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	<title>Manuel Micaletto &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Prove d&#8217;ascolto #15 &#8211; Manuel Micaletto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Oct 2017 05:00:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non esco granché molto e quando esco mi piace andare nei posti più migliori ed eccezionali del mondo. Non ce ne sono tanti di posti così migliori, per questo spesso posso farmi un tour completo, in quanto poiché, credo io, il caso volle che dio a sua volta volesse che questi posti trovassero ubicazione presso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non esco granché molto e quando esco mi piace andare nei posti più migliori ed eccezionali del mondo. Non ce ne sono tanti di posti così migliori, per questo spesso posso farmi un tour completo, in quanto poiché, credo io, il caso volle che dio a sua volta volesse che questi posti trovassero ubicazione presso il mio quartiere. Un posto migliore del mondo che primeggia a livello ultimate è i ferramenta. Non è necessario farvi accesso, già dalle vetrine. Le infatti vetrine dei ferramenta sono estranee agli spot, prive di highlights, corner luminosi, la visione corre senza accenti, niente ha bisogno di essere evidenziato poiché tutto partecipa di una comune evidenza. Nessun faretto alogeno punta al bullone, nessun cacciavite supera nessun niente sull’onda del brand, non c’è nessuno schieramento strategico, e fatta eccezione per i magari trapani ciascuna cosa è innumerevole tra altre innumerevoli cose e fraterne, in un vuoto di marketing. Le vetrine dei ferramenta superano il concetto stesso di esposizione. Le merci sono invece sovresposte. Infatti quello che rende i ferramenta un luogo così speciale dell’universo mondo è come essi ferramenta elaborano la luce, come la conciano. La ricevono e la restituiscono sia incrementata (quantità) sia impreziosita (nella grana: qualità). Pensiamo ad es. alle colonie dei bulloni, con le loro sagomature, che prima accolgono la luce e poi la infrangono con un’azione prismatica.<br />
Accade, in generale, qualcosa come un flipper.<br />
Un’altra caratteristca che permette ai ferramenta di svettare sul creato è l’effetto wunderkammer. Dove la meraviglia non emana dal singolo tuttavia oggetto, ma da come la somma di moltissime unità a valore 0 produce invece, alla fine, un valore complessivo inestimabile. Sono luoghi esauriti, saturati dalla presenza diffusa, granulare degli oggetti: lo spirito è barocco, ma le linee sono nette, austere, votate allo scopo, razionali. Questi peraltro oggetti ancora non sono nati alla loro funzione (si veda: un chiodo: senza entrare in relazione con una superficie, non serve a niente), e quando lo fanno sono spesso destinati ad una vita appartata, sullo sfondo, si innestano sottopelle nei traffici umani, presiedono alla sintassi del mondo. Alcuni concorrono/occorrono a popolare un ambiente, a fissare un componente all’altro; altri ancora sono votati all’astrazione, si occupano di inventare uno spazio, misurarlo, svolgono compiti invisibili, come gli angoli o le pendenze, generano un’immaginazione. Le giunture, i tubi murati, i chiodi che stanno lì nonvisti a sostenere i quadri che invece bisogna guardarli, gli attrezzi nel buio concreto della loro cassetta. Ma intanto che abitano insieme il grande alveare, prima dell’acquisto che li disperde nell’universo, ingenerano in noi l’incanto e la perfino commozione. Questo è inevitabile.<br />
Un altro posto più fantastico del mondo è i distributori di palline magiche. Le quali palline provviste di magia sono poi una tra le cose più mirabili dell’idem. Essi distributori nella forma evocano uno scafandro o una tuta spaziale, con particolare riferimento al casco per via di quell’oblò incaricato di mostrare al visitatore la portata vertiginosa dell’offerta e proprio grazie a questo accorgimento diventa impossibile resistere. Allora si appone il disco di una moneta nella fessura dedicata, si gira una manopola, avviene uno scatto e la pallina viene espulsa dalla sua bolla di autismo, piomba dal numero alla realtà del marciapiede con un’energia più che cinetica, con un bensì autentico entusiasmo. Ora può esprimere pienamente le sue facoltà.<br />
Le palline magiche non sono palline convenzionali ma sono invece dotate di una particolare feature vale a dire la magia. La magia di cui sono capaci consiste che benché non lo diresti, esse sono in grado dei rimbalzi in gran copia. Hanno un nucleo duro roccioso e ferroso tipo Nettuno e una scorza, una crosta gommosa (lucida, nei casi più frequenti e felici) che consente la magia. Le inoltre palline magiche devono la di loro magia anche al fatto che in qualche modo compendiano l’intero universo. Infatti talune nell’apparenza possono essere accomunate a pianeti composti di nuove miscele vulcanizzate, satelliti, corpi opachi, oppure luminosi, stelle, o a intere galassie dove la curva dello spazio tempo realizza una sfera che racchiude formazioni celesti in numero di miriadi, ennesime ancora addirittura implementano più texture (opaca, lucida, trasparente, trasparente con l’innesto in profondità di filamenti inclini alla luce e moltissimi) e sono tutte queste cose allo stesso tempo. Beh che dire congratulazioni. Questo è ineludibile.<br />
Un terzo luogo leggendario dell’orbe terracqueo si tratta dei bar. Intanto le insegne sono sempre struggenti, sia neon sia no, preferibilmente neon (quelle rosa di quel rosa proprio delle lavagnette che si trovavano nei cereali comandano saldamente la classifica). Specie se sulla vetrina la combo si completa con quella cornice led che recita proprio BAR a scanso di equivoci e qualcosa si versa all’infinito da una bottiglia a un bicchiere, pixel dopo pixel. I bar dentro si nota facilmente il ventilatore che aziona l’aria, come una dinamo innesca le vite che transitano dal bancone ai tavolini, gli impone un senso di rotazione, da il fuori a il dentro e viceversa, mescola le musiche dei totem videolottery come un cocktail, mentre la macchina dell’espresso sfiata la combustione dell’intero motore. Essi bar ricavati come sono nel vivo del cemento rendono i blocchi della città accessibili, visitabili, e dalla vetrina gettano come un alone prerender su tutte le cose le quali esse cose prima filavano come formaggio fuso dal per es. toast, e ora rientrano nel loro script, perdono spessore poligonale. I bar interni ai centri commerciali rivelano poi una particolare qualità cioè presentando come presentano comunque un dehor, che però è un dehor interno,quindi non solo contro l’evidenza ma forse contro precisamente il mondo, come a significare che può darsi un’alterità anche in assenza di mondo; questi specialissimi tra i bar mostrano come la forma di vita bar tenda ad organizzarsi sempre attorno a certi schemi, come le piante si sviluppa in direzione della luce, anche laddove questo significa fingere un fuori che non si dà realmente, e se si invece dà almeno sul piano della fantasia questo lo dobbiamo proprio allo sforzo di uscire da sé che ogni bar esprime perfino in condizioni di patente disagio. Questo è inaggirabile.<br />
Un luogo che pure lui figura nell’hitparade del mondo è certamente gli androni, tutti gli androni di tutti i palazzi. Nella penombra indolore che li mostra, con un rendering progressivo, appaiono sacri, appaiono una benedizione. Grazie a questa invenzione rivoluzionaria che è gli androni l’interno del mondo è reso accessibile tramite le porte vetrate, e da questa teca si può avvistare la vita come gli insetti infilati da uno spillo: si cristallizza, perde colpi, il frame rate collassa, rallenta inesorabile fino a stabilizzarsi su una velocità congrua allo sguardo, alla pace.<br />
Le edicole inoltre meritano una menzione in quanto se la cavano niente male grazie soprattutto all’odore dei mensili, che vantano quella carta lucida. Puranche ciò è fatale.<br />
L’inconveniente è che tra tutti questi posti top élite pianeta, per quanto ravvicinati, intercorre il mondo fatto di centri estetici dove le genti esibiscono facce che vanno dal gradiente chitarra acustica in su e perfino peggio, discopub dove l’adolescenza prolifera come una coltura batterica, cinema dove chi non ha il talento di guardare il soffitto si espone a una narrazione e molte altre zone invise al signoriddio.<br />
Comunque facendo la dovuta attenzione, attraversando i parcheggi vuoti che il tetris del traffico ha apparecchiato per il mio passaggio e seguendo il corretto pattern delle piastrelle per scongiurare la lava minimizzo i danni e torno alla casa. E tutto questo, per difetto o per accensione, certamente pertiene al dolore.</p>
<p>il rumore degli autocicli in manovra, quando nella sequenza di un parcheggio a più fiate si<br />
soffermano, dedicano il peso a un’area circoscritta e sotto sfrigolano, oppressi, i coriandoli<br />
dell’asfalto, che squama. a suo modo, riferisce.</p>
<p>congratulazioni stampanti. ok anche telefoni SIP in guisa di saponetta, con la scocca lucida. ma<br />
certo la particolare grammatura, nonchédimeno porosità, delle plastiche in dote alla maggiorpiù<br />
delle stampanti, le favorisce e così si distinguono primissime, nel volgere dei tempi, in quantità di<br />
anni ragionevoli, consone all’umana durata, nell’assumere quel colore, quel tono ambrato<br />
caratteristico delle rovine. (altrimenti, toner).</p>
<p>nelle macchinine (e già dire OK è dire poco) più modeste, ad esempio quelle di stanza nel buio,<br />
incistate nelle uova di cioccolato, le cui quali ruote per loro neppure è stata prevista, in sede<br />
progettuale, una chance di rotazione, oppure sì ma la realizzazione è scadente al punto di bloccarle<br />
al loro perno, in queste macchinine i refusi, le eccezioni che la plastica muove allo stampo, le<br />
sbavature, gli sticker SPEED, RACE, 85 (o altri numeri che garantiscono velocità elevate), così<br />
pure i fanali da applicare o preapplicati spastici (cfr. gelati tartarughe ninja, che una volta separati<br />
dall’involucro rivelano una configurazione facciale tradita a tutte le altezze, la delusione di un<br />
raffaello trisomico): in queste, la serialità ben disposta all’errore. in queste, nessuna redenzione.<br />
kinda (&amp;kinder) related.</p>
<p>l’invincibile certezza di pancarré nell’aula vuota, tirata a lucido dal personale ATA, con l’alcol<br />
fucsia e volatile che dai banchi sale, entra a forza nelle narici ancora disposte secondo i ritmi del<br />
sonno.</p>
<p>la visione di supermarket inabitati, lo schieramento delle merci, i prodotti installati alle latitudini più<br />
frequentate dall’umano sguardo e dall’umana attenzione, nel convesso dell’orario feriale, a più mai<br />
nessuno rivolti, fuor di competizione, che vivono una tregua. bravi yogurt, alla grande merendine,<br />
beate conserve lucide nel buio appena smentito dalle luci di emergenza.</p>
<p>l’unico modo di intraprendere le cose, che nonostante tutti gli sforzi e i tentativi di rimozione resta:<br />
avvalendosi di un’epica povera, da spot BMW.</p>
<p>il rumore consueto del mondo, le stringhe casuali del traffico che avanza in impressioni continue di<br />
scooter, autobus, accelerazioni, velocità congrue alla legge o che la legge eccedono, secondo<br />
cadenze variabili ma dando l’impressione di un loop, dove la ripetizione trova varie sedi: 1) a<br />
livello microscopico: alcune sequenze sono ribadite, opel corsa, xmax, 156. tra una sequenza<br />
identica e la stessa, identica, ma ancora, possono intercorrere alcuni minuti, possono intercorrere gli<br />
anni. indifferentemente. 2) a livello macroscopico: ma ad un ordine di grandezza troppo grande per<br />
poter assistere, nel volgere di un’umana partecipazione al mondo et alle sue vicende, ad un’intera<br />
esecuzione dello spartito. 3) per certo. 4) seguenti.</p>
<p>nelle gallerie, il finestrino che smette di filtrare LA TOSCANA, capovolge il vettore della visione,<br />
facendo leva sul buio in attuale versamento, e ti restituisce la faccia spettrale e tua, installata tra<br />
altre nell’ambiente di uno scompartimento, nel distretto di un vagone, nell’andare a linee di un<br />
treno. altrimenti irrelate.</p>
<p>il di cui prima sottofondo del mondo sovrascritto dal phon che, avendo (dai pleonastici capelli)<br />
estromesso l’acqua come si conviene, ed essendo perciò giunto a piena cessazione del suo esercizio,<br />
di nuovo lascia campo agli effetti audio abituali, che però non si manifestano subito, ma solo dopo<br />
un certo lasso di tempo, come se il rumore che fino a poco prima li aveva rimpiazzati avesse<br />
scavato, al loro interno, una nicchia, un vuoto, avesse ricavato una distanza, che abbisogna di essere<br />
colmata per ripristinare il contatto. archiviata sotto: situazione di sicura connivenza.<br />
applausi i POLARETTI. meglio ancora in forma flebo, invece che solida, lockati nel loro astuccio,<br />
pari ai pennarelli (prima dell’uso), con i colori a crescere, ordinati. barre di uranio, iridescenti, in<br />
condizione di luce favorevoli. non è negoziabile.<br />
in certa misura, i tatuaggi a tempo delle merendine, egregi trasferelli, ed emeriti. appena dapprima<br />
applicati tirano la pelle e brillano, ma in un tuttavia subito cominciano a gravarsi della polvere,<br />
anneriscono, somigliano a formazioni cancerose, sicché la finestra temporale in cui puoi vantare un<br />
pinguino sul braccio è risicatissima, mentre quella della malaria sèguita nei giorni. nello stesso<br />
subito o dintorni, peraltro, si dilatano, crepano, vanno alla deriva come la PANGEA, espongono i<br />
propri pixel come immagini low-res sottoposte ad un’implacabile azione di zoom. non scompaiono<br />
ma si scompongono a puzzle, assecondando le texture epiteliali, rivelandole. resta una frattura. qui,<br />
piena complicità.</p>
<p>nel preciso quando di mario kart che ti vede – per effetto degli ENVIRONMENTAL HAZARDS o<br />
di un corretto impiego, da parte degli avversari, degli ITEMS abilitati alla morte e alla sua<br />
distribuzione – consegnato al vuoto, sia detto vuoto più o meno consueto, più o meno imprevisto:<br />
non necessariamente un telefonatissimo baratro RAINBOW ROAD, con le curve che piegano a<br />
precipizio sui pianeti, senza barriere a contenere la corsa, a scongiurare la partecipazione di KOOPA<br />
al niente siderale che tutto intorno insiste, e preme; ma anche i vuoti hardcore, quelli ignoti perfino<br />
ai level designer, i vuoti che naturalmente scaturiscono in assenza di progetto, laddove la<br />
pianificazione langue, cui ottieni accesso per tramite di una serie di eventi sfortunati et esclusivi<br />
(che cioè mirano all’esclusione), la deflagrazione di una BOB-OMB che ti ribalta la vita e la riporta<br />
al suo normale incedere orizzontale proprio nel momento in cui un GREEN-SHELL muove<br />
ciecamente nel tuo slot e di nuovo ti costringe ad avvitare l’aria, fino a che non superi una<br />
recinzione apparentemente invalicabile (neppure può essere considerata, propriamente, una<br />
recinzione, dato che non si pone come elemento di separazione tra due luoghi distinti, ma come<br />
semplice limite all’azione) ed ecco che fai quell’esperienza di un vuoto inedito, un vuoto inatteso,<br />
che esiste in virtù di te e te soltanto, e delle circostanze che ti hanno condotto fino a quell’oltre<br />
cinetico il quale da bravo è l’esito di un sistema chiuso di regole, una rosa esauribile di possibilità,<br />
che tuttavia collide al suo interno, si inventa, esce da sé come KOOPA ora differisce il tracciato,<br />
deposto nell’abisso che presto vorrà restituirlo, estraneo ai radar del conflitto.<br />
gli stormi che agiscono in torsione contro lo schermo del cielo, davanti ai dead pixel del pirellone.<br />
hoc modo comunicando un’attesa, mentre in background un’intera città esprime uno schema,<br />
esegue il suo script, si riduce alla consistenza di uno screensaver (di giorno: proliferazione di<br />
volumi poligonali, a saturare il campo visivo; di notte: una striscia braille, o una scheda perforata,<br />
con la luce che evidenzia i buchi).<br />
le insegne dei bar, in prospettiva, che l’una all’altra si sommano, e dritto al cuore portano un<br />
comeché di trafittura.<br />
vicende relative all’acqua, specie in atteggiamenti concentrici, nei wallpaper di default.</p>
<p>l’alluminio leggero, sonoro (assumendo, per ipotesi, un urto), dei cartelloni recanti impressi i gelati,<br />
opportunamente associati ai rispettivi prezzi, spesso arbitrariamente corretti tramite l’applicazione<br />
di appositi talloncini adesivi, oppure presenti solo a chiazze, o assenti del tutto. l’azione erosiva che<br />
il sole, con sorprendente facilità, opera sui pigmenti che accendono il colore originale, il quale nelle<br />
intenzioni e negli effetti rende l’intero roster desiderabile (al biscotto di più). questa azione, va<br />
notato, non incontra resistenza alcuna da parte dei soggetti presi in esame. facilmente, dei gelati<br />
indicati, nessuno è poi disponibile all’acquisto, specie nei casi più nostalgici, cfr. SANSON: trattasi<br />
di pure installazioni. essi cartelloni sono lo strumento più accurato e sensibile di cui disponiamo per<br />
la misurazione della qualità dei bar che li ospitano: vere et proprie cartine tornasole: tanto più il<br />
colore difetta, tanto meglio high rated sarà il bar. di lato: somigliano a quel compasso che è la<br />
morte, quando gira attorno al suo perno. (una partnership? certo che a dire, dice).</p>
<p>le zone consacrate all’accumulo, negli uffici, dove sorgono concrezioni spontanee di fogli A4, scene<br />
minerali avanzano alla di ciascuno insaputa, nella lentezza del gocciare, a forza di stille, e<br />
producono mutazioni impercettibili, leggere variazioni di assetto. per crescita di buio.<br />
le anche zone segrete che accolgono gli oggetti i quali quando si sottraggono alla nostra<br />
disponibilità, il vuoto che imprimono nei luoghi che la memoria invece assegna loro, la traiettoria<br />
dei centesimi prima morbida quando attraversano la porzione di mondo che separa la tasca dal<br />
pavimento, poi impazzita dall&#8217;impatto fino all’esaurimento, all&#8217;ultimo scatto nervoso che li seda.<br />
al tavolino di un bar switchare, nell’immaginazione, la telecamera: come in FIFA14, visuale a volo<br />
d’uccello. il tavolo è allora quella puntina che fissa un tempo al sughero del giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
<strong>Una nota su [<em>Non esco granché</em>] di Manuel Micaletto</strong></p>
<p style="text-align: right;">di <strong>Renata Morresi</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con la caparbia applicazione del <em>geek</em> Micaletto opera un <em>close reading</em> dei processi piccoli, questi non riconosciuti legislatori del mondo. Come in parte avvenuto altrove (vedi l’ultimo libro, <em>Stesura</em>) l’attenzione viene declinata spazialmente: i siti di interesse sono e non sono non-luoghi, la differenza ormai rifratta su di un arco di innumerevoli gradienti di in/abitabilità, assetto, contatto, postura, manipolazione, ecc. Chi scrive esplora “i posti più migliori” con ossessione surrealista (ho pensato per un attimo alla messa a fuoco iper-ravvicinata delle sculture involontarie).  E parte da quell’eleganza feroce per procedere, in un crescendo di accanimento, fino a un tessuto incoeso, ma in qualche modo coerente con la polverizzazione dell’esperienza. La sua smaterializzazione costituisce l’antefatto e l’innesco della scrittura: “Non esco granché molto e quando esco…”, si dice all’inizio. Tra androni, ferramenta e <em>dehors</em>, il narratore non incontra, in effetti, nessuno. Questo non significa che non attraversi (e sfidi) molti campi di forze, molte relazioni anche brutali. Innanzitutto quelle urbane, irreggimentate nelle pratiche consentite di consumo. (Penso all’organizzazione spaziale di certi megasiti, aree sviluppate da privati per i centri commerciali o gli uffici amministrativi, dove si impone una geografia levigata, privata di ogni tipo di gradino, per rendere impossibile la sosta se non nelle apposite aree, atte, ovviamente, a consumare).</p>
<p>Già nei due primi riferimenti qua sopra citati si noti la stortura grammaticale: la metterei tra i mezzi espressivi adottati ad aggirare la romanticizzazione delle “povere piccole cose”. O ad aggiornarla? L’affondo nella smagatura chirurgica delle merci e delle loro dimensioni distributive si mescola così bene all’immergersi radicale nella loro alterità, al godere indisciplinabile dell’intelligenza, che qui non trovo denuncia disillusa attraverso la mimesi, quanto resistenza creativa attraverso opportunistiche tattiche di anti-uso. Ciò che viene comunemente ridotto al suo effetto d’uso (il chiodo, la parte esterna del bar, la caramella, il videogioco), qui viene ripreso da un lussureggiante indugiare discorsivo. Ripenso a De Certeau e alla sua <em>Invenzione del quotidiano</em>: l’individuo non è solo il bersaglio passivo delle strategie dei produttori, ma anche l’attivatore di un repertorio di tattiche, spesso funambolesche, che interagiscono – in modo anche caotico, certo – con la quantità di categorie classificatorie elaborate dalle forze egemoniche (che qui sono: il capitale, la città).</p>
<p>Niente è preso per ‘buono’, niente è a-culturale e innocuo, e tuttavia tutto è marginale (“la marginalità diventa universale”, ancora De Certeau), iper-atteso e scansato da un narratore che sta tra il flaneur-quasi-fermo e l’Asperger ad alto funzionamento. Privato di mondo (di luoghi di azione) sa come perdersi in una sofisticata dimensione percettiva e affettiva (=che riguarda le affezioni) delle cose del mondo. Privato di interazione e di collettività sa eccitarne tanti registri e discorsi: il <em>languaging</em> pubblicitario e commerciale (“highlights”, “brand”, “rendering”, “items”, “feature”, “top”, ecc.), il colloquiale e i suoi anacoluti (“Un altro posto più fantastico del mondo è i distributori di palline magiche”, “Beh che dire congratulazioni”), l’iper-letterario o il finto tale (“un’umana partecipazione al mondo et alle sue vicende”, “a più fiate”), il tecnichese “gli sticker SPEED, RACE, 85 (o altri numeri che garantiscono velocità elevate), così pure i fanali da applicare o preapplicati spastici”), lo pseudo-amministrativo con i connettivi testuali messi a casaccio (“Questi peraltro oggetti”, “la perfino commozione”), e il filosofico (“può darsi un’alterità anche in assenza di mondo”, “un’intera città esprime uno schema”).</p>
<p>Certo, non c’è consolazione, ovunque si muova lo sguardo è choc cognitivo o riflesso “al niente siderale che tutto intorno insiste, e preme” (e assorbe, aggiungerei). Nell’ultima parte la partitura si fa più sincopata, in un assedio che non sembra sciogliersi neanche alla fine, quando l’ambiente si rovescia esplicitamente in installazione, e il capitale riprende, per un attimo, la sua concretezza banale e si materializza in soldi (i centesimi che cadono sul pavimento).</p>
<p>Per sua natura il testo, forse, non può finire. E non può neanche, forse, rimettere in cammino il suo narratore. Può solo riorientare lo sguardo in visualizzazione dall’alto? Tramutare la sua capsula di tempo, il suo posto al tavolino del bar, in spazio-puntina affisso a un altro spazio, anch’esso povero, morbido? Può solo proseguire a “switchare”? Credo invece che il narratore tornerà a ‘casa’, anzi lo spero. Perché è nell’esaurire un fenomeno, io credo, che si manifesta meglio la sua bravura nel manipolare (sabotare? esaltare?) attraverso l’esposizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/05/28/prove-dascolto/">Prove d&#8217;ascolto è un progetto di Simona Menicocci e Fabio Teti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>Prove d&#8217;ascolto</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/05/28/prove-dascolto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 May 2017 05:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dal giugno 2015 al maggio 2016 si è svolto un laboratorio di scritture dal titolo «prove d&#8217;ascolto» presso la sede della galleria WSP photography di Roma (http://www.collettivowsp.org/), che ha visto coinvolti 23 autori [1]. Da oggi Nazione Indiana pubblica testi e tracce di quegli incontri. Di seguito una breve presentazione del progetto a firma dei due [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal giugno 2015 al maggio 2016 si è svolto un laboratorio di scritture dal titolo </em><em>«</em><em>prove d&#8217;ascolto</em><em>» presso la sede della galleria WSP photography di Roma (</em><a href="http://www.collettivowsp.org/"><em>http://www.collettivowsp.org/</em></a><em>), che ha visto coinvolti 23 autori </em><em>[1]. Da oggi Nazione Indiana pubblica testi e tracce di quegli incontri.</em><strong><em> </em></strong><em>Di seguito una breve presentazione del progetto a firma dei due curatori, <strong>Simona Menicocci </strong>e<strong> Fabio Teti</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;esperienza laboratoriale «prove d&#8217;ascolto» nasce dall&#8217;insoddisfazione, e nell&#8217;insoddisfazione – è importante: anche e soprattutto rispetto a se stessa, alle articolazioni ed energie, alle pratiche e relazioni che ha saputo o mancato di generare, al tempo che ha potuto o mancato di donarsi – consegna oggi, profittando dell&#8217;ospitalità di Nazione Indiana, ad una socializzazione ulteriore ed espansa quegli &#8216;atti&#8217; di scrittura attorno cui e generando i quali si è configurata, dal giugno 2015 al maggio 2016, in tre appuntamenti romani presso la sede della <em>WSP photography</em>, (ne approfittiamo per ringraziare Lucia Perrotta per l&#8217;ospitalità concessaci).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;idea del laboratorio, basilare e intimamente ispirata alle motivazioni che condussero Giuliano Mesa a dar vita al progetto <em>Ákusma </em>(sono ormai quasi vent&#8217;anni), si è fatta strada a partire da Albinea (RE), seconda edizione della rassegna <a href="http://eexxiitt.blogspot.it/search/label/EX.IT%202014">EX.IT</a>, nell&#8217;ottobre del 2014, durante la tavola rotonda coordinata da Antonio Loreto e Massimiliano Manganelli. In quell&#8217;occasione, una schiera di critici letterari, studiosi, traduttori e autori, fu invitata a intervenire intorno alle scritture, e al panorama autoriale da esse illustrato, raccolte nel catalogo-antologia<em> ex.it 2013 &#8211; Materiali fuori contesto</em> (Tielleci, Colorno 2013). In quella sede, al netto delle possibili dispercezioni di chi scrive, poche, pochissime delle molte parole che potemmo ascoltare (gli atti dell&#8217;incontro sono oggi raccolti e leggibili nel volume <em>ex.it 2014 &#8211; Materiali fuori contesto</em>, Tielleci, Colorno 2016) ci sembrarono fattivamente interessate a ricavare <em>dai testi</em> in questione, considerati nella loro singolarità e varietà (di materiali, procedure, modalità della messa in comune e suoi oggetti) quegli strumenti critici e quei criteri analitici rinnovati di cui probabilmente l&#8217;intero campo letterario italiano necessita da tempo. Un&#8217;occasione parzialmente sprecata, dunque – e forse fatalmente, stante la difficoltà obiettiva di maneggiare un così ampio spettro di scritture e posture autoriali, rispetto alle quali sembrò più agevole ripiegare sulle consuete strategie operative, quelle cioè tendenti alla categorizzazione definitoria, all&#8217;individuazione delle autorialità più emblematiche, alla sinossi delle questioni, quali che fossero le anomalie letterarie in discorso e il ventaglio di problemi da esse spalancato: ripiegare sul tentativo di maneggiare, crediamo, come reti a strascico, categorie critiche pre-testuali, in quanto prodotte per dar conto di testualità altre, precedenti, o ancora pseudo-categorie o puntatori desunti dalle auto-descrizioni e riflessioni dei più attivi, sul fronte teorico, o metapoetico, degli scrittori in questione; ponendosi, al limite, il problema della prensilità generale delle stesse, ma in ogni caso, al netto delle cautele e delle perplessità espresse, assecondando il rischio già presente di una loro surrettizia mutazione da connotati probabili ad epitomi sicure, e ancora da strumenti descrittivi di <em>alcune</em> testualità esistenti a criteri discriminanti circa il valore di quelle contemporanee o a venire. Nulla che non pertenga al mestiere del critico, naturalmente; né avremmo potuto pretendere delle vere e proprie analisi testuali, in quella sede e in una fase, ancora, di vera e propria lotta per l&#8217;esistenza di tutta una serie di scritture spericolate e sganciate dalle anche recenti acquisizioni canoniche in materia. Ciò nonostante, la percezione acuta di una scarsa considerazione dei testi, della loro inaggirabilità e differenza, così come della produzione delle autorialità più appartate o in ombra del &#8216;catalogo&#8217;, fu la sola amara acquisizione con la quale lasciammo l&#8217;incontro e, su questo fronte almeno, Albinea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da qui, precisamente, l&#8217;idea di un laboratorio, mossi dalla necessità di riservare un più ampio spazio-tempo alle testualità degli autori coinvolti, uno spazio e un tempo in cui poter porre maggiore attenzione e accordare un ascolto qualitativamente più esposto al farsi stesso della scrittura. Con «prove d’ascolto» abbiamo infatti proposto ai 23 autori coinvolti di condividere i propri testi in lavorazione, le proprie “ricerche” in atto, e di affrontare collettivamente i nodi estetici, concettuali, pragmatici attorno cui stesse ruotando il proprio lavoro; ogni presente è stato dunque invitato tanto a leggere i propri testi, quanto a intervenire e a fomentare a una discussione, il più possibile spregiudicata, sullo specifico di ogni brano in questione e delle problematiche di lì emergenti. L&#8217;auspicio, o obiettivo, al di là di certe ‘somiglianze di famiglia’ e delle convivenze più o meno ireniche sotto l’inverificata copertura di una tendenza comune, era che potessero emergere e porsi in esponente le differenze empiriche e le distanze concrete tra le pratiche autoriali; che si riuscisse a provocare, sulla base di queste, e discutendo, una crisi ulteriore: radicalizzando, in termini di profondità e fertilità, quella spinta emancipativa comunque già implicita in ogni necessità o accidentalità di ricerca, quindi fornendo uno stimolo ulteriore tanto al movimento quanto al processo di auto-consapevolezza artistica. Allo stesso modo, ci aspettavamo di ricavare, sebbene in forma grezza,  provvisoria, qualche nuovo arnese ermeneutico, qualche strumento critico ulteriore, necessitato dalle e aderente alle scritture in questione (un implicito delle discussioni era infatti quello di prescindere da tutti quei dispositivi nominali o lassamente teorici dei quali auspicavamo invece una messa in crisi, se non un superamento: da “scrittura non assertiva” a “scrittura di ricerca”, appunto, dalla contrapposizione tra lirica e sperimentalismo a quella tra verso e prosa). Anche per questo motivo, oltre agli autori, abbiamo provato a coinvolgere nel laboratorio gli stessi critici e studiosi intervenuti ad Albinea nel 2014, nonché molti altri potenzialmente interessati a questo tipo di lavoro comune, di comunità operosa, ottenendo, naturalmente, nient&#8217;altro che una sfilza di mail inevase, di silenzi eloquentissimi o giustificazioni pasticciate, e potendo contare, nel concreto, su appena tre presenze discontinue, quelle di Gilda Policastro, di Guido Mazzoni, e di Massimiliano Manganelli, che ringraziamo. Poco male, ad ogni modo: si è fatto senza, giocoforza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Naturalmente, da cotanta ambizione, non poteva che derivare un altrettanto grande, e comunque fertile, fallimento. Tolti pochi casi, e sempre in conseguenza della quota di generosità ed energia messa in campo dai coinvolti, si è rivelato più che problematico dar vita a discussioni proficue, più che faticoso stimolare una partecipazione che avrebbe invece dovuto esserne precondizione. Lo stesso può dirsi per la seconda fase del laboratorio, alla prima legata proprio dalla volontà di fissare qualche risultato più stabile, di concretarlo. Dopo i tre incontri romani, infatti, dopo le parole in presenza e gli impacci, anche, dell&#8217;oralità, della soggezione, delle psicologie, abbiamo invitato ogni autore – secondo un esoterico sistema di incroci volto a garantire la copertura integrale dei testi condivisi, e fallito anche questo, a causa di varie defezioni – a rilanciare per iscritto le tracce del proprio ascolto, del proprio incontro con l&#8217;altrui scrittura, a produrre un testo breve, insomma, critico eppure libero, affrancato da ogni ansia mimetica e competitiva rispetto ai canoni formali della critica ufficiale. Anche qui, i risultati non son stati sempre all&#8217;altezza delle aspettative, ma ogni autore è responsabile delle proprie parole, le dette e le taciute, del proprio impegno e della propria disponibilità all&#8217;incontro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel momento della condivisione dei materiali, in una rubrica su Nazione Indiana che raccoglierà l&#8217;intera compagine dei testi presentati durante il laboratorio (giova ricordarlo: testi in quel momento incompiuti o in lavorazione, ed oggi magari diversissimi, o già pubblicati, o completamente cassati dagli autori stessi) accompagnati dalle rispettive <em>tracce d&#8217;ascolto</em> generate, ci preme forse maggiormente, stilando la parte positiva del bilancio, ringraziare uno per uno i nostri autori per ciò che hanno voluto o potuto fare e condividere; per essersi sobbarcati le spese di viaggi anche internazionali; per la loro disinvoltura o più silenziosa attenzione; per aver mostrato di poter leggere un testo (o <em>fare</em> <em>qualcosa</em> di un testo, maneggiarlo) senza dover ricorrere necessariamente a quegli approcci categorizzanti e a quelle parole d&#8217;ordine che tanto ci avevano infastidito a monte di questa esperienza. Per aver fatto emergere, infine, dalle loro letture, talvolta pigre talvolta sorprendenti, talvolta centrate talvolta felicemente divergenti, anche una serie di problemi forse nuovi e certamente urgenti, come quello, statisticamente più ricorrente, che riguarda l&#8217;uso, l&#8217;usabilità, la dimensione pragmatica tanto della scrittura quanto della sua inserzione e ricezione nel mondo, e che speriamo qualcuno voglia accogliere e approfondire, in sede critica e in relazione al funzionamento di un testo letterario contemporaneo. Li ringraziamo, ancora, per averci sopportati prima, e poi lungamente attesi, nella conduzione del laboratorio e in quella dell&#8217;approdo in rete dei suoi atti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una conduzione, quella del laboratorio, così come del suo dopo, sicuramente affannosa, strattonata, ciascuno di noi dovendo volta a volta emancipare spazi e tempi letteralmente <em>impropri</em> dalla trama di esistenze materiali e lavorative votate a una furiosa avversione rispetto alle facoltà e pratiche dell&#8217;incontro, della condivisione, della lettura, del dissenso o dell&#8217;accordo argomentati – e argomentati poiché posteriori, appunto, all&#8217;incontro, agli oggetti di condivisione e analisi, all&#8217;ascolto di questi e alla domanda sul senso della loro messa in comune. Che si tratti poi di oggetti di scrittura non dovrebbe, crediamo, minare la seriosa generalità di quanto appena affermato: se le scritture sono nel mondo e il mondo riguardano, la proiezione nel mondo delle etiche e prassi che queste informano è problematica ma inevitabile, problematico ma inevitabile il loro fare mondo, riproporsi su altra scala all&#8217;altezza delle nostre forme di vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] Questi i partecipanti alle tre date: Daniele Bellomi, Alessandra Cava, Fiammetta Cirilli, Mario Corticelli, Elisa Davoglio, Alessandro De Francesco, Marco Giovenale, Alessandra Greco, Mariangela Guatteri, Niccolò Furri, Andrea Inglese, Andrea Leonessa, Giulio Marzaioli, Simona Menicocci, Manuel Micaletto, Renata Morresi, Vincenzo Ostuni, Nicola Ponzio, Giorgia Romagnoli, Luigi Severi, Fabio Teti, Silvia Tripodi, Michele Zaffarano. Il novero degli invitati avrebbe compreso anche Mariasole Ariot, Gherardo Bortolotti, e Andrea Raos, che non hanno potuto prendere parte ai lavori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #1 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/05/28/prove-dascolto-1-daniele-bellomi/">Daniele Bellomi</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #2 &#8211; <a href="http://www.nazioneindiana.com/2017/06/01/prove-dascolto-2/">Alessandra Cava</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #3 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/04/prove-dascolto-3-fiammetta-cirilli/">Fiammetta Cirilli </a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #4 &#8211; <a href="http://www.nazioneindiana.com/2017/06/08/prove-dascolto-4-elisa-davoglio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Elisa Davoglio</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #5 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/11/prove-dascolto-5-mario-corticelli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mario Corticelli </a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #6 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/15/prove-dascolto-6-alessandro-di-francesco/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alessandro De Francesco</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #7 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/22/prove-dascolto-7-niccolo-furri/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Niccolò Furri</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #8 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/25/prove-dascolto-8-marco-giovenale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Marco Giovenale</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #9 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/29/prove-dascolto-10-alessandra-greco/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alessandra Greco</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #10 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/09/10/prove-dascolto-10/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mariangela Guatteri</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #11 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/09/17/prove-dascolto-11-andrea-inglese/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Andrea Inglese</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #12 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/09/24/prove-dascolto-12-andrea-leonessa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Andrea Leonessa</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #13 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/10/01/prove-dascolto-13-giulio-marzaioli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Giulio Marzaioli</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #14 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/10/08/prove-dascolto-14-simona-menicocci/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Simona Menicocci</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #15 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/10/15/prove-dascolto-15-manuel-micaletto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Manuel Micaletto</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #17 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/10/29/prove-dascolto-17-vincenzo-ostuni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vincenzo Ostuni </a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #18 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/01/07/prove-dascolto-18-nicola-ponzio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nicola Ponzio</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #19 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/01/14/prove-dascolto-19-giorgia-romagnoli/" target="_blank" rel="noopener">Giorgia Romagnoli</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #20 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/01/21/prove-dascolto-20-luigi-severi/" target="_blank" rel="noopener">Luigi Severi</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #21 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/01/28/prove-dascolto-21-fabio-teti/" target="_blank" rel="noopener">Fabio Teti</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #22 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/02/04/prove-dascolto-22-silvia-tripodi/" target="_blank" rel="noopener">Silvia Tripodi </a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #23 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/03/04/prove-dascolto-23-michele-zaffarano/" target="_blank" rel="noopener">Michele Zaffarano</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Esce L&#8217;Ulisse n.18. Poetiche per il XXI secolo.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/05/05/esce-lulisse-n-18-poetiche-per-il-xxi-secolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2015 16:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo. &#160; INDICE &#160; Editoriale, di Stefano Salvi &#160; IL DIBATTITO IDEE DI POETICA Fabiano Alborghetti Gian Maria Annovi Vincenzo Bagnoli Corrado Benigni Vito Bonito e  Marilena Renda Gherardo Bortolotti Alessandro Broggi Maria Grazia Calandrone Gabriel Del Sarto Giovanna Frene Vincenzo Frungillo Florinda Fusco Francesca Genti Massimo Gezzi Marco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone  wp-image-53613" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg" alt="Doug Aitken New opposition  II - 2001" width="384" height="333" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001-300x260.jpg 300w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></a></p>
<p><a href="http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/03/ULISSE-182.pdf" target="_blank">L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>INDICE</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Editoriale</strong>, di Stefano Salvi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>IL DIBATTITO</strong></h3>
<h3></h3>
<p><em>IDEE DI POETICA</em></p>
<p>Fabiano Alborghetti</p>
<p>Gian Maria Annovi</p>
<p>Vincenzo Bagnoli<span id="more-53599"></span></p>
<p>Corrado Benigni</p>
<p>Vito Bonito e  Marilena Renda</p>
<p>Gherardo Bortolotti</p>
<p>Alessandro Broggi</p>
<p>Maria Grazia Calandrone</p>
<p>Gabriel Del Sarto</p>
<p>Giovanna Frene</p>
<p>Vincenzo Frungillo</p>
<p>Florinda Fusco</p>
<p>Francesca Genti</p>
<p>Massimo Gezzi</p>
<p>Marco Giovenale</p>
<p>Mariangela Guatteri</p>
<p>Andrea Inglese</p>
<p>Giulio Marzaioli</p>
<p>Guido Mazzoni</p>
<p>Renata Morresi</p>
<p>Vincenzo Ostuni</p>
<p>Gilda Policastro</p>
<p>Laura Pugno</p>
<p>Stefano Raimondi</p>
<p>Andrea Raos</p>
<p>Stefano Salvi</p>
<p>Luigi Socci</p>
<p>Italo Testa</p>
<p>Mary Barbara Tolusso</p>
<p>Giovanni Turra</p>
<p>Michele Zaffarano</p>
<h2><em> </em></h2>
<p><em>NUOVI CRITICI SUL NOVECENTO</em></p>
<p>Vittorio Sereni</p>
<p>di Mattia Coppo</p>
<p>Attilio Bertolucci</p>
<p>di Giacomo Morbiato</p>
<p>Franco Fortini</p>
<p>di Filippo Grendene</p>
<p>Corrado Costa</p>
<p>di Riccardo Donati</p>
<p>Anni Novanta. Individui e fluidità</p>
<p>di Maria Borio</p>
<p>Poesia e ispirazione</p>
<p>di Raoul Bruni</p>
<p>Poetiche dell’informale</p>
<p>di Filippo Milani</p>
<p>Poetiche della relazione</p>
<p>di Jacopo Grosser</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>FUOCHI TEORICI</em></p>
<p>Domande ingenue</p>
<p>di Jean-Marie Gleize</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>POETICHE DEL ROMANZO</em></p>
<p>Le idee letterarie degli anni Zero</p>
<p>di Morena Marsilio e Emanuele Zinato</p>
<p>Walter Siti</p>
<p>di Gian Luca Picconi</p>
<p>Don DeLillo</p>
<p>di Federico Francucci</p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p><strong>LETTURE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mariasole Ariot</p>
<p>Daniele Bellomi</p>
<p>Alessandra Cava</p>
<p>Claudia Crocco</p>
<p>Francesca Fiorletta</p>
<p>Franca Mancinelli</p>
<p>Luciano Mazziotta</p>
<p>Manuel Micaletto</p>
<p>Fabio Orecchini</p>
<p>Giulia Rusconi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>I TRADOTTI </em></p>
<p>Thomas James</p>
<p>tradotto da Damiano Abeni</p>
<p>Óskar Árni Óskarsson</p>
<p>tradotto da Silvia Cosimini</p>
<p>Dieter Roth</p>
<p>tradotto da Ulisse Dogà</p>
<p>Thomas Sleigh</p>
<p>tradotto da Luigi Ballerini</p>
<p>Eva Christine Zeller</p>
<p>tradotta da Daniele Vecchiato</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Una prima presentazione della monografia, che vedrà presenti Vincenzo Bagnoli, Vito Bonito, Alessandro Broggi, Mariangela Guatteri, Morena Marsilio, Luciano Mazziotta, Italo Testa ed Emanuele Zinato, si terrà venerdì 8 maggio alle 19.00 presso l&#8217;Atelier Sì, in via San Vitale 69, a Bologna)</p>
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		<title>LIBERA OCCUPAZIONE POETICA  &#8211; 21 marzo a Torino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 17:00:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Unione Culturale Franco Antonicelli organizza le prime iniziative culturali del progetto Liberazioni del nuovo Polo del 900 LIBERA OCCUPAZIONE POETICA La giornata mondiale della poesia all&#8217;Unione Culturale Sabato 21 marzo 2015 Via Cesare Battisti, 4/b – Torino (ingresso libero e gratuito) ⇓⇓⇓ Programma 17.30-18.30 Inaugurazione della mostra Descrizione del mondo Si tratta di un’installazione collettiva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte.png"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-51752" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-300x300.png" alt="cartolina-fronte" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-300x300.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-60x60.png 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-144x144.png 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-900x900.png 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte.png 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: center;">L&#8217;Unione Culturale Franco Antonicelli organizza le prime iniziative culturali<br />
del progetto Liberazioni del nuovo Polo del 900</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LIBERA OCCUPAZIONE POETICA</strong><br />
La giornata mondiale della poesia all&#8217;Unione Culturale<br />
Sabato <strong>21 marzo 2015</strong><br />
Via Cesare Battisti, 4/b – <strong>Torino</strong><br />
(ingresso libero e gratuito)</p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓<span id="more-51751"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Programma</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>17.30-18.30</strong><br />
Inaugurazione della mostra <strong>Descrizione del mondo</strong><br />
Si tratta di un’installazione collettiva di oggetti-reperti (pagine di libri, fotografie, fogli scritti e disegnati a mano, registrazioni audio) del modo “analogico” di descrivere il mondo. Ogni descrizione del mondo è sempre, contemporaneamente, una sua complicazione, un’estensione materiale, una stratificazione ulteriore. A questa impresa contribuiscono poeti e artisti da tutta Italia. La mostra, inaugurata attraverso letture e performance, durerà fino all’estate e sarà aperta al pubblico. Si prevede l&#8217;invio di opere da parte di <strong>Mariasole Ariot</strong>, <strong>Nanni Balestrini</strong>, <strong>Dario Bellini</strong>, <strong>Carlo Bordini</strong>, <strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Lorenzo Casali</strong>, <strong>Alessandra Cava</strong>, <strong>Gianluca Codeghini</strong>, <strong>Elisa Davoglio</strong>, <strong>Carlo Dell&#8217;Acqua</strong>, <strong>Francesco Forlani,</strong>  <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Mariangela Guatteri</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Giulio Lacchini</strong>, <strong>Antonio Loreto</strong>, <strong>Giulio Marzaioli</strong>, <strong>Francesca Matteoni</strong>, <strong>Luciano Mazziotta</strong>, <strong>Simona Menicocci</strong>, <strong>Manuel Micaletto</strong>, <strong>Renata Morresi</strong>, <strong>Bruno Muzzolini</strong>, <strong>Vincenzo Ostuni</strong>, <strong>Davide Orecchio</strong>, <strong>Mattia Paganelli</strong>, <strong>Vittorio Passaro</strong>, <strong>Enrico Passetti</strong>, <strong>Chiara Pergola</strong>, <strong>Stefano Piva</strong>, <strong>Nicola Ponzio</strong>, <strong>Gabriella Presutto</strong>, <strong>Andrea Raos</strong>, <strong>Micol Roubini, Jennifer Scappettone</strong>, <strong>Beppe Sebaste</strong>, <strong>Gianluca Stazi</strong>, <strong>Fabio Teti</strong>.<br />
↓<br />
<strong>18.30-19.30</strong><br />
<strong>Estranei al mondo: a cosa servono i poeti?</strong><br />
Discussione con <strong>Paolo Costa</strong> (filosofo), <strong>Italo Testa</strong> (poeta e filosofo), <strong>Andrea Inglese</strong> (poeta).<br />
Introduce <strong>Enrico Donaggio</strong>.<br />
↓<br />
<strong>20.00-21.00</strong><br />
<strong>Banchetto poetico</strong><br />
Lettura di manifesti, versi, inni al piacere del cibo e della convivialità. Si prevede la partecipazione di <strong>Gabriella Giordano</strong> &amp; <strong>Livio Borriello </strong><em>(Mettre en pratique la Poésie)</em>, <strong>Cocina Clandestina (Francesco Forlani </strong>e <strong>Marco Fedele</strong>)<strong> </strong> e <strong>Don Pasta</strong>, <strong>Enrico Remmert</strong> e <strong>Luca Ragagnin</strong>, <strong>Pino Tripodi</strong> &amp; <strong>Giorgio Mascitelli</strong>.<br />
↓<br />
<strong>21.30</strong><br />
<strong>Manifesti per il XXI secolo</strong><br />
La poesia al potere, chiaroveggente e profetica, con la più grande libertà, in versi come in prosa, attraverso un sonetto o una performance, con il supporto di materiale video e sonoro o il proprio strumento di fonazione naturale. Si prevede la partecipazione di <strong>Massimo Rizzante</strong>, <strong>Biagio Cepollaro</strong>, <strong>Beppe Sebaste</strong>, <strong>Paolo Gentiluomo</strong>, <strong>Francesca Genti</strong>, <strong>Enzo Campi</strong>, <strong>Nikolina Silla, Emanuele Buganza &amp; Compagnia dei Lettori d’Assalto</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Beniamino Servino</strong>, <strong>Raffaele Cutillo</strong>.<br />
↓<br />
<strong>22.30-23.30</strong><br />
<strong>Lettere al Principe</strong><br />
La poesia e il potere, missive a chi, nelle istituzioni e nei governi di questo mondo, in quanto eletti o esperti, dittatori o capi spirituali, in modo legittimo o illegittimo, governa, detta legge, determina i nostri destini, si fa portavoce della parola altrui. Si prevede la partecipazione di <strong>Elisa Alicudi</strong>, <strong>Filippo Balestra</strong>, <strong>Arsenio Bravuomo</strong>, <strong>Sergio Garau</strong>, <strong>Marko Miladinovic</strong>, <strong>Alexandra Petrova</strong>, <strong>Alessandra Racca</strong>, <strong>Giacomo Sandron</strong>, <strong>Luigi Socci</strong>, <strong>Sparajurij</strong></p>
<p style="text-align: center;">↓</p>
<p style="text-align: center;"><strong>00.00</strong><br />
<strong>Notte cinematografica</strong><br />
a cura del Centro Culturale <strong>La Camera Verde</strong> – Roma</p>
<p style="text-align: center;">∴∴∴</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-51753" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-507x1024.jpg" alt="locandina-lop" width="507" height="1024" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-507x1024.jpg 507w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-149x300.jpg 149w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-900x1817.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop.jpg 1000w" sizes="(max-width: 507px) 100vw, 507px" /></a></p>
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		<title>i morti &#8211; una compilation</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2014 06:00:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[consumo]]></category>
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		<category><![CDATA[Manuel Micaletto]]></category>
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					<description><![CDATA[di manuel micaletto il rumore degli autocicli in manovra, quando nella sequenza di un parcheggio a più fiate si soffermano, dedicano il peso a un’area circoscritta e sotto sfrigolano, oppressi, i coriandoli dell’asfalto, che squama. a suo modo, riferisce. congratulazioni stampanti. ok anche telefoni SIP in guisa di saponetta, con la scocca lucida. ma certo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>manuel micaletto</strong></p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/john-pilson.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone  wp-image-48444" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/07/john-pilson.jpg" alt="john pilson" width="446" height="389" /></a></p>
<p style="text-align: justify">il rumore degli autocicli in manovra, quando nella sequenza di un parcheggio a più fiate si soffermano, dedicano il peso a un’area circoscritta e sotto sfrigolano, oppressi, i coriandoli dell’asfalto, che squama. a suo modo, riferisce.</p>
<p style="text-align: justify">congratulazioni stampanti. ok anche telefoni SIP in guisa di saponetta, con la scocca lucida. ma certo la particolare grammatura, nonchédimeno porosità, delle plastiche in dote alla maggiorpiù delle stampanti, le favorisce e così si distinguono primissime, nel volgere dei tempi, in quantità di anni ragionevoli, consone all’umana durata, nell’assumere quel colore, quel tono ambrato caratteristico delle rovine. (altrimenti, toner).</p>
<p style="text-align: justify">nelle macchinine (e già dire OK è dire poco) più modeste, ad esempio quelle di stanza nel buio, incistate nelle uova di cioccolato, le cui quali ruote per loro neppure è stata prevista, in sede progettuale, una chance di rotazione, oppure sì ma la realizzazione è scadente al punto di bloccarle al loro perno, in queste macchinine i refusi, le eccezioni che la plastica muove allo stampo, le sbavature, gli sticker SPEED, RACE, 85 (o altri numeri che garantiscono velocità elevate), così pure i fanali da applicare o preapplicati spastici (cfr. gelati tartarughe ninja, che una volta separati dall&#8217;involucro rivelano una configurazione facciale tradita a tutte le altezze, la delusione di un raffaello trisomico): in queste, la serialità ben disposta all&#8217;errore. in queste, nessuna redenzione. kinda (&amp;kinder) related.</p>
<p style="text-align: justify">l’invincibile certezza di pancarré nell’aula vuota, tirata a lucido dal personale ATA, con l’alcol fucsia e volatile che dai banchi sale, entra a forza nelle narici ancora disposte secondo i ritmi del sonno.</p>
<p style="text-align: justify">la natura modulare delle grandi catene, che tendono a ricreare la stessa esperienza in diversi luoghi, mantenendo simili le proporzioni, identiche le stazioni radio (spesso proprietarie), concedendo qualche leggera variazione all’offerta commerciale (edizioni speciali): offrendo un corner di familiarità certa e garantita, un ricovero, una zona sanata dalle novità, dove lo spazio tutt’intorno dirama le sue differenze. al puntuale proposito, impossibile tacere del plurititolato team AUTOGRILL, che ancora conserva il suo solidissimo primato: trattasi, gli autogrill, di elementi modulari (se non modulari, frattali, riproduzioni in scala) inseriti a distanze regolari nell’ambiente modulare per definizione, l’autostrada: perciò, essi risultano cari alle divinità.</p>
<p style="text-align: justify">l’orario 16 tra 24 del giorno, che si lascia attraversare senza attrito, tra tutti il più docile. recando, del vuoto, le sembianze.</p>
<p style="text-align: justify">la visione di supermarket inabitati, lo schieramento delle merci, i prodotti installati alle latitudini più frequentate dall’umano sguardo e dall’umana attenzione, nel convesso dell’orario feriale, a più mai nessuno rivolti, fuor di competizione, che vivono una tregua. bravi yogurt, alla grande merendine, beate conserve lucide nel buio appena smentito dalle luci di emergenza.</p>
<p style="text-align: justify">l’unico modo di intraprendere le cose, che nonostante tutti gli sforzi e i tentativi di rimozione resta: avvalendosi di un’epica povera, da spot BMW.</p>
<p style="text-align: justify">il rumore consueto del mondo, le stringhe casuali del traffico che avanza in impressioni continue di scooter, autobus, accelerazioni, velocità congrue alla legge o che la legge eccedono, secondo cadenze variabili ma dando l’impressione di un loop, dove la ripetizione trova varie sedi: 1) a livello microscopico: alcune sequenze sono ribadite, opel corsa, xmax, 156. tra una sequenza identica e la stessa, identica, ma ancora, possono intercorrere alcuni minuti, possono intercorrere gli anni. indifferentemente. 2) a livello macroscopico: ma ad un ordine di grandezza troppo grande per poter assistere, nel volgere di un’umana partecipazione al mondo et alle sue vicende, ad un’intera esecuzione dello spartito. 3) per certo. 4) seguenti.</p>
<p style="text-align: justify">nelle gallerie, il finestrino che smette di filtrare LA TOSCANA, capovolge il vettore della visione, facendo leva sul buio in attuale versamento, e ti restituisce la faccia spettrale e tua, installata tra altre nell&#8217;ambiente di uno scompartimento, nel distretto di un vagone, nell&#8217;andare a linee di un treno. altrimenti irrelate.</p>
<p style="text-align: justify">il di cui prima sottofondo del mondo sovrascritto dal phon che, avendo (dai pleonastici capelli) estromesso l’acqua come si conviene, ed essendo perciò giunto a piena cessazione del suo esercizio, di nuovo lascia campo agli effetti audio abituali, che però non si manifestano subito, ma solo dopo un certo lasso di tempo, come se il rumore che fino a poco prima li aveva rimpiazzati avesse scavato, al loro interno, una nicchia, un vuoto, avesse ricavato una distanza, che abbisogna di essere colmata per ripristinare il contatto. archiviata sotto: situazione di sicura connivenza.</p>
<p style="text-align: justify">la verità, <a href="http://www.jumpy.it/" target="_blank">www.jumpy.it</a> sempre nei nostri cuori.</p>
<p style="text-align: justify">stipulare una salda amicizia et a bruciapelo con le miniature dei legionari X fretensis, le ceramiche inappetibili dietro le vetrine, i loghi di alcune case automobilistiche asiatiche, i palloncini promozionali e non, le luci dei cancelli automatici, quelle accennate dei citofoni, i vecchi NPC che guardano il mare sul promontorio di VERDEAZZUPOLI (e se interrogati, questo e non altro riferiscono), non esistendo, forti della beatitudine che da una simile condizione deriva. avvertirne, adempiendo al proprio tempo, nelle alterne fasi dell&#8217;esserci, la vicinanza più prossima, e mite.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000">applausi i POLARETTI. meglio ancora in forma flebo, invece che solida, lockati nel loro astuccio, pari ai pennarelli (prima dell&#8217;uso), con i colori a crescere, ordinati. barre di uranio, iridescenti, in condizione di luce favorevoli. non è negoziabile.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000">in certa misura, i tatuaggi a tempo delle merendine, egregi trasferelli, ed emeriti. appena dapprima applicati tirano la pelle e brillano, ma in un tuttavia subito cominciano a gravarsi della polvere, anneriscono, somigliano a formazioni cancerose, sicché la finestra temporale in cui puoi vantare un pinguino sul braccio è risicatissima, mentre quella della malaria sèguita nei giorni. nello stesso subito o dintorni, peraltro, si dilatano, crepano, vanno alla deriva come la PANGEA, espongono i propri pixel come immagini low-res sottoposte ad un&#8217;implacabile azione di zoom. non scompaiono ma si scompongono a puzzle, assecondando le texture epitiliali, rivelandole. resta una frattura. qui, piena complicità.</span></p>
<p style="text-align: justify">nel preciso quando di mario kart che ti vede &#8211; per effetto degli ENVIRORMENTAL HAZARDS o di un corretto impiego, da parte degli avversari, degli ITEMS abilitati alla morte e alla sua distribuzione &#8211; consegnato al vuoto, sia detto vuoto più o meno consueto, più o meno imprevisto: non necessariamente un telefonatissimo baratro RAINBOW ROAD, con le curve che piegano a precipizio sui pianeti, senza barriere a contenere la corsa, a scongiurare la partecipazione di KOOPA al niente siderale che tutto intorno insiste, e preme; ma anche i vuoti hardcore, quelli ignoti perfino ai level designer, i vuoti che naturalmente scaturiscono in assenza di progetto, laddove la pianificazione langue, cui ottieni accesso per tramite di una serie di eventi sfortunati et esclusivi (che cioè mirano all’esclusione), la deflagrazione di una BOB-OMB che ti ribalta la vita e la riporta al suo normale incedere orizzontale proprio nel momento in cui un GREEN-SHELL muove ciecamente nel tuo slot e di nuovo ti costringere ad avvitare l&#8217;aria, fino a che non superi una recinzione apparentemente invalicabile (neppure può essere considerata, propriamente, una recinzione, dato che non si pone come elemento di separazione tra due luoghi distinti, ma come semplice limite all&#8217;azione) ed ecco che fai quell&#8217;esperienza di un vuoto inedito, un vuoto inatteso, che esiste in virtù di te e te soltanto, e delle circostanze che ti hanno condotto fino a quell’oltre cinetico il quale da bravo è l&#8217;esito di un sistema chiuso di regole, una rosa esauribile di possibilità, che tuttavia collide al suo interno, si inventa, esce da sé come KOOPA ora differisce il tracciato, deposto nell&#8217;abisso che presto vorrà restituirlo, estraneo ai radar del conflitto.</p>
<p>gli stormi che agiscono in torsione contro lo schermo del cielo, davanti ai dead pixel del pirellone. hoc modo comunicando un&#8217;attesa, mentre in background un&#8217;intera città esprime uno schema, esegue il suo script, si riduce alla consistenza di uno screensaver (di giorno: proliferazione di volumi poligonali, a saturare il campo visivo; di notte: una striscia braille, o una scheda perforata, con la luce che evidenzia i buchi).</p>
<p style="text-align: justify">le insegne dei bar, in prospettiva, che l&#8217;una all&#8217;altra si sommano, e dritto al cuore portano un comeché di trafittura.</p>
<p style="text-align: justify">vicende relative all&#8217;acqua, specie in atteggiamenti concentrici, nei wallpaper di default.</p>
<p style="color: #000000">l&#8217;alluminio leggero, sonoro (assumendo, per ipotesi, un urto), dei cartelloni recanti impressi i gelati, opportunamente associati ai rispettivi prezzi, spesso arbitrariamente corretti tramite l&#8217;applicazione di appositi talloncini adesivi, oppure presenti solo a chiazze, o assenti del tutto. l&#8217;azione erosiva che il sole, con sorprendente facilità, opera sui pigmenti che accendono il colore originale, il quale nelle intenzioni e negli effetti rende l&#8217;intero roster desiderabile (al biscotto di più). questa azione, va notato, non incontra resistenza alcuna da parte dei soggetti presi in esame. facilmente, dei gelati indicati, nessuno è poi disponibile all&#8217;acquisto, specie nei casi più nostalgici, cfr. SANSON: trattasi di pure installazioni. essi cartelloni sono lo strumento più accurato e sensibile di cui disponiamo per la misurazione della qualità dei bar che li ospitano: vere et proprie cartine tornasole: tanto più il colore difetta, tanto meglio high rated sarà il bar. di lato: somigliano a quel compasso che è la morte, quando gira attorno al suo perno. (una partnership? certo che a dire, dice).</p>
<p style="text-align: justify">anomalie sui palinsesti sportivi, oscillazioni delle quote, strani segni tra le partite della coppa di danimarca e la seconda divisione norvegese, addirittura minuscoli geroglifici incisi tra l&#8217;AALBORG BK e il DROGHEDA UNITED, qualcosa come le coordinate criptate di un tragitto spaziale e fantastico.</p>
<p style="text-align: justify">al tavolino di un bar switchare, nell&#8217;immaginazione, la telecamera: come in FIFA14, visuale a volo d&#8217;uccello. il tavolo è allora quella puntina che fissa un tempo al sughero del giorno.</p>
<p style="text-align: right">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">(da una raccolta di prossima uscita per EDB. immagine: john pilson, <em>interregna</em>, 2007)</p>
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		<title>Trivio a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2014 07:30:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[scrittura di ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[A Milano, venerdì 28 marzo 2014, alle ore 21.00 presso la Libreria Popolare via Tadino 18 (MM Porta Venezia)  presentazione della rivista [trivio] poesia, prosa, critica unoduemilatredici Introduzione critica di Paolo Giovannetti e Antonio Loreto Letture poetiche di  Daniele Bellomi, Alessandro Broggi, Chiara Daino, Laboratorio Defunto Bib(h)icante, Domenico Lombardini Manuel Micaletto ***  Indice del numero: Editoriale Antonio Pietropaoli Presentazione Marco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center">A <b>Milano</b>, <b>venerdì</b> <b>28 marzo</b> 2014, alle <b>ore 21.00</b></p>
<p align="center">presso la <b>Libreria Popolare</b></p>
<p align="center">via Tadino 18 (MM Porta Venezia)</p>
<p align="center"> <b>presentazione della rivista</b></p>
<p align="center"><strong style="line-height: 1.5em">[trivio]</strong><span style="line-height: 1.5em"> </span><em style="line-height: 1.5em">poesia, prosa, critica</em></p>
<p align="center"><strong>uno</strong>duemilatredici<b></b></p>
<p align="center"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone  wp-image-47846" alt="trivio" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio.jpg" width="288" height="407" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio.jpg 1000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio-723x1024.jpg 723w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio-900x1273.jpg 900w" sizes="(max-width: 288px) 100vw, 288px" /></a></p>
<p align="center"><span style="line-height: 1.5em">Introduzione critica di</span></p>
<p align="center"><span style="line-height: 1.5em">Paolo </span><b style="line-height: 1.5em">Giovannetti</b><span style="line-height: 1.5em"> e Antonio </span><b style="line-height: 1.5em">Loreto</b></p>
<p align="center"><span style="line-height: 1.5em">Letture poetiche di</span></p>
<p align="center"><span style="line-height: 1.5em"> Daniele </span><b style="line-height: 1.5em">Bellomi</b><span style="line-height: 1.5em">, Alessandro </span><b style="line-height: 1.5em">Broggi</b><span style="line-height: 1.5em">, Chiara </span><b style="line-height: 1.5em">Daino</b><span style="line-height: 1.5em">,</span></p>
<p align="center"><b>Laboratorio Defunto Bib(h)icante</b>, Domenico <b>Lombardini</b> Manuel <b>Micaletto</b></p>
<p align="center"><span style="line-height: 1.5em">***</span></p>
<p align="center"> Indice del numero:</p>
<p align="center"><i>Editoriale</i></p>
<p align="center">Antonio Pietropaoli</p>
<p align="center"><em>Presentazione</em><br />
Marco Berisso e Antonio Loreto ( a c. di)</p>
<p align="center"><em style="line-height: 1.5em">Antologia di poeti liguri e lombardi</em></p>
<p align="center">Federico Alberto * Laboratorio Defunto Bib(h)icante *<br />
Chiara Daino * Domenico Lombardini * Luciano Neri * Luca Villani *<br />
Daniele Bellomi * Alessandro Broggi * Dome Bulfaro * Carlo Matteo<br />
Dentali * Manuel Micaletto</p>
<p align="center">Giorgio De Marchis,<i> </i><em>Tabucchi-Pessoa</em></p>
<p align="center">Tommaso Ottonieri, <em>Partirsi</em></p>
<p style="text-align: center">Gabriele Belletti, <em>La cosa oltre il caos: il</em> Trovarsi Altrove <em>di L. Erba</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli incontri-laboratorio di EX.IT e il primo titolo di una nuova collana di poesia</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/04/02/ex-it-_-materiali-fuori-contesto/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2013/04/02/ex-it-_-materiali-fuori-contesto/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 07:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[albinea]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro de francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
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		<category><![CDATA[Daniele Bellomi]]></category>
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		<category><![CDATA[roberto cavallera]]></category>
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		<category><![CDATA[Rosaire Appel]]></category>
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		<category><![CDATA[simona menicocci]]></category>
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					<description><![CDATA[EX . IT  _  materiali fuori contesto Biblioteca Comunale “Pablo Neruda” Albinea* (Reggio Emilia), 12–14 aprile 2013 scrittura, video e musica reading, proiezioni audiovideo performance sonore in tre giornate di incontri ideati e curati da Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Giulio Marzaioli, Michele Zaffarano partecipano: Rosaire Appel (usa), Marco Ariano (ita), Daniele Bellomi (ita), Charles Bernstein (usa), Pietro D’Agostino (ita), Rachel Blau DuPlessis (usa), Gherardo Bortolotti (ita), Alessandro Broggi (ita), Roberto Cavallera (ita), Riccardo Cavallo (ita), Fiammetta Cirilli (ita), Elisa Davoglio (ita), Alessandro De Francesco (ita), Florinda Fusco (ita), Marco Giovenale (ita), [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Costa_copertina_Sadisfazione_IT.jpg"><br />
</a><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/ANTOLOGIA_EX.IT-2013-Copertina-aperta.jpg"><br />
<img loading="lazy" class="wp-image-45273 aligncenter" alt="ANTOLOGIA_EX.IT-2013-Copertina-aperta" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/ANTOLOGIA_EX.IT-2013-Copertina-aperta-300x175.jpg" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center"><span style="color: #666666;font-size: large"><b>EX . IT</b>  _  materiali fuori contesto</span></p>
<p style="text-align: center">Biblioteca Comunale “Pablo Neruda”<br />
Albinea* (Reggio Emilia), <b>12–14 aprile</b> 2013</p>
<p><span id="more-45155"></span></p>
<p style="text-align: center"><i>scrittura, video e musica<br />
</i><i>reading, proiezioni audiovideo<br />
</i><i>performance sonore</i></p>
<p style="text-align: center"><i></i>in tre giornate di incontri<br />
ideati e curati da</p>
<p style="text-align: center">Marco <b>Giovenale</b>, Mariangela <b>Guatteri</b>,<br />
Giulio <b>Marzaioli</b>, Michele <b>Zaffarano</b></p>
<p style="text-align: center"><b></b>partecipano:</p>
<p style="text-align: center">Rosaire <b>Appel </b>(usa), Marco <b>Ariano </b>(ita), Daniele <b>Bellomi </b>(ita),<br />
Charles <b>Bernstein </b>(usa), Pietro <b>D’Agostino </b>(ita), Rachel Blau <b>DuPlessis </b>(usa),<br />
Gherardo <b>Bortolotti </b>(ita), Alessandro <b>Broggi </b>(ita), Roberto <b>Cavallera </b>(ita),<br />
Riccardo <b>Cavallo </b>(ita), Fiammetta <b>Cirilli </b>(ita), Elisa <b>Davoglio </b>(ita),<br />
Alessandro <b>De Francesco</b> (ita), Florinda <b>Fusco </b>(ita), Marco <b>Giovenale </b>(ita),<br />
Jean-Marie <b>Gleize </b>(fra), Mariangela <b>Guatteri </b>(ita), Andrea <b>Inglese </b>(ita),<br />
Giulio <b>Marzaioli </b>(ita), Simona <b>Menicocci </b>(ita), Rosa <b>Menkman </b>(nl),<br />
Manuel <b>Micaletto </b>(ita), Bob <b>Perelman </b>(usa), Nathalie <b>Quintane </b>(fra),<br />
Andrea <b>Raos </b>(ita), Jennifer <b>Scappettone </b>(usa), Luigi <b>Severi </b>(ita),<br />
Ron <b>Silliman</b> (usa), Éric <b>Suchère </b>(fra), Miron <b>Tee </b>(pl),<br />
Fabio <b>Teti </b>(ita), Luca <b>Venitucci </b>(ita), Michele <b>Zaffarano </b>(ita)</p>
<p style="text-align: center">&#8211;</p>
<p style="text-align: center">si dedicherà inoltre una particolare attenzione alla <b>ripubblicazione</b> &#8211; dopo più di 35 anni &#8211; <b>di un testo centrale</b> per una particolare scrittura di ricerca di secondo Novecento (e di oggi):</p>
<div>
<div>
<div></div>
<div style="text-align: center"><span style="color: #cc0000;font-size: large"><b>LA SADISFAZIONE LETTERARIA</b></span></div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center"><span style="font-size: large"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Costa_copertina_Sadisfazione_IT.jpg"><img loading="lazy" alt="Costa_copertina_Sadisfazione_IT" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Costa_copertina_Sadisfazione_IT-203x300.jpg" width="203" height="300" /></a></span></div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center"><span style="font-size: large">di <b>Corrado Costa</b></span></div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center">volume èdito da La Colornese – Tielleci nella nuova collana <b>Benway</b></div>
</div>
<div>
<div style="text-align: center">a cura di Michele Zaffarano</div>
<div style="text-align: center">Mariangela Guatteri e Marco Giovenale</div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center"><span style="color: #cc0000">con traduzione in inglese</span></div>
<div style="text-align: center">di <b>Paul Vangelisti</b></div>
<div style="text-align: center"><b> </b></div>
<div style="text-align: center"> &#8211;</div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center"><b>* Albinea</b> è comune decentrato rispetto alle direttrici e ai crocevia canonici del sistema culturale. Il progetto <b>EX . IT</b> sceglie di costituire una propria dimensione di luogo-ambiente ancorata sulla buona qualità dei rapporti tra universo individuale e universo sociale. <b>EX . IT</b> è patrocinato dal Comune di Albinea che supporta l’iniziativa mettendo a disposizione lo spazio eco-sostenibile e le tecnologie della Biblioteca “Pablo Neruda” (Premio Innovazione Amica dell’Ambiente 2012. Legambiente e Confindustria), oltre al proprio ufficio stampa.</div>
</div>
</div>
<p style="text-align: center">l&#8217;evento su facebook:</p>
<div style="text-align: center"><a href="https://www.facebook.com/events/153763721453659/" target="_blank" rel="nofollow">https://www.facebook.com/events/153763721453659/</a></div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center">
<p><b>LOCANDINA</b> [460 Kb] :<br />
<b><a href="http://slowforward.files.wordpress.com/2013/03/locandina_albinea_2013.pdf" target="_blank" rel="nofollow">http://slowforward.files.wordpress.com/2013/03/locandina_albinea_2013.pdf</a></b></p>
<p><b>DOSSIER</b><span style="font-family: arial, sans-serif"> [2,83 Mb] :<b><br />
<a href="http://slowforward.files.wordpress.com/2013/03/dossier_albinea_20131.pdf" target="_blank" rel="nofollow">http://slowforward.files.wordpress.com/2013/03/dossier_albinea_20131.pdf</a></b></span></p>
<p><span style="font-family: arial, sans-serif"><b>IMMAGINI </b>[248 Kb]:<br />
<b><a href="http://slowforward.files.wordpress.com/2013/02/foto_ex_it_2013_.jpg" target="_blank" rel="nofollow">http://slowforward.files.wordpress.com/2013/02/foto_ex_it_2013_.jpg</a></b></span></p>
<p><b>mappa</b> ipermediale per raggiungere <b>EX . IT</b> e soggiornare ad Albinea:</p>
</div>
<div>
<div style="text-align: center"><b><a href="http://goo.gl/maps/gu6uD" target="_blank" rel="nofollow">http://goo.gl/maps/gu6uD</a></b></div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center"><b></b>§</div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center">un blog:</div>
<div style="text-align: center"><a href="http://eexxiitt.blogspot.it/" target="_blank" rel="nofollow">http://eexxiitt.blogspot.it/</a></div>
<div style="text-align: center"><a href="http://eexxiitt.blogspot.it/p/about.html" target="_blank" rel="nofollow">http://eexxiitt.blogspot.it/p/about.html</a></div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center">§</div>
<div style="text-align: center"></div>
<div>
<p style="text-align: center"><b>EX . IT</b></p>
<div style="text-align: center">
<ul>
<li><span style="color: #000000">una serie di incontri e di reading che coinvolgerà diversi autori italiani e stranieri<br />
</span></li>
<li><span style="color: #000000">una sequenza di letture e di installazioni verbovisive, con l’intervento di videoartisti e musicisti<br />
</span></li>
<li><span style="color: #000000">un primo momento di confronto collettivo tra percorsi già in dialogo e la proposta di un panorama di riferimento per lettori e ascoltatori che potranno trovare, per la prima volta all’interno dello stesso tempo e luogo, materiali testuali e artistici non identificati (definibili: di ricerca)</span></li>
</ul>
<p><span style="color: #000000">Un <b>volume antologico</b> – edito dalla Tipografia La Colornese – con testi e immagini inediti – offrirà un percorso di lettura, visione e documentazione dei materiali ospitati dall’evento.<br />
</span></p>
</div>
<p style="text-align: center"><span style="color: #000000">La Biblioteca di Albinea predisporrà inoltre, a partire proprio da questa iniziativa, il </span><b>fondo librario </b><b>EX . IT</b><span style="color: #000000">,</span><span style="color: #000000"> dedicato ad alcune linee della recente scrittura di ricerca, italiane e non.</span></p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
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			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>RicercaBO &#8211; Laboratorio di nuove scritture</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/19/ricercabo-laboratorio-di-nuove-scritture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Nov 2012 12:20:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
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		<category><![CDATA[Cecilia Bello Minciacchi]]></category>
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		<category><![CDATA[Elisabetta Liguori]]></category>
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		<category><![CDATA[michele zaffarano]]></category>
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		<category><![CDATA[prosa in prosa]]></category>
		<category><![CDATA[renato barilli]]></category>
		<category><![CDATA[ricercabo]]></category>
		<category><![CDATA[roberta sireno]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo sperimentale]]></category>
		<category><![CDATA[sandro bonvissuto]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura di ricerca]]></category>
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		<category><![CDATA[simone giorgi]]></category>
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					<description><![CDATA[23-25 novembre: Mediateca di San Lazzaro di Savena (Bo)   RicercaBo è un laboratorio di lettura e discussione curato da Renato Barilli, Niva Lorenzini e Gabriele Pedullà. Nelle due prime giornate, di venerdì e di sabato, mattino e pomeriggio, si succederanno le letture di brani inediti di sedici autori selezionati dal comitato tecnico. Alle letture [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23-25 novembre:</strong></p>
<p><strong>Mediateca di San Lazzaro di Savena (Bo)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>RicercaBo è un laboratorio di lettura e discussione curato da Renato Barilli, Niva Lorenzini e Gabriele Pedullà.</p>
<p>Nelle due prime giornate, di venerdì e di sabato, mattino e pomeriggio, si succederanno le letture di brani inediti di sedici autori selezionati dal comitato tecnico.</p>
<p>Alle letture seguirà un immediato commento e dibattito da parte di tutti i presenti.</p>
<p>Sempre nel rispetto di un modello ben collaudato, le serate di quei due medesimi venerdì e sabato saranno animate da incontri con due autori ormai largamente affermati:</p>
<p>venerdì 23 ci sarà un incontro con Niccolò Ammaniti, condotto da Renato Barilli: sabato con Alessandra Berardi, condotto da Cecilia Bello Minciacchi e Niva Lorenzini.</p>
<p>Domenica 25 mattina, si terrà la tavola rotonda conclusiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il programma in dettaglio:<span id="more-44154"></span></p>
<p><strong>venerdì 23 novembre</strong></p>
<p><em>apertura lavori</em><br />
ore 10:30 Saluto del Sindaco<strong> </strong>Marco Macciantelli</p>
<p><em>letture dei testi dalle ore 11:00</em><br />
Nicola Bonazzi<br />
Roberta Sireno<br />
Michele Zaffarano</p>
<p><em>pausa ore 13:00</em></p>
<p><em>letture dei testi dalle ore 14:30</em><br />
Giovanni Fontana<br />
Sandro Bonvissuto<br />
Chiara Bottici<br />
Francesco Pecoraro</p>
<p>ore 21:15 incontro con Niccolò Ammaniti condotto da Renato Barilli</p>
<p><strong>sabato 24 novembre</strong></p>
<p><em>letture dei testi dalle ore 10:00</em><br />
Elisabetta Liguori<br />
Simona Menicocci<br />
Elisa Veronesi<br />
Evita Greco</p>
<p><em>pausa ore 13:00</em></p>
<p><em>letture dei testi dalle ore 14:30</em></p>
<p>Simone Giorgi<br />
Leila Falà<br />
Paolo Marino<br />
Manuel Micaletto<br />
Gian Marco Griffi</p>
<p>ore 21:15 incontro con Alessandra Berardi condotto da Niva Lorenzini e Cecilia Bello Minciacchi</p>
<p><strong>domenica 25 novembre</strong></p>
<p>Tavola rotonda conclusiva dalle ore 10:00</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>compendio minimo della sproporzione</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/26/compendio-minimo-della-sproporzione/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/26/compendio-minimo-della-sproporzione/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 06:08:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Manuel Micaletto]]></category>
		<category><![CDATA[plan de clivage]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40132</guid>

					<description><![CDATA[compendio minimo della sproporzione: tre esempi di enormità manuel micaletto I call me ishmael “gather&#8217;d in shoals immense, like floating islands” che le balene volino non è certo un mistero. che somiglino ai dirigibili, nemmeno. il ventre imbottito di elio, le atmosfere, l&#8217;alluminio: in una balena tutto, davvero tutto fa pensare a un dirigibile. perciò [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">compendio minimo della sproporzione:<br />
tre esempi di enormità</h2>
<p style="text-align: center;"><em><a title="plan de clivage" href="http://plandeclivage.blogspot.com/" target="_blank">manuel micaletto</a></em></p>
<p style="text-align: center;">I<br />
call me ishmael</p>
<p><em>“gather&#8217;d in shoals immense, like floating islands”</em></p>
<p>che le balene volino non è certo un mistero. che somiglino ai dirigibili, nemmeno. il ventre imbottito di elio, le atmosfere, l&#8217;alluminio: in una balena tutto, davvero tutto fa pensare a un dirigibile. perciò le balene galleggiano sulle nostre teste &#8211; ma come gabbiani, portate dal vento, senza muovere un muscolo. planano dalla ionosfera fino al nostro cielo, così basso, e vengono per noi. e noi a vederle piangiamo a dirotto, perché ci sembrano la pace.<br />
ma ciò che più ci intenerisce è la loro sbalorditiva somiglianza ai morti. e non mi riferisco solo alla coda, o alla pinne, ma a questa mania di spiaggiarsi, di finire il fiato. così, oggi, nessuno saprebbe distinguere il canto di una megattera da quello di un morto.<br />
non è un caso, infatti, che gli antenati delle balene fossero mammiferi, e che venissero sulla terra per partorire. alcuni cuccioli scavarono tunnel fino al centro della terra, e col tempo divennero placche tettoniche. altri restarono sulle rive, ed ora sono scogli. noi stessi siamo i discendenti dei primi cetacei, sfuggiti al riflusso delle acque, alle cieche mosse delle testuggini avviate al mare. non siamo enormi, è vero, ma siamo stanchi, e la stanchezza è un esito dell&#8217;enormità.<span id="more-40132"></span></p>
<p>le balene sono, si capisce, animali acquatici. le spugne cicliche che emergono con uno scoppio, un risucchio verticale. una parabola, un monito: “noi abbiamo portato l&#8217;acqua sulla terra; e cosa possiamo sperare se non che evapori?”. il Vangelo secondo Moby Dick.<br />
Per noi uomini una balena può essere avalon o atlantide, indifferentemente. in ogni caso un&#8217;isola, un continente primordiale e immacolato, la placenta sciolta della pangea. un capodoglio che si morde la coda. un eterno ritorno impacciato, l&#8217;esatta forma del cosmo.<br />
quel che importa davvero delle balene, comunque, non è il nome. (questo vale, invece, per i gatti). quel che importa è che su di loro grava il silenzio immane del sangue. sono creature agoniche, stremate da una tenerezza terminale. tutti gli uomini muoiono in un solo modo: di morte. le balene, invece, muoiono di peso. per questo precipiteremo tutti &#8211; o, se preferite, coleremo a picco: per il loro peso, in bilico tra gli oceani e i nostri tetti. una curiosa “fedeltà alla terra”, un tributo alla gravità, la grancassa sfondata degli inizi. L&#8217;addome liquido di Dagon, dagli abissi. tutto è vanità e un rincorrere il vento, certo, ma l&#8217;ago della bilancia trema ancora. e sui piatti non troviamo un soffio nel dio, ma un peso di balena, il tracollo delle acque. le sacche del diluvio pronte a esplodere, l&#8217;eredità dei nostri padri che precipita il perdono e ci scorta con la sua mole smisurata, ci tende la sua pinna caudale. il Leviatano addomesticato.</p>
<p>infine: è plausibile che le balene si radunino sulla luna con una certa frequenza, assieme a tutti gli altri oggetti. dall&#8217;oceano pacifico al mare della tranquillità, in un tonfo di sonno. e così spieghiamo le maree: quando le balene nuotano sulla luna le acque si ritirano, per poi alzarsi al loro ritorno.<br />
per questo motivo le balene sono davvero palloni aerostatici, mongolfiere lunari, palpebre allagate di stanchezza. e si fanno carico del nostro sonno. poiché il sonno di una balena è sempre spaiato, sacrificato ai polmoni, al respiro volontario. una veglia inesausta, lo stillicidio dei sommersi. giacchè nel sonno non c&#8217;è peso. come nel mare, come sulla luna.</p>
<p>questo è quanto ho visto delle balene, almeno per oggi. ed è vero, anche, che nessuno ha mai visto una balena, una balena intera, perché nessuno ha occhi abbastanza grandi. Già sant&#8217;agostino, d&#8217;altronde, ha spiegato quanto sia vano tentare di mettere una balena in una buca. e noi, nelle nostre credenze, non abbiamo che cucchiaini. buoni per il thè, per lo zucchero e i dosaggi.<br />
a noi, dunque, non resta che una consolazione: fino a quando esisteranno animali immensi, esisterà un&#8217;ombra capace di accoglierci, un riparo.<br />
anche se ora non sembra. anche se ora, nonostante le balene e i dinosauri e gli elefanti, siamo solo brutti, e moriamo di sete.<br />
anche se domani – lo sappiamo bene &#8211; è il peggior domani di oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">&#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211;</p>
<p style="text-align: center;">II<br />
lettera sull&#8217;estinzione dei dinosauri</p>
<p>il led del videoregistratore, questa notte,<br />
mi è sembrato un fantasma. ora dinosauri a fascicoli<br />
e miniature della X fretensis – mai dipinte,<br />
nonostante i buoni propositi – sono un invito transitorio<br />
per le anime dei salvati. ed è un miracolo<br />
che le coperte fino al mento separino<br />
i vivi e i morti &#8211; dove altrimenti le mani i piedi<br />
nudi crescerebbero in numero – poi non basterebbe<br />
la stanza.</p>
<p>tutti abbiamo un materasso, e temiamo<br />
si perda &#8211; tra colossi di scaglie e amianto<br />
&#8211; nell&#8217;epopea scalza<br />
delle orme &#8211; temiamo<br />
soprattutto il freddo &#8211; come tutte le cose<br />
nella clemenza del rifugio.</p>
<p>vi dirò del sonno<br />
che è una resina mesozoica<br />
e la resa dei mobili, squamata &#8211; poi altro – un canale<br />
della trachea, o una varietà<br />
dell&#8217;estinzione.<br />
probabilmente, la fine di un&#8217;era geologica<br />
&#8211; la processione di bestie enormi e tristi<br />
e lente – i nostri unici amici – retrivi<br />
e senza più un artiglio.</p>
<p>dei dinosauri ricordiamo i volti di gorgone,<br />
le corazze intatte &#8211; le mandrie curve<br />
nel passaggio della fine. da allora<br />
sono racchiusi, tutti, in gemme d&#8217;ambra<br />
&#8211; e capita tornino, soli tra i giganti<br />
per far vacillare gli assi, e la terra.</p>
<p>(un dinosauro è sempre il rovescio<br />
di una testuggine, il terrore straordinario<br />
che accresce i mansueti)</p>
<p>le loro code di iguana<br />
frustavano l&#8217;aria &#8211; ma così immense &#8211;<br />
perchè la morte potesse, un giorno<br />
trovarli ovunque.</p>
<p>così il mercurio nel suo grado &#8211; le placche<br />
blindate &#8211; e il giorno avanza<br />
tra le pietre e la sabbia<br />
e la sillaba manichea, anche &#8211; negli spazi liberi<br />
dove i nomi cedono per un pasto<br />
e un passo di rettile sfonda<br />
il torace delle ore.</p>
<p style="text-align: center;">&#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211;</p>
<p style="text-align: center;">III</p>
<p style="text-align: center;">norme viventi</p>
<p>la sepoltura dei morti è un modo di contare l&#8217;ombra<br />
che risale alla piena dei passi, dimezzare la parola<br />
contro il varco o come<br />
distribuire il dolore in parti eguali e tutti<br />
rendere grazie al suo unico<br />
principio di conversazione &#8211; mentre qualcosa<br />
resiste alla vita come<br />
a un&#8217;inondazione, una scorreria di cellule</p>
<p>tutto procede senza interruzioni<br />
finché l&#8217;evento non chiede asilo al regno<br />
degli invertebrati e in osservanza<br />
alle leggi più abissali assume<br />
una densità altra, sconfessa quella severità<br />
dello scheletro per resistere al fischio<br />
della pressione che confeziona la silhouette<br />
in vista dello scoppio</p>
<p>e l&#8217;interezza dei pesci e degli dei mirabilmente<br />
assistono la concorrenza<br />
di niente in vari<br />
e pratici formati (l&#8217;idea è che le cose, nella discesa<br />
sostituiscano al peso<br />
un dispositivo<br />
di sicura efficacia)</p>
<p>e l&#8217;evento di cui prima<br />
semplicemente non può esistere e plana<br />
uno strato più in basso, perviene al tappeto<br />
del discorso, si deposita<br />
nel vuoto</p>
<p>*</p>
<p>è dunque prassi che la stazza dei morti<br />
sia incrementata per ragioni<br />
di compatibilità strutturale, in adeguazione<br />
alla morte e alle recenti norme (la prima non conosce scomparti<br />
ma scomparsi e potete facilmente riconoscerla, enorme<br />
e si presenta sempre tutta, dunque ciascuna morte<br />
si configura come una strage, una frana integrale)<br />
perciò un cadavere non conosce pace da che<br />
inizia ad ingrandìrsi<br />
fino a quando non spicca il volo e certamente occorre indagare<br />
riguardo questa sproporzione<br />
tra estensione e vita, ed è difficile in tutto questo<br />
rinunciare a un distretto<br />
immacolato, fare a meno del vuoto</p>
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