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	<title>lotta &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Grido, non serenata. Poesie di lotta e di resistenza</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/04/25/grido-non-serenata-poesie-di-lotta-e-di-resistenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Crocetti]]></category>
		<category><![CDATA[Erri de Luca]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Insistendo sull&#8217;urgenza di questo 25 aprile, ospito qui alcune poesie (Ángel González, Fayad Jamís,Bertolt Brecht), di lotta e di resistenza, scelte da Erri De Luca per la raccolta Grido, non serenata, pubblicata da Crocetti. Ospito anche la sua nota introduttiva. &#160; *** Questa raccolta risponde all’insindacabile opera del caso che qui si è manifestato in forma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-108049 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/04/Screenshot-2024-04-25-at-11.06.28-782x1024.png" alt="" width="351" height="413" /></p>
<p style="text-align: justify;">Insistendo sull&#8217;urgenza di questo 25 aprile, ospito qui alcune poesie (Ángel González, Fayad Jamís,Bertolt Brecht), <em>di lotta e di resistenza,</em> scelte da <strong>Erri De Luca </strong>per la raccolta <em>Grido, non serenata</em>, pubblicata da <strong>Crocetti. </strong>Ospito anche la sua nota introduttiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Questa raccolta risponde all’insindacabile opera del caso che qui si è manifestato in forma di scaffali affastellati di libri di poeti accumulati da mio padre, poi da me. Li ho sfogliati in cerca delle pagine da offrire, non più di qualche poesia per ogni poeta. La parola per me comprende femminile e maschile. L’ho imparato da Anna Achmatova che si dichiarava poeta e non poetessa. In russo le due parole sono uguali alle nostre. Sono pagine da condividere leggendole alla tavola di una sera che si prolunga e che lubrifica col vino le corde vocali. Sono poesie da dire, pronunciare aggiungendo il proprio fiato. Evito il verbo recitare che in parte le falsifica. Tra i dischi di mio padre alcuni erano incisioni di versi letti da attori. Calcavano coi toni della voce impostata, appunto: recitavano. Chi dice un verso muove anche le labbra di chi lo ha scritto. La poesia permette questa coincidenza e quella di ispirazione politica accomuna i sentimenti di giustizia di chi ha scritto e di chi legge. Qualche poeta è stato un incontro e mi ha ribadito nelle convinzioni. Qui ne cito uno soltanto, a nome dell’insieme. Ante Zemljar partigiano jugoslavo, prigioniero prima dei fascisti italiani poi dei suoi stessi compagni dopo la guerra, a causa di divergenze. Questa prigionia fu la peggiore, a spaccare pietre sopra l’Isola Nuda, a subire percosse di guardiani. Anche lì di nascosto, su carta da imballaggio di cemento e con un carboncino, scriveva dei versi veloci che nascondeva sottoterra.  Ne sono stato amico. In questa raccolta manca per difficoltà varie, ma non manca a me. Con questa nota lo segnalo a chi vorrà cercarlo.</p>
<p>Ne sono stato amico. In questa raccolta manca per difficoltà varie, ma non manca a me. Con questa nota lo segnalo a chi vorrà cercarlo. Ho fatto parte di una gioventù politica che aveva dalla sua la quantità numerica e l’istruzione superiore, miscela che fu allora detonante. Ho fatto parte di una massa critica intransigente e perciò avversata con l’antico sistema delle prigioni. Cerco nei poeti il grido, non la serenata. Qui ci sono quelli che mi è capitato di raccogliere durante la mia già lunga durata. Mancano arbitrariamente tutti gli altri che chi legge potrebbe aspettarsi di trovare. La scelta è tanto occasionale quanto personale, lacunosa come si addice a chi, leggendo spesso, si è fatto un’idea di quanto ha tralasciato. Non mi sono permesso di includere alla collezione una mia poesia. Resto nelle retrovie di questo libro, da addetto al suo rifornimento.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Erri De Luca</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ángel González<br />
(Oviedo 1925 &#8211; Madrid 2008)</p>
<p>Lo sconfitto</p>
<p>Dietro sono rimaste le macerie:<br />
fumanti brandelli della tua casa,<br />
estati incendiate, sangue disseccato,<br />
su cui s’ingrassa – ultimo avvoltoio –<br />
il vento.</p>
<p>Tu ti metti in viaggio, e vai avanti<br />
verso il tempo detto a ragione futuro.<br />
Perché nessuna terra<br />
possiedi,<br />
perché nessuna patria<br />
è né sarà mai tua,<br />
perché in nessun paese<br />
può radicare il tuo cuore disabitato.</p>
<p>Mai – ed è così semplice –<br />
potrai aprire un cancello<br />
e dire solo questo: “Buongiorno,<br />
mamma”.<br />
Anche se effettivamente il giorno è buono,<br />
c’è grano nelle aie,<br />
e gli alberi<br />
stendono verso di te i loro stanchi<br />
rami, offrendoti<br />
frutti e ombra per farti riposare.</p>
<p>Traduzione di Dario Puccini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fayad Jamís<br />
(Zacatecas, Messico 1930 &#8211; L’Avana 1988)<br />
Per questa libertà</p>
<p>Per questa libertà di canto sotto la pioggia<br />
bisognerà dar tutto<br />
Per questa libertà di essere strettamente legati<br />
alle salde e dolci viscere del popolo<br />
bisognerà dar tutto<br />
Per questa libertà di girasole aperto nell’alba di fabbriche<br />
accese e di scuole illuminate<br />
e di terra che scricchiola e di bambino che si sveglia<br />
bisognerà dar tutto<br />
Non c’è alternativa se non la libertà<br />
Non c’è cammino che la libertà<br />
Non c’è altra patria che la libertà<br />
Non ci sarà poema senza la violenta musica della libertà<br />
Per questa libertà che è il terrore<br />
di quelli che sempre la violarono<br />
in nome di fastose miserie<br />
Per questa libertà che è la notte degli oppressori<br />
e l’alba definitiva di tutto il popolo ormai invincibile<br />
Per questa libertà che illumina le pupille infossate<br />
i piedi scalzi<br />
i tetti sforacchiati<br />
e gli occhi dei bambini che vagavano nella polvere<br />
Per questa libertà che è l’impero della gioventù<br />
Per questa libertà</p>
<p>bella come la vita<br />
bisognerà dar tutto<br />
se fosse necessario<br />
perfino l’ombra<br />
e non sarà mai abbastanza.</p>
<p>Traduzione di Marcelo Ravoni e Antonio Porta</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bertolt Brecht<br />
(Augusta, Germania 1898 &#8211; Berlino Est 1956)<br />
Mio fratello aviatore</p>
<p>Avevo un fratello aviatore.<br />
Un giorno, la cartolina.<br />
Fece i bagagli, e via,<br />
lungo la rotta del sud.<br />
Mio fratello è un conquistatore.<br />
Il popolo nostro ha bisogno<br />
di spazio. E prendersi terre su terre,<br />
da noi, è un vecchio sogno.<br />
E lo spazio che s’è conquistato<br />
è sui monti del Guadarrama.<br />
È di lunghezza un metro e ottanta,<br />
uno e cinquanta di profondità.</p>
<p>Traduzione di Ruth Leiser e Franco Fortini</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Preferirei di no&#8221;. Valle Cascia: un tentativo di guardare oltre</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/18/valle-cascia-e-la-lotta-alla-perefieria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 05:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[allarme]]></category>
		<category><![CDATA[amianto]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Lolli]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[giuditta chiaraluce]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[marche]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Valle Cascia]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; una lettera aperta di Giuditta Chiaraluce &#160; &#160; &#160; &#160; «Quelli come noi / che son venuti su un po&#8217; strani / [&#8230;] basterà che un giorno / trovino un po&#8217; di forza / e aiuteranno gli altri a dare un calcio al mondo» Claudio Lolli, Quelli come noi &#160; Quand’ero piccola volevo fare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">una lettera aperta</p>
<p style="text-align: right;">di <strong>Giuditta Chiaraluce</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-86671" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/Copia-di-nicola217.jpg" alt="" width="479" height="706" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/Copia-di-nicola217.jpg 479w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/Copia-di-nicola217-204x300.jpg 204w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/Copia-di-nicola217-250x368.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/Copia-di-nicola217-200x295.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/Copia-di-nicola217-160x236.jpg 160w" sizes="(max-width: 479px) 100vw, 479px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">«Quelli come noi / che son venuti su un po&#8217; strani /</p>
<p style="text-align: right;">[&#8230;] basterà che un giorno / trovino un po&#8217; di forza /</p>
<p style="text-align: right;">e aiuteranno gli altri a dare un calcio al mondo»</p>
<p style="text-align: right;">Claudio Lolli, <em>Quelli come noi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Quand’ero piccola volevo fare la giornalista, poi -crescendo- me ne sono dimenticata. Peccato, perché ora mi sarei stata utile. Sono nata in una piccola frazione nel comune di Montecassiano, a valle di Macerata: Valle Cascia. Se dovessi pensare ad una figura retorica per definire Valle Cascia penserei alla metonimia: Vallecascia detta anche la fornace. La frazione è nata e si è sviluppata nei primi del novecento intorno ad una fabbrica di mattoni come ce ne sono tante nel nostro territorio. Ci lavoravano tutti, anche una parte della mia famiglia, mentre l’altra dava da mangiare e bere agli operai: mio nonno aveva il bar e l’alimentari/emporio del paese. In quegli anni non si parlava di amianto, di silicosi, si lavorava e basta. Si lavorava, ci si ammalava ma si continuava a lavorare. Dopo circa 120 anni nel 2012 una grande nevicata ha distrutto uno degli ultimi capannoni rimasti ancora produttivi; di conseguenza, la fornace ha dichiarato fallimento ed è stata chiusa. Non vi sto qui a raccontare le vicende giudiziarie che ne sono seguite né a sottolineare la mancanza di investimenti per poter ammodernare gli impianti; vi voglio solo raccontare quello che sta succedendo nel 2020. A maggio improvvisamente si alza una montagna di fumo e polvere, le persone che abitano davanti alla fornace capiscono immediatamente cosa sia successo. Vedono gente scappare alla rinfusa. Scopriamo poco dopo che all’interno di un capannone stavano lavorando degli operai per smantellare il ferro così da poterlo vendere e ricavare qualche soldo che permettesse all’azienda di recuperare fondi per poter pagare gli insoluti. Tagliando tagliando hanno tagliato un arco di ferro che teneva in piedi la volta del capannone e il capannone è crollato. Non c’è bisogno che vi dica i danni che comportano le polveri di amianto, sarebbe bastato, una volta avvertito il sindaco, chiamare i vigili del fuoco che avrebbero con l’acqua quantomeno atterrato le polveri; invece sono intervenuti funzionari dell’Arpam a dire che era tutto a posto. Evidentemente non era tutto a posto ma si sa come vanno queste vicende. Era maggio, il covid ci trovava appena usciti dal lockdown, il sindaco ci ha rassicurati e rinviati ad un incontro da fare di lì a poco per parlarci del piano di smantellamento dell’amianto. L’estate passa, nessuno si dimentica di quel cimitero di amianto ma con le cose brutte si impara a convivere come con le cose belle, ne sono certa. Non solo ci si convive!  Una leggenda narra che a Valle Cascia sono tutti un po’ toccati dai fumi: ci sono molti genietti della fisica, della matematica, della geologia, e ci sono un gruppo di ragazzi strani, con delle tendenze sessuali considerate &#8220;particolari&#8221;, un po’ troppo liberi per essere nati e cresciuti in un posto così piccolo e bruttino. Questi ragazzi che si ritrovano solo d’estate perché studiano tutti fuori Macerata (Roma, Milano, Londra, Dublino) da due anni hanno creato dal nulla una festa della poesia che coinvolge i vari luoghi della fornace. Quest’anno,vista la difficoltà di organizzare qualunque cosa a causa del covid, hanno organizzato tutto intorno allo spazio della chiesa; una chiesa che è il simbolo di Valle Cascia perché è stata costruita mattone dopo mattone dalle persone che dedicavano dopo il lavoro una parte del loro tempo a tirarla su.  Non starò qui a raccontarvi neppure la quantità di impedimenti che ci sono stati per organizzare la festa e quanto il comune di Montecassiano l’abbia poco sostenuta&#8230; A noi interessano i risultati e non possiamo proprio lamentarci: tre giornate meravigliose piene di persone venute da tutta Italia che giravano per Valle Cascia come una piccola Santarcangelo dei tempi d’oro. Ma torniamo a noi, ho un po’ divagato per rallegrare il racconto!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-86681" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/spt.jpg" alt="" width="448" height="861" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque: ci lasciamo a maggio con il sindaco che si impegna per organizzare una riunione, lo rivediamo nel mese di ottobre nella sala consiliare con una delegazione di 15 persone per parlare di un altro mostro che sta invadendo Vallecascia. Mi sono accorta tardi di quello che stava accadendo e me ne sono accorta improvvisamente: sono andata a chiedere direttamente al direttore dei lavori perché nessuno sapeva cosa fossero quei lavori da poco iniziati. Grandissima responsabilità che abbiamo in tutta questa vicenda! A Valle Cascia, proprio di fronte casa mia, accanto alla fornace Smorlesi che fa bella mostra di tutti i suoi mostri amiantati sta sorgendo come un’araba fenice che nasce dai fumi e dalla polvere di amianto una bella ditta per la produzione di tubi in PVC. Questo nel 2020, quando si parla di giornata mondiale contro la plastica! È difficile intraprendere una battaglia legale, è difficile coinvolgere una popolazione di 400 abitanti in questa lotta, è difficile far capire agli abitanti di Montecassiano, S’Egidio, Sambucheto, Macerata che è una battaglia di civiltà che riguarda tutti, è difficile mettersi d’accordo sul modo di procedere, è difficile mettere insieme tante anime politiche diverse, è difficile non permettere che qualcuno più di altri cavalchi l’onda, ma noi ci stiamo provando.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sindaco di Montecassiano si ritiene estraneo alla lotta; dice di non aver fatto nulla perché non spetta a lui fare qualcosa, dice che la ditta ha tutti i permessi in regola, dice che non c’è nessun problema per la salute, dice che ci inventiamo storie per fare polemica, dice che non è vero che Valle Cascia è una discarica comunale (non ci siamo fatti mancare neanche un deposito di rifiuti speciali del Cosmari e una cava che non si sa bene con che cosa sia stata riempita), dice che ce l’abbiamo con lui, dice tanto ma per quanto mi riguarda non ha detto una cosa fondamentale: la ditta ha tutte le carte in regola (sembrerebbe, poi vedremo), ma io, sindaco, preferirei che voi trovaste un altro posto perché non mi sembra il caso di costruire una cosa simile in mezzo alle case e vicino ad una discarica di amianto, con un fosso che straripa ogni volta che la pioggia abbonda e non viene mai pulito («ma non è mia responsabilità, deve farlo il consorzio di bonifica») e una strada pericolosissima lungo la quale più volte abbiamo chiesto di poter mettere qualcosa per rallentare la velocità. Ho scoperto che un semaforo in quella strada non si può mettere ma una bella &#8220;fabrichetta&#8221; di plastica ci si può costruire.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, non starò qui a raccontarvi di una famiglia che conosco da quand’ero piccola, che ha ristrutturato la propria casa e il proprio giardino per trascorrere la pensione in serenità e ora si ritrova la ditta praticamente dentro casa. Non vi racconterò anche questa storia, credo sia sufficiente il resto. Per amor di onestà devo confessare che non vivo più a Valle Cascia da tanti anni ma ci vive la mia famiglia e in questi giorni mi si è risvegliato un senso della comunità che non ricordavo di avere. Non si tratta di un qualcosa limitato alla periferia della periferia, ma di un qualcosa che coinvolge un&#8217;intera civiltà. E dunque: <em>buona lotta a tutti</em>!</p>
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