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		<title>Todd, l&#8217;anticipatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2011 05:12:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Andrea Inglese Dizionario dei luoghi comuni: Emmanuel Todd, quello che aveva previsto lo sfaldamento dell’Unione Sovietica. Il crollo finale. Saggio sulla decomposizione della sfera sovietica, pubblicato in Francia nel 1976 e scritto all’età di 25 anni, è divenuto il titolo onorario di Todd. L’autore, nella prefazione dell’edizione del 1990, ricorda che lo guidarono nella decifrazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Dizionario dei luoghi comuni: Emmanuel Todd, quello che aveva previsto lo sfaldamento dell’Unione Sovietica. <em>Il crollo finale. Saggio sulla decomposizione della sfera sovietica</em>, pubblicato in Francia nel 1976 e scritto all’età di 25 anni, è divenuto il titolo onorario di Todd. L’autore, nella prefazione dell’edizione del 1990, ricorda che lo guidarono nella decifrazione della crisi i solidi e bruti dati demografici, in particolare l’innalzamento del tasso di morti infantili tra 1971 e 1974.</p>
<p>Todd, storico di formazione, combina le competenze del demografo e dell’antropologo. Ma le sue analisi storico-antropologiche, pur avvalendosi di una solida base empirica, non rinunciano a prese di posizioni polemiche nei confronti del panorama intellettuale e politico. Fin dallo studio sull’URSS, il lavoro di Todd presenta due aspetti complementari: da un lato, la ricerca che opera in modo scientifico e apolitico, con un’attenzione privilegiata a processi di lungo periodo (alfabetizzazione, contraccezione, ecc.) e alle strutture antropologiche di base (i modelli familiari); dall’altro, un’esigenza militante di tirare delle conseguenze politiche dai risultati ottenuti. Questo significa non solo avanzare soluzioni nei confronti di problemi sociali maggiori, ma sopratutto anticiparli quei problemi, valutandoli nella loro complessità antropologica e inquadrandoli in una prospettiva storica ampia.<span id="more-38960"></span></p>
<p>Il suo contributo più importante alle discipline storiche è probabilmente riconducibile ai due studi dell’inizio degli anni Ottanta, <em>Il terzo pianeta</em> (1983)<em> </em>e l’<em>Infanzia del mondo</em> (1984), in cui Todd avanza l’ipotesi di una derivazione delle ideologie politiche e religiose dai valori di base che costituiscono i modelli familiari presenti nelle diverse aree del pianeta. Todd difende qui un’ipotesi esplicativa forte: la diffusione delle grandi ideologie della modernità – liberalismo, comunismo e gli ibridi dell’uno e dell’altro – è avvenuta in modo ineguale nel mondo, in quanto esse hanno di volta in volta incontrato un terreno favorevole o sfavorevole al loro sviluppo nello strato antropologico dei modelli familiari. In altre parole, le ideologie e i sistemi politici che da esse derivano sono delle trasposizioni sul piano sociale di valori fondamentali che reggono le relazioni umane all’interno dei nuclei familiari. La diversa organizzazione di questi valori (uguaglianza-disuguaglianza, libertà-autorità), producendo un numero ristretto di tipologie familiari, costituisce la variabile “lenta” della storia umana che entra in relazione con le variabili più “veloci”, quali i sistemi economici, religiosi, politici.</p>
<p>Nell’ottobre del 2010 è uscita in Francia l’edizione tascabile di <em>Après la démocratie</em>, un saggio del 2008 (Gallimard, «Folio Actuel», pp. 320, € 7,80). Pochi mesi sono bastati per esaurire la nuova edizione. Un tale successo, nell’ottica italiana, è abbastanza sorprendente. Innanzitutto, Todd non è allineato con nessuna scuola di pensiero, ed è particolarmente allergico alle mode intellettuali. Inoltre, i suoi lavori coniugano la verve polemica francese con lo stile sobrio anglosassone, costantemente rivolto alla perentorietà dei dati più che alla profusione delle idee. Questo fa del suo libro non uno dei tanti <em>pamphlet </em>che denunciano la crisi della democrazia, ma un tentativo sistematico di farne la diagnosi, accompagnato da un’eziologia e da plausibili proposte terapeutiche. L’osservatorio principale dell’insorgenza della crisi è la Francia del neo-eletto Sarkozy (2007), ma attraverso di essa è lo stallo politico dell’intera Europa ad essere preso in considerazione.</p>
<p>Todd è convinto che i nostri mali vengono più dall’idiozia della nostre classi dirigenti e dagli esperti – gli economisti in testa – che le condizionano ideologicamente, più che da una consapevole strategia di dominio. Non che la volontà di dominio sia carente nello strato più ricco dell’elite, ma essa sfocia in una sorta di delirio, che ha sinistre parentele con quello del Tony Montana di Brian De Palma («The world is yours»). L’analisi dell’atomizzazione in atto <em>anche</em> nella fascia più alta della società è forse uno dei contributi più interessanti del libro di Todd. A questo livello, vi è una lotta senza quartiere per trasformare i momentanei vantaggi salariali delle professioni meglio pagate (manager, dirigenti, ecc.) in stabili e definitivi privilegi da membri di una borghesia finanziaria, dotata di sufficiente capitale per vivere di rendita. Una tale rapacità, di cui noi, in Italia, siamo di continuo spettatori privilegiati, non risponde neppure più a una coscienza e a un progetto di classe. Non solo dunque l’omogeneità del gruppo sociale si sfalda verso il basso, secondo la proverbiale logica della guerra tra i poveri, ma si sfalda anche verso l’alto, operando una rottura tra le classi medie superiori e una ristretta classe capitalista, sempre più avulsa dalla realtà e condannata a un’insaziabile sete di potere.</p>
<p>Su questo sfondo, la classe politica gioca la sua peculiare partita, che è così riassunta da Todd: “come evitare che le consultazioni elettorali lascino emergere ciò che preoccupa veramente i cittadini, ovvero la gestione dell’economia, e che sia rimesso in discussione il libero mercato?”. Da questo impossibile accordo tra politici ed elettori, nasce l’esigenza sempre più marcata, da parte dei politici, di manipolare l’elettorato, in modo tale che le sue richieste, sul piano della politica economica, siano costantemente inevase, differite, magicamente trasformate in altro. Ed è inutile dire che se la sinistra è incapace quanto la destra di modificare il modello economico dominante, la destra ha molto più agio nel proporre delle soluzioni immaginarie. L’islamofobia, in quest’ottica, non è semplicemente una peculiarità ideologica dell’estrema destra su scala ormai europea. La designazione del capro espiatorio e la proposta di una democrazia “etnica” diventa l’unico margine di manovra che la classe politica, almeno a destra, possiede per rispondere allo scontento crescente dell’elettorato. Non volendo più agire sul proprio terreno, la lotta di classe e la politica economica, la sinistra si è così condannata alla paralisi, dal momento che lo scontro etnico è tradizionalmente terreno della destra. Forse Todd non esagera, quando dice che il PS francese non vuole vincere le elezioni, accontentandosi dei vantaggi offerti dalla presenza nelle amministrazioni locali. Pensiamo al caso italiano. Finché la sinistra non governa, può senza difficoltà essere apocalittica, diffondendo ciò che Berlusconi definisce “pessimismo”. Ma il giorno in cui governerà, come potrà inoculare ottimismo negli elettori senza prendersela con gli immigrati e, <em>nel contempo</em>, senza alzare i salari dei ceti popolari e garantire lavoro per le fasce giovani e qualificate della classe media?</p>
<p>Sugli economisti Todd è ancora più implacabile, lui che difende, ma su scala europea, l’universalmente biasimato protezionismo. Egli sottolinea il paradosso per cui, nel momento in cui la dottrina liberista regna incontrastata, il sistema di cui descrive il buon funzionamento implode. In tutto ciò egli non vede semplicemente una cinica difesa ideologica delle classi dominanti, ma un vero e proprio accecamento intellettuale, che ha dinamiche proprie, legate al conformismo intellettuale e accademico. Si può notare, per altro, come un discorso analogo può essere fatto per l’islamofobia. Nel momento in cui i moti rivoluzionari stanno scuotendo il mondo arabo – rivelando l’esistenza di una popolazione giovanile, alfabetizzata e refrattaria a forme d’indottrinamento politico o religioso tradizionali – in diversi paesi d’Europa la minaccia islamica è considerata di grande attualità, favorendo le disastrose speculazioni elettorali delle destre estreme e moderate. Anche in questo caso Todd è stato anticipatore, confutando la convinzione occidentale di un’eccezione arabo-musulmana, che designerebbe i popoli arabi, per ragioni culturali e religiose, come irrimediabilmente estranei ai valori democratici. <em>L’incontro delle civiltà</em>, scritto con il demografo Youssef Courbage (nella traduzione italiana di Roberto Ciccarelli uscito da Tropea nel 2009: pp. 160, € 14,90), metteva in luce già nel 2007 i dati demografici determinanti a ipotizzare un processo irreversibile di modernizzazione: nel mondo arabo l’alfabetizzazione è quasi compiuta e il tasso di fecondità si avvicina in molti casi a quello delle Francia o degli Stati Uniti. E, secondo Todd, l’innalzamento dell’alfabetizzazione e il calo della fecondità tendono, storicamente, ad essere concomitanti alla rivoluzione.</p>
<p>*</p>
<p><em>[Questo articolo è apparso, in forma scorciata, sul <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/05/05/sommario-alfalibri-n°-1/">supplemento letterario</a> di <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/05/05/sommario-del-n°-9-–-maggio-2011/">alfabeta2 </a>n° 9, maggio 2011]</em></p>
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