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	<title>Luca Molinari &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La meraviglia è di tutti</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/03/16/la-meraviglia-e-di-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 06:00:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[architettura]]></category>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Paolo Mosco]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Valerio Paolo Mosco</strong> <br />
Il libro di Luca Molinari "La meraviglia è di tutti. Corpi, città, architettura" è un libro ottimista. Il sinonimo di ottimismo in architettura è progetto. Progetto, ovvero dal latino “getto avanti”, prevedo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class=" wp-image-102078 alignleft" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/Molinari.jpg" alt="" width="348" height="529" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/Molinari.jpg 424w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/Molinari-198x300.jpg 198w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/Molinari-150x228.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/Molinari-300x456.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/Molinari-277x420.jpg 277w" sizes="(max-width: 348px) 100vw, 348px" />di <strong>Valerio Paolo Mosco</strong></p>
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<p style="text-align: right;"><strong>Luca Molinari</strong>, <em>La meraviglia è di tutti. Corpi, città, architetture</em>, Einaudi, 2023</p>
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<p>Il libro di Luca Molinari <em>La meraviglia è di tutti (Corpi, città, architettura)</em> è un libro ottimista. Il sinonimo di ottimismo in architettura è progetto. Progetto, ovvero dal latino “getto avanti”, prevedo. La tanto criticata modernità è stata senza dubbio progettuale; ha prospettato non solo forme nuove, ma anche stili di vita nuovi: nuovi e collettivi. È stato, quello della modernità, il tempo delle grandi narrazioni volte al futuro, in cui ciò che era di valore era ciò che “gettava avanti” il genere umano. Nei primi del Novecento Max Weber andava ripetendo che &#8220;le idee cambiano il mondo” e la sua affermazione sembrava provata dai fatti: le idee cambiavano il mondo, non certo sempre in positivo. Poi il moderno è imploso in sé stesso; le narrazioni, accumulatesi nel tempo, hanno mostrato il loro lato oscuro; la modernità da promessa era diventata un meccanismo implacabile e stritolante: Rousseau aveva ceduto il passo a Hegel e la libertà era diventata l’incubo del bene comune imposto. Già dai primi anni Sessanta era diventato allora necessario decostruire la narrazione moderna, scegliere di essa alcuni frammenti e scartarne altri. Al limite era necessario anche dissacrarla, rendere il profetico, come scriveva Nietzsche, canzonetta da strada. La postmodernità, ci ricorda Molinari, ha avuto questa funzione che ormai, dopo più di mezzo secolo, possiamo consegnare alla storia. Ogni epoca paga un prezzo, è inevitabile. Se allora il prezzo della modernità è stato il dirigismo repressivo, quello della postmodernità è stato il relativismo debilitante, il comprimere la narrazione ad evento personale, edonista e triste al tempo stesso.</p>
<p>Ancora Max Weber aveva parlato all’inizio del secolo scorso di “disincantamento del mondo”, una profezia avveratasi proprio nella postmodernità. Molinari prende le distanze sia dal moderno che dal postmoderno: per lui (e in ciò concordiamo) sia il progetto impositivo che quello dissacrante sono archiviati dalla storia. Da dove ripartire allora? Molinari chiama questo punto di ripartenza la “meraviglia”. Il termine è chiaramente una metafora; in esso confluiscono il recupero dello stupore di fronte a ciò che si distacca dal mondo inflazionato e corrivo, ma anche meraviglia come recupero di una sensorialità che troppe immagini, troppi intellettualismi e sperticate interpretazioni, ci hanno fatto perdere. A riguardo l’autore parla di “imprevedibilità controllate”, ovvero di progetti che sono imprevedibili in quanto attivano in noi sensazioni e riflessioni tali da farci vedere in maniera diversa ciò che stiamo vedendo e vivendo. In fenomenologia ciò accade attraverso un’azione preventiva, l’<em>epoché</em>, ovvero la sospensione delle aspettative, o meglio la disattivazione di quel processo analogico che, inconsciamente, preclude il vedere il nuovo o l’inaspettato che dir si voglia. Il progetto dunque come dispositivo per un coinvolgimento, possibilmente pubblico, che ci aiuti a rinsaldare quelle relazionalità che il digitale, il Covid, l’eclissarsi dello spazio pubblico, tendono a negarci.</p>
<p>La meraviglia per Molinari non riguarda, come siamo abituati a considerare, lo stupore di fronte alla forma strabiliante, chiusa in se stessa, che al limite ci sovrasta, ma la meraviglia di sentirsi trasportati in un’atmosfera in cui restauriamo noi stessi e lo facciamo con gli altri, supportati dall’architettura e dallo spazio che ci circonda. In altre parole (e in ciò Molinari riscopre il primo Romanticismo) la meraviglia è l’arte di re-incantare il mondo. Aveva scritto Novalis che la meraviglia è prendere il noto per portarlo sulla soglia dello ignoto, prendere il corrivo e farlo affacciare sullo straordinario, prendere il dimenticabile e renderlo indimenticabile. Molinari tra le righe del libro descrive questa architettura della meraviglia: essa sarà capace di produrre opere “resistenti e imperfette”, che più che risposte riusciranno a porre domande. Sarà un’architettura accessibile e collettiva, ma non spudorata e invasiva; il suo carattere principale sarà allora un’assertiva fragilità, un proporsi senza invadenza ma un rimanere nel nostro animo per ciò che essa stimola, per ciò che essa attiva. Meno formalismi dunque, ma forme asservite al loro dovere di stimolare il vivere sociale, anzi la meraviglia di un vivere sociale che l’architettura ipotizzata da Molinari, avrà il dovere di stimolare e proteggere. Esiste oggi questa architettura? Per Molinari esistono esempi di uno sforzo di re-incantare il mondo, delle testimonianze di resistenze attive che la globalizzazione sparge continuamente in giro, spesso in posti inaspettati. Su queste pietre di inciampo fatte architettura dobbiamo affidarci per ipotizzare ancora una volta il futuro. Programma utopico e realista al tempo stesso, come devono per altro essere i programmi che possiamo fare oggi, non per noi ma per il loro futuro.</p>
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		<title>Discorrere di case</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2019 05:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo La prima volta che andrò a San Francisco so già che passerò un&#8217;intera giornata a perdermi fra i corridoi e gli scaffali della William Stout Architectural Books, alla ricerca di libri introvabili, di tavole misteriose, di scoperte inattese: architettura e libri in un solo luogo, per me praticamente il nirvana. Testi critici, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-78923" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout.jpg" alt="" width="559" height="272" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout.jpg 559w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout-300x146.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout-250x122.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout-200x97.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout-160x78.jpg 160w" sizes="(max-width: 559px) 100vw, 559px" />di <strong>Gianni Biondillo</strong></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La prima volta che andrò a San Francisco so già che passerò un&#8217;intera giornata a perdermi fra i corridoi e gli scaffali della William Stout Architectural Books, alla ricerca di libri introvabili, di tavole misteriose, di scoperte inattese: architettura e libri in un solo luogo, per me praticamente il nirvana. Testi critici, disegni, corrispondenza, tutto il pensiero e l&#8217;immaginario dell&#8217;architettura mondiale, con la malcelata speranza di trovarci persino uno dei miei libelli, mai tradotti in inglese. O magari ce lo porterò io per poi abbandonarlo su qualche pigna di tomi, per il puro piacere di sapere d&#8217;essere in buona compagnia.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E invece so che anche quest&#8217;anno, come al solito, alla Biennale di architettura di Venezia non ci andrò, nonostante sia a poche ore da casa. Ogni volta accampo scuse implausibili, ogni volta trovo una ragione per non passare. Ciò fa di me un pessimo architetto, lo so. La Biennale è come una tassa, inderogabile, anche solo per avere argomenti di discussione se si incontra qualche collega. La mia fortuna è che, per quanto ancora iscritto all&#8217;Ordine, nei fatti sono visto e riconosciuto come scrittore. Posso permettermelo, insomma, di non andarci. Ma io alla Biennale non ci andavo neppure quando per lavoro disegnavo, discutevo con i tecnici comunali o m&#8217;infangavo le scarpe nei cantieri. Se poi penso alla particolarità di quest&#8217;anno, due donne che curano la mostra e, fra gli altri, una cara amica, Laura Peretti, che espone il suo lavoro di rigenerazione del Corviale, so che mi sto perdendo qualcosa di interessante. È un problema mio, ben inteso, non della Biennale. Quelle poche volte che mi ritrovo dentro una mostra d&#8217;architettura – che sia a Milano, Londra, New York – non ostante sia argomento che mi appassiona e che reputo fondamentale per tutti noi, quando ne esco, quasi vergognandomene mi tocca ammettere a me stesso, rosso in volto, che le mostre di architettura in definitiva, diciamocelo, mi annoiano.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-78924" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B.jpg" alt="" width="718" height="354" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B.jpg 718w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B-300x148.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B-250x123.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B-200x99.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B-160x79.jpg 160w" sizes="(max-width: 718px) 100vw, 718px" /></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Perché, inutile negarlo, quello che andiamo a vedere non è l’architettura ma un suo vago simulacro. Manca l’esperienza sensoriale dello spazio, del percorso, dei materiali, dello scambio simbolico. È come una mostra d’arte che al posto delle opere espone le recensioni dei critici o una retrospettiva cinematografica che esibisce le sceneggiature e qualche rara fotografia del set al posto di proiettare i film. Una noia mortale. Ci si sente truffati, in un certo senso.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non è mica colpa dei curatori, ben inteso, il difetto sta nel manico e non c’è soluzione. Ogni mostra di architettura è obbligata ad appoggiarsi ad altre discipline per raccontarsi &#8211; cinema, fotografia, allestimento, etc. -, e l’architettura diventa l’intangibile buco della ciambella, la grande assente. Delle rare Biennali veneziane che ho visitato, a ripensarci, ricordo con emozione il padiglione del Venezuela di Carlo Scarpa, chiuso e abbandonato, piuttosto che le declinazioni del tema voluto dai curatori del caso e realizzate dagli architetti invitati, che sembrano più vicine all’arte contemporanea che alla architettura stessa.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">C&#8217;è una frase, attribuita di volta in volta a qualcuno di diverso (fra questi Frank Zappa) che dice: “Scrivere di musica è come ballare di architettura”. Non ha senso. Se non si fa esperienza della musica non la si può capire per davvero. Le emozioni che fa scaturire sono possibili solo ascoltandola. Altrettanto è con l&#8217;architettura. Fu Bruno Zevi, nel suo imprescindibile <i>Saper vedere l&#8217;architettura</i>, a spiegarci che l&#8217;essenza dell&#8217;architettura sta nel suo essere spazio attraversabile, percepibile con tutti i sensi. Fregi, modanature, simmetrie, disegno, ordini, facciate, sono tutte cose che vengono dopo. L&#8217;architettura è innanzitutto spazio. E non ci sarà mai fotografia che potrà restituirmi l&#8217;esperienza emotiva che posso vivere attraversando un&#8217;opera di Hans Scharoun o di Luis Barragan. L&#8217;elemento fondamentale che definisce l&#8217;architettura è proprio quello che nessuna mostra potrà mai restituirci: il rapporto di scala fra l&#8217;essere vivente e lo spazio.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo spazio architettonico è quello che permette a un vuoto di diventare luogo. Di renderlo, cioè abitabile. Le parole, per uno scrittore, sono importanti. “Abitare” viene da <i>Habere</i>, avere consuetudine in un (e di un) luogo. Abitare è un&#8217;abitudine. Ma, attenzione, anche “Abito” ha la stessa origine etimologica: <i>Habere</i>, avere con noi, portarci dietro, come una disposizione dell&#8217;animo. In pratica l&#8217;abitazione dovrebbe essere come l&#8217;abito di una persona, fatta su misura.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-78925" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies.jpg" alt="" width="733" height="309" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies.jpg 733w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies-300x126.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies-250x105.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies-200x84.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies-160x67.jpg 160w" sizes="(max-width: 733px) 100vw, 733px" /></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non a caso si raccontano spesso aneddoti feroci sul rapporto fra architetti e committenti. Rapporto conflittuale, quando le sensibilità degli uni e degli altri non riescono ad incontrarsi a metà strada. Quella serpe di Adolf Loos, per dire, raccontava con ferocia che Henry Van De Velde non solo disegnava le case ma obbligava i suoi ricchi commitenti a vestirsi in modo confacente al suo progetto. Ciabatte comprese. La famosa casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright, capolavoro del XX secolo, veniva chiamata con malcelato disprezzo dal ricco proprietario Edgard Kauffmann “la casa dai sette secchi”, date le continue infiltrazioni d&#8217;acqua. E che dire del psicodramma sorto attorno alla costruzione di Farnsworth house? Ludwig Mies van de Rohe aveva progettato un platonico cristallo minimalista sospeso su candidi pilastri d&#8217;acciaio. La dottoressa Edith Farnsworth, la proprietaria, viveva con imbarazzo l&#8217;idea di girare in una casa dove tutti da fuori potevano osservarla. Il braccio di ferro fra i due si risolse con la progettazione di tendaggi oscuranti, fatture non pagate, cause, processi, maschiliste maldicenze sulla dottoressa invaghita e tradita dal “genio”.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-78926" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio.jpg" alt="" width="358" height="494" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio.jpg 358w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio-217x300.jpg 217w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio-250x345.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio-200x276.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio-160x221.jpg 160w" sizes="(max-width: 358px) 100vw, 358px" />Non è un problema di stile. Non è perché le case del Movimento Moderno, pensate come macchine da abitare (a detta di Le Corbusier), non sappiano essere emozionanti. Lo si capisce quando il progettista e il committente si incontrano nella stessa persona. Come nel caso più unico che raro di Casa Cattaneo a Cernobbio. L&#8217;edificio fu progettato nelle migliori delle condizioni di libertà creativa per il giovane progettista. Cesare Cattaneo, appena laureato, aveva ricevuto in regalo il terreno dove poter edificare senza alcun vincolo quello che più desiderava. La casa fu pensata fin nei suoi più intimi particolari, con una meticolosità fanatica. Una sorta di modello in scala 1:1, un enorme prototipo che doveva dimostrare la forza poetica del linguaggio moderno, la sua realizzabilità (siamo negli anni trenta del secolo scorso), la sua intrinseca qualità. Nulla fu lasciato al caso, ogni tema sviscerato: il negozio a doppia altezza al piano terra, quello che si apre sulla città, gli appartamenti ai piani superiori, la terrazza all&#8217;ultimo piano affacciata sul panorama lacustre. Progetto libero da condizionamenti perché non tenuto, come ebbe a dire Cattaneo stesso, a “soggiacere alla volontà tirannica dei clienti”. Un capolavoro che purtroppo non ha avuto seguito essendo Cattaneo morto giovanissimo. (Mi sono accorto che gli architetti o muoiono molto giovani, vedi Sant&#8217;Elia o Terragni, oppure vecchissimi, come il quasi centenario Giovanni Michelucci o l&#8217;ultracentenario Oscar Niemeyer. Avendo io superato da bel po&#8217; la giovinezza mi auguro sempre più convintamente di appartenere alla seconda categoria).</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" class="alignright size-full wp-image-78927" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask.jpg" alt="" width="286" height="471" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask.jpg 286w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask-182x300.jpg 182w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask-250x412.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask-200x329.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask-160x263.jpg 160w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" />Ogni casa, insomma, porta con sé una storia, un mondo. Spesso mi accorgo quanto un appartamento mi dica molte cose di chi lo vive. Gli oggetti quotidiani, gli arredi, i quadri o le fotografie ai muri, ci vestono, ci rappresentano, esattamente come quando indossiamo un abito. Perché ogni casa, dal ricco maniero al monolocale in affitto, assomiglia alla persona che la abita. Anche qui il gioco delle etimologie può tornare utile. “Persona” deriva da <i>Per Sonar</i>, la maschera in legno che serviva a rafforzare il suono della voce nel teatro antico. La casa è innanzitutto la creazione di un ambiente ideale. Ma “ambiente” viene da <i>Ambire</i>, cioè andare attorno come l&#8217;aria, o come le persone attorno alle quali si vive. Quindi quando si abita una casa si indossa una maschera che dà un&#8217;idea di sé a se stessi e al mondo circostante. Oggi, in un mondo di risorse scarse, abitare significa stare in una casa sostenibile, ecologica. Inevitabilmente, mi viene da chiosare, dato che “Ecologia” deriva dal greco <i>Oikos logos</i>, “discorso sulla casa”: lo studio delle relazioni fra l&#8217;umano e il mondo vivente.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Abitare un ambiente ecologico, traducendo, significa fare un discorso sulla casa che sappia mettersi in relazione l&#8217;intorno: le nostre consuetudini ricadono sulla città. Luca Molinari nel suo agile <i>Le case che siamo</i> racconta come il telelavoro abbia annullato la differenza fra casa e ufficio, al punto che ogni luogo può diventare quello della produzione, e come la reazione a un lavoro domestico sempre più solitario e alienante fa sì che molti colletti bianchi colonizzino bar e locali pubblici con i loro computer, lavorando e allo stesso tempo non perdendo il contatto con la gente, con la realtà. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-78928" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/wireless.jpg" alt="" width="266" height="289" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/wireless-250x273.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/wireless-160x175.jpg 160w" sizes="(max-width: 266px) 100vw, 266px" />Stiamo domesticizzando lo spazio pubblico. Alcuni oggetti di culto della casa moderna, novecentesca e borghese, sono perfettamente inutili per le nuove generazioni. Fate un test (io l&#8217;ho fatto con le mie figlie): fra televisore e computer vince il computer. Fra computer e smartphone vince lo smartphone. Tutto si miniaturizza, diventa etereo. Oggi l&#8217;infrastruttura necessaria, indispensabile, in ogni casa, in ogni città anzi, è il Wi-Fi.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo significa che non avremo più mobili in casa? Ovviamente no. L&#8217;abito lo indossiamo noi, abbiamo un limite antropologico: il nostro corpo. Ce lo insegna l&#8217;erogonomia. Entrare in relazione con le tecnogie significa renderle usabili. Personalizzarle. Oggi si dice customizzare<b> </b>(parola che odio). Credo sia questo il compito del design del futuro: far interagire corpo e tecnologie in modo personale. Non dobbiamo avere 10, 20, 50 tipi standard di prodotti che ognuno di noi poi sceglie da un catalogo. Dobbiamo progettare processi produttivi che possano adattarsi alle esigenze di ogni singolo. Ognuno avrà la sua sedia, il suo letto, la sua parete attrezzata. &#8220;Customizzata&#8221;. Già si può fare. È quella che oggi si chiama l&#8217;<i>industria 4.0</i>. È il futuro della produzione manifatturiera che riallaccia i rapporti con l&#8217;artigianato. Ad ogni persona il suo abito. Ad ognuno la sua abitazione. Il futuro dell&#8217;abitare non sarà uguale per tutti, ognuno deciderà come abitare. Su misura.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">*</p>
<p align="JUSTIFY">(<em>precedentemente pubblicato in una versione leggermente differente su</em> Lampoon <em>n°15, novembre 2018</em>)</p>
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		<title>Il difetto di avere ragione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 06:00:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come è andata a finire con l&#8217;Area ExEnel di Gianni Biondillo e Marco Belpoliti Nel gennaio del 2012 su questo blog era apparso questo articolo. Altri in contemporanea ne uscirono su vari blog e quotidiani, a firma di Marco Belpoliti, Luca Molinari, Marco Biraghi, etc. Sollevavano un problema: la costruzione nell’area di fronte al Cimitero Monumentale di Milano di due [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/enel1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-52293" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/enel1.jpg" alt="enel1" width="368" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/enel1.jpg 368w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/enel1-276x300.jpg 276w" sizes="(max-width: 368px) 100vw, 368px" /></a>Come è andata a finire con l&#8217;Area ExEnel</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">di </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Gianni Biondillo</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"> e </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Marco Belpoliti</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">Nel gennaio del 2012 su questo blog era apparso <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/" target="_blank">questo articolo</a>. Altri in contemporanea ne uscirono su vari blog e quotidiani, a firma di Marco Belpoliti, Luca Molinari, Marco Biraghi, etc.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">S</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">ollevavano un problema: la costruzione nell’area di fronte al Cimitero Monumentale di Milano di due edifici fuori scala, </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">di un albergo inutile e di un parcheggio sotterraneo di 250 posti camuffato da piazza</span></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"> in una zona di rispetto architettonico, con un progetto che lasciava molto a desiderare dal punto di vista estetico e urbanistico. Ne era nato un dibattito (<a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/01/09/chiediamo-coraggio/" target="_blank">vedi ad esempio qui</a>) che aveva coinvolto giornali, architetti, intellettuali, politici. </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">La questione si era trasferita, dopo varie vicissitudini e discussioni, nelle aule del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, che aveva bocciato il ricorso del gruppo di cittadini che si erano organizzati nella sigla Area Ex Enel con un <a href="http://www.areaexenel.it" target="_blank">suo sito</a>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">Ora sull’intera materia si è espresso il Consiglio di Stato (<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/Sentenza-Ex-Enel.1.pdf">Sentenza Ex-Enel.1</a></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">), dando ragione ai cittadini che hanno sollevato il tema della legittimità della scelte della giunta Moratti, prima, e Pisapia, poi. Tutto questo è succintamente spiegato nella lettera che segue indirizzata a “il Corriere della Sera” che, unico giornale milanese, ha dato alcuni giorni fa con un ampio articolo notizia della sentenza, intervistando l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano e vice-sindaco, Ada Lucia De Cesaris, sostenitrice della scelta urbanistica e giuridica bocciata dal Consiglio di Stato. Ora che Milano è sotto i riflettori dell’intero paese per l’apertura imminente dell’Expo a maggio, vale la pena di tornare a riflettere su questo caso (60 milioni di euro investiti da privati che ora non potranno proseguire i lavori iniziati) che ripropone le questioni della gestione politica delle nostre città, della partecipazione dei cittadini e della bellezza architettonica.</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">***</span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/enel2.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-52294" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/enel2.jpg" alt="enel2" width="332" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/enel2.jpg 332w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/enel2-249x300.jpg 249w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Su queste pagine pochi giorni fa è apparso un lungo articolo dedicato al cantiere dell&#8217;area Ex Enel. Il Consiglio di Stato ha dichiarato l&#8217;intera operazione illegittima bloccando i lavori, dopo il ricorso intentato da alcuni cittadini. Quei cittadini siamo noi. Vorremmo qui spiegare le ragioni del ricorso e di come si sia arrivati a questo punto.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">L&#8217;area di fronte al Cimitero Monumentale, di ex proprietà Enel, e dunque pubblica, molti anni fa fu svenduta a una società privata. Dopo lunghi anni di abbandono, e di occupazione da parte del centro sociale Bulk, durante l&#8217;amministrazione di Letizia Moratti alcuni imprenditori decisero di costruire degli immobili residenziali.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Per fare questo il Consiglio Comunale di allora approvò una delibera che modificava le cubature edificabili, triplicandole. In un colpo solo quel terreno, comprato per 10, valeva 300. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Per trasformarla in area residenziale edificabile, e per aumentare le cubature consentite per legge e concedere le concessioni, l’amministrazione comunale si avvalse dello strumento del &#8220;programma integrato di intervento&#8221;, uno strumento che, nel diritto italiano, è consentito solo ed esclusivamente in casi di evidente interesse pubblico e strategico per la città. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Succeduta alla Moratti, nell’assolato agosto del 2011 la giunta Pisapia riportò in consiglio comunale la delibera e la approvò: senza nessun comunicato stampa, e senza che la notizia venisse riferita da alcun giornale. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Il progetto approvato prevedeva, in tre isolati situati di fronte al Cimitero Monumentale &#8211; il luogo più visitato dai turisti dopo il Duomo &#8211; tre palazzoni alti fino a 10 piani fuori terra, in un quartiere di edifici di 4 piani al massimo: residenze ad alta densità volumetrica e bassa qualità estetica. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Alla notizia di questo scempio, un gruppo di abitanti del quartiere e alcuni intellettuali, scrittori, architetti, hanno provato a intervenire. Abbiamo chiesto di incontrare la proprietà e il Comune, cercando il dialogo, sostenendo che andava bene il profitto economico dei privati, ma che l&#8217;operazione avrebbe potuto essere un po&#8217; meno spregiudicata, contenere qualche spazio pubblico, e concedere qualcosa alla qualità architettonica. Non chiedevamo di scomodare grandi architetti, semplicemente di evitare il ricorso in pieno centro cittadino a un&#8217;edilizia così sfacciata e imbarazzante. In sostanza chiedevamo un&#8217;idea per la città che andasse oltre alla mera speculazione edilizia. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Il Comune di Milano non ci ha voluto dare ascolto. Lo stesso atteggiamento hanno mantenuto i proprietari del terreno. Entrambi ci hanno liquidato dicendo di intentare pure una causa, che tanto l’avrebbero vinta loro. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;">Soltanto l&#8217;impresa costruttrice di una parte degli edifici si è mostrata disponibile, modificando le facciate di loro pertinenza in corso d&#8217;opera e ridisegnando un piccolo parco. Da parte loro si trattava di un impegno che andava oltre il loro immediato interesse e quindi da considerare assolutamente apprezzabile. Furono i nostri unici interlocutori, non si trovò perciò un accordo sull&#8217;intero piano. È che il vero soggetto in grado di imporre un interesse pubblico all’area, vale a dire il Comune</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;">, non si prese carico con sufficiente lungimiranza del suo naturale ruolo di mediatore tra le parti.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Rimanendo convinti che l&#8217;operazione fosse sbagliata sotto il profilo architettonico, politico, urbanistico e legislativo, e non riuscendo a ottenere altri risultati se non quello – comunque importante – di far riprogettare gli spazi aperti, fummo costretti a non ritirare il ricorso. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Oggi il Tribunale di Roma ha dichiarato l&#8217;intera operazione illegittima, in quanto priva del presupposto di un interesse strategico e pubblico. Ci ha dato ragione. Una pessima notizia, a ben vedere. Non soltanto perché ora il progetto è diventato un problema, ma soprattutto perché non eravamo e non dovevamo essere noi i paladini dell&#8217;interesse della città.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Non debbono essere i privati cittadini a vigilare sulla legittimità delle operazioni immobiliari, sulla qualità architettonica e sul rispetto delle norme urbanistiche. È un ruolo che spetta alle istituzioni.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Avere ragione non ci interessa: ci interessa, così come sin dall’inizio, che si costruisca bene, in modo sensato, intelligente, corretto, restituendo alla città vivibilità e bellezza. Ci interessava allora, e ci interessa ancora di più adesso che c&#8217;è un “buco”, una ferita, nel cuore della città. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Diamo a questa zona importante di Milano una nuova occasione, una soluzione degna della nostra città, anche alla luce dei numerosi fallimenti urbanistici di questo ultimo decennio. Ripartiamo da una logica diversa, con un orizzonte progettuale di più ampio respiro. L&#8217;orizzonte legittimamente alto e ambizioso di disegnare e pensare la città per i cittadini.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Si tratta di un compito arduo, che spetta in primo luogo al Comune di Milano. Speriamo che questa volta ci provi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="line-height: 1.5;">Gianni Biondillo<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">Marco Biraghi<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">Paola Lenarduzzi<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">Roberto Marone<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">Luca Molinari<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">Alberto Saibene</span></p>
<p>(<em>pubblicato precedentemente su</em> Il Corriere della Sera – Milano,<em> il 22 marzo 2015. Questo post è da oggi on line anche su DoppioZero. Le vignette sono un regalo di Guido Scarabottolo</em>)</p>
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		<title>Cubatura zero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 10:45:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo (Tre anni fa, per il Padiglione italiano della Biennale di architettura di Venezia curato da Luca Molinari, scrissi questo appello che ho la sensazione sia &#8211; mai come in questi giorni, purtroppo &#8211; ancora attuale.) Non esiste un solo ettaro in Italia di natura “naturale”. È bene non dimenticarcelo. Il paesaggio italiano, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/p_p.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-45745 alignnone" alt="p_p" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/p_p.jpg" width="448" height="206" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/p_p.jpg 448w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/p_p-300x137.jpg 300w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center">di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center">(<em>Tre anni fa, per il Padiglione italiano della Biennale di architettura di Venezia curato da Luca Molinari, scrissi questo appello che ho la sensazione sia &#8211; mai come in questi giorni, purtroppo &#8211; ancora attuale.</em>)</p>
<p>Non esiste un solo ettaro in Italia di natura “naturale”. È bene non dimenticarcelo. Il paesaggio italiano, dalle Alpi fino a Lampedusa, è stato tutto modificato, manipolato, disegnato dall’uomo. Che sia nei suoi centri storici, o nelle metropoli, che sia nelle valli impervie o lungo le spiagge, l’Italia intera è come una sorta di tela, di progetto a dimensioni iperterritoriali. Super Land Art. La differenza quindi non sta nel sogno bucolico di tornare a una natura che non abbiamo mai conosciuto per davvero, ma nella consapevolezza che questo paesaggio antropizzato &#8211; che per millenni ha saputo trovare un equilibrio fra le esigenze di chi lo abitava e il rispetto per il ciclo delle stagioni &#8211; ha subito nell’ultimo secolo troppi shock, troppi strappi nella tela. Il bosco di castagni è economia tanto quanto la centrale idroelettrica, ma è anche paesaggio, scrittura materiale del territorio. Occorre cambiare la prospettiva economica, comprendere che lo sviluppo, di per sé, non può essere infinito perché il territorio a disposizione è finibile. Anzi: è ormai finito.</p>
<p>La <i>sostenibilità</i> è uno dei mantra dell’architettura del  nostro inizio millennio. Ma che significa, in pratica? “Chilometro zero”, “emissione zero” (spero non “tolleranza zero”!), e poi? Una visione dell’Italia del futuro che non comprenda che il tema vero dovrà essere la “cubatura zero” è una visione ancora legata al narcisismo puerile dell’idea di moderno. Sappiamo che la popolazione nazionale comunque crescerà, anche grazie alle forze nuove che vengono dalle epocali immigrazioni globali. Ma dobbiamo abbandonare il mito devastante, e in fondo piccolo borghese, della frontiera (mito importato, imposto, deleterio). La sfida autentica sarà costruire senza neppure rubare un solo metro quadrato di territorio agricolo, di costa, di argine, di declivio. La cubatura zero è un imperativo morale.</p>
<p>Oggi 100 metri quadrati al minuto di Pianura Padana vengono cementificati nel nome delle <i>magnifiche sorti e progressive</i>. E gli ettari di abusivismo edilizio spalmati per l’intero stivale neppure si contano. Tutto ciò non si può più sostenere, è un suicidio simbolico, artistico e materiale. La tela dell’opera d’arte globale che è l’Italia ha bisogno di ricuciture degli strappi, di attenzione, di cura. Ecco la sfida per la nuova generazione di architetti: censire, discernere, conservare. Ma anche approntare cancellature nel palinsesto, non avere paura a demolire e riprogettare intere parti del territorio, riedificare meglio e con maggiore consapevolezza le nostre città. Contraendo, piuttosto che invadendo, modificando abitudini di mobilità privata, ridisegnando gli spazi metropolitani, estendendo le superfici dedicate all’ambiente.</p>
<p>Il lavoro è enorme. Riqualificare le coste, dalla Liguria alla Calabria, demolendo chilometri di inutile edilizia di scarsa qualità, seconde, terze case sfitte e decrepite; ridefinire e consolidare gli argini e i letti dei nostri fiumi, riforestare i crinali contenendo i dissesti idrogeologici, liberare la Brianza dallo sprawl indifferenziato, bonificare la Terra di Lavoro dalle discariche abusive tossiche , etc. etc.</p>
<p>Tecnologia e <i>green economy</i>. Non per un romantico approccio arcadico, ma per vieto interesse. La natura può fare a meno di noi. Noi, se vogliamo sopravvivere, non possiamo fare a meno della natura.</p>
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		<title>Lettera al direttore del Corriere</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/12/10/lettera-al-direttore-del-corriere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 09:00:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Direttore, abbiamo apprezzato l’articolo apparso lunedì scorso sul suo giornale a firma di Armando Stella, nonostante ci chiami, immeritatamente, “comitato del no”. Il pezzo era dedicato all’area prospiciente il Cimitero Monumentale (chiamata ex-Enel), investita da un progetto di edificazione assai discutibile. Grazie infatti alla nostra propositiva passione civile – una petizione, una raccolta di firme, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-44276" title="ExEnel Scarabottolo" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/ExEnel-Scarabottolo.jpg" alt="" width="460" height="500" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/ExEnel-Scarabottolo.jpg 460w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/ExEnel-Scarabottolo-276x300.jpg 276w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></p>
<p>Caro Direttore,<br />
abbiamo apprezzato l’articolo apparso <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_dicembre_3/zona-monumentale-alberi-getti-acqua-design-quartiere-ex-enel-2112988431296.shtml">lunedì scorso</a> sul suo giornale a firma di Armando Stella, nonostante ci chiami, immeritatamente, “comitato del no”. Il pezzo era dedicato all’area prospiciente il Cimitero Monumentale (chiamata ex-Enel), investita da un progetto di edificazione assai discutibile. Grazie infatti alla nostra propositiva passione civile – una petizione, una raccolta di firme, un <a href="http://areaxenel.com/">sito</a> e una serie di articoli sui giornali &#8211; abbia rimesso in gioco quel progetto da tutti poco amato, innescando un processo virtuoso. Più che “no”, il nostro è stato un comitato “pro”.<br />
Con un’azione popolare si è portata all’attenzione della Amministrazione comunale, e della cittadinanza, la pochezza di un progetto, e nel corso di quest’anno il Comune ha risposto positivamente convincendo la proprietà a indire un concorso per la valorizzazione di questi spazi pubblici (due giardinetti e una piazza). Il progetto in questione era eredità della precedente amministrazione, la giunta Moratti, ma in modo inerziale avallato anche dalla giunta Pisapia.<br />
Come gruppo di cittadini che amano la loro città abbiamo suggerito una visione globale del progetto, dal momento che l’area in fondo a via Bramante, è stata suddivisa in tre parti, con tre diversi proprietari, senza una visione urbanistica unitaria, come è tipico della rendita fondiaria nella città di Milano. Il nostro intervento, recepito dalla Amministrazione ha avuto un esito parziale, ma importante, e il concorso ha migliorato la qualità dello spazio pubblico migliorando anche – perché non dirlo? – l’appetibilità delle stesse aree di proprietà privata.<br />
A fianco al concorso (su cui il Comune si è potuto spendere) abbiamo trovato la generosa e intelligente disponibilità della Cooperativa delle Acli, che costruirà appartamenti di edilizia convenzionata e che ha cambiato il progettista incaricato, fornendo un nuovo e più interessante disegno del suo edificio prospiciente via Procaccini, di fronte al Monumentale. Tuttavia nonostante il successo di aver ripensato lo spazio aperto al pubblico, restano irrisolti i problemi di fondo di questo luogo: due dei tre edifici previsti nella zona – un albergo e un edificio residenziale, entrambi di nove piani, decisamente fuori scala – non hanno alcun progetto o disegno, neppure un rendering, che ci faccia intuire come saranno, il loro ingombro, chi li costruirà, con quale carattere o qualità architettonica. Questo perché le operazioni immobiliari sono ancora gestite come compravendita di terreni, come interventi commerciali, e non come progettazione di spazi, relegando le questioni architettoniche a fatti mercantili.<br />
Ed è proprio riguardo a questo problema che abbiamo invitato il quartiere e la cittadinanza a un confronto pubblico con Salvatore Settis, (<a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/12/04/azione-popolare-lottare-per-il-bene-comune/">10 dicembre, ore 18, Fabbrica del Vapore</a>) che su questo argomento ha pubblicato di recente un libro di forte impatto culturale, <em>Azione popolare</em>. Tutta la vicenda dell’area ex Enel è la dimostrazione che la democrazia è anche discutere in modo trasparente delle cose, pubblicamente e con spirito costruttivo. Per cooperare dialogando, partecipando. Nel nome dello stesso amore per Milano che ci accomuna.</p>
<p>Marco Belpoliti<br />
Gianni Biondillo<br />
Marco Biraghi<br />
Paola Lenarduzzi<br />
Roberto Marone<br />
Luca Molinari<br />
Alberto Saibene</p>
<p>(<em>pubblicata ieri sulle pagine milanesi del </em>Corriere della Sera<em>. la vignetta è un regalo di Guido Scarabottolo</em>)</p>
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		<title>Azione popolare: lottare per il bene comune</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/12/04/azione-popolare-lottare-per-il-bene-comune/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 07:30:13 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44242</guid>

					<description><![CDATA[Azione popolare: lottare per il bene comune a cura del comitato Area ExEnel Immagine della copertina del libro di Salvatore Settis Azione popolare, Einaudi, 2012 incontro  lunedì 10 dicembre 2012 ore 18.30 intervengono Salvatore Settis in dialogo con Marco Biraghi, Marco Belpoliti e Gianni Biondillo Careof DOCVA Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, Milano “La comunità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><strong>Azione popolare: lottare per il bene comune<br />
</strong></span><strong>a cura del comitato Area ExEnel</strong></p>
<p><span style="font-family: Calibri, Verdana, Helvetica, Arial;"><strong></strong><br />
</span><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-44244" title="image" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/image.jpg" alt="" width="459" height="383" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/image.jpg 459w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/image-300x250.jpg 300w" sizes="(max-width: 459px) 100vw, 459px" /></span></span></span></p>
<p><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;">Immagine della copertina del libro di Salvatore Settis <em>Azione popolare</em></span></span><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;">, Einaudi, 2012<br />
</span></span></p>
<p><strong>incontro  lunedì 10</strong> <strong>dicembre 2012 ore 18.30</strong><br />
intervengono<strong> Salvatore Settis</strong> in dialogo con<strong> Marco Biraghi, Marco Belpoliti </strong>e<strong> Gianni Biondillo</strong></p>
<p><strong>Careof DOCVA</strong><br />
Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, Milano</p>
<p><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;">“La comunità dei cittadini è fonte delle leggi e titolare dei diritti. Deve riguadagnare sovranità cercando nei movimenti civici il meccanismo di base della democrazia, il serbatoio delle idee per una nuova agenda della politica”. (dalla presentazione di <em>Azione popolare</em>, Einaudi, 2012)<br />
</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;">&#8212;<br />
<strong>Careof DOCVA<br />
</strong>Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, 20154 Milano<br />
+39 02 3315800 </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;"><a href="http://careof%40careof.org/" target="_blank">careof@careof.org</a><br />
<a href="http://www.careof.org">www.careof.org</a> </span></p>
<p><a href="http://www.docva.org"><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;">www.docva.org</span></a></p>
<p><a href="https://maps.google.it/maps?q=Via+Giulio+Cesare+Procaccini,+4,+Milano&amp;hl=it&amp;ll=45.484002,9.17596&amp;spn=0.001508,0.004007&amp;sll=45.483755,9.178777&amp;sspn=0.012186,0.020986&amp;oq=via+giulio+cesare+procaccini,+4,+milano&amp;hnear=Via+Giulio+Cesare+Procaccini,+4,+Milano,+Lombardia&amp;t=m&amp;z=19&amp;iwloc=lyrftr:m,12120439102531494186,45.484082,9.175901">Come raggiungerci</a></p>
<p>Tram 12 e 14, fermata Bramante/Monumentale<br />
Bus 37, fermata Procaccini/Messina<br />
MM2, fermata Porta Garibaldi</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Come è bella la città</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/24/come-e-bella-la-citta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 09:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Boschetti]]></category>
		<category><![CDATA[area ex Enel]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Settis]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>
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					<description><![CDATA[INVITO PER L’INCONTRO Come è bella la città costruire, distruggere, conservare Ancora una volta Milano sa cambiando faccia, cercando di tenersi al passo del mutamento globale, e ancora una volta è un esempio e un modello, sia in positivo che in negativo, per l’intera nazione. Ciò che accade oggi a Milano accadrà domani, inevitabilmente, in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>INVITO PER L’INCONTRO<br />
<strong>Come è bella la città</strong><br />
<em>costruire, distruggere, conservare</em></p>
<p>Ancora una volta Milano sa cambiando faccia, cercando di tenersi al passo del mutamento globale, e ancora una volta è un esempio e un modello, sia in positivo che in negativo, per l’intera nazione. Ciò che accade oggi a Milano accadrà domani, inevitabilmente, in tutta Italia. </p>
<p>Le città vivono nel loro continuo mutare e nella capacità di assorbire il passato, rivitalizzandolo. Così, nella dialettica fra Storia e Contemporaneità, si definisce l’identità di un luogo e il suo destino. È nella metropoli che temi all’apparenza contrastanti, desueti o lontani fra loro – l’economia, l’estetica, la democrazia – si fanno corpo vivo, spazio sia di contraddizione che di partecipazione democratica.</p>
<p>Saper costruire le città, immaginarne il futuro, progettarle come luogo condiviso è il dovere della politica intesa come interesse della collettività, l’inverso di tutto ciò significa sottostare alle leggi di un mero interesse privato, indifferente ai temi della emancipazione collettiva della democrazia partecipata e della bellezza diffusa.</p>
<p>Il comitato <a href="http://areaxenel.com">Area ExEnel</a> &#8211; dopo aver aperto un dibattito sui giornali nazionali e cittadini, e nel web, e dopo l’estensione dell’appello firmato da 100 intellettuali, artisti, scrittori, architetti, imprenditori, ecc. milanesi &#8211; ha organizzato su questi temi assolutamente strategici che interessano l’intera cittadinanza un appuntamento aperto a tutti il prossimo 28 marzo.</p>
<p><em>Parteciperanno all’incontro</em>:<br />
<strong>Andrea Boschetti</strong>, architetto e urbanista, responsabile scientifico del nuovo PGT milanese.<br />
<strong>Luca Molinari</strong>, architetto, curatore del padiglione italiano della Biennale della architettura di Venezia 2010.<br />
<strong>Salvatore Settis</strong>, storico dell’arte, ordinario di Archeologia classica presso la Normale di Pisa.</p>
<p><em>Coordina</em>:<br />
<strong>Gianni Biondillo</strong><strong></strong></p>
<p><strong>Mercoledì 28 Marzo alle  ore 21,00<br />
c/o Careof<br />
Fabbrica del Vapore<br />
Via Procaccini 4, Milano</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Area ex Enel, Milano</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/03/area-ex-enel-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:24:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Saibene]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Molinari]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Marone]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>
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					<description><![CDATA[INVITO PER CONFERENZA STAMPA Area ex Enel, Milano Dopo il dibattito aperto sui giornali nazionali e cittadini, e nel web, circa la costruzione di un edificio di 9 piani destinato ad albergo, un nuovo insediamento abitativo di 9 piani, e il museo dell’ADI, con gli interventi di Belpoliti, Biondillo, Biraghi, Molinari e Marone, e con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>INVITO PER CONFERENZA STAMPA<br />
Area ex Enel, Milano</strong></p>
<p>Dopo il dibattito aperto sui giornali nazionali e cittadini, e nel web, circa la costruzione di un edificio di 9 piani destinato ad albergo, un nuovo insediamento abitativo di 9 piani, e il museo dell’ADI, con gli interventi di Belpoliti, Biondillo, Biraghi, Molinari e Marone, e con le risposte, fra le altre, del Sindaco Pisapia e dell’Assessore all’Urbanistica di Milano, Lucia De Cesaris, viene presentato l’appello firmato da 100 intellettuali, artisti, scrittori, architetti, imprenditori, ecc. milanesi, e non solo, diretto al Sindaco per rivedere il progetto di intervento edilizio nell’area prospiciente il Cimitero Monumentale, e nelle vie Bramante e Procaccini. </p>
<p>L’appello è firmato da persone come <strong>Gherardo Colombo, Luigi Brioschi, Marco Travaglio, Salvatore Settis, Mario Botta, Joseph Grima, Gabriele Basilico</strong> e molti altri. </p>
<p>Oltre all’appello verrà anche presentato un documento che riassume le questioni procedurali, e di sostanza, che sono implicate da questo intervento urbanistico e che hanno ispirato un ricorso al Tar da parte degli abitanti della zona.</p>
<p>Cosa ci guadagna e cosa ci perde la cittadinanza da questo intervento?<br />
Perché è stato fatta una variante al PGT per dar corso con urgenza a questo intervento? Si tratta di un piano urbanistico d’interesse generale per la città o piuttosto di un’impresa immobiliare privata? Perché costruire dentro la zona di rispetto del Cimitero Monumentale, in uno dei luoghi rilevanti della città? Nelle procedure avviate dagli uffici comunali ci sono contraddizioni ed errori? </p>
<p>Nella volontà di sollecitare un ripensamento sul progetto dell’area ex Enel, il gruppo dei promotori dell’iniziativa invitano stampa, radio, televisioni, siti web, a partecipare alla conferenza stampa, un momento per allargare l’informazione sull’intera questione e per offrire un’occasione di discussione e di democrazia partecipata all’intera città.</p>
<p><em>Marco Biraghi, Marco Belpoliti, Gianni Biondillo, Luca Molinari, Roberto Marone, Alberto Saibene</em>   </p>
<p>(altre informazioni sulla questione reperibili in: http://areaxenel.com)</p>
<p><strong>Martedì 7 febbraio alle ore 11.00<br />
c/o Careof-DOCVA,<br />
Fabbrica del Vapore,<br />
via Procaccini n. 4 20154 Milano</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Chiediamo coraggio</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/09/chiediamo-coraggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 07:30:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa del territorio]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Marone]]></category>
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					<description><![CDATA[[Luisa Bocchietto, presidente ADI, il 4 gennaio ha replicato al mio appello sul Corriere &#8211; Milano, qui. Il giorno appresso è giunta la lettera di Pisapia, qui. Il 7 gennaio l&#8217;arch. Perotta ventila di querelarmi e ci dà degli invidiosi, qui. Ieri abbiamo rilanciato con questo pezzo che pubblico qui di seguito.] di Marco Belpoliti, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>Luisa Bocchietto, presidente ADI, il 4 gennaio ha replicato al <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/">mio appello</a> sul Corriere &#8211; Milano, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/05/Adi_mostri_che_sono_altrove_co_7_120105010.shtml">qui</a>. Il giorno appresso è giunta la lettera di Pisapia, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/06/Per_Enel_del_Consiglio_dei_co_7_120106002.shtml">qui</a>. Il 7 gennaio l&#8217;arch. Perotta ventila di querelarmi e ci dà degli invidiosi, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/07/Enel_progetto_che_riqualifica_area_co_7_120107019.shtml">qui</a>. Ieri abbiamo rilanciato con questo pezzo che pubblico qui di seguito.</em>]</p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong>, <strong>Gianni Biondillo</strong>, <strong>Marco Biraghi</strong>, <strong>Roberto Marone</strong>, <strong>Luca Molinari</strong></p>
<p>Gentile Sindaco Pisapia, deduciamo dalla sua risposta che lei ha compreso benissimo quanto quella dei firmatari di questo appello non sia una azione “contro” questa giunta. Vuole essere, semmai, un contributo attivo per alzare la qualità e l&#8217;ambizione del dibattito. <span id="more-41261"></span>Dal successore di Letizia Moratti ci aspettiamo una idea più dinamica di democrazia partecipativa, non vogliamo un sindaco amministratore di condominio o un autocrate che decide tutto in consiglio. Non siamo interessati a risposte burocraticamente ineccepibili. L’abbiamo votata per cambiar pagina, signor sindaco.<br />
Noi in questa giunta vediamo l&#8217;opportunità che Milano possa diventare un laboratorio innovativo, progressivo e inedito in cui combinare sostenibilità finanziaria, trasparenza, consapevolezza delle scelte, equità sociale e qualità diffusa dei manufatti e dei luoghi che abiteremo. Le scelte fatte a Milano nei prossimi anni possono influenzare decisamente dibattito e le scelte nazionali ed è per questo che il caso ex Enel è simbolico e importante, perché deve diventare uno spartiacque, una linea di trincea per la difesa della qualità sempre e a ogni costo delle nostre città. Non si può scambiare la mancata qualità edilizia e architettonica con due vuoti urbani denominati eufemisticamente “piazze”, di cui una, col parcheggio sottostante, affacciata su una arteria di grande traffico&#8230; La città chiede qualcosa di meglio. Vogliamo ricordare gli esempi deleteri di via Cesariano o Piazza Gramsci? Vogliamo ripetere gli stessi errori?<br />
Non basta parlare di case a reddito agevolato, bisogna cominciare a chiedere che questi nuovi interventi dimostrino una qualità diffusa e non che siano la triste replica delle peggiori periferie italiane. Perché oggi la battaglia per la bellezza dei luoghi è strategica, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista etico, cioè politico. È una battaglia di progresso e futuro, che salvaguarda da una parte la memoria vera, attiva e non malinconica dei luoghi, e dall&#8217;altra chiede progetti innovativi, diversi, che facciano scuola, ambiziosi nel loro desiderio diffuso di qualità sociale e ambientale. La bellezza non ha costi aggiuntivi, solo una forma di attenzione e consapevolezza nuova che noi chiediamo alla politica proprio per indicare la rottura chiara rispetto a quanto fatto prima.<br />
All’architetto Perotta nulla possiamo dire. Registriamo, nella sua replica, che l’esercizio di critica non è contemplato nella sua idea di libertà d’opinione. Che poi reputi la nostra l’azione di un gruppo di invidiosi sta a dimostrare la fragilità delle sue giustificazioni, gonfie di cifre e numeri, specchietti per le allodole che deviano il discorso dalla qualità alla quantità.<br />
Chiediamo, signor sindaco, che questo dibattito non si trasformi in uno sterile sventolio di carte bollate. Le chiediamo, conoscendola sensibile, che la discussione diventi davvero pubblica &#8211; così come su internet è già, lo dimostrano le numerose adesioni alla pagina facebook – chiediamo che se ne possa parlare, invitando storici, urbanisti, cittadini, in un luogo deputato, ad esempio la Triennale. Chiediamo coraggio.</p>
<p><em>Altri link utili</em>:<br />
<a href="http://areaxenel.com/">AreaXenel</a>, Un sito documentato.<br />
<a href="http://www.ilpost.it/lucamolinari/2012/01/05/una-polemica-necessaria/">Luca Molinari</a> fa il punto.<br />
<a href="http://doppiozero.com/materiali/fuori-busta/il-brutto-dell%E2%80%99architettura">Marco Biraghi</a> sulla bellezza delle opere di Perotta.<br />
Adesioni all&#8217;appello su <a href="http://www.facebook.com/pages/Area-X-Enel/153745504730503">Facebook</a></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>E&#8217; festa!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 09:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[un consiglio di Gianni Biondillo Questo fine settimana artisti, scrittori, registi, architetti, fotografi, ma soprattutto, associazioni culturali, frequentatori della rete, oratori, biblioteche, scuole, campi sportivi e gli abitanti dei quartieri Bovisa e Quarto Oggiaro fanno una festa. L&#8217;abbiamo chiamata MilanOpen. Venerdì c&#8217;è l&#8217;inaugurazione della restaurata villa Scheibler (e tutta una serie di tagli di nastri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/milanopen_logo1.gif" alt="" title="milanopen_logo1" width="142" height="127" class="alignnone size-medium wp-image-11318" /><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/milanopen_logo22.jpg" alt="" title="milanopen_logo22" width="283" height="50" class="alignnone size-medium wp-image-11317" /></p>
<p>un consiglio di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Questo fine settimana artisti, scrittori, registi, architetti, fotografi, ma soprattutto, associazioni culturali, frequentatori della rete, oratori, biblioteche, scuole, campi sportivi e gli abitanti dei quartieri Bovisa e Quarto Oggiaro fanno una festa.<br />
L&#8217;abbiamo chiamata <a href="http://www.milanopen.com/">MilanOpen</a>.<br />
Venerdì c&#8217;è l&#8217;inaugurazione della restaurata villa Scheibler (e tutta una serie di tagli di nastri e convegni). Da sabato mattina parte la festa popolare. Mi piacerebbe che anche gli altri abitanti di Milano vengano in questi quartieri e si divertano. Il programma è fitto, gli eventi sono tutti gratuiti, e per chi non sa come raggiungerci (?!?) può sempre andare o in Centrale o a Cadorna dove due servizi navetta dell&#8217;ATM (gratuitissimi!) li porteranno a destinazione.<br />
Mettete per una volta al centro una periferia.</p>
<p>(il sottoscritto gironzolerà un po&#8217; ovunque, ma mi trovate di certo, come da programma, sabato mattina alle 11.30 e domenica pomeriggio alle 15.00)<br />
<span id="more-11309"></span><br />
<strong>Venerdì 21 Novembre 2008<br />
QUARTO OGGIARO &#8211; VILLA SCHEIBLER</strong><br />
<em>Via Orsini, 21 &#8211; dalle 9:30 alle 19:30</em><br />
“OPEN CITY. WHICH URBAN DESIGN FOR THE PUBLIC CITY?”<br />
Convegno internazionale Programma Urban II Milano<br />
9.30-10.30 Introducono:<br />
Carlo Masseroli, Assessore allo sviluppo del territorio del Comune di Milano<br />
Mariolina Moioli, Assessore alla famiglia, scuola e politiche sociali del Comune di Milano<br />
Franco Sarbia, Assistenza tecnica all’elaborazione e allo sviluppo del Programma Urban II Milano<br />
Giovanni Oggioni, Direttore settore pianificazione urbanistica generale Comune di Milano<br />
11.00 – 13.00 LA CITTA’ DEL FUTURO TRA NUOVE REGOLE E PROGETTO URBANO – MODELLI DI SVILUPPO URBANO IN EUROPA E NEGLI U.S.A.<br />
Paolo Simonetti, Direttore centrale direzione sviluppo del territorio del Comune di Milano<br />
Olympia Kazi, Urban Design New York<br />
Jeroen Ruitenbeek, Urban Design Rotterdam &#8211; Studio Palmboon &#038; Van der Bout<br />
14.00 – 16.00 URBAN FUTURO &#8211; TAVOLO TECNICO: MODELLI DI ATTUAZIONE DEL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO: I FONDI DI SVILUPPO URBANO (URBAN, UE, MINISTERO, BUONE PRATICHE, BEI)<br />
Franco Sarbia, Assistenza tecnica all’elaborazione e allo sviluppo del Programma Urban II Milano<br />
Ivano Ilardo, Direttore Generale BNL Fondi Immobiliari SGR p.A.<br />
Alberto Mutti, Capo Servizio Progettazione del Comune di Ravenna<br />
Gianni Carbonaro, European Investment Bank – BEI<br />
Loredana Campagna, Ministero delle Infrastrutture<br />
Sebastiano Zilli, Commissione Europea, DG Regio<br />
16.00 &#8211; 18.00 PENSARE GLI SPAZI PUBBLICI DEL FUTURO: L’EUROPA.<br />
Luca Molinari Studio / Milano<br />
Metrogramma / Milano<br />
A12 Associati / Milano<br />
Ecosistema Urbano / Madrid<br />
Beckmann-N’Thepe / Parigi</p>
<p>18:30<br />
Inaugurazione “MilanOpen chiama milanouel!w”<br />
Mostra fotografica a cielo aperto con scatti del gruppo di Flickr Milanouel!W<br />
Istantanee di Scalo Farini, Bovisa, Quarto Oggiaro, Villapizzone e Villa Scheibler<br />
Inaugurazione mostra “Check-in Architecture”<br />
progetto di Mario Flavio Benini a cura di Andrea Lissoni, Luca Martinazzoli, Luca Molinari</p>
<p><strong>Sabato 22 Novembre 2008<br />
QUARTO OGGIARO &#8211; VILLA SCHEIBLER</strong><br />
<em>Via Orsini, 21 &#8211; dalle 9:30 alle 19:30</em></p>
<p>10:00 Visita guidata in Villa Scheibler<br />
“Da “Viviamo il Parco” a Vill@perta”<br />
Mostra fotografica degli eventi realizzati dalle Associazioni di Quarto Oggiaro finanziati dal Progetto Urban II Milano (2006-2008). A cura di: Associazione Vill@perta</p>
<p>“Check-in Architecture”<br />
progetto di Mario Flavio Benini a cura di Andrea Lissoni, Luca Martinazzoli, Luca Molinari</p>
<p>“MilanOpen chiama milanouel!w”<br />
Mostra fotografica a cielo aperto con scatti del gruppo di Flickr Milanouel!W<br />
Istantanee di Scalo Farini, Bovisa, Quarto Oggiaro, Villapizzone e Villa Scheibler</p>
<p>15:00 Visita guidata in Villa Scheibler</p>
<p>dalle 16:00 alle 19:30<br />
“Tutti al GAS”<br />
Risparmiamo insieme facendo la spesa. Stand con assaggi di prodotti di qualità del territorio. A cura di: Circolo ACLI S. Lucia in collaborazione con QuartoGAS, GAS Pascarella e Gruppo Missionario Pentecoste</p>
<p><strong>QUARTO OGGIARO</strong><br />
9:30- 18:30 <em>Fondazione C. Perini</em> &#8211; Via Aldini 72<br />
Mostra fotografica<br />
”La memoria storica dei quartieri Quarto Oggiaro, Vialba, Musocco, Villapizzone e Bovisa”</p>
<p>11:30 <em>Biblioteca Quarto Oggiaro</em> &#8211; Via Otranto (ang. Via Carbonia)<br />
<em>”Improvvisazioni d’autore &#8211; L’Arte visiva di strada” </em>Ospiti: Gianni Biondillo, Stefano Massaron e Cosimo Argentina alla “lavagna”. A cura dell’<em>Associazione Amici delle Biblioteche </em>in collaborazione con <em>No Reply</em></p>
<p>14:30 <em>Chiesa S.Lucia</em> – Via Federico De Roberto, 20<br />
“Le Vetrate di Santa Lucia”<br />
Narrazione di Elvis Pinna sulle vetrate della chiesa da lui realizzate agli inizi degli anni ‘80.<br />
Seguirà l’itinerario presso le chiese del quartiere:<br />
. Chiesa della Pentecoste, Via Graf 29<br />
. Chiesa dei SS. MM .Nazaro e Celso, Via Aldini, 33<br />
. Chiesa di Sant’Agnese, Via Arsia, 3<br />
. Ex Chiesa dei SS. Agricola e Vitale, via Orsini<br />
. Chiesa della Resurrezione, Via Longarone, 5</p>
<p>15:00 -18:00 <em>Istituto Comprensivo Trilussa </em>&#8211; Via Trilussa, 10 &#8211; Via Graf, 70 &#8211; Via Graf, 74<br />
“Open Day”<br />
Durante l’ “Open Day Trilussa” all’interno di ciascun plesso scolastico verrà allestito un laboratorio creativo-interattivo sul tema “I bambini/ragazzi e la città”</p>
<p>16:30 &#8211; 18:00 <em>Oratorio della Parrocchia SS. MM. Nazaro e Celso in Quarto Uglerio</em> &#8211; Via Aldini, 33<br />
“Figli delle stelle. Per coperta il cielo”(2007).<br />
Proiezione del film di G. Patricola. Sarà presente il regista.</p>
<p>21:00 <em>Chiesa di SS. MM. Nazaro e Celso in Quarto Uglerio</em> &#8211; Via Aldini, 33<br />
“Un gioiello a Quarto Oggiaro. L’organo V. Mascioni, 1904”<br />
Incontro con brani organistici eseguiti da padre Gianmario Monza, introduce Fausto Moretti, agronomo ed esperto di storia del territorio locale.</p>
<p>21:00 – 23:00 <em>CAM &#8211; Centro Aggregativo Multifunzionale</em>, Via Lessona 20<br />
Proiezione di cortometraggi realizzati dagli allievi della Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media:<br />
&#8211; Milano Città Fantasma di Francesca Fuso<br />
&#8211; Un’esile incrinatura di Tomas Tezzon<br />
&#8211; Il CT delle onde di Daniela Paternostro<br />
&#8211; Milano Settanta di Davide Fois<br />
&#8211; La superficie delle cose di Dario Antonioli<br />
&#8211; Viaggio intorno a Miracolo a Milano di Sanela Baijric<br />
Sarà presente il Direttore della scuola Daniele Maggioni</p>
<p><strong>Sabato 22 Novembre 2008<br />
BOVISA</strong><br />
10:00 <em>Blitz </em>&#8211; Via Enrico Cosenz, 44/4<br />
Incontro con Andrea Branzi “Un lavoro di ricerca nell’ambito dell’università”</p>
<p>12:00 <em>Blitz </em>&#8211; Via Enrico Cosenz, 44/4<br />
Incontro con Francesco e Alessandro Mendini. In caso di bel tempo: a spasso con Francesco e Alessandro Mendini attraverso i luoghi dei cantieri dell’atelier Mendini:<br />
&#8211; Tara gialla (ex campari), via Schiaffino<br />
&#8211; Tara rossa (ex I.C.I.), via Cosenz, via Durando<br />
&#8211; Senio (ex Ronchi), via Guicciardi, via Carnevali</p>
<p><strong>Domenica 23 Novembre 2008<br />
QUARTO OGGIARO &#8211; VILLA SCHEIBLER</strong><br />
<em>Via Orsini, 21 &#8211; dalle 9:30 alle 19:30</em></p>
<p>10:00 Visita guidata in Villa Scheibler</p>
<p>“Da “Viviamo il Parco” a Vill@perta”<br />
Mostra fotografica degli eventi realizzati dalle Associazioni di Quarto Oggiaro finanziati dal Progetto Urban II Milano (2006-2008). A cura di: Associazione Vill@perta</p>
<p>“Check-in Architecture”<br />
progetto di Mario Flavio Benini a cura di Andrea Lissoni, Luca Martinazzoli, Luca Molinari</p>
<p>“MilanOpen chiama milanouel!w”<br />
Mostra fotografica a cielo aperto con scatti del gruppo di Flicker Milanouel!W<br />
Istantanee di Scalo Farini, Bovisa, Quarto Oggiaro, Villapizzone e Villa Scheibler</p>
<p>Ore 10:00 “Alla scoperta del parco di Villa Scheibler”<br />
Visita guidata del parco in compagnia di un agronomo.Ritrovo c/o l’entrata di Villa Scheibler Via Orsini. Durata del tour 90 min ca. &#8211; Presentarsi con calzature idonee<br />
A cura di: Associazione Vill@perta</p>
<p>15:00 Visita guidata in Villa Scheibler</p>
<p>dalle 15:30 alle 17:30 “Il lavoro che cambia”<br />
Selezione di filmati cine video corti dedicata agli autori di opere Cine-Video amatoriali che hanno partecipato al Concorso Nazionale Perini 2008 &#8211; A cura di: Fondazione C. Perini</p>
<p>dalle 15:30<br />
“La Ludoteca &#8211; Spazio di creatività e mostra giochi”<br />
A cura di: Associazione Asso.Ge.20</p>
<p>21.00 &#8211; c/o <em>Chiesetta SS. Agricola e Vitale </em>Complesso di Villa Scheibler<br />
“La Corale Graf per Quarto”<br />
Coro: a cura dell’Associazione Corale Graf<br />
Accompagnamento musicale: fisarmonica<br />
Programma: brani corali tratti da colonne sonore di cinema, musica sacra, musica popolare italiana e<br />
straniera</p>
<p><strong>QUARTO OGGIARO</strong><br />
9:30 Appuntamento in <em>Piazza Pompeo Castelli</em><br />
Itinerario attraverso i quartieri Mangiagalli I e II, realizzati a cavallo degli anni ‘50 (1946-1952)<br />
curato da Federico Bucci, storico dell’architettura e docente del Politecnico di Milano. In caso di maltempo l’appuntamento si terrà nello spazio ALER &#8211; Via Concilio Vaticano II, 2</p>
<p>9:30- 18:30<br />
<em>Fondazione C. Perini </em>&#8211; Via Aldini 72<br />
Mostra fotografica<br />
”La memoria storica dei quartieri Quarto Oggiaro, Vialba, Musocco, Villapizzone e Bovisa”</p>
<p>11:00 – 17:00<br />
<em>Campo di calcio dell’Associazione Quarto Oggiaro Vivibile</em><br />
Trofeo di calcio <em>&#8220;la pace tra i popoli&#8221;</em> Torneo interetnico Italia &#8211; Egitto &#8211; Marocco organizzato dall’Associazione Quarto Oggiaro Vivibile – Vill@perta</p>
<p>15:00 – 17:30 <em>Salone Teatro Santa Lucia,</em> Parrocchia Santa Lucia &#8211; Via Federico De Roberto, 20<br />
Proiezione dei film di Fabio Martina “A due calci dal paradiso” (2006) e “Ascolto il tuo cuore, Milano” (2007).<br />
Saranno presenti il regista Fabio Martina e lo scrittore e architetto Gianni Biondillo</p>
<p>21:00 -23:00 <em>CAM &#8211; Centro Aggregativo Multifunzionale</em> &#8211; Via Lessona 20<br />
Proiezione del film “I luoghi di Christian” di E. Annese e R. Monteleone,<br />
progetto coordinato da Ermanno Olmi “Bovisa ‘89. Postazione della Memoria”<br />
Sarà presente il regista Elvio Annese.<br />
Seguirà un’intervento dal titolo “Le ragioni di Bovisa. Note di un racconto sulla goccia di Milano”<br />
di Leonardo Cascitelli, urbanista e direttore area tecnica e marketing territoriale Aler Milano.</p>
<p><strong>Domenica 23 Novembre 2008<br />
BOVISA</strong><br />
11:00 Piazza Bausan<br />
Francesco Radino: la Bovisa raccontata attraverso la visione di un fotografo.<br />
Francesco Radino trasformerà l’itinerario in un work in progress realizzando un reportage fotografico durante il percorso.</p>
<p>14:00 Chiesa Santi Giovanni e Paolo – Via Marco Porcio Catone, 10<br />
“Un fortino tra le architetture industriali”<br />
Visita alla Chiesa si SS. Giovanni e Paolo degli Arch. L. Figini, G. Pollini (1964) condotta da Maria Vittoria Capitanucci, storico dell’architettura e docente presso il Politecnico di Milano</p>
<p><em>Come raggiungerci:</em><br />
QUARTO OGGIARO<br />
Servizio navetta dedicato ATM in partenza da Cadorna<br />
e Stazione Centrale (sabato e domenica)<br />
Ferrovie Nord Milano (Quarto Oggiaro)<br />
Tram 12, 19 / Bus 40, 57<br />
BOVISA<br />
Ferrovie Nord Milano (Bovisa)<br />
Passante ferroviario (Bovisa)<br />
Tram 3 / Bus 92, 82</p>
<p>La partecipazione agli eventi e l’ingresso alle mostre sono liberi e gratuiti.<br />
Sul <a href="http://www.milanopen.com/">sito ufficiale</a> troverete il programma, e tutta una serie di documenti da scaricare.</p>
<p><strong>MILANOPEN LAB</strong><br />
<em>Responsabile scientifico:</em> Luca Molinari<br />
<em>Contenuti e rapporto con il territorio</em>: Gisella Bassanini, Gianni Biondillo, Maria Vittoria Capitanucci<br />
<em>Coordinamento generale:</em> Francesca Raffa, Milena Sacchi</p>
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