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	<title>legge basaglia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>restituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Aug 2018 05:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[anniversari]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Piero Fiorillo]]></category>
		<category><![CDATA[legge basaglia]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gian Piero Fiorillo &#160; fra la vita e la norma c’è una tensione quando il movimento che la esprime diventa legge il crimine è compiuto &#160; Ho davanti un centinaio di studenti fra sedici e diciotto anni, qualche insegnante, un preside. Siamo alla fine di un viaggio intorno alla follia e allo stigma che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Gian Piero Fiorillo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>fra la vita e la norma c’è una tensione</em></p>
<p><em>quando il movimento che la esprime diventa legge</em></p>
<p><em>il crimine è compiuto</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho davanti un centinaio di studenti fra sedici e diciotto anni, qualche insegnante, un preside. Siamo alla fine di un viaggio intorno alla follia e allo stigma che da sempre marchia i fuori norma. Ho immaginato più volte questo momento, mi sono chiesto cosa avrei potuto dire che non fosse scontato. Il mandato del dipartimento di salute mentale è: andare nelle scuole, parlare della Legge 180 che «ha chiuso i manicomi». Quest’anno ricorre il quarantennale. Ho cercato di sottrarmi ma il direttore è stato categorico: Tu sei un sociologo, chi può parlare di stigma meglio di te? Non mi ha dato scelta. Ho provato a fare il bartleby della situazione, ma non sono portato. Brontolo, mugugno, arretro. Ricorrenze, puah. Per le scale ho incontrato Vita, amica e fisioterapista: che ti succede? Niente, ricorrenze. E ti fanno tanto arrabbiare? Servono solo a schermare il presente: si ricorda ciò che non andava per tacere ciò che non va. Lei sorride: scandalizzarsi per il passato mette in pace la coscienza. Rumino: quest’anno ricorre anche il cinquantennale del 68, l’anno scorso era il quarantennale del 77; quest’anno è anche il quarantennale dell’uccisione di Aldo Moro, che se fosse morto nel suo letto nessuno saprebbe chi era. Accidenti, t’hanno fatto arrabbiare sul serio. Non che qualcuno lo sappia, a parte i familiari, i servizi americani e qualche dirigente DC. Un uomo è sempre un mistero per tutti, anche per se stesso. Un uomo di stato europeo del dopoguerra è molti misteri. Aldo Moro è moltissimi misteri, e forse quelli legati alla fine sono i meno importanti. Comunque è grazie a quei giorni di prigionia e martirio che resterà nella storia. Al pari di Cesare o Joseph K. vivrà molte reincarnazioni, sarà rappresentato in teatro, ispirerà molti film. Sta aspettando il suo Shakespeare, il mito fagociterà la storia. Mi dispiace vederti in questo stato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è di Aldo Moro che devo parlare agli studenti, oggi 9 maggio 2018, devo «restituire» i dati di un questionario sullo stigma, la follia e la 180. Restituire, diciamo così noi sociologi: avete compilato un questionario e noi vi «restituiamo» i numeri, le percentuali, le interpretazioni: è il nostro modo di ringraziarvi e catturare la vostra benevolenza. La 180 venne approvata il 13 maggio di quarant’anni fa. Maggio è tempo di eventi irripetibili, mese Mariano, delle rose, del risveglio di primavera, dell’annuncio di un’estate ormai soltanto da cogliere. Ei fu siccome immobile. PRIMOMAGGIO: quando l’evento non era il concerto a San Giovanni e nemmeno il comizio della CGIL, efficace precursore delle nullità concertuali. Ninetta mia morire di maggio. Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio. Come prendere una rima abusata e farla splendere. Strofinarla in sidol maggiore. (Quando Ugo Gregoretti era nervoso prendeva una pezzetta imbevuta di sidol e strofinava le maniglie di casa per ore, trasformando lentamente l’incazzatura in lucida ispirazione) (Stefania Sandrelli – io la conoscevo bene – lucida nervosamente una maniglia poi lucidamente apre la finestra e si butta di sotto). Però il Maggio con la maiuscola resterà sempre il Mai 68. (Abbiamo vissuto di miti e di amori e ci siamo presi i nostri rischi) (Stucchevole retorica) (Tutto ciò che accadeva era benvenuto).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è del maggio ’68 che devo parlare oggi agli studenti, né dell’agosto di quell’anno quando, liceali di provincia, chiedemmo udienza a Marco Ferreri e lo invitammo a ritirare i suoi film da una rassegna per solidarietà con il movimento pacifista americano massacrato dalla polizia a Chicago. Ricevemmo un sonoro rifiuto: siete giovani, disse Ferreri, e i giovani tendono a fare di ogni cosa un piccolo Vietnam. Claro, amigo, queremos crear dos tres muchos Vietnam. Niente da fare. Ci restammo male ma poi andammo a vedere tutta la rassegna cavalcando la contraddizione e scavalcando le maschere che non volevano farci entrare perché minorenni e pure comunisti. Tutto questo oggi non ha importanza, è vano ricordo di febbri esantematiche. Sono venuto qui per celebrare il 13/5/1978, giorno in cui venne approvata la Legge Basaglia. Lui, a dire il vero, impiegò poche ore per prendere le distanze. Disse alla stampa che omologare la psichiatria alla medicina, cioè il comportamento al corpo, era come omologare i cani con le banane (perché proprio cani e banane è ulteriore mistero). Dovremmo smetterla di chiamarla legge basaglia, non rendiamoci colpevoli di regalare sempre di nuovo la follia alla medicina e Basaglia all’establishment. Dovrei dirlo ai ragazzi. Non lo farò. Cosa dire allora? Come togliermi dall’imbarazzo di pronunciare parole in cui non credo? Dovrò parlare della legge 180, certo, ma non sono qui per soddisfare le aspettative di chi a Basaglia accende un cero all’anno e canta il de profundis ogni giorno. Non posso pronunciare le solite banalità. Già troppi lo fanno, la banalità del banale non è solo una malattia dello spirito – è l’attualità del male dietro la maschera progressista. I dipartimenti di salute mentale stanno a Basaglia come la STASI a Marx.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era una legge per imbavagliare il movimento e la chiamarono liberazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli studenti rumoreggiano. I bidelli hanno acceso lo stereo, collegato i microfoni: prendete posto, stiamo per iniziare. Il tecnico ha deciso di mandare una canzone di Loreena McKennith per ingannare l’attesa. Mistica nuvola avvolge la sala. Sono quasi pronto quando un sipario scende rapido davanti ai miei occhi: è la gigantografia di Giorgiana Masi, uccisa il 12 maggio del 1977. Nessuna rimembranza ufficiale: lo Stato ricorda le «sue» vittime, non le «sue» vittime. Serantini, Ceccanti, Lo Russo: chi erano? Oggi: Stefano Cucchi. Gabbo. Aldrovandi. Le «sue» vittime non quelle che miete. Lo Stato ricorda Aldo Moro, io ricordo una notte del ‘67 nella sede della federazione giovanile comunista, avevo quindici anni. Nella divisione dei compiti toccò a me realizzare uno striscione con una scritta blu su fondo bianco: <strong>MORO: ABBANDONA GLI ASSASSINI</strong>. Io mi richordo anchora quanto mi venne brutta la gamba della R: storta, a punta, mi vergognai di quello sgorbio per tutta la manifestazione anche se nessuno mostrò di accorgersene: con quello che accadeva nel mondo, la guerra sporca in Vietnam, quella fredda in Europa. VIA LA NATO DALL’ITALIA VIA L’ITALIA DALLA NATO. Ma cosa vuoi, a quindici anni e pieno di brufoli sei convinto che tutti guardano te. Forse è per questo che hai già deciso di abbattere tutti i cancelli e distruggere tutte le bombe del mondo. Pensavamo di farcela.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi sono perso in fantasticherie. Mi incalzano: quando parla il sociologo? Un momento, un momento, mandate ancora un po’ di musica. 13 maggio del 1978. Luccichini del potere democristiano dopo la notte cupa dell’uccisione di Moro. Il 9 lo Stato irremovibile abbandona un uomo al suo destino. Il 13 lo stesso Stato, lo stesso potere, lo stesso governo si scopre libertario, apre le porte dei manicomi e scarcera gli internati. Ferma così il movimento antipsichiatrico e antiautoritario che rischia di mostrare al paese non solo la disumanità degli ospedali psichiatrici ma quella di tutta la disciplina. Vorrei dire ai ragazzi. Quel giorno la psichiatria riprese il cammino trionfale verso la piena legittimità disciplinare, forte di un documento abusivo di libertazione: la 180. Falsche Bewegung. Passaporto falso grazie al quale le malefatte continuano senza chiamate ai danni. Questo vorrei dire and more, much more than this, say it my way. Non credete troppo agli insegnamenti, insegnatevi da soli. Siate autodidatti. Se tutti dicono la stessa cosa chiedetevi cosa non dicono. Se tutti fanno apertamente la stessa cosa chiedetevi cosa fanno di nascosto. Non fate i bulli con i compagni, non sono loro il nemico, il nemico marcia sempre alla vostra testa. Il nemico sono io. Se incontrate il Buddha per la strada, occhio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che non gli riuscì di imbrigliare lo massacrarono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sapete ragazzi, quello che vorrei davvero dirvi è che se state male, vi sentite infelici o agitati, non riuscite a studiare, pensate di farla finita o non riuscite ad abbandonare lo smartphone nemmeno un minuto, se vi sentite in pericolo e temete le vostre stesse azioni, non fidatevi degli psichiatri. È rischioso. Se andate male in matematica non credete a chi vi dice che avete la discalculia, è soltanto che andate male in matematica, non un dramma. Non credete alle parole brutte e difficili dei controller. Se vi dicono che avete l’ADHD non credeteci, l’ADHD non esiste. Non lasciatevi drogare dalle parole. Quando una parola diventa credenza è difficile toglierla dai vocabolari. Se siete dipendenti dal telefonino non siete dipendenti dal telefonino, ma dagli uomini che tessono il mondo, producono fatti sociali e su questi costruiscono poteri planetari. SIETE DIPENDENTI DAGLI ORCHI, NON DAI TELEFONINI. Tutte le relazioni che vi sembrano relazioni con le cose, le sostanze, gli apparati, sono relazioni con gli uomini e generano sofferenza. Le relazioni con gli uomini sono diventate relazioni con le cose e quelle con le cose relazioni con gli uomini, già lo diceva un oscuro pensatore dell’ottocento, un certo Karl Marx, nato a Treviri il 5 maggio 1818. Or sono duecento anni, la Terra nutriva ancora una speranza. Mi capite se vi dico questo, se vi parlo di rovesciamento della realtà?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>cosa aspetta a iniziare?</p>
<p>non lo so, ho bisogno di tempo</p>
<p>ma sta per finire</p>
<p>cosa?</p>
<p>il tempo</p>
<p>no quello no, è il mondo che sta per finire il tempo no</p>
<p>no?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi mettono fretta, ragazzi. Vogliono che dica le solite quattro cose. Menzogne abituali. Non ci riesco. Non posso inneggiare a una riforma-non-riforma. Un fallimento. Le etichette della psichiatria, non solo il manicomio, sono la vera follia, il vero stigma. Il danno. Creano realtà che crea altra realtà. Se scrivo discalculia sul computer il programma non riconosce la parola. Ma la parola esiste ed è diventata fenomeno: se sei abbastanza bravo e inventi la parola e la fai circolare allora hai inventato il fenomeno e ci puoi fare una fortuna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ma insomma, perché il sociologo non parla?</p>
<p>non so cosa dire</p>
<p>facciamo parlare qualcun altro</p>
<p>cosa potrebbe dire al posto mio</p>
<p>lo stigma, la 180…</p>
<p>no, parlo io</p>
<p>ma non è in condizioni</p>
<p>sì che lo sono</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Discalculia, ADHD, schizofrenia: ragazzi, sono solo etichette stigma impronta bollo marchio timbro di fuoco sul corpo dei dissidenti. Giovani bambini adulti donne. Strega, il rogo ti aspetta. Supplizi psicofarmaci elettrochoc biotech. Il rogo sono i moderni inquisitori psichiatri insegnanti neuro-qualcosa ad accenderlo. Torturano dietro lo schermo della falsa scienza. Tutti, compresi quelli della 180. Lo stigma originario è la diagnosi psichiatrica. Le terapie servono a confermarlo. Restituiscono al medico la garanzia di una diagnosi corretta. Vizio circolare: se riconosci di essere malato ti darò i farmaci appropriati / se prendi i farmaci vuol dire che sei malato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dottore, sono i farmaci che mi fanno ammalare. Questa affermazione prova la tua malattia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>il sociologo sta poco bene</p>
<p>è svenuto</p>
<p>chiamate un’ambulanza</p>
<p>abbiamo problemi per restituire i risultati dei questionari</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>io mi richordo anchora che senthia musicha celthica </em></p>
<p><em>mentre la nave bianca scricchiolando</em></p>
<p><em>senza ammortizzatori su sconnessi </em></p>
<p><em>sampietrini romani trasportava</em></p>
<p><em>il corpo delirante all’ospedale</em></p>
<p><em>erano in atto tentativi di rianimarlo</em></p>
<p><em>confusioni, vanvera – né capo né coda </em></p>
<p><em>e venne l’ambulanza a trasportarlo</em></p>
<p><em>ma chi è questo? </em></p>
<p><em>è il sociologo; </em></p>
<p><em>che dice? </em></p>
<p><em>sapete ragazzi, vi fottono con le parole, dovete fare molta attenzione alle parole, le parole sono fatti, organizzano la realtà, non c’è realtà prima delle parole solo caos ma quando le parole hanno definito una cosa è difficile cambiarla, vince l’abitudine </em></p>
<p><em>avete sentito, ci chiama ragazzi </em></p>
<p><em>diglielo che ho cinquant’anni </em></p>
<p><em>vi racconterò una ricorrenza, il 12 dicembre del 69 a Chicago Allen Ginsberg testimoniava sui fatti di agosto 68 alla convention democratica, quando la polizia aveva massacrato i dimostranti senza preavviso </em></p>
<p><em>non avevano fatto nulla di pericoloso o violento, li aveva massacrati gratis </em></p>
<p><em>sta delirando, gli diamo qualcosa per calmarlo? </em></p>
<p><em>nello stesso tempo e nello stesso Stato, però a migliaia di chilometri di distanza, fra le Alpi e il Mediterraneo, esplose una bomba </em></p>
<p><em>di che parla? </em></p>
<p><em>delira </em></p>
<p><em>uccise sedici persone, ricorrenze? </em></p>
<p><em>perché parla di ricorrenze? </em></p>
<p><em>nel 1968 a Boston si riunisce il comitato di lotta dei sopravvissuti alla psichiatria </em></p>
<p><em>e che fanno? </em></p>
<p><em>parlano </em></p>
<p><em>è facile parlare se non si passa ai fatti</em></p>
<p><em>le parole sono fatti</em></p>
<p><em>ma che dice? </em></p>
<p><em>il presente è un’invenzione della memoria </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>ora riportatemi a scuola devo una restituzione agli studenti</p>
<p>qui facciamo un TSO altro che scuola</p>
<p>sta delirando, se ne rende conto?</p>
<p>ah, ma se deliro come faccio a rendermene conto</p>
<p>firmi questo foglio</p>
<p>io non firmo niente</p>
<p>predisponiamo il TSO</p>
<p>lasciatemi! devo andare dagli studenti, si aspettano una restituzione</p>
<p>ma che cosa deve restituire? non può farlo domani?</p>
<p>no, domani è troppo tardi</p>
<p>scade il tempo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>due giorni fa, mentre preparavo le tabelle da mostrare ai ragazzi, prendevo appunti, commentavo le loro risposte ai questionari, preparavo insomma la restituzione, hanno bruciato una strega, Erendira</em></p>
<p><em>non di questo ero venuto a parlare, ragazzi, ma non riesco a pensare ad altro, allora che faccio? me ne vado e vi lascio in balia di liete novelle sulla 180 che ha chiuso i manicomi e liberato i matti? non ci sono più i manicomi pubblici ma ci sono altri inferni, i circuiti obbligati della riabilitazione, i simulacri della psicoterapia, la libertà vigilata,  l’abbandono; il nostro paese, ma tutto il mondo è paese, no? è strano, chiude i bordelli e pensa di avere eliminato la tratta delle donne, chiude i manicomi e pensa di avere debellato la piaga dei maltrattamenti psichiatrici; </em></p>
<p><em>al dipartimento di salute mentale hanno sempre tanto da fare: cambiano spesso la carta intestata iniziando dal font, ah, il font! è così importante il font, e poi il logo, il logo! lunghe discussioni per decidere dove va messa la firma del direttore: a destra o al centro in fondo alla pagina? e la data? e il numero di protocollo? elettronico o manuale, il numero di protocollo va in alto a sinistra subito sotto il logo, sembra facile decidere la collocazione del numero di protocollo nella carta intestata, ma è una grande responsabilità! </em></p>
<p><em>sì, lo so, intanto c’è chi muore in un rogo, si butta nel fiume o si spiaccica in strada volando dalla finestra, ma pure un logo non è cosa da poco </em></p>
<p><em>c’è chi muore intossicato di psicofarmaci in una clinica o in ospedale, lo so, c’è chi muore come Erendira; s’è bruciata nel parco (due righe di cronaca e via) s’è uccisa (che ci puoi fare quando uno è malato di mente spesso s’ammazza) ha scelto un modo atroce per andarsene, cospargersi di solvente e darsi fuoco (è la malattia) (vuole manipolarci, fare leva sui nostri sensi di colpa) </em></p>
<p><em>non dite che è stata assassinata dal sistema, sono pensieri che non si fanno più da tanto tempo, non parlate di femminicidio di Stato, dimenticate in fretta Erendira – occhi impauriti sorriso timido intelligenza tagliente come un bisturi, Erendira vittima dell’indifferenza dei protocolli, del gelo terapeutico, del suo stesso carattere dimesso e ribelle, resistenza passiva difficile da domare, veicolare</em></p>
<p><em>due o tre cose so di Erendira, una donna è sempre un mistero, eppure pensavo di conoscerla – richordo le mani, le unghie cortissime rosicchiate dall’ansia dalla timidezza dalla paura – chi le ha strette quelle mani di recente? chi l’ha abbracciata? non rientra nei compiti del dipartimento, Erendira non è carta intestata, non possiamo farci carico dei sentimenti di tutti – richordo i saluti quando arrivava al centro di riabilitazione e quelli per le scale quando usciva – io la conoscevo bene? al dipartimento di salute mentale dobbiamo occuparci di molti, troppi, e poi anche dei quarant’anni della 180, della propaganda sui media e i social, dobbiamo decidere chi mettere a capo delle unità operative complesse e di quelle semplici, di come organizzare la carta intestata, suddividere il territorio, comporre le equipe, dobbiamo sapere chi farà carriera e chi no altrimenti saltano le alleanze</em></p>
<p><em>per Erendira, suicida in un parco là dove la città finisce, finisce che non c’è tempo – e adesso il tempo è finito – verrà seppellita in terra sconsacrata? verrà cremata per finire l’opera? </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>Roma, 23 luglio 2018</p>
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		<title>Dell&#8217;evaporazione dei morti. Della bocca chiusa dei vivi.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/04/03/dellevaporazione-dei-morti-della-bocca-chiusa-dei-vivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2015 14:50:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[legge basaglia]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[medicalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[morti]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[roberto dalmonego]]></category>
		<category><![CDATA[silenzio]]></category>
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		<category><![CDATA[territorializzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot Di Roberto Dalmonego ci si ricorda la saliva : una bava lenta, trascinata, un prolungamento inutile di un residuo di umanità, la scia delle lumache che sono già passate. Di Roberto Dalmonego ci si ricorda la camminata, uguale a tutte le camminate della corsia, la camminata faticosa del farmaco. Trascinata, un prolungamento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-52539" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/porte-chiuse-225x300.jpg" alt="porte chiuse" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/porte-chiuse-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/porte-chiuse-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/porte-chiuse-900x1200.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/porte-chiuse.jpg 1536w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p>Di <a href="http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2015/03/28/news/uccide-il-compagno-di-stanza-all-ospedale-santa-chiara-1.11132861">Roberto Dalmonego</a> ci si ricorda la saliva : una bava lenta, trascinata, un prolungamento inutile di un residuo di umanità, la scia delle lumache che sono già passate. Di Roberto Dalmonego ci si ricorda la camminata, uguale a tutte le camminate della corsia, la camminata faticosa del farmaco. Trascinata, un prolungamento inutile di un residuo di umanità, la scia di un sé già passato. Di Roberto Dalmonego ci si ricorda un corpo steso a terra, un urlo nella notte. Di Roberto Dalmonego non ci si ricorda nulla.</p>
<p>Del piccolo L. si ricordano gli anni. La sua voce masticata dai farmaci, i calzini bianchi, i suoi capelli alla Elvis Presley, il sogno di diventare psicologo &#8211; o forse economista, diceva, o forse Legge. La sua dichiarazione nella camera oscura : <em>sono qui perché non sapevo più riconoscere il male dal bene</em>. Ci si ricorda la finta torta di compleanno, il barattolo della nutella e il pane secco, ci si ricorda la risata improvvisa sui racconti di Maddy :</p>
<p>&#8211; <em>e allora ci addormentavamo con un po&#8217; di benzina, e funzionava</em><br />
ridevamo<br />
&#8211; <em>e i miei nipotini sui covoni si rotolavano, e allora un po&#8217; di benzina funzionava</em><br />
ridevamo<br />
&#8211; <em>ma io sono astemia, il vino no</em><br />
ridevamo<br />
&#8211; <em>poi sono morti tutti i bambini</em><br />
lui continuava a ridere</p>
<p>Di Roberto Dalmonego non si è saputo nulla. Non ci sono tracce fino al 28 marzo 2015. I giornali hanno taciuto, i poteri forti hanno taciuto : quel che conta è silenziare. Strangolato nella notte del 31 marzo di un anno fa. Il piccolo L. l&#8217;ha preso alla gola. Gli infermieri del turno notturno : nessun indagato : tutti dormivano. Li ho visti distesi come larve, il respiro profondo, la fotografia del tacere.</p>
<p><em>Fate silenzio, c&#8217;è chi dorme : noi che non siamo loro, che non siamo voi.</em></p>
<p>Di Roberto non si saprà nulla. E&#8217; morto un disperato, è morto un già morto con la bava alla bocca. Una bava lenta, veloce nella fine, un prolungamento inutile di un residuo di umanità, la scia delle lumache che sono già passate.</p>
<p>Il piccolo L. ha i fiori in bocca, ha camminato nella <em>casa con il sole</em> dipinto sulla porta : territorializzazione spinta, riciclaggio dei malati. Quattro euro l&#8217;ora e due turni a settimana, con tutti i pazzi c&#8217;è un gran risparmio. Un riciclo : dimissioni e poi riutilizzo.</p>
<p>Il sistema psichiatrico trentino piace alla <strong>Cina </strong>&#8211; scrivono i giornali. Una conquista.</p>
<p>I piccoli  L. a cucire borse, all&#8217;ex tossico un po&#8217; di autolavaggio, un po&#8217; di erba portata dai pazienti più esperti dai pazienti più datati, al ragazzo che cade nella paresi offrono un vecchio cesso su cui vomitare, qualche esperimento mattutino, la ragazzina senza corpo nella gabbia dei leoni, vediamo che succede, spingere per sottrazione, sottrarre per inclusione : venite tutti, tacete tutti.</p>
<p>Nessun commento, nessuna notizia. La stampa nazionale tace. Negli archivi della rete si trovano solo buchi : il niente di ciò che resta : un niente.</p>
<p style="text-align: right;"><em>By definition, of course, we believe</em><br />
the person with a stigma is not quite human<br />
E.Goffman</p>
<p>In fondo si trattava di folli. Di chi vedeva demoni strangolando, e di chi sognava strangolatori e ed era già morto. Di chi dormiva strangolato.<br />
Non saperne nulla : essere ciechi non per sciagura ma per godimento. Essere ragnatele trasparenti. Costruire una maglia sicura, allargarla, sperare che nessuno parli. Allargare il più possibile : escludere per inclusione. Fare della città un piccolo manicomio gentile, <a href="http://www.sospsiche.it/associazioni-aderenti-al-sito/aderenti-al-sito/fisam/locandina-delle-associazioni/news-locandina-associazioni-news/article/il-trentino-non-e-unisola-felice/"><em>fareassieme</em></a> per disfare. Quindici diagnosi a testa.</p>
<p>Ma l&#8217;importante è tacere. L&#8217;importante è tinteggiare i muri con la vernice trasparente. L&#8217;importante è verniciare, l&#8217;importante è svestire, l&#8217;importante è riciclare, l&#8217;importante è tacere.<br />
Di Roberto Dalmonego nessuno sapeva nulla. Un solo articolo in un anno. Nessuno saprà nulla. Conta controllare questo nulla, fare del nulla il prestacorpo alle proprie zone morte, conta esportare il modello, dire <em>superare Basaglia</em> con una <a href="http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Salute_e_Ricerca/Inchieste_e_dossier/info1531870410.html"> nuova legge</a> che superi il superabile.<br />
Conta superare per un apparente malinteso, conta scoprire i denti tenaci della novità a costo di distruggere per apparente forza contraria quel che di buono si era fatto.</p>
<p>Muore la 180 nelle zone interstiziali, muore nell&#8217;ombra, muore perché la parola non è contemplata, muore perché l&#8217;incompleto non si accetta, muore per desiderio di assoluto, muore per il totale, perché l&#8217;importante è che tutto funzioni : una macchina perfetta, ingranaggi ben oleati, il filo spinato sulle bocche.</p>
<p>Di Roberto Dalmonego resta l&#8217;ombra sulle piastrelle azzurre. Resta la sedazione come una bava, resta un volto senza faccia, resta un nome senza volto, resta un un corpo senza sepoltura.</p>
<p>Ma : i morti hanno bisogno di nomi, hanno bisogno che si dica, hanno bisogno che non si taccia, hanno bisogno del grave della parola, hanno bisogno di un peso, hanno bisogno del dire, hanno bisogno di vivi che smettano di allungare le spalle al cranio per dire semplicemente : càpita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti :</p>
<p><a href="http://www.sospsiche.it/associazioni-aderenti-al-sito/aderenti-al-sito/fisam/locandina-delle-associazioni/news-locandina-associazioni-news/article/il-trentino-non-e-unisola-felice/">Il trentino non è un&#8217;isola felice</a><br />
<a href="http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2015/03/28/news/uccide-il-compagno-di-stanza-all-ospedale-santa-chiara-1.11132861">Il caso di Roberto Dalmonego</a><br />
<a href="http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2007/06/29/AN6PO_AN604.html">Il treno dei folli</a><br />
<a href="http://www.psichiatriademocratica.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=209:psichiatria-democratica-e-unasam-contrari-alla-181&amp;catid=29&amp;Itemid=173&amp;lang=it">Psichiatria democratica contro la proposta di legge 181</a><br />
Un lapsus interessante nella proposta di <a href="http://www.leparoleritrovate.com/wp-content/uploads/2014/06/PROPOSTA-LEGGE-2233-PDF.pdf">legge 181</a> : &#8220;Sapere di ciascuno, <strong>sapere di lutti</strong>. Gli utenti è familiari esperti, un jolly prezioso&#8221;</p>
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			</item>
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		<title>Robe da pazzi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/07/19/robe-da-pazzi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2012 17:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[legge basaglia]]></category>
		<category><![CDATA[manicomio]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>
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					<description><![CDATA[FERMIAMO LA CONTRORIFORMA PSICHIATRICA NO al disegno di legge Ciccioli NO alla riapertura dei manicomi Il disegno di legge presentato alle Camere dal relatore On. Carlo Ciccioli (PdL) va contro uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione democratica: la garanzia per tutti i cittadini di non poter essere privati della libertà personale senza aver commesso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/psichiatriccp_0.gif" alt="" title="psichiatriccp_0" width="522" height="279" class="alignnone size-full wp-image-43030" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/psichiatriccp_0.gif 522w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/psichiatriccp_0-300x160.gif 300w" sizes="(max-width: 522px) 100vw, 522px" /><br />
<strong>FERMIAMO LA CONTRORIFORMA PSICHIATRICA</strong></p>
<p><strong>NO al disegno di legge Ciccioli<br />
NO alla riapertura dei manicomi</strong></p>
<p>Il disegno di legge presentato alle Camere dal relatore On. Carlo Ciccioli (PdL) va contro uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione democratica: la garanzia per tutti i cittadini di non poter essere privati della libertà personale senza aver commesso reati. </p>
<p>La riduzione delle garanzie per i Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) e l’introduzione di <em>trattamenti sanitari</em> di un anno senza consenso del paziente – misure entrambe previste dalla proposta di legge – costituiscono un abuso anticostituzionale che sostituisce alla cura la custodia, umilia gli operatori che scelgono con passione il lavoro in psichiatria, trasformandoli in soggetti che esercitano il potere della custodia e della coercizione. Ripropone l’universo concentrazionario manicomiale.</p>
<p>Il problema della salute mentale, a detta di una fonte autorevole come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, va affrontato come un processo che punta a produrre guarigione, non patologia. La legge 180, che si vorrebbe abolire per tornare alla mentalità coercitiva della legge 36 del 1904, stabilisce comunque l’eventualità del Trattamento Sanitario Obbligatorio limitandone però la durata a sette giorni, rinnovabili a quattordici. Questo provvedimento viene applicato in maniera diversa nelle diverse regioni e nei diversi servizi. Ci sono Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) affollati, con i pazienti nei corridoi, legati ai lettini, altri quasi spopolati. Questi ultimi indicano buone pratiche psichiatriche, così come l’assenza di coercizioni fisiche e di porte chiuse. </p>
<p>Come mai si ripropone oggi il ricovero coatto a oltranza senza avere nominato una commissione d’inchiesta che visitasse gli SPDC per verificare quanto accade? Perché non si vuole dare ascolto agli operatori di settore, agli esperti, ai terapeuti, ai pazienti, chiamati a confrontarsi ogni giorno con la realtà della malattia mentale? Perché non si parla della mancata applicazione della legge 180 in molte parti d’Italia?</p>
<p>Questo appello è rivolto a tutti i cittadini che credono ancora in una società giusta e solidale, una società che non penalizza le minoranze, in particolare una delle minoranze più fragili: i folli. Sosteniamo l’opposizione alla controriforma Ciccioli in nome della civiltà democratica, di una clinica umana e solidale, di un maggiore coinvolgimento e responsabilità della società tutta nel trattamento dei disordini mentali.</p>
<p><em>I primi firmatari dell’appello:</em></p>
<p>Pietro Barbetta<br />
Marco Belpoliti<br />
Stefano Chiodi<br />
Roberto Gilodi<br />
Gabriella Caramore<br />
Luciano Genta<br />
Paola Lenarduzzi<br />
Gianni Biondillo<br />
Valeria Paola Babini<br />
Cristina Donà<br />
Antonio Scurati<br />
Alberto Ghidini<br />
Franco Brevini<br />
Paola Giovanna Garbarini<br />
Barbara Grespi<br />
Federico Ferrari<br />
Gabriele Pedullà<br />
Valle Adriana<br />
Riccardo Panattoni<br />
Michele Capararo<br />
Gianluca Bocchi<br />
Chiara Brambilla<br />
Valeria Gennero<br />
Maria Luisa Agostinelli<br />
Ferdinando Camon<br />
Matteo Magrini<br />
Emanuele Zinato<br />
Luigi De Angelis<br />
Franco Arminio<br />
Maria Bagnis<br />
Beatrice Catini<br />
Maurizio Salvetti<br />
Michele Dantini<br />
Clelia Epis<br />
Marisa Fiumanò<br />
Marcelo Pakman<br />
Claudia Adria Gandolfi<br />
Eduardo Villar<br />
Giulia Zoppi<br />
Luigi Benevelli<br />
Iva Ursini<br />
Eva Banchelli<br />
Enzo Catini<br />
Maria Antonietta Schepisi<br />
Eleonora Canali<br />
Adone Brandalise<br />
Alberto Zicchiero<br />
Roberta Naclerio<br />
Manuela Bertocchi<br />
Pierino Muraro<br />
Paolo Catini<br />
Caterina Azzola<br />
Mariadolores Verrascina<br />
Mario Salvetti<br />
Serena Birolini<br />
Ada Piselli<br />
Anna Barracco<br />
Giulio De Nicola<br />
Giacomo Conserva<br />
Ugo Morelli<br />
Michela Benaglia<br />
Peppe Dell’Acqua<br />
Alessandro Carrera<br />
Giulio Iacoli<br />
Roberto Koch<br />
Dalia Oggero<br />
Giovanni Anceschi<br />
Daniele Giglioli<br />
Manlio Brusatin<br />
Gian Carlo Brioschi<br />
Maria Nadotti<br />
Luca Scarlini<br />
Aldo Nove<br />
Roberto Marone<br />
Frediano Sessi<br />
Annalisa Angelini<br />
Giacomo Giossi<br />
Gianni Canova<br />
Matteo Di Gesù<br />
Marco Martinelli<br />
Ermanna Montanari<br />
Beppe Sebaste<br />
Maurizio Sentieri<br />
Francesca Borrelli<br />
Giancarlo M. G. Scoditti<br />
Wlodek Goldkorn<br />
Luca Sossella<br />
Andrea Mosconi<br />
Vincenzo Ostuni<br />
Enrico Manera<br />
Davide S. Sapienza<br />
Francesca Rigotti<br />
Davide Ferrario<br />
Arturo Mazzarella<br />
Francesco Matarrese<br />
Rä di Martino<br />
Stefania Zuliani<br />
Maurizio Ciampa<br />
<em><br />
Per adesioni all’appello lasciate un commento qui o <a href="http://doppiozero.com/materiali/legge-180/no-alla-controriforma-psichiatrica-0">qui</a>.<br />
</em></p>
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		<title>Confronti a distanza</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/21/confronti-a-distanza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 07:11:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[cattofascismo]]></category>
		<category><![CDATA[enrico airone]]></category>
		<category><![CDATA[francisco franco]]></category>
		<category><![CDATA[fuori]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[legge basaglia]]></category>
		<category><![CDATA[mario mieli]]></category>
		<category><![CDATA[sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Qualche giorno fa mi è capitato di riordinare i primi numeri dello storico FUORI (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano). Proprio nel primo numero colpisce in modo particolare il bel reportage di Enrico Airone sul franchismo in Spagna. Correva l’anno 1972, ero in Inghilterra per il dottorato (pure Mario Mieli era spesso in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Qualche giorno fa mi è capitato di riordinare i primi numeri dello storico FUORI (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano). Proprio nel primo numero colpisce in modo particolare il bel reportage di Enrico Airone sul franchismo in Spagna.<br />
Correva l’anno 1972, ero in Inghilterra per il dottorato (pure Mario Mieli era spesso in Inghilterra in quei mesi) e ricordo benissimo alcuni studenti spagnoli che non nutrivano alcuna speranza circa un possibile cambiamento della “situazione” nel loro paese. Troppo sigillato era il patto tra chiesa cattolica e franchismo. Dicevano: se Francisco Franco dovesse morire andrà al potere Carrero Blanco, non cambierà nulla. Io, italiano, mi sentivo al confronto fresco e giovane, lottavo per il divorzio, per la legge Basaglia, per quella sul cambiamento di sesso: potevo manifestare, scendere in piazza. Vivevo in una democrazia. <span id="more-14635"></span><br />
È istruttiva la lettura dell’articolo di Airone, costa un po’ di fatica per via dello scanner, ma ne vale la pena, soprattutto per chi a quell’epoca non era ancora nato. Ne vale la pena per farsi un’idea di come un italiano potesse leggere la situazione spagnola di quei primi anni settanta.<br />
Che cosa è accaduto, poi? Perché oggi la situazione è capovolta e siamo noi che dobbiamo correre a Barcellona per sposarci, per morire decentemente o per procreare assistiti?<br />
L’obiettivo di questo mio confronto a distanza non vuole essere distruttivamente pessimistico, bensì costruttivo: il catto-fascismo può e deve essere sconfitto. Basta un leader giovane LAICO e RADICALE, veramente SOCIALISTA, con le idee chiare su i sì e i no da pronunciare. Non lo vedo in Italia attualmente né nelle scissioni dell’arcaica sinistra, né nel PD. Ma so che c’è e spero che presto si faccia coraggio e esca allo scoperto.<br />
Tra i titoli dei servizi che vedete in copertina, vorrei che notaste anche “Sanremo. Come si vince contro chi ci opprime”: il riferimento qui è a quelli che Mieli definiva gli psiconazisti, cioè gli psichiatri e gli psicologi di ispirazione cattolica che nell’aprile di quell’anno tentarono di tenere a Sanremo un convegno avente come principio ispiratore la medicalizzazione dell’omosessualità.<br />
Oggi da Sanremo giunge a milioni di sprovveduti il messaggio che dall’omosessualità si possa “guarire”, che ci si possa “curare”. Siamo a un tentativo di rimedicalizzazione rozzamente orchestrato da cattolici e fascisti. VOGLIAMO RIBELLARCI?</p>
<p><em><strong> <a href="http://www.sendspace.com/file/ba707z">Qui</a> e <a href="http://www.sendspace.com/file/h0t0ja">qui </a>per copertina e primo numero di Fuori</strong></em></p>
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