<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Massimiliano Tortora &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/massimiliano-tortora/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 Mar 2022 07:55:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Lorenzo Mizzau: due poesie</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/03/25/lorenzo-mizzau-due-poesie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[silvia contarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 07:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Mizzau]]></category>
		<category><![CDATA[Massimiliano Tortora]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=97046</guid>

					<description><![CDATA[La ricerca poetica di Lorenzo Mizzau in questi anni si è concentrata su due aspetti. Il primo è quello della tensione narrativa. I suoi testi, infatti, descrivono situazioni, in cui agiscono dei personaggi e si riconoscono scenari, ambienti, luoghi. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Introduzione di <strong>Massimiliano Tortora</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-97097" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/03/FFnNxK4WQAYOKRz-256x300.png" alt="" width="256" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/03/FFnNxK4WQAYOKRz-256x300.png 256w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/03/FFnNxK4WQAYOKRz-150x176.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/03/FFnNxK4WQAYOKRz-300x351.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/03/FFnNxK4WQAYOKRz-359x420.png 359w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/03/FFnNxK4WQAYOKRz.png 618w" sizes="(max-width: 256px) 100vw, 256px" />&nbsp;La ricerca poetica di Lorenzo Mizzau in questi anni si è concentrata su due aspetti. Il primo è quello della tensione narrativa. I suoi testi, infatti, descrivono situazioni, in cui ovviamente agiscono dei personaggi (Tom in questo caso) e si riconoscono scenari, ambienti, luoghi. Insomma come in ogni narrazione vi è uno spazio e soprattutto un tempo che scorre. Nel caso di Mizzau – come si vede leggendo il primo dei due testi – la temporalità è duplice: quella della scena del testo e quella (esibita e dichiarata) che separa il narratore-poeta dal protagonista. E a fronte di tutto questo scorrere del tempo, la narrazione però non parte, inciampando su sé stessa, come se fosse contrastata da qualche intralcio non pienamente visibile. Se ne ricava un senso di stasi e di immobilità. Questa immobilità conduce al secondo punto: la rappresentazione del soggetto sofferente. L’io di Mizzau non è in armonia con il mondo, ma nemmeno in una fase di scontro. E del resto non si può dire neanche che l’io subisce il mondo: semmai lo ha già subito, ne è rimasto vittima o ferito, e ora vive il conseguente dolore e l’inevitabile disagio: un disagio che trova espressione in immagini e tenta una sua via di espressione attraverso le continue allitterazioni, che creano un significativo rumore di fondo. Ed è con questo rumore di fondo che Mizzau cerca di sintonizzare il suo lettore.</p>
<ol>
<li><strong><em>In cui si racconta l’ammirevole tentativo di Tom di far fronte alle insidie nascoste nel cuore del giorno</em></strong></li>
</ol>
<p>Tom s’è spinto alle estreme conseguenze:<br />
misurava i marciapiedi con scarpe<br />
nuovissime e pensava senza impegno<br />
nell’alba opaca, cioè:<br />
farciva fantocci di fumoluce<br />
che non si appagavano di misere lotte<br />
(la gloria militare persa nelle<br />
sospirate battaglie giovanili,<br />
col pieno vigore dei cinque anni:<br />
sconfitte da papà le orde verdi<br />
e la retrovia dei supereroi);<br />
soldati rivoltati, dunque, assediano<br />
il fiacco generale.<br />
Tom faceva programmi per la sera,<br />
scomodava gli amici,<br />
e non prendeva sul serio il pericolo.<br />
Una bici sale sul marciapiede,<br />
cinque minuti fa,<br />
evitando con eleganza i contrattempi<br />
di macchine e rotaie.<br />
Tom aveva imbrigliato la sua infanzia<br />
con strenua fatica e il consueto scoramento<br />
in quell’istante, e imbastito la biga<br />
raccomandandosi alla mansuetudine<br />
del vacillante senso della vita<br />
che poteva dirsi in quell’istante chetato,<br />
stabilito con malferma risoluzione.<br />
La bici passò e d’istinto al muro<br />
si appiattirono le sudate architetture<br />
diplomatiche delle età del mondo:<br />
l’accordo era saltato e Tom lasciò<br />
la propria <em>chanche</em> seccare sul selciato.<br />
Il giorno gli si chiuse sulla nuca.</p>
<p><strong><em>2. </em></strong><strong><em>L’architetto e la preistoria</em></strong></p>
<p>Non da dentro ma da fuori, com’è<br />
che si esce al vento? La sistole è il nodo al fazzoletto:<br />
il muscolo è il tessuto più pesante:<br />
il suo ritmo è ritornare al suo nodo:<br />
àncora e una corda di grasso l’assicura<br />
da vecchi venti in cui parlano più<br />
che uomini, non ospitano voci<br />
– inospitali, soli, sì, e terreni,<br />
e spazzano i fondali corallini.<br />
A queste latitudini<br />
salgono a galla da mari viscosi<br />
mondi come lucidi tuorli d’uovo,<br />
grassi figli sopiti della terra,<br />
non piangono salendo dalle faglie:<br />
pacifici, corpulenta gioia per gli occhi,<br />
– e ogni volta lo ricordo di nuovo.<br />
È fondamentale il ruolo che gioca<br />
la pesantezza dell’impulso alla discesa<br />
nel parallelogramma delle forze.<br />
Unghie grigie d’argilla<br />
di mani piccole e concave e dita<br />
piccole e rigide consolidano il fondo<br />
della buca: aperto, aperto, arginato<br />
il rovinare della sabbia nella buca:<br />
non più scendere e riportare la sfilata<br />
dei fossili e dei troni<br />
di templi e vestiti e di tutto ciò che torna<br />
(poiché già ci hanno detto che il destino<br />
lasciò andare come un brutto aquilone chi<br />
disperava del governo del sole<br />
e il nuovo lo chiese alle porte della notte)<br />
ma a cementare le pareti del riparo, e<br />
dargli il nome di casa.<br />
È qui che si attende. Sarà il bacio<br />
della risacca a benedire la mia casa.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-25 10:28:09 by W3 Total Cache
-->