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	<title>mantova &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Ragazze elettriche in un mondo elettrico</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/09/04/ragazze-elettriche-un-mondo-elettrico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Sep 2017 12:15:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
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		<category><![CDATA[romanzo contemporaneo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta Quanti miracoli ci vogliono? Non tanti. Uno, due, tre sono già molti. Quattro sono un’enormità, persino troppi.  Naomi Alderman ha scritto un romanzo violento, brutale, angosciante. Ragazze elettriche, appena pubblicato da Nottetempo Edizioni, è un viaggio senza ritorno &#8211; e senza miracoli &#8211; nell’intolleranza di genere. Ispirato dalla lettura de Il racconto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <b>Francesca Fiorletta</b></p>
<blockquote><p><i><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-69512" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/ragazze-elettriche-d525.jpg" alt="" width="200" height="283" />Quanti miracoli ci vogliono? Non tanti. Uno, due, tre sono già molti. Quattro sono un’enormità, persino troppi. </i></p></blockquote>
<p>Naomi Alderman ha scritto un romanzo violento, brutale, angosciante. <i>Ragazze elettriche</i>, appena pubblicato da Nottetempo Edizioni, è un viaggio senza ritorno &#8211; e senza miracoli &#8211; nell’intolleranza di genere.</p>
<p>Ispirato dalla lettura de <i>Il racconto dell’ancella, </i>e supportato nella stesura dalla stessa Margaret Atwood [“che ha creduto in questo libro quando era ancora allo stato embrionale”, così scrive Alderman nei Ringraziamenti] Ragazze elettriche è un romanzo che ruota sostanzialmente attorno al pericoloso quanto invitante perno del potere. <span id="more-69511"></span></p>
<p>Un potere che, in una società secolarmente maschilista, per una volta s’immagina passare nelle mani delle donne. O meglio, a ben vedere, s’immagina letteralmente defluire dai palmi e dalla punta delle dita delle donne, per andare a irrorarsi e propagarsi a macchia d’olio, proprio attraverso una serie di vivide e adrenaliniche scariche elettriche.<br />
Le protagoniste dei primi episodi di questo tipo, le primissime giovani donne che sperimentano su di loro questo mirabolante <i>potere</i> appunto, sembrano a prima vista delle perfette vittime designate: vittime della violenza e della brutalità maschili, vittime del disamore, della cecità, prede molto coscienti del fuorviante vuoto pneumatico che attanaglia le loro vite.</p>
<p>Quest’elettricità, queste scariche furiose con cui sono in grado di colpire i loro simili, e specialmente gli uomini, sembrano dunque il giusto e meritato risarcimento per le loro disgustose sofferenze, nonché per le sofferenze millenarie che tutte le donne sono state sempre costrette a subire. Ma &#8211; ci si chiedeva all’inizio &#8211; <i>Quanti miracoli ci vogliono?<br />
</i>E soprattutto, qual è il confine fra difesa e attacco? Tra raziocinio e follia?<br />
Questo romanzo analizza, e lo fa in modo assolutamente cruento, forse addirittura spiazzante se si pensa che la mano che conduce la trama è una mano femminile, tutti gli scarti possibili fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra il bianco e il nero, l’integrazione e l’intolleranza.</p>
<blockquote><p><i>Il tema è: di quanti uomini abbiamo davvero bisogno? Riflettete, dicono. Gli uomini sono pericolosi. Gli uomini commettono la maggioranza dei crimini. Gli uomini sono meno intelligenti, meno diligenti, meno tenaci, hanno il cervello nei muscoli e nell’uccello. Gli uomini vanno più soggetti alle malattie e prosciugano le risorse del paese. Ovvio che sono indispensabili per fare i bambini, ma per quello scopo quanti ce ne servono? Non tanti quanto le donne. Naturalmente, per uomini buoni, puliti, ubbidienti, ci sarà sempre un posto. Ma quanti ce ne sono? Forse uno su dieci. </i></p></blockquote>
<p>Ecco il risvolto, ugualmente maniacale, parossistico e dittatoriale, del regime &#8211; anch’esso distopico, anche se in maniera forse meno evidente &#8211; che incontriamo ne <i>Il racconto dell’ancella </i>di Margaret Atwood, in cui le donne venivano divise in caste, giudicate “buone” o “cattive” [tendenzialmente con lo stesso rapporto di “uno su dieci”] e utilizzate letteralmente al solo scopo della procreazione.<br />
Ma possono gli uomini diventare tutti indistintamente dei nemici da abbattere, torturare, (e sì) violentare? Può l’odio secolarmente represso nella sfera femminile invadere così tanto la stirpe umana, da trasformare il mondo intero in uno scenario lugubre di guerriglia più o meno legalizzata?<br />
Ovviamente no, ma il punto non è questo. Il punto è ancora &#8211; e a maggior ragione vien da chiederselo, dopo la lettura di quest’intenso romanzo di Naomi Alderman &#8211; di quanti miracoli avremmo bisogno per far convivere civilmente le sacrosante differenze di genere.</p>
<p>[L&#8217;autrice sarà ospite del <em>Festival Letteratura</em> di Mantova <strong>venerdì 8 settembre ore 17:15</strong> e parlerà del romanzo con Michela Murgia.]</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le parole liberate dagli outsider</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2016 04:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Piromalli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Le parole che leggiamo sono prigioniere, se ne stanno rassegnate nelle loro gabbie modulari, hanno gli occhi spenti. Sono stufe di loro stesse, stufe di noi. Non ne possono più di essere sfruttate come schiave, di essere sprezzate, violentate. Sanno che non possono scappare, e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/tiziano-spinelli-1-di-1_rit/" rel="attachment wp-att-64259"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-64259" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1_rit-300x228.jpg" alt="Tiziano Spinelli (1 di 1)_rit" width="300" height="228" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1_rit-300x228.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1_rit.jpg 632w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
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<p>Le parole che leggiamo sono prigioniere, se ne stanno rassegnate nelle loro gabbie modulari, hanno gli occhi spenti. Sono stufe di loro stesse, stufe di noi.<span id="more-64062"></span> Non ne possono più di essere sfruttate come schiave, di essere sprezzate, violentate. Sanno che non possono scappare, e reagiscono non dando più retta a nessuno, lasciandosi andare all’abbruttimento. Se aprono la bocca parlano male &#8211; a chi si prende la briga di ascoltarle &#8211; dei loro aguzzini, rivelando segreti sulla loro meschinità e sul loro asservimento al potere. Si vorrebbe liberare quelle derelitte, scarcerarle dai giornali e dalle riviste dove languono, dai documenti amministrativi, dalle puerili scene pubblicitarie, dai pretenziosi cataloghi delle mostre, dai minacciosi cartelli stradali, dalle confezioni delle merci, dagli schermi. Scioglierle dalle loro catene e lasciarle correre via, farle tornare nella vita, che è fatta di ripetizione ma anche di imprevisibili accadimenti e incontri, di ineffabili momenti di grazia. Ma non possono, sono come quegli animali cresciuti in cattività, abituati a un solo tipo di cibo artefatto e alla frusta del loro aguzzino. Sanno che morirebbero, se cadessero fuori da quelle spire regolari tanto simili a filo spinato. Meglio allora lasciarle nella loro desolante agonia.</p>
<p>Ognuna di quelle parole potrebbe dire infinitamente di più, evocando la complessità della natura e dell’esistenza, tessendo con gusto bizantino sensi contrapposti, avventurandosi bel al di là dei significati riportati dai migliori dizionari. Questo sanno fare le parole, quando hanno la possibilità di esprimere tutte le loro potenzialità. Le più semplici hanno risorse inaspettate, e a ben guardare i loro rimandi sono sempre molteplici e vertiginosi, volteggiano e giocano negli spazi tra le righe come i profumi ricchissimi ma anche inquietanti di una foresta vergine. Ognuna ha dentro di sé una storia molto intricata che si perde nel tempo, sotto il vestito dall’apparenza comune, così sposato al presente. E soprattutto ognuna racchiude un mistero, proprio come ogni persona.</p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/tiziano-spinelli-1-di-1-2_rit/" rel="attachment wp-att-64279"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-64279" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1-2_rit.jpg" alt="Tiziano Spinelli (1 di 1)-2_rit" width="577" height="480" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1-2_rit.jpg 577w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1-2_rit-300x250.jpg 300w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></a></p>
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<p>Anche le parole della letteratura sono quasi sempre prigioniere. Sembrerebbe impossibile che nel regno della libertà assoluta succeda questo, ma è così. Uno apre un romanzo, e dalla prima frase si accorge che lì dentro per loro tira una bruttissima aria. Tutto è lindo e ordinato, con una efficienza ostentata, una voglia di impressionare, ma come nelle peggiori dittature è evidente che si tratta di un’apparenza, e che nei garage delle caserme si tortura e uccide, si violenta. E allora si chiude quel libro e se ne apre un altro, pure lui con le sue barrette da supermercato sul retro, ma anche lì le parole sono forzate in modo brutale a mandare avanti la baracca, per non dire la macchina di guerra, come rematori in un’antica galera. Devono sentenziare banalità già dette miliardi di miliardi di miliardi di volte, devono appagare il fruitore con pigli grossolani e senza sfumature, sedando la sua sete di elevazione.</p>
<p>Perfino nella poesie le parole se ne stanno spessissimo tramortite sulle pagine. Urlano il loro silenzio, più umiliate ancora, perché si aspettavano aria rarefatta e vertigini inesprimibili, quando sono state ingaggiate per un testo poetico. Si aspettavano dolci enigmi e straziati lirismi, siderali glaciazioni, spericolati sperimentalismi sospesi sul vuoto del mistero, ineffabili concisioni e contorsioni, e invece sono messe sotto alla bisogna, come impiegati di un fast food internazionale. Devono inscenare languori di giovincello, dolori da operetta, filosofeggiamenti da professorino in pensione, scontate trasgressioni, smorfie volgari di baldracca.</p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/tiziano-spinelli-3-di-35_rit/" rel="attachment wp-att-64280"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-64280" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-3-di-35_rit.jpg" alt="Tiziano Spinelli (3 di 35)_rit" width="734" height="600" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-3-di-35_rit.jpg 734w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-3-di-35_rit-300x245.jpg 300w" sizes="(max-width: 734px) 100vw, 734px" /></a></p>
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<p>Dobbiamo imbatterci nella scritta esitante ma anche energica di un bambino, caracollante e vibrante come una città in preda a un terremoto, per ricordarci di nuovo cos’è la libertà delle parole, cos’è la loro poesia intrinseca. Quei vocaboli così semplici con le maiuscole che pencolano o si spintonano sanno spazzare via gli stereotipi dell’uso meccanico, ci risucchiano nei meandri della loro essenza, dove aleggiano gli echi inconfondibili delle verità. Su quei fogli spiegazzati dai colori violenti ogni parola ritrova le sue micidiale potenzialità, la sua capacità di esploderci nel torace. Perfino gli errori di ortografia ci aiutano a andare all’essenziale, perché noi uomini non siamo precisi, anche se ci forziamo a esserlo, e negli sbagli c’è quasi sempre più esattezza che nella ligia disciplina alle regole.</p>
<p>Ma anche molte opere degli artisti cosiddetti outsider sono abitate da frasi che non sanno piegarsi alla pedissequità delle consuetudini. Parole che ci sorprendono, ci bloccano il respiro, ci fanno piangere. Le scritte struggenti su questi cartoni pasticciati di grazia aliena e questi graffiti, su queste porte dipinte, ci ricordano che tutto il nostro sforzo dovrebbe essere volto a liberare le parole, a rispettare la loro complessità e arguzia, a convincerle a aiutarci a andare in profondità e a dire l’indicibile. Ci ricordano che ogni parola scritta dovrebbe suonare come se fosse impiegata per la prima volta. Perché le parole sono sempre nuove, hanno la capacità di rigenerarsi ogni secondo, sono le nostre orecchie che sono anchilosate, e che temono le verità. E allora dobbiamo chiedere che ci aiutino, dobbiamo metterci a lavorare con loro con umiltà, ma anche con orgoglio, accettando pure noi la nostra condizione di outsider.</p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/galli_2-retro-jpg_rit/" rel="attachment wp-att-64278"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-64278" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/galli_2-retro-JPG_rit.jpg" alt="galli_2 retro JPG_rit" width="640" height="480" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/galli_2-retro-JPG_rit.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/galli_2-retro-JPG_rit-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
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<p><em>(questo testo fa parte del catalogo, edito da Electa, della mostra &#8220;Arte &#8211; Altra Letteratura &#8211; Epoi per sempre lumanita&#8221;, attualmente al Palazzo Ducale di Mantova, curata da Daniela Rosi e Peter Assmann; per maggiori dettagli si veda la locandina qui sotto; le prime tre opere riprodotte sono di Tiziano Spinelli, da &#8220;Il bestiario di Trane&#8221;, la quarta di Francesco Galli)</em></p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n/" rel="attachment wp-att-64256"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-64256" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n.jpg" alt="14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n" width="638" height="638" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n.jpg 638w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n-144x144.jpg 144w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></p>
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		<title>Spray in the garage: Alessandro Monfrini</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/04/spray-in-the-garage-alessandro-monfrini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2012 08:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro monfrini]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Daniela Rosi Alessandro Monfrini è nato a Mantova il 15.12.1980. Inizia a dipingere verso i 14 anni. Sono i tempi del motorino e, assieme al fratello, comincia la carriera di writer.  Parte armato di bombolette e, come tutti i graffitari, soprattutto elabora scritture. Questa forma di arte pubblica è legata storicamente alla periferia urbana [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Daniela Rosi</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/11/07/spray-in-the-garage-alessandro-monfrini/36-alessandro-monfrini-proibito-spray-su-tela/" rel="attachment wp-att-44004"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-44004" title="36 Alessandro Monfrini. Proibito. Spray su tela" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/36-Alessandro-Monfrini.-Proibito.-Spray-su-tela.jpg" alt="" width="448" height="331" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/36-Alessandro-Monfrini.-Proibito.-Spray-su-tela.jpg 448w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/36-Alessandro-Monfrini.-Proibito.-Spray-su-tela-300x221.jpg 300w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></a></p>
<p>Alessandro Monfrini è nato a Mantova il 15.12.1980. Inizia a dipingere verso i 14 anni.<span id="more-44003"></span></p>
<p>Sono i tempi del motorino e, assieme al fratello, comincia la carriera di writer.  Parte armato di bombolette e, come tutti i graffitari, soprattutto elabora scritture. Questa forma di arte pubblica è legata storicamente alla periferia urbana e al bisogno di comunicare fra pari, visto che il sistema della comunicazione ufficiale non ha spazi per queste voci. E’ un metodo espressivo che si connota fin da subito per la sua trasgressività, vissuta dalla comunità borghese come un esempio di degrado dei valori condivisi, di svalorizzazione del patrimonio urbanistico e di decadenza complessiva dei costumi: insomma esito, alla fine, di una mala educazione da parte di genitori e formatori che, guarda caso, spesso sono proprio coloro che denunciano il fenomeno, nonostante lo abbiano anche prodotto, come se la colpa fosse sempre da cercare da un’altra parte.</p>
<p>Alessandro tuttavia è molto ben educato e ben presto, raggiunta la maggiore età, si dà una regola: non violare in alcun modo la legge. Tanto più che è una persona schiva, riservata e che tende a rifuggire i luoghi pubblici e i rapporti con la gente. Di tanto in tanto torna alle scritte murarie, ma su pareti lecite. Cambiano invece i temi espressi, in quanto viene introdotta la tela e il dipinto figurativo su pannelli di legno.</p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/11/07/spray-in-the-garage-alessandro-monfrini/34-alessandro-monfrini-proibito-spray-su-tela/" rel="attachment wp-att-44006"><img loading="lazy" title="34 Alessandro Monfrini. proibito. Spray su tela" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/34-Alessandro-Monfrini.-proibito.-Spray-su-tela.jpg" alt="" width="448" height="333" /></a></p>
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<p>Monfrini inventa un metodo domestico di arte urbana. I colori rimangono le bombolette, ma i soggetti diventano dilatazioni, divagazioni e fantasie su temi e oggetti autobiografici. Comincia a rappresentare soggetti che, per un periodo di tempo, tendono a ripetersi, anche se vengono investigati ogni volta in  modo nuovo: Si tratta di animali, di esseri umani, di nature morte, di macchine in movimento, di ritratti e di autoritratti. Non mancano le star del mondo della musica o qualche accenno ai miti hollywoodiani.</p>
<p>I suoi dipinti si presentano come un temporaneo enigma formale e cromatico, da interpretare, dapprima concentrandosi sui contorni delle macchie e poi appoggiando lo sguardo sulla definizione dell’immagine, che finirà, in un secondo tempo, mano a mano che ci si allontana dall’opera, col palesarsi in tutta la sua inequivocabile forma, alla quale siamo ora in grado di dare un nome (bambino, cane, aereo, etc.).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/11/07/spray-in-the-garage-alessandro-monfrini/35-alessandro-monfrini/" rel="attachment wp-att-44007"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-44007" title="35 Alessandro Monfrini" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/35-Alessandro-Monfrini.jpg" alt="" width="448" height="330" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/35-Alessandro-Monfrini.jpg 448w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/35-Alessandro-Monfrini-300x220.jpg 300w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></a></p>
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<p>L’immagine si va costruendo attraverso un percorso di presa di coscienza dell’osservatore, il quale deve fare uno sforzo logico-semantico, lasciandosi guidare dall’occhio, per poter cogliere il risultato finale voluto dall’artista e cioè una immagine quasi fotografica. Spiega infatti Alessandro Monfrini: “Quello che a me interessa è il colpo d’occhio all’inizio, quando traccio i primi contorni e alla fine, quando con le bombolette li ho riempiti”.</p>
<p>Il lavoro di questo giovane artista autodidatta è di grandissima originalità: classico nelle premesse, si tratta in fondo di pittura, ma assolutamente all’avanguardia per gli esiti dati dal sincretismo del “dentro-fuori”, “preciso-impreciso”. Ha portato la tecnica urbana nel suo garage e ha costretto il nostro sguardo a ricostruire le immagini  (perfette) da lui prima tracciate e poi nascoste spruzzandoci sopra con le bombolette.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/11/07/spray-in-the-garage-alessandro-monfrini/fantasma-3-2012-ale-spray-e-acrilico-pannello-4/" rel="attachment wp-att-44011"><img loading="lazy" class="alignleft size-large wp-image-44011" title="Fantasma 3- 2012 Ale spray e acrilico pannello" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/Fantasma-3-2012-Ale-spray-e-acrilico-pannello3-1024x253.jpg" alt="" width="700" height="172" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/Fantasma-3-2012-Ale-spray-e-acrilico-pannello3-1024x253.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/Fantasma-3-2012-Ale-spray-e-acrilico-pannello3-300x74.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo schema del disegno è rigoroso, quasi scientifico, iperrealista, mentre l’intervento dello spray riporta tutto al caos primordiale, a una nebulosa che toglie precisione per restituire emozioni e consegnare al nostro occhio il suo ruolo di investigatore della forma.</p>
<p>E tutto ciò avviene con uno spray in un garage.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(le immagini delle prime tre  opere: &#8220;Proibito&#8221;, spray su tela; l&#8217;ultima: &#8220;Fantasma 3&#8221;, spray e acrilico su pannello; una mostra di Monfrini &#8211; si veda l&#8217;invito qui sotto &#8211; verrà inaugurata a Verona il 10 novembre, nello spazio Isolo 17, alle 18,30)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/11/07/spray-in-the-garage-alessandro-monfrini/monfrini-invito-5/" rel="attachment wp-att-44016"><img loading="lazy" class="alignleft size-large wp-image-44016" title="Monfrini INVITO" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/Monfrini-INVITO3-1024x726.jpg" alt="" width="700" height="496" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/Monfrini-INVITO3-1024x726.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/Monfrini-INVITO3-300x212.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/Monfrini-INVITO3-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/Monfrini-INVITO3.jpg 1749w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
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		<title>Scritture Giovani Cantiere</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/02/scritture-giovani-cantiere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 12:00:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un corso di formazione per giovani aspiranti autori edizione 2012 Festivaletteratura, con il sostegno di Fondazione Cariplo e illycaffè, promuove un corso di formazione rivolto a dieci giovani aspiranti scrittori nell&#8217;ambito del progetto Scritture Giovani. Scritture Giovani, che dal 2002 ad oggi è impegnato nella valorizzazione di autori europei under 32 non ancora pubblicati nel [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>Un corso di formazione per giovani aspiranti autori <em>edizione 2012</em></strong></p>
<p>Festivaletteratura, con il sostegno di Fondazione Cariplo e illycaffè, promuove un corso di formazione rivolto a dieci giovani aspiranti scrittori nell&#8217;ambito del progetto Scritture Giovani. Scritture Giovani, che dal 2002 ad oggi è impegnato nella valorizzazione di autori europei under 32 non ancora pubblicati nel proprio paese attraverso la partecipazione ai principali festival letterari europei, si arricchisce di una sezione &#8220;cantiere&#8221;, rivolta a giovani che ancora non hanno pubblicato propri lavori.</p>
<p><strong>1. Finalità del corso</strong></p>
<p>La finalità di <em>Scritture Giovani &#8211; cantiere</em> è di offrire, attraverso un corso di formazione, un primo orientamento al mondo editoriale e alle professioni della scrittura, in modo da aiutare giovani di talento a capire quali sono le strade percorribili per far arrivare al pubblico le proprie creazioni e a far crescere progetti letterari di valore.</p>
<p><strong>2. Struttura del corso</strong></p>
<p>Il corso formativo prevede una serie di testimonianze tenute da professionisti dell&#8217;editoria e del libro (editori, agenti letterari, editor, traduttori, critici letterari) nonché da scrittori, alcuni dei quali partecipanti alle scorse edizioni del progetto Scritture Giovani di Festivaletteratura.</p>
<p>Il corso si articola in due sessioni di lezioni, ciascuna di 16 ore complessive che si terranno dal 23 al 25 marzo e dal 30 marzo al 1° aprile.</p>
<p><strong>3. Modalità di partecipazione</strong></p>
<p>La partecipazione al corso è gratuita. Il corso avrà carattere residenziale, e le spese di viaggio e soggiorno sono a carico dell&#8217;organizzazione. La sede delle lezioni sarà comunicata congiuntamente all&#8217;esito della selezione delle domande.</p>
<p><strong>4. Requisiti richiesti</strong></p>
<p>I requisiti richiesti per la partecipazione sono:</p>
<p>&#8211; avere un&#8217;età compresa tra i 18 e i 27 anni entro la data di scadenza del presente bando;<br />
&#8211; non avere ancora pubblicato in volume (monografico o collettivo) propri lavori di narrativa.</p>
<p><strong>5. Presentazione delle domande</strong></p>
<p>Per partecipare al corso è necessario inviare:</p>
<p>&#8211; la scheda di partecipazione compilata (scaricabile dal sito internet www.festivaletteratura.it a partire dal 30 gennaio 2012);<br />
&#8211; un curriculum vitae aggiornato;<br />
&#8211; una copia del documento di identità;<br />
&#8211; un racconto di massimo 10 cartelle (18.000 caratteri in totale, spazi compresi) sul tema “<strong>perché”</strong> (tema del racconto richiesto agli autori che parteciperanno a Scritture Giovani incontri 2012);</p>
<p>Le domande e i materiali richiesti andranno inviati per posta elettronica all&#8217;indirizzo sgcantiere@festivaletteratura.it <span style="text-decoration: underline;">entro e non oltre sabato 3 marzo 2012</span>. Non verranno prese in considerazione domande incomplete, pervenute oltre la data indicata o ad altri indirizzi di Festivaletteratura.</p>
<p><strong>6. Criteri di selezione</strong></p>
<p>La selezione delle domande verrà effettuata sulla valutazione dei racconti pervenuti effettuata da una commissione interna a Festivaletteratura. Il giudizio della commissione è insindacabile. L&#8217;esito della selezione sarà reso noto sui siti www.festivaletteratura.it e www.scritturegiovani.it da lunedì 12 marzo 2012.</p>
<p><strong>7. Diffusione del bando</strong></p>
<p>Il presente bando verrà diffuso tramite la pubblicazione sui siti internet www.festivaletteratura.it e www.scritturegiovani.it e attraverso altri mezzi ritenuti idonei.</p>
<p>Per ogni ulteriore informazione o chiarimento è possibile contattare la segreteria di</p>
<p>Festivaletteratura (tel. 0376.223989; fax 0376.367047; e-mail sgcantiere@festivaletteratura.it).</p>
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		<title>piccoli editori</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/06/01/piccoli-editori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 09:00:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ritorna Piccoli editori a Mantova, il viaggio nel mondo della lettura che vede coinvolti, tutti insieme e in sinergia, editori, biblioteche, librerie e lettori. L’esposizione organizzata dal Centro Culturale Gino Baratta e dal Sistema Bibliotecario Grande Mantova vuole essere un nuovo e significativo momento per favorire l’incontro tra libro e lettore. Nella accogliente sede della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cartolina_mantova.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-39160" title="cartolina_mantova" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cartolina_mantova.jpg" alt="" width="349" height="529" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cartolina_mantova.jpg 428w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cartolina_mantova-197x300.jpg 197w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a></p>
<p>Ritorna <em>Piccoli editori</em> a Mantova, il viaggio nel mondo della lettura che vede coinvolti, tutti insieme e in sinergia, editori, biblioteche, librerie e lettori. L’esposizione organizzata dal Centro Culturale Gino Baratta e dal Sistema Bibliotecario Grande Mantova vuole essere un nuovo e significativo momento per favorire l’incontro tra libro e lettore.</p>
<p>Nella accogliente sede della Biblioteca Baratta, la manifestazione propone una indicativa rassegna della produzione di piccoli editori di qualità, di rilevanza nazionale, con particolare riguardo all’editoria per l’infanzia e al graphic novel.<br />
<span id="more-39159"></span><br />
Una specifica attenzione è stata, inoltre, rivolta alle opere locali, cui viene dedicata una apposita sezione, che presenta autori e temi rilevanti dell’ambiente culturale mantovano, fonti molto spesso insostituibili per la conoscenza del nostro territorio.</p>
<p>L&#8217;esposizione, che si svolgerà presso la Biblioteca G. Baratta nelle giornate  di sabato 4 e domenica 5 giugno 2011, sarà visitabile liberamente da qualsiasi  cittadino e i  libri  esposti  saranno messi  in vendita. Inoltre, durante la  manifestazione si avranno occasioni di approfondimento sul tema della piccola  editoria con interventi di alcune delle personalità che lavorano nel mondo del libro  e della lettura.  Ci sarà inoltre un momento di lettura dedicata ai più piccoli.</p>
<p>Il progetto nasce dalla collaborazione delle biblioteche mantovane con  Simonetta Bitasi, coordinatrice di molti gruppi di lettura del territorio direttamente  coinvolti  nell’iniziativa. I lettori,  infatti, contribuiranno all&#8217;allestimento e alla gestione della  mostra.  Il progetto coinvolge i  librai di Mantova che avranno il compito di curare il reperimento dei libri, individuando,  in collaborazione con gli organizzatori e con gli editori stessi, i titoli di ogni editore da esporre.</p>
<p>Grazie a questa iniziativa, dunque, la piccola editoria, che spesso fatica a far conoscere la propria produzione, incontra il suo pubblico nella biblioteca, luogo privilegiato di confronto per i lettori e per tutte le professionalità che operano nel mondo del libro e della lettura.</p>
<p style="text-align: center;">Per informazioni www.bibliotecabaratta.it  0376.352711<br />
biblioteca.baratta@domino.comune.mantova.it</p>
<p>Elenco Editori presenti alla seconda edizione di Piccoli editori a Mantova:</p>
<p>66thand2nd, Accademia Nazionale Virgiliana, Almayer, Angelica, Arcari, Arianna, Sartori, Arka, Artebambini, Arti Grafiche Bottazzi, Astoria, Bao Publishing, BeccoGiallo, Camelopardus, Cargo, Carthusia, Coconino, Cooperativa Librai Mantovani, Corraini, Di Pellegrini, Diabasis, Duepunti, E. Lui, Edizioni Ambiente, Edizioni dell&#8217;Asino, Eléuthera, Elliot, Fandango, Hacca, Ideeali, Il Cartiglio Mantovano, Il Castoro, Il Gioco di Leggere, Il Maestrale, Iperborea, Isbn, Istituto mantovano di storia contemporanea, Keller, Kellermann, Kite, La Giuntina, La Nuova Frontiera, Lavieri, Le Nubi, Lineadaria, Marcos y Marcos, Minimum Fax, Negretto, nottetempo, O barra O, Playground, Pulcinoelefante, Publi, Paolini, Quodlibet, Sinnos, Sometti, Terre di Mezzo, Topipittori, Tunué, Zandonai, Zero91</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Programma della manifestazione</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Orario d&#8217;apertura:<br />
sabato 4 giugno ore 10.00-13.00 / 15.00-18.30<br />
domenica 5 giugno ore 10.00-13.00 / 15.00-18.30</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>sabato 4 giugno ore 10<br />
inaugurazione</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>sabato 4 giugno ore 17.00<br />
piccolo raduno dei Gruppi di Lettura<br />
con una visita guidata all&#8217;esposizione a cura di Simonetta Bitasi e Emanuele Salvato  e un dibattito aperto sulle modalità e le scelte di lettura dei vari gruppi presenti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>domenica 5 ore 11.00<br />
<em>Che fine faranno i libri?</em></strong> <strong> con Francesco Cataluccio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Domenica 5 ore 16.00 ricci e pasticci per piccoli lettori con Segni d’infanzia.</strong></p>
<p style="text-align: center;">Per informazioni www.bibliotecabaratta.it  0376.352711<br />
biblioteca.baratta@domino.comune.mantova.it</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nazim Hikmet *</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/08/nazim-hikmet/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 13:20:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[altan]]></category>
		<category><![CDATA[don Chisciotte]]></category>
		<category><![CDATA[mantova]]></category>
		<category><![CDATA[nazim hikmet]]></category>
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					<description><![CDATA[Don Chisciotte Il cavaliere dell&#8217;eterna gioventù seguì, verso la cinquantina, la legge che batteva nel suo cuore. Partì un bel mattino di luglio per conquistare il bello, il vero, il giusto. Davanti a lui c&#8217;era il mondo coi suoi giganti assurdi e abietti sotto di lui Ronzinante triste ed eroico. Lo so quando si è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/altan-1982-chisciotte.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/altan-1982-chisciotte-300x178.jpg" alt="" title="altan-1982-chisciotte" width="300" height="178" class="alignnone size-medium wp-image-8125" /></a></p>
<p><strong>Don Chisciotte</strong></p>
<p><em>Il cavaliere dell&#8217;eterna gioventù<br />
seguì, verso la cinquantina,<br />
la legge che batteva nel suo cuore.<br />
Partì un bel mattino di luglio<br />
per conquistare il bello, il vero, il giusto.<br />
Davanti a lui c&#8217;era il mondo<br />
coi suoi giganti assurdi e abietti<br />
sotto di lui Ronzinante<br />
triste ed eroico. </p>
<p>Lo so<br />
quando si è presi da questa passione<br />
e il cuore ha un peso rispettabile<br />
non c&#8217;è niente da fare, Don Chisciotte,<br />
niente da fare<br />
è necessario battersi<br />
contro i mulini a vento. </p>
<p>Hai ragione tu, Dulcinea<br />
è la donna più bella del mondo<br />
certo<br />
bisognava gridarlo in faccia<br />
ai bottegai<br />
certo<br />
dovevano buttartisi addosso<br />
e coprirti di botte<br />
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati<br />
tu continuerai a vivere come una fiamma<br />
nel tuo pesante guscio di ferro<br />
e Dulcinea<br />
sarà ogni giorno più bella.</em><br />
<span id="more-8123"></span></p>
<p><strong>Lettera dal carcere a Munevver, 1942</strong></p>
<p><em>Il più bello dei mari<br />
è quello che non navigammo.<br />
Il più bello dei nostri figli<br />
non è ancora cresciuto.<br />
I più belli dei nostri giorni<br />
non li abbiamo ancora vissuti.<br />
E quello<br />
che vorrei dirti di più bello<br />
non te l&#8217;ho ancora detto.</em></p>
<p>*<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nazim_Hikmet">Nota biografica dell&#8217;autore</a></p>
<p>È uno dei primi poeti turchi ad usare i versi liberi. Hikmet è diventato, mentre era ancora vivo, uno dei poeti turchi più conosciuti in Occidente e i suoi scritti sono stati rapidamente tradotti in diverse lingue.<br />
Condannato per marxismo fu il solo scrittore d&#8217;importanza ad evocare i massacri ai danni degli armeni del 1915 e 1922.<br />
Nato a Salonicco (attualmente in Grecia) da una famiglia aristocratica turca, il nonno paterno Nazim Pascià era stato governatore di varie province, ma anche poeta e scrittore in lingua ottomana. Il nonno materno, figlio di un nobile polacco, era militare in carriera, ma anche filologo e storico. Hikmet era figlio del diplomatico Nazim Bey e dalla pittrice Aisha, amante di poesia francese e specialmente di Lamartine e Baudelaire. Nazim Hikmet studiò nel liceo francese di Galatasaray (Istanbul)passando successivamente all&#8217;Accademia della Marina militare, che dovette però lasciare per ragioni di salute[citazione necessaria].<br />
La sua prima pubblicazione avvenne a diciassette anni in una rivista. Il suo punto di riferimento letterario era il suo insegnante di letteratura e poesia, Yaya Kemal, e altri poeti turchi come Tevfiq Fikret e Mehmed Emin.<br />
Durante la guerra d&#8217;indipendenza, si schierò subito con Atatürk (Mustafa Kemal) in Anatolia e lavorò come insegnante a Bolu. Studiò poi sociologia presso l&#8217;università di Mosca (1921-1928) e diventò membro del partito comunista turco negli anni Venti, dopo aver scoperto i testi di Marx e della rivoluzione sovietica. Conobbe Lenin, Esenin e Majakovskij, che ebbe su di lui un&#8217;importante influenza.<br />
Dopo il suo ritorno clandestino in Turchia nel 1928, Hikmet scrisse articoli, sceneggiature teatrali ed altri scritti. Fu condannato alla prigione per il suo ritorno irregolare ma amnistiato nel 1935. Nel 1938, fu condannato a 28 anni e 4 mesi di prigione per le sue attività anti-naziste e anti-franchiste, scontandone 12 in Anatolia, nel corso dei quali venne colpito da un primo infarto. e per essersi opposto alla dittatura di Kemal Ataturk. Fu l&#8217;intervento di una commissione internazionale composta tra gli altri da Tristan Tzara, Pablo Picasso, Paul Robeson e Jean-Paul Sartre a favorirne la scarcerazione nel 1950.<br />
Si sposò con Münevver Andaç, traduttrice in lingua francese e in lingua polacca a cui dedicò diverse poesie. Nel 1951, a causa delle costanti pressioni, fu costretto a ritornare a Mosca (Russia) ma la moglie e il figlio non poterono seguirlo ed egli trascorse il suo esilio viaggiando in tutta Europa. Perse così la cittadinanza turca e divenne polacco. Nel 1960 si innamorò della giovane Vera Tuljakova e la sposò.<br />
Morì il 3 giugno 1963 in seguito ad una crisi cardiaca, uscendo dalla porta della sua casa al numero 6 della via Pesciànaya a Mosca.</p>
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