<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Massimo Maugeri &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/massimo-maugeri/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 08 Jul 2013 23:26:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Le isolatitudini di Massimo Maugeri</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/07/08/le-isolatitudini-di-massimo-maugeri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2013 17:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Pirandello]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Maugeri]]></category>
		<category><![CDATA[Trinacria park]]></category>
		<category><![CDATA[valerio evangelisti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=45997</guid>

					<description><![CDATA[Nella bella e partecipata prefazione, Valerio Evangelisti scrive  a proposito del romanzo Trinacria Park di Massimo Maugeri :&#8221;esiste sul serio una verità siciliana? Si direbbe di sì. Per scoprirla, però, occorre liberarsi delle incrostazioni menzognere che si sono accumulate sull’“isola inesistente” nel corso di decenni, se non di secoli. Dopo si potrà affermare che l’isola [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/trinacria-park-cover1-1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-45998" alt="trinacria-park-cover1-1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/trinacria-park-cover1-1.jpg" width="188" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/trinacria-park-cover1-1.jpg 523w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/trinacria-park-cover1-1-188x300.jpg 188w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" /></a></p>
<p>Nella bella e partecipata prefazione, Valerio Evangelisti scrive  a proposito del romanzo Trinacria Park di Massimo Maugeri :&#8221;esiste sul serio una verità siciliana? Si direbbe di sì. Per scoprirla, però, occorre liberarsi delle incrostazioni menzognere che si sono accumulate sull’“isola inesistente” nel corso di decenni, se non di secoli. Dopo si potrà affermare che l’isola esiste per davvero.. &#8221; Per riuscire nella cosa, aggiungo io,  l&#8217;autore è ricorso a un dispositivo narrativo tanto sempice quanto efficace. Duplicare l&#8217;isola in un&#8217;isola in miniatura e soprattutto filtrare la realtà attraverso lo specchio di una telecamera. Non voglio qui svelare alcunchè, quartadicopertinizzare il mio intervento che vuole essere una semplice introduzione all&#8217;estratto che ho chiesto a Massimo di pubblicare e mi limito dunque a dire due cose.  Dalla parte dello stile l&#8217;autore è riuscito a trovare i toni giusti, i colori linguistici nei fittissimi e numerosi dialoghi, in misura di dire oltre che raccontare le varie vicende, quasi seguendo alla lettera la tecnica a specchio del Caravaggio. Dall&#8217;altra sembra risuonare in modo costante pagina dopo pagina, come un vento inarrestabile, il rumore di una telecamera accesa, la sola in grado di dirigere uno scudo &#8211; ancora uno specchio &#8211; tutto moderno capace come quello offerto da Atena a Perseo di annientare Medusa. Una cinepresa che ricorda quella pirandelliana di Serafino Gubbio Operatore, la sola che possa tenere testa alla realtà senza esserne pietrificati dalla sola visione. <strong>effeffe </strong></p>
<p><strong>Capitolo undici</strong></p>
<p><strong> da <a href="http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=1038">Trinacria Park</a></strong><br />
di<br />
<strong><a href="http://letteratitudine.blog.kataweb.it/">Massimo Maugeri</a></strong></p>
<p>«Bentornati. È sempre Marina Marconi che vi parla dagli studi televisivi di TPN, Trinacria Park Network. Oggi abbiamo con noi il direttore artistico del parco, Gregorio Monti. Lo conoscete tutti, quindi non mi perderò in dettagli: attore, autore e regista di teatro, critico letterario e, in un’occasione, persino attore cinematografico».<br />
«Attore cinematografico una volta sola. Ha fatto bene a sottolinearlo».<br />
«Una volta sola… però a Hollywood».<br />
«Pecca una volta e sarai considerato peccatore per sempre».<br />
«Ma come, dottor Monti, mica è un peccato recitare a Hollywood!».<br />
«Lasciamo perdere».<br />
«Invece direi di approfondire e di entrare subito nel vivo dell’intervista. Credo che ai nostri telespettatori possa interessare, dato che in questi giorni anche alcuni quotidiani ne hanno parlato. Del resto in quell’unico film ha recitato al fianco di una nota signora italiana del grande schermo internazionale: Gloria Auteri. Non è mica da tutti, no? Per chi non lo sapesse, dico che Gloria Auteri era la madre del nostro direttore, Monica Green».<br />
«Pur non avendo mai amato Hollywood, sono sempre stato in ottimi rapporti con Burt Green e Gloria Auteri. Anzi, diciamo che ero considerato un amico di famiglia. Comunque Gloria ha cominciato con il teatro e ha esordito con me sul palcoscenico».<br />
«Lei è stato l’ultimo ad aver visto i Green vivi. In un’intervista ha dichiarato che questo fatto, più l’amicizia che la legava alla famiglia, l’ha spinta ad accettare la proposta di Monica Green».<br />
«Esatto».<br />
«E ora lei è il direttore artistico del Trinacria Park».<br />
«Così dicono. E così pare».<br />
«Sarà una bella esperienza».<br />
«Vedremo».<br />
«Non mi sembra molto convinto».<br />
«Io non sono mai molto convinto per natura. Anzi, non sono mai convinto di niente. È nel mio carattere».<br />
«Per lei che è siciliano però, scusi se glielo dico, dovrebbe essere esaltante poter gestire la direzione artistica di un megaprogetto come quello del Trinacria Park. O no?».<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/1274445892b.jpg"><img loading="lazy" class=" wp-image-45999 alignright" alt="1274445892b" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/1274445892b.jpg" width="360" height="377" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/1274445892b.jpg 600w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/1274445892b-286x300.jpg 286w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p>
<p>«Nemmeno l’esaltazione rientra nel mio carattere. Vede, signorina, lascio la convinzione e l’esaltazione agli stupidi e agli ignoranti. In ogni caso sono molto contento di poter svolgere la funzione che mi è stata offerta. Il progetto è ambizioso e io sono uno di quelli che non si tira indietro e che ha sempre considerato l’ambizione come uno strumento per andare avanti e migliorare. Ma mi creda, la mia sicilianità non c’entra nulla».<br />
«Ma come… un siciliano doc come lei che torna in Sicilia dopo tutti questi anni per una cosa così importante…».<br />
«Sento odore di provocazione. Ho la sensazione che lei stia deliberatamente tentando di portarmi su terreni che in genere evito di calpestare. Comunque… un “siciliano doc”, come mi ha definito lei, non lascia mai la Sicilia. Nemmeno per un attimo. Ci rimane sempre ancorato, con il cuore e con la mente».<br />
«Però era da tempo che non tornava. Voglio dire, lei ha vissuto al Nord e all’estero per gran parte della sua vita».<br />
«Signorina, stia attenta. Un siciliano vero non potrà mai allontanarsidalla Sicilia. Dico sul serio. Potrà essere distante centinaia di chilometri, ma avrà la Sicilia sempre dentro di sé».<br />
«Ma non è un luogo comune, questo?».<br />
«No. Non lo è».<br />
«Mi dica, allora: ha mai avuto nostalgia in questi anni? Le sono mancati alcuni luoghi? Magari le vie dove passeggiava da ragazzo?».<br />
«Certo che ho provato un senso di nostalgia per i miei luoghi! Mi sono mancati, sì. Ma non li ho mai sentiti distanti».<br />
«E le persone?».<br />
«Tra luoghi e persone di Sicilia preferisco i primi».<br />
«Che vuol dire?».<br />
«Lo sa benissimo che voglio dire. Ho visto che tiene nella cartella la copia di un noto ritaglio di giornale…».<br />
«Si riferisce a questo?».<br />
«Esatto».<br />
«È un suo vecchio articolo in cui sostiene che la Sicilia senza siciliani sarebbe quasi come una pianta senza parassiti. È un’affermazione di più di vent’anni fa: lo pensa ancora?».<br />
«Vede, per via di quell’articolo sono stato odiato. Era un’evidente provocazione che non è mai stata capita fino in fondo. Il risultato è che mi sono fatto molti nemici e mi sono beccato parecchi insulti. Comunque lei mi chiede se lo penso ancora. La risposta è no. Oggi toglierei quel “quasi”».<br />
«Addirittura».<br />
«Non c’e dubbio. Io sono uno di quelli che se incontra un siciliano fuori dalla Sicilia cambia strada».<br />
«Perché?».<br />
«Perché non sono ipocrita».<br />
«Lo sa che sono siciliana anch’io?».<br />
«Sì. Mal comune, mezzo gaudio».<br />
«Queste sono affermazioni spiazzanti. Mi scusi ma ci tengo a dire che, da siciliana, ho sempre considerato i miei conterranei come persone accoglienti e affettuose».<br />
«Il popolo siciliano è accogliente e affettuoso, signorina. Soprattutto nei confronti di chi viene da fuori. Non c’è dubbio. Il problema sta nella reciprocità dell’affetto tra conterranei, come li ha definiti lei. Quello che voglio dire è che alcuni siciliani si vogliono bene di un affetto letale. Si vogliono così bene che finiscono con lo stritolarsi nel loro reciproco abbraccio».<br />
«Anche il suo può essere un abbraccio letale?».<br />
«Da questo punto di vista sono un siciliano sui generis».<br />
«Ne è sicuro?».<br />
«Certo. Ora le faccio io una domanda sui siciliani. Lo sa qual è l’impegno principale di un siciliano?».<br />
«Me lo dica lei».<br />
«Non quello di portarsi avanti, ma quello di evitare di essere sopravanzato dai suoi conterranei».<br />
«Va be’… questa non mi pare una prerogativa dei soli siciliani».<br />
«Si fidi, signorina. Esiste un certo tipo di siciliano che baratterebbe senza problemi il proprio successo con l’insuccesso altrui».<br />
«Lei è mai stato sopravanzato?».<br />
«No. Ma per non essere sopravanzato ho deciso di lasciare la Sicilia, altrimenti sarei potuto rientrare anch’io nella categoria. Ho lasciato la Sicilia solo con il corpo, però. Non con la mente né con il cuore».<br />
«Però, mi scusi, se parla così poi non si può lamentare se la contestano o se arrivano persino a odiarla e a insultarla. Voglio dire… un po’ se la cerca!».<br />
«Non so se me la cerco. In ogni caso non mi lamento. Bisogna avere il coraggio di dire ciò che si pensa. Naturalmente dopo aver pensato a ciò che si sta per dire. La verità è che i siciliani sono i primi a parlar male della Sicilia, ma guai se lo fa qualcun altro. Io invece dico di amare la Sicilia. La Sicilia è bella, anche se dorme. È una bella addormentata in mezzo al mare. In ogni caso, amo la Sicilia e detesto certi siciliani. Lo sostengo da sempre e continuerò a sostenerlo. Il prezzo che ho dovuto pagare è quello di aver girato i teatri di tutto il mondo per sentirmi acclamare ovunque… tranne che in Sicilia».<br />
«Però, in fin dei conti, è siciliano anche lei. O no?».<br />
«Lo sa in cosa lo sono molto?».<br />
«Scommetto che me lo sta per dire».<br />
«Nell’essere individualista. Sono un fottuto individualista».<br />
«C’è chi dice che è l’uomo moderno a essere individualista».<br />
«Da questo punto di vista le assicuro che i siciliani sono molto moderni… e io sono tra questi».<br />
«Mi scusi, ma allora perché ha accettato la direzione artistica del Trinacria Park?».<br />
«L’ha detto lei stessa. Perché sono legato a Monica Green da un affetto di antica data. Poi perché il progetto è interessante e rappresenta una sorta di sfida. Ma anche perché, non lo nego, l’assegnazione della direzione artistica del progetto Trinacria Park a Gregorio Monti ha fatto rodere, e farà rodere, il fegato a molti. E questa, per me, è moneta non quantificabile. L’idea di gente che sbava pronunciando il mio nome mi fa arricriàri. Vado proprio in sollucchero».<br />
«Ho l’impressione che lei, in fin dei conti, stia solo recitando una parte».<br />
«Tutto è possibile».<br />
«Parliamo del parco. A suo avviso il Trinacria Park potrà davvero con tribuire al rilancio della Sicilia?».<br />
«Non lo so. Sono un uomo di cultura e di teatro, non un economista».<br />
«Lei è un uomo di teatro, uno dei più importanti a livello internazionale. Però le è rimasto il nomignolo di “Vittorio Gassman del Sud”».<br />
«Marina Marconi, scusami se passo a darti del tu, ma tu chiamami di nuovo Vittorio Gassman del Sud e io telefono in diretta a Monica Green e ti faccio licenziare in tronco. Guarda che sono un vecchio incazzoso».</p>
<p>«Di questo me n’ero accorta. Parliamo più in dettaglio del Trinacria Park e del suo coinvolgimento nel progetto in qualità di direttore artistico. Sul Corriere dell’altro ieri è uscito un articolo a sua firma dove sostiene, in soldoni, che il Trinacria Park può far benissimo a meno di Hollywood».<br />
«Certo che ne può fare a meno! Guarda che anch’io, come la Green, ho amicizie hollywoodiane. Ciò non toglie che la marca Hollywood, come dico sempre, non mi piace. E non mi piace la sudditanza psicologica nei confronti del grande schermo americano. Questo lo sannotutti».<br />
«Ma allora come mai Monica Green si è rivolta proprio a lei per questo incarico? Voglio dire, la Green, che è sostenuta dai vertici della Graskon Pictures, ritiene i contatti con Hollywood es senziali per la buona riuscita del progetto Trinacria Park…».<br />
«Vuoi sapere perché? Perché sono un numero uno. E perché si fida di me».<br />
«Bene, passiamo ad altro. Nei giorni scorsi ha avuto modo di esprimere, seppur velatamente, un certo rammarico per la scelta di alcuni attori. Lei ha parlato di scelta, ma tra le righe si legge la parola imposizione ».<br />
«Ti sei costruita una bella rassegna stampa. Complimenti!».<br />
«Diciamo che rientra tra i miei compiti».<br />
«E tu sei brava a fare i compiti…».<br />
«C’è qualche nome che le è stato effettivamente imposto?».<br />
«Partiamo dal presupposto che io sono uno di quelli che non si fa imporre nulla da nessuno. Nella fattispecie, se ci fosse stato qualcosa che non mi garbava davvero me ne sarei andato sbattendo la porta. Se così non è stato significa che: o è tutto a posto, oppure ho deciso di adeguarmi».<br />
«Quale delle due?».<br />
«Mi sono adeguato perché è tutto a posto».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alla leggèra</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/alla-leggera/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/alla-leggera/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 13:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[alessandra buccheri]]></category>
		<category><![CDATA[alessandra buccheri (1)]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro zannoni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro zannoni (1)]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[attualità (161)]]></category>
		<category><![CDATA[barbara baraldi]]></category>
		<category><![CDATA[bocca di magra]]></category>
		<category><![CDATA[enrico pandiani]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[leggere fa male]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Bernardi]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Romolo Carrino]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Maugeri]]></category>
		<category><![CDATA[rosario palazzolo]]></category>
		<category><![CDATA[sasha naspini]]></category>
		<category><![CDATA[TAG 2010]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36142</guid>

					<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del festival Castello in Movimento curato da  Pietro Torrigiani , dal 21 al 23 luglio &#8211; si terrà a Bocca di Magra Leggere fa male. Ideatore della manifestazione è il generoso Alessandro Zannoni. (effeffe)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/boccaa311.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-36141" title="boccaa31" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/boccaa311-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/boccaa311-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/boccaa311.jpg 600w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
<p>Nell&#8217;ambito del festival <a href=" http://www.castelloinmovimento.com/ ">Castello in Movimento</a> curato da  <strong>Pietro Torrigiani</strong> , dal 21 al 23 luglio &#8211; si terrà a <strong>Bocca di Magra</strong> <em>Leggere fa male.</em> Ideatore della manifestazione è il generoso <strong>Alessandro Zannoni. (<em><span style="font-weight: normal;">effeffe</span></em>)</strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/alla-leggera/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I pod, You tube, He/She lost control</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/21/i-pod-you-tube-heshe-lost-control/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/21/i-pod-you-tube-heshe-lost-control/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 20:25:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[i-pod]]></category>
		<category><![CDATA[marino niola]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Maugeri]]></category>
		<category><![CDATA[rolling stone]]></category>
		<category><![CDATA[you-tube]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=7449</guid>

					<description><![CDATA[Sul suo blog l&#8217;amico Massimo Maugeri ha lanciato una sfida ai lettori invitandoli a votare il migliore singolo e album della storia del Rock, sulla falsa riga della Top 100 proposta dal Magazine Rolling Stone. In tantissimi hanno così lanciato le proprie proposte ( per quanto mi riguarda ho votato Sympathy for the devil e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/170707_23.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/170707_23-267x300.jpg" alt="" title="170707_23" width="267" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-7481" /></a></p>
<p><a href="http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2008/08/16/eleggiamo-la-miglior-canzone-e-il-miglior-album-di-tutti-i-tempi/#comments">Sul suo blog</a> l&#8217;amico Massimo Maugeri  ha lanciato una sfida ai lettori invitandoli a votare il migliore singolo e album della storia del Rock, sulla falsa riga della Top 100 proposta dal Magazine <a href="http://www.rollingstone.com/">Rolling Stone</a>.<br />
In tantissimi hanno così lanciato le proprie proposte ( per quanto mi riguarda ho votato <a href="http://it.youtube.com/watch?v=pc3f8L7Ruuk">Sympathy for the devil </a>e <a href="http://it.youtube.com/watch?v=nrlx6l0C4Ts">Quadrophenia</a>) e nel lunghissimo thread eccellentemente moderato da Gea ed Enrico, una giovane (presumo) commentatrice, Miriam, ha fatto un&#8217;osservazione che non solo mi pareva azzeccata ma che ha scatenato in me un&#8217;altra serie di interrogativi a cui ho provato a dare una risposta.<br />
Miriam suggeriva infatti in po&#8217; a tutti di non limitarsi a fare citazioni, riportare link a Youtube o Myspace, ma di tentare una sorta di cartografia affettiva delle canzoni cercando di trasmettere ai lettori non solo l&#8217;informazione ma anche l&#8217;emozione che aveva portato a quella scelta. Nel blog troverete ovviamente la formulazione originaria e vi invito a leggerla. Qui invece riporto la mia prima riflessione sperando con voi di trovare una risposta alla &#8220;chose&#8221;.<br />
<strong><br />
Postato Martedì, 19 Agosto 2008 alle 8:10 pm da effeffe</strong></p>
<p><em>Cara Miriam,<br />
era da un po’ di tempo che mi interrogavo su questa storia delle playlist. Sono stato tra i primi partizan dell’I-pod per puro caso.<br />
<span id="more-7449"></span><br />
Costretto a lasciare case e cose era l’unico modo per portare via tutta la discografia (le copertine, i libretti, le macchie sarebbero rimasti dov’erano) anche se immateriale, ovvero tracce mp3. E così mi è capitato di incontrare altri ipodisti nella mia lunga fuga (che ancora dura e sono passati più di tre anni) e di aver sperimentato quella cosa tradotta in dialoghi tipo: dai adesso mettiamo il mio ipod, no no, ho ancora due pezzi, si ma è mezz’ora che ci hai il tuo ipod collegato al mixer, è il mio turno. ..ecc. Eppure quel far ascoltare la playlist o un pezzo in particolare non produceva nell’altro emozione, proprio come nel tuo caso. In altri termini tutto il mondo che l’Ipodista aveva trasmesso a quel pezzo, il pezzo non lo trasmetteva ad altri. Banale no?</p>
<p> Eppure una spiegazione c’è, un’ipotesi ce l’ho. L’emozione (il discorso vale sia per l’ipod che per gli indirizzi youtube che ci si sta passando qui in questo post) non passa perché non c’è un racconto. Chi fa radio (io ne faccio un po’ con un <a href="http://cocinaclandestina-cocinaclandestina.blogspot.com/2008/03/dicono-di-lororassegna-stampa.html">programma</a> in Piedmont) sa che il radioascoltatore si fa ammaliare dalla storia, dall’aneddoto, e il rock si sa si è sempre nutrito di aneddoti. Ma non solo. Un pezzo, traduce anche un tempo e la mitologia che lo presuppone. La canzone “</em><em>Je ne regrette rien</em> “di <a href="http://it.youtube.com/watch?v=kFRuLFR91e4">Edith Piaf</a> va di paro paro con il lancio dei paracadutisti in Algeria,(la cantante aveva dedicato alla legione Straniera impegnata all&#8217;epoca nella Guerra d&#8217;Algeria, la registrazione del brano) o la canzone <a href="http://it.youtube.com/watch?v=aCUQtbZ3Tbs">The end</a> dei Doors che ognuno di noi dopo Apocalypse now associa al bombardamento al napalm in vietnam. Il rock produce narrazioni (ricordate la storica sfida alle bacchette tra i due batteristi, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=EnQuuDnkeJ8">Carl Palmer</a> (Emerson Lake and palmer) e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mAnKyR3MQHw&#038;feature=related">Keith Moon</a> (The who)e chi ama il rock si narra anche attraverso quel tipo di racconto. Un amico antropologo Marino Niola <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/07/26/io-il-tu-dell-umanita-comunicante.html">faceva notare</a> come le nuove tecnologie si declinino attraverso i pronomi. I (io) pod, You (tu) tube. A me sembra che manchi ancora a questo stadio di riproduzione, (I pod, You Tube) la dimensione del noi che poi non è altro che la condivisione dell’esperienza, e dell’emozione.</p>
<p>Ecco perchè a mio avviso si affaccia sulla scena la parola share, condividere, in questi ultimissimi tempi. Lo share televisivo era <em>n’ata cosa</em>. Chi non viene da quel mondo (ex noi) c’entrerà da solo, non attraverso le “piste” che i genitori o i <em>frati</em> più grandi daranno. E allora si, che ogni nuova canzone (nuova di trent’anni fa dialogherà con quella che ha pochi giorni di vita). Così i concerti in sale microscopiche, o negli stadi dove si vedono sempre più ragazzi e ragazze.  Scusa allora, Miriam, se non ci si trova ora, perché già so che ci si ritroverà più tardi, e magari avrai tra le mani un disco che uno dei più grandi fumettari italiani, <a href="http://cgi.ebay.it/Ivan-Graziani-:-Lugano-addio---Copertina-di-Liberatore_W0QQitemZ230265199101QQcmdZViewItem?IMSfp=TL080625091a25189#ebayphotohosting">Tanino Liberatore,</a> aveva realizzato per quel grande cantautore italiano che è stato Ivan Graziani…<br />
scusate il papiello</p>
<p>effeffe</p>
<p><strong>Nota</strong></p>
<p>Segue testo dell&#8217;articolo di Marino, a parer mio imprescindibile.</p>
<p><strong>L&#8217; IO E IL TU DELL&#8217; UMANITÀ COMUNICANTE</strong><br />
<em>Repubblica — 26 luglio 2008   pagina 35   sezione: CULTURA</em><br />
di<br />
<strong>Marino Niola</strong></p>
<p>IPod, YouTube: prima e seconda persona singolare dell&#8217; individualismo di massa. L&#8217; io e il tu dell&#8217; umanità comunicante, i pronomi personali dell&#8217; interlocuzione globale. Nomi brevi, assonanti, allusivi. Misteri etimologici, nuovi mondi da scoprire e da nominare. Sono questi i miti d&#8217; oggi, le bussole che aiutano l&#8217; homo tecnologicus a navigare nel mare del presente, a esplorare, più che a spiegare, una realtà in perpetua, rapidissima trasformazione. Che è poi da sempre la funzione del mito: traghettare il senso negli stretti insidiosi che separano un mondo che scompare e quello nuovo che si profila in forme sconosciute, enigmatiche, inquietanti. Il mito è una parola scelta dalla storia, diceva Roland Barthes nei suoi Miti d&#8217; oggi.</p>
<p> Un libro che quando uscì, nel 1957, fece epoca, perché riepilogava il presente in poche parole, lo riassumeva in un glossario fatto di alcuni termini chiave &#8211; oggetti simbolo &#8211; che sintetizzavano la mutazione antropologica della società che usciva dalla guerra. La bistecca e le patate fritte, lo strip-tease, la due cavalli, il vino rosso, i detersivi, la Guide bleu, il Tour de France, Brigitte Bardot. Passioni-ossessioni della prima società dei consumi, che si era appena lasciata la miseria alle spalle e sognava cose concrete, solide, di sostanza. Un simbolismo nutriente, addirittura ricostituente, tutto il contrario del nostro ascetico immaginario a cristalli liquidi, immateriale, vuoto, mobile, virtuale. Perché quando la storia supera un tornante la macchina del mito si resetta. E fabbrica nuove icone. è in questo senso che iPod e YouTube sono entrati nella mitologia contemporanea. Come ologrammi che condensano in un oggetto lo spirito di questo tempo.</p>
<p> Nato come merce, l&#8217; iPod (ma anche l&#8217; i-phone) è diventato improvvisamente significato. E in questa metamorfosi c&#8217; è la chiave della consacrazione di un semplice lettore di musica e video a emblema di uno stile di vita hi-tech. Simbolo di identità e perciò stesso rivendicazione di una differenza. A caratterizzare i prodotti contrassegnati con la i e i soggetti che li scelgono è proprio il non essere come gli altri. IPod non è un walkman, come i-book non è un pc e come i-phone non è un telefonino. In un mondo spersonalizzante, competitivo, minacciosamente tecnocratico, gli strumenti con la i diventano il nostro io tecnologico, incarnano il volto umano della mobilità, permettono insomma una sostenibile leggerezza dell&#8217; essere. Bianco, elegante, levigato, minimale, il design stesso realizza l&#8217; utopia di un nuovo modo di vivere la tecnologia che ne fa una seconda natura, senza la discontinuità robotica dell&#8217; informatica ancien régime. IPod replica con mimetismo ibrido, più che animale meno che umano, lo scorrere ininterrotto e trasversale dei flussi della nostra memoria. </p>
<p>Senza scatti per passare da una traccia all&#8217; altra, un panta rei digitale che sembra riprodurre l&#8217; anatomia stessa del ricordo. Nelle play list che costruiamo e che scambiamo con altri &#8211; dando vita a forme inedite di comunità estetiche, di reti armoniche &#8211; la musica registrata perde, infatti, il suo carattere esterno, oggettivo, impersonale, archivistico per trasformarsi in ricordo, in qualcosa della nostra soggettività che viene condiviso. L&#8217; oggetto diventa così un prolungamento di noi stessi, realizzando la mutazione antropologica della tecnologia. Con l&#8217; effetto di una naturalizzazione del digitale che smette di essere una protesi elettronica per trasformarsi in organo pulsante, attaccato alla pelle al punto da diventare me. Digito ergo sum. è il motto di uno spostamento progressivo dal tecnologico al biologico, dall&#8217; avere all&#8217; essere, dalla terza alla prima persona. Il che consente all&#8217; informatica di realizzare la promessa contenuta nel suo nome e di diventare pura sinapsi, materia subtilis, funzione senza peso. IPod, letteralmente io-piede, o in senso figurato io-cammino, o ancora io non resto fermo.</p>
<p> Come dire la mobilità in un nome che, non a caso, evoca il movimento, il camminare poiché deriverebbe dalla parola piede. Esattamente come Edipo, il più mitico dei nomi. L&#8217; etimologia, lungi dall&#8217; essere certa è tuttavia piena di verità. Una verità di ordine simbolico e non di ordine logico o filologico. L&#8217; autenticità dei miti, infatti, sta tutta nel valore condiviso che essi assumono e la loro forza sta nella capacità di orientare il senso comune: il mito funziona come una bussola e non come un microscopio. La parola mitica è sempre un concentrato di senso, o meglio di sensi. è significato ad altissima densità iconica. Per esempio il nome Edipo, che significa letteralmente &#8220;piede gonfio&#8221;, rende il gonfiore dei piedi universalmente significativo, ne fa il simbolo di uno zoppicamento del mondo, di un cattivo andamento della realtà che precipita tragicamente, come una persona che cade in disgrazia. E le fatali Sirene hanno già nel nome &#8211; dalla radice sir che vuol dire canto &#8211; sia l&#8217; incantesimo del suono che il grido dell&#8217; allarme. Il pensiero mitico trasforma dunque un nome comune in un nome proprio di cui tutti riconoscono il senso a prima vista e che applicano alla realtà come un cifrario, come una chiave d&#8217; interpretazione.</p>
<p> Ecco perché iPod diventa la personificazione di un&#8217; azione, l&#8217; iconizzazione di una funzione, la sua sacralizzazione laica. Al fondo del nostro linguaggio di ogni giorno giace una sterminata mitologia, un infinito catalogo di significati virtuali che di volta in volta le correnti epocali e le onde emotive disincagliano facendole venire a galla, passandoci sopra un colpo di evidenziatore collettivo. Proprio come nel web dove si parla di far galleggiare l&#8217; informazione, di linkarla. In fondo i miti, di ieri e di oggi, sono proprio dei link che fanno affiorare le parti nascoste della realtà, gli strati giacenti del linguaggio, richiamando alla superficie le profondità inesplorate dell&#8217; essere che emergono dalla quotidianità della parola stessa. Potenza di un piede. Talmente iconico da figliare parole nuove come podcasting &#8211; composta da pod e da broadcasting, ovvero condivisione di file audio &#8211; eletta parola dell&#8217; anno 2005 dal New Oxford Dictionary celebrando di fatto la metamorfosi della funzione tecnica in indicazione mitica.</p>
<p> Se iPod è insieme anima e mente dell&#8217; individuo di massa &#8211; contrazione egocentrica, quasi autistica della propria interiorità, del proprio mondo, delle proprie preferenze e passioni in pochi grammi di guscio &#8211; YouTube rappresenta invece l&#8217; interlocuzione globale all&#8217; ennesima potenza. Che fa di ciascuno la seconda persona di un tu per tu planetario tra immagini. E dunque la relazione con l&#8217; altro appare totalmente oggettivata, quasi anatomizzata. La rete funziona da lente d&#8217; ingrandimento che mostra a una velocità vertiginosa &#8211; ogni giorno cento milioni di video visionati e sessantacinquemila nuovi filmati aggiunti &#8211; l&#8217; umanità ridotta ai suoi minimi particolari, spesso i più bizzarri, mostruosi, paradossografici, rendendola di fatto estranea, mero oggetto di visione posto a distanza telescopica. E proprio telescopio significa in antico slang il termine tube. Ciascuno è voyeur ed entomologo di una realtà ancora in frammenti: una zoologia imperfetta fatta di individui non ancora raggruppati in specie. è la vera Naturalis historia dell&#8217; immaginario globale, fatta di eccezioni di cui è difficile trovare la regola. Un&#8217; umanità singolare che sembra uscita dalla penna di Erodoto o di Plinio. Ma attende ancora un Linneo che metta ordine nel suo caos e ci insegni a leggerne le figure. </p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/21/i-pod-you-tube-heshe-lost-control/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>13</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-05 10:19:54 by W3 Total Cache
-->