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	<title>manifestazione &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Dito medio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 22:48:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[al volo]]></category>
		<category><![CDATA[Atene]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Garieri]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[incidente ferroviario di Tembi]]></category>
		<category><![CDATA[Kostandìnos Chatzinikolàou]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Costantinos Hadzinikolaou</strong> <br />Un breve testo sulla giornata storica del 28 febbraio, la più grande manifestazione vista ad Atene dai tempi della Dittatura dei Colonnelli (c’è chi dice anche dai giorni della liberazione dall’occupazione nazista). Altre manifestazioni si svolgevano in tutte le città della Grecia e in moltissime città del mondo dove vivono greci della diaspora, per un totale di un milione e mezzo di persone in piazza, per un paese che conta undici milioni di abitanti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Costantinos Hadzinikolaou</strong></p>
<p>traduzione e nota di <strong>Elisabetta Garieri</strong></p>
<p> </p>
<p><em>Un breve testo del poeta, scrittore e giornalista <strong>Costantinos Hadzinikolaou</strong> sulla giornata storica del 28 febbraio, la più grande manifestazione vista ad Atene dai tempi della Dittatura dei Colonnelli (c’è chi dice anche dai giorni della liberazione dall’occupazione nazista). Altre manifestazioni si svolgevano in tutte le città della Grecia e in moltissime città del mondo dove vivono greci della diaspora, per un totale di un milione e mezzo di persone in piazza, per un paese che conta undici milioni di abitanti. A seguito del disastro ferroviario provocato dallo scontro frontale tra due treni due anni fa a Tembi, il governo di Mitsotakis ha letteralmente cercato di insabbiare le proprie responsabilità, ricoprendo di ghiaino la zona dell’incidente prima che venissero effettuati i necessari accertamenti. Con lo slogan «Non ho ossigeno», pronunciata da alcune vittime durante le telefonate ai soccorsi recentemente venute alla luce, la giornata è stata indetta per reclamare verità, giustizia, un sistema ferroviario pubblico e sicuro e le dimissioni del primo ministro Mitsotakis. </em></p>
<p><b>*</b></p>
<p><img loading="lazy" class="size-large wp-image-112115 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/Victoras-Andonopoulos-1024x683.jpeg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/Victoras-Andonopoulos-1024x683.jpeg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/Victoras-Andonopoulos-300x200.jpeg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/Victoras-Andonopoulos-768x512.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/Victoras-Andonopoulos-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/Victoras-Andonopoulos-150x100.jpeg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/Victoras-Andonopoulos-696x464.jpeg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/Victoras-Andonopoulos-1068x712.jpeg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/Victoras-Andonopoulos-630x420.jpeg 630w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/Victoras-Andonopoulos.jpeg 1560w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<p><em>I’m on the pavement / Thinking about the government</em></p>
<p>A volte devi scrivere in fretta. Come se non ci fosse tempo. Il tempo non c’è.</p>
<p><strong>Cos’è rimasto della manifestazione, giorni dopo? È rimasto tutto. Tutto sta ancora lì.</strong></p>
<p>La gente strizzata nei vicoli del centro, neanche volesse raccogliere  le ossa insepolte, sparse nella terra dopo l’incidente, due anni fa.</p>
<p>I bambini che giocano nel parco dello Zappeìon fino allo scoppio delle prime molotov.</p>
<p>I celerini che risalgono viale Amalìas come un esercito di formiche. Lacrime che scorrono lungo le guance, fumo, odore di cenere. Uccelli che volano via dagli alberi, impauriti. Magnifico.</p>
<p>Devi scrivere in fretta. Al punto che non c’è più ragione di scrivere.</p>
<p><strong>Una città malata? Venerdì la mia città era più in salute che mai. </strong></p>
<p>Quello che ho visto su Instagram. Una lista.</p>
<p>Un ragazzo con una chitarra acustica, vestito démodé. I celerini che lo spingono con gli scudi: “Cosa sei, pakistano?”. Lui, imperterrito. Non una parola. E con chi dovrebbe parlare? Con gente senza una faccia? Soffia nella fisarmonica e sputa per terra. Dylan nel Paese dell’Idiozia. Io sto sul marciapiede. <strong>Penso al governo. Il governo pensa a me?</strong></p>
<p><strong>Una ragazza magra alza le braccia e mostra il dito medio all’autoblindo con il cannone ad acqua che staziona davanti all’hotel <em>Gran Bretagna</em></strong>, in piazza Syntagma. Abiti neri, mascherina nera, capelli neri, unghie tinte di nero contro la pressione del getto d’acqua. Era vera o no la fotografia? E basta con questa storia. Nessuna immagine è vera.</p>
<p><strong>La sera stessa, Ghiorgos riprende le cameriere del <em>Gran Bretagna</em></strong><em>.</em> Indossano le divise nere inamidate e raccolgono i cocci sulle scale, davanti all’ingresso dell’hotel. Chi raccoglierà i nostri?</p>
<p>Cos’altro?</p>
<p>Una molotov cade in mezzo alla calca aprendo un buco nella strada. Come un ciottolo  infuocato.</p>
<p><strong>Poliziotti che impersonano manifestanti. </strong>Poliziotti travestiti da anarchici. Celerini che picchiano ragazzi. Uomini in moto che accostano greggi di manifestanti e li picchiano.</p>
<p>È andata alla grande, la polizia. Certo, avrebbe potuto fare di meglio. Ha provato ad allontanare la gente. A farci sparire. Noi e le nostre ossa. Ma è andata male. Le ossa stanno ancora lì. Nell’aria di Tembi.</p>
<p>A volte devi scrivere a sprazzi. Come se non riuscissi a condurre le parole all’ovile.</p>
<p>Tornando a casa, un furgone della polizia sputa fuori un plotone su viale Vassilèos Alexàndrou. Il plotone risale ansioso il viale. Si posiziona all’angolo dell’<em>Hilton</em>. Aspetta la gente che arriva correndo da via Righìllis.</p>
<p>Dal quartiere di Kolonàki si sentono provenire esplosioni. <strong>Visto che Exarchia è diventata Kolonàki, perché Kolonàki non dovrebbe diventare Exàrchia? Così, anche solo per un attimo.  </strong></p>
<p>Su viale Michalopoùlou un signore, con un maglione di lana e gli occhiali, ha tirato fuori una videocamera MiniDV e riprende il caos. “Bella videocamera”, gli dico. Neanche si gira a guardarmi. Tramite la lente, guarda l’autoblindo con il cannone ad acqua che è sbucata dal lato della Pinacoteca Nazionale.</p>
<p>Non volevo scrivere questo articolo. Volevo fare un dito medio.</p>
<p>*</p>
<p><em>Articolo pubblicato sul magazine <a href="https://www.athinorama.gr/author/konstantinos-xatzinikolaou/?fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAAaZVhWST6oQxdK8rtCscSf1-RAFcvpXZQ52GaxmKi_A7iuKdqmfSKS6QAnQ_aem_XItmmo4PQQgAbnw65shQeQ">Athinorama </a>il 5/3/2025</em></p>
<p>Kostandìnos Chatzinikolàou è autore del romanzo <em>Iàkovos</em> e della raccolta di poesie <em>Woyzeck – Cielo Auschwitz</em>. Scrive regolarmente per il magazine <em>Athinorama</em> e per il quotidiano <em>Kathimerinì</em>.</p>
<p>*</p>
<p>Foto di Victoras Andonopoulos: <i>Un giovane musicista suona la chitarra durante gli scontri tra persone e polizia, ad Atene, il 28 febbraio 2025, il giorno dell&#8217;anniversario dei due anni dall&#8217;incidente ferroviario di Tembi.</i></p>


<p>&nbsp;</p>
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		<title>Diversamente epici</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/04/diversamente-epici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 07:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[15 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[filippo la porta]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[indignati]]></category>
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					<description><![CDATA[di Filippo La Porta Ricordo spesso l’ironica frase di Orwell durante la guerra, a proposito del fascino di certi simboli e di certe parole d’ordine del fascismo: provate a far giocare i vostri bambini non più con i soldatini ma con i pacifisti di stagno… beh, certo non si divertirebbero. Potrebbe essere un buon punto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/diciotto.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/diciotto.jpg" alt="" title="diciotto" width="432" height="227" class="alignnone size-full wp-image-40597" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/diciotto.jpg 432w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/diciotto-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 432px) 100vw, 432px" /></a></p>
<p>di <strong>Filippo La Porta</strong></p>
<p>Ricordo spesso l’ironica frase di Orwell durante la guerra, a proposito del fascino di certi simboli e di certe parole d’ordine del fascismo: provate a far giocare i vostri bambini non  più con i soldatini ma con i pacifisti di stagno… beh, certo non si divertirebbero. Potrebbe essere un buon punto di partenza per una riflessione, a distanza, sui fatti (e sulle immagini) del 15 ottobre. Mi sembra di poter dire che la battaglia vera è proprio sull’immaginario, o soprattutto sull’immaginario. In che senso? <span id="more-40596"></span><br />
 Proviamo a partire dalla famigerata immagine del furgone dei carabinieri, “conquistato” dai manifestanti, che si incendiava nella notte romana, e dalla sua “tremenda bellezza”, come una volta si sarebbe detto (citando Rilke). Una visione corrusca e  minacciosa, una  cosa a metà tra i <em>Guerrieri della notte</em>, grandiosa epopea metropolitana (rilettura degli <em>Argonauti</em>), e l’avvincente  gioco alla  guerra dei <em>Ragazzi della via Paal </em>(un gioco che, in verità, eccita sempre tantissimo i maschietti, e forse non solo i maschietti visto che a partecipare agli scontri c’erano anche molte donne). Non  coltivo alcun estetismo della violenza, e anzi sono convinto che  una lotta condotta con mezzi violenti “inquina” qualsiasi cosa si intenda dopo costruire (non solo il fine non giustifica i mezzi ma in un certo senso esistono solo i mezzi: sono questi a “educarci” qui ed ora). Sono ben consapevole che quelle fiamme gettano sull’intero corteo una  pericolosa (e fuorviante) luce guerresca, un alone vagamente insurrezionale, del tutto irreale e anacronistico. Condivido inoltre la lettura di chi vede nella violenza una pericolosa “droga”, che esalta e illude chi non ha più futuro. Ma cosa ci dice  anzitutto quella scena?<br />
Anzitutto rispetto alla guerriglia e agli episodi di violenza del 15 ottobre occorrerebbe comunque evitare prediche, tipo: “Ragazzi, la prossima volta dovete munirvi di servizio d’ordine”, come se poi questo fosse la soluzione, e anzi sapendo che i servizi d’ordine degli anni ’70 furono quasi l’anticamera del terrorismo (e comunque quella “specializzazione”dava allo scontro fisico un peso sproporzionato). O anche, con tono compunto e “responsabile”: “Voglio piattaforme e contenuti più chiari, mi raccomando”, come se il movimento dovesse presentarsi alle elezioni, etc..  E soprattutto: evitare di metterla sul piano riflessività contro emotività, altrimenti la partita è persa dall’inizio. Nel ’77, lo ricordo, quelli riflessivi e inclini alle prediche, benché interni al Movimento, furono spazzati via. Lo scontro fisico rappresentava una comunicazione assai più immediata, persuasiva di ogni  pensoso dibattito. Uno con la spranga (o con la molotov) in mano rappresentava comunque qualcosa di più “reale”.  Il che era ingannevole ma fatale. Credo che per  un ventenne, e ancor più per un quindicenne, quella immagine del furgone possa essere ambiguamente  esaltante, possa dare una ebbrezza (tutta illusoria) di vittoria, oltre ad avere un valore simbolico di parziale  ma dovuto risarcimento delle scuole  Diaz, delle caserme Bolzaneto, dei Giuliani e dei Cucchi, etc. Hai voglia a dire &#8211; anche giustamente &#8211; che fa il gioco del nemico, che ti si ritorce contro, che ti aliena le simpatie del ceto riflessivo (tendenzialmente non ostile) e dell’opinione pubblica.<br />
Dunque: partiamo da lì. Siamo in grado di contrapporre non tanto una “politica” diversa, ma  in primo luogo un <strong>immaginario diverso</strong>, voglio dire egualmente forte, suggestivo, potente (tutto ciò  potrebbe essere letto come un cedimento alla  presente società-spettacolo, ma da sempre la politica si nutre, legittimamente, di emotività e immaginario: Kennedy dovette “spettacolarizzare” la cosa più noiosa del mondo, la democrazia, e infatti  si inventò la Nuova Frontiera). Forme di lotta più  immaginative e imprevedibili, tecniche di guerriglia non violente, provocazioni creative e sperimentali, etc. Che so, anche giocando un po’ su certe accuse, aprire il prossimo corteo con 50  pecore (e ovviamente un pastore rumeno o albanese in testa), organizzare blitz ovunque, in bar e luoghi pubblici,  diffondendo false notizie e, come faceva il “Male”, stampando false prime pagine di quotidiani (tipo l’Italia uscita dall’euro, con tutte le conseguenze), o sdraiarsi a oltranza paralizzando la città, come facevano Bertrand Russell e Aldo Capitini negli anni ’50, all’epoca molto più estremisti di qualsiasi militante comunista. Insomma: un riformismo  non-violento che esibisca per intero  la sua  anima radicale.<br />
Ecco, anche riallacciandomi al commento di Orwell, dobbiamo riuscire a immaginare un pacifismo “epico”, fatto di  eroici pacifisti di stagno,  che sostituisca al furgone incendiato qualcosa di sorprendente, di  vitale, di poetico, di  altrettanto eclatante…</p>
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		<title>Pomeriggio del 15 ottobre &#8211; Una lettura dei fatti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 11:39:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[15 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Leogrande]]></category>
		<category><![CDATA[black bloc]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[indignati]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Leogrande La prima cosa che mi viene da dire contro i fascisti, gli infiltrati, il blocco nero, cioè tutti coloro che hanno rovinato la manifestazione del 15 ottobre a Roma, è che avete profanato Piazza San Giovanni, un luogo cardine della storia del movimento operaio italiano. Lo avete fatto pensando che l’unica manifestazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Leogrande</strong></p>
<p>La prima cosa che mi viene da dire contro i fascisti, gli infiltrati, il blocco nero, cioè tutti coloro che hanno rovinato la manifestazione del 15 ottobre a Roma, è che avete profanato Piazza San Giovanni, un luogo cardine della storia del movimento operaio italiano.</p>
<p>Lo avete fatto pensando che l’unica manifestazione buona è quella violenta, che l’unica cosa che conta non sia affermare quello in cui si crede, elaborare una strategia matura di lungo periodo, ma scontrarsi con violenza contro la polizia. E non capite che, così facendo, avete distrutto tutto. Non solo una manifestazione che poteva essere bella e invece è stata brutta, ma soprattutto la possibilità che un movimento al pari di quello spagnolo o americano potesse pacificamente sorgere in Italia.</p>
<p><em>continua </em> <a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=5401">qui</a></p>
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		<title>Come è andata a finire &#8220;Carta batte forbice&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/13/come-e-andata-a-finire-carta-batte-forbice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 22:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[bibliotecari]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Valle Occupato]]></category>
		<category><![CDATA[TQ]]></category>
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					<description><![CDATA[[Per chi volesse conoscere l&#8217;esito dell&#8217;assemblea pubblica convocata alla Biblioteca Nazionale di Roma l&#8217;11 ottobre] di Nicola Lagioia Ieri pomeriggio, a Roma, Castro Pretorio, intorno alle 17.00, una signora di circa sessant’anni, impermeabile beige e sigaretta mezzo consumata tra le dita, ripeteva stupefatta: “mi ricordo gli scontri degli anni Settanta, ma i poliziotti che chiudono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Per chi volesse conoscere l&#8217;esito dell&#8217;<a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/10/11/“carta-batte-forbice-–-contro-i-tagli-alla-cultura-–-per-le-biblioteche-come-bene-comune-–-per-una-rivolta-del-sapere”/">assemblea pubblica</a> convocata alla Biblioteca Nazionale di Roma l&#8217;11 ottobre]</em></p>
<p>di <strong>Nicola Lagioia<br />
</strong></p>
<p>Ieri pomeriggio, a Roma, Castro Pretorio, intorno alle 17.00, una signora di circa sessant’anni, impermeabile beige e sigaretta mezzo consumata tra le dita, ripeteva stupefatta: “mi ricordo gli scontri degli anni Settanta, ma i poliziotti che chiudono la Biblioteca Nazionale non li avevo ancora visti”.</p>
<p>Continua <a href="http://www.generazionetq.org/2011/10/12/una-cronaca-di-nicola-lagioia-della-manifestazione-carta-batte-forbice/">qui.</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Siamo qui, siamo qui!</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/siamo-qui-siamo-qui/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Luisa Venuta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 01:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[gru]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Luisa Venuta]]></category>
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		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
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					<description><![CDATA[di Maria Luisa Venuta Da domenica scorsa mi sveglio al mattino con il suono di una vuvuzela che dalla gru nel cantiere che si trova dietro casa dà un segnale alla città. Dice che i ragazzi che sono sulla gru sono ancora lì, che hanno trascorso la notte e che stanno per iniziare una lunga giornata. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-37136 alignnone" title="La gru" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451-225x300.jpg" alt="" width="158" height="210" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 158px) 100vw, 158px" /></a></p>
<p>di <strong>Maria Luisa Venuta</strong></p>
<p>Da domenica scorsa mi sveglio al mattino con il suono di una <em>vuvuzela</em> che dalla gru nel cantiere che si trova dietro casa dà un segnale alla città. Dice che i ragazzi che sono sulla gru sono ancora lì, che hanno trascorso la notte e che stanno per iniziare una lunga giornata. Un’altra giornata lassù a 35 metri di altezza.<br />
La gente che passa al mattino andando verso gli uffici verso le scuole, le università passa sotto la gru e con il naso in su guarda se sono ancora lì. Loro escono dalla cabina del manovratore, appendono uno striscione enorme con scritto “sanatoria” e poi parlano con il gruppo che accanto al cantiere si da il cambio a presidiare, a non lasciarli soli né di giorno né di notte. La gru non è più una L capovolta nel cielo che sovrasta l’entrata a nord nel centro storico di Brescia, è diventata un enorme punto di domanda.</p>
<p><span id="more-37135"></span>Non puoi evitarlo. Lo sguardo sale e scende. La mente va e viene. Il punto interrogativo è lì enorme sopra le piazze, i palazzi, le donne, gli uomini e i bimbi che transitano, che vivono normalmente, secondo un copione che ci si è costruiti e che si segue costantemente, senza grosse sbavature. Le domande sorgono spontanee. Dal chiedersi semplicemente come facciano a vivere le quotidianità fisiche, come stiano tutto il giorno e la notte  in quella cabina sospesa nel vuoto. Ci si chiede come abbiano fatto a resistere durante i tre giorni di pioggia e vento che hanno fatto ruotare continuamente il braccio della gru, mentre il Nord Italia andava sott’acqua e loro non mollavano con una forza inaspettata. Ci si chiede che cosa accadrà, quanto durerà. Poi si guarda in alto. Da là sopra forse la visione del sistema cambia. Le logiche diventano diverse. Il gioco della sopravvivenza riappare nella sua crudezza.</p>
<p>La forza che arriva dalla cabina della gru non è quella di cinque o sei disperati, che presi dalla rabbia e dal desiderio di provocazione, salgono sulla gru e da qui non scendono. No.  Dopo cinque giorni, di cui tre passati nella tempesta di pioggia e vento, direi che non è quella la leva che spinge loro e che scuote chi sta con i piedi sull’asfalto e con il naso all’insù. La forza che arriva da là sopra è più profonda: parla di fiducia nel sistema, di dignità umana, di desiderio di lavorare con gli stessi diritti e doveri di chi è nato qui. Tutti elementi che in una democrazia sana sarebbero tutelati e che invece sono stati via via calpestati. Elementi che sabato scorso sono stati anche vilipesi in modo violento e maldestro quando, durante la manifestazione per i diritti dei migranti, il presidio permanente, che era stato montato da un mese in un’aiuola verde di fronte alla questura poco fuori dal centro, è stato divelto e sbriciolato con le ruspe su ordine del vicesindaco di Brescia. Un inganno sull’inganno. Questi uomini hanno pagato di tasca loro per accedere alle procedure della regolarizzazione, poi hanno versato i contributi INPS connessi ai contratti di lavoro indispensabili per ottenere i permessi di soggiorno. Chi ha sborsato già tremila euro, chi cinquemila in questi ultimi due anni di lunghe file in questura e di attese interminabili per arrivare ad avere i documenti in regola. Soldi che lo Stato si è intascato. Poi improvvisamente la circolare di quest’anno sull’impossibilità della cosiddetta sanatoria a regolarizzare chi era incappato in reato di clandestinità, perché sorpreso senza documenti negli anni scorsi. Da qui la totale incertezza del diritto, la confusione, la completa deresponsabilizzazione dei politici che hanno combinato il pasticcio, lasciando alla soggettiva decisione dei TAR locali la scelta sul comportamento da seguire. Restituire i soldi o concedere i permessi di soggiorno? A Brescia, come in altre città, è stato il caos e il vuoto decisionale.</p>
<p>Nel vuoto, il senso della truffa si è amplificata fino a stravolgere il senso del presente e del futuro individuali e delle comunità straniere. Questo penso con il naso all’insù guardando la gru e i suoi temporanei abitanti. Sembra un mondo sospeso in una bolla di vetro. I loro sguardi indagano che cosa sta avvenendo lì sotto. Ci si saluta, si parla e si riprendono trattative e pianificazioni di manifestazioni. Poi partono i megafoni in un dialogo tra basso e alto, tra il sopra e il sotto. La città è lì intorno. Un po’ silente, presa da se stessa, si svela anestetizzata da anni di televisione e di reality. Il mondo sospeso nella cabina sulla gru non rappresenta nulla di ambito, anzi è qualcosa che forse si vorrebbe nascondere o non vedere. I tamburi urbani inventati con le protezioni del cantiere diventano un tam tam che richiama l’attenzione dei passanti, il presidio si amplia di presenze, di canti e di slogan urlati, ritmati. “Basta truffa!” “Basta fregare!”“Basta truffa!” “Basta fregare!”</p>
<p>Le ore scorrono. I migranti offrono dolci, tè caldo, caffè zuccherato a tutti quelli che stanno lì anche se per qualche minuto. Parole, presenze che giorno dopo giorno ritrovano il senso del termine “solidarietà”. Elemento trascurato da chi governa la città perché non offre nulla se non se stesso, ma è il cardine della rete di connessione e di riconoscimenti che si sta tessendo lentamente  in questi giorni intorno alla gru. Qualcuno dice che una volta, nel giro di poche ore, si sarebbero riempite le piazze per protestare e scioperare di fronte allo smantellamento del presidio. Oggi non più. E sembra già un’operazione ben riuscita il mantenere vivo e forte il presidio giorno dopo giorno, notte dopo notte. Troppi anni di sfilacciamento delle relazioni sociali che non danno più spazio all’azione politica e collettiva diretta e l’incapacità di vedere. Chi rappresenta cosa?<br />
La piccola comunità sulla gru ci interroga su come sia stato possibile arrivare a questo punto. Ci chiede di interrogarci su chi in questo momento abbia meno da perdere. Loro in alto sospesi nel vuoto, ma talmente consapevoli tanto degli inganni di questo sistema, quanto della loro dignità umana da rischiare in prima persona per avere riconosciuti i propri diritti. O noi che stiamo lì sotto con il naso in su, ma persi tra le traiettorie quotidiane delle nostre esistenze, rassegnati alle angherie politiche, alla squallida gestione di lavori precari spesso sottopagati, rassegnati nell’accettare che si calpesti quello che rimane del sistema democratico italiano: la possibilità di esprimersi e manifestare le proprie opinioni in modo pacifico per difendere e tutelare i propri diritti come essere umani prima che come cittadini.</p>
<p>Per seguire via web che cosa sta avvenendo a Brescia:<a href="dirittipertutti.gnumerica.org/"> </a>http://dirittipertutti.gnumerica.org/</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Per tutti l’invito è a partecipare alla manifestazione che si terrà a Brescia sabato 6 novembre<a href="http://dirittipertutti.gnumerica.org/files/2010/11/50415_159194094116656_1446073_n.jpg"> </a>con ritrovo alle ore 15 in piazza Loggia.</strong></span></p>
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		<title>Allontanare lo spettro di Auschwitz dalla Calabria, dall’Italia, dalle nostre coscienze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 05:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Tripodi]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Pino Tripodi Ho visto. So. Tutti sappiamo e tutti abbiamo visto. Non posso serrare la mia coscienza solo individuando le colpe, né semplicemente attendere che qualcuno faccia giustizia. I fatti di Rosarno denunciano un fallimento totale e generale, una vergogna che deve essere riscattata con la consapevolezza che qualsiasi società o economia che permette [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Pino Tripodi</strong></p>
<p>Ho visto. So. Tutti sappiamo e tutti abbiamo visto. Non posso serrare la mia coscienza solo individuando le colpe, né semplicemente attendere che qualcuno faccia giustizia. I fatti di Rosarno denunciano un fallimento totale e generale, una vergogna che deve essere riscattata con la consapevolezza che qualsiasi società o economia che permette o lucra da una simile miseria è un crimine. Ciò che avviene a Rosarno e in molti altri luoghi della nostra Terra esige un moto di repulsione profondo e definitivo. Un impegno a non tollerare e a combattere l’apartheid, lo schiavismo, il razzismo, la deportazione a cui uomini e donne come me sono costretti quotidianamente.</p>
<p>Invito tutte le donne e gli uomini di Rosarno, della Calabria e dell’Italia intera che hanno provato il mio stesso sentimento di vergogna e la mia stessa repulsione a condividere il mio impegno pubblicamente a <strong>Rosarno domenica 17 gennaio alle ore 12.00</strong>. Mi piacerebbe che tutti i migranti deportati tornassero in questa occasione a Rosarno per testimoniare con me e gli altri che ci saranno che il pregiudizio è la peggiore malattia dell’umanità e il colore della pelle non nasconde la vergogna.</p>
<p>Pino Tripodi, insegnante, Milano</p>
<p>Per adesioni: <a href="http://firmiamo.it/appelloperrosarno">firmiamo.it/appelloperrosarno</a></p>
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		<title>No al razzismo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/16/no-al-razzismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 16:02:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[decreto sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[reato di clandestinità]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo. A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo.<br />
A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dalle politiche del governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di “immigrazione clandestina” e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali.<br />
<em>continua a leggere l&#8217;appello <a href="http://www.17ottobreantirazzista.org/">qui</a></em><br />
<span id="more-24483"></span><br />
<img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/razzismo1.bmp.png" /></p>
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		<title>Gay è ok! Stop omofobia! Fiaccolata contro l&#8217;omofobia a Pistoia</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/11/gay-e-ok-stop-omofobia-fiaccolata-contro-lomofobia-a-pistoia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 14:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[pistoia]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo tutti gli avvenimenti e azioni omofobe contro le persone e la comunità LGBT, un gruppo di persone e di associazioni ha deciso di organizzare in data Domenica 13 Settembre 2009 una fiaccolata a sostegno e ricordo di tutte le vittime per omofobia e per tutte quelle persone che hanno ricevuto attacchi solo perché ritenuti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tutti gli <strong><a href="http://www.arcigay.it/report-omofobia-italia-2008-2009">avvenimenti e azioni omofobe contro le persone e la comunità LGBT</a></strong>, un gruppo di persone e di associazioni ha deciso di organizzare in data <strong>Domenica 13 Settembre 2009 </strong>una fiaccolata a sostegno e ricordo di tutte le vittime per omofobia e per tutte quelle persone che hanno ricevuto attacchi solo perché ritenuti diversi, malati o semplicemente non conformi alla società.</p>
<p><em>Percorso</em></p>
<p><strong>21.30</strong><br />
Ritrovo presso il Parterre di Piazza S.Francesco (Conosciuta come Piazza Mazzini)<br />
<span id="more-21944"></span><br />
<strong>22.00 </strong><br />
Inizio fiaccolata</p>
<p><em>Si prosegue poi per </em><br />
Via Bozzi<br />
Via Curatone e Montanara<br />
Via Buozzi<br />
Piazza Gavinana<br />
Via Cavour Piazza S.Leone<br />
Via Roma<br />
Piazza Del Comune e della Procura (fine)</p>
<p><em>La durata del percorso è di circa 30 minuti. Si chiede ai partecipanti di:</em></p>
<p>Venire vestiti con una Maglia/T shirt bianca, vi forniremo poi materiale e manifesti se vorrete.<br />
Se volete portare striscioni o cartelloni da tenere in mano o da indossare vi preghiamo di non scrivere frasi offensive o non reali verso cariche pubbliche, amministrative o religiose.</p>
<p><em>Tutti coloro che parteciperanno alla fiaccolata, singoli, associazioni o gruppi, dovranno aver presente i seguenti valori:</em><br />
Prima di ogni cosa, deve sempre venire il rispetto per la singola persona in quanto tale, nessuno è diverso, nessuno è superiore. Siamo tutti uguali.</p>
<p>Uguaglianza, rispetto e libertà.</p>
<p>L’omofobia e la transfobia sono due metastasi della nostra società da eliminare.</p>
<p><em>Le associazioni che organizzeranno e parteciperanno alla fiaccolata sono le seguenti:</em></p>
<p><a href="http://www.apois.it">Associazione Culturale Apois</a></p>
<p><a href="http://www.arcigay.it/comitato-provinciale-arcigay-giraffa-pistoia">Arcigay La Giraffa Pistoia </a></p>
<p><a href="http://www.comune.pistoia.it/cgi-bin/scheda_associazioni_2006.cgi?id=426">Coordinamento Laico Pistoia</a></p>
<p><a href="http://www.arcigayfirenze.it">Arcigay Firenze</a></p>
<p><a href="http://slebest.altervista.org/">Lo SLEBest &#8211; Spazio Liberato ExBreda Est</a> </p>
<p><a href="http://web.tiscali.it/rifondazionepistoia/">Partito Rifondazione Comunista Pistoia</a></p>
<p>Coordinamento Pistoiese della Mozione Marino</p>
<p><a href="http://www.anpi.it/home_lucca.htm">Anpi Lucca</a></p>
<p><a href="http://www.sinistra-democratica.it/associazione-la-sinistra-della-provincia-di-pistoia">Associazione per la Sinistra della provincia di Pistoia</a></p>
<p><a href="http://www.arcipistoia.it/">Arci Pistoia</a></p>
<p><em>&#8220;La lotta contro ogni sopruso ai danni delle donne, contro la xenofobia, contro l&#8217;omofobia fa tutt&#8217;uno con la causa del rifiuto dell&#8217;intolleranza e della violenza, in larga misura oggi alimentata dall&#8217;ignoranza, dalla perdita dei valori ideali e morali, da un allontanamento spesso inconsapevole dei principi su cui la nostra Costituzione ha fondato la convivenza della nazione democratica&#8221;.</em> Giorgio Napolitano</p>
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		<title>No alla legge-tortura. Sì al testamento biologico. Tutti a Piazza Navona sabato 21 febbraio ore 15</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 16:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[impegno civile]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[micromega]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[testamento biologico]]></category>
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					<description><![CDATA[Appello di Lorenza Carlassare, Andrea Camilleri, Furio Colombo, Umberto Eco, Paolo Flores D&#8217;Arcais, Margherita Hack, Pancho Pardi, Stefano Rodotà: &#8220;La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive. Il decreto legge di Berlusconi, trasformato in disegno di legge dopo che il presidente Napolitano, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Appello di <strong>Lorenza Carlassare, Andrea Camilleri, Furio Colombo, Umberto Eco, Paolo Flores D&#8217;Arcais, Margherita Hack, Pancho Pardi, Stefano Rodotà:</strong></p>
<p>&#8220;<strong>La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive.</strong> Il decreto legge di Berlusconi, trasformato in disegno di legge dopo che il presidente Napolitano, da custode della Costituzione, ha rifiutato di firmarlo, vuole sottrarre al cittadino il diritto sulla propria vita e consegnarlo alla volontà totalitaria dello Stato e della Chiesa. Rendendo coatta l’alimentazione e l’idratazione anche contro la volontà del paziente, impone per legge la tortura ad ogni malato terminale.<br />
Pur di imporre questa legge khomeinista, Berlusconi ha dichiarato che intende sovvertire la Costituzione repubblicana. E’arrivato ad oltraggiare una delle costituzioni più democratiche del mondo, la nostra, definendola “filosovietica”, mentre non perde occasioni per elogiare il suo “amico Putin”, ex-dirigente del Kgb. <strong>Al governo Berlusconi che ha ormai dichiarato guerra alla Costituzione repubblicana, è dovere democratico di ogni cittadino opporre un fermo “ora basta!”.</strong><br />
Per dire sì alla vita e no alla tortura, per dire sì alla Costituzione e no al progetto di dittatura oscurantista, per dire sì al Presidente che sostiene la Costituzione contro chi la viola, la svilisce, la insulta, chiediamo a tutti i democratici di auto-organizzarsi per una grande e <strong>pacifica manifestazione, senza bandiere di partito, solo con la passione e l’impegno civile di liberi cittadini, a Roma, a piazza Navona, sabato 21 febbraio alle ore 15.</strong>Passa parola, la democrazia dipende anche da te&#8221;.</p>
<p><strong>FIRMA L&#8217;APPELLO</strong>: http://www.micromega.net</p>
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