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	<title>Luciana Frezza &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>“Le mancuspie”, una nuova collana di poesia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2024 06:15:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bux]]></category>
		<category><![CDATA[cristina annino]]></category>
		<category><![CDATA[editoria di poesia]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Scartaghiande]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Manganelli]]></category>
		<category><![CDATA[Le mancuspie]]></category>
		<category><![CDATA[Luciana Frezza]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[Una presentazione e un'intervista ad <strong>Antonio Bux</strong><br />, direttore di una nuova collana di poesia: "Le mancuspie" per le Edizioni Graphe.it. Volumi di: Luciana Frezza, Giorgio Manganelli, Gino Scartaghiande, Cristina Annino.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Le mancuspie”</strong> è una nuova collana di poesia diretta da <strong>Antonio Bux</strong> per le Edizioni Graphe.it di Perugia. Il progetto editoriale si annuncia particolarmente serio e attraente. Tra il 2022 e il 2023, sono usciti i primi quattro titoli: <em>Parabola sub</em> di Luciana Frezza (prefazione di Walter Pedullà), <em>Un uomo pieno di morte</em> di Giorgio Manganelli, <em>Sonetti d’amore per King-Kong</em> di Gino Scartaghiande e <em>L’udito cronico</em> di Cristina Annino. Ne ho parlato con Antonio Bux, che ci ha permesso di pubblicare anche alcuni testi e le notizie relative ai singoli volumi già pubblicati. <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p><em>Come è nata l’idea di questa nuova collana di poesia?</em></p>
<p>Conoscevo l’editore Graphe.it per via di qualche sua pubblicazione di saggistica breve, settore a cui dedica la maggior parte del suo lavoro, ma anche per via di una pubblicazione della sua precedente collana di poesia (Calligraphia), che non mi era dispiaciuta, soprattutto per l’oggetto libro. Lo contattai, dunque, per proporgli una mia antologia e lui (Roberto Russo), devo dire, fu entusiasta della mia mail perché mi conosceva e stimava e dunque era felice di poter fare un lavoro con me. Una volta uscito il mio libro, e constatando la serietà e la professionalità di questo piccolo editore umbro che ragiona però da grande, gli ho proposto l’idea di una nuova collana di poesia da me diretta.</p>
<p><em>Che regime di produzione avete previsto (quanto titoli l’anno)?</em></p>
<p>L’idea alla base era semplice: due titoli l’anno (uno in febbraio e uno in settembre) che avrebbero rappresentato la collana di punta della poesia per questo editore. Russo accettò con entusiasmo la proposta, e, dato che in precedenza nelle altre tre collane di poesia che ho il piacere di dirigere ho sempre più o meno trattato con autori esordienti o nuovissime e poco conosciute voci, ho pensato di puntare a una collana che facesse confluire al suo interno voci già note al pubblico della poesia.</p>
<p><em>Quali sono i criteri che ti hanno guidato nella scelta dei titoli? </em></p>
<p>Il progetto è andato costruendosi dunque da sé, pubblicazione dopo pubblicazione, l’idea di base iniziale era proporre sia antologie che libri fuori catalogo di autori viventi e non. Per quanto riguarda il primo volume, <em>Parabola sub</em> di Luciana Frezza, posso dire che ero già da tempo in contatto con la figlia della poetessa scomparsa nel 1994 (avevo collaborato, infatti, all’uscita dell’opera omnia <em>Comunione col fuoco</em>, edita da Editori Riuniti ma già da tempo fuori commercio), perciò è stato semplice pensare di iniziare la collana con una pubblicazione del genere. Stesso discorso vale per il secondo volume, ovvero l’antologia <em>Un uomo pieno di morte</em> di Giorgio Manganelli, omaggio che abbiamo pensato di fare al grande autore grazie alla figlia Lietta, ben disponibile ed entusiasta della proposta, data l’occasione del centenario dalla nascita del babbo. Anche i successivi due volumi pubblicati, ovvero <em>Sonetti d’amore per King-Kong</em> di Gino Scartaghiande (uscito per la prima volta nel 1977) e <em>L’udito cronico</em> di Cristina Annino (comparso solo in precedenza nell’antologia einaudiana “Nuovi poeti italiani 3” a cura di Walter Siti nel 1984), sono stati scelti per via dell’importanza dei due autori e per l’amicizia e la stima che mi legavano da anni ad essi. Ma la collana non si occuperà solo di ripescaggi di libri fuori catalogo o di omaggi ad autori scomparsi, e lo testimoniano le prossime pubblicazioni (i prossimi tre volumi sono infatti inediti di autori viventi già abbastanza riconosciuti; senza anticipare troppo, posso annunciare che nel febbraio del 2024 uscirà il nuovo libro di Gianfranco Lauretano). Insomma, l’idea è innanzitutto quella di puntare sulla qualità, offrendo uno spaccato sobrio, date le sole due uscite annue, ma preciso su cosa offre la poesia di oggi ma anche quella che è stata la poesia in tutto il secondo novecento italiano. Nel magmatico panorama attuale dell’editoria poetica del nostro paese che, all’asfittica e politicizzata condizione delle medie e grandi case editrici alterna la iper-produttività, spesso deleteria, degli editori piccoli e indipendenti, ho pensato di creare un piccolo “porto sicuro” per il lettore. Pochissimi libri ma buoni, sobri ed eleganti, riconoscibili però ognuno scelto per una propria cifra speciale. Insomma, nessun solito “scambio di figurine” (come spesso avviene tra addetti ai lavori) né mero sciacallaggio culturale; solo l’insindacabile scelta estetica di un curatore che si assume le responsabilità del caso.</p>
<p style="text-align: center;">⇓</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-106524 size-medium alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-193x300.jpg 193w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-658x1024.jpg 658w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-768x1195.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-150x233.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-300x467.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-696x1083.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-270x420.jpg 270w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover.jpg 797w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" /></p>
<p>Le mancuspie n. 1</p>
<p><em>Parabola sub</em>, di<strong> Luciana Frezza</strong></p>
<p>Prefazione di Walter Pedullà; 2022</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Euridice</strong></p>
<p>Se fossi caduto dal sonno</p>
<p>là fuori sull’erba</p>
<p>nel solco del serpente</p>
<p>mi avresti visto Orfeo</p>
<p>varcato senza peso</p>
<p>il divieto dei Luoghi</p>
<p>sorriso senza voltarti</p>
<p>raggiunto in un lampo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>nel sogno unico</p>
<p>della vicinanza</p>
<p>vivo due volte</p>
<p>te lo dice una</p>
<p>due volte morta</p>
<p><strong>⊗</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-106527 size-medium alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover-193x300.jpg 193w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover-150x233.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover-300x466.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover-271x420.jpg 271w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover.jpg 451w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" /></p>
<p>Le mancuspie n. 2</p>
<p><em>Un uomo pieno di morte</em>, di <strong>Giorgio Manganelli</strong></p>
<p>2022</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Signore,</p>
<p>un volto definito e chiaro,</p>
<p>altro non vorrei;</p>
<p>non so se mio destino</p>
<p>sia parole o musica o silenzio;</p>
<p>o sempre stare accanto</p>
<p>all’aperta finestra ad aspettare</p>
<p>di saper chi sia;</p>
<p>non so quale la via, quale la casa</p>
<p>che in così vasto intrico di destini</p>
<p>tu hai dato.</p>
<p>Prima che l’ora venga tarda,</p>
<p>– quando ogni ombra lunga</p>
<p>davanti a noi si stende come strada –</p>
<p>fa’ che più non cerchi, o mio Signore;</p>
<p>perché io so</p>
<p>che alcuni si salvano vivendo;</p>
<p>ma destini diversi</p>
<p>si spiegano soltanto col morire.</p>
<p><strong>⊗</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-106529 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover-150x235.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover-300x470.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover-268x420.jpg 268w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover.jpg 528w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></p>
<p>Le mancuspie n. 3</p>
<p><em>Sonetti d’amore per King-Kong</em>, di <strong>Gino Scartaghiande</strong></p>
<p>2023</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il conto delle sere</strong></p>
<p>Son contento che stai bene.</p>
<p>In quanto a me, mi rapisce</p>
<p>a tratti alterni. Ieri mattina</p>
<p>mi piacquero molto gli occhi</p>
<p>di un ragazzo. Non ti va più</p>
<p>di parlare, lo so. È strano almeno,</p>
<p>non ti sento. Siamo diventati</p>
<p>più reticenti entrambi.</p>
<p>Non mi urli più nell’animo, né io</p>
<p>alzo la voce contro di te.</p>
<p>Che cosa ancora, quale altra</p>
<p>intromissione dovremo accettare?</p>
<p>L’accetteremo?</p>
<p>Erano belli i nostri discorsi</p>
<p>di una volta. Io ti amo.</p>
<p>O mio Kong, mio re dell’isola</p>
<p>sperduta, mio occhio io ti amo.</p>
<p><strong>⊗</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-106530 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-183x300.jpg" alt="" width="183" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-183x300.jpg 183w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-626x1024.jpg 626w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-150x245.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-300x491.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-696x1139.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-257x420.jpg 257w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover.jpg 758w" sizes="(max-width: 183px) 100vw, 183px" /></p>
<p>Le mancuspie n. 4</p>
<p><em>L’udito cronico</em>, di <strong>Cristina Annino</strong></p>
<p>2023</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Caos</strong></p>
<p>Premettendo</p>
<p>ch’è sempre doloroso impalare</p>
<p>l’anima in un discorso, scrivere</p>
<p>un diario, lettere, versare</p>
<p>iride nella tinozza di un colloquio.</p>
<p>A quest’età e con i tempi che corrono,</p>
<p>io siedo al bordo dell’orecchio</p>
<p>universale; dico</p>
<p>«biondo, marziale cieco cielo</p>
<p>dove il tempo è rotondo: la verità</p>
<p>è orrendo cannocchiale».</p>
<p>Poi mi rivolto, ascolto chi parla,</p>
<p>annuso odore di vero nel parziale</p>
<p>gesto di chi mi appaia. Credo</p>
<p>a tutto; a quest’età si è un cimitero</p>
<p>abbastanza paziente.</p>
<p><strong>⊗</strong></p>
<p>Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare i seguenti link:</p>
<ul>
<li>Luciana Frezza:&nbsp;<a href="https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-luciana-frezza-oggi-6993.html">https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-luciana-frezza-oggi-6993.html</a></li>
<li>Giorgio Manganelli:&nbsp;<a href="https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-giorgio-manganelli-oggi-6994.html">https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-giorgio-manganelli-oggi-6994.html</a></li>
<li>Gino Scartaghiande:&nbsp;<a href="https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-gino-scartaghiande-oggi-7014.html">https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-gino-scartaghiande-oggi-7014.html</a></li>
<li>Cristina Annino:&nbsp;<a href="https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-oggi-la-poesia-di-cristina-annino-7040.html">https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-oggi-la-poesia-di-cristina-annino-7040.html</a></li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Overbooking: Luciana Frezza</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/07/10/overbooking-luciana-frezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 05:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Alida Airaghi]]></category>
		<category><![CDATA[Luciana Frezza]]></category>
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					<description><![CDATA[Elogio della discrezione di Alida Airaghi “Una presenza discreta nella poesia italiana del secondo Novecento”. Così Roberto Deidier ha definito in un suo articolo la persona e l’opera di Luciana Frezza. Ottima e stimata traduttrice, Luciana Frezza si è occupata soprattutto della poesia simbolista e decadente francese dell’800-900: Mallarmé, Laforgue, Nouveau, Verlaine, Baudelaire, Fargue, Baron, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-85264" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Capture-d’écran-2020-06-15-à-19.12.47-e1594378258537.png" alt="" width="278" height="401" /><br />
Elogio della discrezione</strong></p>
<p>di</p>
<p><strong>Alida Airaghi</strong></p>
<p>“Una presenza discreta nella poesia italiana del secondo Novecento”.</p>
<p>Così Roberto Deidier ha definito in un suo articolo la persona e l’opera di Luciana Frezza.</p>
<p>Ottima e stimata traduttrice, Luciana Frezza si è occupata soprattutto della poesia simbolista e decadente francese dell’800-900: Mallarmé, Laforgue, Nouveau, Verlaine, Baudelaire, Fargue, Baron, Apollinaire, Proust, resi in versioni sapienti e intelligentemente personalizzate per i più importanti editori italiani.</p>
<p>Da questa empatica, vitale e costante applicazione “ha ricavato miracolosamente con un suo setaccio d&#8217;argento un tesoro di abilità&#8221;, secondo l’acuta lettura di Luigi De Nardis. Intrecciata alla straordinaria competenza di traduttrice, Frezza ha seguito una propria attitudine all’espressione poetica, messa in evidenza da numerose e apprezzate pubblicazioni.</p>
<p>Sul suo duplice e correlato impegno di poetessa e traduttrice, così si esprimeva: “È una sfida che mobilita la creatività … e altre virtù come la pazienza e la vigilanza&#8230; Il pericolo per cui bisogna prestare una costante attenzione è costituito dalle possibili intrusioni dell’Io…; occorre tenerlo fuori ma non eliminarlo del tutto, perché il suo contributo di esperienza vissuta può talvolta giovare, come giovano la fortuna e il caso, elementi da mettere in conto”.</p>
<p>Giovanna e Natalia Lombardo, figlie di Luciana e del noto anglista Agostino Lombardo, hanno voluto giustamente riunire in un unico corposo volume (uscito nel 2013 dagli Editori Internazionali Riuniti) tutta la produzione in versi e prosa della madre, scandita in diverse raccolte (<em>Cefalù</em> -1958, <em>La farfalla e la rosa</em> -1962, <em>Cara Milano</em> -1967, <em>Un tempo di speranza</em> -1971, <em>La tartaruga magica</em> -1984, <em>24 pezzi facili</em> -1988, <em>Parabola sub</em> -1990, <em>Agenda</em> -1994, i racconti de <em>Il disegno</em> -1996), sparsa in riviste o del tutto inedita.</p>
<p>È stata appunto la figlia Natalia, giornalista e pittrice, a firmare sia l’illustrazione di copertina sia le puntuali e commosse note biografiche in apertura dell’antologia. Da cui desumiamo che Luciana Frezza, nata a Roma nel 1926, da padre romano agente di cambio e madre siciliana, si laurea alla Sapienza nel 1946 discutendo con Giuseppe Ungaretti una tesi su Eugenio Montale, e iniziando già dagli anni universitari a comporre versi e a collaborare con prestigiose riviste letterarie.</p>
<p>In seguito si dedica con generosità e impegno sia alla famiglia sia allo studio e alla traduzione degli amati poeti francesi, coltivando nello stesso tempo amicizie importanti nel mondo intellettuale (Luigi De Nardis, Giovanni Macchia, Vittorio Sereni, Vittorio Bodini…). Alterna momenti di crisi e insoddisfazione personale ad altri di entusiastica apertura a esperienze partecipative nei movimenti politici e femministi degli anni ’70 e ’80. Sofferente di gravi e invalidanti disturbi alla vista, continua tuttavia a pubblicare libri di poesia, ottenendo ottimi riscontri critici; partecipa a letture pubbliche di versi, insieme a un folto gruppo di amici scrittori romani, e collabora con il Terzo programma di Radio Rai.</p>
<p>All’alba del 30 giugno del 1992, afflitta dal timore di un’incombente cecità e da una profonda depressione, “tragicamente per chi rimane, pensa forse di riprendersi la libertà”, conclude con malinconico pudore Natalia.</p>
<p><em>Comunione con il fuoco</em>, questa fondamentale e completa rassegna della scrittura di Luciana Frezza, si apre con l’empatico saggio introduttivo di Elio Pecora, e presenta altri approfonditi interventi critici di Patrizia Lanzalaco, Filippo Bettini, Luigi De Nardis, Walter Pedullà, Jacqueline Risset, Angela Giannitrapani, accompagnati dagli affettuosi ricordi privati della figlia primogenita Giovanna Lombardo.</p>
<figure id="attachment_85263" aria-describedby="caption-attachment-85263" style="width: 327px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-85263" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Capture-d’écran-2020-06-15-à-19.12.21-e1594378153654.png" alt="" width="327" height="242" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Capture-d’écran-2020-06-15-à-19.12.21-e1594378153654.png 327w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Capture-d’écran-2020-06-15-à-19.12.21-e1594378153654-300x222.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Capture-d’écran-2020-06-15-à-19.12.21-e1594378153654-250x185.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Capture-d’écran-2020-06-15-à-19.12.21-e1594378153654-200x148.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Capture-d’écran-2020-06-15-à-19.12.21-e1594378153654-160x118.png 160w" sizes="(max-width: 327px) 100vw, 327px" /><figcaption id="caption-attachment-85263" class="wp-caption-text">ph. Dino Ignani</figcaption></figure>
<p>I vari libri di versi, pubblicati secondo una scansione cronologica, mettono in luce il percorso umano e letterario dell’autrice, che in tutta la sua produzione rimane legata sentimentalmente a temi ricorrenti di matrice privata: l’infanzia, le figure parentali, i luoghi abitati (Sicilia, Milano, Roma), l’amore nelle sue duttili sfumature. Ma la sua scrittura non è mai circoscritta a un interesse puramente ambientale, di confidenza confessionale, di nostalgico lirismo: ha invece il rigore necessitante di una ricerca severa della propria interiorità, anche nelle inquietudini e negli umori contrastanti, nella ribellione e nelle paure. Elio Pecora presentandone gli sviluppi formali e contenutistici, sottolinea l’esigenza testimoniale di “valicare il proprio io per intelligenza del mondo”, insieme a “un senso estetico vigilato fino alla spietatezza”: “Sento mutarsi il battito del tempo / come fa il treno se lascia / la rassegnata pianura / dove inavvertito / lungamente strisciò / ormai nebbiosa e strana / memoria mentre divora / oggi domani fatti rocce e ombre”, “Un’altra infanzia mi perdo / un’altra vena s’asciuga. / Ho perduto / il filo dei sentieri / e gemo, animale fermato / dalla tagliola, nel caldo / dei crepuscoli abbandonato…”.</p>
<p>Se nelle prime prove di Luciana Frezza è evidente l’eredità del nostro ’800 e ’900 (da Leopardi a Pascoli, da Saba a Montale), in seguito sarà il rapporto con il surrealismo francese a incidere maggiormente nei suoi versi, con l’irrompere del fantastico e dell’onirico all’interno del fino ad allora privilegiato realismo: “Chissà in quale / canneto di carta o verde / fantasma errante coorte / falciata alla radice / al di là di quali porte / nell’andito scuro di botteghe / in disuso dietro quale / muro di eluso rione / giace il piccolo corpo / di Amore dopo l’ordita / esecuzione”, “Non crederli gigli appassiti / mi conforta anzi scintillanti / ancora i tuoi bicchieri alzati / voglia di gioia negata / impuntatura librata / per forza propria ape e fiore nell’aria / dove ancora salgono e il brutto / muso di lutto pret a porter che detestavi cade / come buccia dal frutto”.</p>
<p>Anche l’ironia si concede alcuni spazi, soprattutto nel lucido esame del ruolo che il destino biologico di donna ha giocato nel determinare le scelte esistenziali della poetessa. Il rapporto non facile e non sempre idilliaco con il marito, la fatica dell’impegno domestico (la conserva andata a male, gli inutili ninnoli costruiti con la creta, la lista della spesa…) vengono avvertiti come limitanti o deludenti, provocando frustrazione e sensi di colpa: “E io che così sola ho spostato / i massi più pesanti. Tutto succedeva perché ero donna / ma questo l’ho sempre saputo”, “Vivere bene è spostarsi / per far posto a qualcosa e a qualcuno”, “una caviglia fasciata / una cantina allagata / e uno strofinaccio torto / ecco vi presento i miei / avvocati / roba da far venir la / pelle d’oca / a un morto”, “– Ah, una piccola cosa – / a bassa voce / – miei cari, attenti a non chiudermi / in una scatola di sardine”, “Quanto fa male amore / tardiva carezza / sulla nuca infestata / di pidocchi neri. / Marito / non capito / vendicativo senza / farmi capire / inevitabile divergenza / io l’incrociato sorriso / volevo – ricordo due dita / un giorno sulla gota per caso / sotto l’arco del salotto quasi / una cresima / tu partecipazione / al tuo lavoro io / che non ne davo troppa / neanche al mio / Parlare volevo magari / non troppo non troppo spesso / di noi”, “La madre poeta / non va”.</p>
<p>Attraverso la riflessione sulle relazioni interpersonali e familiari, Luciana Frezza riusciva a recuperare l’eco fascinoso di miti archetipici, ritrovando nelle vicende di Iside e Osiride, Demetra e Persefone, Orfeo ed Euridice le radici di ogni attuale sentire e soffrire.</p>
<p>Proprio alla sofferenza degli ultimi anni si riferiscono i versi dolentemente allusivi che precedono la sua scomparsa: “Mi restringo alla pista / pericolante dei miei passi. / Solo vorrei afferrare / una cosa, / nascondervi il volto. // E poi pianamente un sussulto / e le lampade e tutto fluisce”, “Scrivere questi poveri // frammenti / significava ancora amare un // poco il mondo”, “Spreco questi ultimi secondi / dei tempi supplementari / a gustare le poche sensazioni / piacevoli”, “Agostino viene alla messa / delle 9 poi il cappuccino / Tutti mi amano / più di quanto io ami / Io non amo nessuno eppure / evito di sfiorarli col pensiero / i piccoli e le figlie e questo / noli los tangere forse / è una specie d’amore”, “Scatta il lucchetto, presto signori si chiude”.</p>
<p>Un’esplorazione ininterrotta, talvolta tormentante, intorno al significato della vita e della poesia ha contrassegnato ogni aspetto dell’esistenza fisica e letteraria di Luciana Frezza.</p>
<p>Come ha scritto il critico Filippo Bettini, in lei “la ricerca del ‘senso della vita’ si identifica con quella del ‘senso della poesia’; ed ogni scampolo, epitome o ritaglio, anche il più piccolo o marginale, diventa il pretesto necessario di una più ampia trasfigurazione poetica di essenze interiori, psicologiche e ideali”.</p>
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