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	<title>Lino Ventura &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Cineventura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Oct 2018 05:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Lino Ventura]]></category>
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					<description><![CDATA[    di Roberto Coaloa   In un sondaggio del 1987 fu chiesto ai francesi chi fosse il loro attore preferito. Sorprendentemente, non vinse né Alain Delon né Jean-Paul Belmondo, ma un immigrato italiano: Lino Ventura. È un nome che in Italia si sente poco. Come la sua voce – quella erre un po’ roulé [&#8230;]]]></description>
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<p><strong> <img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-76024" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.59.png" alt="" width="470" height="468" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.59.png 470w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.59-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.59-300x300.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.59-144x144.png 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.59-250x249.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.59-200x199.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.59-160x159.png 160w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" /></strong></p>
<p>di<strong> Roberto Coaloa </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>In un sondaggio del 1987 fu chiesto ai francesi chi fosse il loro attore preferito. Sorprendentemente, non vinse né Alain Delon né Jean-Paul Belmondo, ma un immigrato italiano: Lino Ventura. È un nome che in Italia si sente poco. Come la sua voce – quella erre un po’ <em>roulé</em> addolcita da un lieve accento parmigiano, alla Bernardo Bertolucci – inspiegabilmente doppiata in quasi tutti i suoi film apparsi in Italia. Eppure, ovunque tranne che in patria, Lino Ventura è l’attore italiano per eccellenza.</p>
<p>Nel 2019 cadrà <strong>il centenario della nascita</strong> di <strong>Lino Ventura</strong>, nato a Parma il 14 luglio 1919, morto a Parigi il 22 ottobre 1987. L’attore, in trentaquattro anni di attività, ha girato 74 film. A Parigi, nel nono arrondissement, un decennio dopo la sua morte, è stata dedicata a Lino un’intera piazza. Ventura ha girato film importanti: <em>Touchez pas au grisbi</em> (Grisbì) di Jacques Becker (1953), <em>Ascenseur pour l’échafaud </em>(Ascensore per l’inferno) di Louis Malle (1957), <em>Classe tous risques</em> (Asfalto che scotta) di Claude Sautet (1959), <em>L’armée des ombres</em> (L’armata degli eroi) di Jean-Pierre Melville (1969), <em>Le clan des siciliens</em> (Il clan dei siciliani) di Henri Verneuil, <em>La bonne année</em> (Una donna e una canaglia) di Claude Lelouch (1973), <em>Cadaveri eccellenti</em> di Francesco Rosi (1976), <em>Garde à vue</em> (Guardato a vista) di Claude Miller (1981), <em>Cento giorni a Palermo</em> di Giuseppe Ferrara (1984).</p>
<p>La vicenda umana di Lino Ventura è interessante non solo per la carriera d’attore. È esemplare anche della storia dell’emigrazione italiana del Novecento.</p>
<p>Lino, all’anagrafe «Angiolino, Giuseppe, Pasquale», è figlio di Giovanni e di Luisa Borrini. Il 7 giugno 1926, Luisa e il piccolo Lino, abbandonati da Giovanni, arrivano a Parigi. La vita del piccolo migrante è difficile, umiliante, penosa. Il riscatto avviene con lo sport, dopo aver partecipato in Francia alla Resistenza. Nel 1953, «per caso», Ventura è scelto dal regista Jacques Becker (allievo di Renoir) per una parte importante da contrapporre al mitico Jean Gabin. Nasce una nuova stella del cinema: Lino Ventura conquista spettatori e critici al suo primo film, <em>Touchez pas au grisbi </em>(Grisbì). I francesi sono incantati da questo atletico italiano, che ha rischiato di morire fucilato durante la Seconda guerra mondiale, per aver disertato l’esercito di Mussolini e aver fatto parte &#8211; con il soprannome di «<em>L’Italien</em>» &#8211; alla guerra partigiana sotto l’occupazione tedesca. Benché impegnato gloriosamente nella Resistenza, Ventura non mancò di allacciare una sincera amicizia, difesa sempre a spada tratta, con José Giovanni, accusato viceversa di collaborazionismo, in losche vicende marsigliesi, nei più neri fra tutti i giorni della storia francese. Con Giovanni l’attore farà i film più riusciti: <em>Le rapace</em> (Il rapace) del 1968, <em>Dernier domicile connu</em> (Ultimo domicilio conosciuto) del 1969, <em>Le ruffian</em> (Una cascata tutta d’oro) del 1983.<img loading="lazy" class="size-full wp-image-76025 alignright" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.11.png" alt="" width="288" height="467" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.11.png 288w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.11-185x300.png 185w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.11-250x405.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.11-200x324.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/Capture-d’écran-2018-09-29-à-19.12.11-160x259.png 160w" sizes="(max-width: 288px) 100vw, 288px" /></p>
<p>È strano notare come la figura di Ventura, una star del cinema mondiale, sia stata sinora completamente snobbata in Italia! Proprio lui che ci tenne a conservare la cittadinanza italiana, rifiutando le onorificenze francesi e accettando quelle italiane. Per un’incredibile bizzarria, infatti, solo nel Bel Paese, Ventura è considerato «un attore francese», mentre per il resto del mondo Lino è l’attore italiano per eccellenza. Forse perché i film italiani di Ventura, con registi come Rosi e Ferrara, erano troppo “moderni” o “politici” per la critica cinematografica italiana, attenta in quegli anni più ai registi e alle loro scelte letterarie e stilistiche che agli attori, alle sceneggiature e al cinema tout court.</p>
<p>Lino Ventura, oggi, ci manca tantissimo. Chi scrive vorrebbe poter ammirare lo sguardo penetrante di quegli occhi scuri, la voce calda, i movimenti lenti del corpo… Amo il cinema e Lino ci manca non solo come attore, ma come uomo: perché c’era tanto altro in lui. C’era il fascino naturale della persona intelligente, unica con una vita dura e straordinaria alle spalle.</p>
<p>Di lui ci restano scene memorabili dai suoi film. Da <strong><em>La Bonne Année</em></strong>, le riflessioni con la bellissima Françoise Fabian: «Il matrimonio che cosa è? È un contratto, e i contratti di solito sono fatti per chi ha paura. Per me il matrimonio, è la paura della solitudine, della libertà! Perché la vera libertà porta sempre alla solitudine! È la paura di trovarsi una sera solo con due uova al tegamino, senza la tv, senza la pensione&#8230; O se lo preferisce è la paura di trovarsi soli senza un altro che in fondo ha più paura di te, ecco! È la prigione? Oh no, è peggio, in prigione ci sono i compagni!».</p>
<p>Di lui ci restano memorabili interpretazioni. Lino Ventura appare l’attore giusto per interpretare protagonisti letterari come Jean Valjean di Hugo o il commissario Rogas di Sciascia. Il film <strong><em>I miserabili</em></strong> di Robert Hossein è impensabile senza Ventura.</p>
<p>Quando il cinema affronta la letteratura si espone a grossi pericoli, ma se la combinazione è condotta con intelligenza i due “valori” possono sommarsi e favorirsi reciprocamente. Così funziona il film <strong><em>Cadaveri eccellenti</em></strong> di Francesco Rosi. Charles Vanel che all’inizio del film passeggia tra le mummie di Palermo, e soprattutto il serrato dialogo tra Max von Sydow e Lino Ventura, sono un importante rilancio di suggestione rispetto alla pura parola. In questo caso la connessione funziona, in assenza cioè di introspezione. Infine, la forza comunicativa e il sex appeal del divo Lino Ventura non devono essere considerati valori tolti al romanzo, ma valori aggiunti.</p>
<p>Sposato a Odette, padre di quattro figli, Ventura, a partire dagli anni Sessanta ha aiutato i bambini diversamente abili e le loro famiglie con i suoi soldi, cercando fondi con manifestazioni pubbliche. Ha creato istituti di ricerca medica e l’associazione umanitaria «Perce-Neige», che sopravvive, dopo la sua morte, come Fondazione. L’associazione nacque nel 1966 dopo un appello di Ventura alla televisione francese: «C’è dunque questo problema fondamentale che tormenta le notti insonni di tutti i genitori: quando noi moriremo, che ne sarà di loro?». «Loro» sono i bambini portatori di handicap mentale. Ventura, in Francia, anticipava di cinquant’anni la legge sul dopo di noi, approvata in Italia solo nel 2016.</p>
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