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	<title>materia delle parole &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>L&#8217;intuizione del propizio: mostra e reading</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 14:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[galleria Coviello]]></category>
		<category><![CDATA[materia delle parole]]></category>
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					<description><![CDATA[di Biagio Cepollaro Mostra e Reading all’Officina Coviello. 14 settembre 2011 0re 18.30, via Tadino 20, Milano ho voluto – o anche: questa vita di me ha voluto così ora che si raccoglie che mi sembra di non aver più nulla da fare e non può essere vero: il freddo è ancora là, uguale, della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Biagio Cepollaro</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/Biagio-Cepollaroicona-4-2009-1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-40024" title="Biagio Cepollaro,icona-4-2009-1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/Biagio-Cepollaroicona-4-2009-1-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/Biagio-Cepollaroicona-4-2009-1-223x300.jpg 223w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/Biagio-Cepollaroicona-4-2009-1.jpg 506w" sizes="(max-width: 223px) 100vw, 223px" /></a><br />
<em>Mostra e Reading all’Officina Coviello</em>.<br />
<strong>14 settembre 2011<br />
0re 18.30, via Tadino 20, Milano</strong></p>
<p style="text-align: right;">
ho voluto – o anche: questa vita<br />
di me ha voluto così ora che si raccoglie<br />
che mi sembra di non aver più nulla<br />
da fare e non può essere vero: il freddo<br />
è ancora là, uguale, della stessa<br />
misura degli anni trascorsi al caldo.<br />
è ancora là che fa segni dalla finestra<br />
con l’umidità col giallo dei lampioni<br />
con la minaccia di entrare dentro<br />
in ogni momento perché ogni momento<br />
è buono per essere cattivo.</p>
<p style="text-align: left;">
Avendo scritto poesie per trent’anni ho considerato le parole soprattutto come delle sonde per l’esplorazione del senso. Il suono, l’immagine che nella mente scorre, la disposizione grafica sulla pagina: il gioco della poesia si svolge nel continuo rimando tra immagine, suono e senso.<span id="more-40023"></span></p>
<p>Ma cosa accade quando è proprio la materia della parola a presentarsi in primo piano, nell’oblio del significato, nella sparizione del suono? La parola che s’incarna nella materia è diventata già una traccia di pensiero: i suoi contorni non appartengono più all’invisibilità delle idee ma al sensibile delle materie. La parola diventa cosa tra cose, un pezzo di muro e di mondo, una superficie rugosa iscritta. Queste tracce concrete del pensiero sono come voci semisepolte nelle cose. Sono le parole guardate da fuori, senza la complicità del senso.</p>
<p>Così ho costruito i miei fondi con le tempere all’uovo: fabbricarsi i colori è come inventare una propria grammatica. E poi, con questo bagaglio di memoria, ho provato ad incontrare le materie della città, ho provato a piegarle a questo mio disegno: il cemento sulla tela, come l’intonaco minerale, come il catrame o il gesso. Il mordente per legno l’ho usato come inchiostro. Sopra e dentro queste superfici graffiate ho fatto serpeggiare e restare i frammenti di versi che in quello stesso momento stavano venendo alla luce, nel dialogo col fondo e con la sua resistenza.</p>
]]></content:encoded>
					
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