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	<title>Lo spostamento verso il rosso &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>&#8220;Lo spostamento verso il rosso&#8221; di Aleksandr Skidan #3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 05:00:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a cura di <strong>Elisa Baglioni </strong> <br /> Conduce la visita una signora in là con gli anni che indossa pantaloni chiari e una camicetta turchese. Parla con un filo di voce, come in chiesa. Nella camera da letto, a occhi bassi, dopo una pausa ci informa che “sono state scritte molte stupidaggini” sul rapporto tra Blok e sua moglie Ljubov’ Mendeleeva]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_104233" aria-describedby="caption-attachment-104233" style="width: 255px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-104233" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/ItFO5S9kJ_Mr.jpg" alt="" width="255" height="485" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/ItFO5S9kJ_Mr.jpg 540w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/ItFO5S9kJ_Mr-158x300.jpg 158w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/ItFO5S9kJ_Mr-538x1024.jpg 538w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/ItFO5S9kJ_Mr-150x285.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/ItFO5S9kJ_Mr-300x571.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/ItFO5S9kJ_Mr-221x420.jpg 221w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /><figcaption id="caption-attachment-104233" class="wp-caption-text">Mark Rothko, &#8220;Light red over dark red&#8221;</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Questa è la terza e ultima parte del componimento <em>Lo spostamento verso il rosso </em>di Aleksandr Skidan, tradotto da Elisa Baglioni. <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/07/22/skidan-1/">Qui</a> la prima e la <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/07/25/skidan-2/">seconda</a> parte. <em>ot</em>]</p>
<p>di <strong>Aleksandr Skidan</strong><br />
<em>a cura di Elisa Baglioni</em></p>
<p>Ol’ga Egorova detta l’Airone, Museo Blok, fiume Prjažka.[1]</p>
<p>E ancor prima interminabili conversazioni telefoniche.</p>
<p>Dopo l’anfetamina V. crolla dal sonno.<br />
Olga si prepara, sembra proprio che stia uscendo di casa, ma all’ultimo ci ripensa.</p>
<p>Al terzo tentativo Kirill è ancora lì a convincerla.</p>
<p>“Determinazione del numero di Blok”.[2]</p>
<p>Conduce la visita una signora in là con gli anni che indossa pantaloni chiari e una camicetta turchese. Parla con un filo di voce, come in chiesa. Nella camera da letto, a occhi bassi, dopo una pausa ci informa che “sono state scritte molte stupidaggini” sul rapporto tra Blok e sua moglie Ljubov’ Mendeleeva.</p>
<p>I mondi violetti della carta da parati.</p>
<p>La rosa e la croce.</p>
<p>Alla finestra il cantiere navale.</p>
<p>Kirill non ce la fa più e scende di sotto.</p>
<p>(anche nel 1981 (il museo era stato inaugurato da poco) la guida portava qualcosa di turchese, mi pare un vestito attillato. Ma era molto più giovane e alta: una creatura celestiale, con una pelle che lasciava trasparire il sangue delle vene.)</p>
<p>Fuori il sole abbacina ancora.</p>
<p>Al museo è come se facessero un voto di castità. A un grado più alto di dedizione alcune smettono di avere il flusso mestruale e solo allora possono accedere al vero culto. Imparano a poco a poco a levitare. A occhi chiusi entrano nei templi bui della sua anima. I gradi sono in tutto dodici. Al decimo riescono a bloccare il respiro e prendono il nome di Sofia. All’undicesimo lui arriva e beve il loro sangue.</p>
<p>O meglio, sono loro che gli fanno una trasfusione di sangue.</p>
<p>La sbornia svanisce.</p>
<p>Andrej Belyj racconta di come Blok tornando dalle Isole vomitasse lungo tutto il corridoio, fatto che certamente ostacolava lui, Belyj, dal fermo proposito di dichiararsi a Ljubov’ Mendeleeva. Mi viene quasi da compatirlo. Sul serio, sei sul punto di dichiararti, quando arriva Blok dalle Isole in quello stato, che disastro.</p>
<p>E al dodicesimo?</p>
<p>Al dodicesimo cosa?</p>
<p>Grado. Dopo la trasfusione.</p>
<p>Si dirige a piedi verso Šuvalovo.[3]</p>
<p>Perché a Šuvalovo?</p>
<p>Perché lì più che in ogni altro luogo avverte l’arcana volgarità del mondo, che tanto amava.</p>
<p>Amava?</p>
<p>Quasi con la stessa intensità del tacco alla francese.<br />
Immancabilmente pungente.</p>
<p>Nei musei aleggia sempre qualcosa di sepolcrale.</p>
<p>Di cosa è morto?</p>
<p>Di un esaurimento nervoso.</p>
<p>Povero.</p>
<p>Più tardi in un piccolo caffè sulla via Galernaja ci imbattiamo in Andrej Kljukanov che sta leggendo Il té nel deserto.</p>
<p>____________________</p>
<p>Sogno alla vigilia dell’arrivo di G.</p>
<p>Incontro A. in aeroporto e insieme andiamo in città.</p>
<p>Siamo spensierati, rasentiamo la follia.</p>
<p>Poi ci sediamo su una panchina vicino a uno stagno o a un fossato nel parco che allo stesso tempo sembra un giardinetto minuscolo all’angolo tra via Dostoevskaja e via Raz’ežja. A. è alla mia sinistra, alla mia destra c’è Vasja Kondrat’ev col chiodo, i pantaloni, le scarpe, tutto di nero. C’è qualcuno dietro di lui. Vasja cade di continuo in avanti, dondola la testa mentre si piega in due come il bambino di gommelastica [4] e a noi tocca riportare il suo corpo verso la spalliera della panchina, come fosse ubriaco o assopito.</p>
<p>Non si capisce come siamo arrivati qui.</p>
<p>Con la nuca avverto la prossimità della strada da cui ci separa un boschetto (evidentemente illusorio): non può continuare a lungo, bisogna fare qualcosa (intendo col corpo).</p>
<p>A un certo punto noto davanti a me un muro. Compare a poco a poco, quasi che la realtà stessa diventasse più vicina. È il muro della centrale telefonica. D’un tratto inizio a sentire il luogo familiare (fino ad allora eravamo in un luogo non-luogo).</p>
<p>Come se qualcuno avesse messo a fuoco l’obiettivo che uso per guardare.</p>
<p>Non sono spaventato, bisogna solamente raddrizzare V. di tanto in tanto.</p>
<p>Ora A.</p>
<p>Come sempre la sua apparizione è una felicità intollerabile. Credevo (tutti credevamo) che fossi morta, invece eri solo andata via. Per tanto tempo. Perché? Era necessario così. C’intendiamo senza parlare, solo con gli sguardi.</p>
<p>Adorazione.</p>
<p>Come se nell’atto stesso di toccarsi si nasconda la barriera.</p>
<p>Di nuovo, sembra che il sogno sfrutti quello che so a proprio vantaggio, dopotutto il mio sapere consiste in questo, che toccarsi è impossibile.</p>
<p>Ho in mano due cadaveri.</p>
<p>Desidero la resurrezione di A.?</p>
<p>A giudicare dall&#8217;insistenza con la quale torna da me, non ci sono dubbi.</p>
<p>Dunque desidero un miracolo?</p>
<p>Follia.</p>
<p>Eppure per questa follia, per questo miracolo esiste un “prototipo”.</p>
<p>Telefonata notturna di A. dall’America.</p>
<p>“Resta che l’organismo non vuole morire che a suo piacimento.</p>
<p>Non un po’ a suo piacimento, e un po’ a quello di un altro: soltanto al suo.”[5]</p>
<p>Un pensiero che non sono stato in grado di pronunciare ad alta voce.</p>
<p>(per un istante mi è sembrato di averla toccata).</p>
<p>2002-2003</p>
<p>______</p>
<p>N.d.T:</p>
<p>1 Ol’ga Egorova, detta Caplja (Airone), è un’artista, regista teatrale e performer di San Pietroburgo, membro nel gruppo Čto delat’, di cui fa parte anche Aleksandr Skidan, che riunisce intellettuali e artisti di sinistra.<br />
2 «Determinazione del numero di Blok»: “Determinazione del numero di Blok nel contesto del numero generale della Letteratura russa come parte del numero generale mondiale” è il titolo della mostra dell’artista e poeta concettualista D.A. Prigov tenutasi al Museo Blok nel 2001.<br />
3 «Šuvalovo»: territorio alla periferia di Pietroburgo frequentato da Blok durante i vagabondaggi notturni e fonte di ispirazione, con la sua atmosfera di negletti e indigenti, di alcune liriche, tra qui la Sconosciuta.<br />
4«il bambino di gommelastica»: protagonista dell’opera eponima di Dimitrij V. Grigorovič, tradotto da Renato Fucini con il bambino di gommelastica e, nella più recente traduzione di M. Favilli, con il bambino di gomma. È un testo per l’infanzia nel quale si narrano le sventure della vita di Petja, bambino di gomma che si ritrova a lavorare come acrobata in un circo (D. V. Grigorovič, Il bambino di gomma, Quodlibet, Macerata, 2020).<br />
5«Resta che l’organismo non vuole&#8230;»: la frase tra virgolette appartiene a Freud, che a sua volta viene citato da Derrida nel capitolo Corrieri della morte, in J. Derrida, La cartolina. Da Socrate a Freud e al di là, Milano, Mimesis, 2017, p. 322.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Lo spostamento verso il rosso&#8221; di Aleksandr Skidan #2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2023 05:00:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[poesia russa contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Elisa Baglioni </strong> <br /> Il linguaggio muta, diventa più inafferrabile e secco; si risvegliano note imperiose di incontenibilità, forze che attraggono e respingono, rimuovono verso una sorta di vuoto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_104134" aria-describedby="caption-attachment-104134" style="width: 307px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-104134" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/1986_31_5_l.jpg" alt="" width="307" height="466" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/1986_31_5_l.jpg 660w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/1986_31_5_l-198x300.jpg 198w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/1986_31_5_l-150x228.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/1986_31_5_l-300x455.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/1986_31_5_l-277x420.jpg 277w" sizes="(max-width: 307px) 100vw, 307px" /><figcaption id="caption-attachment-104134" class="wp-caption-text">Mark Rothko, Untitled (Maroon Over Red)</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Questa è la seconda parte del componimento <em>Lo spostamento verso il rosso </em>di Aleksandr Skidan, tradotto da Elisa Baglioni. <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/07/22/skidan-1/">Qui</a> la prima parte, con introduzione. <em>ot</em>]</p>
<p>di <strong>Aleksandr Skidan</strong><br />
<em>a cura di Elisa Baglioni</em></p>
<div>
<p class="Standard">Quando G. passa alla lingua inglese sembra distaccarsi, come una decalcomania, dall’immagine evanescente di se stessa, con la quale era, così pareva, imparentata.</p>
<p>Il linguaggio muta, diventa più inafferrabile e secco; si risvegliano note imperiose di incontenibilità, forze che attraggono e respingono, rimuovono verso una sorta di vuoto.</p>
<p>Sembra scostarsi e da quella distanza dominarsi.</p>
<p>La bocca è congiunta in un pleonasmo a sé stante.</p>
<p>È serrata in un idioma inaccessibile.</p>
<p>È sigillata dall’alfabeto latino.<br />
Questo serrarsi che si trasforma in un’estraneità assoluta è esaltante, come per alcuni un minuscolo neo o una cicatrice sulla scapola.</p>
<p>O una leggera asimmetria dei lineamenti.</p>
<p>Feticizzo la sua voce.</p>
<p>Il suo stelo getta radici nell’abisso della gola, nel gorgo dell’esofago, nello stallaggio dello stomaco, nelle greppie babilonesi della fornicazione dove è tanto dolce annegare.</p>
<p>E ogni volta la mia voce si fa più simile alla sua.</p>
<p>Un’ammaliante intimità.</p>
<p><em>Just say it.</em></p>
<p>Mi procura piacere tramite la lingua che mi consente a stento di starle dietro, poiché percepisco come mi stia trasformando in uno straniero di me stesso.</p>
<p>Traduci.</p>
<p>Sempre più spesso questo piacere comincia a provocare dolore.</p>
<p>____________________</p>
<p><em>(what a horrifying dream&#8230;and yes, very kafkian. it seems to me to have so much to do with the power of language – you pronounce yourself guilty, you are pronounced to be arrested – your confinement is in a word only – you can leave but you choose to stay. the source of your guilt (hashish) is simultaneously symbolic of home (the keys). you want to write a novel but remember that you are in russia – you can escape to new york, but you lack the “keys” to get in. and so you live below ground, in a small civilization, a sub(way) culture – where life with its movements and celebrations goes on.</em><br />
<em>strange, but not so strange…)</em></p>
<p>____________________</p>
<p>Telefono pubblico. Chiamata a G.</p>
<p>Premo il nove al posto del sei una serie di volte, alla fine lo azzecco.</p>
<p>Sono a casa, richiamami.</p>
<p>Tra un’ora e mezza in piazza Vosstanija.[1]</p>
<p>Cammino lungo il Nevksij in cantiere.</p>
<p>Alla cattedrale di Kazan’ salgo sul tram.</p>
<p>Scendo a Puškinskaja.</p>
<p>Mentre siedo sui gradini e leggo un vecchio numero della Rivista d’Arte (di quelli che per gentile concessione Denis mi aveva finalmente restituito) con l’articolo di Breton su Trockij, vengo avvicinato due volte con la proposta di comprare dell’erba e una volta dalle mire di due prostitute.</p>
<p>Hai bisogno?</p>
<p>Farfugliano senza fermarsi e subito proseguono verso il cliente successivo.</p>
<p>Una rotondetta, bruttina, con il viso gonfio, gli zigomi larghi, indosso uno scamiciato che scopre le spalle e orribili zatteroni bianchi; l’altra snella, con i jeans aderenti e una canotta con le fettucce incrociate che striano la sua schiena nuda.</p>
<p>Enormi labbra bordò della prima; begli occhi malvagi della seconda.</p>
<p>L’ultimo “in fila” manifesta un interesse reticente.</p>
<p>Interrompono il loro giro per passare alla trattativa; si appartano dietro l’edicola, discutono di qualcosa inquiete, poi tornano da lui. In quel momento con la coda degli occhi vedo avvicinarsi G.</p>
<p>A “Sladkoežka” davanti a un espresso con il gelato le chiedo quanto è seria la sua storia con K.</p>
<p>(due foto che lo ritraggono conservate in un album in mezzo ai paesaggi urbani e ai miei ritratti dell’ultimo suo viaggio in Russia, a causa dei quali avevo detto un sacco di idiozie in albergo).</p>
<p>Di cosa si occupa?</p>
<p>È un musicista, scrive romanzi rosa su commissione sotto pseudonimo.</p>
<p>Dopo una pausa: ci siamo conosciuti alla presentazione di Bowles.<br />
(Tiro fuori le sigarette, ho sotto gli occhi due di queste fotografie; voglio dimenticarle, voglio vederle ma, per dimenticarle bisogna scriverci, per vederle, invece, bisogna stare con G.)<br />
Anche lei prende una sigaretta e comincia a fumare.</p>
<p>K. è una brava persona.</p>
<p>Sì, concordo io.</p>
<p>(Dopotutto è impossibile distruggere una fotografia, è impossibile stracciarla; è un’idra a molte teste dal nome di B. nato sotto il segno di Saturno, il miope ebreo con problemi respiratori che eiacula nella grotta di Capri sul palmo di Asja Lacis) 2</p>
<p><em>He is homosexual, isn’t he?</em></p>
<p>(Scrolla la cenere).</p>
<p>Mi ha aiutata e io ho aiutato lui.</p>
<p>(Butta fuori il fumo).</p>
<p><em>I think you understand</em></p>
<p>____________________</p>
<p>Svidrigajlov parte per l’America.</p>
<p>Ho parlato della sua “partenza” nel 1994 in un intervento all’Università dell’Iowa.</p>
<p>Dopo l’intervento uno scrittore cileno col pizzetto, una moda che iniziava a diffondersi, mi ha chiesto di scrivergli il cognome Svidrigajlov in caratteri latini.</p>
<p>Aveva letto <em>Delitto e castigo</em> ma non ricordava quel personaggio.</p>
<p>Ehi, Lei, <em>Svidrigajlov</em></p>
<p>Cosa pensa del piacere?</p>
<p>È quello che ciascuno si immagina che sia.</p>
<p>E del dolore?</p>
<p>Il dolore è qualcosa di diverso dal piacere, ma non così tanto da essere il suo contrario. In alcuni casi il piacere scaturisce da un certo ritmico alternarsi di sensazioni dolorose.[3]</p>
<p>Prenderà il volo sul pallone con Berg?[4]</p>
<p>È possibile.</p>
<p>Ha paura della morte?</p>
<p>Quando mi fotografo da solo nelle stazioni o negli aeroporti cestino la fotografia o la strappo in tanti piccoli pezzi che lascio volare dal finestrino se viaggio in treno, oppure la abbandono nel posacenere o tra le pagine di una rivista se viaggio in aereo.</p>
<p>(Pausa.)</p>
<p>La paura di fronte alla morte è priva di un contenuto proprio, è l’analogo della paura della castrazione.</p>
<p>____________________</p>
<p>G. era presente al mio intervento? Non ricordo. A ogni modo si era occupata della revisione del testo e lo aveva anche trascritto in bella copia. Ero stato abbastanza spudorato da averlo fatto con le sue mani (la sua mano).</p>
<p>____________________</p>
<p>N.d.T:</p>
<p>1 «piazza Vosstanija»: la piazza dell’Insurrezione (ploscad’ Vosstania) è antistante alla stazione Moskovskaja e divide il Nevskij prospekt, la via centrale di San Pietroburgo, in due sezioni. Più avanti si leggono alcuni toponimi che descrivono il percorso dell’io lirico. Il Nevskij sta per Prospettiva Nevskij.<br />
2 «B. nato sotto il segno di Saturno»: “Sotto il segno di Saturno” è il titolo del saggio che Susan Sontag dedicò alla figura del filosofo tedesco Walter Benjamin. Qui Skidan fa inoltre riferimento alla biografia del filosofo, al fortunato incontro e infatuazione, avvenuto a Capri nel 1924, per la drammaturga e intellettuale lettone Asja Lacis, insieme alla quale scrisse Napoli porosa e tramite la quale ricevette l’invito a recarsi in Unione sovietica di lì a qualche anno.<br />
3 «Il dolore è qualcosa di diverso dal piacere… »: Qui e in alcuni passaggi successivi l’autore parla per mezzo di Derrida, citando passi da La cartolina. Da Socrate a Freud e al di là in una sorta di pastiche filosofico-psicoanalitico, poiché ad essere citati sono anche frammenti di Nietszche e Freud inclusi da Derrida nelle sue missive. In questo modo si rifrangono discorsi di discorsi e la parola dell’autore ne emerge elusiva e artificiosa.<br />
4 Berg: maestro di ballo famoso all’epoca di Dostoevskij, nominato in <em>Delitto e castigo</em> da Svidrigajlov durante una conversazione con Raskol’nikov.</p>
</div>
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		<title>&#8220;Lo spostamento verso il rosso&#8221; di Aleksandr Skidan #1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jul 2023 05:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksandr Skidan]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Baglioni]]></category>
		<category><![CDATA[La poesia è secondaria]]></category>
		<category><![CDATA[Lo spostamento verso il rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[poesia russa contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Elisa Baglioni </strong> <br /> Aleksandr Skidan è un intellettuale di spicco della Russia contemporanea. Nato a Leningrado nel 1965 si è affacciato al mondo letterario negli anni spasmodici del crollo dell’URSS e dell’avvio alla fase neoliberista]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-104128 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/Alexandr-Tygny-Ryadno_2009.jpg.jpg" alt="" width="662" height="441" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/Alexandr-Tygny-Ryadno_2009.jpg.jpg 662w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/Alexandr-Tygny-Ryadno_2009.jpg-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/Alexandr-Tygny-Ryadno_2009.jpg-150x100.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/Alexandr-Tygny-Ryadno_2009.jpg-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 662px) 100vw, 662px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Standard">[A partire da oggi presento in tre parti il componimento <em>Lo spostamento verso il rosso </em>di Aleksandr Skidan, tradotto da Elisa Baglioni, che ha curato il <a href="https://www.quodlibet.it/libro/9788822913166">volume</a> <em>La poesia è secondaria. Poesie scelte </em>(Quodlibet, 2022), da cui è tratta anche la nota introduttiva. <em>ot</em>]</p>
<div>
<p class="Standard">A cura di <strong>Elisa Baglioni</strong></p>
</div>
<div>
<p class="testo">Aleksandr Skidan è un intellettuale di spicco della Russia contemporanea. Nato a Leningrado nel 1965 si è affacciato al mondo letterario negli anni spasmodici del crollo dell’URSS e dell’avvio alla fase neoliberista. Critico raffinato, le sue riflessioni sulla poesia russa di fine millennio si possono leggere nell’<a href="https://www.argonline.it/poesia-secondaria-aleksandr-skidan/">intervista</a>-conversazione contenuta originariamente nel volume <i>La poesia è secondaria</i>, da cui è tratto anche il testo qui presentato.</p>
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<p class="testo">Le posizioni estetiche di Skidan sono strettamente legate ai cambiamenti sociali e storici in corso.  L’immaginario lirico, per il poeta pietroburghese, è minacciato dalla logica conformante del tardo-capitalismo e da un sistema ideologico repressivo giunto in Russia sotto le mentite spoglie di una terra promessa, eppure, in questa apparente terra inospitale e desolata si salva uno spiraglio che apre a nuovi spazi lirici, tessuti variegati di connessioni fonosimboliche, ritmiche occasionali di versi a misura fissa, echi distorti delle voci del passato letterario. Nelle poesie che compongono la raccolta <i>Lo</i> s<i>postamento verso il rosso </i>(2005) la realtà esterna si impone con violenza nel vissuto, quella violenza che Skidan rappresenta attingendo a linguaggi alieni alla lirica, come se il lessico burocratico, il linguaggio analitico della filosofia e quello critico letterario soffocassero ogni possibilità di rappresentazione. Nella poesia <i>Lo spostamento verso il rosso</i>, che dà il titolo alla raccolta con cui ha vinto il prestigioso premio Belyj nel 2006, la scomparsa dell’amica A., morta suicida, è raccontata da un io che non può fare a meno di parlare con la voce delle opere di Dostoevskij, Blok, Benjamin, Nietzsche e Derrida, negandosi la possibilità del racconto autentico del lutto. In controluce compaiono gli elementi della tradizione poetica pietroburghese: nella descrizione di una Pietroburgo post-apocalittica, relitto e reliquia, nel paesaggio desolato di alcuni luoghi simbolo della città, come la prospettiva Nevskij, frequentata da una risma di personaggi privi del fascino che un tempo incantava i passeggiatori gogoliani e nella vocazione cosmopolita dei riferimenti letterari.</p>
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<p class="Standard"><b>Lo spostamento verso il rosso</b></p>
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<p class="Standard">Questi ingressi di case paiono sepolcri saccheggiati.</p>
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<p class="Standard">Tombe invase e profanate dalla porta di servizio della storia – in un’epoca che di per sé è già morta e sepolta.</p>
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<p class="Standard">Altri producono l’impressione di labirinti, le cui fughe portano ai ricordi affaldati del periodo glaciale.</p>
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<p class="Standard">La doppia esposizione consente di scoprirne la natura trasparente, allucinatoria.</p>
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<p class="Standard">Si distaccano dalla retina alla stregua di intonaco logoro e crepato, sul quale appaiono strati geologici recenti.</p>
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<p class="Standard">In successione, sulla patina fluttuante dei contorni che colano e non fanno in tempo, non sono in grado di comporre un’immagine, lo sguardo si sofferma su stigmate di una trasparenza irradiante, quasi della vuotezza.</p>
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<p class="Standard">Così il tempo compie un giro della morte.</p>
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<p class="Standard">E insieme alla lenta infiltrazione nella pupilla della sua sostanza vischiosa, densa, la storia inizia a coincidere con la propria origine: la violenza.</p>
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<p class="Standard">Il punto di cristallizzazione.</p>
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<p class="Standard">La solidificazione messianica del corso degli eventi.</p>
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<p class="Standard">Disincarnarsi qui equivale a recuperare la vista.</p>
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<p class="Standard">La cicatrice splendente di magnesio che cuce i suoi brandelli deformati.</p>
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<p class="Standard">L’eco, che si separa dall’umida natura della voce e si disperde nell’acqua stagnante dell’amnesia. I relitti di un’espropriazione generale.</p>
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<p class="Standard">Fra poco questi ingressi acquisiranno tutt’altro aspetto.</p>
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<p class="Standard">Il cordoglio passerà di moda (è già passato).</p>
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<p class="Standard">Siamo di fronte agli ultimi bagliori della verità storica – alle sue rovine.</p>
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<p class="Standard">Il continuum della storia deve saltare in aria.</p>
<p>[&#8230;]</p>
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