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	<title>marco simonelli &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Dialogo su &#8220;Le buone maniere&#8221; di Marco Simonelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 May 2018 05:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Garrapa]]></category>
		<category><![CDATA[Le buone maniere]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Ciampi Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianluca Garrapa &#160; Una recensione-intervista a Marco Simonelli sul suo nuovo libro, Le buone maniere, edito da Valigie Rosse, 2018. (In corsivo, alcune poesie dell’autore tratte dalla raccolta.) &#160; DALLA FINESTRA &#160; Sul fornello la pentola che bolle, le una meno cinque all’orologio. Adesso posso dare inizio al rito: aprirò la finestra sulla strada, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Gianluca Garrapa</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una recensione-intervista a Marco Simonelli sul suo nuovo libro, <em>Le buone maniere</em>, edito da Valigie Rosse, 2018.</p>
<p>(In corsivo, alcune poesie dell’autore tratte dalla raccolta.)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DALLA FINESTRA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Sul fornello la pentola che bolle,</em></p>
<p><em>le una meno cinque all’orologio.</em><span id="more-73728"></span></p>
<p><em>Adesso posso dare inizio al rito:</em></p>
<p><em>aprirò la finestra sulla strada,</em></p>
<p><em>coi gomiti appoggiati al davanzale</em></p>
<p><em>mi gusterò l’attesa come fosse</em></p>
<p><em>un dito di liquore a fine pasto</em></p>
<p><em>e quando spunterai da dietro l’angolo</em></p>
<p><em>ti riconoscerò dall’andatura,</em></p>
<p><em>l’incedere veloce di chi sa</em></p>
<p><em>che qualcuno l’aspetta dentro casa.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>G.G.: <em>Le Buone Maniere</em> è il nuovo libro di Marco Simonelli, suddiviso in sei sezioni che spaziano dai luoghi della casa, ai tempi del memoir, agli spazi aperti psicogeografici. In epigrafe, Donna Letizia dà il la all’intera opera: in che senso? in fondo si parla di cose ‘vecchie’ con una metrica tradizionale eppure&#8230; la poesia di Simonelli, è innovativa. Gli oggetti parlano, diventano cose. I luoghi assumono identità. Poesia che riesce a veicolare lo sguardo soggettivo del desiderio, e il desiderio, si sa, è quell’estremo individuale che è allo stesso tempo universale. La poesia, quando è riuscita, è un’estimità, un nastro di Moebius in cui il dato di fatto del poeta, dell’uomo particolare, si estroflette nel dato di fatto di ognuno. Certo&#8230; mi aspetto, a questo punto, un cd-audio, meglio se video, in cui il poeta Simonelli declami cantando le proprie poesie. È questa la prima domanda: potrai mai arrivare a incidere un cd multimediale di poesie? e&#8230; che forma potrebbe assumere un progetto multimediale a partire dai tuoi spesseggianti e cantabili endecasillabi?</p>
<p>M.S.: Mi piacerebbe moltissimo realizzare un progetto come quello che descrivi e prima o poi potrebbe accadere. Purtroppo non è un processo semplice: l’elaborazione testuale è relativamente solitaria e per realizzare un libro di poesia occorrono un <em>editor</em> e un editore. Per realizzare un cd multimediale servono un produttore, un fonico, un <em>videomaker</em>, attori e macchinisti oltre, naturalmente, a un’etichetta discografica o a un marchio editoriale che si occupi di realizzazione e distribuzione. Qualora avessi la fortuna di incontrare artisti e professionisti desiderosi di collaborare con me, lascerei loro piena libertà d’azione ed interpretazione. Credo sia l’unico modo per realizzare un prodotto artisticamente valido. Mi è accaduto solo una volta di collaborare con dei musicisti alla realizzazione di un disco: nel 2011 Massimo e Pierce di Black Sun Productions mi commissionarono i testi di <em>Hotel Oriente </em>(Old Europa Cafe, 2015). Quella fu la prima volta in cui mi ritrovai a scrivere tenendo presenti le sfumature vocali di un altro interprete. Fu un lavoro molto felice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IN CERTI CASI</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>In certi casi è sempre consigliabile</em></p>
<p><em>mantenere un contegno distaccato.</em></p>
<p><em>Conserva un’espressione inossidabile.</em></p>
<p><em>Rimanga il tuo cipiglio inalterato.</em></p>
<p><em>In certi casi è meglio fare finta</em></p>
<p><em>che non sia successo proprio niente.</em></p>
<p><em>Andare avanti e non dargliela vinta</em></p>
<p><em>nonostante il panico crescente.</em></p>
<p><em>In certi casi, forza, stringi i denti.</em></p>
<p><em>Nascondi – se riesci – la paura.</em></p>
<p><em>Appariremo falsi e indifferenti</em></p>
<p><em>ancora un altro giorno, finché dura. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>G.G.: La raccolta alterna situazioni e stati d’animo attraverso l’utilizzo di metri diversi. In certi casi appaiono rime alternate, distici, assonanze, in altri casi non c’è rima che tenga ma la musicalità sì, pure se il verso è liberissimo. Due domande: la prima: esiste un arrangiamento tra le parole e le cose di cui scrivi? Cioè: l’utilizzo di un certo metro o verso, che rapporto ha con l’argomento della lirica, come funziona il marchingegno metrico? E poi: la poesia è per la carta, per la voce o per la memoria?</p>
<p>M.S.: C’è sempre uno stretto rapporto fra la forma e il contenuto di una poesia, si tratta di due concetti complementari. Senza un’organizzazione metrica (di qualsiasi tipo essa sia) un testo poetico letto ad alta voce sarebbe indistinguibile dalla prosa. Il mio uso della metrica tradizionale ha fini esplorativi e generativi, prima che organizzativi: rispettando, ad esempio, la struttura del sonetto elisabettiano, la scrittura si comporta come una trivella nei confronti della materia affrontata, ne porta alla luce aspetti imprevisti, costringe felicemente ad usare soluzioni espressive sorprendenti. Non necessariamente un metro si sceglie, direi piuttosto che lo si intuisce, lo si desume dalla complessità dell’entità poetata. Sono favorevole a qualsiasi tipo di supporto per la poesia: voce, carta, memoria, cd, tela, palco, schermo, non porrei dei limiti e, anzi, auspicherei sperimentazioni e ibridazioni fra testo e supporto. Per quanto riguarda il mio metodo di lavoro, io riesco a capire se una poesia funziona o meno solo leggendola ad alta voce. La voce mi sembra imprescindibile, in quel frangente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>SOCIAL</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Io non metto mi piace alle tue foto </em></p>
<p><em>né commento i molti aggiornamenti </em></p>
<p><em>che pubblichi ostentando il vasto vuoto </em></p>
<p><em>dei tuoi sorrisi a trentaquattro denti.</em></p>
<p><em>Con la sola pressione di un pulsante </em></p>
<p><em>potrei cancellarti dai contatti, </em></p>
<p><em>fermare finalmente la snervante </em></p>
<p><em>parata di patetici autoscatti </em></p>
<p><em>e locuzioni prive di sintassi. </em></p>
<p><em>Vorrei ci fosse un tasto nella vita </em></p>
<p><em>da premere qualora t’incontrassi. </em></p>
<p><em>Userei la forza delle dita </em></p>
<p><em>per spegnerti la faccia ed ignorarti, </em></p>
<p><em>cambiare strada senza salutarti. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>G.G.: Tutta la tua produzione poetica ruota intorno all’universo pop, televisivo, social, ma anche intorno al corpo e ai suoi desideri: il cibo e il sesso, in particolare. La tua voce poetica riesce però a rendere quasi atemporali questi documenti storici della società attuale. L’ironia che smantella la porcheria consumistica occidentale, permette di simpatizzare anche con gli alimenti chimici più schifosi, e più buoni, ci racconta le nevrosi quotidiane, il pop e il porno, le camerette, i piccioni, la psicoanalisi. Possiamo dire che la tua poesia è una poesia del corpo e del desiderio: sia perché lo canta, sia perché è proprio il corpo e il desiderio che può cantare la poesia. Domanda: quali autori, tra i classici, italiani e mondiali, secondo te, hanno saputo, in forme magari lontanissime tra loro, cantare, proprio cantare dico, il corpo e il loro desiderio?</p>
<p>M.S.: Scontavo un’adolescenza frustrata e brufolosa quando mi imbattei per caso nell’Antologia Palatina. Fra tutti i poeti lì riuniti, Stratone di Sardi mi conquistò. A distanza di più di vent’anni ricordo ancora nitidamente alcune sue immagini. Al di là dei miei gusti personali, ritengo che la poesia classica greco-latina abbia ampiamente illustrato le multiformi possibilità desideranti del corpo. Poi è sopraggiunto il cristianesimo e il concetto di piacere ha subìto una drastica mutazione di segno. Intorno ai miei vent’anni ero molto attratto dai <em>beat</em> americani, in particolare da Allen Ginsberg che scriveva di un corpo ovviamente più problematico, tuttavia mi pare che la spinta desiderante emergesse potentemente. Fra i grandi italiani direi che Sandro Penna ha cantato il desiderio in quartine calde e soleggiate di rara perfezione. Ovviamente mi sono limitato a citare autori maschi omosessuali, per vicinanza di desiderio, più che di corpo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>CAMERETTA</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Aria di ghiandole qui, d’ormoni e scarpe.</em></p>
<p><em>Il sangue ti riscalda l’organismo</em></p>
<p><em>in fiotti di bestiola adolescente.</em></p>
<p><em>Insieme a fare i compiti, dicevi.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Lui, scafato. Letteralmente:</em></p>
<p><em>una fava uscita dal baccello.</em></p>
<p><em>Acceso nello sguardo, i peli al labbro.</em></p>
<p><em>Ne sa di certo molto più di te.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Vergognati, vergognati, ripetono</em></p>
<p><em>i peluches dalla mensola più alta</em></p>
<p><em>i primi, loro, a rendersene conto</em></p>
<p><em>a schernirti di colpo, a condannarti</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>con le bocche cucite e sorridenti.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>G.G.: Grazie Marco, ultima domanda: ti piacerebbe mettere su una band musicale multimediale?</p>
<p>M.S.:  Moltissimo! Sono aperto a qualsiasi proposta. Il mio ideale artistico è un incrocio fra Siouxsie &amp; The Banshees e Jam e le Holograms.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Smussa l’angolo.</em></p>
<p><em>Arrotonda la punta dello spigolo.</em></p>
<p><em>Se ci riesci, sbroglia con un pungolo</em></p>
<p><em>il filo aggrovigliato del gomitolo.</em></p>
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		<title>Le buone maniere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 06:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Marco Simonelli &#160; A tavola &#8220;E fra voi due chi è che fa la donna?&#8221; Ce lo chiede verso il dolce dopo un primo con le arselle e un secondo a base di branzino. Per lui è naturale chiederlo. A tavola, si sa la confidenza aumenta. Pare scortese glissare e non rispondere e certo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Marco Simonelli</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-72589" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/27751570_846324532213122_816905938153262827_n.jpg" alt="" width="346" height="543" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/27751570_846324532213122_816905938153262827_n.jpg 612w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/27751570_846324532213122_816905938153262827_n-191x300.jpg 191w" sizes="(max-width: 346px) 100vw, 346px" /><br />
&nbsp;<br />
<strong>A tavola</strong></p>
<p>&#8220;E fra voi due chi è che fa la donna?&#8221;</p>
<p>Ce lo chiede verso il dolce<br />
dopo un primo con le arselle<br />
e un secondo a base di branzino.</p>
<p>Per lui è naturale chiederlo.<br />
A tavola, si sa<br />
la confidenza aumenta.</p>
<p>Pare scortese glissare e non rispondere<br />
e certo non è il caso di discutere,<br />
tentare di spiegargli che due uomini</p>
<p>dispongono di modi più creativi<br />
per divertirsi a letto.<br />
Così gli raccontiamo</p>
<p>questo nostro segreto inconfessabile,<br />
arcana metamorfosi notturna<br />
sempre pronta a mutarci in qualcos&#8217;altro:</p>
<p>di come il seno cresca e il pene cada,<br />
della voce che s&#8217;alza d&#8217;un&#8217;ottava,<br />
di come bestiali ci accoppiamo</p>
<p>&#8211; animali feroci come gli uomini &#8211;<br />
per poi tornare a correre ululando<br />
alla mannara faccia della luna.</p>
<p>***<br />
<strong>Sul lettino</strong></p>
<p>Tre volte a settimana salgo le sue scale<br />
senza mai incontrare anima viva.</p>
<p>Lui m’aspetta in piedi, al pianerottolo<br />
col viso di chi attende un incidente.</p>
<p>Mi saluta stringendomi la mano<br />
dopodiché il rito operatorio</p>
<p>si ripete identico a se stesso.<br />
E mentre io mi sdraio sul lettino</p>
<p>lui richiude la porta della stanza<br />
e prende posto dietro, scomparendo.</p>
<p>La prima volta è stato imbarazzante<br />
non avevo idea di come comportarmi.</p>
<p>“Verbalizzi un qualsiasi pensiero”<br />
suggerisce, “cercando, se riesce</p>
<p>di limitare al minimo la mole di scempiaggini<br />
che ognuno si racconta per seguitare a vivere”</p>
<p>Un fascio luminoso mi esce dalla bocca<br />
proietto alla parete i super8</p>
<p>di gite al mare, feste e compleanni.<br />
Col tempo siamo entrati in confidenza</p>
<p>guardiamo horror, porno e gli snuff-movie.<br />
Ogni tanto mi fa delle domande:</p>
<p>di chi era la mano col coltello?<br />
a chi appartiene quel pene in erezione?</p>
<p>ed è proprio sicuro che la salma<br />
non provasse un sottilissimo piacere?</p>
<p>Ma per il resto, tace. Lo sa fare benissimo.<br />
Sa farlo così bene che lo pago.</p>
<p>“Pensi a me come ad una prostituta.<br />
Per un’ora può farmi ciò che vuole”.</p>
<p>“Può piangere, strillare ed insultarmi<br />
può lanciare anatemi ed accidenti –</p>
<p>sacrileghi o blasfemi, non importa:<br />
accoglieremo tutti a braccia aperte”.</p>
<p>Una volta scoccato il termine dell’ora<br />
scattiamo in piedi entrambi; premuroso</p>
<p>lui mi scorta di nuovo al pianerottolo<br />
e scendo più leggero per le scale</p>
<p>fino all’angusto portone dell’ingresso<br />
da cui sguscio infine all’aria aperta</p>
<p>fuori, fuori, coperto di placenta.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Il fumatore</strong></p>
<p>Dopo il caffè ma prima dell’amaro<br />
potrà sgattaiolare sul balcone<br />
per soddisfare il proprio orrendo vizio.<br />
Chiederà il permesso ai commensali<br />
e si congederà rammaricandosi<br />
con l’aria di chi cerca una toilette.<br />
Imparerà ben presto a riconoscere<br />
le facce solitarie dei cortili,<br />
il livido richiamo verso il vuoto<br />
in agguato da sotto le ringhiere.<br />
Aspirerà veloce la sua cenere<br />
fingendo di trovarsi lì per caso.<br />
Nasconderà la cicca indifferente<br />
fra i gerani appassiti dentro un vaso.</p>
<p><strong>Poesie tratte da: Le buone maniere (Valigie Rosse, 2018)</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Un salotto a Salò. Pasolini in Arcitaliani di Massimo Sgorbani</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/06/30/un-salotto-salo-pasolini-arcitaliani-massimo-sgorbani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2016 05:07:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[gianfranco pedullà]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[massimo sgorbani]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[rosaria lo russo]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[di Marco Simonelli A quarant’anni dal brutale omicidio di Pier Paolo Pasolini, l’humus social-mediatico italiano ha ricordato il poeta friulano glorificandone il nome e in linea di massima tacendone l’asperità e complessità dell’opera poetica e cinematografica: persino le Poste Italiane hanno emesso un francobollo che ne raffigurava l’effige, sancendone così la beatificazione nell’empireo filatelico. Chi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-62954 size-full" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/arcita.jpeg" alt="arcita" width="640" height="228" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/arcita.jpeg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/arcita-300x107.jpeg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">A quarant’anni dal brutale omicidio di Pier Paolo Pasolini, l’<em>humus</em> social-mediatico italiano ha ricordato il poeta friulano glorificandone il nome e in linea di massima tacendone l’asperità e complessità dell’opera poetica e cinematografica: persino le Poste Italiane hanno emesso un francobollo che ne raffigurava l’effige, sancendone così la beatificazione nell’empireo filatelico. Chi invece ha preferito ricordare Pasolini e il suo acume critico nei confronti del perbenismo della società italiana post-bellica è il drammaturgo Massimo Sgorbani che con <em>Arcitaliani o le 600 giornate di Salò</em> ha omaggiato l’opera pasoliniana isolandone alcuni temi fondamentali per poi rielaborarli nella costruzione di uno spettacolo teatrale della durata di tre ore.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spettacolo si apre all’indomani della liberazione della Sicilia da parte degli Alleati e segue le vicende di uno strampalato e fumettistico nucleo familiare orgogliosamente fascista ispirato al personaggio di Sor Pampurio Arcicontento iconica creatura partorita dalla penna di Carlo Bisi per il Corriere dei Piccoli: un padre presuntuoso e autoritario (Marco Natalucci) che, come il suo doppio d’inchiostro, costringe la famiglia a cambiare casa continuamente; una madre (Rosanna Gentili), ingessata in un tailleur verde sotto al ginocchio, che soffre di tremende quanto provvidenziali emicranie; un figlio  adolescente (Roberto Caccavo) alle prese con le prime pulsioni sessuali che comunica, attraverso stati onirici, con i fantasmi dei partigiani trucidati, una fedele e stralunata servetta di estrazione contadina (Gaia Nanni) e un pappagallino che, dalla sua gabbietta, commenta in versi le vicende dei protagonisti. Al <em>plot</em> principale del testo si aggiungono gli inserti grotteschi di Ben e Claretta (Mussolini e la Petacci, rispettivamente Gianfranco Quero e Giusi Merli), marionette umane dalla fisicità distorta i cui dialoghi altro non sono che decontestualizzati  lacerti della corrispondenza intercorsa fra il Duce e la sua amante. Da subito il colorato e disfunzionale nucleo familiare si rivela un microcosmo di fascismo: i vari componenti infatti, avvalendosi del ricatto e della minaccia, costringeranno a turno la servetta a consumare con loro un rapporto sessuale. Esilaranti e terribili, gli amplessi a scena aperta altro non sono che esplicite citazioni pasoliniane: la famiglia borghese risemantizza quella di <em>Teorema</em> sconvolta dall’attrazione erotica per l’ospite Terence Stamp; il personaggio della servetta abusata è un emblema dei giovani sottoproletari che in<em> Salò</em> subiscono le torture dei quattro carnefici fascisti mentre il personaggio del pappagallino che interagisce con i protagonisti commentandone le azioni cita i pennuti parlanti di <em>Uccellacci e uccellini</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma al di là delle suggestioni pasoliniane, <em>Arcitaliani</em> appare come un dramma allegorico che esplora l’archetipo di una famiglia affetta da un fascismo inteso come disfunzione affettiva, violenza sopraffatrice, incomunicabilità. I componenti della famiglia infatti sembrano comunicare fra loro avvalendosi di frasi fatte, consuetudini, tic non solo linguistici: il figlio, che cresce -amleticamente- comunicando con i fantasmi dei partigiani trucidati, il padre che cambia continuamente abitazione poiché insegue l’irraggiungibile ideale di un appartamento perfetto, la madre che nasconde la propria sessualità ed evita il “dovere coniugale” con la scusa del mal di testa celano, dietro la loro tendenza macchiettistica, i fantasmi che potevano alternarsi nella psiche di chi visse, come Pasolini, in quel contesto storico. Si tratta di un teatro freudiano che esplora le conseguenze sadiche dell’incomunicabilità e della solitudine. L’enuresi del figlio, la fissazione scatologica del padre, il rigido perbenismo fobico della madre sono altrettante spie di un malessere storico-filosofico che sembra affondare le proprie radici nella marionettistica rappresentazione del <em>dux-pater patriae</em> Ben(ito), ipersessualizzato megalomane tiranno che risulta comico e grottesco nella sua spavalderia di<em> latin-lover</em> senile. Unica remissiva risorsa affettiva e comunicativa affidabile dell’intera famiglia risulta essere l’abusata servetta sottoproletaria che non si limita a fornire ai tre il proprio corpo bensì l’ascolto di cui necessiterebbero ma che non riescono a darsi reciprocamente.</p>
<p style="text-align: justify;">I momenti più trascinanti di <em>Arcitaliani</em> sono indubbiamenti i monologhi in cui ogni membro della famiglia borghese rompe la quarta parete e si produce in un’autoanalisi psico-semiologica con lo scopo di illustrare al pubblico il significato profondo delle proprie azioni: ne emergono patologie neuro-sociali come l’analisi che la madre fa dell’origine della sua emicrania, ricondotta all’usanza iconografica dell’aureola che nell’arte sacra denota la santità del personaggio rappresentato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel salotto della famiglia borghese irrompono, attraverso gli incubi del figlio, i fantasmi veri e propri dei partigiani che hanno perso la vita per mano dei tedeschi: vengono realizzate in questo modo le scene più commoventi dell’intero testo, affidate a un coro di giovani attori che si producono in un suggestivo controscena.</p>
<p style="text-align: justify;">La regia di Gianfranco Pedullà accentua ed esaspera i connotati fumettistici della famiglia di Pampurio: sgargianti e stereotipati, creature smaccatamente finte (come del resto lo sono Ben e Claretta, amanti tragici ridotti a fantocci o macchiette d’avanspettacolo) si contrappongono alla coralità lucida e precisa nell’iperrealismo dolente delle scene oniriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Significativa la scelta di scritturare un poeta (Rosaria Lo Russo) per interpretare il pappagallino: a questo personaggio, che si esprime utilizzando luoghi testuali di Malaparte e D’Annunzio, è affidato il ruolo di <em>fool</em> shakespeariano, linguacciuta presenza che dalla sua gabbietta rammenta alla famiglia borghese l’oscenità delle loro azioni. Nella sua morte (verrà brutalmente freddato dal figlio con un colpo di pistola) è possibile leggere in filigrana sia un riferimento al D’Annunzio dell’impresa di Fiume (il cui spirito verrà in seguito tradito dagli esiti del fascismo), sia un riferimento all’omicidio di Pasolini intellettuale scomodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dramma troverà il suo epilogo in piazzale Loreto, fatale ultimo domicilio della famiglia di Arcitaliani dove la servetta rivelerà il suo ruolo di allegoria del sottoproletariato: verrà infatti sedotta dalla Radio stessa, nella persona del cantante (Massimo Altomare) che interpreta brani dell’epoca (<em>Mamma mi ci vuol la fidanzata</em>, <em>La famiglia canterina</em> etc) per permettere agli attori un rapido cambio di scena. Nel suo destino si traduce la lucida visione che Pasolini ebbe del sottoproletariato e della sua inurbanizzazione e conseguenti “corruzione” e imborghesimento fra gli anni ‘50 e ‘70, forse il modo più schietto e incisivo per ricordare il lascito intellettuale di Pasolini all’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Date dello spettacolo presso il <a href="http://www.toscanaspettacolo.it/teatro/teatro-delle-arti/">Teatro delle Arti di Lastra a Signa</a></strong></p>
<div>
<div class="">2015</div>
<div class="">&#8211; 30 ottobre (anteprima)</div>
<div class="">&#8211; 01 novembre (anteprima)</div>
<div class="">&#8211; 02 novembre (debutto)</div>
<div class="">&#8211; dal 03 all’ 08 novembre (repliche)</div>
<div class=""></div>
<div class="">2016</div>
<div class="">&#8211; dal 13 al 15 maggio (repliche)</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Un bestiario di lacrime e persone. Per Marco Simonelli</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/02/03/59462/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2016 06:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[asdrubale]]></category>
		<category><![CDATA[bestiario]]></category>
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		<category><![CDATA[diario sentimentale]]></category>
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		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Matteoni Dell’aragosta Si dice che al contatto con la morte/ emetta un grido, strilli,/ un pianto disperato, stile supplica./ Ma si tratta solamente del vapore/ fra polpa e carapace. Ciò che i nostri sensi percepiscono è dunque un inganno, che ci restituisce la consapevolezza della fondamentale ignoranza che abbiamo riguardo la morte e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignright wp-image-59467" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/02/the_moon.png" alt="the_moon" width="269" height="475" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/02/the_moon.png 454w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/02/the_moon-170x300.png 170w" sizes="(max-width: 269px) 100vw, 269px" />Dell’aragosta <em>Si dice che al contatto con la morte/ emetta un grido, strilli,/ un pianto disperato, stile supplica</em>./ <em>Ma si tratta solamente del vapore/ fra polpa e carapace</em>. Ciò che i nostri sensi percepiscono è dunque un inganno, che ci restituisce la consapevolezza della fondamentale ignoranza che abbiamo riguardo la morte e il dolore, siano essi legati al congedo definitivo che al rimosso quotidiano, al ribaltamento, e quindi il decadimento, di relazioni e convinzioni personali. Questi versi appartengono a <em>Il pianto dell’aragosta</em>, poesia che dà il titolo all’ultimo libro di <strong><a href="http://www.marcosimonelli.net">Marco Simonelli</a></strong>, uscito per le <a href="http://www.edizionidif.it/prodotto/marco-simonelli-il-pianto-dellaragosta/">edizioni d’if </a> nell’ottobre 2015, lucida manovra di avvicinamento all’umano in tre parti e ventitré atti poetici.  Come già nei testi dell’Undicesimo Quaderno, Marco coniuga qui il suo uso abilissimo della metrica a un dipanarsi narrativo delle poesie quasi fossero capitoli di un intenso romanzo di formazione.  <em>Toccare tutto e tutti</em>, dice un verso di una delle poesie più emblematiche del libro: <em>Ora di chiusura</em>. In un primo, letterale approccio al testo all’ora di chiusura corrisponde lo scenario notturno di un locale che si svuota dei clienti alticci, mentre il personale è  già impegnato nelle pulizie. Ma l’ora di chiusura, qualcuno più attento ricorderà, segna anche il punto di non ritorno nelle avventure di Peter Pan dentro i giardini di Kensington, coincide con quel cancello che più non si apre né si solleva, che determina il distacco dagli affetti, dei vivi dai morti e, sottilmente, dei vivi dall’illusione di una comunicare con i morti. La penombra desolata del bar diviene una brumosa terra di confine in cui pare di ascoltarlo, il caro estinto, ma il monito viene in realtà da noi stessi, da quella parte della nostra storia che ineluttabilmente ci abbandona e va ad abitare l’altro lato dello specchio dove credevamo si riparasse il defunto. Allora quel toccare tutto e tutti, non è che infine cercare appiglio per sfiorare se stessi e possibilmente non finire risucchiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro si suddivide in tre parti, tre età e tre momenti di esperienza dell’altro: “Bestiario” rappresenta il primo passo nella perdita l’innocenza, entrando in contatto con uno stato infantile non affatto compassionevole o ingenuo, semmai pragmatico e rapido nel passare oltre come nei due testi  <em>A Beatrice</em> e <em>Probabilmente un passero</em>, dove i bambini assistono alla morte degli animali con completo disincanto. In questa prima sezione si assiste tuttavia anche alla dignità restituita al vivente per tramite animale, che sia un <a href="http://librobreve.blogspot.it/2015/11/il-pianto-dellaragosta-di-marco.html">indimenticabile Asdrubale</a>, grosso gatto guerriero cui si evita l’agonia e si concede la morte, o la visione di una madre-cinghiale straziata dall’uccisione di un suo cucciolo. Nella seconda parte, “Cortesie per gli ospiti”, un bestiario umano e adulto prende corpo nel ritmo felicemente narrativo dei testi, alternando la nostalgia di un passato trionfale al senso di incomunicabilità e agli attriti familiari che marciscono sotto lo smalto delle apparenze. Ma i tempi gloriosi rimpianti dalle due figure femminili di <em>In clinica, mattina</em> e <em>Sapore di mare</em> si risolvono negli anonimi ricordi di una degente recidiva di cliniche psichiatriche e di un’elegante, piuttosto frivola signora dell’estate versiliana. Astuzia e acume della poesia: sono proprio le loro storie minime a renderle mirabili, la loro mancanza di tratti nobili accompagnata all’adesione del poeta ai loro vissuti ad abbassare i toni, a rendercele disperatamente e ridicolmente prossime. Sarcastici, appassionati, grotteschi e autentici i personaggi di Simonelli dominano il palco dantesco su cui sono invitati a parlare, non temono biasimo o giudizio. “<em>È da trent’anni che vengo sempre qui/ quando succede; d’altronde sono mali/ a rischio recidiva, lo sappiamo./ Ho sepolto un marito,/ un figlio e uno psichiatra,/ lo so bene come vanno certe cose.”</em>, recita la Moira Orfei della clinica, una sopravvissuta che la sa lunga e muta il fastidio o la pietà dei sani in uno sguardo ammirato. “Il settimo anno”, l’anno delle crisi di coppia, conclude il libro con sette poesie sulle trasformazioni dell’amore, e quindi sulla vicinanza più intima possibile: non studio e riflessione sulle cose del mondo, nemmeno registrazione partecipe delle vicende altrui, ma la sfida dello stare davvero al pari con l’altro, la speranza fallimentare dell’essere al contempo compreso e amato. Lo spettro di <em>Ora di chiusura</em> qui si concretizza nel compagno, mostra una natura sgomenta dell’amore quale accettazione di un progressivo estraniarsi, di una casa che va in fiamme, di un vocabolario in pezzi nella fisionomia di chi si pensa di amare e si ama davvero, nostro malgrado. <em>Sarà come voltarsi all’improvviso/ e vedere un totale sconosciuto/ là dove poco fa c’era il tuo viso</em>. Forse, infine, la scoperta dell’umano in noi attraverso l’amore non è che un senso condiviso di smarrimento davanti al futuro, un atto magico che si compie insieme, contro le vere belve dei pregiudizi e delle paure, accendere il proprio cuore come un pegno, un cero, nel buio del tutto estraneo di chi ci sta accanto per la vita.</p>
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		<title>150 anni di Alice: Alice Tapes</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/10/28/alice-tapes/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2015 06:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[150 anni di Alice]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Lewis Carroll]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[psiconauta]]></category>
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					<description><![CDATA[150 anni fa veniva pubblicato Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll. Ho chiesto a scrittori, studiosi, appassionati di pensare un loro contributo personale per celebrare questo capolavoro del linguaggio e dell’immaginazione. I post si susseguiranno a cadenza irregolare fino all’autunno e saranno contraddistinti dal tag: 150 anni di Alice, presente anche nel titolo. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>150 anni fa <a href="http://aliceinwonderland150.com/">veniva pubblicato Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll</a>. Ho chiesto a scrittori, studiosi, appassionati di pensare un loro contributo personale per celebrare questo capolavoro del linguaggio e dell’immaginazione. I post si susseguiranno a cadenza irregolare fino all’autunno e saranno contraddistinti dal tag: </em>150 anni di Alice<em>, presente anche nel titolo. I post già pubblicati si possono trovare <strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/tag/150-anni-di-alice/">QUI</a></strong>. </em><em>(NDF)</em></p>
<p>di <strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-57161" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/fairytale_mugshots_01.jpg" alt="fairytale_mugshots_01" width="333" height="448" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/fairytale_mugshots_01.jpg 500w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/fairytale_mugshots_01-223x300.jpg 223w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" />Intervistatore: Buonasera.</p>
<p>Alice: Buonasera.</p>
<p>I: Che effetto le fa essere intervistata?</p>
<p style="text-align: justify;">A: Non mi accadeva da un po’ di tempo a dire il vero. Di tanto in tanto mi arrivano queste richieste e io accetto sempre molto volentieri. Mi fa piacere essere intervistata. Sa, in questi anni ne hanno dette di cotte e di crude su di me.</p>
<p>I: Davvero?</p>
<p style="text-align: justify;">A: Oh sì. Tendono a scambiarmi per una sorta di psiconauta.</p>
<p style="text-align: justify;">I: Intende dire che non ha mai abusato di sostanze psicotrope?</p>
<p style="text-align: justify;">A: No, non ho mai abusato di sostanze psicotrope, lo nego nella maniera più categorica. Ne ho fatto uso, è vero, ma non ne ho mai abusato. Si è trattato di un periodo piuttosto burrascoso della mia vita.</p>
<p style="text-align: justify;">I: Ce ne vuole parlare?</p>
<p>A: Non sa quante volte mi sono ritrovata a raccontare questa storia. Dunque: tutto è iniziato col coniglio&#8230;</p>
<p>I: Quello bianco?</p>
<p>A: Sì, lui esatto. A dire la verità non era completamente bianco. Aveva una macchia nera sulla natica sinistra.</p>
<p>I: Ci sta forse dicendo che l’ha visto nudo?</p>
<p style="text-align: justify;">A: Lei non ha idea di come può essere eccitante farlo con un coniglio. A me i conigli sono sempre piaciuti. Hanno l’aria di essere animali che ci sanno fare, non trova? Si può immaginare: il caldo, la noia, mia sorella che non la smetteva più di asfissiarmi con la lezione di storia… Poi passa questo marcantonio d’un coniglio che mi si ferma davanti e inizia a guardare l’orologio. Io l’ho capito subito che era una scusa. Ogni tanto alzava la testa e buttava l’occhio nella mia direzione. È stato un gioco di sguardi. Io poi sono sempre stata un tipo molto deciso. Non mi faccio troppi scrupoli quando mi piace qualcuno. Mi sono detta: “E quando ti ricapita?” Così mi sono messa a seguirlo. Il resto credo sia noto a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">I: È stata una relazione tormentata?</p>
<p style="text-align: justify;">A: Non è stata proprio una relazione. Più una cosa da una botta e via, ha presente? Io gli andavo dietro, è vero, ma ben presto mi sono resa conto che lui non mi filava di striscio. È tremendo come certi individui siano ossessionati dal tempo. Alcuni ne hanno talmente tanto a disposizione che si illudono di non averne affatto. Inoltre lui aveva dei problemi di vista. Continuava a scambiarmi per la sua cameriera. Alla fine gli ho detto: “Sì, ok, sono la cameriera. Che ne dici se ti do una spolverata?” Lui allora si è un po’ rilassato. L’abbiamo fatto nella serra. È stato breve ma intenso.</p>
<p style="text-align: justify;">I: E col Brucaliffo? Anche con lui ha avuto rapporti intimi?</p>
<p style="text-align: justify;">A: Oh no! Se lo avesse conosciuto non mi avrebbe fatto questa domanda!</p>
<p style="text-align: justify;">I: Perché?</p>
<p style="text-align: justify;">A: Se la tirava un sacco. Ci teneva a dare di sé l’immagine dell’asceta. Come si fa ad interagire con qualcuno che si considera un gradino superiore a te? Non sono mai stata attratta dagli intellettuali. Mi lasciano piuttosto indifferente.</p>
<p style="text-align: justify;">I: Mi risulta invece che abbia mantenuto buoni rapporti col Cappellaio Matto.</p>
<p style="text-align: justify;">A: Non c’è nessuno come un Cappellaio che sappia capirti, sono i migliori amici che una ragazza possa avere. Lui poi è proprio una matta! C’eravamo incontrati a quel famoso tè in giardino e sulle prime non mi era rimasto molto simpatico. Io all’epoca ero una ragazzina talmente piena di pregiudizi! Capirà, venivo da un ambiente bacchettone, erano altri tempi, magari le cose si facevano lo stesso ma non se ne parlava. Io comunque l’avevo capito subito che lui e il leprotto stavano insieme. Andiamo, suvvia, bisognava essere ciechi per non vederlo, quei due bevevano dalla stessa tazza! Io all’epoca ero parecchio inibita, ero la classica ragazza acqua e sapone che arrossisce alla parola “sesso”. Poi arrivano questi due e mi dicono che si sono conosciuti nel bagno di una stazione, mi raccontano che hanno un ménage col ghiro, mi parlano di bondage… Ecco, frequentarli mi ha certamente aiutato ad allargare i miei orizzonti.</p>
<p style="text-align: justify;">I: Noi l’abbiamo sempre vista come una donna di mondo…</p>
<p style="text-align: justify;">A: Ah sì? In realtà sono una persona molto tranquilla. La gente tende a immaginarmi come una diva della trasgressione per la storia dei dolcetti e dei funghi ma le posso assicurare che passo la maggior parte delle mie serate a guardare la tv sul divano con la gatta sulle ginocchia.</p>
<p style="text-align: justify;">I:Quindi niente dolcetti né funghi adesso?</p>
<p style="text-align: justify;">A: Alla mia età gli unici funghi che mi concedo sono i porcini e, con la glicemia alta, di dolci proprio non se ne parla. Intendiamoci: in gioventù mi piaceva sperimentare ma non mi sono mai piaciuti gli eccessi. Ho sempre avuto l’accortezza di fermarmi prima di perdere il controllo. Per quanto ubriaca o fatta fossi, non mi sono mai ritrovata a gattonare nel mio stesso vomito.</p>
<p style="text-align: justify;">I: Ha un bel ricordo del Paese delle Meraviglie?</p>
<p style="text-align: justify;">A: Per niente, anzi. Senz’altro è stato uno spartiacque nella mia vita ma mi ha causato non pochi problemi. Ho avuto bisogno di un periodo di riabilitazione e non è stata esattamente una passeggiata. Per fortuna ho trovato un analista, uno junghiano, che mi sapeva ascoltare. “Alice, vedi”, mi disse, “tu soffri di un complesso di inferiorità. Ti senti sempre inadeguata. Riflettici: una volta sei alta un chilometro, un’altra sei della grandezza di un fungo… Devi imparare a non essere così ipercritica con te stessa, cerca di volerti un po’ più bene…” Non mi ero mai sentita così compresa prima di allora.</p>
<p style="text-align: justify;">I: E cosa fa per volersi più bene?</p>
<p style="text-align: justify;">A: Cerco di vivere in maniera sana. Mi alzo presto e come prima cosa do da mangiare ai miei gatti. Ne ho tre, si chiamano Crack, Meth e Speed. Mi lavo, mi vesto, faccio un’abbondante colazione poi vado a yoga. Vado personalmente a fare la spesa perché sono quasi esclusivamente vegetariana, nel senso che non mangio carne rossa ma non dico di no a pesce e latticini. Gioco a croquet, vado a nuoto,  faccio tornei di canasta, mi dedico al giardinaggio, esco con le amiche. La sera qualche volta vado a ballare, ho una predilezione per i balli di gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">I: Una vita molto impegnata. Che spazio trova l’amore all’interno del suo quotidiano?</p>
<p style="text-align: justify;">A: Per carità, l’amore… Ho smesso di cercare l’amore. Con questo non voglio dire che ho chiuso bottega e ho gettato via la chiave, anzi, ma amo troppo la mia indipendenza. Per questo non mi sono mai legata a nessuno e ho preferito non avere figli.</p>
<p style="text-align: justify;">I: Rimpianti?</p>
<p style="text-align: justify;">A: No, nessuno. Anche se certe volte ripenso con nostalgia al mio incontro col Dodo, su quella spiaggia. Era un tipo molto elegante, sicuro di sé, aveva uno charme innegabile. Forse con lui, se ci fosse stato più tempo… Ma all’epoca correvo dietro al Coniglio e non lo presi neanche in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">I: Noi amiamo concludere le nostre interviste rivolgendo agli ospiti un invito consueto: si faccia una domanda, si dia una risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">A: Di tutte le assurdità di cui sono stata testimone questa è sicuramente la più curiosa! Mi faccia pensare… Ah, ecco, certo. Probabilmente mi domanderei: “Alice, c’è ancora qualcosa che riesce a meravigliarti? A farti provare un’improvvisa sensazione di stupore?” E la mia risposta è: “Certamente. La stupidità umana. Quella non finisce mai di sorprendermi…</p>
<p style="text-align: justify;">I: Grazie dunque ad Alice e a tutti i nostri amici della notte che ci ascoltano quando un nuovo giorno è appena finito e un altro sta per cominciare!</p>
<p style="text-align: justify;">A: Sì, certo, ‘notte.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sartoria Utopia e la strage di San Valentino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/14/san-valentino-con-sartoria-utopia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2015 06:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Genti]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[manuela dago]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Gentiluomo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[reading]]></category>
		<category><![CDATA[sartoria utopia]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
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					<description><![CDATA[Sartoria Utopia, la capanna editrice di libri cuciti a mano, ideata e curata da Francesca Genti e Manuela Dago, torna con tre volumi traboccanti d&#8217;amore in tutte le sue declinazioni: la ristampa di Poesie d&#8217;amore per ragazze kamikaze di Francesca Genti, da tempo introvabile; la riedizione aggiornata e con copertina personalizzata (ogni libro è un pezzo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sartoriautopia.it/"><strong>Sartoria Utopia</strong></a><em>,</em> <em>la capanna editrice di libri cuciti a mano, ideata e curata da <strong>Francesca Genti</strong> e <strong>Manuela Dago</strong>, torna con tre volumi traboccanti d&#8217;amore in tutte le sue declinazioni: la ristampa di </em>Poesie d&#8217;amore per ragazze kamikaze<em> di Francesca Genti, da tempo introvabile; la riedizione aggiornata e con copertina personalizzata (ogni libro è un pezzo unico) del primo libro del catalogo, il </em>Manuale per la Devozione del Fertile Gaudio<em> di Paolo Gentiluomo; e infine le </em>Poesie d&#8217;amore splatter<em> di Marco Simonelli, che raccoglie testi noti come il Sesto Sebastian, un cult ormai fuori stampa, e inediti.</em><br />
<em> Stasera alle 21 presso la Libreria Trebisonda di Torino, il reading inaugurale per i tre libri con gli autori. Tutte le informazioni </em><strong><a href="https://www.facebook.com/events/1565550170366131/?fref=ts">QUI</a></strong><em>. Non perdetevelo!</em></p>
<p><strong><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-51053" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-300x300.jpg" alt="kamikaze" width="400" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-1024x1024.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-900x900.jpg 900w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CANE UNGHERESE</strong></p>
<p>di notte mi sveglio<br />
di soprassalto per un incubo.</p>
<p>vedo la mia anima in giro per la stanza:<br />
faceva una passeggiata<br />
e non ha fatto in tempo a rientrare dentro di me.</p>
<p>è un piccolo cane ungherese<br />
dal manto color baio.</p>
<p>mi corre incontro:<br />
apro le ossa<br />
la faccio entrare.</p>
<p>nella notte<br />
la mia anima a cuccia<br />
dentro l&#8217;armadio del corpo.</p>
<p>sogno:</p>
<p>un albero davanti al ristorante cinese<br />
con fiori rosa e strisce d&#8217;alluminio<br />
tu che ordini un piatto piccante<br />
vento che sposta polvere, pieno di fascino.</p>
<p>sogno:</p>
<p>una canzone<br />
che forma una scala<br />
che mi porta lontano.</p>
<p>e tanto polline<br />
e un arcobaleno appiccicato al muro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>STAI PARLANDO CON UNA</strong></p>
<p>che oggi ha modellato cento funghi con il DAS.</p>
<p>che ha passato un pomeriggio intero a scrivere una poesia con la pastina al farro<br />
su una tela dipinta di azzurro chiaro.</p>
<p>che una volta era così felice di avere passato indenne un capodanno<br />
che si è messa a ballare per la stanza<br />
è scivolata e si è rotta un piede<br />
e la sua felicità – anche al pronto soccorso – non è scemata minimamente.</p>
<p>che tiene una lavagna sotto il letto<br />
dove scrive tutte le bugie che dice<br />
a chi le dice e la data<br />
e ogni mattina si ripassa lo schema generale</p>
<p>che cerca di salvare i cuccioli di scarafaggio.</p>
<p>che mantiene sempre il patto narrativo<br />
e così non può guardare i film dell&#8217;orrore<br />
e neanche andare al luna park nel castello della paura.</p>
<p>che si è colorata un paio di paperine con lo spray argento<br />
poi le ha indossate ed è uscita<br />
e la sera a casa aveva i piedi completamente luccicanti<br />
due stelle brillanti nella Via Lattea<br />
e la notte non ha dormito<br />
per paura di morire intossicata dalla vernice.</p>
<p>che (molto tempo fa) ha ucciso alcuni pulcini stringendoli troppo forte<br />
e ha fatto saltare la dentiera a sua nonna materna<br />
con un bacio con rincorsa.</p>
<p>che se le racconti qualcosa di vagamente ripugnante<br />
o se sente un odore troppo forte<br />
è capace di vomitare all&#8217;istante.</p>
<p>che – grappa&amp;vinci grappa&amp;vinci grappa&amp;vinci &#8211;<br />
da sempre le piace ubriacarsi<br />
e farsi invitare a cena<br />
da chiunque<br />
a ogni latitudine<br />
in qualsiasi tipo di ristorante.</p>
<p>che la cosa di cui ha più bisogno<br />
è l&#8217;abbraccio<br />
la comprensione<br />
il sì del mondo.</p>
<p>quindi, per favore:<br />
sciacquati la bocca prima di parlare.<br />
e fammi volare. se ci riesci.</p>
<p><strong>Francesca Genti, </strong><em>Poesie d&#8217;amore per ragazze kamikaze</em> (Sartoria Utopia, 2015)</p>
<p>**********</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-51054" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/manuale-225x300.jpg" alt="manuale" width="325" height="433" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/manuale-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/manuale-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/manuale-900x1200.jpg 900w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>le 95 tesi di via Martinlutero </strong></p>
<p><em>filosofia gota</em></p>
<p>-precotto è l’unica stazione della metropolitana con l’odore di cioccolata<br />
-il passo ha quella leggerezza di respiro che si avverte camminando nei boschi<br />
-parrebbe inadeguato nel mezzo di edifici, anche se l’orecchio tenta di percepire un cinguettio<br />
-sei e dieci, da giocare ambo secco sulla ruota di milano<br />
-quindi si entra andando a sinistra, superando la portineria, poi sempre a pianterreno sulla destra&#8230;<br />
-e non è solo una porta che si apre, un varco di luce in testa, una spia luminosa nel cuore, una gocciolante attesa che ora s’asciuga<br />
-dire ciao<br />
-scendendo alcuni scalini<br />
-bacio come trasmissione di parole lingua a lingua<br />
-percorrendo tre stanze in fila con la luce proveniente da destra e una gatta lunga lunga stesa<br />
-in bagno osservi cosa succede dall’alto di un nido<br />
-non mi basta la mia solita ingordigia del guardare<br />
-non c’è passo senza parole scritte<br />
-e l’acido muriatico è pronto ad avvertire di sè tramite insegna gialla<br />
-questa tesi dice che sei debole di stomaco<br />
-principi d’avvelenamento odorando<br />
-ma tu mica sei pop, e nemmeno ironica, ecco&#8230;<br />
-bacio come morso<br />
-morsicarti mi piace<br />
-questa è la ventesima tesi che dice solo di se stessa<br />
-novantacinque è numero storico e dovuto<br />
-e se sarò troppo lungo potrai sempre appendermi al muro<br />
-facciamo che qualche tesi la semplifico<br />
-facciamo che un bacio può compensare<br />
-un bacio di gioco<br />
-un gioco di baci<br />
-(queste tesi brevi non sai quanto le amo!)<br />
-sorrido per averne ancora di bacio uno per il gaudio che sei e rechi<br />
-e ancora uno<br />
-uno e non più altro<br />
-odorare allo spasimo colla bocca<br />
-silenzio tattile morbido<br />
-passaggio di memorie<br />
-incollare francobolli?<br />
-(sai, le ultime tesi mi parevano prendere una piega un po’ troppo&#8230; come dire)<br />
-dunque baci. E che altro?<br />
-le orecchie del computer parlano, perbacco!<br />
-la musica che cala l’ernia<br />
-tuoi cataloghi, tuoi dischi, tue cassette e tue casette, tue antitesi formosette<br />
-un buon arrosto, una buona torta, ancora due fette<br />
-la gatta pigola cibo e poi s’inscatola<br />
-e altro?<br />
-bene, se ci trovi anche dei fiori in questa storia sono tuoi<br />
-sguardi passati in alcune foto<br />
-una calligrafia che ancora barcolla incerta sui suoi propri versi, ma ricca di densi paesaggi vuoti<br />
-altrimenti rimuginare i versi fino a rimetterli lì su pagina al proprio posto<br />
-domandare il segno zodiacale del confessore<br />
-allontanare da sé gli abiti in piena campagna<br />
-darsi forti colpi sul corpo, corpo che non attutisce la propria mano, la propria carne<br />
-la dentata, un lago di sangue&#8230;<br />
-rompere l’assedio di chi non lascia scampo al sorriso<br />
-capire il nucleo profondo dell’altrui senso dell’umorismo<br />
-si tratta di linee tracciate nella testa dalla lingua<br />
-io continuo a farne tesi, a proposito siamo alla numero cinquantaquattro<br />
-me ne gioco un altro paio con le antenne che non ricevono, le piante che van potate&#8230;<br />
-sono i vicini di un altrove e di un poi che si manifestano per via telematica<br />
-potrei ricamarci sopra tesi sulla contemporaneità, ma non ci casco e svicolo a mancina<br />
-viro al privato, ma ci vuole un picco d’ascolto<br />
-se cade un amore cade un quadro cade una lampada tutto in eccellente sincrono?<br />
-meglio essere nudi<br />
-un bacio in memoria della contemplazione del rosmarino<br />
-e poi pacchetto sicurezza, la gardenia che non arriva alla terza settimana, il gradozero dello zerogradare&#8230;<br />
-l’eventuale pubblico mormora<br />
-va detto dunque che qui c’è l’uomo che non viene mai<br />
-è lui! attenta! il falso magro! il finto russo!<br />
-il profilo mostra una ineliminabile deformazione sul naso pur dritto, un indizio&#8230;<br />
-e le grandi orecchie e i grandi piedi ce li metto sempre io<br />
-primum impastare, deinde rimuginare, mumble mumble<br />
-e un desiderio di accogliere, ospitare, farsi valva&#8230;<br />
-l’indizio è l’assenza di peli<br />
-prendo un respiro<br />
-già perché adesso c’è una tesi importante<br />
-una tesi che si lega a un anno di nascita<br />
-la prossima tesi è la numero settantacinque<br />
-la tesi dice come sai essere instancabilmente bella, di bellezza che s’inanella e poi s’accoccola a ciambella<br />
-solo mangiarti<br />
-mangiarti solo<br />
-se ti respiro troppo rischio<br />
-allora pausa<br />
-se il corpo fosse un flipper<br />
-l’occhio si osserva marrone nei pressi della pupilla e sfuma in un meraviglioso sottobosco<br />
-l’occhio più tardi si dice grigio per un suo stare emotivo che segue la luce<br />
-l’occhio legge tutto, tutti gli inciampi del pensiero, li registra<br />
-decifrarli è altra storia&#8230;<br />
-arrotolarti tutti i pensieri in un canto, srotolarli a tempo debito<br />
-l’umorismo tuo sì, lo spero giocondo, di azzannarlo tutto tondo fino in fondo al mondo<br />
-per intanto intuirti, indurti a lasciarti intuire<br />
-ed ecco il momento della manzìa!<br />
-da tempo immemore la lettura delle viscere segna la linea del comportarsi venturo<br />
-ma tu devi concentrarti, santapolenta!<br />
-altrimenti la sotto copertina o la copertina di sotto rimane ineludibile taglio poco conosciuto e poco richiesto (l’oracolo è oscuro, forse troppo cotto)<br />
-concentrati (vedi tu dove mettere l’accento)<br />
-tu sei un taglio per intenditori (ma è un complimento a me, quindi!?&#8230;)<br />
-la parte moderatamente intelligente e la parte significativamente babbea vanno a braccetto nell’illustrare le magnifiche sorti progressive del nostro dire<br />
-suvvia! mi devi indicare la via per non andarmene via di qui</p>
<p><strong>Paolo Gentiluomo</strong>, <em>Manuale per la Devozione del Fertile Gaudio</em> (Sartoria Utopia, 2015)</p>
<p>**********</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-51055" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-300x300.jpg" alt="splatter" width="400" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-1024x1024.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-900x900.jpg 900w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;azienda sanitaria se ne frega<br />
non controlla la nostra epidemia,<br />
l&#8217;infermità pulsante che ci lega<br />
invalidi in medesima corsia:<br />
un herpes che ci arrossa dall&#8217;interno,<br />
un virus che patogeno ci guasta.<br />
Lo spasmo partirà sotto lo sterno<br />
schiacciandoci la vena cava e vasta.<br />
Tossicomani in crisi d&#8217;astinenza<br />
cronicamente fusi qual siamesi<br />
esigiamo reciproca assistenza.<br />
Dall&#8217;incidente non uscimmo illesi.<br />
Urgente si richiede trasfusione.<br />
Un cuore nuovo, dopo amputazione.</p>
<p>***</p>
<p><strong>PAN – VILLANELLA KILLER</strong></p>
<p>Suonarti, toccarti, percuoterti gli arti<br />
e metterti addosso le mani, potessi<br />
distorcerti il corpo di urti, tagliarti</p>
<p>a fette sottili togliendo gli scarti.<br />
M&#8217;impongo. M&#8217;astengo. Rinuncio agli eccessi.<br />
Suonarti, toccarti, percuoterti gli arti</p>
<p>e farti strumento, spezzarti in più parti.<br />
Io voglio condurti in mezzo ai cipressi,<br />
distorcerti il corpo di urti, tagliarti,</p>
<p>baciarti con lame taglienti, squartarti.<br />
Necessito sesso. Se solo potessi<br />
suonarti, toccarti, percuoterti gli arti&#8230;</p>
<p>Potessi spogliarti, sventrarti, bruciarti.<br />
Prometti di starci? Forarti gli ingressi:<br />
distorcerti il corpo di urti, tagliarti</p>
<p>le ossa, soffiarci per sempre, portarti<br />
con me per non perderti mai. Potessi<br />
suonarti, toccarti, percuoterti gli arti,<br />
distorcerti il corpo di urti, tagliarti.</p>
<p><strong>Marco Simonelli</strong>, <em>Poesie d&#8217;amore splatter</em> (Sartoria Utopia 2015)</p>
<p><strong><a href="http://www.sartoriautopia.it/">http://www.sartoriautopia.it</a></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il leprotto marino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/11/21/il-leprotto-marino/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2014/11/21/il-leprotto-marino/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2014 06:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Brenda Porster]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Biagini]]></category>
		<category><![CDATA[eva taylor]]></category>
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		<category><![CDATA[Liliana Grueff]]></category>
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					<description><![CDATA[da: Nei boschi. Poesie dalle fiabe dei Grimm (Edizioni SUI, 2014). A cura di Elisa Biagini Immaginate una principessa che proprio non ne vuole sapere di prendere marito, a meno che non sia tanto abile da arrivare a lei senza farsi scoprire. Penserete che sia una sfida facile e all’altezza di qualsiasi cavaliere degno di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>da:<strong> <em>Nei boschi. Poesie dalle fiabe dei Grimm</em> (<a href="http://www.edizionisui.it/">Edizioni SUI</a>, 2014). </strong></p>
<p><strong>A cura di Elisa Biagini</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-49788" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/LEPROTTO-MARINO-Iacopo-copia-allegg-copia-e1416164618236-199x300.jpg" alt="LEPROTTO MARINO (Iacopo)  copia allegg, copia" width="223" height="335" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/LEPROTTO-MARINO-Iacopo-copia-allegg-copia-e1416164618236-199x300.jpg 199w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/LEPROTTO-MARINO-Iacopo-copia-allegg-copia-e1416164618236-681x1024.jpg 681w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/LEPROTTO-MARINO-Iacopo-copia-allegg-copia-e1416164618236-900x1352.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/LEPROTTO-MARINO-Iacopo-copia-allegg-copia-e1416164618236.jpg 1800w" sizes="(max-width: 223px) 100vw, 223px" />Immaginate una principessa che proprio non ne vuole sapere di prendere marito, a meno che non sia tanto abile da arrivare a lei senza farsi scoprire.<br />
Penserete che sia una sfida facile e all’altezza di qualsiasi cavaliere degno di questo nome. Invece no perché la principessa vive in un castello che è provvisto di dodici finestre da cui può vedere tutto ciò che accade nei dintorni e se dalla prima può vedere alcune cose, dalla seconda ne vede ancora di più e via, via, via fino a dodici.<br />
Novantasette cavalieri hanno già provato e novantasette pali con novantasette teste circondano il castello.<br />
Un giorno compaiono alla porta tre fratelli ma solo il terzo riuscirà nella sfida e solo perché troverà un aiuto prezioso in un leprotto di mare.<br />
È proprio un leprotto, credetemi, ma senza orecchie, perché nel mare non ha bisogno di ascoltare. È generoso con gli amici e ama infilarsi nei capelli di fanciulle tanto orgogliose quanto vanitose.<br />
Ma cosa c’entrerà mai un leprotto di mare con la storia di una principessa malvagia e i suoi spasimanti?<br />
Silenzio adesso e lo scoprirete, ma solo se resterete con le orecchie ritte e gli occhi ben aperti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-49778"></span></p>
<p>***</p>
<p style="text-align: right;"><em>… and the nothing that is.</em></p>
<p style="text-align: right;">Wallace Stevens</p>
<p>dalla finestra della torre vedevo<br />
gli alberi all’orizzonte<br />
ma erano sfuocati</p>
<p>allora feci fare<br />
un vetro più trasparente</p>
<p>dalla seconda finestra vedevo<br />
la sagoma seghettata di ogni foglia<br />
ma nascosta fra i rami<br />
c’era l’ombra di un nido<br />
di cui non scorgevo la forma</p>
<p>così ordinai<br />
un vetro più levigato</p>
<p>dalla terza finestra vedevo<br />
il tondo dei ramoscelli intrecciati<br />
con dentro, mi pareva, i pulcini<br />
ma non distinguevo la specie<br />
e neppure il numero esatto</p>
<p>allora comandai ai vetrai<br />
di molare lenti più ardite<br />
per finestre sempre più accurate &#8211;<br />
la quarta, la quinta, la sesta …</p>
<p>dalla dodicesima vedevo<br />
i piumini che foderavano il nido<br />
i tre passerotti con la gola spalancata<br />
la macchia del sole riflesso<br />
sul nero sporgente dell’occhio</p>
<p>ero finalmente soddisfatta</p>
<p>il tradimento avvenne<br />
dietro la mia nuca<br />
dentro la mia treccia:<br />
non c’era niente che non vedevo<br />
e non vedevo il niente che c’era</p>
<p><strong>Brenda Porster</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>Lepre marina non l’ho mai sentita<br />
piuttosto, sì, talvolta marinata<br />
<em>ma questa è un’altra storia</em></p>
<p>Qui feroce solitaria<br />
principessa impalatrice<br />
che tutto vede<br />
ma non sa quel che nasconde<br />
trasforma suo malgrado<br />
astuto l’animale nel suo principe<br />
ospita nella sua treccia<br />
la sconfitta</p>
<p>e come spesso accade<br />
non se lo sa spiegare</p>
<p><strong>Liliana Grueff</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>Ti aspetto davanti al trono del re<br />
vedranno le nostri mani<br />
la mia porta tre voci<br />
ognuna un nascondiglio<br />
la tua una treccia<br />
di sguardi &#8211; per non vederli.</p>
<p><strong>Eva Taylor</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p><strong>Panottica</strong></p>
<p>Ogni cesura<br />
ha un suo centro<br />
distratto<br />
origine e fine<br />
di ogni scommessa</p>
<p>Restano schegge di occhi<br />
a conservarne il perimetro.</p>
<p><strong>Iacopo Ninni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>costruisco un velo<br />
per il mio spazio<br />
lontano dalle lenti<br />
che scrutano</p>
<p>lo faccio non visto<br />
come l’aria<br />
con punti di luce<br />
ben stretti<br />
pronti a reggere<br />
gli attacchi<br />
e lasciar crescere<br />
gli impasti dentro</p>
<p>un piccolo animale goffo<br />
non lo considerano un rischio<br />
e così io mi salvo</p>
<p><strong>Stefania Zampiga</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p><strong>Leprotto marino: una ricetta</strong></p>
<p>Private il leprotto marino delle lische e dei rognoni<br />
avendo cura di passarlo e ripulirlo sotto l’acqua<br />
e lasciatelo essiccare sotto il sole per due ore.<br />
Sul tagliere, ridurlo poi a dadini. In una casseruola<br />
scaldare l’olio e l’aglio e farlo rosolare e sfrigolare.<br />
Chiudete col coperchio per evitare schizzi arroventati.</p>
<p>Non vi spaventate se sentirete gemiti uscire dal tegame.<br />
Eventualmente tappatevi le orecchie. Dopo un’ora<br />
di cottura a fuoco lento, qualora vi sembrasse pronto<br />
toccate la poltiglia con la punta di un coltello.<br />
Può darsi fuoriesca uno sbuffo di vapore, state attenti,<br />
è come un geyser brusco che brucia sottoterra.</p>
<p>Il leprotto marino va consumato freddo. Dicono gli indigeni<br />
sia ottimo nei mesi dei monsoni insieme al tè di frutta.<br />
Secondo l’etichetta, grattarci il parmigiano fa cafone.</p>
<p><strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Immagine di</strong> <strong>Liliana Grueff</strong></em>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Domande da una crepa: intervista a Elisa Biagini</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/05/domande-da-una-crepa-intervista-a-elisa-biagini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2014 04:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Biagini]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=48207</guid>

					<description><![CDATA[di Marco Simonelli &#160; [Avverto il lettore che il brano seguente è la trascrizione di un colloquio con Elisa Biagini registrato a Firenze il 29 aprile 2014. Ho preferito limitare il mio intervento di correzione per lasciare inalterate le caratteristiche del parlato. MS]   Marco Simonelli: Ciao Elisa. La prima volta che ti ho intervistata era [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">[Avverto il lettore che il brano seguente è la trascrizione di un colloquio con Elisa Biagini registrato a Firenze il 29 aprile 2014. Ho preferito limitare il mio intervento di correzione per lasciare inalterate le caratteristiche del parlato. <i>MS</i>]</span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><i><span lang="IT">Marco Simonelli: Ciao Elisa. La prima volta che ti ho intervistata era il 2003 (</span></i><a href="http://puntocritico.eu/?p=6202"><i><span lang="IT">http://puntocritico.eu/?p=6202</span></i></a><i><span lang="IT">) e di lì a poco </span></i><span lang="IT">L’Ospite<i> sarebbe apparso da Einaudi. Da qualche giorno, sempre per Einaudi è uscito </i>Da una crepa<i>. Cosa è cambiato per te in questi undici anni? E per la tua scrittura?</i></span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">Elisa Biagini: Certo, questa è una domanda veramente impegnativa! Dunque, sono cambiate molte cose. Ho scritto <i>L&#8217;ospite</i> quando ero negli Stati Uniti e quel libro ha risentito del mio vivere all&#8217;estero. Si invecchia, quindi è chiaro che le considerazioni sul vivere diventano un pochino più amare e uno comincia a incrinarsi, appunto, “da una crepa”. In termini di scrittura – e questo credo si sia già visto nel <i>Bosco – </i>è continuato questo mio processo di asciugamento della parola, per delle immagini più precise, sfrondate da elementi ridondanti, a tratti ancora narrative però legate a queste immagini, una due immagini per testo poetico. Questo era già programmatico nel <i>Bosco</i>, infatti la poesia di copertina parlava appunto dell&#8217;ascia che fa pulito affinché rimangano solo le cose essenziali. Questo torna anche nella scelta dei versi di copertina dove la parola diventa un elemento di ricerca, di tensione verso l&#8217;altro, con una dimensione di tipo anche sociale e inevitabilmente politico, tanto più tenendo conto dei tempi in cui viviamo e in cui è stata scritta questa raccolta.</span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span><span id="more-48207"></span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">MS: <i>Ultimamente un’antologia del tuo lavoro è stata pubblicata in America (</i>The Guest in the wood<i>, Chelsea Editions, 2013). Tenendo conto anche della tua attività di traduttrice, che effetto ti fa l’essere tradotta?</i></span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">EB: È sempre molto bello, mi sento sempre molto onorata, proprio perché, come dici tu, traduco e so che è un lavoro faticoso che può far innervosire molto, può essere frustrante e sono sempre molto grata quando qualcuno mi avvicina e mi chiede di tradurre le mie poesie. Mi è capitato di essere tradotta in russo, in cinese, lingue molto lontane da me. Con lingue così remote ti metti nelle mani dell&#8217;altro, diventa veramente un affidarsi, è chiaro che potrebbero esserci dei fraintendimenti quindi sono sempre grata anche perché, tornando a quello che dicevo sul linguaggio, più la lingua viaggia più aumentano le possibilità di contatto, di creare una comunità e di creare una situazione di resistenza, cioè la poesia come resistenza a una realtà come quella italiana particolarmente devastata (non che fuori sia tanto meglio). È  una situazione veramente pesante e faticosa e non si vede una reale prospettiva quindi sono ben lieta che questo libro sia stato appena premiato come miglior libro di poesia in traduzione negli Stati Uniti. Spero che quanto ha da dire si diffonda ancora di più.</span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><i><span lang="IT">MS: In </span></i><span lang="IT">Da una crepa<i> hai fatto incontrare due poeti che ami molto: Emily Dickinson e Paul Celan. Cosa si sono detti?</i></span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">EB:Si sono piaciuti molto, sicuramente. Li ho fatti incontrare solo in una poesia alla fine, nel resto del libro dialogo con loro autonomamente. Sappiamo che Celan amava Emily Dickinson, sicuramente a Emily Dickinson sarebbe piaciuto Celan ma ovvie ragioni cronologiche ci impediscono di sapere tutto questo! Come ho anche detto altrove sono delle figure che mi accompagnano da talmente tanto tempo in modo diverso, anche altalenante ma sono diventati due figure di famiglia, lo zio e la zia simpatici che ti piacerebbe avere e che purtroppo non hai, persone con cui ho stabilito un legame, come dico sempre “di pancia”. Loro due sicuramente si sono detti che la lingua deve essere resistenza, deve essere tagliente, deve essere limpida&#8230; All&#8217;inizio del libro ho messo due citazioni “Giochi con le asce&#8230; e “Maneggiava le sue parole come lame&#8230;”. Di nuovo la lama, l&#8217;ascia, il vetro che taglia e che fa pulito. Il rischio e anche la necessità.</span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">MS: <i>In questi anni non ti sei limitata alla scrittura. Hai realizzato anche delle installazioni. In che rapporto sono le due discipline, per te?</i></span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">EB: La parola viene prima di tutto. Non ho la pretesa di essere un&#8217;artista visiva a tutto tondo, non lo sono, ho preso un altro percorso. Credo che si possa far bene una, due cose massimo nella vita, ho sempre grandi dubbi su chi fa al contempo il romanziere, il poeta, il cuoco&#8230; Insomma, se uno affonda pienamente in un linguaggio, qualsiasi esso sia, se l&#8217;indagine vuol essere veramente ben fatta, bisogna rimanere in quell&#8217;ambito. Detto questo, io sono un&#8217;appassionata di arte, mi sono laureata in storia dell&#8217;arte contemporanea, è un linguaggio che è con me sempre. Talvolta in alcuni periodi della mia vita mi rivolgo più ai cataloghi e all&#8217;arte visiva&#8230; Cerco conforto, però conforto di quello buono, non consolatorio, generatore di domande, di riflessione e come tale di energia e di speranza, nelle arti visive, particolarmente nel contemporaneo. Questa è un&#8217;idea che ho avuto negli ultimi anni: inserire le mie parole in oggetti tridimensionali (tazze,camicie, sedie), quindi in una dimensione ancillare rispetto al testo scritto. Mi piace molto, mi diverto molto. È una sfida, ti vengono date determinate condizioni, ti devi inventare un progetto e quindi è anche molto divertente. Ti porta anche a uscire da questa dimensione solitaria che poi è la scrittura.</span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">MS: <i>Sei sempre stata molto attenta all’organizzazione interna dei tuoi libri:</i>L’ospite<i> era una sequenza unitaria mentre </i>Nel bosco<i> si articolava in tre sezioni tematicamente distinte. Come hai costruito </i>Da una crepa<i>?</i></span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">EB: Anche <i>Da una crepa</i> è diviso in quattro sezioni. La sezione di dialogo con Celan (che è piuttosto corposa), una sezione centrale, <i>La gita</i>, in cui parlo con un altro morto, però questa volta di famiglia: mio nonno Dante che lavorava in miniera (non era minatore vero e proprio, era assistente del direttore), quindi questo tema della discesa nelle viscere della terra, della scrittura&#8230; La terza sezione è dedicata a Emily Dickinson. Mentre nella prima utilizzo versi di Celan da cui parto per scrivere poesie, qui mi limito a descrivere ciò che osservo nella mitica stanza della Dickinson. Cerco una sorta di contatto. Infine c&#8217;è una micro-sezione, <i>Da una crepa</i>, da cui il libro prende il titolo. Si tratta di una crepa anche metaforica, in verità la sezione è nata durante una residenza per artisti nel sud delle Marche pochi giorni dopo il terremoto de L&#8217;Aquila, gli edifici avevano risentito del terremoto, c&#8217;erano delle crepe reali. La crepa è suggestiva: è positiva e negativa, è necessaria, ti permette di vedere, può passarci la luce, può aprirsi l&#8217;uovo&#8230; Ovviamente anche quella del cedimento. MI piaceva giocare su questo aspetto.</span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT"> </span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">MS: <i>Riesci a prevedere la direzione che prenderà adesso la tua scrittura?</i></span></p>
<p style="color: #000000;"><span lang="IT">No, preferisco non prevederla. Ho già in mente dove ipoteticamente mi piacerebbe dirigermi per il nuovo libro, però preferisco non darmi troppi vincoli. Nel momento in cui scelgo di trattare un tema faccio ricerca, ci studio sopra&#8230; Ma adesso sono nella fase in cui devo decidere, non voglio auto-impormi le cose, altrimenti potrebbe venir fuori un libro non amato e inevitabilmente non di qualità. Sto lavorando su una sezione un pochino più narrativa rispetto a questi frammenti che sono più caratteristici delle due sezioni su Celan e la Dickinson. Sicuramente la parola molto densa è sempre al centro del mio lavoro. Non credo che questo cambierà.</span></p>
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		<title>Andata e Ritorno</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/11/27/andata-e-ritorno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2013 05:00:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno Venezia, San Marco 3073 28 &#8211; 29 -30 Novembre Presentazione &#160; La rivista culturale Blare Out organizza a Venezia, a un passo dal ponte dell’Accademia, nel sestiere di San Marco, presso la sede del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-4044e82f-907f-f2a2-8862-26e9b64659ec" style="text-align: center;">Blare Out presenta:</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Andata e Ritorno</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Galleria A plus A</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Centro Espositivo Sloveno</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Venezia, San Marco 3073</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">28 &#8211; 29 -30 Novembre</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-47018"></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Presentazione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">La rivista culturale Blare Out organizza a Venezia, a un passo dal ponte dell’Accademia, nel sestiere di San Marco, presso la sede del Centro espositivo Sloveno, l’unico festival letterario invernale italiano: Andata e Ritorno. Quest’anno, per la prima edizione dell’evento, il genere letterario protagonista sarà la poesia, che spesso trova spazio sulle pagine della rivista, sul sito e nei numerosi incontri letterari, feste e presentazioni di autori organizzati a Venezia tra 2012 e 2013.</p>
<p dir="ltr">Il festival, che avrà luogo il 28/29/30 novembre, consiste in tre giorni di performances di alcuni tra i più noti esponenti della poesia orale (letta ad alta voce seguendo diversi stili interpretativi) italiana, accompagnati da musicisti e gruppi musicali selezionati ad-hoc per rilevanza nel territorio locale, contaminazione e sperimentazione.</p>
<p dir="ltr">Blare Out si propone come ponte tra musica e poesia uscendo dagli schemi che spesso sminuiscono il potenziale di fusione di entrambi i generi e cercando quindi di ospitare le eccellenze italiane di entrambi i generi e gli artisti emergenti. L’idea nasce dalla consapevolezza che musica e poesia sono due generi nati insieme e fatti per esistere uniti, ma sono stati allontanati tra di loro dal mercato contemporaneo dell&#8217;arte e dalle mode letterarie, che preferiscono evitare la sperimentazione.</p>
<p dir="ltr">La galleria AplusA – Centro espositivo sloveno, rappresenterà lo scenario dove il confronto tra artisti possa avvenire difronte ad un pubblico variegato. L&#8217;evento si svilupperà in tre giornate con ampio respiro tra orario serale, con letture di poesia musicata, aperitivi teatrali e supporti mediali, e l&#8217;orario notturno dei concerti dal vivo.</p>
<p><strong>Programma</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><strong>Prima Giornata &#8211; Giovedì 28 Novembre</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">19.30</p>
<p dir="ltr">Apertitivo &#8211; Inaugurazione &#8211; Buffet</p>
<p dir="ltr">Maria Valente</p>
<p dir="ltr">Alessandro Burbank</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">20.30</p>
<p dir="ltr">Lello Voce + Frank Nemola</p>
<p dir="ltr">ScartyDoca (Eell Shous)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">22.00 &#8211; concerto</p>
<p dir="ltr">WaterProof</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">Lo scopo di questa giornata è far collimare diversi artisti e rituali di ascolto di musica e poesia. Lello Voce, napoletano di nascita, trapiantato a Treviso e figura cruciale nel panorama poetico italiano degli ultimi vent’ anni, critico, sperimentatore instancabile, fondatore del gruppo ’93, di importanti riviste, è colui che ha importato il Poetry Slam in Italia e, con il trombettista di Vasco Rossi e produttore musicale Frank Nemola, proporrà un estratto dallo spettacolo Piccola Cucina Cannibale dove video arte e musica si mescolano alla poesia letta ad alta voce. ScartyDoc (Eell Shous), di Monza, fonde il verso poetico e la tradizione hip-hop per proporre un&#8217;assoluta novità nel panorama del live-acting cantato tra basi elettroniche e contaminazioni rap. Alessandro Burbank, veneziano, eseguirà la sua performance poetica con base musicata trip &#8211; hop. Maria Valente, di Caserta rapirà con le sue estensioni vocali l’audience mischiando l’ugola con montaggi musicali. A seguire i Waterproof; quattro musicisti fondono contrabbasso, percussioni, didgeridoo e campionature elettroniche in una sapiente improvvisazione/sperimentazione di drum and bass, tutto rigorosamente live. I Waterproof modificano in itinere la loro performance basandosi sulla risposta del pubblico agli stimoli sonori e cercando di dar vita a concerti sempre diversi, campioneranno anche la voce dei poeti per la loro performance musicale, rinnovando l’origine sorella di poesia e musica.</p>
<p dir="ltr"><strong>Seconda Giornata, Venerdì 29 Novembre</strong></p>
<p dir="ltr">19.30</p>
<p dir="ltr">Aperitivo Teatrale  con Accadueò Non Potabile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">20.00</p>
<p dir="ltr">Perfomances Poetiche</p>
<p dir="ltr">Sebastiano Adernò, Giacomo Sandron, Sergio Garau, Luigi Socci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">22.00</p>
<p dir="ltr">Sic&amp;Simpliciter Feat Dutch</p>
<p dir="ltr">+</p>
<p dir="ltr">W A N A (wearnotafraid) Live</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">Lo scopo di questa giornata è di far incontrare poeti provenienti da molte parti d&#8217;Italia (Sardegna, Sicilia, Veneto, Marche, Friluli Venezia Giulia) e i loro differenti stili di lettura ad alta voce: Blare Out promuoverà per addizione la poesia, il teatro e la musica elettronica. Sergio Garau, sardo che vive e lavora da anni a Torino, esponente di spicco della scena del Poetry Slam nazionale e internazionale, proporrà una performance di letture combinate, con video e gesta vocali fuori dal coro. Sebastiano Adernò, siciliano di nascita, udinese di adozione, poeta, attivista e video-artista, leggerà alcune tra le sue poesie che hanno attraversato con lui l&#8217;Italia in grandi festival. Luigi Socci, da Ancona, poeta e performer di spicco, leggerà alcuni brani dal suo ultimo libro, Il rovescio del dolore, già imposto come l’opera più importante del 2013, accompagnato da petofono, occhialini 3D, pistola sparacoriandoli, clava di gomma, maialino grugnino, pistola ad acqua, maschera e boccaglio. Giacomo Sandron, di Portogruaro, già vincitore del Poetry Slam Internazionale di Trieste, performer incisivo, proporrà alcune poesie in italiano e dialetto Veneto, eseguite in variazioni ritmiche vorticose grazie al suo formidabile timbro vocale. Gli attori della compagnia teatrale Accadueò Non Potabile di Venezia, co – autrice dello spettacolo premio Off  2013 del Teatro stabile del Veneto, proporranno alcuni interessanti momenti teatrali. A seguire la musica digitalizzante dei Wana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><strong>Terza Giornata, Sabato 30 Novembre</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">19.30</p>
<p dir="ltr">Aperitivo Musicale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">20.00</p>
<p dir="ltr">Performances poetiche</p>
<p dir="ltr">Federico Scaramuccia, Luigi Nacci, Marco Simonelli, Rosaria Lo Russo,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">22.00</p>
<p dir="ltr">King Size Live</p>
<p dir="ltr">Federico Scaramuccia, adottato milanese, poeta importante del movimento underground. Leggerà estratti dalla sua raccolta, Come una lacrima.</p>
<p dir="ltr">Luigi Nacci, triestino, viandante instancabile, formidabile poeta di lungo corso e maestro di lettura ad alta voce. “La poesia è voce”, e lui, privilegiando la ritmica testuale, conduce l&#8217;ascoltatore a seguire il climax della sua voce in una lettura unica, tra Spatola e Pavese.</p>
<p dir="ltr">Marco Simonelli, fiorentino, magistrale poeta e performer, attivista del movimento gay italiano, condurrà il pubblico in un viaggio senza ritorno attraverso la sua versatile figura pop con un background poetico da manuale di letteratura.</p>
<p dir="ltr">Rosaria Lo Russo, fiorentina, definita la voce femminile della poesia italiana contemporanea per eccellenza. Poetrice, performer, didatta della lettura ad alta voce, traduttrice, leggerà dal vivo pezzi della sua nuova raccolta, Poema.</p>
<p>Chiuderanno i King Size, band trevigiana nata nel 2002 caratterizzata da un sound diretto e sincero, con influenze dal garage rock’n’roll per la grande energia e dall’indie britannico per l’accuratezza nelle composizioni e la freschezza del suono.</p>
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		<title>I maledetti toscani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 11:00:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cosa succede in Toscana di Vanni Santoni Cosa succede in Toscana? Parecchio, succede. Mi spiego. Ho cominciato a scrivere non troppi anni fa, su Mostro, una rivista letteraria fiorentina. Aveva contenuti buoni per una rivista autoprodotta, e tuttora considero cruciale per la mia formazione la prova del confronto immediato con autori con più esperienza di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa succede in Toscana</strong><br />
di<br />
<strong>Vanni Santoni</strong></p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/toscana.jpg" alt="" title="toscana" width="250" height="189" class="alignleft size-full wp-image-44659" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/toscana.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/toscana-96x72.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/toscana-38x28.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/toscana-128x96.jpg 128w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />Cosa succede in Toscana? Parecchio, succede. Mi spiego. Ho cominciato a scrivere non troppi anni fa, su <em><a href="http://www.inventati.org/mostro/">Mostro</a></em>, una rivista letteraria fiorentina. Aveva contenuti buoni per una rivista autoprodotta, e tuttora considero cruciale per la mia formazione la prova del confronto immediato con autori con più esperienza di me; tuttavia erano – eravamo – ragazzi, e pativamo una mancanza di connessioni, di “scena”, in città; di gente con cui confrontarci, con cui stipulare alleanze o da tenere come pietra di paragone. La scena, a nostro vedere, eravamo noi stessi, più qualche unità, qualche scrittore più famoso che andava per la sua strada e con cui non avevamo contatti. Non si trattava di una nostra mispercezione: ricordo che, qualche tempo fa, intervistando per il<em> Corriere Fiorentino </em>Sergio Nelli, scrittore della generazione precedente alla nostra, egli lamentasse che negli anni ’80, all’epoca del suo trasferimento in città, non ci fosse scena letteraria, tanto che i primi sodali andò a trovarseli a Milano. </p>
<p>Oggi, invece, quella scena, a Firenze, c’è. In embrione, per certi versi; scollata, senza dubbio; ma esiste. Si è pian piano coagulata attorno a luoghi come la <a href="http://www.lacitelibreria.info/">libreria La Cité</a>, eventi come la prima e unica edizione del festival<em> Ultra</em>, riviste che hanno raccolto l’eredità di <em>Mostro</em> come <a href="http://collettivomensa.com/">Collettivomensa</a>, serate “aperte” come <em>Torino una sega</em>, e si è riconosciuta e “contata” quando, l’anno scorso, c’è stato da lottare <a href="http://www.minimaetmoralia.it/wp/a-firenze-meglio-un-festival-letterario-vero-lettera-aperta-di-scrittori-fiorentini-e-non/">contro un “festival”</a> assai discutibile che, in modo del tutto avulso proprio da tale embrionale comunità (o da qualunque altra istituzione culturale cittadina), veniva a speculare sopra le aspirazioni degli esordienti. Va da sé che dopo la battaglia il gruppo si è nuovamente sfilacciato – c’è stato, e c’è, <a href="http://firenzedelleletterature.wordpress.com/">un seguito,</a> che si tradurrà magari in eventi e iniziative, ma di fatto ognuno ha ripreso la propria strada –, ma niente è più come prima, perché questa comunità di scrittori adesso esiste, e si collega anzi a una più ampia nuova scena regionale: di recente il critico Raoul Bruni, sempre attento alla contemporaneità e a quanto avviene nel nostro territorio, mi ha invitato a partecipare a un’antologia che documenterà questa <em>nouvelle vague</em> di autori toscani sotto i quaranta; va da sé che ho accettato, e il roster dei nomi è assai interessante: Simona Baldanzi, Diego Bertelli, Filippo Bologna, Silvia Dai Prà, Francesco D’Isa, Fabio Genovesi, Simone Ghelli, Ilaria Giannini, Pietro Grossi, Emiliano Gucci, Gregorio Magini, Paolo Mascheri, Francesca Matteoni, Ilaria Mavilla, Valerio Nardoni, Sacha Naspini, Federico Parlato, Flavia Piccinni, Alessandro Raveggi, Luca Ricci, (Vanni Santoni), Marco Simonelli. La nuova scena esiste, scrive e, da buon embrione, cresce rapidamente: a livello numerico, ma anche qualitativo. Sono infatti usciti di recente in libreria due romanzi, a firma di due scrittori inclusi nel gruppo succitato, che marcano una crescita decisa per loro e, più in generale, per la scena. </p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/9788861651203-206x300.jpg" alt="" title="9788861651203" width="206" height="300" class="alignright size-medium wp-image-44658" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/9788861651203-206x300.jpg 206w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/9788861651203-66x96.jpg 66w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/9788861651203-26x38.jpg 26w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/9788861651203-148x215.jpg 148w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/9788861651203-88x128.jpg 88w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/9788861651203.jpg 250w" sizes="(max-width: 206px) 100vw, 206px" />Il primo è <a href="http://www.anobii.com/books/I_provinciali/9788861651203/01bd022fdea8c7b7d2/">I provinciali</a> di Ilaria Giannini, uscito per Gaffi lo scorso novembre. Rispetto al suo esordio <a href="http://www.anobii.com/books/Facciamo_finta_che_sia_per_sempre/9788890357640/014023c458cb71053d/">Facciamo finta che sia per sempre </a>(Intermezzi 2009), ne <em>I provinciali </em>Giannini segna un cospicuo progresso stilistico, trovando nella lingua parlata il punto di forza del proprio registro. Lo dico con cognizione di causa: ho passato tante estati d’infanzia e di adolescenza in Versilia, e quando ho letto passaggi come </p>
<blockquote><p>«Eh no, eh! Non rigira’ la frittata come sempre! Non m’hai nemmeno chiesto come sto e poi sono io lo stronzo! Mi fanno male le costole, devo farmi una radiografia, magari c’ho qualcosa di rotto e come al solito te ne freghi». «Ma smettila, tante storie per du’ colpi! Sempre il solito esagerato, il solito piagnone, avevi a ridargliele, è la metà di te!». «Ma se m’ha preso di spalle, quel codardo! Mi vuole ammazza’, te sei sposata con un pazzo!». «Lo sapevi che ero sposata, ma finché c’era da scopare andava bene, eh? Dai, Emma, rilassati, non lo saprà nessuno, è il nostro segreto, ci penso io a te! Lo vedo come ci pensi a me, per fare i tuoi comodi e basta!». «Ma falla finita, i miei comodi un cazzo, i tuoi comodi! Qui no, a quell’ora no, c’ho da badare alla bimba, mi’ ma’ sta male, il mi’ marito m’aspetta e io lì, come un bischero, è un mese che cambio tutti i turni per te! Ma basta eh, mi basta e mi avanza, scemo io a infilarmi in ‘sto casino per una come te!». «Mi fai pena, te una come me a vent’anni te la potevi giusto sogna’ da lontano, ma guarda con chi mi so’ confusa io! Lasciamo perde’&#8230;».
</p></blockquote>
<p>..ho avuto un immediato déjà-vu dei genitori di un mio amico, i quali, ogni volta che andavo a giocare da lui, sentivo litigare nell’altra stanza. Quelli del passo riportato sono amanti, non coniugi, ma la parlata, il taglio, il modo di inserire la risposta sulla frase precedente, sono quelli. Non so quanto, viste da fuori, le diverse declinazioni del toscano si assomiglino; viste da dentro sono molto diverse tra loro, e il “basso versiliese” di Giannini è di un’esattezza indiscutibile. Il romanzo è infatti ambientato a Bozzano, frazione di Massarosa, piccolo centro della Versilia “profonda”, quella senza Twiga, “Forte”, Bussola né Principe di Piemonte, e la virtù principale dell’autrice è quella di cogliere la lingua della propria terra (e riprodurla, perché quando si va a trasferire un parlato innervato di dialetto sulla pagina scritta, non basta la fedeltà: va ritrovato un equilibrio nella rappresentazione, che è differente da quello “reale”) e usarla per raccontare, attraverso un continuo dialogare, che avviene sovente attorno al fulcro della cucina di casa, un micromondo magari odiato dai suoi personaggi, ma irrinunciabile, perché lì fuori davvero non c’è più niente, e questa famiglia, sfibrata, disfatta, disprezzabile, fonte più di pensieri e dolore che altro, resta comunque l’unica cosa che possiedono.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/Nel-vento-di-Emiliano-Gucci-Feltrinelli-12-00-euro_main_image_object-189x300.jpg" alt="" title="Nel-vento-di-Emiliano-Gucci-Feltrinelli-12-00-euro_main_image_object" width="189" height="300" class="alignright size-medium wp-image-44657" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/Nel-vento-di-Emiliano-Gucci-Feltrinelli-12-00-euro_main_image_object-189x300.jpg 189w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/Nel-vento-di-Emiliano-Gucci-Feltrinelli-12-00-euro_main_image_object-60x96.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/Nel-vento-di-Emiliano-Gucci-Feltrinelli-12-00-euro_main_image_object-23x38.jpg 23w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/Nel-vento-di-Emiliano-Gucci-Feltrinelli-12-00-euro_main_image_object-135x215.jpg 135w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/Nel-vento-di-Emiliano-Gucci-Feltrinelli-12-00-euro_main_image_object-80x128.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/Nel-vento-di-Emiliano-Gucci-Feltrinelli-12-00-euro_main_image_object.jpg 289w" sizes="(max-width: 189px) 100vw, 189px" />Il secondo romanzo è <a href="http://www.anobii.com/books/Nel_vento/9788807019364/0120c89cd11f5e0b8c/">Nel vento</a> di Emiliano Gucci, in libreria da pochi giorni. Gucci, veterano delle lettere locali – è il suo quinto romanzo, dopo pubblicazioni con Fazi, Guanda, Elliot – esce per Feltrinelli con un romanzo esistenzialista di grande pregio: sotto la patina apparente del <em>concept book</em> – vi si racconta infatti la vita di un centometrista, presumibilmente di rango internazionale, attraverso i pensieri che si manifestano nella sua mente lungo i soli dieci secondi della gara –, <em>Nel vento</em> si rivela subito come un libro potente, e lo fa innanzitutto attraverso lo stile. Gucci raggiunge infatti un’economia e una precisione notevolissime, e scaraventa il lettore all’interno delle stanze mentali del protagonista – perché più che dedali sono stanze, ricolme di immagini, traumi, frustrazioni, istanti di chiarezza percettiva (brillanti quelli sul “puzzo di atletica” e sul rumore dei polmoni dei piccioni), tutti sempre visibili sul palcoscenico del ricordo, come installazioni permanenti e terribili – delineandolo come se si trovasse, lui, frutto di quelle esperienze, frutto di quei ricordi, a essere parte di un gioco cosmico nel quale non esistono ormai che dieci elementi: la pista, la folla sugli spalti e gli otto centometristi – lui stesso e gli altri sette, definiti nella sua mente solo da numeri, e pronti a buttare, come lui, tutta una vita in quei dieci secondi. E tuttavia non siamo di fronte a un romanzo sull’atletica: si parla di atletica, si corre in una pista di atletica, c’è il pubblico dell’atletica, si parla anche di sponsor, allenamenti, doping, ma Gucci riesce a far essere Nel vento un libro su qualunque sport. Di più: su tutti quegli sforzi umani nei quali una lunga e dolorosa preparazione viene spesa in un attimo brevissimo.</p>
<p>Questa assolutezza di visione è il punto di forza del romanzo, tanto che tramite di essa Gucci riesce a centrare un secondo obiettivo, quello di “uscire dal giardino di casa” senza cadere nel vizio opposto, ovvero l’esterofilia forzata: se alcuni nomi che si incontrano lungo la narrazione suggeriscono che il protagonista sia italiano, non lo sono ovviamente i suoi avversari, ma soprattutto tutto il libro si svolge in uno scenario sospeso dove non c’è traccia di specificità locali; anche il vissuto del protagonista è costituito dai soli snodi traumatici, omettendo quell’esistenza di provincia che con ogni probabilità ha fatto da contorno alla crescita di un uomo che oggi è arrivato a giocarsela in una finale importante, forse addirittura olimpica – forse, di nuovo, perché molti sono i non detti nel testo, che contribuiscono a trascinare il lettore in un mondo fatto esclusivamente di elaborazione mentale – il cui racconto però non ci parla di lui, dello sport o dell’agonismo, ma del dramma di essere vivi, e in scena, nostro malgrado. </p>
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