di attirare all’uscita di ogni tomo lunghe file di acquirenti davanti alle librerie, si vendettero ben 500.000 esemplari, e che nelle biblioteche pubbliche era richiesta molto più di <strong>Dostoevskij</strong> e di <strong>Čechov</strong>. D&#8217;altronde, afferma la <strong>Verbickaja</strong> nella pref. alla sua pièce <em>Bezplodnyja Žertvy</em>:</span><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&#8220;Čechov e Gor’kij hanno esposto una sorprendente meschinità dei loro ideali. Che hanno dato Čechov e Gor’kij, non dico di prezioso, ma almeno di fresco e di originale nelle loro opere migliori? Sono stati forse nella loro concezione del mondo almeno di un veršok al di sopra della folla? No! Quali sono i loro ideali, la loro filosofia? Ci hanno fatto dono solo di tipi consunti e di eroi da compatire. Non hanno un ideale vivido. Non hanno dato neanche un’allusione alla lotta di classe. Hanno manifestato un’ignoranza totale nella comprensione dell’anima femminile. Hanno portato con sé un intero mare di trivialità”.</span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Padrone, loro sì, della trivialità, la <strong>Verbickaja</strong> e la <strong>Lappo-Danilevskaja</strong> ne sanno trarre però tutti i succhi più appetibili e ridondanti attualizzandola, intellettualizzandola: tra un amplesso e l’altro saltano fuori i nomi di <strong>Spencer</strong> e di <strong>Wilde</strong>, e la lotta di classe non manca (Jan, come abbiamo visto, è un anarchico), e in quanto alla <strong>Lappo-Danilevskaja</strong>, nella prefazione al suo <em>Razval</em> (1916-17), che definisce un “romanzo-cronaca” in cui vengono raffigurati gli autentici accadimenti della Russia, aggiunge:<br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&#8220;a parte la fabula romantica, qui non c’è neanche una parola di finzione. Sono stata partecipe e testimone di quanto esposto, inclusi gli avvenimenti al fronte, dove ho trascorso tre mesi nel 1917.&#8221;</span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">C’è la fuga dell’armata, ci sono uccisioni e saccheggi e pogrom, e personaggi storici reali, mentre l’eroina, Veronica, non fa che parlare della guerra e della rivoluzione:</span><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&#8220;Tutto sta assumendo una piega così triste, così sfortunata per la povera Russia! A corte non si danno ricevimenti.”</span></p></blockquote>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">e</span></p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“Il nostro modo di vita sta diventando assolutamente impossibile: la chiusura dei ristoranti alle 11 mi rattrista proprio.&#8221;</span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Volgarizzandoli e semplificandoli, le nostre non trascurano nessuno degli elementi della letteratura a loro contemporanea: ci sono scioperi, l’amore, le barricate, l’inseguimento del piacere. E’ questo ad attirare – meglio: ad adescare – il lettore. Senza contare che seguendo le peripezie di queste Sanin in gonnella il lettore non solo legge il romanzo, ma origlia e spia. Si afferma una sorta di “voyeurismo di massa”: contemplare e annusare, ideologizzandosi, abbeverandosi alle fonti della nuova morale:</span><br />
&nbsp;    </p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&#8220;Bisogna amare l’amore, l’amore in genere, e non un singolo uomo. Uno se ne andrà, ne arriveranno altri. Salve a voi, nuove donne! Prendete l’amore, ridendo e gioendo. E’ la vostra ricompensa, il vostro riposo. Né giuramenti, né patti, né domande. Prendete, e procedete verso nuovi incontri, verso un nuovo amore. Ricordate una cosa soltanto: non ci si può fermare. Non bisogna guardare indietro! Salute, nuove donne! A voi, che avete osato, a voi che avete rigettato il giogo dell’amore!&#8221;</span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">A dirlo è la stessa scrittrice che per anni aveva pubblicato su gloriose riviste onesti racconti con tendenza, dove l’emancipazione delle protagoniste passava attraverso il rifiuto di vivere non del proprio lavoro, o di portare il corsetto, fare la civetta e guardarsi allo specchio, o di indossare abiti eleganti; spesso si andava anche alla ricerca del “gesto”, e poteva essere l’abbandono della ricchezza e la scelta di una vita difficile, magari prestando la propria opera in un ospedale di campagna. Ma con questi onesti racconti anni ’60, con questi tardi epigoni degli “uomini nuovi”, la <strong>Verbickaja</strong> aveva non più che vivacchiato, finchè, già padrona del linguaggio marzapanesco e iperbolico di cui sarà maestra, decide – sono sue parole – di</span><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“abbandonare l’angusta valle dell’ascetismo, l’oscurità della cripta in cui non ci sono vivide albe né tramonti fiammeggianti, in cui soffia il vento della rinuncia”</span></p></blockquote>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">per rispondere alla voce sediziosa della personalità che si ridesta e</span> </p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“salire e salire sui monti per inebriarsi del fulgore del sole e gettare uno sguardo agli abissi e alle voragini e riflettere nelle pupille lo scintillio delle nevi eterne”.</span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Ed eccoci così alla <em>Manja-Verbena </em>delle <em>Chiavi della felicità</em>, che, dopo aver capito ancor giovinetta che ci sono tre tipi di donne: le cuoche, le governanti e le principesse, opta per quest’ultima soluzione, confortata, tra l’altro, in questo, dall’ammirazione universale, soprattutto quando, al ginnasio, in pantaloncini corti e sottile tunica di battista balla, spumeggiante e inafferrabile, la “sonata al chiaro di luna”. Lo stesso entusiasmo circonda Veronica, che “reca in sé l’armonia e la gioia di un essere cosciente”, e che ammiratori, e non, definiscono una “natura molto forte, in cui c’è molta individualità”. Inutile dire della bellezza di entrambe, di cui, d’altronde, sono consapevoli osservatrici allo specchio: in Veronica  tutto era “armonico, plastico e bello”, in quanto a Manja-Verbena è lei, nell’offrirsi ad un amante che aveva trepidamente atteso nel chiostro del giardino ad esclamare:</span><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“Volete rapirmi? Il mio corpo è magnifico, Mark! Lo so. Quante volte ne ho studiate le linee. Vi amerò eternamente. Danzerò. Devo spogliarmi. Mi sento una dea…”.</span> </p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Veronica, però, può contare su un topos del decadentismo, occhi verdi, senza fondo, enigmatici, e magnifici capelli rosso-cuprici, e su vibrazioni – delle corde del cuore, di ogni suo nervo, di tutto il suo essere – e su titillanti accordi; lei stessa, del resto, “era un gioioso e trionfante accordo della natura”.</span><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/3Lappo-Danilevskaja.png"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/3Lappo-Danilevskaja.png" alt="" title="3Lappo-Danilevskaja" width="208" height="293" class="alignright size-full wp-image-40769" /></a><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">In questo trionfo del riciclaggio di un trovarobato pruriginoso, in un’atmosfera estenuata e risucchiante assistiamo spesso, di contro allo spregiudicato e attivo inseguimento del piacere da parte di Manja e Veronica, a spettacoli di femminile ritrosia, o femminile svenevolezza, dei loro partners virtuali: nella <strong>Lappo-Danilevskaja</strong>, il ministro Protopopov “ha il volto cereo, ed è vestito con cura raffinata”, mentre il generale Duchonin, “bellissimo brunetto”, si confonde in presenza di Veronica e il generale Brusilov, preparandosi ad un incontro con lei, “corre allo specchio, si lava le mani con <em>eau de cologne</em> e liscia zelantemente i baffi con uno spazzolino”; e nella <strong>Verbickaja</strong> l’anarchico Jan, capo e profeta del suo partito, in clandestinità per evitare la forca, “ha un delicato volto di razza e piccole mani bianche da gran signore, e fa il giardiniere, per nascondersi, sì, ma anche perché sta studiando le orchidee: “I fiori hanno un’anima misteriosa. Avete letto Maeterlinck?”, mentre il milionario Stejnbach ha la pelle color avorio, una barbetta alla moda, e, irresistibili per Manja, delle sorprendenti sopracciglia che tracciano sul suo volto un misterioso arabesco, e Nelidov ha un volto fine e di razza, e narici tremanti. La fisicità sembra essere di esclusiva pertinenza delle donne e non è un caso, forse, che siano loro a corteggiare, inseguire, prendere comunque l’iniziativa. Con qualche eccezione: un certo Astašev, monocolo, smoking inappuntabile, scarpe di vernice, chiarisce a Veronica:</span><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“Amore, passione, simili parole non trovano posto nel mio dizionario. Solo depravazione, classica depravazione, calcolata e non limitata da alcun pregiudizio”.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">E poi:</span> </p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“Sono pronto a spogliarmi. Ed anche di più… benché il numero di aspiranti sia tale, che ho stabilito ci si prenoti per il turno”.</span> </p></blockquote>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Quindi le chiede:</span> </p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“Vorrei sapere: siete, o no, dissoluta?”.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">E, dopo che lei ha ricusato nomi e marchi per le proprie passioni, lui le incide una mano con uno stiletto, e ne beve il sangue:</span> </p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“Sono un sadico di calibro raffinato. Amo il corpo dei morti e il sangue dei vivi”.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">E Nelidov, al loro terzo incontro, chiede a Manja-Verbena:</span> </p>
<blockquote><p>
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“Amate i cavalli?”</span></p></blockquote>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">La sua voce è trepidante, e il tono tale che è come se le chiedesse:</span> </p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“Mi ami?”.<br />
“Follemente!”</span></p></blockquote>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">risponde Manja. E nella voce di lei arde la confessione.</p>
<blockquote><p>
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“Forse, desiderate fare una corsa?”</span></p></blockquote>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">– fa Nelidov.</span> </p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“Sì. Manja col terrore della felicità osserva i suoi occhi feroci e subito si abbandona sul suo petto. Egli la bacia in silenzio, avidamente e rapacemente. La prende come una preda tra le braccia e va nel bosco. Rozzamente e dolorosamente accarezza le sue spalle, il seno, le ginocchia. Ella, come una schiava, ubbidisce al suo desiderio. Dopo mezz’ora lui le chiede di perdonarlo. ‘Niente, niente’, risponde Manja, malgrado Nelidov le abbia morso le mani, le labbra, dolorosamente, tanto da far apparire il sangue”. </span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">E le pagine si accumulano in un delirio di iterabilità e di inconsequenzialità senza riposo, di dissennato e inconsapevole umorismo: chiudiamo qui, col conforto, però, delle parole dell’anarchico Jan, che, dopo aver sognato di fondare una comune, regno dell’amore e della pace, incontra però prematura morte, e al momento dell’addio riesce comunque a indottrinare Manja:</span><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&#8220;Stiamo vivendo l’epoca della liberazione della carne! E’ l’alba del veniente giorno! Solo gli istinti non mentono. I nostri desideri sono sacri. Non invano i greci hanno raffigurato Eros alato. La passione viene e va. Si può amare una e desiderare un’altra. In questo non c’è tradimento, né trivialità, né sporcizia. C’è un solo tradimento, Manja! Il tradimento di se stessi. Se ora cesserete di amarmi, e domani amerete un altro, non tenete conto delle mie sofferenze. Vi darò le chiavi della felicità, Manja. Essa giace ben custodita da sette serrature. La povera umanità ha smarrito il cammino che porta ad essa. Ascoltate, Manja. La cosa più preziosa in noi sono le passioni! Che vada pure in rovina per l’amore che vi porta colui che cesserete di amare. E’ lo stesso se avrà il nome di marito o di amante. Andate oltre, seguendo la voce del sangue. L’importante è che non vacilli la vostra anima, per la vergogna o il pentimento. Se il mattino avete baciato me, e la sera il desiderio vi spinge negli abbracci di un altro, ubbidite al vostro desiderio. In questo è tutta la verità della vita. Baciatemi, Manja. Vi ho regalato un tesoro. Della vostra vita fate un poema….&#8221;</span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
</span></span></div>
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