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	<title>Lorenzo Ghiberti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Simmetria, che dolce parola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[dalle Coefore a Lorenzo Ghiberti di Antonio Sparzani You boil it in sawdust: you salt it in glue: You condense it with locusts and tape: Still keeping one principal object in view – To preserve its symmetrical shape. (Lewis Carroll, The Hunting of the Snark, Fit the fifth) Questi versi già erano l&#8217;esergo di un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>dalle Coefore a Lorenzo Ghiberti</strong></p>
<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/huntingofthesnark1-195x300.jpg" alt="huntingofthesnark1" title="huntingofthesnark1" width="195" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-21562" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/huntingofthesnark1-195x300.jpg 195w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/huntingofthesnark1.jpg 310w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /></p>
<p style="text-align: right;"><em>You boil it in sawdust: you salt it in glue:<br />
You condense it with locusts and tape:<br />
Still keeping one principal object in view –<br />
To preserve its symmetrical shape.</em>
</p>
<p style="text-align: right;">(Lewis Carroll, <em>The Hunting of the Snark</em>, Fit the fifth)</p>
<p>Questi versi già erano l&#8217;esergo di un capitolo di un testo di base di teoria quantistica dei campi (nella quale, come in tutta la fisica, la simmetria riveste un ruolo essenziale), assai celebre all&#8217;inizio degli anni sessanta. È lì che ho appreso, tra le altre cose, l&#8217;esistenza di questa piccola meraviglia – ritmicamente incalzante di giambi e anapesti – che è la caccia allo snark, di <strong>Lewis Carroll</strong> (pseudonimo del reverendo Charles Lutwidge Dodgson), che lo scrisse negli anni 1874-75. . Sono state fatte varie traduzioni italiane, io trovo che tenga molto bene il ritmo quella di Lucio Mazzi, <em>La caccia allo Snark</em>, Moby Dick, Faenza 1992), che ad esempio traduce così i versi citati (p. 62): «<em>Puoi farlo bollire nella segatura / puoi  farlo salato in colla assai pura / puoi farlo anche in brodo con nastri e con grilli / purché non dimentichi ch&#8217;è basilare / la sua simmetria poter conservare</em>».</p>
<p>Da corrispondenza emotiva a categoria estetica a perfezione geometrica, si muove il termine simmetria nelle trame della lingua naturale, per invadere una rete di significati dai contorni sfumati.<span id="more-21486"></span> Perfino il contesto formalizzato delle scienze cosiddette esatte non è sufficiente a dare al termine quella cristallina rigidezza che ideologicamente si sarebbe invogliati ad immaginare.</p>
<p><em>Simmetria</em> e <em>relatività</em> son parole con una bella parentela di fondo; non la si vede a prima vista, ma la si scopre non appena si pensa che l&#8217;etimo di simmetria – voce dotta dal greco <em>syn-métron</em>, <em>con-misura</em> – indica il misurare due cose insieme, vicine; non lontano quindi da quello, di cui più volte ho detto, di relatività – il guardare una cosa sullo sfondo di un&#8217;altra, mettendole, almeno sullo schermo del pensiero, vicine. Nell&#8217;idea sottostante alla parola simmetria vi è però <em>una connotazione fondamentale in più</em>, ed è che da questo &#8216;misurare insieme&#8217; debba risultare una qualche rilevante analogia – talvolta addirittura eguaglianza – tra le cose misurate. Tale forte analogia – o eguaglianza – è spesso carica, o indicatrice, di altri significati. </p>
<p>Sono sempre convinto che il significato più autentico di una parola si colga nel dispiegamento dei contesti nei quali tale parola gioca, e ha giocato nel corso della sua storia, passando di lingua in lingua, di civiltà in civiltà, un&#8217;intensa presenza, e ve ne offro qui alcuni che mi son sembrati particolarmente importanti. </p>
<p>Intenso e commosso è uno dei primi luoghi nei quali – nella tragedia antica – il termine viene usato: è quello in cui si compie il riconoscimento di Oreste da parte della sorella Elettra nelle <em>Coefore</em> di Eschilo. Oreste, tornato ad Argo per vendicare la morte – per mano della madre Clitennestra (o Clitemnestra, nell&#8217;originale Klytaimestra)  e del suo complice Egisto – del padre Agamennone, reduce vittorioso dalla guerra di Troia, visita la sua tomba e vi depone un ricciolo, che si recide dai capelli. </p>
<p>Quando Elettra giunge sulla tomba, insieme con le portatrici di sacre libagioni (<em>choēphóroi)</em> per placare l&#8217;ombra del padre, trova il ricciolo e ne sospetta, senza volerlo ammettere, la provenienza. Oreste è nei pressi e subito le si mostra (eccoli <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5b/Orestes_electra.jpg">qua</a>) per farsi riconoscere. All&#8217;incredulità della sorella (che non lo vede da molti anni) oppone come prova, tra l&#8217;altro, quel ricciolo così simile a quelli di lei: </p>
<p><em>Ecco mi vedi e fatichi a riconoscermi; appena fissato<br />
lo sguardo verso questi capelli tagliati per rito luttuoso,<br />
sulle ali della speranza eri convinta di vedermi,<br />
e del pari quando scrutavi l&#8217;orme dei miei piedi.<br />
Il ricciolo dei capelli di tuo fratello,<br />
il cui capo è del tutto conforme al tuo, ponilo là dove è stato<br />
reciso e osserva. Guarda poi questo tessuto, opra della tua mano,<br />
e i colpi della stecca che vi hanno impressa una scena di caccia. Torna<br />
in te stessa: per la gioia non esser stordita nella tua mente: io so<br />
che i più stretti parenti sono contro noi due inaspriti.  </em></p>
<p>(Eschilo, <em>Orestea</em>, Bompiani, Milano 1994, trad. it. di Mario Untersteiner, vv. 225-234)</p>
<p>l&#8217;aggettivo usato da Eschilo per suggerire la somiglianza forte (qui reso con &#8220;conforme&#8221; da Untersteiner) tra il capo di Oreste e quello di Elettra è <em>sýmmetros</em>: misurati, guardati vicini, essi si somigliano molto. </p>
<p>Voi capite subito che la cosa mi interessa molto perché <em>la stessa parola</em>, usata con simile significato in molti luoghi della tragedia, è poi utilizzata in contesti del tutto più razionali, diciamo &#8220;scientifici&#8221;, ad esempio da Platone e Aristotele, per denotare eguaglianza o un qualche tipo di somiglianza di misura, o anche, il che è forse più interessante per comprendere meglio la somiglianza implicata da <em>sýmmetros</em>, per indicare quel che non vi è di comune: ad esempio tra la diagonale e il lato del quadrato. C&#8217;è un passo nei <em>Primi analitici</em>, trattato di logica sillogistica di Aristotele, nel quale un discorso sulle dimostrazioni per assurdo si conclude così:</p>
<p><em>Una dimostrazione di questo tipo, ad esempio, è quella che stabilisce l&#8217;incommensurabilità della diagonale, fondandosi sul fatto che quando viene supposta la sua commensurabilità, i numeri dispari risultano uguali ai numeri pari.</em><br />
 (<em>An. pr</em>., I, 41a23-30, trad. it. di Giorgio Colli)</p>
<p>Quel che purtroppo va perso completamente in questa traduzione, è la comparsa dei termini <em>asýmmetros</em> e <em>sýmmetros</em> nella stessa frase; l&#8217;incommensurabilità della diagonale (s&#8217;intende di un quadrato, rispetto al suo lato) è resa dicendo che la diagonale è <em>asýmmetros</em>, e nella conclusione assurda che i numeri dispari risultino uguali ai numeri pari, quel &#8220;uguali&#8221; è reso con <em>sýmmetros</em>. Questo dà certamente un&#8217;idea dell&#8217;importanza e del ruolo del termine nella scienza antica. </p>
<p>Assai più scarsa fortuna possiede la parola nel latino classico; essa riveste però un ruolo centrale nel <em>De Architectura</em> di Vitruvio  che ne dà all&#8217;inizio dell&#8217;opera la seguente definizione:</p>
<p><em>La simmetria a sua volta consiste nell&#8217;accordo armonico delle parti dell&#8217;opera stessa fra loro e nella corrispondenza fra ciascuna parte singolarmente e la configurazione complessiva sulla base di una parte calcolata come modulo.</em><br />
(Vitruvio, <em>De Architectura</em>, a c. di P. Gros, trad. e comm. di A. Corso e E. Romano, Einaudi, Torino, 1997, pp. 26-27).</p>
<p>Non a caso, per ritrovare la simmetria nell&#8217;italiano letterario occorre arrivare a chi Vitruvio l&#8217;aveva attentamente studiato e largamente citato, così come aveva studiato Plinio il Vecchio, e cioè Lorenzo Ghiberti, fiorentino, vissuto tra il 1372 e il 1456: nei suoi <em>Commentarii</em>, opera nella quale appunto commenta e descrive più o meno sommariamente opere di scultori e pittori dalla classicità ai giorni suoi, se stesso abbondantemente compreso, la parola appare in alcuni passi, con grafia ancora oscillante tra <em>sismetria</em>, <em>semetria</em> e <em>simetria</em>: ecco qua, a titolo di esempio, quanto dice a proposito di Lisippo (<a href="http://www.summagallicana.it/lessico/s/strigile%20Apoxyomenos%20Lisippo.jpg">questo</a> il suo <em>apoxyómenos</em>, l&#8217;uomo che si deterge il sudore, copia romana):</p>
<p><em>Questo Lisyppo fu doctissimo in tutta l&#8217;arte et universale [&#8230;] Faceva maraviglose e perfecte opere, capellature, faceva le teste un poco minori che gl&#8217;altri antichi statuarii, faceva i corpi un poco più gentili accioché la belleza delle membra meglo apparissono. Costui diligentissimamente osservò le sismetrie, le misure. In ogni minima cosa usava grandissima diligentia et arte.</em><br />
(Lorenzo Ghiberti, <em>I commentarii</em>, introd. e cura di L. Bartoli, Giunti, Firenze 1998,<br />
 pp. 59-60)</p>
<p>La molteplicità di connotazioni che possono essere puntigliosamente elencate per la parola simmetria nella lingua italiana, è documentata dal dizionario del Battaglia che ne elenca dieci accezioni distinte, distinguendo – per alcune accezioni – diverse sfumature.<br />
A me interessa l&#8217;idea base che dovrebbe sottendere tutte le diverse accezioni e che dovrebbe occupare l&#8217;area semantica che contiene le idee di misura, armonia, ordine.</p>
<p>Della simmetria nella storia moderna parliamo la prossima volta.</p>
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