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Vita Comune

Capitolo Primo
di
Riccardo De Gennaro1

Ascolta, compagno.

Ho ancora negli occhi il cielo d’un blu solenne e gli ottoni della banda che scintillavano sotto il sole nella piazza assiepata di manifestanti, quel pomeriggio di nove anni fa all’Hôtel de Ville; ho ancora nelle orecchie i canti e le grida di giubilo che s’innalzavano e subito abortivano come singhiozzi, fra i rulli di tamburi e gli squilli di tromba, e nel naso la polvere bruciata degli spari, le salve di cannone che esplodevano col boato terribile del tuono a ciel sereno, creando armonie bizzarre e sorprendenti… La festa popolare, irripetibile, contagiava tutta Parigi… Ho ancora negli occhi e nelle orecchie il pianto della Guardia nazionale, uomini dal petto largo, che mai prima d’allora avresti detto potessero commuoversi: piangevano confusi ai vecchi reduci del ’48, ai giovani delle fabbriche e delle trincee del tempo… Piangevano le nostre donne, che erano sarte, tessitrici, lavandaie, maestre, madri… Piangevano le prostitute di Montmartre, ora che il giorno si sarebbe confuso con la notte, mentre le bande di bambini si rincorrevano per tutta Place de Grève nascondendosi dietro le grosse ruote dei pezzi d’artiglieria… A loro soltanto, impegnati com’erano nei giochi di sempre, non importava nulla della cerimonia ufficiale, potevano ignorare la portata storica di quel 28 marzo 1871.… Leggi il resto »

Servi al Teatro della Cooperativa

dal 3 al 14 marzo 2010 – prima milanese
Teatro della Cooperativa
con il sostegno di Lunatica
Si ringrazia l’Assessorato alla Cultura di Pontremoli
SERVI
di Marco Rovelli e Renato Sarti
Con Marco Rovelli, Mohamed Ba
Musiche in scena di Marco Rovelli (chitarra e voce), Lara Vecoli (violoncello) e Davide Giromini (tastiere e fisarmonica)
Regia Renato Sarti… Leggi il resto »

Gli anarchici

 

di Marco Rovelli

Gli anarchici, a Torino, sono un elemento di disturbo. Forte. Un virus inoculato nelle arterie della città, che mostra l’esistenza di una società non pacificata. L’accanimento nei loro confronti, perciò, non stupisce. E’ facile immaginare un sospiro di sollievo all’interno delle stanze della politica – di tutto l’arco politico, indistintamente.… Leggi il resto »

iHitler

di Marco Rovelli

L’effigie di Mussolini ci ammorba oscenamente da tempo: nelle stazioni di servizio se ne vendono i busti, nei tabaccai gli accendini come in memoria dei primi roghi appiccati all’indomani di piazza San Sepolcro, in ogni edicola campeggiano i calendari del Benito a guisa di velina trapassata per le fantasie inconfessabili di giovanissimi camerati, perfino nei bar le bottiglie di vino griffate Duce che a berle si rovescerebbe lo stomaco quasi fosse materica memoria di ricino dei bei tempi andati.… Leggi il resto »

Favola amara di un Giudice Istruttore che sa come vanno le cose

di Anonimo Lombardo (da Arcoiris, qui)

25 dicembre 2009: “Trovato neonato in una stalla. La polizia e i servizi sociali indagano. Arrestati un falegname e una minorenne”. L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino grazie alla segnalazione di un comune cittadino (obbediente all’invito del ministro Maroni): aveva scoperto una famiglia accampata in una stalla.… Leggi il resto »

Traumi italiani

Traumi italiani. Immaginario della vittima e identità nazionale. Seminario di studio.

Intervengono: Giorgio Boatti – Andrea Cortellessa – Daniele Giglioli – Nunzia Palmieri – Gabriele Pedullà – Marco Rovelli

18/12/2009 ore 14.30 – Università degli Studi di Bergamo – Facoltà di Scienze Umanistiche – Aula 1 – Via Pignolo 123Leggi il resto »

Presi nella rete – Il Capo, il web, la libertà

di Marco Rovelli  

 

Non stupisce che la pluralità delle voci del web diventino issue dell’agenda politica solo quando attentano al Capo. “Attentano”, ovviamente, in senso esclusivamente etimologico, ovvero nella misura in cui lo “riguardano”. Ma dal guardare il Capo, di farne oggetto di “mira”, al mirare effettivo come quello di un attentatore non c’è che un passo.… Leggi il resto »

Anelli – Su Suttree di Cormac McCarthy

di Marco Rovelli

 

La fuga viene alla fine, stavolta. Nel romanzo di Cormac McCarthy Suttree (che risale al 1979, e che finalmente è stato tradotto da Einaudi), nessun esodo nel deserto, come in altri suoi romanzi, nessun inseguimento. Solo un esodo interno, per così dire, un vagare incessante nei margini di una città, nelle sue miserie e mostruosità che poi sono il cuore stesso dell’umano.… Leggi il resto »

Mediterraneo e Oriente

[ricevo e volentieri segnalo] *
Venerdì 20 novembre
Padiglione esterno,
Palazzo San Niccolò
via Roma 56, Siena

Mediterraneo e Oriente

ore 17.00
– Wu Ming presenta “Altai”.
ore 18.30
– Marco Rovelli presenta “Servi. Il paese sommerso dei clandestini al lavoro”
ore 21.30
– Scrittori Precari
& Vanni Santoni
nel reading/performance “Trauma Cronico”

Ingresso libero… Leggi il resto »

Note sul rapporto tra personale e politico (in margine al caso Marrazzo)

di Marco Rovelli

Al cuore della questione Marrazzo (che emerge per par condicio con le escort di Berlusconi),  la mancanza di aderenza tra posizione etica e posizione politica. Non si fraintenda: non è questione di moralismo. Tutt’altro. Il moralismo, piuttosto, si basa proprio sullo scollamento tra i piani, su quella frattura tra etica singolare e politica pubblica (per richiamare la distinzione aristotelica), ciò che consente alla Morale la possibilità di un giudizio permanente (essa si fa “pontefice” tra un piano e l’altro).… Leggi il resto »

Le verità elementari di Percival Everett

di Marco Rovelli

Leggi “Ferito”, l’ultimo romanzo di Percival Everett, pubblicato ancora una volta da Nutrimenti, e resti sorpreso. Ti aspetti ancora un testo frammentario, disseminato, traversato da riflessioni linguistiche e filosofiche, da flussi torrenziali: un romanzo che si dice “sperimentale”, insomma.… Leggi il resto »

La visione di Arno Schmidt

di Marco Rovelli

All’inizio sembra un sogno, uno di quei sipari che Schmidt alza nel corso della narrazione: un uomo solitario che vaga per boschi e strade di campagna deserti, solo scheletri umani a segnare il cammino. Dopo un certo numero di pagine, in cui sei “preso” nella fantasmagorica lingua di Schmidt, catturato nei suoi interstizi, nei suoi ritmi, ti accorgi che è invece tutto fantasticamente vero: una guerra, una bomba all’idrogeno, e l’ultimo uomo sulla terra, a osservare il disastro, a scrivere la fine.… Leggi il resto »