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	<title>legge sul prezzo del libro &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>amazon, gli sconti e le biblioteche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 07:59:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nuova disciplina del prezzo dei libri : DDL Levi n. 2281-B Il 20 luglio scorso il Senato ha approvato definitivamente il DDL n. 2281-B (primo firmatario: Ricardo Franco Levi, PD, e relatori: Franco Asciutti, PdL, e Vincenzo Maria Vita, PD) che riguarda la disciplina del prezzo dei libri ed entrerà in vigore dal 1 settembre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Nuova disciplina del prezzo dei libri : DDL Levi n. 2281-B</h3>
<p>Il 20 luglio scorso il Senato ha approvato definitivamente il <a title="ddl 2281-b" href="http://parlamento.openpolis.it/singolo_atto/71910" target="_blank"><strong>DDL n. 2281-B</strong></a> (primo firmatario: Ricardo Franco <strong>Levi</strong>, <em>PD</em>, e relatori: Franco <strong>Asciutti</strong>, <em>PdL</em>, e Vincenzo Maria <strong>Vita</strong>, <em>PD</em>) che riguarda la disciplina del <strong>prezzo dei libri</strong> ed entrerà in vigore dal 1 settembre prossimo. La nuova disciplina comporterà una forte limitazione della scontistica applicabile ai libri e in molti la leggono in funzione anti-Amazon e, comunque, <strong>in funzione protettiva dello <em>status quo</em></strong> nel mercato del libro. <a title="il sole 24 ore" href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-08-02/libri-vendita-limiti-sconti-064042.shtml" target="_blank">Qui</a>, <a title="la stampa" href="http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/413255/" target="_blank">qui</a> e <a title="webnews" href="http://www.webnews.it/2011/07/27/addio-aie-il-ddl-levi-uccidera-il-settore/" target="_blank">qui</a> trovate alcuni articoli, commenti, reazioni.</p>
<p>Dato che questa legge <strong>colpirà in modo significativo le biblioteche di pubblica lettura</strong>, che grazie agli sconti dei fornitori hanno potuto mantenere un patrimonio vivo nonostante i continui tagli di bilancio, l&#8217;<em>Associazione italiana biblioteche</em> ha scritto  al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, ai Presidenti delle Commissioni cultura di Camera e Senato e all&#8217;On. Levi in merito al DDL in questione. Di seguito il testo della lettera (pubblicata <a title="aib.it" href="http://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1108.htm" target="_blank">qui</a>):<span id="more-39740"></span></p>
<blockquote><p>al Presidente della Repubblica<br />
ai Presidenti di Camera e Senato<br />
ai Presidenti delle Commissioni cultura di Camera e Senato<br />
e p.c. all&#8217;On. Levi</p>
<p>Signor Presidente,<br />
desidero sottoporre alla Sua attenzione le conseguenze che la recente approvazione da parte del Senato della Repubblica del ddl Levi n. 2281-B, riguardante la nuova disciplina del prezzo dei libri, avrà sulle biblioteche italiane.</p>
<p>Il provvedimento dispone che la vendita di libri in favore di biblioteche, archivi, musei pubblici, istituzioni scolastiche e università (art. 2 c. 4 lett. b) possa essere effettuata con sconti fino ad una percentuale massima del 20 per cento sul prezzo di vendita fissato dall&#8217;editore. Questa previsione, che nelle intenzioni del legislatore deroga in senso positivo al tetto di sconto massimo fissato dalla norma (15 per cento), in realtà produrrà l&#8217;effetto opposto, compromettendo la possibilità di documentare adeguatamente nelle collezioni bibliotecarie la produzione editoriale corrente.<br />
Le biblioteche, infatti, hanno goduto sino a questo momento di percentuali di sconto più elevate grazie alle politiche di vendita effettuate a loro favore direttamente dagli editori o dagli intermediari specializzati che competono sul mercato degli appalti pubblici di fornitura.<br />
Questa situazione, determinata da dinamiche di libera competizione commerciale, ha compensato, almeno parzialmente, la significativa riduzione di risorse economiche disposta dagli enti titolari (lo Stato, gli Enti Locali e le Università in primis) a seguito degli interventi di contenimento della spesa pubblica emanati dal Governo; interventi che negli ultimi 5 anni hanno quasi dimezzato del peso delle biblioteche come acquirenti sul mercato editoriale, passato dal 5% del fatturato complessivo nel 2005 a circa il 3% nel 2010.</p>
<p>Da settembre, con l&#8217;entrata in vigore del DDL Levi, sarà come se sulle biblioteche d&#8217;Italia si abbattesse un&#8217;altra manovra finanziaria, che penalizzerà la possibilità di offrire servizi di accesso all&#8217;informazione e alla conoscenza di livello adeguato alle esigenze dei cittadini e toglierà strumenti di lavoro alla ricerca scientifica.<br />
La nostra Associazione non è mai stata pregiudizialmente contraria all&#8217;esigenza di una regolamentazione che tutelasse le librerie indipendenti, un anello fondamentale nella filiera del libro e della lettura. Abbiamo tuttavia sottolineato l&#8217;esigenza di contemperare le specifiche esigenze dei diversi attori dell&#8217;intera filiera del libro, che non sono totalmente coincidenti.<br />
La previsione di eccezioni per scuole e biblioteche, modellata su analoghi provvedimenti in vigore in alcuni Paesi comunitari, avrebbe dovuto tenere conto della carenza di politiche di sostegno, anche economico, da parte delle Istituzioni alle nostre biblioteche. Solo per fare un esempio relativo a due grandi aree metropolitane, l&#8217;indice di investimento pro-capite per il potenziamento delle dotazioni librarie nel 2008 era pari a 1,30 euro a Torino e 3,40 euro a Lione (dati IFLA &#8211; International Federation of Library Associations).<br />
Per queste ragioni abbiamo sostenuto, inascoltati, la necessità di prevedere una piena esenzione per le biblioteche, che pur rientrando nella categoria dei &#8220;consumatori finali&#8221; rappresentano in realtà una categoria di mediatori della conoscenza e della cultura che agisce per rafforzare l&#8217;attitudine alla lettura e allo studio della popolazione e per favorire l&#8217;accesso ai prodotti editoriali; non, dunque, pericolosi concorrenti delle librerie ma preziosi alleati nella faticosa impresa di innalzare i livelli culturali della nazione e di aumentare la familiarità degli italiani con libri e lettura.<br />
Le biblioteche offrono in forma gratuita un servizio pubblico di accesso alla cultura, alla conoscenza e all&#8217;informazione a tutti i cittadini, senza discriminazioni; forniscono un supporto a studenti, ricercatori e a quanti lavorano per creare le condizioni per una ripresa di competitività del Paese; conservano, valorizzano e trasmettono alle generazioni future attraverso le loro raccolte la memoria della nostra produzione culturale, che è il fondamento dell&#8217;identità nazionale. Temo che assolvere queste finalità a partire dal primo settembre sarà ancora più difficile.</p>
<p>Signor Presidente, se le biblioteche sono un bene comune come è possibile che una legge dello Stato non ne tenga conto?</p>
<p>Stefano Parise<br />
Presidente AIB &#8211; Associazione Italiana Biblioteche</p>
<p>Roma, 1 agosto 2011<br />
Prot. n. 145/2011</p></blockquote>
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		<title>l&#8217;appello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 13:26:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[de i mulini a vento La legge sul prezzo del libro che è passata alla Camera e sta per essere discussa al Senato ha provocato moltissimo scontento fra gli editori indipendenti, piccoli e medi, che non sono stati ascoltati in nessun modo nella sua formulazione. La legge stabilisce un tetto agli sconti sui libri del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/index1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-36696" title="index1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/index1.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p>de <strong><a href="https://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/">i mulini a vento</a></strong></p>
<p>La legge sul prezzo del libro che è passata alla Camera e sta per essere discussa al Senato ha provocato moltissimo scontento fra gli editori indipendenti, piccoli e medi, che non sono stati ascoltati in nessun modo nella sua formulazione. La legge stabilisce un tetto agli sconti sui libri del 15% (sconto assai più alto di quello previsto da quasi tutte le leggi europee analoghe), ma questo tetto apparente viene poi smentito dalla possibilità per qualsiasi editore di fare tutte le promozioni che vuole, della durata di un mese, per undici mesi all’anno.</p>
<p>Nessun prodotto commerciale è trattato con tanto disprezzo! Qualsiasi prodotto commerciale, infatti, può essere svenduto o saldato solo due volte l’anno e per il resto del tempo ha il suo prezzo. Questa legge libera, in pratica, il prezzo del libro, non meno della disastrosa legge inglese, che ha rovinato e fatto chiudere tante librerie e case editrici indipendenti. Mentre la legge francese e tedesca le hanno salvate e protette e continuano a farlo, con la semplice regola di vietare o limitare radicalmente gli sconti.</p>
<p>Questa legge, di fatto, non ha a cuore né l’interesse del libro e della cultura, né quello dei librai o degli editori, <span id="more-36695"></span>ma esclusivamente quello dei grandi gruppi editoriali e delle catene libraie (che appartengono agli stessi gruppi), che vogliono proteggersi dalla Grande Distribuzione.</p>
<p>E’ sotto gli occhi di tutti la trasformazione già in atto delle librerie di carena in ‘outlet’, dove le pareti e i tavoli sono dedicati agli sconti. Sconti che gli editori indipendenti non si possono permettere, che le librerie indipendenti non ottengono, che divide editori e librai in due categorie orizzontali: da una parte gruppi e catene che a forza di sconti occupano tutto lo spazio disponibile, svendendo il libro come un prodotto d’occasione, ed editori e librai indipendenti, che invece di essere sostenuti dalla legge e dallo stato nella difesa della cultura e della bibliodiversità, sono abbandonati a se stessi e stanno chiudendo i battenti.</p>
<p>Chiediamo che la legge sul prezzo del libro mantenga le sue premesse, guardi alle leggi europee e, come dovrebbe fare ogni legge, protegga la cultura e difenda i soggetti più deboli.</p>
<p>Da numerosi dibattiti e convegni fra editori e librai indipendenti, siamo arrivati per parte nostra a una linea di compromesso: possiamo accettare uno sconto che vada dal preferibile 5% all’appena accettabile 15%, purché le promozioni siano limitate come per ogni altro prodotto a due mesi l’anno.<br />
Questa è la condizione perché il libro resti al centro della nostra cultura.</p>
<p>Ribadiamo le condizioni indispensabili per noi e alle quali una vera politica del libro non può rinunciare:</p>
<p>1. Far riferimento a modelli culturali e a una legislatura sul libro che ha avuto eccellenti esiti, come quelle francese e tedesca.</p>
<p>2. Limitare le promozioni, come avviene per tutte le altre merci e prodotti, a due mesi l’anno, gli stessi per tutti, in modo da facilitare i controlli.</p>
<p>3. Istituire un organo di controllo che preveda sanzioni per chi trasgredisce, sia alzando lo sconto oltre il 15%, sia proponendolo in periodi diversi dai due mesi previsti (non necessariamente consecutivi), e dunque tanto per gli editori che per i librai o catene librarie che vìolino le regole.</p>
<p>4. Delimitare il tempo in cui un libro è considerato ‘novità’ ed è quindi sottoposto a restrizioni particolari.</p>
<p>I Mulini a Vento: Instar Libri, Iperborea, Marcos y Marcos, minimum fax, nottetempo, Voland</p>
<p>per firmare l&#8217;appello scrivete <a href="https://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/2010/07/25/scegliete-i-libri-non-gli-sconti/">qui </a></p>
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		<title>(chi) Legge sul libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 07:30:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[Il progetto di legge sul libro è stato approvato ieri in commissione alla Camera. A seguire la versione integrale della lettera indirizzata a La Repubblica e pubblicata il giorno 12 luglio. Martedì 13 Luglio, Simonetta Fiori ha raccolto (qui e qui) alcune importanti adesioni alla protesta degli editori indipendenti.] Caro Direttore, nei prossimi giorni verrà [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/banned-books-eyechart.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-36105" title="banned-books-eyechart" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/banned-books-eyechart.jpg" alt="" width="306" height="371" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/banned-books-eyechart.jpg 306w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/banned-books-eyechart-247x300.jpg 247w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><span style="color: #800000;">[Il progetto di legge sul libro è stato approvato ieri in commissione alla Camera. A seguire la versione integrale della lettera indirizzata a <em>La Repubblica</em> e pubblicata il giorno 12 luglio. Martedì 13 Luglio, Simonetta Fiori ha raccolto (<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/07/12/la-battaglia-degli-sconti-se-la-legge.html">qui</a> e <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/07/13/nuove-critiche-alla-legge-sullo-sconto.html">qui)</a> alcune importanti adesioni alla protesta degli editori indipendenti.]</span></p>
<p>Caro Direttore,</p>
<p>nei prossimi giorni verrà portata alla Camera la nuova legge che disciplinerà il prezzo del libro, ovvero che regolamenterà gli sconti. Siamo sicuri che ben pochi italiani, tediati dalle ricorrenti denunce sullo sconsolante panorama della lettura nel nostro Paese, avrebbero pensato che bastasse regolamentare uno sconto per risolvere tutti i problemi. Invece il legislatore esordisce così: “La presente legge ha per oggetto la disciplina del prezzo dei libri. Tale disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione.” E dire che sono dieci anni che rincorriamo una legge civile sul libro, e per tutto questo tempo abbiamo avuto la soluzione sotto gli occhi. Già, peccato che a nostro avviso questo cappello introduttivo sia falso, e la legge vada nella direzione contraria a quanto proclama di voler ottenere.<br />
<span id="more-36104"></span><br />
La Legge Levi è molto breve: in pratica pone un tetto allo sconto che il libraio può fare all’acquirente finale del libro. Questo tetto è fissato al 15%. Vi sono alcune deroghe per le vendite on line (tetto del 20%), alle biblioteche o associazioni, ai libri fuori catalogo. E poi c’è un comma che permette agli editori di fare promozioni per 11 mesi all’anno (salvo dicembre e purché ciascuna non più lunga di un mese) su tutti i loro libri (vecchi e nuovi), senza alcun tetto di sconto. Ovvero un piccola clausola che di fatto vanifica qualsiasi tentativo di limitazione dello sconto, rivelando dunque che questa “disciplina del prezzo” è fittizia. A questo si aggiunge che i controlli e le sanzioni previsti paiono inefficaci.</p>
<p>Ma il colmo è che questa legge è stata redatta con l’accordo delle associazioni di categoria (AIE, Associazione Italiana Editori, e ALI, Associazione Librai Italiani), quindi viene fatta passare come una legge “voluta unanimemente da editori e librai”.</p>
<p>Ebbene, noi riteniamo che questo non sia vero, e ci auguriamo che gli editori e librai che la pensano come noi scrivano e chiamino il suo giornale a centinaia, per dire che questa unanimità non c’è, per manifestare la loro contrarietà a questa legge e per appoggiare la richiesta di una legge sul modello francese o tedesco (che spiegheremo brevemente più avanti).</p>
<p>La Legge Levi, di fatto, è voluta dai grandi gruppi editoriali, che sono gli unici che possono permettersi con continuità l’arma commerciale dello sconto elevato e vedono così sancito per legge questo loro privilegio, e dalle catene di librerie, che vi vedono un argine alla grande distribuzione, il loro principale concorrente. Questi sono argomenti piuttosto tecnici che non possono interessare il lettore (colui che compra e legge libri); se facciamo questa affermazione è per spiegare perché cinque di noi (il sesto non è socio), non sentendosi rappresentati dall’AIE, abbiano annunciato l’intenzione di uscire dall’associazione se l’AIE non chiederà di modificare il progetto di legge. E anche perché non vengano a dirci: ma siete voi editori e librai che l’avete voluta. Semplicemente non è vero.</p>
<p>Normalmente, quando si affronta il tema degli sconti, la prima obiezione che viene fatta è la seguente: siamo un Paese che legge poco, lo sconto è un incentivo all’acquisto del libro, dunque alla lettura; e poi sono tempi duri, perché vogliamo privare il consumatore (e di proposito non usiamo più il termine lettore) del vantaggio economico dello sconto? In altre parole la nostra sembra una posizione impopolare. Ma ai lettori attenti non sfuggirà che molto spesso un libro “molto scontato” finisce con il costare come un libro altrettanto buono di una casa editrice indipendente a prezzo pieno. Non di rado dunque lo sconto è uno specchietto. E poi… e poi è necessaria una breve divagazione sul libro.</p>
<p>Proviamo a fare qualche affermazione di principio: “Il libro è un bene fondamentale per la cultura, lo sviluppo, la democrazia, la circolazione delle idee e la realizzazione personale; sul libro si regge buona parte della formazione, dell’educazione, della comunicazione e del fermento culturale di una Nazione; per questo motivo deve esserne garantita la massima pluralità di produzione (case editrici) e diffusione (librerie indipendenti e di catena, edicole, grande distribuzione).</p>
<p>La comunità dei lettori (e di proposito non usiamo il termine mercato) deve premiare o punire l’editore e il libraio in base alla qualità del suo lavoro e non in base a fattori puramente economici e finanziari.</p>
<p>La legge dello Stato deve stabilire delle regole che, senza alterare indebitamente il mercato, assicurino pari opportunità a tutti gli operatori del settore, in modo che la forza economica e finanziaria di alcuni non possa nuocere od ostacolare gli altri a scapito della “bibliodiversità” (concetto mutuato dal termine biodiversità, che rende molto bene e in maniera sintetica un’importante esigenza culturale di una Nazione). Infatti a stabilire il valore di un libro deve essere la sua qualità e non il prezzo o lo sconto.”</p>
<p>Siamo tutti d’accordo su queste affermazioni? In fondo non sono così dissimili dal cappello introduttivo della legge. Se anche voi siete d’accordo, allora dobbiamo provare a spiegarvi, in maniera meno tecnica possibile, perché la Legge Levi vada nella direzione opposta.</p>
<p>È una questione dimensionale, sia per gli editori, sia per le librerie.</p>
<p>Nella composizione del costo del libro ci sono delle voci fisse (eventuale traduzione, lavoro redazionale, studio grafico della copertina e impaginazione, correzione bozze, preparazione delle lastre, avviamento della stampa e della confezione) che incidono molto su tirature basse e si riducono aritmeticamente con l’aumentare della tiratura. Se la tiratura raddoppia, queste voci incidono per la metà nella composizione del costo finale del prodotto. Questo significa che il margine di un editore è molto basso per una tiratura bassa e aumenta rapidamente al crescere della tiratura (nel caso di una tiratura bassa, l’editore potrebbe recuperare il margine aumentando il prezzo di copertina, ma questo metterebbe fuori mercato il suo libro). La conseguenza è che un editore piccolo o medio non ha la possibilità di utilizzare, se non in rari casi, l’arma commerciale dello sconto, perché rinuncerebbe a tutto o quasi il suo margine. La grande casa editrice, invece, avendo margini molto più ampi (in percentuale sul prezzo di copertina) può rinunciare a una parte del guadagno per mettere fuori causa la concorrenza.</p>
<p>Una piccola libreria, sui libri che acquista, ha normalmente uno sconto (che diventa il suo margine) che si aggira sul 28-30%. Una grande libreria, o una libreria di catena, ha uno sconto che può essere anche del 50% maggiore, e questo le dà la possibilità di preservare un certo margine anche applicando sconti importanti.</p>
<p>Quali le conseguenze, allora? Una legge che permetta sconti elevati mette a repentaglio l’esistenza degli editori e delle librerie di piccole dimensioni e dei libri a bassa tiratura, che costituiscono la stragrande maggioranza delle cinquanta o sessantamila novità che escono ogni anno. E se editori e librai cominceranno a chiudere, se libri anche importanti che non hanno un elevato potenziale di vendita non potranno più essere pubblicati, la cultura italiana continuerà a deteriorarsi.</p>
<p>Senza contare che questo orientamento commerciale svilisce il libro: invece di vendere contenuti (perché interessanti, divertenti, importanti, belli ecc.) si finisce sempre più spesso con il vendere prezzi di copertina scontati. A trasformare il lettore in consumatore.</p>
<p>Non sarebbe meglio se il lettore entrando in libreria si potesse concentrare solo e unicamente sui libri e i loro contenuti, invece di essere accalappiato dai cartellini dello sconto? Non sarebbe meglio se al lettore venisse data l’opportunità di confrontare il vero prezzo di copertina dei vari libri quando deve stabilire se e che cosa comprare?</p>
<p>I legislatori di Francia e Germania, Paesi dove si legge molto, ma molto di più che da noi e dove il libro non è l’eterno malato cronico delle nostre statistiche, hanno da anni preso atto di quanto raccontato in questa lettera e promulgato leggi che vietano (Germania) o riducono moltissimo (Francia) lo sconto sui libri usciti da meno di un paio di anni. Anche la regolamentazione delle promozioni è molto più restrittiva, e soprattutto ci sono organismi di controllo che verificano e sanzionano chi tenta gli escamotage. Il risultato è che in questi Paesi si legge di più, case editrici e librerie indipendenti riescono a stare sul mercato (in Germania ci sono 19.000 case editrici contro le 7000 italiane), la legge viene rispettata, i prezzi di copertina vengono calmierati dal mercato e i lettori sono educati a scegliere i libri per quel che contengono e non perché sono in offerta.</p>
<p>Si ha dunque la sensazione che in questi due Paesi il legislatore si sia preoccupato del bene culturale dei cittadini e non degli interessi di alcune lobby. Come mai in Italia questo non può avvenire? (La domanda è chiaramente retorica.)</p>
<p>Se la Legge Levi non dovesse passare, in che situazione ci troveremmo? In questo momento non ci sono praticamente regole, o meglio c’è una legge del 2001 che è stata vanificata da successivi decreti che hanno liberalizzato sconti e promozioni. Per questo motivo, anche parecchi librai ed editori indipendenti, pur convinti che la Legge Levi sia una brutta legge, pensano che sia meglio che nessuna legge, e che possa essere il punto di partenza per successivi miglioramenti.</p>
<p>Noi siamo convinti invece che si possa e si debba fare subito una buona legge, e che se la Legge Levi dovesse passare così com’è ce la terremo per altri dieci anni. Dunque invitiamo tutti, editori, librai, e perché no, lettori indipendenti che la pensano come noi a farsi sentire perché la Legge Levi venga modificata secondo i modelli che hanno dato così buoni risultati all’estero.</p>
<p>La ringraziamo per lo spazio che vorrà dedicarci.</p>
<p>Gaspare Bona (Instar Libri), Emilia Lodigiani e Pietro Biancardi (Iperborea), Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax), Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi (nottempo), Daniela Di Sora (Voland)</p>
<p><span style="color: #800000;">[Dopo la pubblicazione parziale di questa lettera su <em>La Repubblica</em>, al momento, sono arrivate al quotidiano le richieste di adesione di Marco Tropea (Marco Tropea Editore), Marco Vicentini (Meridiano Zero), Piero Cademartori e Silvia Tessitore (Editrice ZONA), Maurizio Gatti (O barra O edizioni), Massimo Scrignòli (Book Editore), Anita Molino (FIDARE Federazione Italiana Editori Indipendenti), Odilia Negro (Associazione TRA ME, libreria indipendente, Torino), Nicola Cavalli (Libreria Ledi &#8211; International Bookseller, Milano), Angelo Biasella (Neo Edizioni), Paola Belotti (Premiana libreria Marconi, Bra)]</span></p>
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