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	<title>Luca Sossella &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Troppo tardi per non credere in Dio. Lilith, di Davide Nota</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2019 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Nota]]></category>
		<category><![CDATA[Endimione]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></category>
		<category><![CDATA[Lilith]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Sossella]]></category>
		<category><![CDATA[Mariangela Guàtteri]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; In questi giorni esce nelle librerie Lilith, primo romanzo di Davide Nota -scritto tra il 2015 e il 2019-. «C&#8217;è, subito, il sentimento di una profondità. Il bisogno di aprire ferite» ebbe a scrivere Roberto Roversi in un commento ad una delle primissime pubblicazioni di Nota, e lo stesso appunto allarga la sua ombra sino a Lilith, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-80951" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/10/70964342_1096468040551625_2643489054280122368_o-746x1024.jpg" alt="" width="592" height="805" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni esce nelle librerie <em>Lilith</em>, primo romanzo di Davide Nota -scritto tra il <span style="letter-spacing: 0.05em;">2015 e il 2019-. «C&#8217;è, subito, il sentimento di una profondità. Il bisogno di aprire ferite» ebbe a scrivere Roberto Roversi in un commento ad una delle primissime pubblicazioni di Nota, e lo stesso appunto allarga la sua ombra sino a <em>Lilith, </em>diventandone l&#8217;ennesimo incipit: «[&#8230;] </span>Il testo mi ricorda che non sempre nell&#8217;inferno c&#8217;è soltanto il fuoco.»</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="letter-spacing: 0.05em;">Le formule con cui la letteratura italiana attraversa oggi la narrazione della meccanosfera sono spesso sovraffolate di catastrofi. <em>Stanche catastrofi</em>. Ecco perché il mosaico di appunti che Davide Nota ha voluto capovoltare in romanza è una lettura decisiva, e lo è in quanto</span> dichiara l&#8217;inattualità di ogni momento storico, e quindi l&#8217;invasamento dei tempi, la scollatura in cui inscenare un radicale ripensamento della tecnologia come luogo di riscatto degli universi sepolti e nascituri<em>: «</em><span style="letter-spacing: 0.05em;">Il distacco finale dell’occhio dalla carne umana. È diventato un uovo, l’occhio, da deporre tra le pieghe della sorgente.». Oppure: </span><em>«</em><span style="letter-spacing: 0.05em;">Si torna alla figura dell’ebreo errante, dentro la storia come corpo (di schiavo) eppure mai come spirito (libero). Il tempo che egli attraversa, non l’ha mai contenuto. Per questo non può esistere in nessuna dialettica (e dunque in nessuna avanguardia). E il suo ritorno non si svolge a ritroso.»</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma decisiva lo è anche in quanto contravviene all&#8217;impiego della tecnologia per stuccare i mancamenti della pagina, le sempre più insistite defezioni rispetto all&#8217;imporsi di linguaggi <em>altri</em><span style="letter-spacing: 0.05em;">. In questo senso, D</span><span style="letter-spacing: 0.05em;">avide Nota sceglie di abitare in pieno quel</span><span style="letter-spacing: 0.05em;"> vibrante tracollo che è forse l&#8217;andamento proprio di ogni alfabeto nel momento della sua riscrittura: «O</span><span style="letter-spacing: 0.05em;">ggi l’antenato mi ha detto che la nostra è una crisi dell’alfabeto mentre nel nuovo mondo regnerà l’ideogramma.»  Bene che</span><span style="letter-spacing: 0.05em;"> Luca Sossella abbia saputo intuirne il fermento, e bene che il testo continui ad infittire la sua già vasta piattaforma di colloqui (alcuni nomi: Mariangela Guatteri, Alice Piergiacomi e il Collettivo ØNAR -con cui si è sviluppato un percorso di ricerca teatrale-) </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="letter-spacing: 0.05em;">«Io mi sento davvero come dice Gide (altro angelo custode del testo) nei Nutrimenti terrestri solo un lettore» mi scrive Davide durante una nostra conversazione prima dell&#8217;uscita del libro, confermandomi così quanto già vien fuori da una prima lettura: l&#8217;autore ha da essere responsabile soltanto dell&#8217;orlo.</span></p>
<p>Torneremo a parlare di <em>Lillith</em>. Per il momento, ne pubblico alcuni estratti in anteprima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>13.</strong></p>
<div class="page" title="Page 14">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">Il mio nome è Brenda ma non sono sempre stata io. Ero un bambino timido. Mi chiamavo Alexander. Le generazioni passano ma il mondo è sempre lo stesso. Come uno spirito vagante egli ora vive in me. Come un ricordo. Una barca. Una bara che arde nei mari del Nord. Ho fatto l’esperienza della morte. Della mutazione lucida. Ho costruito un cerchio di pietre sul pavimento della stanza. Al suo centro ho posto una sfera dove mi osservo capovolta come nell’occhio di un ciclope. Una biglia è una biglia di smeraldo sa di terra nera e felci. Adesso suonano alla porta. È il mio omicida ma io non lo ricordo. Così farò finta di danzare, di esserne lieta. Gli offrirò un drink. Lui mi darà in mano cinque banconote. Poi mi condurrà nel piccolo corridoio in ombra dove inizierà a toccarmi spingendomi da dietro, come un breve assaggio prima del pasto finale. Eccolo, mi strangola. Ora ricordo. Uscendo dalla cucina avevo sempre la visione di un manichino bendato. Aveva un largo seno e vaste gambe da atleta. Non aveva le braccia e dall’incavo del collo si espandeva questo fungo di plastica nera che mi terrorizzava. Dal vetro della por- ta-finestra s’affacciava un gatto ed io pensavo che voleva dire la morte. La sorte. Quando iniziai a masturbarmi sognando di avere una fica era troppo tardi per non credere più in Dio. Così scelsi di avere entrambi i sessi ed entrai nella mitologia.</p>
</div>
</div>
</div>
<div class="page" title="Page 52">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>57</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il distacco finale dell’occhio dalla carne umana. È diventato un uovo, l’occhio, da deporre tra le pieghe della sorgente. L’uomo è tornato cieco, finalmente. Ha partorito il suo intelletto. Adesso non gli appartiene più. Adesso può toccare il sole.</p>
</div>
<div class="page" title="Page 64">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>76. </strong></p>
<p>(per <em>Mariangela Guatteri</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">Il carro ha l’incarnata assassinata che si è persa tra le foglie da cui cade la yogin, la riassorbita. Oggi l’antenato mi ha detto che la nostra è una crisi dell’alfabeto mentre nel nuovo mondo regnerà l’ideogramma. Ma esiste un terzo livello (lei dice) in cui l’immagine viene toccata. A questo ci prepara il culto che prepariamo. Lilith tesse le felci, le piante tintinnano in coro. Lega un anello di crini al ramo giovane d’un faggio mentre un seme ad elica vola come fuggendo lontano. Era il linguaggio delle streghe quando rubavano il cavallo. È più profonda lei dice la vita senza più simboli quando l’icona non predice altro che sé stessa.</p>
</div>
</div>
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</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>83</strong>.</p>
<div class="page" title="Page 67">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Endimione</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><span style="letter-spacing: 0.05em;">I.</span></p>
</div>
</div>
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Tutto è raccolta. Quando l’astro eclissa</p>
<p>come un veliero l’uovo luminoso</p>
<p>da cui risorge Fanes, esistiamo.</p>
<p>E tutto è luce. O dove il caos si schiude</p>
<p>una saetta improvvisa. E il fiume scorre.</p>
<p>Qui siamo, nelle forme destinate,</p>
<p>accolti. Non io o tu ma questa palpebra</p>
<p>di luce prenatale, questa sfera</p>
<p>che ora chiami “il motivo”. È come un sogno dove</p>
<p>non scisso ma infinito il flusso</p>
<p>di energia e materia pervade il fine.</p>
<p>E dunque nasce. Un grattacielo ha occhi</p>
<p>di fuoco e mille pensieri. Il pianeta</p>
<p>è in fiamme. Io contemplo lo sbocciare degli eventi</p>
<p>come rivelazione. È un vento tiepido di marzo</p>
<p>nella notte fatale, dove tutto accade.</p>
<p>I lampioni esalano sangue. Il seme.</p>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div class="page" title="Page 77">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><strong>95.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Yggdrasill è addobbato. Prende fuoco, si spezza. Le luci erano dolci ma non furono risparmiate dall’evento sterminatore. Gli infissi cedono. Una fotografia, una foglia di ippocastano, una mano serrata di cadavere è un guscio vuoto che affonda nella terra nera. Siamo giunti allo specchio di noi stessi che sono tutte le cose nella solitudine in cui svanisce la menzogna di credersi in un cammino. Eppure non è vero, perché anche queste sono solo parole, utili al giudizio, a chi ha una posizione. I ripugnati mangino merda quanto gli scettici! La stirpe dei terrorizzati è stupida quanto quella del lume. Ribellarsi allora signifi cava contemplare senza interpretazione il giano bifronte delle possibilità. Ma anche l’impossibile sarebbe a portata di mano se solo prendessimo atto di non essere un uno ma in uno. Non secondo nostra volontà, tuttavia, ma in Cristo, Buddah e Allah nostri signori e nella figlia loro e sposa ventura Fatima, vale a dire lo spirito santo, vale a dire la Maddalena madre Maria degli universi sepolti e nascituri.</p>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dismissione &#8211; estratti e una presentazione al Teatro Valle</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/05/02/dismissione-estratti-e-una-presentazione-al-teatro-valle/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2014 17:18:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Virgili]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Orecchini]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Berardi Bifo]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Sossella]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Gloria Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[Patrizio Fariselli]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Valle Occupato]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Ottonieri]]></category>
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					<description><![CDATA[di Fabio Orecchini FINCANTIERI: LA SOLUZIONE &#160; E tutto riappare miseramente monomero amore metallifero di morire mentre mormori e invano collezioni potassa sillabe oddii le mani mutile le bocche cucite fracassano i timpani assolti, inutile silenzio e apnèa il respiro parola. Lingua morta fragilita e scuce risvolti di pieghe contratte leucemie lascia che io frenetichi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Fabio Orecchini</strong></p>
<p>FINCANTIERI: LA SOLUZIONE</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E tutto riappare miseramente</p>
<p style="padding-left: 200px;">monomero amore metallifero</p>
<p>di morire mentre mormori e invano</p>
<p style="word-spacing: 2em;">collezioni potassa</p>
<p style="padding-left: 160px;">sillabe</p>
<p style="padding-left: 240px;">oddii</p>
<p>le mani mutile le bocche<br />
cucite fracassano i timpani assolti,<br />
inutile silenzio</p>
<p style="padding-left: 90px;">e apnèa il respiro parola.</p>
<p>Lingua morta fragilita e scuce<br />
risvolti di pieghe contratte leucemie</p>
<p>lascia che io frenetichi eresie</p>
<p style="padding-left: 200px;">mendaci e tulle nella gola</p>
<p>immacolato e incorrutibile amianto</p>
<p style="padding-left: 240px;">sangue rappreso ciniglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho studiato il flusso dei venti.</p>
<p>Aghi ovunque</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. POLVERE</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;<em>Obliterazione dello spazio pleurico</em><br />
<em> e conseguente blocco polmonare</em><br />
<em> nel caso richiede intervento demolitivo</em>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cavità sierose anche gli occhi<br />
tubi ricurvi e conati<br />
modelli di modelli</p>
<p style="padding-left: 110px;">bocche</p>
<p>forma nell&#8217;incavo</p>
<p style="padding-left: 110px;">guaina</p>
<p>mastica cavi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Madama Eternit sorseggia un caffè in cucina<br />
mio padre che fuma e indurisce ancora<br />
come grezza materia estrattiva<br />
mia madre la scava coi denti<br />
lo respira.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>III + I :: COLLAGENI :: INSIDER TRADING</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>La dismissione dell&#8217;impianto industriale<br />
generava [trielina] consensi nella pubblica opinione<br />
rientro di capitale</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">da reinvestire:<br />
nelle giuste obbligazioni in buone azioni:</p>
<p style="word-spacing: 2em; text-align: center;">avere /||\ potere</p>
<p style="text-align: center;">di tacere<br />
<em> è questo il modo in cui il mondo finisce</em><br />
<em> un abuso di mercanti</em><br />
<em> mentre il mondo finisce</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Acqua nella pancia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">[lumi di fumi catarri</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">le nuvole sparse<a style="word-spacing: 5em;"> ]</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">nella <em>polvere</em></p>
<p style="text-align: right;">l&#8217;aversi</p>
<p style="text-align: right;">in un maalox sublinguale</p>
<p style="text-align: right;">nel colpo della tosse</p>
<p style="text-align: right;">nella tosse</p>
<p style="text-align: right;">nel mentre</p>
<p style="text-align: right;">nel verso delle mani,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>dall&#8217;occhi</em> <a style="word-spacing: 2em;">precipitano cataratte</a></p>
<p style="text-align: right;">come ortensie giù dai davanzali</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">&#8220;<em>Ancora quella mosca</em>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bucati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. LAMINARE</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Strisciavi fino al divano<br />
le fami saziate non la tua &#8211; avanzi &#8211;<br />
nel corridoio seminare di ciglia<br />
&#8220;non sei tornato a casa stanotte&#8221;<br />
disossata voce nelle gengive &#8211; saliva &#8211;<br />
la mano a stringere il collo<br />
i denti finti</p>
<p>la nostra coscienza è la materia dei corpi<br />
vive nei corpi non esiste<br />
[di là, in cucina, le dita grasse di mio padre<br />
macchiavano il bicchiere]</p>
<p>un esercizio continuo al lutto il tuo<br />
svuotare il silenzio nel catodo urlante<br />
camminare laminare come un ladro [in casa propria]<br />
me lo hai insegnato tu<br />
dietro i mobili covano le polveri<br />
&#8211; brandelli di corpi &#8211; le anime dei vivi</p>
<p>ti spogliavi fumavi<br />
ti toglievi le scarpe [me che ti rubo i piedi] cadevi<br />
vorticante nel sogno &#8211; sempre lo stesso &#8211;<br />
dell&#8217;intima morte defecare<br />
<a style="word-spacing: 2em;">b[latte] corpi<br />
defecanti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabio Orecchini, <em>Dismissione</em>. Incluso il CD dei Pane, <em>Dismissione</em>. Luca Sossella ed. 2014.</p>
<p><a href="http://dismissione.wix.com/il-sito" target="_blank">http://dismissione.wix.com/il-sito</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Domenica 4 maggio 2014</strong><br />
<strong>ore 18:30</strong><br />
<strong>Teatro Valle Occupato</strong><br />
via del Teatro Valle 21<br />
Roma</p>
<p>il Teatro Valle Occupato e luca sossella editore<br />
invitano alla presentazione<br />
di <strong><em>Dismissione</em></strong> libro + cd<br />
di <strong>Fabio Orecchini e Pane</strong></p>
<p>in occasione del concerto dei Pane e<br />
di Patrizio Fariselli degli Area alle ore 21:00</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="w8Wn43L0pw"><p><a href="http://www.teatrovalleoccupato.it/settimana-musica-vol-3">LA SETTIMANA DELLA MUSICA vol.3 | 30 aprile &gt; 6 maggio</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;LA SETTIMANA DELLA MUSICA vol.3 | 30 aprile &gt; 6 maggio&#8221; &#8212; Teatro Valle Occupato" src="http://www.teatrovalleoccupato.it/settimana-musica-vol-3/embed#?secret=w8Wn43L0pw" data-secret="w8Wn43L0pw" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Interverranno</p>
<p>• <strong>Anna M. Virgili</strong><br />
il problema dell’amianto, il mondo intossicato,<br />
la responsabilità degli scienziati, la presentazione del suo testo infoAmianto;</p>
<p>• <strong>Tommaso Ottonieri</strong><br />
la parola, la fine della letteratura e la volontà di creare l’ibridi,<br />
oltre la bidimensionalità della scrittura;</p>
<p>• <strong>Maria Gloria Fontana</strong><br />
la musica, il percorso evolutivo del gruppo Pane,<br />
la loro storia musicale, i loro lavori e la genealogia;</p>
<p>• <strong>Franco Berardi Bifo</strong><br />
il clima e l’ambiente, in senso lato, la plasticità neuronale:<br />
come saremo indotti a pensare.</p>
<p>Saranno presenti <strong>gli autori</strong> e l’editore <strong>Luca Sossella</strong></p>
<p>*</p>
]]></content:encoded>
					
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			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Su &#8220;I costruttori di vulcani&#8221; di Carlo Bordini</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/22/su-i-costruttori-di-vulcani-di-carlo-bordini/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/22/su-i-costruttori-di-vulcani-di-carlo-bordini/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 08:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[carlo bordini]]></category>
		<category><![CDATA[I costruttori di vulcani]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Sossella]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Roversi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36210</guid>

					<description><![CDATA[La inquieta e affascinante follia della parola di Roberto Roversi Nelle pagine di prefazione (o di introduzione) di Francesco Pontorno è detto tutto ciò che si doveva dire, non c’è quindi bisogno di completare o aggiungere nulla, nello specifico e per l’occasione. Su queste pagine, posso semmai prendermi l’arbitrio, controllato, di stendere una breve riflessione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/il-libro-del-giorno-i-costruttori-di-vulcani-L-1.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/il-libro-del-giorno-i-costruttori-di-vulcani-L-1-180x300.jpg" alt="" title="il-libro-del-giorno-i-costruttori-di-vulcani--L-1" width="180" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-36211" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/il-libro-del-giorno-i-costruttori-di-vulcani-L-1-180x300.jpg 180w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/il-libro-del-giorno-i-costruttori-di-vulcani-L-1.jpeg 192w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a></p>
<p><em>La inquieta e affascinante follia della parola</em></p>
<p>di <strong>Roberto Roversi</strong></p>
<p>Nelle pagine di prefazione (o di introduzione) di Francesco Pontorno<br />
è detto tutto ciò che si doveva dire, non c’è quindi bisogno di<br />
completare o aggiungere nulla, nello specifico e per l’occasione.<br />
Su queste pagine, posso semmai prendermi l’arbitrio, controllato, di<br />
stendere una breve riflessione semplicemente da lettore; su questo<br />
volume di Bordini che ha il merito e la forza (come è stato detto) di<br />
srotolare problemi, emozioni, violenze utili e riflessive.<br />
Proprio cosí.<br />
Denso fino all’orlo, induce a questa disposizione problematica e alle<br />
piú specifiche considerazioni, entrando nel merito.<br />
<span id="more-36210"></span><br />
Dunque:<br />
è un breviario? è un libro di viaggio? un Wanderbuch con le relative<br />
implicazioni di sorprese e di risvegli intrisi di faticose consolazioni?<br />
Lo posso riavvicinare (si può dire?) alla dolorosa compulsiva agitazione<br />
letterariamente esaltante di Walser, al suo andare abbastanza<br />
intrepido, nelle sue passeggiate, sotto la sferza di una pioggia calda o<br />
fredda della vita? O è una autobiografia apertamente impietosa, tesa<br />
a scavare in ogni dettaglio delle giornate passate o perdute e a cercare<br />
di ritrovare una qualche unità con il dovuto vigore nelle regole<br />
ferree e sia pure dilacerate della scrittura?<br />
Dico intanto che è un fiume. Un fiume che va e viene e si ripercuote,<br />
scorrendo, fra le rive. Ascolto il frusciare deciso delle parole (dell’acqua)<br />
sull’erba (le righe del testo, le parole che si aprono e si<br />
chiudono, si rinchiudono, scosse dal fiato dell’autore che le alimenta<br />
e non le lascia).<br />
Il fiume, cosí, delle parole non lo posso rallentare con le mani degli<br />
occhi; posso solo inseguirlo.<br />
Lo leggo come un ampio racconto, meglio: resoconto, epico in versi.<br />
Un progressivo testamento steso con una rabbia quasi feroce, però<br />
dentro a una luce forte.<br />
Posso dire: a cuore aperto? I vulcani, il loro misterioso cratere che<br />
sembra freddo e indifferente e che all’improvviso esplode, avvampa.<br />
Fuoriescono ceneri e fuochi, balzano a chilometri, in alto? Un<br />
Empedocle che ci gira intorno e si lascia, per fame di conoscenza,<br />
bruciare?<br />
Il racconto, cioè la poesia, si alza si abbassa, respira forte.<br />
Sfoglio (e leggo) le pagine; alle volte sembra di strisciare le mani sul<br />
tronco di un albero che trasmette il brivido del passare del tempo;<br />
che ha trapassato e ha resistito a cento naufragi di inverni, alle tempeste<br />
(della nostra esistenza turbata).<br />
Altre volte la pagina (le pagine) si apre e si ripiega docile, come un<br />
ramo nella fioritura di primavera, poi torna a distendersi, improvvisa,<br />
in un canto di qualche melodia; come fosse toccata (sfiorata)<br />
dalla memoria che sopravviene e adagio la esalta.<br />
I buoni volumi di poesia hanno sempre, a mio parere, un contenuto<br />
esplosivo; perciò, sempre a mio parere, vanno maneggiati (letti, riletti)<br />
con cura, con lo scrupolo di una attenzione costante per ogni dettaglio.<br />
Per arrivare al fondo, a percepirne il respiro interno, il mormorio<br />
(appunto) delle acque, il fuoco dei tramonti (appunto) il fiume<br />
Pecos e i bisonti che bivaccano vicino e osservano il cielo e non sanno<br />
che stanno aspettando la morte. Eppure sono scossi da un tremito.<br />
Nelle pagine densissime del prefatore è già detto tutto (lo ripeto) e<br />
si è portati a ben intendere, a capire.<br />
Ripeto: il volume è buono nel senso pieno e autentico di portatore di<br />
umori, di valori, di rabbie e furori autentici (introiettati e distesi) .<br />
Aiuta, nella lettura, l’empito (trascinante) quasi eroico nei termini<br />
della pazienza e dell’infinita resistenza e insistenza sugli inestricabili<br />
(e affascinanti) lacci e legami che compongono (confortano o addolorano)<br />
una esistenza umana. Una vita vissuta.<br />
Per richiamarmi all’inizio di queste righe, direi proprio che questo<br />
libro è una autobiografia in frenetico dettaglio. Lo è; come i libri<br />
che contano e che parlano. Facendosi ascoltare.</p>
<p>°</p>
<p>[Carlo Bordini, <em>I costruttori di vulcani &#8211; Tutte le poesie 1975-2010</em>,  &#8211; Luca Sossella Ed., Roma 2010. Con una nota di Roberto Roversi e un&#8217;introduzione di Francesco Pontorno.] </p>
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		<title>Roberto Roversi a Roma</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/25/roberto-roversi-a-roma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 05:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Moliterni]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Sossella]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Roversi]]></category>
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					<description><![CDATA[a Roma, Giovedì 26 marzo 2009, dalle ore 18:30 presso le Edizioni Empirìa via Baccina 79 (Rione Monti) Carlo Bordini e Marco Giovenale presentano Roberto Roversi, TRE POESIE E ALCUNE PROSE Testi 1959-2004. A cura di Marco Giovenale Con una nota di Fabio Moliterni Luca Sossella Editore http://lucasossella.it/arte_poetica/tre_poesie.html Roberto Roversi raccoglie nelle “Tre poesie” del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>a Roma, Giovedì <strong>26 marzo 2009</strong>, dalle ore <strong>18:30</strong></p>
<p>presso le Edizioni  Empirìa<br />
via Baccina 79 (Rione Monti) </p>
<p><strong><br />
Carlo Bordini</strong> e <strong>Marco Giovenale</strong><br />
presentano</p>
<p><strong>Roberto Roversi</strong>, <em>TRE POESIE E ALCUNE PROSE</em></p>
<p><em>Testi 1959-2004</em>. A cura di Marco Giovenale<br />
Con una nota di Fabio Moliterni</p>
<p>Luca Sossella Editore<br />
<a href="http://lucasossella.it/arte_poetica/tre_poesie.html">http://lucasossella.it/arte_poetica/tre_poesie.html</a></p>
<p>Roberto Roversi raccoglie nelle “Tre poesie” del titolo Dopo Campoformio (nella versione 1965), Le descrizioni in atto (1969-85) e i versi degli anni Settanta e Ottanta riuniti nel Libro Paradiso (1993). Non distante dalla poesia, anzi con quella in dialogo, è la tessitura prismatica delle pagine in prosa, data da due estratti dai romanzi Registrazione di eventi (1964) e I diecimila cavalli (1976), e da una scelta di scritti (tra 1959 e 2004) dal titolo complessivo e ironico di Materiale ferroso, puntualmente in equilibrio tra teoria della poesia e impegno frontale, spesso politico, sempre e tenacemente etico.<br />
<span id="more-16031"></span></p>
<p>___________________________________________</p>
<p>Empirìa<br />
via Baccina 79<br />
tel.0669940850<br />
www.empiria.com</p>
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		<title>Abbicì poetico (in prosa)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/25/abbici-poetico-in-prosa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[piero sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2005 09:06:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Sossella]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[valerio magrelli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Valerio Magrelli Esce in questi giorni, presso Luca Sossella editore, &#8220;Che cos’è la poesia?&#8221; di Valerio Magrelli (libro+cd della durata di un’ora, con musiche di Carlo Boccadoro). Un “contromanuale di poesia”, come lo definisce lo stesso autore, sotto forma di abecedario: ventuno voci, dalla A di “autore” alla Z di “zeppa”, più una premessa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/888799594X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=888799594X&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21"><img loading="lazy" class="alignleft" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/_magrelli%20poesia.jpg" width="138" height="190" /></a></p>
<p>di <strong>Valerio Magrelli</strong></p>
<p><em>Esce in questi giorni, presso Luca Sossella editore, &#8220;<a href="http://www.amazon.it/gp/product/888799594X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=888799594X&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Che cos’è la poesia?</a>&#8221; di Valerio Magrelli (libro+cd della durata di un’ora, con musiche di Carlo Boccadoro). Un “contromanuale di poesia”, come lo definisce lo stesso autore, sotto forma di abecedario: ventuno voci, dalla A di “autore” alla Z di “zeppa”, più una premessa e un congedo, registrato dal vivo all’Auditorium Parco della musica di Roma il 13 maggio 2005. Ringrazio Luca Sossella per il permesso di riproduzione di due brevi voci di &#8220;Che cos’è la poesia?&#8221;<br />
P.S. </em> <span id="more-1513"></span></p>
<p><strong>Gnarus</strong></p>
<p>È una parola latina che, confesso, non avevo mai sentito, prima di scrivere questo abecedario. Ne utilizziamo spesso la negazione, ovvero l’aggettivo “ignaro”. Ma proviamo a vederla da vicino. Il termine significa “ben informato”, “esperto”, “pratico di”, e deriva dalla radice indoeuropea <em>gna</em>, che sta per “conoscere”. A essa è correlato un vocabolo come “gnoseologia”, ma anche termini quali “narratore” e “narrazione”. Dunque, secondo il suo etimo, il narratore è colui che sa, cioè che conosce la storia da narrare. Ora, se questo è vero per chi guida il racconto, sarò lo stesso anche per chi compone versi? Altrimenti detto: che cosa sa il poeta della sua poesia? Insomma, conosce davvero ciò che scrive? Dobbiamo considerarlo “gnarus” o “ignarus”? E ancora : siamo poi veramente sicuri che oggi il narratore sia ancora così informato come un tempo sui fatti da narrare?<br />
Mi piacerebbe affidare la risposta a un romanziere, <strong>Giuseppe Pontiggia</strong>: “Io non metto il messaggio nel testo, ma glielo chiedo. È da lui che lo aspetto, per scoprire ciò che non sapevo di sapere”. I nostri dubbi trovano conferma. Se il narratore stesso è diventato, almeno in parte, ignaro, figuriamoci il poeta…Come uscire da un tale labirinto? Forse il modo più semplice consiste nel capire che l’opera non va considerata come un oggetto dominato dall’autore, bensì come un processo che trasforma l’autore medesimo. Chi scrive versi, infatti, non lo fa per trasmettere, un dispaccio, bensì per cercare qualcosa che non potrebbe mai trovare altrove.</p>
<p><strong>Paronomasia</strong></p>
<p>Che splendida figura, la “paronomasia”! Si tratta di un fenomeno che si verifica grazie all’accostamento di due parole di significato diverso, ma con una sonorità analoga, come “stelle” e “stalle”, “traduttore” e “traditore”, “amore” e “fetore”. Come si vede, non siamo troppo lontani dalla grande famiglia degli anagrammi. Altrettanto appassionante è ciò che accade quando un vocabolo si acquatta dentro un altro, per esempio “nature” in “venature”. Addirittura impressionante, poi, è il caso di un nome proprio rannicchiato all’interno di un verbo, come nel fortunato “I like Ike” (dal soprannome del presidente <strong>Eisenhower</strong>).<br />
Tutto questo rivela l’essenza metaforica del linguaggio, un’essenza che la poesia può sfruttare fino in fondo muovendosi negli interspazi delle sillabe, delle lettere, degli accenti.<br />
Nessuna parola sta ferma: basta un piccolo tocco, ed eccola trasformarsi in qualcos’altro. Come una nube di particelle subatomiche, il testo trabocca di un’energia in cui suono e senso si versano continuamente l’uno nell’altro. Di questo testimonia la paronomasia, prodotto dell’incessante vibrazione da cui è percorsa la materia verbale.</p>
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