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	<title>Marina Berlusconi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Roberto Saviano. Contraddizioni o libertà.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 08:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Proponiamo alla riflessione e alla discussione dei lettori di NI il seguente testo di Wu Ming tratto da Wumingfoundation/Giap Ricapitoliamo: Berlusconi attacca Gomorra. Lo aveva già fatto, ma stavolta é più esplicito. Saviano giustamente fa notare che Berlusconié proprietario della casa editrice che pubblica il libro, e chiama in causa quest&#8217;ultima: &#8220;Si esprimano i dirigenti, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Proponiamo alla riflessione e alla discussione dei lettori di NI il seguente testo di Wu Ming tratto da <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=157">Wumingfoundation/Giap</a></em></span></p>
<p>Ricapitoliamo: Berlusconi attacca <em>Gomorra</em>. Lo aveva già fatto, ma stavolta é più esplicito.<br />
Saviano giustamente fa notare che Berlusconié proprietario della casa editrice che pubblica il libro, e chiama in causa quest&#8217;ultima: &#8220;Si esprimano i dirigenti, i direttori, i capi-collana&#8221;.<br />
<a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/saviano_marina_berlusconi-3427001/">Si esprime invece Marina Berlusconi</a>, più in veste di figlia che di editrice.<br />
Saviano <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/saviano_risposta_marina-3427068/">commenta la lettera di Marina</a> senza abbozzare, senza toni concilianti, anzi, chiamando in causa la Mondadori con maggiore perentorietà. Il messaggio é: &#8220;Voglio sentire chi in casa editrice ci sta per davvero, voglio sentire chi la Mondadori la manda avanti&#8221;.</p>
<p>La contraddizione si acuisce. Da autore Mondadori e autore di Gomorra, Saviano occupa una postazione strategica, e più di altri può chiamare al pettine certi nodi, nodi che riguardano anche noi.<br />
Far venire i nodi al pettine é tanto un dovere civico e politico, quanto un compito specifico dello scrittore.</p>
<p>Pubblicando con Mondadori, Saviano ha generato conflitto. Conflitto non effimero, ma che opera in profondità. Comunque vada, é più di quanto abbia fatto l&#8217;opposizione.<br />
Se Saviano fosse rimasto in una nicchia di ugual-pensanti, nel ghetto dei presunti &#8220;buoni&#8221;, non avrebbe acuito nessuna contraddizione, né generato alcun conflitto.</p>
<p>Stare simultaneamente &#8220;dentro&#8221; e &#8220;contro&#8221;, diceva l&#8217;operaismo degli anni Sessanta. &#8220;Dentro e contro&#8221; era la posizione, era dove piazzare il detonatore.</p>
<p style="text-align: left;">
<p><span id="more-33170"></span>Sia chiaro: l&#8217;alternativa non é mai stata &#8220;fuori e contro&#8221;. L&#8217;alternativa é sempre stata &#8220;dentro senza rompere i coglioni&#8221;, oppure &#8220;dentro senza assumersene la responsabilità&#8221;. Dentro fingendo di star fuori, insomma. Come tanti, come troppi.<br />
Un &#8220;fuori dal sistema&#8221; non esiste. Il sistema é il capitalismo, ed é ovunque, nel micro e nel macro, nei rapporti sociali e nelle coscienze, nelle giungle e in cima all&#8217;Everest. Noi abbiamo sempre detto &#8211; e ancora diciamo &#8211; che tutti quelli che combattono &#8220;il sistema&#8221; lo fanno dall&#8217;interno, dato che l&#8217;esterno non c&#8217;è. Il potere non é fuori da noi, é un reticolo di relazioni che ci avvolge, un processo a cui prendiamo parte, ma ovunque vi sia un rapporto di potere, là é anche possibile una resistenza.</p>
<p>Sei anni fa WM1 spiegò, per l&#8217;ennesima volta, la nostra posizione sul &#8220;pubblicare con Einaudi&#8221;. Lo fece <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2004/09/000955.html">per filo e per segno su Carmilla</a>. Lo fece perché é sempre stato nostro costume &#8211; e ancora lo é &#8211; rendere conto pubblicamente delle nostre scelte, soprattutto se ci viene richiesto dai lettori.<br />
Tra le altre cose WM1 scriveva:</p>
<blockquote><p>Negli ultimi anni, le polemiche &#8220;boicottomaniache&#8221; hanno rischiato di fare il gioco degli yes men, dei leccaculo: chi chiede agli autori di sinistra di &#8220;andarsene da Mondadori&#8221; non capisce che così facendo il loro posto nella casa editrice e nell&#8217;immaginario collettivo (una posizione a dir poco strategica) sarebbe preso da autori e manager di destra (i quali non vedono l&#8217;ora), con piena libertà di spargere la loro merda incontrastati.</p></blockquote>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Queste frasi risalgono a due anni prima dell&#8217;uscita di <em>Gomorra</em>. Sono cose che, in seguito, lo stesso Saviano ha dichiarato in più occasioni, e diversi altri autori hanno ribadito, anche di recente.<br />
Da anni difendiamo questa postazione avanzata e scomodissima, esposti sia agli attacchi della destra sia a continue raffiche di &#8220;fuoco amico&#8221;.</p>
<p>La nostra posizione sul pubblicare con Einaudi é  identica dal principio, é la stessa dichiarata in quel vecchio testo e ancora prima. Non siamo noi il corpo estraneo alla tradizione e al catalogo Einaudi, come non siamo noi ad avere corrotto Tizio o Caio, ergo non siamo noi che dobbiamo levare le tende.</p>
<p>Mettiamola così: se qualcuno vuole trafugarmi o usurpare qualcosa, io non rinuncio fin da subito, non gli lascio tutto in mano e tanti saluti. Io cerco di lottare, di resistere. Se poi il rapporto di forza é schiacciante, prenderò un fracco di botte, ma almeno avrò tentato. <span style="text-decoration: underline;">E&#8217; meglio prenderle dimenandosi che prenderle stando fermi.</span></p>
<p>In quelle note del 2004, WM1 descriveva un berlusconismo in forte crisi. I sintomi c&#8217;erano tutti, ma quell&#8217;analisi &#8211; sei anni dopo possiamo dirlo &#8211; li sopravvalutava. Eppure&#8230;<br />
Eppure sei anni fa la partita non era persa. Il berlusconismo arrancava, non sfondava, il logoramento era evidente. Non tutti i pozzi erano avvelenati. L&#8217;elenco di passi falsi, sconfitte e defaillances non ce l&#8217;eravamo sognato noi, erano tutte cose appena accadute. L&#8217;anno prima tre milioni di persone avevano marciato a Roma contro la guerra in Iraq. Due anni dopo, la &#8220;devolution&#8221; (la più grande scommessa del berlusco-leghismo, un&#8217;impresa storica di de-costituzionalizzazione del Paese) sarebbe stata bloccata dal voto referendario. Non sono falsi ricordi. C&#8217;era ancora un blocco sociale, una &#8220;forza storica&#8221; che si opponeva e impediva al berlusconismo di sfondare.<br />
Quella forza storica, però, da sola non bastava. Ed é stata boicottata, sabotata, massacrata prima dalla &#8220;opposizione&#8221; che dal governo. E inoltre ha commesso degli errori, continuando ad affidarsi a certi rappresentanti.</p>
<p>Quel che é successo dopo lo sappiamo. Oggi tutto é più difficile, ma per noi la sfida, la sfida politica, é ancora &#8220;resistere un minuto più del padrone&#8221;. L&#8217;Einaudi é un campo di battaglia importante, e finché avremo munizioni e fiato continueremo a combatterci sopra. Ce ne andremo solo se e quando, presto o tardi, le condizioni si faranno intollerabili.</p>
<p>E&#8217; la strategia sbagliata? Tutto può essere. Ma é quella che abbiamo scelto e di cui rendiamo conto da sempre. Noi possiamo fare errori, scazzare previsioni, fare passi falsi, ma agiamo sempre con coscienza, prendendoci le nostre responsabilità, sottoponendoci al pubblico scrutinio, facendo autocritica.</p>
<p>Dopodiché, le scelte di ciascuno verranno giudicate sul lungo periodo, commisurate ai risultati ottenuti sul campo, alla traccia lasciata, al contributo dato alla sopravvivenza di un barlume di senso nella propria e altrui vita.</p>
<p>****</p>
<p style="text-align: left;">Qualche parola su Saviano.<br />
Al di là di alcune mosse e prese di posizione stridenti e da noi non condivise, abbiamo sempre difeso e continueremo a difendere Saviano dagli attacchi stupidi o interessati. Savianoé un collega, un amico, un compagno di strada. Per questo gli abbiamo sempre detto le cose fuori dai denti, e abbiamo segnalato quali rischi gli facesse correre la sua trasformazione in comodo simbolo, vessillo rassicurante e buono per tutti i frangenti, abito d&#8217;indignazione pr&#8217;t-à-porter. <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/Wu_ming_Tiziano_scarpa_Face_off.pdf">Tra le altre cose, nel 2009 scrivemmo:</a></p>
<blockquote><p>&#8230;&#8221;Saviano é tutti noi&#8221;. Vada avanti lui ché ci rappresenta così bene. Soffra lui per conto nostro,é il destino che sié scelto. Bel ragazzo, tra l&#8217;altro. Savianoé l&#8217;uomo più strumentalizzato d&#8217;Italia [&#8230;] La voce di Saviano é rimasta invischiata tra scelte fatte più in alto, politiche d&#8217;immagine e &#8220;stato delle cose&#8221; realpolitiko: Saviano con Shimon Peres con Donnie Brasco con Salman Rushdie con Veltroni, Saviano alla scuola di formazione del PD nel Mezzogiorno e così via.<br />
Dev&#8217;essere ben chiaro che Saviano non può comportarsi in altra maniera: ha davvero bisogno di questa ossessionante presenza pubblica, di questo over-statement di solidarietà anche pelosa, perché gli garantisce incolumità. Il paradossoé che, dietro il cordone sanitario, lo scrittore svanisce e resta solo il testimonial [&#8230;] Saviano dovrà lottare con le unghie e con i denti per ri-conquistarsi come scrittore.</p></blockquote>
<p style="text-align: left;">Da qualche settimana, sui giornali e in rete, circola <a href="http://current.com/current-it-blog/92342102_saviano-racconta-saviano.htm">una pubblicità</a>, un&#8217;immagine che abbiamo fin da subito trovato molto vera e perciò raggelante, perfetta rappresentazione del dispositivo che ri-produce Saviano come soggetto non libero.</p>
<p>Dal 2006, per continuare a vivere, Saviano ha dovuto agire perché non calasse l&#8217;attenzione: gli é toccato  essere sempre visibile, essere una presenza costante nella sfera pubblica. In ogni momento, il forte rischio era che questo sovra-apparire lo inflazionasse, gli facesse perdere potenza.</p>
<p>Di fronte a un calo di potenza, la tentazione é di rispondere &#8220;aumentando la dose&#8221;, per ottenere un effetto in un&#8217;opinione pubblica sempre più assuefatta e &#8220;tollerante&#8221;. Solo che, aumentando la dose, il problema si ripropone a un livello più alto e quindi più impegnativo, meno gestibile.<br />
Questo é il dilemma, e Saviano ne é sempre stato conscio: non é un caso che abbia spesso tentato di scartare, che sia sempre tornato a insistere sulla &#8220;scrittura&#8221;, sullo scrittore. Era il suo modo di fare resistenza, di non far chiudere il dispositivo, di non farsi legare definitivamente.</p>
<p>Bene, può darsi che Saviano abbia trovato lo spiraglio. Può darsi che l&#8217;acuirsi della contraddizione-Mondadori gli stia fornendo un inedito spazio di espressione non pre-ordinata. Forse il dispositivoé entrato in una crisi almeno passeggera, perché sotto i nostri occhi Saviano &#8220;Ë diventato quel che é&#8221;. Mai come ora, mai in modo tanto eclatante, Saviano é stato quello che vediamo nella risposta a Marina Berlusconi: un uomo libero. Anche nella reclusione che sconta, un uomo libero. Comunque vada a finire con Mondadori, comunque vada a finire in generale, in questo momento Saviano é  libero.</p>
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		<title>Maîtresmorphoses</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 15:15:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lettera aperta di Roberto Saviano Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di &#8220;supporto promozionale alle cosche&#8221;. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/maitremorphoses.jpeg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-33008" title="maitremorphoses" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/maitremorphoses-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/maitremorphoses-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/maitremorphoses.jpeg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
<strong><a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/lettera_saviano-3407443/">Lettera aperta</a></strong> <br />
di<br />
<strong>Roberto Saviano</strong></p>
<p>Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di &#8220;supporto promozionale alle cosche&#8221;. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d&#8217;Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt&#8217;ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.<br />
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un&#8217;espressione ancor prima di divenire il nome di un&#8217;organizzazione.<br />
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?<br />
<span id="more-33007"></span></p>
<p>Il ruolo della &#8216;ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d&#8217;affari &#8211; cento miliardi di euro all&#8217;anno di profitto &#8211; un volume d&#8217;affari che supera di gran lunga le più granitiche aziende italiane. Questo può non esser detto? Lei stesso ha presentato un dato che parla del sequestro alle mafie per un valore pari a dieci miliardi di euro. Questo significa che sono gli scrittori ad inventare? Ad esagerare? A commettere crimine con la loro parola? Perché? Michele Greco il boss di Cosa Nostra morto in carcere al processo contro di lui si difese dicendo che &#8220;era tutta colpa de Il Padrino&#8221; se in Sicilia venivano istruiti processi contro la mafia. Nicola Schiavone, il padre dei boss Francesco Schiavone e Walter Schiavone, dinanzi alle telecamere ha ribadito che la camorra era nella testa di chi scriveva di camorra, che il fenomeno era solo legato al crimine di strada e che io stesso ero il vero camorrista che scriveva di queste storie quando raccontava che la camorra era impresa, cemento, rifiuti, politica.</p>
<p>Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Perché quando la parola rende cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi, è in quell&#8217;istante che sta chiamando un intervento di tutti, un impegno di molti, una decisione che non riguarda più solo addetti ai lavori e cronisti di nera. Le ricordo le parole di Paolo Borsellino in ricordo di Giovanni Falcone pronunciate poco prima che lui stesso fosse ammazzato. &#8220;La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere &#8230; non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l&#8217;appoggio morale dà al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze&#8221;.</p>
<p>Il silenzio è ciò che vogliono. Vogliono che tutto si riduca a un problema tra guardie e ladri. Ma non è così. E&#8217; mostrando, facendo vedere, che si ha la possibilità di avere un contrasto. Lo stesso Piano Caserta che il suo governo ha attuato è partito perché è stata accesa la luce sull&#8217;organizzazione dei casalesi prima nota solo agli addetti ai lavori e a chi subiva i suoi ricatti.<br />
Eppure la sua non è un&#8217;accusa nuova. Anche molte personalità del centrosinistra campano, quando uscì il libro, dissero che avevo diffamato il rinascimento napoletano, che mi ero fatto pubblicità, che la mia era semplicemente un&#8217;insana voglia di apparire. Quando c&#8217;è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l&#8217;allarme? Guardando a chi ha pagato con la vita la lotta per la verità, trovo assurdo e sconfortante pensare che il silenzio sia l&#8217;unica strada raccomandabile. Eppure, Presidente, avrebbe potuto dire molte cose per dimostrare l&#8217;impegno antimafia degli italiani. Avrebbe potuto raccontare che l&#8217;Italia è il paese con la migliore legislazione antimafia del mondo. Avrebbe potuto ricordare di come noi italiani offriamo il know-how dell&#8217;antimafia a mezzo mondo. Le organizzazioni criminali in questa fase di crisi generalizzata si stanno infiltrando nei sistemi finanziari ed economici dell&#8217;occidente e oggi gli esperti italiani vengono chiamati a dare informazioni per aiutare i governi a combattere le organizzazioni criminali di ogni genealogia. E&#8217; drammatico &#8211; e ne siamo consapevoli in molti &#8211; essere etichettati mafiosi ogni volta che un italiano supera i confini della sua terra. Certo che lo è. Ma non è con il silenzio che mostriamo di essere diversi e migliori.</p>
<p>Diffondendo il valore della responsabilità, del coraggio del dire, del valore della denuncia, della forza dell&#8217;accusa, possiamo cambiare le cose.</p>
<p>Accusare chi racconta il potere della criminalità organizzata di fare cattiva pubblicità al paese non è un modo per migliorare l&#8217;immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare è il modo per innescare il cambiamento. Questa è l&#8217;unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Totò Riina e di Schiavone Sandokan. Credo che nella battaglia antimafia non ci sia una destra o una sinistra con cui stare. Credo semplicemente che ci sia un movimento culturale e morale al quale aspirare. Io continuerò a parlare a tutti, qualunque sarà il credo politico, anche e soprattutto ai suoi elettori, Presidente: molti di loro, credo, saranno rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole. Chiedo ai suoi elettori, chiedo agli elettori del Pdl di aiutarla a smentire le sue parole. E&#8217; l&#8217;unico modo per ridare la giusta direzione alla lotta alla mafia. Chiederei di porgere le sue scuse non a me &#8211; che ormai ci sono abituato &#8211; ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando. Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall&#8217;accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, &#8220;comprati&#8221;. E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E&#8217; da loro che voglio risposte.</p>
<p>Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.</p>
<p><strong>#</strong></p>
<p><em>Dopo la lettera aperta dello scrittore, seguìta agli attacchi del presidente del Consiglio, Marina Berlusconi scrive al nostro giornale. Perché è presidente del Gruppo Mondadori. E perché &#8220;il diritto di esprimere il proprio pensiero, di approvare o dissentire, non può valere per alcuni e non per altri&#8221;</em> ( da <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/saviano_marina_berlusconi-3427001/">Repubblica)</a><br />
di <strong>Marina Berlusconi</strong></p>
<p>GENTILE direttore, la lettera di Roberto Saviano sulla Repubblica di ieri, in replica ad alcuni giudizi di mio padre sul &#8220;supporto promozionale&#8221; che serie tv come &#8220;La piovra&#8221; e libri come &#8220;Gomorra&#8221; fornirebbero alle mafie, mi impone una risposta. Innanzitutto perché mi ha profondamente colpito la reazione di Saviano di fronte a quella che era né più né meno che una critica. Una critica che può anche non essere condivisa, ma che, come tutte le opinioni, è più che legittima. E quando dico &#8220;tutte le opinioni&#8221; intendo davvero tutte, comprese quelle, piaccia o non piaccia, del presidente del Consiglio.</p>
<p>Voglio anticipare subito che è una critica con la quale concordo. Credo che nessuno si sogni nemmeno lontanamente di pensare che sulle mafie si debba tacere. Al contrario. Sappiamo tutti quanto abbia pesato e pesi l&#8217;omertà nella lotta alla criminalità organizzata e quanto sia importante rompere il muro del silenzio. Ma certo una pubblicistica a senso unico non è il sostegno più efficace per l&#8217;immagine del nostro Paese. Saviano scrive che l&#8217;Italia ha la migliore legislazione antimafia del mondo, ma da cittadina italiana penso che tutti dovremmo essere fieri anche del fatto che il governo guidato da mio padre ha ottenuto sul fronte della lotta alle mafie risultati clamorosi, forse mai raggiunti prima. E questo non lo dico io, lo dicono i fatti, gli arresti, i sequestri di patrimoni sporchi. &#8220;Quando c&#8217;è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l&#8217;allarme&#8221;? si chiede retoricamente Saviano su Repubblica. A me pare che il governo non solo non lasci fuggire nessuno, ma si applichi anzi ad un&#8217;altra attività non secondaria: quella di spegnerle, le fiamme. Parlare di più anche di questi successi sicuramente aiuterebbe a cancellare quella assurda equazione che troppo spesso viene applicata all&#8217;estero: Italia uguale mafia.</p>
<p>Personalmente, la penso così. E questo, è ovvio, poco importa. Ma sono anche presidente del gruppo Mondadori, che Saviano tira ampiamente in ballo. E lo fa in un modo su cui non posso tacere. La Mondadori fa capo alla mia famiglia da vent&#8217;anni. In questi venti anni abbiamo sempre assicurato, com&#8217;è giusto e doveroso, secondo il nostro modo di intendere il ruolo dell&#8217;editore, il più assoluto rispetto delle opinioni di tutti gli autori e della loro libertà d&#8217;espressione. A cominciare, in una collaborazione che mi è parsa reciprocamente proficua, da Roberto Saviano. Il quale ce ne dà atto, scrivendo di aver sempre pensato che la Mondadori &#8220;avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse&#8221;. Salvo poi aggiungere che dopo le parole di mio padre &#8220;non so se sarà più così&#8221;. E perché? Che cosa è cambiato? Silvio Berlusconi non può permettersi di criticare un&#8217;opera edita dalla Mondadori, la quale naturalmente continua ad avere la più totale e piena libertà di fare le scelte editoriali che ritiene più opportune? Questo non è forse un bell&#8217;esempio di dialettica democratica? Mi pare che Saviano non riesca a distinguere tra una libera e legittima critica e una censura. Ma in questo modo è lui stesso ad applicare una censura, non riconoscendo al presidente del Consiglio il diritto di criticare. E forse sottovaluta, e non di poco, l&#8217;autonomia di pensiero e di azione di quanti lavorano in Mondadori. Un&#8217;azienda nella quale ognuno, a cominciare dagli azionisti e dall&#8217;editore, la pensa come vuole. Un&#8217;azienda nella quale le scelte non sono guidate da valutazioni politiche ma da criteri esclusivamente editoriali e professionali.</p>
<p>Il gruppo Mondadori ha garantito a Saviano e a tutti gli altri suoi autori la massima libertà di espressione. Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Perché, da editori liberali quali siamo, consideriamo la libertà il valore supremo. Ma allo stesso tempo riteniamo che il diritto di esprimere il proprio pensiero, di approvare o di dissentire, non possa valere per alcuni e non per altri. Rivendico quindi anche per me questa libertà. Quando sentirò di dover formulare una critica, nemmeno io starò zitta. Mi pare un po&#8217; eccessivo prometterlo o addirittura giurarlo. Ma ci tengo a dirlo. E, sempre che mi sia consentito, anch&#8217;io, come Saviano, ad alta voce.</p>
<p><strong>#</strong></p>
<p><em>Roberto Saviano replica sempre su <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/saviano_risposta_marina-3427068/">Repubblica</a> alla lettera di Marina Berlusconi dopo gli attacchi del presidente del Consiglio. &#8220;Dal capo del governo non una critica ma parola finalizzate a intimidire chiunque scriva di mafie e capitali mafiosi&#8221;</em></p>
<p><strong>Roberto Saviano</strong></p>
<p>Ho LETTO la lettera del presidente della Mondadori Marina Berlusconi e colgo occasione per precisare alcune questioni. Il capo del governo Berlusconi non ha espresso parole di critica. Critica significa entrare nel merito di una valutazione, di un dato, di una riflessione. Nelle sue parole c&#8217;era una condanna non ad una analisi o a un dato ma allo stesso atto di scrivere sulla mafia. Il rischio di quelle parole, ribadisco, è che ci sia un generico e preoccupante tentativo di far passare l&#8217;idea che chiunque scriva di mafia fiancheggi la mafia. Come se si dicesse che i libri di oncologia diffondono il cancro. Facendo così si avvantaggia solo la morte.</p>
<p>Non capisco a cosa si riferisce quando la presidente Berlusconi dice: &#8220;Sappiamo tutti quanto abbia pesato e pesi l&#8217;omertà nella lotta alla criminalità organizzata&#8230; ma certo una pubblicistica a senso unico non è il sostegno più efficace per l&#8217;immagine del nostro Paese&#8221;. In Gomorra sono raccontate anche le storie di coloro che hanno resistito alle mafie, un intero capitolo dedicato a Don Peppe Diana, c&#8217;è il racconto di una Italia che resiste e contrasta l&#8217;impero della criminalità. Quale sarebbe il senso unico? Ho anche più volte detto e scritto, che l&#8217;azione antimafia del governo c&#8217;è stata ed è stata importante, ricordando però al contempo che siamo ben lontani dall&#8217;annientare le organizzazioni, siamo solo all&#8217;inizio poiché le strutture economiche e politiche dei clan che continuano ad essere intatte.</p>
<p>Ecco perché alla luce di quanto scrivo ho trovato le parole del capo del governo finalizzate a intimidire chiunque scriva di mafie e di capitali mafiosi. Ho io stesso visto e conosciuto la libertà della casa editrice Mondadori. Ci mancherebbe che uno scrittore non fosse libero nella sua professione. Una libertà esiste però solo se viene difesa, raccolta, costruita nell&#8217;agire quotidiano da tutti coloro che lavorano e vivono in una azienda. Ed è infatti proprio a questi che mi sono rivolto ed è da loro che mi aspetto come ho già scritto una presa di posizione in merito alla possibilità di continuare a scrivere liberamente nonostante queste dichiarazioni.</p>
<p>Non può che stupire però che un editore non critichi ma bensì attacchi lo stesso prodotto che manda sul mercato, e lo attacchi su un terreno così sensibile e decisivo come quello della cultura della lotta alla criminalità organizzata. Sono molte le persone in Italia che per il loro impegno nel raccontare pagano un prezzo altissimo non è possibile liquidarle considerando la loro azione &#8220;promotrice&#8221; del potere mafioso. Una dichiarazione del genere annienta ogni capacità di resistenza e coraggio. E questo da intellettuale non è possibile ignorarlo e da cittadino non posso ascrivere una dichiarazione del genere alla dialettica democratica. È solo una dichiarazione pericolosa che andrebbe immediatamente rettificata</p>
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