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	<title>Markus Werner &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Zündel se ne va</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2008 07:30:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Markus Werner]]></category>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Markus Werner, Zündel se ne va, 2008, Neri Pozza, 158 pag. Le traduzioni sono capsule del tempo. All&#8217;improvviso dal passato, spesso anche lontano, tornano romanzi folgoranti, che descrivono un mondo che crediamo di ricordare alla perfezione, ma che in realtà è sepolto malamente nella nostra memoria fallace. Zündel se ne va fu [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-5955" title="werner" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/werner.jpg" alt="Marcus Werner" width="454" height="261" /></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p><em>Markus Werner, <strong>Zündel se ne va</strong>, 2008, Neri Pozza, 158 pag.</em></p>
<p>Le traduzioni sono capsule del tempo. All&#8217;improvviso dal passato, spesso anche lontano, tornano romanzi folgoranti, che descrivono un mondo che crediamo di ricordare alla perfezione, ma che in realtà è sepolto malamente nella nostra memoria fallace.<br />
<span id="more-5954"></span><br />
<em>Zündel se ne va</em> fu il romanzo che diede alla letteratura svizzera tedesca un nuovo, straordinario protagonista. Abbiamo dovuto aspettare ventiquattro anni e la traduzione nel 2005 di <em>Quando la vita chiama </em>(best seller internazionale) per poter leggere questo suo primo folgorante esperimento di scrittura esistenziale.</p>
<p>Zündel, il protagonista della storia, sulla nave che da Ancona dovrebbe portarlo su un&#8217;isola greca, perde all&#8217;improvviso un dente e, a pochi minuti dalla partenza, decide di scendere per ritrovarsi di fronte al nulla della sua esistenza. Incipit clamorosamente pirandelliano, così come lo è il continuo sprofondare dentro le ossessioni della solitudine che seguirà a questo accadimento al limite del ridicolo. C&#8217;è molta Italia in questo romanzo, e, lo dico subito, il Belpaese non ne esce benissimo, ma senza piccate punte di razzismo.</p>
<p>È che la lingua di Werner è precisa come un bisturi, acuminata e crudele. Zündel, non trova pace né nel nostro paese, né nel suo, quella Svizzera così glaciale e mediocre che, come piccolo borghese e professore di liceo dalle velleità intellettuali, lo tormenta. Ma  Zündel è soprattutto il prototipo dell&#8217;uomo che nel mezzo del cammino della sua esistenza perde ogni coordinata sociale ed esistenziale. Il destino beffardo lo allontanerà dalla moglie, dall&#8217;Italia che lo richiama e lo rifiuta di continuo, dagli amici e conoscenti, dal suo paese immobile.</p>
<p>Un libro che è un tormentato calare nell&#8217;orrido del sé, che è, perciò, uno sguardo attonito sul precipizio della follia. Il tutto con una scrittura pulita, quasi comica, sicuramente grottesca. Un piccolo gioiello, di un quarantenne all&#8217;epoca sconosciuto, sul quale avrei puntato tutto; sapendo, oggi, che avrei vinto a mani basse la scommessa.</p>
<p>[<em>pubblicato su</em> Cooperazione, <em>n° 20 del 13.05.2008</em>]</p>
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