<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Luigi Romolo Carrino &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/luigi-romolo-carrino/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 23 Nov 2013 00:37:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>La partita del cuore: Luigi Romolo Carrino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/11/23/la-partita-del-cuore-luigi-romolo-carrino/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2013/11/23/la-partita-del-cuore-luigi-romolo-carrino/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Nov 2013 00:35:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[il pallonaro]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Romolo Carrino]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità e sport]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=46998</guid>

					<description><![CDATA[di Luigi Romolo Carrino Ciò che complica le cose in una partita di calcio è la presenza della squadra avversaria. Jean-Paul Sartre &#160; Carlo Petrini è stato un calciatore italiano in auge soprattutto alla fine degli anni Settanta. Fu coinvolto nell’affaire del Totonero e rimediò una squalifica che mise fine alla sua carriera. L’ex attaccante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/novita-il-pallonaro-luigi-romolo-carrino-L-uSyokR.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-47000" alt="novita-il-pallonaro-luigi-romolo-carrino-L-uSyokR" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/novita-il-pallonaro-luigi-romolo-carrino-L-uSyokR-225x300.jpg" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/novita-il-pallonaro-luigi-romolo-carrino-L-uSyokR-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/novita-il-pallonaro-luigi-romolo-carrino-L-uSyokR.jpg 400w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a> di</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Luigi Romolo Carrino</strong></p>
<p style="text-align: right;">Ciò che complica le cose in una partita di calcio</p>
<p style="text-align: right;">è la presenza della squadra avversaria.<br />
<strong>Jean-Paul Sartre</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Carlo Petrini è stato un calciatore italiano in auge soprattutto alla fine degli anni Settanta. Fu coinvolto nell’affaire del Totonero e rimediò una squalifica che mise fine alla sua carriera. L’ex attaccante del Bologna, del Milan, della Roma, del Genoa, diventò scrittore e per la Kaos Edizioni pubblicò un bel po’ di libri: <em>Nel fango del dio pallone</em> (2000) divenne un best seller nonostante il boicottaggio mediatico. Petrini raccontò con tenera e spietata sincerità il mondo dei <em>pallonari</em>, il loro sfreno sessuale, il doping, le partite combinate, i favoritismi all’asse Milano-Torino (Juventus-Milan, passando anche per Roma), i dictat dei Palazzi del Potere (Lega e Figc), le simpatie degli arbitri e le loro mirabilanti Lamborghini, che <em>giallemente</em> abbagliavano i loro modesti introiti, e raccontò anche dello strano caso del centrocampista Donato Bergamini, morto dopo essere stato investito da un TIR: questa, almeno, è stata la versione ufficiale per molto tempo.<br />
Carlo Petrini raccontò la <em>dark side</em> del <em>moon</em> calcio.<br />
È morto l’anno scorso, cieco e aggredito da svariati tumori, conseguenza di tutta la monnezza che le società dove ha giocato gli hanno iniettato nelle vene e spinto in gola per renderlo più competitivo. Come a tutti gli altri, del resto. In effetti, soprattutto oggi, tra gli impegni di campionato, delle coppe europee e della nazionale, ce ne vuole di forza fisica per disputare una partita ogni tre giorni! Ma oggi non ci sono casi di doping: siamo migliorati fisicamente, ci prepariamo meglio, c’è il turn over e siamo diventati onesti.</p>
<p><em>Una chiacchierata col massaggiatore o è lo stesso nostro procuratore a dircelo come funziona all’antidoping. Sappiamo quello che succede. Tranne casi eclatanti, le cose si mettono sempre a posto. Il Sistema calcio non collassa per le scommesse truccate, figuriamoci per una questione di droga, soprattutto se si tratta di cocaina. Se proprio serve, si sacrifica qualcuno di tanto in tanto. A quelli del ciclismo li massacrano. Per i calciatori, la protezione dall’antidoping è massima. Figli e figliastri, a seconda dello sport che si pratica.</em></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/KGrHqZHJBwE+J4F45pBBQD-WunEQQ60_35.jpg"><img loading="lazy" class="alignright size-full wp-image-47001" alt="$(KGrHqZHJBwE+J4F45pBBQD-WunEQQ~~60_35" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/KGrHqZHJBwE+J4F45pBBQD-WunEQQ60_35.jpg" width="251" height="300" /></a>Justin Fashanu è stato un calciatore inglese in attività soprattutto negli anni Ottanta. L’attaccante del Southampton, del Manchester City, pagato un milione di sterline l’anno dal Notthingham Forest (il primo giocatore di colore a essere pagato così tanto), nel 1990 decise di dichiarare la propria omosessualità e rimediò almeno un altro milione, ma di insulti e minacce, fu rinnegato dal fratello, anch’egli calciatore, e qualche anno dopo dovette chiudere la sua carriera e anche la sua vita, perché si suicidò in seguito alle dichiarazioni (rivelatesi poi false) di un diciassettenne che lo accusò di averlo violentato.<br />
Justin, povero ragazzo, non avrebbe mai immaginato quello che sarebbe successo in seguito al suo coming out.</p>
<p><em>Se questa sera di fine agosto che ti batte forte il petto, e sei per la prima volta in A e sei il talento che corre 90 minuti e sei questo col piede sulla palla a centrocampo, se stasera tu sei tutto questa cosa che sta ora qui al Dall’Ara nella prima giornata di campionato della massima divisione allora tu sai, da stasera più che mai, sai che non puoi dire a nessuno e proprio a nessuno che a te ti piace il cazzo.</em></p>
<p>I gay nel calcio non esistono. Nell’universo dei machi pallonari non ce ne sono. Il calcio è uno sport duro, contrasti aggressivi e cattiveria agonistica, senza contare che si sta nudi negli spogliatoi. Non esistono, ma nel caso ce ne fossero, dice su <em>Vanity Fair</em> la Seredova, moglie di Buffon, si dovrebbero dedicare spogliatoi ai soli giocatori gay.<br />
Non ha importanza se qualcuno dice di esserlo, come Lucchello, ex portiere del Sion, che quest’anno è stato eletto Mister Gay dopo aver lasciato l’attività, non ha importanza se l‘americano David Testo o se lo svedese Anton Hysen e molti altri (non in Italia!) abbiano deciso di rivelare il loro orientamento sessuale ai compagni di squadra e ai tifosi, e non ha alcuna importanza se il presidente della federcalcio tedesco Niersbach o la Merkel dicano ai loro calciatori “<em>Non abbiate paura“</em> (ripetuti i loro inviti al coming out; non costa nulla, tanto non sono certamente loro a dover scendere in campo ogni settimana, ma vuoi mettere la bella figura che fanno?): i gay nel calcio non esistono!<br />
O meglio: nel calcio maschile. Va da sé che le giocatrici sono tutte lesbiche, e da sempre due ragazze omosessuali solleticano l’immaginario del maschietto che non vede l’ora di intrufolarsi nel loro letto (volgarità socio-antropologica, ignoranza). Del calcio femminile non si interessa mai nessuno e d’altra parte il business che gira intorno al calcio dei ragazzi ha volumi giganteschi rispetto a quello delle ragazze: quindi, chi se ne frega del loro orientamento sessuale eccetera eccetera.</p>
<p>“Si a sfaccimm da gent nun sai nient e pallon sai sul e ricchiun“ – evito la transcodifica.<br />
Questo è uno dei – quasi sempre sgrammaticati – messaggi che in questi giorni mi stanno arrivando su fb, dopo l’uscita del mio nuovo romanzo Il Pallonaro, storia d’amore ambientata nel campionato di calcio italiano tra un portiere e un attaccante della stessa squadra.<br />
&#8220;Vedi“, dice Lalla Careddu sulla mia bacheca fb, “questo paese ingoia tutto, ma non l&#8217;insulto al grande C. Il grande C è l&#8217;ossessione, il totem. Il grande C sta nelle mutande e va solo in una direzione, quella che voi campani chiamate la fessa. Il grande C ha la sua apoteosi negli stadi. Tocca il grande C, fallo deragliare ed ecco qua. Questo paese è ossessionato dal cazzo&#8221;.<br />
Profonda verità.</p>
<p>Qual è la ragione di tutto questo ostracismo? Perché un calciatore non può dichiarare di essere omosessuale? Verrebbe da chiedersi perché dovrebbe farlo, ma la risposta la conosciamo già.<br />
Cosa arriverebbe dagli spalti? Il coro delgi ultrà sarà <em>Ricchiò! Ricchiò! Ricchiò!</em> oppure intoneranno la canzone de <em>L’elefante gay, non più lui ma lei</em>?<br />
Quali ripercussioni economiche si avrebbero riguardo gli sponsor? La Nike ritirerà i suoi svariati milioni o proporrà scarpette con tacchettini a spillo fucsia? E magari poi farà come la vigliacca <em>Barilla</em>?<br />
In squadra, proprio nello spogliatoio, cosa accadrebbe? Si potranno ancora sentire cose come: “Mi passi il bagnoschiuma? È proprio qui, ai miei piedi“?<br />
In campo, il riccioluto Diamanti urlerà ancora “finocchio di merda“ all’indirizzo del metrosessuale Borriello? O lo linceranno, magari lo accuseranno di omofobia, lo tortureranno costringendolo a guardare per un’intera settimana spot olandesi e danesi sul coming out dei giocatori?<br />
E infine, quell’allenatore là, dopo l’allenamento, quando tutti gli altri se ne sono andati, continuerà a fare sesso nella palestra dello spogliatoio col suo biondissimo difensore centrale?<br />
Sì, cambia l’ambiente, ma è proprio come certi manager facevano (fanno) con la loro segretaria (miserabile eredità machista che ha visto il suo acme negli anni Ottanta).</p>
<p><em>Ogni domenica sugli spalti ci sono decine di migliaia di persone. Ognuna vive una settimana intera la sua realtà fatta di lavoro, di figli da portare a scuola e di stipendio da farsi bastare, di anziani genitori da accudire. Ogni settimana centinaia di migliaia, milioni di persone, davanti al televisore o sopra le gradinate, quando ci vedono giocare vivono un sogno. Nessuno di loro potrà mai avere la vita mia o la tua. Sono dei perdenti e lo sanno. Noi abbiamo una responsabilità: questa gente chiede, sì, anche a me e a te Baldini, chiede a noi di essere il mito e di essere il vincente che loro non saranno mai. È un sogno, riscatta la loro realtà.</em></p>
<p>Il mito. Il sogno. Il riscatto. Tutte parole maschie. Il mondo è maschio da millenni. Come il potere. Che sia su una poltrona in cucina o una in pelle al Parlamento. Il calcio, parola maschietta, ha a che vedere con la cultura e la politica di un Paese, e queste ultime due sono parolelle femminucce, quantomeno da noi in Italia. Perché quando qualcosa, come il calcio da noi, è così popolare allora diventa una macchina del consenso ed è capace di influenzare i gusti, le consuetudini, il pensiero di un popolo intero.<br />
L’animale. Il tifo. Il credo. Il cazzo.<br />
Il nostro Paese fa il bullo su princìpi di civiltà che gli Stati di tutto il pianeta stanno affermando. Invece, sui <em>ricchioni</em> e sulle <em>lelle</em>, pare ci sia una Russia nascosta nel profondo dell’anima di molti italiani. Sarà così?</p>
<p><em>Marisa vuole raggiungere almeno cinquanta membri. Professionisti. Provenienti dalla A e dalla B, soprattutto. Portieri, centrocampisti, terzini, centrali, attaccanti. Lo scopo è un coming out collettivo che prenda per le palle il sistema. Uno, due o tre, non servono. Singolarmente non cambia nulla. Ma cinquanta insieme per il Palazzo del calcio diventa un nodo da gestire. Lo dovranno fare, soprattutto se ci sono nomi importanti. Giocatori eterosessuali ci appoggeranno. Anche glorie del passato sono disposte a rivelarsi. Dopo i due mesi di prova ti verrà chiesto se sei disposto a dichiararti quando verrà il momento. Se non accetti sei fuori. Questo è l’obiettivo.</em></p>
<p>“Non comprendo. Su quali basi sostieni la presenza dei gay nel calcio? Addirittura una rete (Marisa, nda) di calciaori gay! Per sua natura, il calcio non impatta gli omosessuali. Agli omosessuali il calcio non piace. Il mio consiglio è di continuare a occuparti di camorristi, di psicopatici e di neomelodici: è quello è il tuo ’campo’.“ – messaggio firmato. nella mia posta. Questo è scritto meglio rispetto agli altri, ma privo di argomentazioni se non le solite cose riguardo la virilità.<br />
Un omosessuale non è virile e, viceversa, se uno è virile non è omosessuale. E poi, l’eterosessuale ’maschio’ rispetta sempre e comunque la legge della foresta: l’omm’ adda puzzà. Poco conta se la cosmesi maschile fa tre miliardi di euro di fatturato all’anno, il 30 % delle vendite di categoria: è il principio che conta e che deve immutabilmente essere sempre vero.<br />
Gli omosessuali, si sa, sono tutti gentili e teneri.<br />
Siamo ancora a questo punto?<br />
Il nostro Paese ha bisogno di un po‘ di leggerezza emotiva su questi argomenti, sia da parte degli etero sia da parte dei gay, ha bisogno di reimparare il rispetto della persona, il senso del limite e ha necessità di un bel po‘ di trasparenza su tutto il resto.<br />
Petrini ha pagato i suoi errori e lo ha detto chiaramente qual è l’ambiente dei pallonari. Fashanu ha pagato la sua onestà intellettuale con la morte. Ogni giorno decine di migliaia, centinaia di migliaia di uomini e di donne affermano la loro dignità, in silenzio, subendo l’inverosimile in un contesto che si definirebbe progredito.<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/images-1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-47002" alt="images-1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/images-1-150x300.jpg" width="150" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/images-1-150x300.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/images-1.jpg 159w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>Si dice che i calciatori gay non esistono. Si dice, semmai esistessero, che il problema sarebbe la convivenza con i compagni &#8211; etero &#8211; di squadra. Si dice che i tifosi non lo accetterebbero mai. Si dice che è un fatto di soldi, che gli sponsor poi li ritirerebbero ’sti soldi.<br />
Robbie Rogers, centrocampista della Major League Soccer, a febbraio di quest’anno si ritira e dichiara la sua omosessualità. Convinto dal suo procuratore, torna a giocare e firma con i Los Angeles Galaxy. Al 77° minuto della partita contro i Seattle Sounders sostituisce un compagno. L’ovazione dei suoi tifosi, non appena mette piede in campo, e l’abbraccio del suo capitano sull’erba, dicono tutto quello che c’è da comprendere.<br />
Certo, c’è un oceano di mezzo. In tutti i sensi.</p>
<p>Si dicono tante cose, pur di non ammettere che la questione è ricondicibile a chi guida, a chi comanda, ai dirigenti. E naturalmente non sto parlando solo di calcio: per la nostra classe dirigente le cose devono andare così, perché così sono andate sempre.<br />
In realtà, se un calciatore, se tutti i calciatori di serie A venissero allo scoperto sarebbe un grande passo verso quel consenso (detto beceramente e politichesamente) che determinerebbe un salto di civiltà nell’immaginario collettivo, obiettivo che nessuna legge sull’omofobia – men che meno quella proposta! – potrà mai raggiugere.</p>
<p><em>I verdenero convergono nella nostra area di rigore. Si stringono intorno a me e Stefano. Si dispongono intorno a noi e fanno una cupola con la testa. Tutte le teste vicine e le mani che abbracciano la vita. Difficile vedere, da qualsiasi angolazione, cosa succede dentro al cerchio. A me e a Stefano ci manca la forza nelle ginocchia. Ci mettiamo come in castigo, senza ceci a terra ma solo erba, erba sotto le ginocchia. Sono a dieci centimetri dalla sua faccia e lo tengo ancora stretto tra le mie dita. Stefano capisce cosa voglio fare, mi toglie una mano e se la porta sul petto. È tenerezza.</em><br />
<em> – È un fatto nostro.</em><br />
<em> – Fammelo fare.</em><br />
<em> – Una cosa alla volta, me lo hai insegnato tu.</em><br />
<em> – Non significa niente. Io così io non esisto. Non esistiamo.</em><br />
<em> – Sono con voi. Qualsiasi cosa fate – dice il capitano. – Tutti noi siamo con voi.</em><br />
<em> I verdenero fanno sentire un sì forte e chiaro a tutto lo stadio.</em><br />
<em> Boato dei tifosi. Sul videowall c’è una squadra in cerchio che si stringe intorno alla soddisfazione di aver centrato la Champions. Una squadra che compie il suo rito di fratellanza, di festeggiamento, di fedeltà.</em><br />
<em> – Non cambierà mai niente – dico disperato.</em></p>
<p>“Ci sono argomenti di cui non si dovrebbe scrivere. Questo è un romanzo che non andava scritto“. Lo ha detto l’editor di una prestigiosa casa editrice dopo aver letto il mio romanzo, dopo averlo inesorabilmente rifiutato. Mi verrebbe da replicare qualcosa, più di qualcosa ma taccio.<br />
Le cose si fanno, ma non si dicono.<br />
È la nostra legge.<br />
Perché ciò che complica la verità di un uomo è la presenza di un altro uomo di fronte.<br />
Questo articolo sta diventando troppo lungo. I ‘suggerimenti‘ che qui vi ho dato bastano e avanzano per per fare le vostre considerazioni e&#8230; anche per urlare, dagli spalti o in faccia a un televisore con altri cento amici, liberatoriamente e felicemente: Forza Napoli!</p>
<p>(i corsivi contenuti nel testo sono estratti <a href="http://www.goware-apps.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=309:il-pallonaro-carrino&amp;catid=11:ebook">dal libro )</a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2013/11/23/la-partita-del-cuore-luigi-romolo-carrino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I ragazzi di Luigi Romolo Carrino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/02/41202/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/02/41202/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 09:16:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Certi ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[ettore petraroli]]></category>
		<category><![CDATA[Liberi di scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Romolo Carrino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41202</guid>

					<description><![CDATA[TITOLO Certi Ragazzi AUTORE Luigi Romolo Carrino GENERE Poesia PUBBLICATA IL 23/09/2011 EDITORE Liberodiscrivere® edizioni da &#8220;certi ragazzi&#8221; di Luigi Romolo Carrino poesie scritte male dette a voce alta Fragile Non c’è lingua che non parli la tua mia. I mai d’ossa viene la vita a farci &#8211; fragile per disfarci l’aleph &#8211; farci suono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/3254-Cop-Carrino-206x300.jpg" alt="" title="Cop-Mannerini_Scritte Originali" width="206" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-41203" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/3254-Cop-Carrino-206x300.jpg 206w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/3254-Cop-Carrino-705x1024.jpg 705w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/3254-Cop-Carrino.jpg 1683w" sizes="(max-width: 206px) 100vw, 206px" /></p>
<p>TITOLO	Certi Ragazzi<br />
AUTORE	Luigi Romolo Carrino<br />
GENERE	Poesia<br />
PUBBLICATA IL	23/09/2011<br />
EDITORE	Liberodiscrivere® edizioni
</p>
<p>da &#8220;certi ragazzi&#8221;  di Luigi Romolo Carrino<br />
<em>poesie scritte male dette a voce alta</em></p>
<p><strong>Fragile</strong></p>
<p>Non c’è lingua che non parli la tua mia.<br />
I mai d’ossa viene la vita a farci<br />
&#8211; fragile per disfarci l’aleph &#8211;<br />
farci suono di baci epilettici sulla bocca.<br />
<span id="more-41202"></span></p>
<p>So della faccia che fui e mi taccio,<br />
così mi faccio del tuo come che sei.<br />
E viene da sotto, e niente ci capisce,<br />
verisce la ferità, guarisce il mezzo altro tu.<br />
Tu sei quello che non mi sono stato mai.</p>
<p>Noi ci conosciamo così molto di Noi,<br />
sappiamo poco di quel tutto tanto<br />
che ci fece gli occhi di metà arrugginiti<br />
e feroci, tanto andavamo via, che dimenticammo.</p>
<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/CTIQx5uUIt0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/02/41202/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ex ordres littéraires: Carmela Cammarata</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/17/ex-ordres-litteraires-carmela-cammarata/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/17/ex-ordres-litteraires-carmela-cammarata/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 07:17:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[esordi letterari]]></category>
		<category><![CDATA[I Santi Padri di Carmela Cammarata]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Romolo Carrino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38188</guid>

					<description><![CDATA[Nota d&#8217;autore di Luigi Romolo Carrino I Santi Padri di Carmela Cammarata (Del Vecchio Editore, novembre 2010) per me è un po’ come il ratto che s’infila in una saittella (fogna, nda) di Via Foria e poi riemerge sfacciatamente da un’altra, poco più in là (madonna, ma un paragone migliore no?). Mi spiego. Ho avuto questo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/50315_172636859424093_7915107_n.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-38189" title="50315_172636859424093_7915107_n" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/50315_172636859424093_7915107_n-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/50315_172636859424093_7915107_n-196x300.jpg 196w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/50315_172636859424093_7915107_n.jpg 200w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></a> <strong>Nota d&#8217;autore</strong></p>
<p style="text-align: center;">di</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/leggere-attentamente/">Luigi Romolo Carrino</a></strong></p>
<p><a href="http://www.delvecchioeditore.it/index.php?pagina=scheda&amp;scelta=51">I Santi Padri </a> di Carmela Cammarata (Del Vecchio Editore, novembre 2010) per me è un po’ come il ratto che s’infila in una saittella (fogna, nda) di Via Foria e poi riemerge sfacciatamente da un’altra, poco più in là (madonna, ma un paragone migliore no?). Mi spiego.<br />
Ho avuto questo libro dall’Ufficio Stampa della Del Vecchio, alla fiera di Roma. Il tizio (ormai lo conosco un po’ e lo chiamo ‘un dito ar’), mi fa: “<em>Sai, mi piacerebbe tu lo leggessi. Avete molte cose in comune, riguardo l’uso della scrittura”.</em><br />
Scatta tutto l’ingranaggio autore-lettore-recensore. Sintetizzando, il primo pensiero che faccio è: ”<em>Ma che cosa? Io sono un grande momento della letteratura contemporanea</em>”. Sintetizzando, la prima cosa che mi esce dalla bocca è: ”<em>Davvero? Sono curioso…</em>”<br />
Leggo la quarta di copertina: <em>Carmela Cammarata è una moderna fata dalle mani d’oro. Impiegata per hobby, è artigiana per assoluta volontà di mani ribelli</em>. Misericordia. Chiedo se allo stand c’è la persona che ha scritto questa quarta per comunicarle immantinente&#8230; la mia impressione.</p>
<p><span id="more-38188"></span>Mi avventuro sulla bandella: <em>Carmela Cammarata racconta con la consapevolezza di un’affabulatrice consumata, che la pone di diritto tra le voci più interessanti della narrativa contemporanea.</em> Un’altra? Uao, quante voci interessanti abbiamo in Italia (lo penso, non lo dico). A casa ne leggo tre pagine. Rivedo qualche sera dopo il tipo dell’US: “N<em>on mi piace. A meno che tu non mi elargisca favori sessuali o, in alternativa, mi faccia conoscere qualcuno di veramente importante, non credo io possa cambiare idea”</em> (per certe cose sono un follower…) Un mese dopo, mi telefona Forlani. “<em>Sai, ho letto un libro di una scrittrice napoletana. Cammarata. Leggilo, se ti capita. Credo abbiate una modalità simile nell’approcciarvi alla scrittura”</em>. Io esterre-obstupe-fatto. Ho pensato: ’<em>N’ata vota a chesta?</em> Ho detto: ”<em>Certo Francesco. Grazie del consiglio”</em>.<br />
E questo era, appunto, il paragone del ratto (sic…).</p>
<p style="text-align: center;"><strong>***</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong>Nanà, protagonista e voce narrante de I Santi Padri, è l’ascissa del multiverso femminile, straordinario e terribile, un’intelligente e sensibile anomalia generata da un basso di Napoli che si rende conto, che capisce qual è l’inganno delle aspettative.</p>
<p style="text-align: left;">Due Nanà, tante Nanà in tutto il romanzo. <em>Nanà bimba</em>, osservatrice, che recupera il nonno ubriacone nelle cantine della città. <em>Nanà adulta</em>, disincantata, cambiata (cambiata?). <em>Nanà che sogna di ballare</em>, di cantare. <em>La Nanà ‘studiata’</em> che cerca il solito riscatto da una vita di stenti e ignoranze (frase da recensore). <em>Nanà internazionale</em> (un compagno americano). Nanà in due continenti (sì, anche l’America). <em>Nanà lunghezza della radice partenopea</em>. <em>Nanà madre di Viola</em>, ma anche larghezza di una seconda gravidanza (gemellare). <em>Nanà compagna di un marito ricchione</em>, quantomeno bisex. <em>Nanà figlia in cerca di un padre</em> mai stato. <em>Nanà La Smorfia di una mancanza</em> (il Nonno, il Padre, il Marito) estratta con rimbussolamento su tutte le ruote per ogni nuovo anno che passa, per ogni festeggiamento della vita, per ogni liturgia di passione, per l’avvento di ogni nascita di ogni morte. E poi essere sempre “<em>riposta come una pastorella da presepe dopo la Befana”</em>.<br />
A volte mettiamo la nostra vita passata in una custodia gentile, decorata negli anni dall’oblio e dalla tenerezza, dall’incanto di aver vissuto comunque qualcosa che aveva bellezza, nonostante tutto. E si finisce per dimenticare quello che non conviene, si finisce per vedere solo quella bellezza. Forse è giusto così. Certe altre volte, non ci accorgiamo che la custodia è rotta e ne fuoriescono – liquidi come lacrime – i nostri ricordi-gioielli neri tatuati sotto la pelle. Anche questo però è custodire. Un altro modo, certo. Forse più esibito.<br />
<em> Nanà-grande</em> esercita l’atto di custodia della <em>Nanà-piccola</em>, la propaga, la predica, la espande, la giganteggia. Nella lingua e nella genealogia della sua terra Nanà fa luce, come un santo padre, al suo cambiamento. O meglio, ritorna come luce per vedere la ‘davvero’ realtà che la circonda, quella che “puzza di vero” e non quella che fa comodo vedere. È la sofferenza generata dall’incomprensione di questa  dicotomia – ideale realtà e realtà ideale – che Cammarata è stata brava a raccontarci.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>***</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><br />
Alle prime dieci pagine ho pensato di tutto, tutto il negativo. Il dialetto (qui c’è più di un problema sintattico), il registro (troppo alto in certi punti, ma che vuole fare?), la storia (ma queste cose le raccontano anche le pietre). A un certo punto mi sono un po’ vergognato e mi è venuto in mente il mio conterraneo scrittore D.D.S. quando ha letto il mio primo romanzo (:<em>“Sì, bello ma… No, è che… Non è il mio genere”</em>).<br />
L’autore-lettore-recensore è un danno alla letteratura. Spesso è l’autore-lettore a scrivere recensioni. Tranne poche eccezioni, si tratta di conflitto di interessi. Vi risparmio la tiritera sulle implicazioni di questa infezione.<br />
Il romanzo della Cammarata per me è bello. Non tutto funziona. La casa editrice avrebbe dovuto modulare un po’ meglio la comunicazione (a mio umile avviso: chiedo scusa per il parere non richiesto) e curare di più l’editing. A dirla tutta, l’autore-lettore-recensore è quasi sempre una pippa (anche inteso come noia).<br />
Preferisco agire come quell’altro mio conterraneo, P. L, al quale molti di noi scrittori, napoletani e non, dobbiamo molto, che quando ha letto il mio primo romanzo ha detto: “Magnif<em>ico. Mi hai bruciato sul tempo. Ci stavo pensando io a una storia così”</em>.<br />
Cosa scriverà, la Cammarata, come secondo romanzo? Chi lo sa, chi se ne frega. Però questo suo debutto, a 55 anni, vale la pena leggerlo.</p>
<p><strong>I Santi Padri</strong><br />
ISBN: 978–88–6110–043–5<br />
Autore: Carmela Cammarata<br />
Pagine: 128<br />
Anno: 2010<br />
Prezzo: 14 €</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/17/ex-ordres-litteraires-carmela-cammarata/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>leggère attentamente</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/leggere-attentamente/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/leggere-attentamente/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 09:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[azimuth edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[istruzioni per un addio]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Romolo Carrino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36950</guid>

					<description><![CDATA[ISTRUZIONI PER UN ADDIO di L.R. Carrino 1. Aprire la vaschetta del detersivo (è quella a destra) Mi è venuta un poco di paura. Poso i fogli sul tavolo, faccio cadere la borsa del PC a terra, la casa è profumata, brilla tutto, tutto pulito, sistemato. Resto così per un minuto e sento che tutta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ISTRUZIONI PER UN ADDIO</strong> <br />
di<br />
<strong>L.R. Carrino</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/nazziun.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/nazziun-300x163.jpg" alt="" title="nazziun" width="300" height="163" class="aligncenter size-medium wp-image-36952" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/nazziun-300x163.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/nazziun.jpg 732w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
<em>1. Aprire la vaschetta del detersivo (è quella a destra)</em><br />
Mi è venuta un poco di paura. Poso i fogli sul tavolo, faccio cadere la borsa del PC a terra, la casa è profumata, brilla tutto, tutto pulito, sistemato. Resto così per un minuto e sento che tutta la casa si sta zitta, non si sente niente, non ce la faccio manco a pensare, ma che madonna mi hai detto vicino all’ascensore? Non ho capito niente, ho capito male senz’altro, ho capito una cosa per un’altra.<br />
Vado in cucina, apro il frigorifero e vedo il latte ad alta digeribilità, mi calma vedere la busta di latte, la prendo e vedo la scadenza, mancano ancora tre giorni. Apro il forno e dentro ci sta il tacchino con i piselli, la parmigiana di melanzane, tutto pronto. Mi calmo, mi calma un poco ’sta cosa.<br />
Apro il mobile dove sta la pasta, i biscotti che ti mangi, quelli senza glutine, stanno quasi per finire ma ci stanno. Apro il balcone, dentro a una busta di plastica, appesa alla maniglia della porticella della caldaia, ci sta un foglio, sul foglio ci sta un disegno della parte di sotto della caldaia.<br />
Quanto sei bravo a disegnare tu, io mai, manco una casarella so’ fare, faccio pure i fiori più grandi dei cristiani. Nel disegno ci stanno le quattro manopole della caldaia, su una ci sta una freccia grossa e a fianco c’è scritto “pressione dell’acqua”, appresso c’è scritto “aprila lentamente verso destra”, poi c’è scritto “richiudila quando l’indicatore segna 1,5 bar“.<br />
<span id="more-36950"></span><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/cop.aspx_.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/cop.aspx_-199x300.jpg" alt="" title="cop.aspx" width="199" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-36951" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/cop.aspx_-199x300.jpg 199w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/cop.aspx_.jpeg 200w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a></p>
<p><em>2. Dosare la quantità di detersivo a seconda del carico (e cmq, non più di un tappo di flacone)</em><br />
Mi viene da ridere per il disegno, tu sei un pazzo, ci hai messo pure la faccetta tua vicino a ogni manopola, e vicino alle manopole che non devo toccare c‘è la caricatura della tua faccia minacciosa che dice “no, non è questa“, e sulla manopola giusta la tua faccetta che sorride e annuisce.<br />
Rientro in cucina, chiudo il balcone e butto il foglio sul tavolo. Vado nel salone e da tre metri, sul tavolinetto di fronte al divano, vedo che c’è una lettera. Mi metto paura un po‘ più di prima, mi faccio una risatella, stronzo di merda, mi fai sempre ‘sti scherzi, ma io una volta di queste ti faccio una faccia di paccheri, ti prendo a schiaffi a due a due fino a quando non diventano dispari, ti stacco le braccine e ti ci meno, ti piglio a calci nel culo con movimento periodico e uniforme una volta di queste, sappilo.<br />
Mi stai facendo squagliare di paura, mi stai facendo. Non so che mi viene, tutto a un tratto devo pisciare, sicuro voglio andare nel cesso però mi butto dentro alla camera da letto, spalanco le ante dell’armadio, passo veloce una mano sulle grucce vuote, come se solo a toccarle ci ritornano sopra i tuoi vestiti, le tue giacche, le tue camicie, come se a toccarle uno poi non lo sente il tintinnio del ferro contro il ferro di queste grucce del cazzo, del legno con il legno, del niente che è rimasto, dentro all’armadio.</p>
<p><em>3. Versare l’ammorbidente (è quello liquido con il pupazzetto di peluche sull’etichetta) nella vaschetta di sinistra. Mezzo tappo del flacone </em><br />
Lo sai che dobbiamo cambiare la carta da parati, vero? Questi disegni, queste scritte sulle pareti, non le sopporto più, te l’ho già detto? Tu manco per il cazzo, non te ne fotti proprio di quello che ti dico io, fai sempre come vuoi tu.<br />
La settimana scorsa Maria Grazia ha scritto una poesia di Emily Dickinson, proprio dove hai fatto il disegno di Capitan America, una poesia brutta, come un presentimento, ma brutto.</p>
<p>Il trambusto in una casa<br />
è l’attività più solenne<br />
che si svolge sulla Terra<br />
il mattino che segue la morte</p>
<p>Si spazzano i cocci del cuore<br />
con cura si ripone l’amore<br />
che non vorremmo più usare<br />
fino all’eternità.</p>
<p>Vado sul divano, mi siedo davanti alla tua lettera, ma che tieni da dirmi scritto? Non me lo puoi dire a voce? Quest‘abitudine, tengo mezza amazzonia di fogli con le tue poesie, con il saluto alla mattina, il saluto alla sera, il saluto per ogni cazzo che ti abballa nel culo, per ogni volta che ci appiccichiamo e te ne vai a dormire senza salutarmi.<br />
Mi siedo sul divano, sopra la testa tengo “Una pioggia di Smarties dal mondo scenderà, dai vieni insieme a noi, coloriamo la città”. Tu, di fianco, hai disegnato un ombrello tutto colorato con gli Smarties che scendono dal cielo, io l’ho fatto diventare un fiore enorme con i petali rossi e sotto c‘ho scritto: “L’amore è come un fiore: prima nasce e poi muore”.<br />
Quanto ti sei incazzato. Marò, e che ho fatto? Manco se ti avessi deturpato la Cappella Sistina. La lettera. L’hai pure sigillata dentro la busta, e che è? Un segreto di stato?</p>
<p><em>4. Regolare la temperatura a seconda del tessuto (guarda l’etichetta interna dei capi se non sai di che tessuto è fatta)</em><br />
 Questo inverno d’aprile non vuole proprio finire e mi dà un po’ di frustate gelide in faccia, mi fa tenere gli occhi come fessure.<br />
Mi chiedi che cosa devo dire, senza nessuna lettera d’amore e un po’ di caffè leggero, che sennò la notte non ce la fai a dormire. Dal divano, con le gambe sfrontate, mi domandi quali sono le cose che ho da dire e di sbrigarmi, hai da lavorare.<br />
Ti chiedi cosa ho scritto, cos’é questa lettera, questa pagliacciata, e intanto ti metti un dito nel naso. Lo so che da domani leggerai questa lettera miliardi di volte per trovarci chissà che, qualche significato nascosto tra le righe. Tu vai sempre oltre, ma non vedi mai le cose che hai davanti, le cose più semplici. Allora è meglio dirti una cosa immediata, diretta e che puoi capire solo in un modo:<br />
Io vado via per sempre.<br />
Questo è tutto.<br />
Non c’è niente altro che conti. Le lettere d’amore sono bastarde amore mio, non dicono mai com’è davvero una storia, parlano dell’assenza o dell’egoismo. Le lettere sono una cosa letteraria, servono prima e dopo, mai durante l’amore.<br />
Lo so, vorresti perdonarti in una mia frase cattiva, inghiottire la rabbia dell’abbandono mentre accendi la luce sul comodino, vorresti perdonarti in una mia parola di odio e commuoverti in una bella poesia che ho scritto per te.<br />
Per favore, niente di tutto questo. Ho qualcosa di chiuso nella pancia. Qualcosa di spaventato, di triste, due mani nello stomaco che vorrebbero uscire e tenermi forte a te. Ma non posso, non posso più restare.<br />
Mi mangerei il cuore, stanotte, per non lasciarti così, sul divano, con le gambe divaricate, nella posa orgogliosa e strafottente che assumi tutte le volte che hai paura. Non ho lavato le tende. Il mese scorso ti sei lamentato dell’odore che hanno, dell’ammorbidente che non ti fa dormire. Sono stato felice con te, tienilo sempre a mente.<br />
P.S.: Stanotte non dormire sul divano, poi ti fa male la schiena.</p>
<p><em>5. Se il bucato non è molto sporco scegli il programma D, altrimenti scegli il programma A (così fa anche il prelavaggio) </em><br />
Mò la straccio questa lettera, sai sempre tutto tu, capisci sempre tutto tu, la straccio questa lettera, hai detto un’altra stronzata, vedi?, non è come dici tu, non la leggo miliardi di volte visto che non ce l’avrò più, grande figlio di puttana, ma che cazzo ti prende?, che ti è capitato?, hai trovato un altro cazzo da succhiare? Bastardo ricchione di merda! Io tutto il giorno a faticare e tu a fare le torte e i bucchini!<br />
La copertina degli Arvo Part sta schiattata sotto i Radiohead, ci sta pure Carmen Consoli ma non me ne fotte niente, lo sai che non mi piacciono tanto le sue canzoni, piacciono solo a te.<br />
Metto il disco dove lei che sta a sirena, vado verso la libreria, vado a vedere se ti sei nascosto nelle pagine dei libri che mi hai regalato, nel silenzio di seta di Emily, nella stanza del bambino di Marcel, tra le ceneri di Pier Paolo, guardo in tutti gli errori di Alda e persino nei voli fatali di Greenaway, nemmeno un fiore secco c‘è, nemmeno una foto tua, neanche per sbaglio.<br />
Ma che ti pensi? Me li sono letti i libri che mi hai regalato, anche quelli che non mi piacevano, che mi facevano la palla, anche quando non ci ho capito che voleva dire mi sono andato a trovare il significato, l’interpretazione, perché tanto lo sapevo che mi volevi dire qualcosa con il tuo modo, lo sapevo che toccava a me capire. Facevo la mia parte, l’ho sempre fatta come volevi tu. Apro lo sgabuzzino, ci trovo questo mondo e quell’altro. L’aspirapolvere, il ferro da stiro, ancora le scatole vuote del trasloco, i tuoi prodotti per pulire il bagno, per lucidare i mobili, per far brillare i vetri, per le scarpe, per i pavimenti, un sacco di buste e un martello, dei chiodi. Tiro via tutto, tiro tutto fuori e ti chiamo come se tu stessi nell’altra stanza a disegnare, a scrivere, non mi rispondi, non mi rispondi mai quando ti chiamo.<br />
In bagno, secondo me stai in bagno, secondo me stai in bagno a fare niente, a toglierti i peli delle sopracciglia. Una spallata e per poco non sfondo la porta che è già aperta, do un calcio pure alla lavatrice che fa acqua anche quando è spenta, Sto per bestemmiare tutti i Santi e gli Ognissanti e mi sale il sangue negli occhi, io mò se ti tenessi tra le mani ti farei a quadrettini come a Gatto Silvestro quando incontra il cane e lo scippa con le unghie ma non ci vedo più, mannaggia, mi faccio rosso di rabbia e di paura, non tengo nemmeno il fiato per dire ’aiuto’ quando vedo che il mio spazzolino sta da solo dentro al bicchiere.</p>
<p><em>6. Ricordati di non lasciare troppo tempo il bucato umido in lavatrice altrimenti puzza </em><br />
Il cesto dei panni sporchi, quello blu, è aperto da tutte le parti, di plastica e pieno di buchi, ti ho detto cento volte che non è adatto, che la puzza viene fuori, sì quello blu, nell’angolo della camera da letto, nascosto dalla tenda, sotto il finestrone, te lo tiro appresso questo cesto di merda, se tu stessi qua te lo coperchierei in testa con tutti i panni sporchi dentro&#8230;<br />
Un momento, un momento che non riesco a respirare, aspetta, mò mi metto un attimo seduto qua a terra che mi manca il fiato, aspetta che mi alzo e poi ti faccio vedere che ti combino, fammi mettere un attimo qua a terra, ci sta una specie di lanugine, un rotolo di polvere che ti è sfuggito, chissà come, tu sei una casalinga isterica, aspetta un attimo, questa tenda bianca, un poco di sangue sul dito indice, mi sono tagliato, chissà come, ho sporcato tutte le tende, mò chi ti sente, già ti vedo che mi fai un cazziatone, già ti vedo che invece non mi dici niente e te ne vai in cucina tutto incazzato, già me le immagino tutte le parole che mi butti appresso come un dannato. Un momento, un momento e mi alzo da qua terra e poi ti faccio vedere io, stronzo, stronzo di merda che non sei altro.</p>
<p><em>7. Se hai tempo, stendi il bucato sul terrazzo. Ultimamente sullo stenditoio puzzavano di fumo (tre pacchetti al giorno sono tanti: vedi tu) </em><br />
Non ce la faccio a pagarmi due parole d’amore con questo spicciolo di cuore che tengo in tasca. Giro per tutta la casa, non ci credo che te ne sei andato così, hai lavato tutto, tutti i panni stirati, tutta la cucina in ordine, il bagno pulito, il salone lo hai fatto uno specchio, i dischi in ordine, nella libreria i libri tutti allineati dal più basso al più alto, hai riparato la persiana e tutti i vetri della casa sono trasparentissimi. Sulla lavatrice ci hai incollato un foglio con la scrittura tua, lo sai che non sono capace io, non so qual è la temperatura per le mutande, per gli asciugamani, hai fatto bene, ma hai dimenticato di lasciare le istruzioni più importanti.<br />
Si è fatto giorno, e allora è vero.<br />
Stasera sono tornato prima, voglio cucinare io, ultimamente stai sempre a lavare, sciacquare, a spadellare, mi sembri una servetta che non chiede e non domanda, aspetti a me e questo è quello che fai tutto il giorno, ma ti giuro che il ponte del Primo Maggio ce ne andiamo io e te a Parigi, ho già preso i biglietti e ti sorprendo stasera, voglio fare pure una cosa che mai pensi che io sono capace però non tengo manco un fiore, che sennò avrei fatto una figura particolare, un girasole talmente alto e talmente giallo da morire, lo so che a te ti piacciono ma stasera il fioraio che trovo sulla strada ha chiuso prima, che sfaccimma!, di solito sta aperto pure la notte, ma poi, penso, che tengono da vendere i fiorai la notte?, chi compra i fiori urgentemente, che non può aspettare la mattina appresso?, questo penso mentre salgo con un rumore di ferro che sbatte, manco fanno qualcosa, ma mò lo chiamo io l’amministratore di condominio, e che cazzo, quasi duecento euro al mese e teniamo un ascensore che fa i suoni di Resident Evil.<br />
Sono arrivato, stai aspettando davanti alla porta, a momenti mi viene una mossa, e pure a te per la verità. Sul pianerottolo ti metti a ridere perché nel vederti mi sono pigliato paura e mi è caduta la borsa del PC con tutto il PC dentro, bestemmio santa Chiara e san Cosimo e Damiano, mi sono cadute pure le specifiche funzionali della commissione di performance per il fondo nuovo, quello speculativo, quello nuovo di Zenit, ti metti a raccogliere i fogli con me mentre io sacramento tutto il calendario e poi ti dico che ci fai qua fuori?, dove stai andando?, e con i fogli in mano penso al mio collega Luca che ha rotto la minchia con le negoziazioni del sudest asiatico, con i fogli in mano penso che stasera non mi passa così facile e che devo scrivere subito la mail da mandare a Debora domani mattina, prima che apre Milano, sennò mi spennano vivo e l’ascensore, intanto, se n’è sceso, dici che mi hai mandato un sms, un fatto, mi hai scritto che te ne vai e c‘hai già la macchina carica, la macchina?, a me mi pare che ti stai innervosendo, mi pare che tieni la neve nella tasca, che poi devo dire, non tengo nemmeno il girasole, quel cornuto del fioraio, se stava aperto, facevo una bella figura e ti portavo un fiore, che ti piace a te il girasole, invece dico ma quando torni?, almeno fatti salutare, tu spingi il tasto per richiamare l’ascensore, ti voglio abbracciare, ti voglio dire una cosa che poi non te la dimentichi più fino a che campi, mica lo so perché, tanto tu qua stai, qua devi tornare, ma dai che te lo avevo già detto che russo la notte e che certe sere mi ‘mbriaco con la Peroni come gli alcolizzati polacchi e, dove vai?, ma che stai dicendo?, ma lo hai cucinato il tacchino che ho scongelato ieri?, quello poi va a male e, ma tieni una cosa, tieni una cosa dentro agli occhi, come se ci sta una cosa che trattiene a stento a stento, qualcosa che mi vuoi dire e che non ce le fai a tenertela, una cosa a proposito del calore che fa a maggio quest‘anno, o è una cosa che ha a che vedere con i piccioni sulla caldaia, qualcosa che ha a che fare con la normalità, col disegno di Capitan America che mi hai fatto sulla parete, un fatto che riguarda le partenze, no, sicuro allora è della prima sera che mi stai per dire, la prima sera che sono venuto a dormire da te e mi hai aspettato fuori il portone per due ore perché io non trovavo parcheggio, ma quando era?, non più di due anni fa, forse tre, sicuro stai cercando una parola giusta, uno sguardo che io non dimentico, vuoi darmi un bacio come si fa nei film d’amore e dirmi “addio” o solo “ciao”, sono sicuro che qualcosa ti verrà pure in mente mentre aspetti questo bucchino di ascensore che pare l’attesa del Lunedì in Albis, pare che chissà da quale posto arriva, come se ci stessero quarantacinque piani e non solamente sette e, ma che stai dicendo?, mi si è scassato sicuro il PC, ha preso una botta che manco io sopravvivo se cado così, non tieni nemmeno una borsa, una valigia, aò ma che dici?, mica lo so che questa è l‘ultima volta che ti vedo, mi penso che stai a partire per un giorno, per due, per quattro giorni e che poi qua torni, qua vieni a scassare il cazzo come hai fatto negli ultimi tre anni ed eccolo l‘ascensore, è arrivato, mi fai un cazziatone così, in quattro parole, mentre entri, che sto fumando troppo che mi viene un infarto che a trent’anni pare che ne tengo quaranta che se continuo così e, e che i panni sullo stenditoio puzzano, la parmigiana di melanzane sta sotto al forno e fai la faccia incazzata, pure il tacchino è pronto, mi punti un dito contro, entri e tieni la porta aperta ma tieni il dito dell’altra mano pronto per schiacciare la T di Terra, che mi fai pensare che è tutto normale, mi sono impressionato io, tieni da fare a casa tua, con la famiglia tua, quante volte è successo?, manco lo so perché, mi viene come se devo piangere, mi sento un fatto di niente, stai ansioso, agitato, normalmente, quando tieni le spalle scese tipo bottiglia di Coca Cola significa che stai stanco e invece, invece, un presentimento, una specie di presagio di non so che cosa, come se all’improvviso tu hai fatto tardi per qualcosa, per qualcuno, che hai fatto tardi e che mò mò te ne devi andare e non ci sta un attimo da perdere e la porta dell’ascensore si chiude.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/leggere-attentamente/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>18</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alla leggèra</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/alla-leggera/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/alla-leggera/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 13:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[alessandra buccheri]]></category>
		<category><![CDATA[alessandra buccheri (1)]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro zannoni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro zannoni (1)]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[attualità (161)]]></category>
		<category><![CDATA[barbara baraldi]]></category>
		<category><![CDATA[bocca di magra]]></category>
		<category><![CDATA[enrico pandiani]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[leggere fa male]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Bernardi]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Romolo Carrino]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Maugeri]]></category>
		<category><![CDATA[rosario palazzolo]]></category>
		<category><![CDATA[sasha naspini]]></category>
		<category><![CDATA[TAG 2010]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36142</guid>

					<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del festival Castello in Movimento curato da  Pietro Torrigiani , dal 21 al 23 luglio &#8211; si terrà a Bocca di Magra Leggere fa male. Ideatore della manifestazione è il generoso Alessandro Zannoni. (effeffe)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/boccaa311.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-36141" title="boccaa31" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/boccaa311-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/boccaa311-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/boccaa311.jpg 600w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
<p>Nell&#8217;ambito del festival <a href=" http://www.castelloinmovimento.com/ ">Castello in Movimento</a> curato da  <strong>Pietro Torrigiani</strong> , dal 21 al 23 luglio &#8211; si terrà a <strong>Bocca di Magra</strong> <em>Leggere fa male.</em> Ideatore della manifestazione è il generoso <strong>Alessandro Zannoni. (<em><span style="font-weight: normal;">effeffe</span></em>)</strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/alla-leggera/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pozzoromolo di Carrino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/11/pozzoromolo-di-carrino/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/11/pozzoromolo-di-carrino/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Romolo Carrino]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[pozzoromolo]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=25672</guid>

					<description><![CDATA[di Marco Simonelli Luigi Romolo Carrino ha esordito nella narrativa con Acqua Storta (Meridiano Zero 2008), un breve romanzo sulla travolgente passione di due camorristi gay, progettato e scritto come un ordigno ad orologeria, preciso al millisecondo: una tragedia che stilisticamente attingeva alla sceneggiata napoletana, monologanti flussi di coscienza al posto del cantato, una lingua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="null"><img loading="lazy" class="alignleft" alt="" src="http://www.meridianozero.it/images/cop/carrino2grande.gif" width="187" height="327" /></a>di <strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p align="justify"><strong>Luigi Romolo Carrino </strong> ha esordito nella narrativa con <a href="http://www.amazon.it/gp/product/888237159X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=888237159X&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><strong>Acqua Storta </strong></a>(Meridiano Zero 2008), un breve romanzo sulla travolgente passione di due camorristi gay, progettato e scritto come un ordigno ad orologeria, preciso al millisecondo: una tragedia che stilisticamente attingeva alla sceneggiata napoletana, monologanti flussi di coscienza al posto del cantato, una lingua essenziale screziata dal dialetto partenopeo, personaggi dilaniati da <em>eros </em>e <em>thanatos</em> in un dramma euripideo della provincia napoletana. Non a caso parliamo di teatro: il successo del libro (giunse in poco tempo alla quarta ristampa) permise a Carrino di trarne l&#8217;adattamento per un radiodramma, quest&#8217;ultimo ristampato in formato CD allegato alla nuova edizione che ebbe per titolo <em>La versione dell&#8217;acqua</em>. <span id="more-25672"></span></p>
<p align="justify">Nonostante Carrino si muova nella direzione di una prosa narrativa tendenzialmente noir, la sua scrittura liquida e potente mantiene tutto il <em>pathos </em>di un&#8217;espressione lirica fortemente innovativa, fra rimandi pop e ampio uso di metafore sviluppate nella corporalità e nella quotidianità: i suoi personaggi si raccontano attraverso ciò che di tangibile li circonda, creano una sorta di paesaggio emotivo materico teso ad una soggettiva ininterrotta; le storie di Carrino vivono in un presente continuo, sono raccontate con una presa diretta che passa dai ricordi, da sentimenti profondi e spesso inconfessabili di chi agisce, una tecnica che costringe il lettore ad identificarsi nel personaggio, a vedere il mondo con i suoi occhi. Leggendo Carrino si rimane intrappolati nella psiche dei protagonisti, costretti ad assistere, nostro malgrado, alle estreme conseguenze di un intreccio inevitabile.</p>
<p align="justify">Sempre per Meridiano Zero esce adesso <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8882371778/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8882371778&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><strong><em>Pozzoromolo</em></strong></a>, altra prova narrativa in cui Carrino si avvale della sua già rodata tecnica espressiva lirica e narrativa per dar vita al personaggio di Gioia, una transessuale rinchiusa in un ospedale psichiatrico giudiziario che annota su un vecchio PC messole a disposizione da un&#8217;infermiera le frequenti visite dei fantasmi di un passato frantumato in vetri taglienti e insanguinati. Gioia non sa (non ricorda, non vuole, non può ricordare?) i crimini che ha commesso, non riesce a visualizzare interamente la sua storia se non attraverso la scrittura, la digitazione sistematica delle apparizioni disturbate (e disturbanti) che tornano dal passato ad ossessionarla. Schizofrenica e contraddittoria, spastica eppure sincera fino alla brutalità, la scrittura di Gioia annota il presente immobile e tragicamente disperato della sua degenza ospedaliera. In una sorta di stato crepuscolare farmacologicamente indotto emergono, deformati come in fotografie sfocate o netti e precisi come in raffigurazioni iperrealiste, i ricordi della sua adolescenza di ragazzino fra Milano e Ospedaletto: un nucleo familiare bestiale, un contesto sociale dominato dalla violenza e dallo squallore, un&#8217;identità spezzata da fratture psichiche multiple. Morte, suicidio, incesto, prostituzione e stupro appaiono, se visti attraverso gli occhi di questo personaggio, le logiche conseguenze di una richiesta eccessiva, impossibile da esaudire e per giunta punibile con una condanna a vita: la richiesta di un affetto genuino e disinteressato, lo stesso affetto che nonostante tutto Gioia è ancora disponibile a distribuire ai suoi carnefici attraverso, se non proprio un perdono, almeno una pietas che si sviluppa, memoria dopo memoria, attraverso la lenta discesa in quel pozzo infernale che è stato il suo passato.</p>
<p align="justify">Potrebbe forse apparire limitante imparentare questo lavoro di Carrino al fenomeno del <em>neo-noir </em>italiano, tuttavia in <em>Pozzoromolo</em> non si può trascurare quest&#8217;aspetto: la storia è cupa, claustrofobica e senza via di scampo, si sviluppa – tramite il diario di Gioia – grazie ad un&#8217;attenta analisi delle condizioni sociali dell&#8217;Italia degli ultimi quarant&#8217;anni (non mancano riferimenti pop d&#8217;epoca: il cantilenante e sofferto delirio memoriale della protagonista e voce narrante è infarcito di citazioni canore che spaziano da Mina a Carosello).</p>
<p align="justify"><em>Pozzoromolo</em> risulta plausibile e supera pienamente il rischio del <em>trash</em> grazie a tecniche e soluzioni narrative altamente significanti: la forma-diario in cui le date mensili vengono dilatate per suggerire l&#8217;agghiacciante monotonia della clausura (41 febraio, 51 marzo); ampio uso di ripetizioni e dialetto; un&#8217;intemperanza sintattica nei discorsi indiretti volta a scorporare i personaggi che affollano la mente di Gioia rendendoli simili a voci percepite in stati di allucinazione. Carrino non è estraneo alla poesia e all&#8217;interno del testo, in forma di citazioni extra-testuali oppure amalgamati al dettato diaristico, compaiono versi di poeti scelti sulla base di consonanze fanopeiche. Una tale frequentazione concede forse a Carrino di delineare, tramite l&#8217;uso ossessivamente paratattico della lingua della protagonista, immagini potenti, perturbanti e tuttavia quasi archetipiche: una gatta che mangia il proprio cucciolo, mani trafitte, un braccio che spunta dal muro, l&#8217;uccisione di un coniglio sono come punti nevralgici di un poema iperrealista che urge e brucia come una necessaria e disperata confessione.</p>
<p align="justify">A fine lettura la storia di Gioia ci appartiene, ci disturba e allo stesso tempo ci riguarda, con tutto il peso di un tema come l&#8217;abuso dell&#8217;innocenza declinato dalla vittima. Gioia è un personaggio che pare uscito dal teatro di una <strong>Sarah Kane </strong>tutta italiana, una creatura perseguitata e colpita negli affetti, nella sessualità e nella carne viva, una di quelle figure disadattate, emarginate eppure dolcemente umane nella loro violenta innocenza.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/11/pozzoromolo-di-carrino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>38</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Gamba tesa (e non solo). L. R. Carrino non è L.a R.ai</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/09/a-gamba-tesa-e-non-solo-l-r-carrino-non-e-la-rai/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/09/a-gamba-tesa-e-non-solo-l-r-carrino-non-e-la-rai/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 19:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[Brokeback Mountain]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Romolo Carrino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=12114</guid>

					<description><![CDATA[Nella foto / Budapest &#8211; il murales che ritrae il famoso bacio tra Breznev e Honecker (dal sito dell&#8217;eccellente disegnatore Riccardo Marassi) In culo. Addio di Luigi Romolo Carrino IL FATTO &#8211; Alle ore 22.00 del giorno 08 dicembre, Rai Due manda in onda Brokeback Mountain, film di Ang Lee ispirato al racconto omonimo di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/3bb6be67600ff1de99263c4f9d9e57eb.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/3bb6be67600ff1de99263c4f9d9e57eb.jpeg" alt="" title="3bb6be67600ff1de99263c4f9d9e57eb" width="500" height="306" class="alignnone size-full wp-image-12116" /></a><br />
Nella foto / Budapest &#8211; il murales che ritrae il famoso bacio tra Breznev e Honecker (dal sito dell&#8217;eccellente disegnatore <a href="http://marassi.splinder.com/archive/2007-07">Riccardo Marassi</a>)</p>
<p><strong>In culo. Addio</strong><br />
di<br />
<strong>Luigi Romolo Carrino</strong></p>
<p>IL FATTO &#8211; Alle ore 22.00 del giorno 08 dicembre, Rai Due manda in onda Brokeback Mountain, film di Ang Lee ispirato al racconto omonimo di E.A. Proulx (Gente del Wyoming, in Italia). Il film, vincitore del Leone d’Oro nel 2005, 3 Oscar, 4 Golden Globe, va in onda in versione censurata. Ghigliottinate tutte le scene d’amore tra i due protagonisti. Via la scena di sesso tra Ennis e Jack, via <a href="http://it.youtube.com/watch?v=Wk6htPRlOaU">il bacio appassionato,</a> via tutti i riferimenti omoerotici. Il film, così tagliato, diventa l’opera di un regista schizofrenico; la relazione tra i due protagonisti assume i contorni ‘amicali’ di un caso freudiano, una sorta di disturbo narcissico della personalità. In sostanza, la storia di due grandi amici con la passione per le pecore e la montagna, con l’hobby della pesca ad alta quota e che si domandano per vent’anni, nudi e un po’ obstupefatti, come mai continuino a lasciare a casa moglie e figli per vedersi due settimane all’anno al freddo e al gelo.<br />
<span id="more-12114"></span></p>
<p>UNA NOTA &#8211; La scena di sesso anale tra Ennis del Mar e sua moglie Alma vieni mostrata integralmente. Si ha motivo di credere, quindi, che la censura sia stata operata solo nella direzione del rapporto omosessuale. </p>
<p>TRE FILM DEL 1985 – Nel mondo, Hector Babenco gira Il bacio della donna ragno (tratto dall’omonima opera di M. Puig) mentre Steven Frears ci regala My beautiful laundrette (script di Hanif Kureishi); nello stesso anno, in Italia, Bruno Corbucci gira Delitto al Blue Gay (molto esilarante). Verrebbe da dire che di strada, in questo senso da noi, non ne è stata fatta così tanta.</p>
<p>L’ARGOMENTO – In un film del ’77, Squadra antitruffa, sempre di Corbucci e della stessa serie del commissario Giraldi, Tomas Milian si rivolge a un omosessuale dicendo: ”Ma ogni tanto co’ ‘sto culo ce caghi?”. Una battuta che ancora oggi mi fa ridere. Ridere. Ridere, sì certo, ridere.<br />
Tuttavia, non c’è niente da ridere se la cultura viene censurata d’autorità. La pittoresca, grottesca e crittografica manipolazione del film di cui qui si accenna è l’ennesimo diritto negato alla libertà di manifestare il proprio pensiero e, soprattutto, alla libertà di poterlo fruire integralmente, in nome di un inspiegabile e non molto noto assioma politico-sociologico che dovrebbe essere la base alla formazione della coscienza etico-civile di un paese.<br />
Se nel 1985 si poteva ancora argomentare sulla possibilità di educare un popolo all’approccio con l’ignoto, di formare o contribuire a formare, l’atmosfera di comprensione e di integrazione, per esempio, dell’omosessualità all’interno della nostra società, temo che nel 2008 non sia più possibile.<br />
A distanza di 23 anni dal film di Corbucci non è cambiato nulla: la ‘battuta’ fa ancora ridere, ridere tanto. In questo senso, quindi, l’occultamento operato ieri sera da Rai Due non è un più da considerarsi come sintomo di una regressione culturale e/o di coscienza: tale regressione è già avvenuta. O meglio, più che una regressione (che c’è, ma su altri fronti risulta ancora più evidente) è da rilevare la mancata progressione in Italia, almeno su certi temi, che si registra mediamente in tutti i paesi il mondo.<br />
Il dubbio che oggi mi muove è l’opportunità della presunzione: educare. In sostanza, con quale metro si decide cosa deva essere informazione e cosa invece, perversamente, non lo è affatto o non lo deva essere. Non è forse vero che la scelta dell’informazione da enfatizzare dipenda dalla <em>morale</em> (in senso filosofico) del selezionatore? Quindi, la produzione dei vari sentimenti, collettivamente parlando, la creazione, l’educazione, viene pesantemente inficiata da questa scelta. Noi siamo il risultato di questa selezione (e non-selezione). Se penso al 1985 e rapporto, nel mio personale giochino ‘scopri le differenze’, i tre film citati con l’idea di omosessualità che oggi c’è in Italia, non riesco a dire una sola parola sensata. Ovvero, mi vengono in mente una serie di sostantivi e aggettivi, ma non riesco a legarli tra loro.<br />
Insicurezza. Intimidazione. Disinformazione. Discriminazione. Rispetto. Tenerezza. Solidarietà. Razzista. Bene. Diritto. Casta. Diffusione. Pianto. Chiesa. Frocio. Interesse. Sudato. Facciata. Bugia. Apparenza. Corruzione. Casa. Disagio. Amore. Prigione. Politica. Iniquo. Falso. Civiltà. Cappio. Lotta. Purezza. Malattia. Pensione. Figlio. Imbroglio. Caldo Percezione. Paura. Famiglia. Bellezza. Uomo. Donna. Tendenza. Evidenza. Sesso. Sorriso. Persecuzione. Percezione. Uccisione. Assassinazione. Ricchione. Insieme. Insieme. Insieme. Dignità.<br />
Nel momento i cui scrivo queste quattro note, un comunicato ufficiale dell’Ufficio Stampa della Rai parla di un disguido. Che il film andrà in onda prossimamente nella sua versione integrale. Bene, sono contento. Ma qualcuno quei tagli li aveva fatti, e precisamente ‘quei tagli’ e non altri.<br />
Tutta l’informazione selezionata, dal 1985 a oggi, propinata per ‘educare’ le coscienze, non è servita a creare il rispetto per l’uomo e per le sue diversità. In questo senso è un fallimento completo, occorre dire addio a questo tipo di operazioni di lobotomizzazione. Un paese dove vige una censura (peggio ancora, una censura di parte e subdola che non è condivisibile né tollerabile per ogni coscienza civile), è un paese morto. Perché se lo possiamo mettere, di brutto e con violenza, nel culo ad Alma, e questa è un’informazione che oggi possiamo non censurare, non vuol dire che lo possiamo buttare anche nel culo di Ennis e non farglielo manco sapere. </p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/09/a-gamba-tesa-e-non-solo-l-r-carrino-non-e-la-rai/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>28</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-21 14:10:34 by W3 Total Cache
-->