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	<title>maria teresa carbone &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Un dossier sul futuro del libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 May 2012 15:36:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeta2]]></category>
		<category><![CDATA[alfalibro]]></category>
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		<category><![CDATA[TQ]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese Vorrei segnalare a scrittori e lettori, addetti ai lavori e volontari della cultura, un dossier importante uscito come supplemento di “alfabeta2” di maggio : si chiama alfalibro ed è curato da Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa e Vincenzo Ostuni in collaborazione con Generazione TQ. Sono in apparente conflitto d’interessi parlandone, in quanto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Vorrei segnalare a scrittori e lettori, addetti ai lavori e volontari della cultura, un dossier importante uscito come supplemento di <a href="http://www.alfabeta2.it">“alfabeta2”</a> di <a href="http://www.alfabeta2.it/2012/05/05/sommario-del-n-19-maggio-2012/">maggio</a> : si chiama <a href="http://www.alfabeta2.it/2012/05/05/sommario-di-alfalibro-maggio-2012/"><em>alfalibro </em></a>ed è curato da Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa e Vincenzo Ostuni in collaborazione con <a href="http://www.generazionetq.org/">Generazione TQ</a>. Sono in apparente conflitto d’interessi parlandone, in quanto membro del comitato di redazione del mensile. In realtà, scopro questo “alfalibro” da lettore esterno, non avendo contribuito in nulla alla sua costituzione. Inoltre, dopo aver fatto parte di TQ per alcuni mesi, ho deciso di abbandonare il gruppo. (La modalità di lavoro e collaborazione non mi conveniva per varie ragioni, la prima delle quali era la distanza geografica.) Ora ho l’occasione di leggere uno dei frutti più interessanti del lavoro di questo gruppo. <span id="more-42563"></span>Ma i temi trattati in questo dossier sono ben lungi da essere temi esclusivi di un determinato gruppo e toccano una questione di interesse generale. Toccano, in una parola, il “futuro del libro”.</p>
<p>La questione così formulata non è certo nuova e nella nostra società tardocapitalistica si traduce in prima battuta in questi termini: “nel mondo delle merci in continua mutazione a causa del progresso tecnologico e della riorganizzazione dei mercati, che futuro ha questa specifica merce? In che modo e forma essa può ancora interessare il capitale? In che modo, insomma, essa riesce a conservare il suo statuto di merce, in modo tale che il valore d’uso della lettura sia sempre in grado di fare da sostrato al valore di scambio del libro, come prodotto di mercato?” <em>Alfalibro</em> organizza i suoi interventi intorno a un filo conduttore che vuole ripercorrere a contropelo questa domanda, invertendone i termini: “in che forma può ancora sussistere il valore d’uso della lettura, se la merce-libro deve uniformarsi ai nuovi criteri di rendimento aziendali del tardo capitalismo?” L’interessante di questa raccolta di articoli è che, a differenza dei manifesti prodotti finora da TQ, abbiamo a che fare qui con analisi, discussioni, proposte, più che con dichiarazioni d’intenti. È un passo fondamentale. TQ, infatti, sta invertendo i termini del dibattito, così come è posto solitamente dai media e nei termini scelti dagli attori di mercato (i gruppi editoriali, le catene di librerie, i distributori, ecc.). Ciò apre uno spazio di confronto molto ampio, in cui prima ancora di correre a nobilitarsi con particolari prese di posizione, si può avviare una fase di comprensione critica delle nostre condizioni materiali di vita, anche in quell’ambito dell’agire apparentemente più libero ed autonomo che coincide con le pratiche culturali, intellettuali e persino artistiche e letterarie. Comprensione, si badi bene, che non dovrebbe essere appannaggio di individui dalle convinzioni più o meno marxiste – quasi si trattasse di un loro privilegio parlare di certe cose e difendere certe forme di conoscenza. Dovrebbe essere chiaro a tutti, indipendentemente dalla familiarità o meno con i testi di Marx o con quelli della tradizione marxista che: 1) le condizioni materiali di vita per chi vive all’interno, marginalmente o meno, del campo culturale, non sono così chiare in tutte le loro molteplici e concrete articolazioni, ed esigono quindi un <em>lavoro</em> di studio, analisi, comprensione e 2) decifrare la fisionomia di queste condizioni permette d’immaginare sia localmente che in forma più globale determinati gesti, in grado di modificarle.</p>
<p>Qualcuno potrà avere l’impressione, che siamo alla scoperta dell’acqua calda. Io credo invece che stia mutando un paradigma culturale, che nuove forme di solidarietà, di cooperazione, di mutua difesa stiano radicandosi e che tutto ciò indebolisca il quadro di riferimento che per anni ha dominato incontrastato, favorendo a seconda dei contesti una forte competitività individualistica o un’accorta strategia dell’adattamento tollerante e prudente. Una prima tangibile prova di questo è data dai contributi raccolti in <em>alfalibro</em>: non si limitano ad essere il florilegio di un gruppo di scrittori (romanzieri, prego!), momentaneamente emersi sotto le luci dei riflettori, sbandierando il loro nome d’autore con il pretesto di parlare d’altro. Questa volta i soggetti coinvolti hanno statuti diversi: editori, giornalisti, librai e scrittori, che parlano di librerie indipendenti, di legge Levi, di e-book, di premi letterari, di Self-publishing, di pagine culturali, di biblioteche, ecc. Questo abbattimento delle paratie non è per nulla un evento scontato, ed ha una portata autenticamente politica, in senso progressista. La compartimentazione è indispensabile per l’ordinario funzionamento della macchina. Rompere le paratie significa produrre casino, rimettere in discussione limiti e significato delle singole funzioni e degli statuti che ad esse si associano.</p>
<p>La domanda sul “futuro del libro” risulta allora una domanda davvero aperta in un senso democratico e non semplicemente aziendalistico. I membri di TQ non sono certo stati i primi a sollevarla, ma in questo dossier essi dimostrano di essere riusciti a darle una forma più concreta ed efficace, più corale. Mi sembra quindi che da questo lavoro, sobrio e documentato, possa nascere una più generale e sistematica esigenza di appropriazione, di discussione allargata, tra tutti coloro, semplici lettori inclusi, che sono interessati al libro muovendo dal suo valore d’uso, dal fatto antropologico della lettura, che a tutt’oggi ci pare insostituibile nella costituzione di una nostra compiuta umanità.</p>
<p>A conclusione di questa segnalazione, una sorta di monito benevolo. Rivolto non solo a TQ, ma a chiunque vorrà contribuire a una tale riflessione. Rispetto al discorso sul “futuro del libro”, quello relativo allo statuto delle opere letterarie e artistiche viaggia in controtempo. Il tentativo di accorpare l’un tema e l’altro è lodevole, ma pieno di insidie. Non si tratta, dicendo questo, di allestire una sorta di recinto mistico-magico, in cui ogni discorso relativo alle singole opere fosse votato a un terribile nominalismo o alla necessità di tacere. Si tratta semplicemente di ricordarsi che arte e cultura, o letteratura e cultura, sono entità in parte antinomiche, in perpetua contesa, ma all’interno di un gioco estremamente mosso, dove un medesimo nome può passare da un campo all’altro, mutando radicalmente di senso. Le singole opere portano con sé, se davvero importanti, un elemento distruttivo e anti-istituzionale, che ogni elaborazione “culturale”, ogni lavoro di trasmissione e memorizzazione, in parte devono tradire. L’ordigno semantico, che ogni grande opera letteraria inevitabilmente è, deve passare per le soavi mani degli artificieri della cultura, affinché possa circolare nella memoria condivisa con sufficiente fluidità, per eventualmente tornare ad esplodere sotto lo sguardo del lettore isolato, anni o secoli più tardi.</p>
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		<title>alfazeta per alfabeta: P come Потёмкин</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 09:01:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[Lidia Riviello]]></category>
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					<description><![CDATA[Puntata di Alfazeta per Alfabeta, dedicata alla presentazione del 13 maggio al Salone del Libro di Torino del numero 09 di «alfabeta2» e del supplemento «alfabetalibri» con interventi di Umberto Eco, Maurizio Ferraris e i curatori di «alfabetalibri» Andrea Cortellessa e Maria Teresa Carbone. La sala gremita, i temi toccati al centro di numerose questioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="460" height="292" src="http://www.youtube.com/embed/0HMV8Hm68zc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Puntata di <a href="http://www.alfabeta2.it/tag/francesco-forlani/">Alfazeta</a> per <a href="http://www.alfabeta2.it/">Alfabeta,</a> dedicata alla <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/05/12/alfabeta2-al-salone-del-libro-di-torino-venerdi-13-maggio/">presentazione  del 13 maggio al Salone del Libro di Torino</a>  del numero 09 di «alfabeta2» e del supplemento <a href="http://www.alfabeta2.it/alfalibri/">«alfabetalibri»</a>  con interventi di  Umberto Eco, Maurizio Ferraris e i curatori di «alfabetalibri» Andrea Cortellessa e Maria Teresa Carbone. La sala gremita, i temi toccati al centro di numerose questioni sia culturali che politiche cui Alfabeta tenta di dare delle risposte sia culturali che politiche. Intanto lo spettro di Fantozzi si aggira per l&#8217;Europa ma questa volta sembra volerci dire altro, qualcosa del tipo : Fantozzi è una cagata pazzesca!!<br />
La poesia di Lidia Riviello pubblicata sul numero 9, è letta dall&#8217;autrice in controcanto con le parole introduttive di Andrea Cortellessa. L&#8217;enfant rouge si fa un giro sul suo monopattino  come ad aspettare il momento giusto per dare l&#8217;assalto e nei pensieri Brahms.<br />
effeffe</p>
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		<title>Inaudita a Roma</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/inaudita-a-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 11:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[transeuropa]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato 6 novembre, alle ore 20:00 presso la Libreria Empirìa (Roma, via Baccina 79) lettura di Laura Pugno, Francesca Matteoni, Marco Giovenale coordina e introduce Maria Teresa Carbone interviene Dario Rossi, redattore di Transeuropa Reading di tre libri della collana &#8220;Inaudita&#8221; (Transeuropa): gilgames&#8217; ,di Laura Pugno Tam Lin e altre poesie , di Francesca Matteoni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875800715/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875800715&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-37122" title="gilgames" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/gilgames.jpg" width="142" height="213" /></a><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875800952/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875800952&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-37123" title="tam_lin" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/tam_lin.jpg" width="142" height="213" /></a><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875800960/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875800960&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-37124" title="storia_dei_minuti" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/storia_dei_minuti.jpg" width="142" height="213" /></a></p>
<p><strong>Sabato 6 novembre, alle ore 20:00</strong></p>
<p>presso la<a href="http://www.empiria.com/"><strong> Libreria Empirìa</strong></a><br />
(Roma, via Baccina 79)<br />
<span id="more-37121"></span><br />
lettura di</p>
<p><strong>Laura Pugno, Francesca Matteoni, Marco Giovenale</strong></p>
<p>coordina e introduce <strong>Maria Teresa Carbone</strong></p>
<p>interviene <strong>Dario Rossi</strong>, redattore di <a href="http://www.transeuropaedizioni.it/">Transeuropa</a></p>
<p>Reading di tre libri della collana <strong>&#8220;Inaudita&#8221; (Transeuropa)</strong>:</p>
<p><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875800715/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875800715&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><strong>gilgames&#8217;</strong></a> </em>,di Laura Pugno</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875800952/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875800952&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em><strong>Tam Lin e altre poesie</strong></em></a> , di Francesca Matteoni</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875800960/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875800960&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em><strong>Storia dei minuti</strong></em></a>, di Marco Giovenale</p>
<p>saranno presenti gli autori</p>
<p>* * *</p>
<p>su <strong>facebook</strong>:<br />
<a href="http://www.facebook.com/differx#!/event.php?eid=119555278102322">http://www.facebook.com/differx#!/event.php?eid=119555278102322</a></p>
<p>sul sito di <strong>Transeuropa</strong>:<br />
<a href="http://www.transeuropaedizioni.it/?Page=volume.php&amp;id_collana=20">collana &#8220;Inaudita&#8221;</a></p>
<p><strong>Transeuropa </strong>su facebook:<br />
<a href="http://www.facebook.com/transeuropa">http://www.facebook.com/transeuropa</a></p>
<p><strong>Empirìa</strong> su facebook:<br />
<a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100000682884159">http://www.facebook.com/profile.php?id=100000682884159</a></p>
<p>* * *</p>
<p>Empirìa<br />
via Baccina 79 (quartiere Monti)<br />
tel.0669940850 fax 0645426832<br />
<a href="http://www.empiria.com">www.empiria.com</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Poeti del Québec (su &#8220;l&#8217;immaginazione&#8221;)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/03/poeti-del-quebec-su-limmaginazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jul 2006 22:44:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[francis catalano]]></category>
		<category><![CDATA[maria teresa carbone]]></category>
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					<description><![CDATA[Francis Catalano Traduzione di Maria Teresa Carbone Da Panoptikon (Éditions Triptyque, 2005) la tele trasporta le masse ovunque in salotto individui divisi in gruppi e sottogruppi per regnare meglio la tele teleporta uno sguardo l’occhio dell’oggetto piombato nel qui-ora oggettivo mutato in soggettivo io strappato ai noi noi strappati alla tradizione figlio sottratto alla madre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francis Catalano</strong></p>
<p>Traduzione di <strong>Maria Teresa Carbone</strong></p>
<p>Da <em>Panoptikon </em> (Éditions Triptyque, 2005)</p>
<p>la tele trasporta le masse ovunque in salotto<br />
individui divisi in gruppi e sottogruppi per regnare meglio<br />
la tele teleporta uno sguardo<br />
l’occhio dell’oggetto piombato nel qui-ora<br />
oggettivo mutato in soggettivo<br />
io strappato ai noi<br />
noi strappati alla tradizione<br />
figlio sottratto alla madre<br />
cordone ombelicale che si secca nell’atrio<br />
è la vedette del film, è il dittatore<br />
loro ci dicono guardate come è bello<br />
esserci senza esserci<br />
e nulla che si muove<br />
mentre di fatto è l’occhio che si muove<br />
e freme come sotto una goccia.<br />
<span id="more-2283"></span><br />
ci sarebbe bastata una lente incastonata in un piccolo buco dentro un muro di casa. come il principio della camera oscura, seduti in salotto, a visionare sul muro quello che accade fuori, di fronte, sulla strada, solamente di giorno. la sera non ci sarebbe più niente, niente più tele. niente più notizie da fuori. la sera si sarebbe protetti dalla barbarie .<br />
la mia tele gira su trazione integrale<br />
mi segue dappertutto, in soggiorno, allo studio<br />
in camera da letto, nell’atelier<br />
è la mia tele che mi attira la tele che mi attiva<br />
detta il programma della mia giornata<br />
è lei, mi guarda girare<br />
dentro casa, mi incita a muovermi nella dimora<br />
è lei che veglia lei che dorme<br />
sono preso di mira nel mirino della mia tele<br />
il solo modo di disfarmi della sua presa<br />
gettarmi dalla finestra<br />
la mia tele stretta contro di me.</p>
<p>*</p>
<p>27.12.03 riscritto 28.12.03 (pubblicità-puttana)</p>
<p>la ragazza che batte il marciapiede<br />
e la pubblicità che va e viene fanno lo stesso lavoro<br />
sulla pagina lucida di una rivista<br />
o sul fianco consenziente di un autobus<br />
tutte quelle belle facce dai dolci moventi sembrano dire<br />
prendeteci, abbiamo penetrato la vostra retina<br />
siamo vostre, amateci<br />
dietro ogni oggetto di brama<br />
si nasconde l’ombra di un prosseneta<br />
la protezione del desiderio<br />
la sua scomparsa<br />
il suo ritorno ipso facto.</p>
<p>*</p>
<p>proposizione: le iene cose</p>
<p>Il commercio è, per sua stessa natura, satanico. Il commercio, è il prestato-reso, è il prestito col sottinteso : Rendimi più di quanto ti dò.</p>
<p><em>Mon coeur mis à nu</em><br />
Charles Baudelaire</p>
<p>una cosa attira una cosa<br />
più un oggetto è animato e possiede un’anima più<br />
è di facile commercio sogghignante<br />
la differenza fra una cosa e un oggetto<br />
il profitto che se ne ricava<br />
hyena ridens del piacere.</p>
<p>*</p>
<p>27.12.03 riscritto 28.12.03</p>
<p>il sogno di ogni pubblicitario<br />
la trovata della frase chiara e limpida<br />
forse l’espressione algebrica, magica<br />
che trasformi il desiderio di consumare<br />
in un avere che non ha prezzo<br />
in un prodotto staccato dalla sua aura<br />
estraneo alla sua fattura e al suo codice a barre<br />
prodotto istantaneamente carbonizzato<br />
in un sordo crepitio<br />
consumatori consunti<br />
sul rogo del mercato nero2.</p>
<p>*</p>
<p>proposizione : dipingere coi numeri</p>
<p>color ciclamino, la carta vale mille<br />
terra di siena bruciata, vale cento<br />
giallo cadmio: cinquanta; verde bottiglia: venti<br />
viola: dieci e blu cobalto: cinque<br />
come in un libro contabile<br />
dove i conti non tornano<br />
queste equazioni fra poeti non esistono più<br />
nulla da guadagnare nulla da perdere con la poesia<br />
né profitto né deficit<br />
da vedere una civetta delle nevi ciclamino<br />
un’oca giallo cadmio<br />
un’aquila pescatrice, una strolaga dal collo verde bottiglia<br />
né profitto né deficit<br />
da vedere blu cobalto i grandi salici<br />
girano le pale a vento terra di siena<br />
né profitto né deficit<br />
da vedere viola la nudità.</p>
<p>*</p>
<p>chi guarda chi davanti al televisore?<br />
telespettatori, siete il bersaglio<br />
nel mirino della vostra tele,<br />
voi l’accendete, lei vi accende<br />
lei vi apre le porte del suo auditel che attizza<br />
una fiamma venerata dalle vestali<br />
che voi nutrite con zapping secchi e crepitanti<br />
umani, troppo umani<br />
ipnotizzati dalla bestia domestica<br />
abbagliandovi<br />
il televisore vi brucia<br />
specchio ardente<br />
si dirà che morirci davanti a fuoco basso<br />
è essere teledivorati.</p>
<p>•	*	*</p>
<p><strong>Pierre Nepveu</strong></p>
<p>Traduzione di <strong>Laura Pugno</strong></p>
<p><em>La donna che dorme nel metrò</em> (estratti)</p>
<p>1.</p>
<p>La donna che dorme nel metrò<br />
sogna i lunghi lavori della notte:<br />
uffici che si illuminano, irradiano<br />
il suo corpo di una luce bluastra,<br />
d’un’intelligenza senza pietà<br />
parassita delle poltrone vuote,<br />
i dossier fremono in tutti i fogli,<br />
l’albero secco della conoscenza<br />
apre braccia inerti, la donna sente<br />
di colpo singhiozzare un fax<br />
vi si china sopra per leggervi<br />
notizie dal vasto mondo<br />
ma non ne apprende che la sua condanna<br />
a passare diecimila stesse notti<br />
e più sfolgoranti del pieno giorno.</p>
<p>2.</p>
<p>La sua vita è una bocca vorace d’aspirapolvere<br />
lei ogni notte la porta a spasso come un cane al guinzaglio<br />
su una pianura di tappeti azzurri senza polvere,<br />
il cane sbatte contro i mobili senza vedere niente<br />
mentre nell’immensa baia trasparente<br />
la luna inchioda il suo niente ghiacciato tra due grattacieli].</p>
<p>3.</p>
<p>Lei ha visto ad est di grandi terre<br />
sospese sul mare, brandelli rosa<br />
di nuvole fino a Sant-Hilaire,<br />
all’alba di una notte candeggiata.<br />
Anche la stanchezza sfugge la sua emozione<br />
e le bruciava gli occhi come febbre,<br />
i neon già divorati dalla luce<br />
di un altro giorno che non le sarà giardino,<br />
Poi si è inoltrata in un tunnel<br />
dagli odori caldi di caucciù<br />
ma nella sua testa il panorama<br />
della città subito oltre il fiume<br />
spiegava spazio interminabilmente<br />
fino a una montagna aspra dove sbattere<br />
col corpo e con la testa per sentire<br />
che l’esistenza laboriosa ha dei confini<br />
e le parole più umili, bisogno<br />
di creste e di falesie per tenere<br />
la ragione ben stretta nelle orme.</p>
<p>4.</p>
<p>La donna che dorme nel metrò<br />
attraversa Vendôme et Lionel-Groulx,<br />
e perfino ciò che le rimesta il corpo<br />
e le scuote le spalle come un riso<br />
la lascia nell’ignoranza e in nessun luogo,<br />
nonostante il presentimento vago<br />
di un labirinto che conduce a uno sbocco di luce;<br />
là gira senza fine la giostra della gioia,<br />
i bambini prendono il volo sulle scope<br />
per atterrare sopra aiuole tenere,<br />
e cani pazzi slargano lo spazio<br />
e frugano nel vento alla ricerca<br />
di un solo uomo, e la sera si sente<br />
il mondo vivo che rientra nella tana<br />
in una festa di cicale che fanno<br />
girare agosto su se stesso e conficcano<br />
le loro stelle sonore nella notte opaca.</p>
<p>5.</p>
<p>A mezzanotte giurerebbe di capire<br />
il codice segreto dei bighelloni<br />
che sussurrano alle scope storielle divertenti<br />
con accenti di risciacqui spumeggianti<br />
o di ruscelli che scorrono sotto le porte<br />
ha spiato a lungo il loro cinguettio<br />
mentre di lontano pestavano e tuonavano<br />
le chiavi magiche del tecnico dell’ascensore<br />
che spesso in pausa caffè le dà del tu<br />
e di cui le piacciono le scapole sode<br />
e il collo muscoloso coperto di peluria,<br />
s’immaginava i pozzi vuoti e senza fondo<br />
come una colonna cava che trattiene<br />
il volo degli uccelli e ricorda<br />
le parole d’amore tra due piani<br />
e giunta, più tardi, al quarantaduesimo<br />
cercò a lungo il senso di quell’elevazione<br />
e se per caso volesse dire che abitava<br />
una città piena di torri e d’emozioni.</p>
<p>6.</p>
<p>Le darò un nome : Zhora o Sabrina,<br />
o sarà tutte le Marie del mondo,<br />
avrà in un fascio e origini, avrà<br />
in cordigliere che fuggono al gran galoppo<br />
i continenti orizzontali, i mari stesi<br />
avrà letto le narrazioni essenziali, i racconti<br />
in cui si spiega la nascita della terra,<br />
frequentato il fango, le paludi, i deserti<br />
&#8211;	ed eccola, seduta, nel suo tragitto del mattino<br />
all’uscita di una notte di grandi miraggi<br />
in cui per un attimo, ha visto il suo viso<br />
nella sfera di cristallo di un rubinetto,<br />
ritornata da lontano, china sul mistero<br />
della propria presenza, sconvolta d’esser là,<br />
nel mormorio ottuso degli affari importanti<br />
nella proiezione fantasma dei desideri<br />
coricati su pagine grandi formato protocollo.</p>
<p>7.</p>
<p>Nel corridoio lei arretra accelerando<br />
non ho più parole, non ho più<br />
che il turbamento di un trovatore antico<br />
che andava a cavallo a pregare il niente<br />
di essere bello e di farsi poesia,<br />
scendo le scale di sicurezza gridando<br />
“aspettami”, ma nessuna risposta,<br />
solo lo spettro della mia stessa voce<br />
e il mio corpo preso nel turbine<br />
della sua gravità estrema, che incrocia le ombre<br />
che salgono verso orari fissi<br />
e pomeriggi sapientemente ventilati<br />
in faccia alla montagna che rosseggia, al cielo<br />
steso come una stoffa sulla città<br />
che scorgeranno a pena, occupati come saranno<br />
a nutrire di scienza i loro hard disk,<br />
ad accarezzare il dolore a fior di dita<br />
e io grido ancora, « aspettami,<br />
ho in tasca una lettera per te,<br />
ci faremo confidenze al caffè all’angolo”<br />
e un attimo dopo sono fuori,<br />
stordito, inebetito, a chieder l’ora<br />
al primo passante che mi risponde<br />
come se l’ora, o l’epoca, non ci fosse bisogno di dirla<br />
e il mondo non avesse alcuna ragione<br />
di non esistere, e lei con lui.</p>
<p>8.</p>
<p>Lei va a dormire e il mondo<br />
le passa sopra,<br />
lei si alza e il mondo<br />
è ancora più alto, e selvaggio<br />
come le guerre civili e l’appetito<br />
degli avvoltoi iscritti alla Borsa,<br />
respira un cielo blu infanzia<br />
volendo pure l’altitudine e la luce,<br />
inventa un sentiero che sale<br />
graffiando la montagna<br />
di un solo tratto sabbioso,<br />
sinuoso come il passo degli uomini,<br />
e improvvisamente su una roccia la vita<br />
diventa preghiera, le foglie dure<br />
le sfiorano la bocca per parlare<br />
di lei, le spine e le erbe si drizzano<br />
nel sisma di un’età antica<br />
in cui gli dèi reggevano il filo dei giorni<br />
e i morti vegliavano nella luce di lampada del tempo<br />
su delle insonnie piene di paura<br />
&#8212; lei si credeva fatta per le ascensioni<br />
ma ogni notte l’altezza le pesa<br />
e la lascia senza nome tra cielo e terra<br />
timorosa d’atterrare di nuovo nel sonno.</p>
<p>9.</p>
<p>Nel coma delle icône, nella notte<br />
dei programmi che compilano l’universo<br />
lei fa un gran gesto per togliere la polvere<br />
asciugare la traccia lasciata da una tazza<br />
e di colpo la vibrazione rivela uno schermo,<br />
il sorriso di una bella donna sembra avere pietà di lei,<br />
poi è l’immagine di una spiaggia ai Tropici,<br />
poi la cattedrale dentellata di una città d’Europa,<br />
ferma un istante la mano bisognosa,<br />
ispira l’aria secca del grande ufficio,<br />
incantata come al passaggio di una cometa,<br />
con i piedi dolorosi a distanza<br />
da terra, i suoi due piedi che galleggiano<br />
ai piani superiori di questa torre<br />
che irradia la notte</p>
<p>10.</p>
<p>Consunta dal chiar di luna, lavata<br />
dall’incoscienza lattiginosa della gran sera.<br />
I camion che rigano la notte vengono da lontano,<br />
frugano con i fari le strade<br />
della sua infanzia fino al boulevard<br />
René-Lévesque all’alba, quando spinge<br />
la porta a vetri e nei vetri<br />
vede il suo riflesso,<br />
torna sulla terra, pensa<br />
al trasporto di uomini e bestiame,<br />
alle lunghe vie tra vita e morte,<br />
guarda la punta appassita delle sue dita,<br />
in un’ora ritorneranno lisce<br />
e vibranti di carezze per le piccole cose,<br />
poserà le mani aperte sulle cosce<br />
per ricevere un dono che non arriverà.</p>
<p>*	*	*</p>
<p><strong>Nicole Brossard</strong></p>
<p>Traduzione di <strong>Maria Teresa Carbone</strong></p>
<p>1<br />
ci tengo che tutti i gusti restino gusti<br />
nella natura pinze di granchi<br />
e ricci di mare pronti a rotolare nell’invenzione<br />
a ogni ora del giorno e dell’oscurità<br />
silenzio bianco silenzio di ripresa</p>
<p>2<br />
mi capita di voltare le spalle ai pianeti<br />
la mia ombra un calco nella notte<br />
su una forma antica di anima<br />
mi capita secondo i rumori di dire<br />
addio seguendo la luce<br />
banchi di sardine di delfini di squali<br />
alle prese con albe inondate mi capita<br />
di risalire il corso del tempo<br />
avvolta dalla folle velocità dell’universo</p>
<p>3<br />
<em>come passerà il sogno di nuovo<br />
nelle nostre vite senza livellare<br />
l’alba e la quasi notte?</em></p>
<p>4<br />
per l’azzurro del mare le ferite<br />
e gli abbracci ho voluto<br />
tracciare la giusta oscurità<br />
delle risposte lente<br />
e dei buchi di assenza<br />
tradurre<br />
nella ripetizione dei sogni rotondi e precoci<br />
il rovescio azzurro dei divieti</p>
<p>5<br />
modo di vivere che toglie il fiato<br />
a terra sul ventre delle solitudini<br />
divento a piccoli passi<br />
il suono che mi segue</p>
<p>6<br />
<em>chi ha detto che bruciare risolleva<br />
dalla materia e dal vuoto<br />
chi ha detto niente malinconia<br />
tenebre o turbini<br />
restiamo accostati alle radici<br />
capaci di nodi e di tango?</em></p>
<p>7<br />
su piccola scala<br />
cosa affascina<br />
se non la ripetizione<br />
di uno stesso noi esploso mutante<br />
fra i paradossi<br />
dell’arte il nero la pioggia<br />
segreta dark<br />
coltello alla gola<br />
il mondo continua<br />
ci diciamo addio<br />
chiudendo gli occhi<br />
palpebre rallentate<br />
fra le apparizioni</p>
<p>8<br />
ma non mi abituo<br />
al nero dei soldati e degli archivi<br />
non so in che ordine<br />
ripetere l’opaco di una civiltà</p>
<p>9<br />
mezzogiorno, comparsa dietro la nuca<br />
torrente di morti e scintille<br />
la voce riprende il suo ritmo alle porte<br />
dell’immobilità</p>
<p>10<br />
<em>da quale angolo della rovina<br />
ci ricorderemo<br />
di sollevare la tenerezza<br />
cortina d’acqua piccola notte<br />
diagonale di oblio?</em></p>
<p>*	*	*</p>
<p><strong>Claude Beausoleil</strong></p>
<p>Traduzione di <strong>Maria Teresa Carbone</strong></p>
<p><em>L’origine della strada</em></p>
<p>alla memoria di Gérald Leblanc,<br />
poeta delle esplosioni e degli inizi</p>
<p>Questa solitudine comune generata<br />
dai sogni la riconoscerai<br />
nei luoghi transitori<br />
di fronte ai dubbi<br />
dove ti rintraccia</p>
<p>Strada all’origine<br />
della prima lettera<br />
del primo suono di una musica<br />
onirica<br />
dimenticata</p>
<p>La riprenderai<br />
questa corsa<br />
summa d’intensità<br />
attraverso il coraggio<br />
di un continente ferito</p>
<p>Tu che vai verso un tempo<br />
le cui rovine precedono<br />
una immensa perdita annunciata<br />
l’intranquillità<br />
ti sconvolge e tu infuri</p>
<p>Strada delle Americhe tu sorgi<br />
strada delle fughe<br />
degli incontri e dei segnali<br />
strada delle città e dei cerchi<br />
l’eco persiste in te<br />
divelta</p>
<p>***</p>
<p>Questa costruzione possibile nata<br />
da un caso a capofitto<br />
a passi perduti<br />
la fisserai fluida<br />
nella tua memoria volontariamente<br />
contro lo sconforto oscillante<br />
ritmato</p>
<p>Strada del giorno tu ritagli<br />
stretto l’orizzonte debordato<br />
strada di intime confessioni<br />
jazzando le geografie<br />
della scorciatoia<br />
rossa<br />
come le deviazioni future</p>
<p>La trasporti nei tuoi bagagli questa strada<br />
agrimensore di una scienza cocciutamente affermi<br />
le musiche del territorio<br />
nello scavo utopico<br />
delle eccedenze<br />
infiltrata</p>
<p>Tu che non giuravi che in seguito<br />
saresti stato quello<br />
che può vedere<br />
credere e assumere<br />
la lingua intesa<br />
fessura<br />
negli ostacoli</p>
<p>Strada  screpolata<br />
disfatta inondata<br />
strada di mattine e di reale<br />
strada immaginaria<br />
ringalluzzita rocchettara energica<br />
ostaggio di una coscienza<br />
reinventata</p>
<p>***</p>
<p>Questa in sottomissione trasformata in tragitto<br />
solo per altri<br />
tu l’hai portata a portata di voce<br />
attraverso la prova<br />
quando la fede isola<br />
insondabile</p>
<p>Strada fessurata rabberciata<br />
rotoli le parole alla deriva<br />
strada-oceano<br />
legata ad altri percorsi<br />
infinita</p>
<p>La poesia ti inventa ribelle<br />
nelle sue esplosioni<br />
infatuata di quotidiano<br />
di passione in scoppi di risate<br />
movenza<br />
irresistibile</p>
<p>Tu hai iscritto le tue parole di Acadia<br />
nella solitudine di una città<br />
altrove allo scarto<br />
nel seguito del viaggio<br />
di cui la lingua<br />
ha portato gli smarrimenti<br />
nel cuore di una strada d’infanzia<br />
al colmo delle pulsioni</p>
<p>*	*	*</p>
<p>Esce il n. 220 de &#8220;l&#8217;immaginazione&#8221;, rivista edita da Piero Manni e diretta da Anna Grazia D’Oria: si tratta di un fascicolo monografico dedicato a La poesia del Québec oggi,  a cura di Francis Catalano e Stéphane Despatie (della rivista <em>Exit</em>). Le traduzioni, la revisione e il coordinamento sono di Maria Teresa Carbone, Marco Giovenale, Laura Pugno, Michele Zaffarano.<br />
&#8220;l&#8217;immaginazione&#8221; &#8211; Anno ventunesimo, numero 220, aprile 2006, <em>La poesia del Quebéc oggi</em><br />
INDICE<br />
In copertina<br />
Robbert Fortin, La chemise</p>
<p>Le foto<br />
Robbert Fortin, Éléphant 1<br />
Robbert Fortin, La chaise du poète<br />
Robbert Fortin, Roulant la vie<br />
Robbert Fortin, Nous sommes, nous serons, nous pensons<br />
Robbert Fortin, Éléphant 3<br />
Robbert Fortin, Éléphant 2</p>
<p>Introduzione<br />
Anna Paola Mossetto,<br />
Un rapido viaggio sulle piste della nuova poesia del Québec<br />
Francis Catalano, Stéphane Despatie,<br />
Uno scorcio sulla poesia contemporanea di espressione francese in Québec</p>
<p>Gli autori e i testi<br />
Martine Audet, Gli apparecchi da calcolo (estratti)<br />
Claude Beausoleil, L&#8217;origine della strada<br />
Mathieu Boily, Dio il rimbalzo<br />
Linda Bonin, A partire da qui<br />
Denise Brassard, Fine d&#8217;est<br />
Nicole Brossard, Poesie<br />
Francis Catalano, da Panoptikon<br />
Paul Chamberland, Fugaci<br />
Jean-Paul Daoust, Poesie<br />
Carole David, Poesie<br />
Jean-Marc Desgent, Quando uno fa male, l&#8217;altro che fa…<br />
Louise Desjardins, Tutti i gusti sono gusti<br />
Stéphane Despatie, Malva ciaccona<br />
Hélène Dorion, Traverses<br />
Danielle Fournier, Sei sola e lo sai<br />
Jean-Sébastien Huot, Servizio a domicilio<br />
Benoît Jutras, Adesso sei un&#8217;isola<br />
Bertrand Laverdure, Microtrilogia per ragazza piacente lettrice pubblica<br />
Hélène Monette, Poesie<br />
Pierre Nepveu, La donna che dorme nel metrò<br />
Yves Préfontaine, da Suite in rosso<br />
André Roy, I letti di Montréal</p>
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					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/03/poeti-del-quebec-su-limmaginazione/feed/</wfw:commentRss>
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			</item>
	</channel>
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