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		<title>Le lettere alle amiche di Céline</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2017 05:00:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[lettere alle amiche]]></category>
		<category><![CDATA[louis ferdinand céline]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; di Ornella Tajani* «Sono L.F. Céline ma anche Destouches. Non ci sono misteri!», esclama l’autore in una delle Lettere alle amiche. Colin W. Nettelbeck, curatore della raccolta, fornisce gli apparati utili a illuminare i tenebrosi, sdrucciolevoli anni ’30 attraverso i quali si snoda la corrispondenza di Céline con sei donne, spesso amanti e sempre [&#8230;]]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Ornella Tajani*</strong></p>
<p>«Sono L.F. Céline ma anche <em>Destouches</em>. Non ci sono misteri!», esclama l’autore in una delle <em>Lettere alle amiche</em>. Colin W. Nettelbeck, curatore della raccolta, fornisce gli apparati utili a illuminare i tenebrosi, sdrucciolevoli anni ’30 attraverso i quali si snoda la corrispondenza di Céline con sei donne, spesso amanti e sempre privilegiate confidenti. È un periodo particolare della sua biografia sentimentale, che sta tra il rientro negli Stati Uniti del grande amore Elizabeth Craig, cui è dedicato <em>Voyage au bout de la nuit</em>, e l’incontro con la futura moglie Lucette Almanzor. Ma è anche un decennio cruciale per la formazione dell’autore: nel ’32 il successo del <em>Voyage</em>, unito alla delusione per il mancato Goncourt (che andrà invece a Guy Mazelin per <em>Les loups</em>); poi la faticosa stesura di <em>Mort à crédit</em>; in seguito i pamphlet antisemiti con i quali Céline si marchierà a fuoco per sempre. E, in sottofondo, il rombo della guerra imminente.</p>
<p>«Per leggere bene queste lettere bisogna aver chiaro che ciascuna di queste donne rappresenta una tappa nel viaggio che Céline compie verso la condizione di <em>uomo pubblico</em>», sottolinea Nettelbeck: una condizione certamente non facile da accettare per un autore che, in un biglietto a Simone Saintu, posto non a caso in apertura al volume, prorompe in un sofferto «Purtroppo sì, sono io!», cioè «l’autore più detestato dopo Zola».</p>
<p>Come in un caleidoscopio, ogni corrispondenza riflette nel rapporto con l’amica di turno un profilo di Céline lievemente diverso, sfumando di volta in volta la voce del maestro dello <em>style émotif</em>. Erika Irrgang è una studentessa tedesca con la quale l’autore si mostra paterno e prodigo di consigli che vanno dall’esistenziale all’erotico. Lei, «bella, viziosa, brillante», si rivela anche disordinata, bugiarda, un po’ ladra («Deve giurarmi che non andrà più a rubare alla Samaritaine»). È in queste lettere che Céline, mentre già nel ‘34 profetizza «l’unione europea si farà nel sangue», talvolta conclude con un «Heil Hitler!», tanto più agghiacciante perché usato in maniera ambiguamente ironica.</p>
<p>Le allusioni all’antisemitismo e ai relativi pamphlet pubblicati, presenti in varie missive, si mitigano solo quando Céline scrive a N., un’insegnante di ginnastica ebrea austriaca. Con lei l’autore sembra avere un’intimità particolare, che procede per vie sotterranee. Si firma quasi sempre soltanto «Louis», a volte le dà del tu, si lascia andare a confidenze che sfiorano il patetico: «Mia madre che diventa vecchia. Mia figlia che diventa grande… E io che non divento più giovane». L’eccesso tuttavia resta il registro preferito, così in una stessa lettera si legge uno sfogo come «Ho voglia di morire più che di vivere» e, poche righe dopo, riferendosi a conoscenze comuni, «Bisognerà pure che si vada a letto tutti insieme un giorno o l’altro». Per l’autore è costante la preoccupazione che N. sia al sicuro dalla follia di Hitler; eppure il suo commento alla notizia della morte del marito di N. a Dachau sancirà l’inevitabile rottura tra i due.</p>
<p>Dopo poche lettere inviate a Élisabeth Porquerol, giornalista belga che recensì il <em>Voyage</em>, si passa alla corrispondenza con Évelyne Pollet, anche lei belga e scrittrice. Con Pollet si crea una sintonia da colleghi, ravvivata dal fatto che l’autore si dichiara «fiammingo per parte di padre e bruegheliano d’istinto», e le lettere sono disseminate di consigli e commenti letterari («La difficoltà sta nel trovare un tono irresistibile. Il resto va da sé»), cosa non frequente per Céline, la cui prima, singolarissima dichiarazione di poetica si avrà nel ’55 con gli <em>Entretiens avec le Professeur Y</em>. Le ultime due corrispondenti sono affinità elettive sul piano artistico: Karen Marie Jensen, ballerina danese dal magnifico talento, e Lucienne Delforge, pianista che l’autore arriva a chiamare «mio doppio». Con Karen, bella giramondo, Céline è particolarmente sentimentale: al suo confronto si sente vecchio e nelle lettere a lei indirizzate emerge un pensiero della morte costante, orizzonte mentale privilegiato per lui, in letteratura come nella vita.</p>
<p>Oltre a costituire una variopinta galleria di ritratti, queste lettere offrono frammenti di storia del secolo filtrati attraverso l’esperienza che l’autore fa del mondo (il soggiorno negli Stati Uniti, paese in cui individua un «lirismo da Galeries Lafayette» e «entusiasmi da ascensore»; la deludente scoperta della Russia; la prigionia in Danimarca). Al centro, è chiaro, trionfa lui, il medico terrorizzato dalla solitudine e dalla miseria, che affermava di non avere opinioni, «come l’acqua»: un meteorite in parte ancora inesplorato, come lo definisce Henri Godard, il quale sottolinea che, dopo il <em>Voyage,</em> a scrivere è sempre Céline-Bardamu, anche nelle lettere. Sulla pagina le due identità si fondono nel gusto per la provocazione, nell’attitudine alla malinconia e al disincanto: i ferri del mestiere di chi sosteneva d’avere sul tavolo «un enorme mucchio d’Orrore in sospeso» da sistemare prima di farla finita.</p>
<p style="text-align: right;">*[Questa recensione è già apparsa su<br />
<em>L&#8217;Indice dei libri del mese</em>, aprile 2016]</p>
<p>Louis-Ferdinand Céline<br />
<em>Lettere alle amiche</em><br />
A cura di Colin W. Nettelbeck, trad. di Nicola Muschitiello<br />
pp. 257, € 15<br />
Adelphi, Milano 2016</p>
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