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	<title>marcos y marcos &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Hajar Azell, Il senso della fuga (Marcos y Marcos 2026)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe schillaci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 05:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[marcos y marcos]]></category>
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		<category><![CDATA[scrittrice marocchina]]></category>
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					<description><![CDATA[di <b>Hajar Azell </b> <br />Beirut gennaio 2010<br />
Alice cammina per le strade buie di Beirut un’ora dopo essere atterrata. Passa davanti ai bar dalle luci soffuse, percorre...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Hajar Azell</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-120598 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2026/05/copertina-jpg-hajar-190x300.jpg" alt="" width="319" height="504" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2026/05/copertina-jpg-hajar-190x300.jpg 190w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2026/05/copertina-jpg-hajar-266x420.jpg 266w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2026/05/copertina-jpg-hajar-150x237.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2026/05/copertina-jpg-hajar.jpg 300w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /></p>
<p style="text-align: center;">Prime pagine del secondo romanzo dell&#8217;autrice</p>
<p style="text-align: left;">Beirut, gennaio 2010<br />
Alice cammina per le strade buie di Beirut un’ora dopo essere atterrata. Passa davanti ai bar dalle luci soffuse, percorre due volte avanti e indietro la stessa stradina prima di riuscire a trovare quello che le aveva indicato Paul, nascosto nel cortile di un palazzo. Entra, si siede su uno degli sgabelli al bancone e ordina: «Vodka, salsa piccante, limone, oliva».<br />
«Il doudou?»<br />
«Sì, tre doudou».<br />
Il barman, intrigato, la guarda buttar giù gli shot. Alice, poggiando l’ultimo bicchiere sul bancone, avverte un bruciore alla gola. Si trova finalmente dove ha sempre sognato di essere: in un paese sconosciuto, da sola, con il giornalismo come unica occupazione. Morde l’oliva scandagliando il locale con lo sguardo. Non assomiglia affatto al covo di corrispondenti che le aveva descritto Paul.<br />
In fondo alla sala, alcuni adolescenti muovono timidamente i fianchi sulla pista da ballo. Il barman le spiega che il locale ha cambiato proprietario da qualche mese. «Per fortuna siamo riusciti a salvare il bancone…» dice passando la mano sul legno segnato. Alice annuisce. Prima che possa prendere il cellulare, l’uomo le mette un bicchiere sotto il naso. «Offre la casa» le dice fiero presentandosi: si chiama Hussein. Alice sorride. Il chili le ha lasciato un sentore di piccante sulle labbra. Sono rosse e lucide. Hussein si apre una birra Almaza. I loro bicchieri si toccano, poi Alice torna a guardare il telefono per leggere la mail di Paul. Quando è riuscita a ottenere lo stage al giornale libanese, è stato il primo a saperlo. Era contento di farle scoprire la città nella quale era stato corrispondente per più di quindici anni. “A Beirut si danza intorno alle tombe” le aveva raccontato, con una strana fascinazione negli occhi. Alice lo aveva aspettato al termine del corso che teneva nella sua scuola di giornalismo per fargli alcune domande. Voleva sapere come diventare reporter, da dove cominciare, dove andare. Da quel momento, ogni volta che doveva prendere una decisione importante, Alice consultava Paul.<br />
A poco a poco il bar si riempie. La musica si alza e i muri sono inondati da lampi di luce. Alice si lascia trascinare dal ritmo, stringendo un altro bicchiere fra le mani. È mezzanotte quando finalmente il dj mette su la dance. I corpi si dimenano al suono di Get It Right degli Y.A.S. Hussein guarda Alice allontanarsi dal bancone per ancheggiare sulla pista con le mani in aria. I lunghi capelli ondeggiano prima da un lato poi dall’altro, e Hussein si chiede chi sia quella ragazza che, dopo aver buttato giù quattro doudou, balla sola la sera. “Let it laugh, let it crash”. La voce vellutata di Yasmine Hamdan si sovrappone ai ronzii elettronici e tutti ripetono in coro: “Let it laugh, let it crash”. Alla fine del suo turno, Hussein si passa una mano tra i capelli e cerca Alice con lo sguardo.<br />
Invano. È sparita. Non l’ha vista uscire. “Let it shine on, let it die”.<br />
Alice esce dalla porta sul retro senza salutare Hussein. Non sa mai cosa dire quando arriva il momento di lasciarsi. Entra in un bar, poi in un altro, si ferma a guardare le persone che si abbracciano, ridono a crepapelle, camminano incespicando, parlano troppo forte. Una sensazione di vuoto la invade.<br />
Si sente estranea alla scena, come se un vetro la separasse da ciò che vede. Continua a camminare tenendo l’ultima sigaretta fra le dita. Fa girare la rotella con il pollice che si arrossa, ma l’accendino si rifiuta di funzionare. Non fa più clic, si sente solo il sibilo del gas che fuoriesce. Nulla per rischiarare la notte.<br />
Alice traccia il suo cammino nell’oscurità allontanandosi dalla festa. Quella mattina era ancora a Parigi, nell’appartamento snobbato dalla luce. E ora, attraversa questa città le cui strade le sembrano già familiari. Cammina senza meta da quando ha lasciato Gemmayzé, poi decide di seguire rue de Damas, la Linea verde. Durante la guerra civile quella linea tagliava in due la città: a ovest, i quartieri musulmani, a est, quelli cristiani. Ha letto decine di articoli a riguardo. La Linea verde: gli abitanti sono fuggiti e la vegetazione l’ha invasa. Nelle foto di Paul, si vedevano alberi cresciuti un po’ ovunque, grandi alberi folti di un verde brillante.<br />
Alice cammina per un’ora, legge i nomi delle vie, tenta di ricomporre i quartieri. Lo sguardo diretto ai piani alti dei palazzi. Gli alberi si erano fatti strada attraverso le finestre, fin negli appartamenti disertati dai loro inquilini. Si chiede chi li abiti oggi. Da che parte stavano quelle famiglie durante la guerra? Quali paure le tormentano ancora la sera? E poi, sfinita dalle domande che le frullano in testa, Alice si ferma alcuni minuti a osservare il cielo. È un’abitudine di quand’era bambina. Ogni sera, prima di dormire, cerca la Luna con lo sguardo. Intorno all’astro perlaceo brillano le stelle, guardiane silenziose di tutte le storie mai raccontate. Fin dai primi giorni a Beirut, Alice vaga per la città. Ama l’ebrezza dell’ignoto, l’euforia delle prime volte. Può finalmente parlare arabo, dopo averlo studiato per anni ai corsi serali. Le persone si stupiscono della sua padronanza linguistica, le chiedono da dove viene, se in fondo, a cercar bene, non abbia un po’ di sangue libanese. Col passare del tempo, finisce per dire che sì, forse viene anche un po’ da qui, chissà.<br />
Il proprietario dell’appartamento che ha affittato è un ex architetto. Le racconta che, negli anni Novanta e Duemila, condomìni nuovissimi sono spuntati un po’ dappertutto, come a nascondere le tracce della guerra. Solo poche famiglie sono riuscite a battersi per salvare la propria casa. La collina verde di Beirut è diventata una montagna biancastra sulla quale il cemento cresce come le ortiche.<br />
Da quando ne hanno parlato, per Alice la città è come un puzzle di cui sta ricostruendo l’immagine.<br />
C’è la Beirut festosa, la Beirut della guerra, la Beirut delle comunità, la Beirut ricca. La città ha in sé qualcosa di inafferrabile che affascina Alice. Da quando è arrivata, ogni fine settimana corre lungo la strada panoramica, l’album degli Y.A.S. nelle orecchie. Alice guarda Beirut sfilare come un film accelerato. Costeggia il lungomare, gli occhi assorbiti dalle onde che si infrangono sugli scogli.<br />
Correre le regala un senso di pace. I pensieri che si agitano confusi trovano finalmente un ordine. Le sembra di rimbalzare sull’asfalto. Quando corre, Alice si sente invincibile.</p>
<hr />
<p><strong>Hajar Azell </strong>è nata a Rabat nel 1992, Hajar Azell non aveva ancora vent&#8217;anni quando, tra il 2010 e il 2011, la ‘primavera araba‘ infiammò le strade di Tunisi, Il Cairo, Damasco e Algeri, prima che le speranze che aveva suscitato fossero spazzate via o represse nel sangue. Oggi Hajar vive tra Parigi e Rabat; ha dato vita alla rivista www.onorient.com, che celebra lo slancio creativo del Nord Africa e del Medio Oriente.</p>
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		<title>Post in translation: Shakespeare</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/04/03/post-in-translation-shakespeare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 05:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[marcos y marcos]]></category>
		<category><![CDATA[Massimiliano Palmese]]></category>
		<category><![CDATA[William Shakespeare]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Massimiliano Palmese</strong> <br /> Una festa di parole, di sensi e suoni, questo è stata da subito la poesia per me. E oggi, dopo aver scritto versi per molti anni, è ancora in una festa di parole che mi sono ritrovato traducendo i 154 Sonetti di William Shakespeare. Questa bibbia dell’amore. Questo vangelo in 154 atti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-112386" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/Capture-décran-2025-03-26-à-15.41.33.png" alt="" width="488" height="735" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/Capture-décran-2025-03-26-à-15.41.33.png 488w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/Capture-décran-2025-03-26-à-15.41.33-199x300.png 199w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/Capture-décran-2025-03-26-à-15.41.33-150x226.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/Capture-décran-2025-03-26-à-15.41.33-300x452.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/Capture-décran-2025-03-26-à-15.41.33-279x420.png 279w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Nota</strong> <strong>del traduttore</strong></p>
<p style="text-align: center;">di</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Massimiliano Palmese</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Faccio la guerra al tempo per tuo amore,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>e più ti strappa, più ripianto il fiore.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Sonetto 15</em></p>
<p>C’è questa foto che ho in casa. Sullo sfondo Napoli 1944 da poco liberata e al centro una bambina con i capelli tenuti in cima alla testa da un nastro fermato in un gran fiocco bianco. Ha un abito a quadretti con le manicucce lunghe e corto sulle ginocchia, e ai piedi scarpette con gli occhielli. Ha una mano sul fianco in una posa sfidante, ma forse le è stata semplicemente suggerita dal fotografo.</p>
<p>La bambina è nata nel 1940 da un veloce matrimonio, e il padre, subito richiamato alle armi, tornerà a casa una volta a guerra finita soltanto per prendersi la valigia e scomparire. Lei, che per mancanza di mezzi non ha potuto finire la scuola, a quindici anni inizierà a lavorare in fabbrica per poi imparare a usare la macchina da scrivere e guadagnarsi occupazioni migliori. A vent’anni ha già un buon lavoro e un proprio appartamento e, sia per amore della lettura che per rivalsa, riempie la casa di libri. Romanzi, saggi. E poesia, tanta poesia. Sono nato in una casa piena di poesia. E la bambina nella foto è mia madre.</p>
<p>Molto piccolo mi sono avvicinato a questi strani libri dalle pagine bianchissime semivuote, con poche parole appoggiate su brevi righe e queste l’una sotto l’altra a formare quadrati o rettangoli di lettere. Che enigmi certe parole desuete, che fascino quelle combinazioni di sostantivi e di verbi. E di aggettivi e di avverbi. E poi gli <em>explicit</em>, questi fuochi d’artificio con cui sempre si chiude una festa.</p>
<p>Una festa di parole, di sensi e suoni, questo è stata da subito la poesia per me. E oggi, dopo aver scritto versi per molti anni, è ancora in una festa di parole che mi sono ritrovato traducendo i 154 <em>Sonetti </em>di William Shakespeare <a href="https://marcosymarcos.com/libri/gli-alianti/sonetti/">per le edizioni Marcos y Marcos</a>. Questa bibbia dell’amore. Questo vangelo in 154 atti.</p>
<p>Ordinati per dedicatari – un giovane nobile di grande bellezza, il <em>fair youth</em>, e una misteriosa (o)scura donna, la <em>dark lady </em>– sistemati in gruppi tematici e pubblicati nel 1609, probabilmente senza il consenso dell’autore, i <em>Sonetti </em>di Shakespeare sono considerati a ragione tra le vette più alte della poesia lirica di tutti i tempi.</p>
<p>È, infatti, in uno stupefacente ventaglio di immagini che si dispiega la grazia di un amore omosessuale che, pur arroventato, sa riconoscere le necessità della natura e mettersi in attesa e in secondo piano davanti alla primaria esigenza che il ciclo della vita non venga interrotto: nei primi diciassette sonetti cosiddetti ‘matrimoniali’, Will, io poetante e probabile alter ego dell’autore, declina in vari modi la richiesta al <em>fair youth</em>, di sposarsi e fare un figlio, per non sprecare quel seme che dalla natura ha avuto in dono (o meglio, in affitto) come lo stampo stesso della bellezza. E quello stampo – modello, stampiglio, sigillo – non va usato egoisticamente ma per produrre eredi “perché rosa bellezza mai non muoia / e quando il fiore sarà declinato / un bocciolo ne porti la memoria”.</p>
<p>E già dal primo sonetto, nell’invito a procreare come a fiorire e rifiorire, entriamo nel rigoglioso mondo naturale che il poeta coltiva per noi come un raffinato giardiniere, tra boccioli, viole in fiore, alberi perfetti, semi e primizie; un mondo contadino dove le ragazze sono terre vergini in attesa dell’aratura; un mondo scaldato dal giovane amante come il grazioso sole sopra i colli ripidi del cielo, lui che ha negli occhi altre due stelle fisse, da cui possono trarsi ispirazioni e sapere.</p>
<p>La causa della procreazione è portata avanti sfogliando ogni buon argomento: s’invoca l’amore materno, per cui ogni madre in tarda età sarà consolata rivedendosi in un figlio come in uno specchio; si ricorda l’inesorabile cammino del tempo facendo balenare al ragazzo pericolose immagini invernali, tra fiori sfatti, alberi spogli e fasci di grano portati via sui carri insieme ai buoi, mentre il severo orologio segna il giorno spento nella notte scura ricordandogli che se non lascia un erede anche lui andrà a finire tra i rifiuti del tempo.</p>
<p>Il tempo, questa divinità nemica della giovinezza. Questa necessità che corre in direzione contraria alla vita. Questa disgrazia e questa maledizione. Occorre dunque restituire i doni di natura prima che quaranta inverni possano scavare trincee profonde sul viso della bellezza. E che cos’è un figlio se non un’estate distillata, la spremitura del meglio, sapore e profumo dei giorni che furono?</p>
<p>Nel sonetto 15 Will s’innalza filosofico: “Se penso che ogni cosa di natura / resta perfetta solo brevi istanti, / che sulla scena siamo figuranti / a cui le stelle fanno una fattura”; e se pensa che le creature siano come erbe, che si fanno marce ed erano superbe; se pensa che il tempo e la morte complottino perché anche il bello invecchi e si perda; se pensa che in questa finitudine non resti alcun senso per l’esistenza umana; se, insomma, l’amante vede l’amato sottoposto anche lui come chiunque alla severa legge dell’universo, Will si inquieta e si angoscia; ma l’angoscia, invece che abbatterlo, lo elettrizza, indicandogli la missione: “Faccio la guerra al tempo per tuo amore, / e più ti strappa, più ripianto il fiore”.</p>
<p>La guerra al tempo. A me pare il tema principale del canzoniere scespiriano e il senso più profondo della sua poetica. Ma, se il <em>fair youth </em>può combattere l’inverno disseminandosi in giardini e terre vergini, quale è la possibile guerra al tempo di Will?</p>
<p>Se il primo gruppo di sonetti suggerisce nella procreazione la modalità di sopravvivenza a disposizione del ragazzo, nel più ampio corpus di testi che arriva al sonetto 126 Will ci dice che al pari di un figlio solo l’arte – nel suo caso la poesia – ha lo stesso potere di distillare il meglio di un’anima e di sbancare l’eternità. “Dovrei dire che sei un giorno d’estate? / Tu sei molto più amabile e più lieve”, scrive nell’indimenticabile sonetto 18. L’estate è breve e col tempo ogni gemma si sciupa e la bellezza perde il suo smalto: non così per il <em>fair youth</em>, la cui eterna estate non sarà oscurata all’ombra della morte, ma difesa da Will in un’inespugnabile fortezza di parole: “E finché esisteranno occhi e sospiro, / tu vivo in questi versi avrai respiro”.</p>
<p>Perché la poesia, alchimia di emozione e linguaggio, ha conoscenze esoteriche: l’arte della distillazione. E se una rosa selvatica ha bellezza e colori, diverso è il destino della rosa più fragrante del giardino: la sua stessa morte sarà solo apparente, perché ne sarà estratta l’essenza. Se prima si trattava di un distillato genetico, un figlio – “Ma un fiore distillato non va in fumo / si disfa al freddo e poi vive in profumo” –, ora il distillato è tutto artistico e sono i versi a sfidare la morte: “Così sarà per te, giovane amato: / tu vivrai nei miei versi distillato”. Il perché resta l’enigma e la potenza della poesia: “Questo dà la mia penna quando tocca: / vita ad ogni respiro, ad ogni bocca”.</p>
<p>“Come le onde a una pietrosa riva / corrono alla deriva i nostri istanti, / scacciano i precedenti nella fila / e con affanno spingono in avanti”, così all’alta marea non sopravvivono né il marmo né i dorati monumenti: le statue vengono buttate giù con le guerre e i muri crollano ai colpi della Storia. Ma l’amore no. L’amato può vivere tranquillo perché regnerà eterno, custodito “qui”, in un castello di rime: “Qui c’è il tuo monumento per domani, / persi il bronzo e corone di sovrani”.</p>
<p>Figli e arte. Due vie di fuga dal tempo che a ben vedere sono una soltanto: in entrambi i casi l’arma in mano agli umani sembra essere quella di tramandare se stessi, sporgendosi come corpo biologico o come patrimonio culturale oltre il burrone del tempo, per provare a vincere l’orologio e l’incessante flusso delle stagioni.</p>
<p>E se da un lato è tutta filosofica questa visione tragica dell’esistenza come un’ìmpari guerra al tempo, sul rovescio della moneta Will fa comparire altri personaggi che completano il lato romanzesco di una complicata, spesso triangolare, storia d’amore, con i drammi della gelosia, la parte di commedia costruita da tradimenti e pentimenti, con la farsa di fughe e di subitanei ritorni (“viaggio ma torno poi tutte le volte”, “con l’acqua che mi lavi dalle colpe”), fino all’apparizione di comprimari, il poeta rivale e la <em>dark lady</em>.</p>
<p>Questa misteriosa donna è la dedicataria dei sonetti che dal 127 giungono al termine della raccolta. Oggetto d’amore e d’odio, di ammirazione e di lirici insulti (“Ti pensai bella e ti ho giurato pura: / sei nero inferno, sei la notte oscura”), la <em>dark lady </em>è la protagonista di una passione seconda ma intrecciata alla prima, storia di un amore meno ideale e più carnale ma non meno mareggiata di quella per il ragazzo. Ma è un triangolo che trova Will ormai stanco, ingannato da un furbo amore che gli abbaglia la vista a forza di lacrime, e lì sul punto di arrendersi: “Ma se m’hai quasi ucciso, tuttavia, / finiscimi di sguardi e così sia”.</p>
<p>Ed è a un’immagine di donna che anch’io voglio tornare. Alla bambina che ha tramandato se stessa in biologia e in cultura, lanciandosi oltre il limite del tempo nell’impresa di offrire con un figlio ancora vita alla vita, e con una biblioteca l’amore per la poesia. È il tentativo sovrumano di guerreggiare il tempo che appartiene alle madri, la decisione di mettere al mondo un figlio e circondarlo di bellezza: gesto enorme, insieme necessario e incosciente, artistico e avventato, provocazione al Nulla e urlo di speranza.</p>
<p>Poi ai figli subentreranno figli e poi altri figli, fino alla fine del tempo.</p>
<p>Noi senza eredi, invece, altro non possiamo fare che recitare la parte che ci è toccata: lo sforzo di coltivare e tramandare una nostra biblioteca interiore, fatta di passioni e studi, letture e scritture e riscritture. La mia biblioteca interiore comprende questo omaggio all’arte di William Shakespeare, nel tentativo di tradurre i suoi intraducibili <em>Sonetti</em>, provando a offrire una musica italiana alla musica inglese e i miei versi ai loro, così come di un grande immortale spartito ogni musicista offre ai contemporanei una propria personale esecuzione.</p>
<p><em>In ricordo di Claudia Tarolo, cui sarò sempre grato di aver offerto una casa alle mie traduzioni scespiriane.</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>*</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>30</strong></p>
<p>Quando in dolce silenzio io talora<br />
chiamo il ricordo delle cose andate,<br />
piangendo quelle che ho desiderate,<br />
lo spreco della vita mi addolora.<br />
E annego gli occhi, insoliti a inondarsi,<br />
per amici in notte eterna seppelliti,<br />
dolori per amori ormai finiti<br />
e tutti gli orizzonti ormai scomparsi.<br />
Bruciano le ferite che ho da tanto,<br />
e di dolore in dolore sembro andato<br />
al conto delle lacrime che ho pianto,<br />
come se non l’avessi già pagato.<br />
Ma se in un attimo ti penso, amico,<br />
nulla è perduto, e il dolore è svanito.</p>
<p><strong>34</strong></p>
<p>Perché hai promesso gran bella giornata,<br />
senza mantello poi m’hai fatto andare,<br />
sorpreso dalle nuvole per strada<br />
che hanno nascosto tutto il tuo brillare?<br />
Poi irrompi tra le nubi e vuoi venire<br />
la pioggia alla mia faccia ad asciugare,<br />
ma un farmaco non solo può cucire<br />
la mia ferita: sa guarire il male.<br />
Vergognarti non cura il mio dolore<br />
che se ti penti ancora resta atroce.<br />
Fai le tue scuse, ma non ha valore<br />
se resto appeso a tanta dura croce.<br />
Però, che perle lacrima il tuo amore,<br />
e, preziose, riscattano il dolore.</p>
<p><strong>55</strong></p>
<p>Né il marmo né i dorati monumenti<br />
dei re vivranno oltre questa rima,<br />
tu invece sarai qui in versi lucenti<br />
più di una pietra che il tempo sfarina.<br />
La guerra poi rovescerà ogni statua,<br />
il muro crollerà sotto la Storia,<br />
ma il fuoco o di Marte quella spada<br />
non bruceranno mai la tua memoria.<br />
Su morte e oblio tu vincerai sicuro<br />
e la tua lode non avrà confine<br />
agli occhi delle età che poi in futuro<br />
consumeranno il mondo fino in fine.<br />
Fino al Giudizio in cui sarai tra i santi<br />
tu vivrai qui e negli occhi degli amanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fuga da una comunità mennonita (Ovvero le ironie della storia)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/11/06/fuga-da-una-comunita-mennonita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 06:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[anabattisti]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[marcos y marcos]]></category>
		<category><![CDATA[mennoniti]]></category>
		<category><![CDATA[Miriam Toews]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Antolini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=76415</guid>

					<description><![CDATA[di Roberto Antolini Gli anabattisti sono stati la parte più radicale della Riforma protestante, la componente che ha subito la persecuzione più feroce, sia da parte cattolica, che protestante (luterana e calvinista). Nella Zurigo cinquecentesca di Zwingli venivano annegati, ricevevano una morte d’acqua, perché d’acqua “peccavano”: la loro caratteristica più riconoscibile era infatti quella di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Roberto Antolini</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/copertina-.jpeg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-76440" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/copertina--188x300.jpeg" alt="" width="188" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/copertina--188x300.jpeg 188w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/copertina--250x399.jpeg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/copertina--200x319.jpeg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/copertina--160x255.jpeg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/copertina-.jpeg 401w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" /></a>Gli anabattisti sono stati la parte più radicale della Riforma protestante, la componente che ha subito la persecuzione più feroce, sia da parte cattolica, che protestante (luterana e calvinista). Nella Zurigo cinquecentesca di Zwingli venivano annegati, ricevevano una morte d’acqua, perché d’acqua “peccavano”: la loro caratteristica più riconoscibile era infatti quella di rifiutare il pedobattesimo, il battesimo standard, di default per tutti, fatto in età inconsapevole, e dunque una chiesa “territoriale”, legata al potere politico. Un legame a cui loro si sottraevano appartandosi in congregazioni di comunità “fuori dal mondo”, radicalmente pacifiste (si rifiutavano di partecipare alle guerre del tempo), basate sulla meticolosa applicazione dei precetti evangelici in modo collettivo, identificante, e a volte anche sulla proprietà comune. Le loro comunità sono state cacciate dall’Europa della controriforma e delle guerre di religione, si sono rifugiate prima sempre più ad oriente, per poi finire in America, unico luogo dove hanno potuto sopravvivere e trovare una loro pace operosa. Oggi troviamo comunità rurali di origine anabattista &#8211; divise fra le correnti mennonita, hutterita ed amish – soprattutto negli USA ed in Canada, con emanazioni novecentesche in Sud America. Mentre in Europa sono rimasti solo sparuti gruppi mennoniti, urbani e ben inseriti nella società moderna, quasi esclusivamente in Olanda e Germania del nord (Gli Amish hanno avuto qualche anno fa, nel 1985, una loro notorietà mediatica grazie al bel film di successo <em>The Whitnes,</em> Il testimone, con Harrison Ford).<br />
Miriam Toews (Steinbach, 1964) è cresciuta in una comunità mennonita in Canada, per andarsene a 18 anni e diventare scrittrice di successo ed attrice. Nei suoi romanzi viene spesso descritta la società mennonita: famiglie infelici e stritolate da una cultura dagli orizzonti ristretti, da un super-io religiso angosciante e penalizzante, che soffoca la vitali<strong>t</strong>à dell’individuo. E fa un certo effetto incontrare questa erede degli esuli anabattisti fuggiti alle guerre di religione, impegnata secoli dopo in una sua personale rivolta letteraria contro l’oppressione a cui è approdata la ricerca di libertà dei suoi avi: ironie della storia. E occasione per riflettere sui controcircuiti fra trascendenza e routine quotidiana, ideali e realtà, dimensione collettiva comunitaria e soggettività individuale. Francesco Alberoni direbbe: fra “stato nascente” ed “istituzionalizzazione”, e mi sembra la terminologia più corretta.<br />
<em>Donne che parlano (</em>Marcos y Marcos, 2018, € 18,00) si ispira ad un episodio vero, verificatosi in una comunità mennonita della Bolivia, fra il 2005 e il 2009. Le donne della comunità, di notte, venivano narcotizzate e stuprate. Si svegliavano al mattino sanguinanti e doloranti (qualcuna incinta), ma la comunità attribuiva la cosa al demonio, ed a dio che lo permetteva per punirle dei loro peccati. Finché non venne scoperto che la responsabilità era di maschi della comunità. Il romanzo è una «<em>risposta narrativa</em>» (p.9) a questi fatti, e mette in scena i discorsi delle donne riunite due giorni di fila in assemblea per decidere il da farsi, che alla fine decidono di andarsene dalla comunità, con i loro figli piccoli. La forma della scrittura mima i modi di un verbale della riunione: l’affastrellarsi dei discorsi concitati, divaganti, contrastati e intimoriti, perché le donne sono analfabete e prive delle conoscenz<strong>e </strong> necessarie per una fuga: «<em>siamo donne senza voce</em> – dicono di sé – <em>siamo donne fuori dal tempo e dallo spazio, non parliamo nemmeno la lingua del paese  in cui viviamo. Siamo mennonite senza una patria. Non abbiamo niente a cui tornare</em>» (p.78). Il confronto senza bussola porta a galla una geografia psichica della comunità, le sue modalità di adattamento, e ragiona sulle radici degli attriti. Costruendo – un po’ alla volta – una solidarietà fra le donne, e la faticosa riconquista di un senso per le loro vite, fino alla maturazione della decisione di sottrarsi con una fuga collettiva a quell’inferno in cui erano fino ad allora state immerse, decisione motivata con un ragionamento che non nega le basi della loro cultura, ma ne sviluppa una critica: «<em>migrazione, movimento libertà. Vogliamo proteggere i nostri figli e vogliamo pensare. Vogliamo conservare la nostra fede</em>» (p.245).<br />
La svolta dalla babele iniziale ad un ordine del discorso, verso la decisione finale, prende slancio quando le donne &#8211; loro donne analfabete, a cui “la parola di dio” è sempre stata riportata dalle autorità maschili della comunità, fusa all’interpretazione della stessa – arrivano a mettere a punto una propria interpretazione della “parola”, una interpretazione che non le sottomette più ai maschi, ma le libera «<em>Mi balena un pensiero: Forse è la prima volta che le donne di Molotschna</em> [il nome della comunità] <em>hanno interpretato la parola di Dio da sole</em>» (p.190). Significativo come questo passo sembri riproporre, ancora e sempre, la teoria luterana della “libertà del cristiano” (libertà nell’intepretazione della “parola”, da cui nasce tutta la Riforma), come strumento di liberazione, anche dal nuovo contesto di oppressione nato da una vecchia pratica di “libertà del cristiano”, cristallizatasi strada facendo nel suo contrario.<br />
Non sono le donne analfabete – ovviamente – a stendere i verbali delle riunione: all’architettura narrativa serviva un’altra figura. È quella di August, l’unico maschio coinvolto nella rivolta delle donne, colui che scrive, tramanda il senso. Un marginale, cacciato dalla comunità da bambino assieme ai suoi genitori, tornatovi con le pive nel sacco da adulto, a cercare un difficile equilibrio contro la propria tendenza al suicidio, a cercare anche lui un senso della propria vita, che trova in una concreta funzione di supporto (colui che scrive) alla ribellione delle donne. Una specie di allegoria della figura dell’intellettuale <em>déraciné</em> impegnato nei processi di liberazione. Un autoritratto camuffato dell’Autrice, come quelli che certi pittori rinascimentali hanno lasciato in incognito, nascosto nell’anglolo in basso, nei propri quadri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>NdR: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/11/15/un-tipo-a-posto/">qui</a> si può leggere la recensione di Gianni Biondillo a un romanzo precedente, &#8220;Un tipo a posto&#8221;, di Miriam Toews</em></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/Miriam-Toews1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-76441" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/Miriam-Toews1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/Miriam-Toews1-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/Miriam-Toews1-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/Miriam-Toews1-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/Miriam-Toews1-200x133.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/Miriam-Toews1-160x107.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/Miriam-Toews1.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Miriam Toews)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Ancóra</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/31/ancora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2016 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Hakan Günday Ormai sapevo tutto. Ero in grado di percepire in quale parte di un cadavere le larve si ammassavano prima di uscire! Vedevo e percepivo tutto! Proprio tutto! Il buio, i vestiti, i pezzi di stoffa infilati nelle narici non servivano a nulla, perché sentivo il loro odore. I confini tra i miei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-59725" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/Ancora_web-182x300.jpg" alt="Ancora_web" width="182" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/Ancora_web-182x300.jpg 182w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/Ancora_web-620x1024.jpg 620w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/Ancora_web.jpg 1530w" sizes="(max-width: 182px) 100vw, 182px" />di <strong>Hakan Günday</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ormai sapevo tutto. Ero in grado di percepire in quale parte di un cadavere le larve si ammassavano prima di uscire! Vedevo e percepivo tutto! Proprio tutto! Il buio, i vestiti, i pezzi di stoffa infilati nelle narici non servivano a nulla, perché sentivo il loro odore. I confini tra i miei cinque sensi erano spariti ed erano travolti dalla vita. Non avevo più nessun posto dove fuggire. Nemmeno l&#8217;oscurità era sicura, perché vedevo tutto nitidamente, come un animale notturno! Anche a occhi chiusi! Era come se le palpebre fossero forate! Trattenni il respiro nell&#8217;estrema speranza di calmarmi. Non servì a niente, quindi ritentai. Cominciai a contare, poi non resistetti più, ripresi fiato e restai di nuovo in apnea. Contai! Espirai e poi mi trattenni ancora. Contai. Feci questo per forse un&#8217;ora intera. E nel frattempo continuavo ad agitare le mani. <span id="more-59718"></span>Alla fine vidi davanti ai miei occhi un puntino bianco e accadde tutto in un attimo. Il punto si ingrandì e diventò un velo bianco, che cadde su di me come una rete. Fu allora che le mie pulsazioni diminuirono e aprii gli occhi. Ero in un tunnel. Una galleria dalle pareti rosa e nerastre. Ero nel mio intestino! Poi tutto tornò bianco e, quando aprii gli occhi, vidi milioni di linee, come venature luminose in un cielo oscuro. Si diramavano da un unico punto in mille direzioni, formando altri centri che a loro volta ne sprigionavano delle altre. Stavo guardando una ragnatela gigante con milioni di centri. Una trama tridimensionale. Ero nel mio cervello, in una prigione costellata di nervi&#8230; Non avevo bisogno di parole per rendermene conto. Sapevo soltanto di trovarmi lì. Potevo muovermi liberamente nel mio corpo. Non ero andato via da quel corpo, ci ero dentro. Dovevo solo concentrarmi e aprire gli occhi per vedere apparire davanti a me qualsiasi parte del mio corpo. Non ero per niente stupito. La capacità di vedere all&#8217;interno del mio corpo mi risultava del tutto naturale. Come se ogni essere vivente al mondo potesse farlo a suo piacimento, e seguire il flusso del proprio sangue&#8230;<br />
Quel giorno, circondato da quei cadaveri e quelle larve che se ne cibavano, trovai rifugio nel mio corpo, non avendo altro luogo in cui andare, e aprendo gli occhi vedevo tutto. Non era un&#8217;allucinazione, perché vedevo parti e organici cui non conoscevo neanche l&#8217;esistenza prima di quel momento. Non sapevo come si chiamassero, come funzionassero, né che forma avessero. Non potevano essere frutto della mia immaginazione, perché non li avevo mai visti prima di allora. Eppure ero riuscito a vederli. Addirittura anni dopo, quando mi sarei interessato di anatomia umana, quelle figure che avrei analizzato nei dettagli per la prima volta non mi sarebbero risultate affatto sconosciute. Perché io quel giorno mi ero completamente chiuso al mondo esterno per esplorare me stesso. Era la prova che l&#8217;uomo fosse in grado di percepire se stesso e il corpo che possedeva senza limiti. Ed era tutta una questione di respiro. Era il mio premio per una scoperta fatta inconsapevolmente grazie a un semplice gioco di respiri&#8230; Un premio che mi aveva permesso di percepire ogni organo e cavità del mio corpo&#8230; Non avevo più bisogno di guardare l&#8217;orologio. Potevo sentire l&#8217;incedere dei secondi come se fossero le mie pulsazioni e potevo contare i minuti e le ore senza problemi. Non c&#8217;era bisogno di alcun nome per me, per il mio racconto, né per il mio film. Io ero il tempo&#8230;</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Vincitore del <em>Prix Médicis</em> 2015 in Francia, dove è stato il caso letterario dell’autunno, best seller in Turchia, <em><a href="http://www.marcosymarcos.com/libri/ancora/">Ancóra</a>,</em> edito in Italia da <em>marcos y marcos, </em>sarà presentato col suo autore a Roma:<br />
<span style="text-decoration: underline;">lunedì 1 febbraio</span>, ore 21<br />
Libri e bar Pallotta, piazzale di Ponte Milvio 23<br />
<span style="text-decoration: underline;">martedì 2 febbraio</span> ore 18.30<br />
Libreria minimum fax, via della Lungaretta 90/a</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>XII quaderno di poesia italiana contemporanea</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/04/09/xii-quaderno-di-poesia-italiana-contemporanea/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 05:00:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandro de santis]]></category>
		<category><![CDATA[diego conticello]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta Guai a chi costruisce il suo mondo da solo. […] Angelo Maria Ripellino Il suono di queste parole mi riecheggia nella testa: Guai a chi costruisce il suo mondo da solo. Il famoso verso di Ripellino è parte dell’epigrafe scelta da Diego Conticello, uno dei sette poeti presenti nel XII quaderno di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-52467" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/Dodicesimo-quaderno-italiano-190x300.jpg" alt="Dodicesimo-quaderno-italiano" width="190" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/Dodicesimo-quaderno-italiano-190x300.jpg 190w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/Dodicesimo-quaderno-italiano-648x1024.jpg 648w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/Dodicesimo-quaderno-italiano-900x1423.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/Dodicesimo-quaderno-italiano.jpg 1534w" sizes="(max-width: 190px) 100vw, 190px" />di <strong>Francesca Fiorletta </strong></p>
<p style="text-align: right;"><i>Guai a chi costruisce il suo mondo da solo.<br />
</i>[…]<br />
Angelo Maria Ripellino</p>
<p style="text-align: justify;">Il suono di queste parole mi riecheggia nella testa: <i>Guai a chi costruisce il suo mondo da solo</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il famoso verso di Ripellino è parte dell’epigrafe scelta da Diego Conticello, uno dei sette poeti presenti nel <em>XII quaderno di poesia italiana contemporanea</em>, curato da Franco Buffoni e pubblicato da poco per Marcos y Marcos.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli altri sei nomi presenti sono: Maddalena Bergamin, Maria Borio, Lorenzo Carlucci, Marco Corsi, Alessandro De Santis e Samir Galal Mohamed. Le prefazioni che accompagnano i testi di ciascuno di loro, sono curate da: Mario Benedetti, Stefano Dal Bianco, Gian Ruggero Manzoni, Fabio Pusterla, Niccolò Scaffai e Emmanuela Tandello.<span id="more-52461"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nomino tutti e subito, e non è un caso, perché proprio l’atto pieno e concreto del nominare e del distinguere mi sembra vada bene a costituire un fil rouge potente e forse già anche esaustivo dell’intera raccolta antologica, che tiene legate insieme queste sette poetiche, pure fra loro abbastanza differenti, eppure fortemente accomunate da due spinte propulsive chiare e decodificabili: l’osservazione e la riflessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno assecondando le proprie peculiari inclinazioni, infatti, i gusti e le tendenze letterarie, ma anche gli slanci evidentemente caratteriali, ognuno di questi sette poeti, dicevo, continuamente osserva e riflette: osserva i luoghi, urbani o naturalistici, e osserva principalmente i comportamenti umani, tanto quelli altrui quanto, di rimando, i propri; riflette, ciascuno di loro, dunque, sul senso della scrittura e sul bisogno intimo (e anche sociale) del silenzio, sull’urgenza di rapportarsi a un “tu”, a una comunità riconoscibile, che sia familiare o anche onirica, che si componga di perfetti sconosciuti che pure quotidianamente s’incontrano, magari alla fermata di un autobus, o che, ancora meglio, sia il convivio dei più attenti e viscerali lettori di poesia italiana contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutte queste sette poetiche, che attraversano in volata i vari stadi sia del lirismo più classico che della sperimentazione più vicina alla prosa, emerge forte l’esigenza di osservare e di riflettere, di discernere e sezionare, se stessi, gli altri e le cose del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale arma migliore, allora, quale strumento di conoscenza può venir loro maggiormente in aiuto, se non, dunque, la parola stessa? Ecco quindi l’atto forte del nominare, che non costituisce affatto una griglia difensiva o una seppure metodica spinta ordinatrice, bensì diventa una compagna fedele, un’amica sincera, l’interlocutrice sapiente e, perché no, anche alle volte battagliera, con cui scambiarsi le immagini, i ricordi, le esperienze. Poetiche e non.</p>
<p style="text-align: justify;">E mi sembra che proprio attraverso l’esperienza del nominare, le persone, le situazioni, la vita, queste sette singole entità poetiche riescano a riappropriarsi di una loro forte, autonoma, autoriale esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma adesso è tempo di lasciar parlare, seppure brevemente, le sette voci scelte da Franco Buffoni per questo bel <em>XII quaderno di poesia italiana contemporanea</em>.</p>
<p><strong>MADDALENA BERGAMIN</strong><br />
<em>Scoppieranno anche queste stagioni </em></p>
<p>da: <em>Lo sbalzo, la linea</em></p>
<p>La madre è uguale alla figlia<br />
sul fondo lo sfondo urbano, che strano<br />
<span style="line-height: 1.5;">la madre è uguale alla figlia!<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">due volte gli stessi capelli<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">rossi sul fondo urbano<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">sullo sfondo profondo e quanto…<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">profondo. La madre e la figlia<br />
</span>sono uguali, hanno casacche<br />
fosforescenti e parlano dietro<br />
la linea gialla, sullo sfondo i treni<br />
<span style="line-height: 1.5;">dal fondo, i rumori corrotti<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">i lamenti, i brusii della gente<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">che sta sullo sfondo. La figlia<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">è uguale alla madre, (la madre bisbiglia<br />
</span><span style="line-height: 1.5;">sorride, la figlia) </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MARIA BORIO<br />
</strong><em>Vite unite </em></p>
<p>da: <em>Di due </em></p>
<p>I tracciati sulla carta stradale, gli angoli incisi,<br />
le diagonali del pavimento,<br />
i mattoni squadrati, le icone<br />
che stanno e non stanno nello schermo digitale.</p>
<p>Ti sei mosso su ogni lato,<br />
ti sei trovato &#8211; ogni parola<br />
disponibile,<br />
chiara, perfetta, mostro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LORENZO CARLUCCI<br />
</strong><em>Prose per Ba’al </em></p>
<p>Da: <em>La comunità assoluta </em></p>
<p><em>metodo8</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sembra infine, all’analisi attenta, che tutto il lavoro della nostra saggezza si possa ridurre ad un adeguarsi a qualcosa che saggio non è. L’attenta analisi dei fatti, che passa attraverso l’analisi della costruzione dei corpi, dei bacini, ci costringe alla fine a riconoscere che non vi è, sotto il sole, né nulla di nuovo e neppure qualcosa. L’esercizio della nostra saggezza, il silenzio, lo sguardo, ci conducono infine ad n gioco di bocce con dei pensionati. In un paese dove la sabbia è bianca, la mano dell’uomo ordinata, il ritorno un penoso divertimento. Che tutto ciò che ci è dato ci è tolto proprio quando ci è dato, non può, oramai, costituire un affanno. E se ancora inganniamo il nostro cuore con l’idea di una scelta tra il sottrarsi alla cura furiosa di Dio e la previsione, significa che la nostra saggezza è carente. Sotto il cielo è la libertà, senza alcun lineamento.</p>
<p><strong>DIEGO CONTICELLO</strong><br />
<em>Le radici del senso</em></p>
<p><em>Non credere </em></p>
<p>Non credere alla misura,<br />
all’abbocco finale che fa<br />
vivo<br />
il succo del mondo.</p>
<p>Sentire nel colore<br />
musicato,<br />
in un suono<br />
ingiallito</p>
<p>il volatile<br />
essente delle cose.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MARIO CORSI<br />
</strong><em>Da un uomo a un altro uomo </em></p>
<p><em>alta tensione</em></p>
<p>i rapporti prevedono contratti<br />
soluzioni piuttosto removibili<br />
nella giocosa interpretazione<br />
degli atti divenuti coscienza<br />
e quindi baipassati, enumerati<br />
intimamente contenuti nella notte<br />
se davvero al risveglio si tace<br />
e sedurre richiede un’esplosione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ALESSANDRO DE SANTIS<br />
</strong><em>Il verso del taglio </em></p>
<p>Da: <em>Metro C </em></p>
<p>FERMATE<br />
<em>Torre Angela</em><br />
<em> Ore 23, 40. Funzione repeat. Pupille ossesse</em></p>
<p>Muove le pupille in tondo, Fausto<br />
con i suoi guanti acrilici,<br />
vorrebbe una moneta per<br />
fare uno scatto avanti<br />
una donna con le occhiaie<br />
da spingere col palmo.<br />
Scuote le sue ore cattive, Fausto<br />
come cuocesse un uovo al tegamino<br />
livido colore porpora<br />
tra le piume dei cuscini<br />
lanciati in aria alla rinfusa<br />
quasi fossero imprevisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>SAMIR GALAL MOHAMED</strong><br />
<em>Fino a che sangue non separi </em></p>
<p>Tu cercavi la quiete:<br />
disperata ostinazione amorosa<br />
per te stessa.</p>
<p>Tu che quiete non avevi,<br />
io che<br />
quiete non conosco.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Fabio Pusterla, da: Argéman</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/16/fabio-pusterla-da-argeman/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2014 12:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Argéman]]></category>
		<category><![CDATA[fabio pusterla]]></category>
		<category><![CDATA[francesca fiorletta]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di: Fabio Pusterla Rappresentazioni del signor nessuno  &#160; I &#8220;nel senso che va bene essere educati vanno bene le buone maniere, però, cazzo, possibile che non ti scaldi mai, che non ti arrabbi? cioè non è che per finire facendo così ti pari anche un po&#8217; il culo? Scusa se te lo dico&#8230;&#8221; II &#8220;a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/argeman-di-fabio-pusterla-L-7HhVzv.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-49185 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/argeman-di-fabio-pusterla-L-7HhVzv-190x300.jpg" alt="argeman-di-fabio-pusterla-L-7HhVzv" width="190" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/argeman-di-fabio-pusterla-L-7HhVzv-190x300.jpg 190w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/argeman-di-fabio-pusterla-L-7HhVzv.jpg 250w" sizes="(max-width: 190px) 100vw, 190px" /></a></p>
<p>di: <strong>Fabio Pusterla</strong></p>
<p><em>Rappresentazioni del signor nessuno </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I</p>
<p>&#8220;nel senso che va bene essere educati<br />
vanno bene le buone maniere, però, cazzo,<br />
possibile che non ti scaldi mai, che non<br />
ti arrabbi? cioè non è che per finire<br />
facendo così ti pari anche un po&#8217; il culo?<br />
Scusa se te lo dico&#8230;&#8221;<span id="more-49184"></span></p>
<p>II</p>
<p>&#8220;a vederti adesso, dopo tanti anni,<br />
sempre con quello sguardo un po&#8217; smarrito,<br />
come se una ferita ci fosse, o qualcosa,<br />
mi domando come stai, se sei sereno&#8221;</p>
<p>III</p>
<p>&#8220;una cosa che posso dire è questa:<br />
noi ridevamo di più e si cantava anche molto,<br />
in giro o nelle case, ma tu e gli altri<br />
come te avete sempre da fare&#8221;</p>
<p>IV</p>
<p>&#8220;sei solo una MERDA SECCA<br />
un FUCO SINISTRORSO<br />
vai a lavorare frocio&#8221;</p>
<p>V</p>
<p>&#8220;perché naturalmente tu magari non lo sai<br />
e tuttavia per me è importante il tuo pensiero<br />
quello che pensi di me se pensi qualcosa<br />
e comunque quello che fai io ci penso spesso<br />
è una cosa che mi aiuta volevo dirtelo&#8221;</p>
<p>VI</p>
<p>&#8220;praticamente io ho sempre pensato che lei mi giudicasse<br />
uno STUPIDO e che aveva ragione però ci stavo piuttosto<br />
male<br />
e le prometto che cercherò di cambiare poi mi piacerebbe<br />
capire chi è lei, perché sono anche curioso oltre che<br />
stupido&#8221;</p>
<p>VII</p>
<p>&#8220;sei un COMUNISTA bastardo<br />
sei uno schifoso e anche IMPOTENTE&#8221;</p>
<p>VIII</p>
<p>&#8220;mai conosciuto nessuno come te<br />
che schiva i contrasti saresti capace<br />
di non sentire per non litigare<br />
forse hai paura&#8221;</p>
<p>IX</p>
<p>&#8220;io quello che mi ricordo è che da bambino eravamo<br />
in tre perché pensavo di essere tre persone diverse tre<br />
amici che parlavano fra di loro e qualche volta<br />
camminavo per strada lasciandoci parlare tutti e tre,<br />
uno per volta; so che uno<br />
era più duro degli altri, prendeva le decisioni difficili,<br />
uno era simpatico e pasticcione e il terzo chi lo sa&#8221;</p>
<p>X</p>
<p>&#8220;ma lei di che partito è perché non è possibile<br />
che non sia di nessun partito e se non è iscritto<br />
a nessun partito sarà comunque di una parte o dell&#8217;altra<br />
per esempio mi dica chi è o chi era suo padre e chi<br />
frequenta<br />
e adesso che so che va a casa del tale ho capito tutto<br />
va bene sono tranquilla buon appetito&#8221;</p>
<p>XI</p>
<p>&#8220;ti guardo da tanti giorni e ho alla fine capito chi sei<br />
sei uno come me che non finirà mai niente<br />
ti perderai come mi sto perdendo anch&#8217;io<br />
per questo mi piaci&#8221;</p>
<p>XII</p>
<p>&#8220;ah tutto chiaro, certo, però se lei avesse letto per dire<br />
Carl Gustav Jung, non so se mi capisce,<br />
vedrebbe bene anche lei da dove vengono certe cose<br />
brutte con cui si balocca, giovinotto&#8221;</p>
<p>XIII</p>
<p>&#8220;sarai ben d&#8217;accordo anche tu che oggi praticamente<br />
è impossibile non fare debiti, non comperare le cose<br />
a credito, no?&#8221;</p>
<p>XIV</p>
<p>&#8220;cioè, lei fa queste cose che non servono a un cazzo<br />
e la pagano anche? ma non ha un po&#8217; di<br />
vergogna?&#8221;</p>
<p>XV</p>
<p>&#8220;oppure dormivo male e mi svegliavo gridando:<br />
bisognerebbe legarlo al letto lasciarlo piangere,<br />
così aveva detto il dottore, poi mi hanno slegato&#8221;</p>
<p>XVI</p>
<p>&#8220;ciao, sono contento di rivederti e anche un po&#8217; emozionato,<br />
e ho visto che hai cambiato marca di sigarette,<br />
ma come non è vero se ti prendevo sempre in giro<br />
per via del filtro bianco delle MaryLong,<br />
come non è vero, non capisci che se menti<br />
su una cosa così cancelli tutto, tu<br />
fumavi le MaryLong, e se dici di no<br />
tradisci ogni cosa a me non resta altro&#8221;</p>
<p>XVII</p>
<p>&#8220;qui assumiamo gente che sa l&#8217;inglese, anche se poi<br />
il lavoro è un altro, ma l&#8217;inglese<br />
serve per principio e lei ha detto che lo conosce<br />
ma adesso io le ho fatto una domanda semplice semplice<br />
e lei non sa rispondere magari non capisce<br />
le ho chiesto come si chiama e lei sta zitto<br />
e se non sa neanche dirmi chi è allora sta imbrogliando&#8221;</p>
<p>XVIII</p>
<p>&#8220;pensavo che eri già più maturo, più serio<br />
ma mi sbagliavo&#8221;</p>
<p>XIX</p>
<p>&#8220;in sostanza siete come dei terroristi tu e il tuo amico<br />
che magari sarà anche il tuo amichetto eh eh<br />
dei terroristi della vicina repubblica e di qua non uscite<br />
ho chiuso la porta a chiave e l&#8217;ho messa in tasca&#8221;</p>
<p>XX</p>
<p>&#8220;queste non saranno mica le mani di uno studente<br />
tutte sporche di grasso e con le unghie rotte<br />
allora piantala con le stronzate e dimmi chi sei<br />
che lavoro fai e cosa cazzo hai fatto al motorino&#8221;</p>
<p>XXI</p>
<p>&#8220;adesso che hai studiato parli difficile<br />
dici cose che io non so e non posso sapere<br />
così hai senz&#8217;altro ragione cosa devo dirti<br />
io non ti dico più niente sei un po&#8217; un bastardo&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Poesia contemporanea. XII Quaderno italiano.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/02/27/poesia-contemporanea-xii-quaderno-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2014 09:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro de santis]]></category>
		<category><![CDATA[claudia tarolo]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[quaderni di poesia italiana contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[umberto fiori]]></category>
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					<description><![CDATA[(Ricevo e volentieri diffondo l&#8217;esito delle selezioni per il Dodicesimo quaderno di poesia italiana contemporanea, edito da Marcos y Marcos. AB.) Questi i sette nomi, le cui raccolte costituiranno la pubblicazione: Maddalena Bergamin, Maria Borio, Lorenzo Carlucci, Diego Conticello, Marco Corsi, Alessandro De Santis e Samir Galal Mohamed. &#8211; XII QUADERNO DI POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>Ricevo e volentieri diffondo l&#8217;esito delle selezioni per il Dodicesimo quaderno di poesia italiana contemporanea, edito da Marcos y Marcos. AB.</em>)</p>
<p>Questi i sette nomi, le cui raccolte costituiranno la pubblicazione:</p>
<p>Maddalena Bergamin, Maria Borio, Lorenzo Carlucci, Diego Conticello, Marco Corsi, Alessandro De Santis e Samir Galal Mohamed.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>XII QUADERNO DI POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA</p>
<p>EDIZIONI MARCOS Y MARCOS</p>
<p>Comitato di lettura: Franco Buffoni (coordinatore) – Umberto Fiori – Fabio Pusterla – Claudia Tarolo – Marco Zapparoli</p>
<p>I lavori si sono svolti in cinque fasi:</p>
<p>A) Una prima selezione ha eliminato circa 150 delle oltre 200 candidature in vario modo pervenute.</p>
<p>B) Nell&#8217;arco di dodici mesi (dall’ottobre 2012 all’ottobre 2013) Buffoni, Fiori, Pusterla, Tarolo e Zapparoli, attraverso una fitta serie di letture hanno approfonditamente preso in esame l’opera dei seguenti autori, rilevando in ciascuno di loro vari motivi di interesse poetico:</p>
<p>1. Michele Bellotti<br />
2. Maddalena Bergamin<br />
3. Maria Borio<br />
4. Massimiliano Bossini<br />
5. Alessandro Canzian<br />
6. Lorenzo Carlucci<br />
7. Maxime Cella<br />
8. Tiziana Cera Rosco<br />
9. Diego Conticello<br />
10. Agostino Cornali<br />
11. Marco Corsi<br />
12. Carlo Crosato<br />
13. Guido Cupani<br />
14. Sophie Curzon-Siggers<br />
15. Elisa Davoglio<br />
16. Nicola D’Altri<br />
17. Gianluca D’Andrea<br />
18. Emanuele Del Rosso<br />
19. Roberta Durante<br />
20. Alessandro De Santis<br />
21. Andrea Donaera<br />
22. Daniele Falcinelli<br />
23. Pietro Federico<br />
24. Gregor Ferretti<br />
25. Samir Galal Mohamed<br />
26. Vincenzo Galvagno<br />
27. Gianluca Garrapa<br />
28. Serena Gatti<br />
29. Alessandro Gioia<br />
30. Omar Ghiani<br />
31. Francesco Iannone<br />
32. Raimondo Iemma<br />
33. Domenico Arturo Ingenito<br />
34. Emanuela Lorenzi<br />
35. Franca Mancinelli<br />
36. Massimiliano Martines<br />
37. Luciano Mazziotta<br />
38. Tommaso Meozzi<br />
39. Marco Morbidoni<br />
40. Davide Nota<br />
41. Maurizio Paganelli<br />
42. Silvia Patrizio<br />
43. Antonio Pizzol<br />
44. Cristiano Poletti<br />
45. Daniele Poletti<br />
46. Federico Rossignoli<br />
47. Marco Sandre<br />
48. Marco Tedeschini<br />
49. Leonardo Vilei<br />
50. Stefano Visigalli</p>
<p>C) Un secondo giro di letture della durata di due mesi (novembre e dicembre 2013) ha ridotto la possibile rosa ai seguenti 20 autori:</p>
<p>01. Michele Bellotti<br />
02. Maddalena Bergamin<br />
03. Maria Borio<br />
04. Lorenzo Carlucci<br />
05. Diego Conticello<br />
06. Agostino Cornali<br />
07. Marco Corsi<br />
08. Carlo Crosato<br />
09. Guido Cupani<br />
10. Gianluca D’Andrea<br />
11. Alessandro De Santis<br />
12. Samir Galal Mohamed<br />
13. Omar Ghiani<br />
14. Raimondo Iemma<br />
15. Domenico Arturo Ingenito<br />
16. Franca Mancinelli<br />
17. Luciano Mazziotta<br />
18. Marco Morbidoni<br />
19. Cristiano Poletti<br />
20. Federico Rossignoli</p>
<p>D) Un’ulteriore selezione, avvenuta nel mese di gennaio 2014, ha ridotto a 14 gli autori:</p>
<p>01. Maddalena Bergamin<br />
02. Maria Borio<br />
03. Lorenzo Carlucci<br />
04. Diego Conticello<br />
05. Marco Corsi<br />
06. Gianluca D’Andrea<br />
07. Alessandro De Santis<br />
08. Raimondo Iemma<br />
09. Franca Mancinelli<br />
10. Luciano Mazziotta<br />
11. Samir Galal Mohamed<br />
12. Davide Nota<br />
13. Cristiano Poletti<br />
14. Federico Rossignoli</p>
<p>E) L’ultima selezione è avvenuta nel mese di febbraio 2014. In questa fase si è dovuto tenere conto anche del fatto che alcuni degli autori selezionati avessero nel frattempo pubblicato raccolte importanti con prefatori autorevoli, o addirittura l’opera omnia, rendendo in tal modo meno essenziale o addirittura superflua la loro presenza nei Quaderni. Fatte tutte queste e molte altre considerazioni, il Comitato di lettura ha infine selezionato per il XII QUADERNO DI POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA i seguenti 7 autori:</p>
<p>01. Maddalena Bergamin<br />
02. Maria Borio<br />
03. Lorenzo Carlucci<br />
04. Diego Conticello<br />
05. Marco Corsi<br />
06. Alessandro De Santis<br />
07. Samir Galal Mohamed</p>
<p>Milano, 25 febbraio 2014</p>
<p>Il coordinatore<br />
Franco Buffoni</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>piccoli editori</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/06/01/piccoli-editori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 09:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
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					<description><![CDATA[Ritorna Piccoli editori a Mantova, il viaggio nel mondo della lettura che vede coinvolti, tutti insieme e in sinergia, editori, biblioteche, librerie e lettori. L’esposizione organizzata dal Centro Culturale Gino Baratta e dal Sistema Bibliotecario Grande Mantova vuole essere un nuovo e significativo momento per favorire l’incontro tra libro e lettore. Nella accogliente sede della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cartolina_mantova.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-39160" title="cartolina_mantova" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cartolina_mantova.jpg" alt="" width="349" height="529" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cartolina_mantova.jpg 428w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cartolina_mantova-197x300.jpg 197w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a></p>
<p>Ritorna <em>Piccoli editori</em> a Mantova, il viaggio nel mondo della lettura che vede coinvolti, tutti insieme e in sinergia, editori, biblioteche, librerie e lettori. L’esposizione organizzata dal Centro Culturale Gino Baratta e dal Sistema Bibliotecario Grande Mantova vuole essere un nuovo e significativo momento per favorire l’incontro tra libro e lettore.</p>
<p>Nella accogliente sede della Biblioteca Baratta, la manifestazione propone una indicativa rassegna della produzione di piccoli editori di qualità, di rilevanza nazionale, con particolare riguardo all’editoria per l’infanzia e al graphic novel.<br />
<span id="more-39159"></span><br />
Una specifica attenzione è stata, inoltre, rivolta alle opere locali, cui viene dedicata una apposita sezione, che presenta autori e temi rilevanti dell’ambiente culturale mantovano, fonti molto spesso insostituibili per la conoscenza del nostro territorio.</p>
<p>L&#8217;esposizione, che si svolgerà presso la Biblioteca G. Baratta nelle giornate  di sabato 4 e domenica 5 giugno 2011, sarà visitabile liberamente da qualsiasi  cittadino e i  libri  esposti  saranno messi  in vendita. Inoltre, durante la  manifestazione si avranno occasioni di approfondimento sul tema della piccola  editoria con interventi di alcune delle personalità che lavorano nel mondo del libro  e della lettura.  Ci sarà inoltre un momento di lettura dedicata ai più piccoli.</p>
<p>Il progetto nasce dalla collaborazione delle biblioteche mantovane con  Simonetta Bitasi, coordinatrice di molti gruppi di lettura del territorio direttamente  coinvolti  nell’iniziativa. I lettori,  infatti, contribuiranno all&#8217;allestimento e alla gestione della  mostra.  Il progetto coinvolge i  librai di Mantova che avranno il compito di curare il reperimento dei libri, individuando,  in collaborazione con gli organizzatori e con gli editori stessi, i titoli di ogni editore da esporre.</p>
<p>Grazie a questa iniziativa, dunque, la piccola editoria, che spesso fatica a far conoscere la propria produzione, incontra il suo pubblico nella biblioteca, luogo privilegiato di confronto per i lettori e per tutte le professionalità che operano nel mondo del libro e della lettura.</p>
<p style="text-align: center;">Per informazioni www.bibliotecabaratta.it  0376.352711<br />
biblioteca.baratta@domino.comune.mantova.it</p>
<p>Elenco Editori presenti alla seconda edizione di Piccoli editori a Mantova:</p>
<p>66thand2nd, Accademia Nazionale Virgiliana, Almayer, Angelica, Arcari, Arianna, Sartori, Arka, Artebambini, Arti Grafiche Bottazzi, Astoria, Bao Publishing, BeccoGiallo, Camelopardus, Cargo, Carthusia, Coconino, Cooperativa Librai Mantovani, Corraini, Di Pellegrini, Diabasis, Duepunti, E. Lui, Edizioni Ambiente, Edizioni dell&#8217;Asino, Eléuthera, Elliot, Fandango, Hacca, Ideeali, Il Cartiglio Mantovano, Il Castoro, Il Gioco di Leggere, Il Maestrale, Iperborea, Isbn, Istituto mantovano di storia contemporanea, Keller, Kellermann, Kite, La Giuntina, La Nuova Frontiera, Lavieri, Le Nubi, Lineadaria, Marcos y Marcos, Minimum Fax, Negretto, nottetempo, O barra O, Playground, Pulcinoelefante, Publi, Paolini, Quodlibet, Sinnos, Sometti, Terre di Mezzo, Topipittori, Tunué, Zandonai, Zero91</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Programma della manifestazione</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Orario d&#8217;apertura:<br />
sabato 4 giugno ore 10.00-13.00 / 15.00-18.30<br />
domenica 5 giugno ore 10.00-13.00 / 15.00-18.30</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>sabato 4 giugno ore 10<br />
inaugurazione</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>sabato 4 giugno ore 17.00<br />
piccolo raduno dei Gruppi di Lettura<br />
con una visita guidata all&#8217;esposizione a cura di Simonetta Bitasi e Emanuele Salvato  e un dibattito aperto sulle modalità e le scelte di lettura dei vari gruppi presenti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>domenica 5 ore 11.00<br />
<em>Che fine faranno i libri?</em></strong> <strong> con Francesco Cataluccio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Domenica 5 ore 16.00 ricci e pasticci per piccoli lettori con Segni d’infanzia.</strong></p>
<p style="text-align: center;">Per informazioni www.bibliotecabaratta.it  0376.352711<br />
biblioteca.baratta@domino.comune.mantova.it</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Decimo Quaderno</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/30/decimo-quaderno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 10:09:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[andrea breda minello]]></category>
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		<category><![CDATA[Corrado Benigni]]></category>
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		<category><![CDATA[maria grazia calandrone]]></category>
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					<description><![CDATA[ESC Atelier Autogestito via dei Volsci 159, Roma nell’ambito della rassegna ESCargot / Scrivere con lentezza presentazione di POESIA CONTEMPORANEA DECIMO QUADERNO ITALIANO I Marcos y Marcos, 2010 con i poeti antologizzati Corrado Benigni, Andrea Breda Minello, Francesca Matteoni, Luigi Nacci, Gilda Policastro, Laura Pugno, Italo Testa Interventi di: Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Andrea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ESC Atelier Autogestito<br />
via dei Volsci 159, Roma<br />
nell’ambito della rassegna<br />
ESCargot / Scrivere con lentezza<br />
presentazione di<br />
POESIA CONTEMPORANEA<br />
DECIMO QUADERNO ITALIANO I<br />
Marcos y Marcos, 2010<br />
con i poeti antologizzati<br />
Corrado Benigni, Andrea Breda Minello, Francesca Matteoni,<br />
Luigi Nacci, Gilda Policastro, Laura Pugno, Italo Testa<span id="more-32456"></span><br />
Interventi di:<br />
Franco Buffoni,  Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa<br />
giovedì 1 aprile 2010<br />
alle ore 21,00</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>La new wave della poesia italiana</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/03/la-new-wave-della-poesia-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 14:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[andrea breda minello]]></category>
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		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Milano, giovedì 4 marzo 2010, ore 21:00 Casa della poesia, Palazzina Liberty [ Largo Marinai d’Italia ] presentazione di Poesia Contemporanea Decimo Quaderno Italiano a cura di Franco Buffoni Marcos y Marcos, febbraio 2010 Partecipazione dei membri del comitato di lettura: Franco Buffoni, Umberto Fiori, Fabio Pusterla, Claudia Tarolo, Marco Zapparoli. Intervengono: Aldo Nove, Mario [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" alt="" src="http://farm5.static.flickr.com/4038/4385317248_b17ab348ba_m.jpg" class="alignleft" width="151" height="240" /><strong>Milano, giovedì 4 marzo 2010, ore 21:00</p>
<p><a href="http://www.lacasadellapoesia.com/">Casa della poesia, Palazzina Liberty</a></strong></p>
<p>[ Largo Marinai d’Italia ]</p>
<p>presentazione di</p>
<p><strong>Poesia Contemporanea<br />
Decimo Quaderno Italiano</strong></p>
<p>a cura di <strong>Franco Buffoni</strong><br />
<a href="http://www.marcosymarcos.com/"><strong>Marcos y Marcos</strong></a><strong>, febbraio 2010</strong><br />
<span id="more-31477"></span></p>
<p>Partecipazione dei membri del comitato di lettura: <strong>Franco Buffoni, Umberto Fiori, Fabio Pusterla, Claudia Tarolo, Marco Zapparoli.  Intervengono:  Aldo Nove, Mario Santagostini, Lello Voce</strong>.</p>
<p>Leggerano i poeti inseriti nel quaderno: </p>
<p><strong>Corrado Benigni, Andrea Breda Minello, Francesca Matteoni, Luigi Nacci, Gilda Policastro, Laura Pugno, Italo Testa</strong>.</p>
<p>Serata a cura di <strong>Giancarlo Majorino</strong>.</p>
<p>Iniziativa storica nell’ambito della poesia italiana contemporanea, i Quaderni di Poesia, diretti da Franco Buffoni e editi da Marcos y Marcos (in libreria dal 25 febbraio), presentano in questa X edizione sette giovani autori di poesia italiana contemporanea, ciascuno presente con una raccolta autonoma preceduta da esauriente introduzione critica. Sette piccoli libri di poesia racchiusi in un unico volume a illustrare le nuove scuole o tendenze della giovane poesia italiana.</p>
]]></content:encoded>
					
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