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	<title>matrimonio civile &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>AFFERMAZIONE CIVILE</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 16:09:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Certi Diritti Il 29 agosto h 11 la coppia composta da Ottavio Marzocchi, bolognese, funzionario a Bruxelles del Parlamento Europeo, e Joaquin Nogueroles Garcia, funzionario della Commissione Europea, che si è sposata lo scorso 20 agosto in Spagna, accompagnata da amici, parenti e personalità politiche si è recata al Comune di Bologna per chiedere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Certi Diritti</p>
<p>Il 29 agosto h 11 la coppia composta da Ottavio Marzocchi, bolognese, funzionario a Bruxelles del Parlamento Europeo, e Joaquin Nogueroles Garcia, funzionario della Commissione Europea,  che si è sposata lo scorso 20 agosto in Spagna, accompagnata da amici, parenti e personalità politiche si è recata al Comune di  Bologna per chiedere la trascrizione del matrimonio nei registri del Comune, così come previsto quando si contrae matrimonio all’estero.<br />
Nessun rappresentante politico della Giunta comunale ha ricevuto i coniugi che hanno quindi  ‘occupato’ simbolicamente la Sala Rossa dove si svolgono i matrimoni con rito civile. In seguito i coniugi si sono recati presso gli uffici anagrafici del Comune di Bologna dove alcuni funzionari hanno spiegato quali documenti occorre presentare per la richiesta di trascrizione del matrimonio celebrato in Spagna. I funzionari hanno altresì spiegato che in base ad una Circolare Amato del Ministero degli Interni non sarà possibile comunque procedere alla trascrizione e che di ciò verrà data comunicazione scritta.<span id="more-39943"></span><br />
L’Associazione Radicale Certi Diritti assisterà la coppia, che ha già preannunciato di voler fare ricorso, in caso di diniego del Comune, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e alla Corte di Giustizia Europea per il mancato rispetto dei Trattato di Nizza, sulla libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Ue, e del Trattato di Lisbona sulla lotta alle discriminazioni anche in base all’orientamento sessuale.<br />
Di seguito una nota esplicativa della campagna di Affermazione Civile alla quale hanno aderito decine di coppie in tutta Italia.<br />
Per ricevere la NewsLetter di Certi Diritti è sufficiente registrarsi nell’apposito spazio al sito certidiritti.it</p>
<p>Affermazione Civile è una campagna nazionale di iniziativa giuridica volta al riconoscimento del matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso.<br />
Il lancio della campagna risale all’Aprile del 2008, per opera di due associazioni:<br />
1) “Associazione radicale Certi Diritti” che ha sostenuto lo sviluppo della campagna, mantenuto i rapporti con le coppie coinvolte e sensibilizzato l’opinione pubblica con iniziative politiche, culturali, e di partecipazione popolare.<br />
2) “Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBT”, una associazione di avvocati che ha definito la strategia giuridica dell’iniziativa e ha difeso davanti ai tribunali le coppie che hanno aderito alla campagna.<br />
Il metodo<br />
La campagna si è sviluppata cercando su tutto il territorio italiano coppie di persone dello stesso sesso intenzionate a richiedere la pubblicazione degli atti di matrimonio negli uffici preposti. Ottenuto il prevedibile rifiuto in forma di documento ufficiale (ai sensi dell’articolo 98 del Codice Civile) gli avvocati preposti dalla Rete Lenford lo hanno impugnato davanti ai tribunali.<br />
Con l’aiuto di Certi Diritti, tutte le coppie coinvolte sono state scrupolosamente assistite, prima nel percorso di comprensione dell’iniziativa, poi nel percorso giuridico delle sentenze. Solo chi lo desiderava, veniva coinvolto in iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica: comunicati stampa e articoli di giornale, partecipazione a conferenze stampa, testimonianze in convegni sul tema del diritto di famiglia, partecipazioni ad eventi di piazza.<br />
Più genericamente la campagna si pone all’interno di un più ampio progetto di Riforma del Diritto di famiglia che vede coinvolti i temi più svariati argomenti famigliari (piena uguaglianza delle donne nei vincoli famigliari, parità di diritti per i figli nati fuori dal matrimonio, adozioni, varietà delle forme di famiglia riconosciute, testamento biologico, divorzio breve, violenza domestica ed altro ancora).<br />
I primi risultati<br />
Nel tempo utile per la campagna sono state coinvolte circa 25 coppie sul territorio nazionale.<br />
Le cause relative alla campagna hanno raggiunto circa 13 circondari di tribunale su 166, almeno 6 corti d’appello su 26. Non abbiamo ancora avuto una sentenza di cassazione.<br />
Alle udienze si sono aggiunti numerosi corsi di formazione per avvocati, conferenze accademiche e convegni culturali sul tema. Visto il panorama culturale – nelle aule di tribunale così come nella politica e nella società – consideriamo positivo ed importante l’impatto delle sentenze e di queste iniziative.<br />
Ben 4 cause sono state rinviate direttamente alla Corte Costituzionale senza attendere il massimo grado di giudizio.<br />
Il clima positivo che si è generato alla notizia di una sentenza della Corte costituzionale su un tema così poco affrontato dalla politica ha facilitato la nascita di un Comitato nazionale per il riconoscimento del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, “Sì, lo voglio”.<br />
La sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale<br />
La sentenza della Corte Costituzionale 138/2010 del 14 aprile 2010 non riconosce nell’immediato il diritto al matrimonio civile come da noi richiesto. Allo stesso tempo non lo esclude a priori, e lancia dei chiari messaggi positivi:<br />
1) ha riconosciuto la dignità costituzionale delle unioni omosessuali<br />
2) sollecita il Parlamento a varare una disciplina di carattere generale in materia<br />
3) parifica i diritti delle coppie omosessuali ai diritti già riconosciuti alla coppie more uxorio eterosessuali<br />
4) si riserva d’intervenire in futuro per garantire un trattamento omogeneo tra le coppie coniugate e quelle omosessuali<br />
5) bandisce il comportamento omofobico<br />
La sentenza 138/2010 rappresenta in sè un traguardo importante, poiché per la prima volta  la Repubblica Italiana si è espressa in merito al diritto di famiglia per le coppie dello stesso sesso.<br />
Lo spirito della sentenza è stato confermato da una più recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, (Schalk &amp; Kopf vs Austria, 24 Giugno 2010) che, tra l’altro, afferma esplicitamente che le famiglie costituite da coppie dello stesso sesso sono famiglie a tutti gli effetti.<br />
I prossimi passi: Affermazione Civile 2.0<br />
Da Novembre scorso, quando abbiamo rilanciato la nuova fase di affermazione civile, abbiamo avviato una collaborazione con alcune coppie. Perciò vale la pena tirare un po’ le somme di questi mesi passati a vedere insieme che tipo di lavoro abbiamo impostato:<br />
1)      DIRITTO AL MATRIMONIO: La richiesta per il riconoscimento del diritto al matrimonio è stato portato di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, come annunciato già lo scorso Giugno. Sono due le coppie che hanno partecipato a questo ricorso, guidato da Marilisa D’Amico, professore ordinario di Diritto Costituzionale, e Massimo Clara. Al momento siamo in attesa che il ricorso venga accettato dalla CEDU e in tal caso ci prepareremo per l’udienza.<br />
2)      RICONOSCIMENTO DELLA NAZIONALITA’ DEI FIGLI NON BIOLOGICI / NON PARTORITI: Dalla Spagna, abbiamo due famiglie i cui figli non si vedono riconosciuta la cittadinanza italiana, essendo la madre italiana la madre non biologica, oppure la madre biologica che però non ha partorito il figlio. In questo caso, non passeremo attraverso la “classica” via di impugnare il diniego che queste coppie hanno ricevuto dal consolato. Invece stiamo procedendo appellandoci ai tribunali spagnoli. Nell’ipotesi che il ricorso sarà accolto, provvederemo poi a richiedere allo stato italiano di rispettarlo, in virtù delle convenzioni europee sul  riconoscimento delle sentenze emesse dai tribunali di altri stati. Ricorso seguito dal nostro iscritto a Barcellona, Avvocato Ugo Millul in collaborazione con l’avvocatessa Gemma Calvet i Barot.<br />
3)      RICONGIUNGIMENTO FAMIGLIARE: Abbiamo poi alcune coppie in cui uno dei partner non è cittadino europeo, e nonostante matrimonio/ unione civile contratta all’estero e nonostante il cittadino non europeo goda già di un  permesso di soggiorno europeo di lungo periodo rilasciato da altri stati europei, in italia non viene concesso il ricongiungimento famigliare, né viene riconosciuto il permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato da altri stati europei (e in teoria validi su tutto il territorio europeo). Ricorso seguito da Gabriella Friso, esperta nei servizi per gli immigrati.<br />
Sono in fase di elaborazione altri ricorsi:<br />
4)      TRASCRIZIONE DEL MATRIMONIO CONTRATTO ALL’ESTERO: Ottavio Marzocchi, socio fondatore e rappresentante di Certi Diritti a Bruxelles, si è unito in matrimonio in Spagna con un cittadino spagnolo. A Bologna è appena stata fatta una manifestazione in seguito al diniego di trascrizione in Italia del suomatrimonio ed è in fase di studio un ricorso per il mancato riconoscimento del diritto al matrimonio.<br />
5)      DIRITTO ALLA FECONDAZIONE ETEROLOGA: Ricorso che verrà effettuato insieme ad altre coppie eterosessuali sul diritto alla fecondazione eterologa,attualmente negata in Italia con una pena prevista di una multa fino ad un milione di Euro. Ricorso seguito dall’avvocatessa Filomena Gallo, Vice Segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.<br />
6)      DIRITTO ALLA VITA FAMIGLIARE: Ricorso che verrà effettuato insieme ad altre coppie eterosessuali sul diritto al riconoscimento della vita famigliare per le coppie non sposate che conducono dei progetti di vita stabili. Ricorso seguito dall’avvocatessa Filomena Gallo, Vice Segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.<br />
Le possibilità di altri nuovi ricorsi, sono potenzialmente infiniti, e ovviamente dipendono dalla dalla disponibilità delle famiglie italiane ad intraprendere una causa pilota sulle discriminazioni subite. Crediamo che, continuando sulla rivendicazione esplicita del diritto al matrimonio, sono molto importanti anche i ricorsi sugli specifici diritti, in particolare anche il diritto alla pensione di reversibilità, specialmente in seguito alla sentenza della Corte di Giustizia Europea sul caso Romer (Grand Chamber 10.05.2011).<br />
Il contesto generale<br />
L’Italia è una delle poche nazioni (insieme a Grecia e Polonia) dell’Unione Europea – e l’unica tra le sue fondatrici – a non avere alcun riconoscimento delle famiglie costituite da coppie dello stesso sesso. E nemmeno nessun riconoscimento delle coppie non sposate anche di sesso opposto. Una palese discriminazione e un anacronismo infausto che devono essere superati senza indugi alcuni.<br />
Siamo convinti che il matrimonio civile sottende al più basilare principio di uguaglianza, e dà un efficacissimo supporto anche alla lotta contro l’omofobia. Ogni altro riconoscimento intermedio (delle efficaci unioni civili, ad esempio) per noi costituirà un’importante conquista strategica verso questo obiettivo finale.<br />
Inoltre, considerata lo stretto legame con lo Stato vaticano, è anche vero che finché l’Italia continuerà a porsi sullo scacchiere della diplomazia internazionale come capofila degli stati contrari al riconoscimento dei pieni diritti civili per le persone e le famiglie LGBT, anche la criminalizzazione dell’omosessualità nel mondo continuerà ad avere terreno fertile. Ne sono prova le ripetute esternazioni del Vaticano all’ONU che si è sempre opposto strenuamente alla depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo. Impegnarsi per il riconoscimento del diritto al matrimonio aiuta l’Italia deve smarcarsi in maniera netta da queste posizioni, e isolare il Vaticano in queste sue posizioni disumane e criminofile.<br />
Tutto il nostro lavoro è svotlo in maniera trasparente, senza adesioni a logge massoniche segrete. La nostra forza è la piena fiducia nelle istituzioni democratiche, e la consapevolezza di aver dato, in questi anni di lavoro, prova di serietà e credibilità.<br />
Il contesto generale<br />
Tutte le nostre attività fino ad oggi si sono appoggiate totalmente sul volontariato e sui constributi di iscritti e sostenitori. Non ci appoggiamo a caste, nè a cricche, non riceviamo nè direttamente nè indirettamente, finanziamenti pubblici nè leciti nè illeciti.<br />
Chi volesse iscriversi o desideri sostenere l’associazione radicale Certi Diritti, può farlo con un bonifico bancario all’Associazione Radicale Certi Diritti, presso BCC di Roma, Ag. 21, IBAN: IT 34 E 08327 03221 000000003165, BIC: ROMAITRR</p>
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		<title>VESCOVI BUGIARDI</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 11:43:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Dario Accolla Non usa mezzi termini Avvenire, organo di stampa di una delle organizzazioni religiose più integraliste presenti in Italia, la CEI: «Un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile scontro». Che un giornale, in linea con i dettami di una chiesa profondamente omofoba, sia critico verso l’unione pubblica di due donne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Dario Accolla<br />
Non usa mezzi termini Avvenire, organo di stampa di una delle organizzazioni religiose più integraliste presenti in Italia, la CEI: «Un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile scontro». Che un giornale, in linea con i dettami di una chiesa profondamente omofoba, sia critico verso l’unione pubblica di due donne lesbiche – Paola Concia e Ricarda Trautman – è cosa che non stupisce affatto. Non si capisce, tuttavia, l’ipocrisia di chi scrive: “Una scelta aderente ai peggiori modelli mediatici e commerciali che, da parte di una donna di sinistra, alternativa e controcorrente francamente delude un po’”. Evidentemente il buon gusto di una coppia di donne che coronano un sogno d’amore finisce, secondo Avvenire, laddove comincia il rosso di un paio di scarpette di Prada. Ma c’è di più. Si aggiunge pure la menzogna quando si è costretti a leggere: “È davvero così stravagante la nostra Costituzione che riconosce e regola la famiglia (articoli 29, 30 e 31) come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna?”. <span id="more-39789"></span>E ancora: “Non varrebbe almeno la pena di ricordare che, anche sul piano del diritto naturale, complementarietà e fertile progettualità sono condizioni irrinunciabili per parlare di un rapporto d’amore sancito sul piano pubblico?”. Avvenire, in modo subdolo, lascia dunque intendere che l’unione di Paola Concia è lesiva della legge italiana. Quando basta aver fatto le elementari per poter verificare da soli che nell’articolo 29 della nostra Costituzione non si parla del sesso dei coniugi. Ancora, la cosiddetta “fertile progettualità” sarebbe una delle componenti del matrimonio. Lo Stato non disciplina affatto quest’aspetto: l’istituto del matrimonio tutela situazioni patrimoniali e diritti dei coniugi. Infatti sono numerosissime le coppie che non possono o decidono di non avere figli. Solo qualora nascano dei figli, subentrano i diritti di questa categoria. Così il giornale dei vescovi, non sapendo come contenere la propria bile, parla di fatto intimo, salvo poi operare una condanna pubblica su quello stesso atto. Questo rende ai nostri occhi quel giornale e i suoi mandanti profondamente ipocriti. Per sostenere un’omofobia giuridicamente travestita, i vescovi &#8211; infatti &#8211; mentono.<br />
NATURALMENTE SI STA PARLANDO DI UN ISTITUTO DENOMINATO MATRIMONIO CIVILE IN UNO STATO LAICO. COL QUALE RITI RELIGIOSI E CREDENZE MISTERICHE NON HANNO NULLA A CHE FARE.</p>
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