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	<title>matrimonio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Desessualizzare lo Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 10:45:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[filosfia della sessualità]]></category>
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					<description><![CDATA[di Pino Tripodi  In tema di libertà sessuali una piccola rivoluzione – una di quelle piccole rivoluzioni dal passo lento ma dal cammino duraturo – s&#8217;avanza nel cuore della vecchio, malato Occidente. Il primo articolo (Le mariage est contracté par deux personnes de sexe différent ou de même sexe; Il matrimonio è un contratto tra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Pino Tripodi</strong></p>
<p><b> </b>In tema di libertà sessuali una piccola rivoluzione – una di quelle piccole rivoluzioni dal passo lento ma dal cammino duraturo – s&#8217;avanza nel cuore della vecchio, malato Occidente.</p>
<p>Il primo articolo (<i>Le mariage est contracté par deux personnes de sexe différent ou de même sexe</i>; Il matrimonio è un contratto tra due persone di sesso differente o dello stesso sesso) della legge appena approvata dall&#8217;Assemblea nazionale francese pone una serie di problemi che è banale ridurre, come si usa fare nella canea mediatica e nell&#8217;agone politico, a quello dell&#8217;introduzione dei matrimoni omosessuali. <span id="more-45103"></span>Anzitutto perché la legge neanche cita i termini che scaldano il sangue delle folle (omosessuale, bisessuale, transessuale, eterosessuale) e poi perché sul piano strettamente giuridico meglio sarebbe considerarla, come non molti purtroppo hanno fatto, una legge che permette il matrimonio per tutti (<i>le marriage pour tous</i>) al di là della relazione sessuale che soggetti di identico o di differente sesso intrattengono, dunque, eventualmente, anche in assenza di tali rapporti.</p>
<p>Ma al di là della canea e dell&#8217;agone, ciò che interessa analizzare è il dispositivo linguistico della legge, causa decisiva sia della sua fortuna per gli elementi innovativi che contiene, sia degli epocali contrasti che ha provocato. Si può ragionevolmente pensare, infatti, che se gli aspetti linguistici della legge fossero stati ancor più radicali e innovativi molti conflitti non avrebbero avuto neanche appiglio per generarsi.</p>
<p>La legge evita saggiamente di utilizzare i termini eterosessuale, omosessuale ecc.; sostituisce i termini di padre  e madre (<i>père et mère</i>) con quello di genitori (<i>parents</i>), soppianta anche marito e moglie (mari et femme) con la parola consorti (époux); non rinuncia tuttavia a nominare né il numero dei soggetti che si possono unire in matrimonio, né a mettere il dito, inutilmente, nella piaga quando pleonasticamente enuncia che le due persone contraenti il matrimonio possono essere di sesso uguale o differente. Meglio sarebbe stato evitare il pleonasma e ascrivere il diritto matrimoniale a due persone, punto. Fare riferimento al sesso delle persone è inutile (due persone o sono di ugual sesso &#8211; maschi, femmine, trans, bisessuali &#8211; o sono di sesso differente, una terza possibilità non può essere data a meno che non si voglia far riferimento agli asessuati), è sbagliato – il diritto all&#8217;unione deve prescindere dalla relazione sessuale tra i soggetti – ed è anche dannoso perché il riferimento al sesso in una legge del genere solleva molteplici crociate.</p>
<p>Il testo linguisticamente ottimale dovrebbe prevedere semplicemente  il matrimonio tra  persone ( senza indicare il numero dei contraenti, l&#8217;unione potrebbe essere estesa anche a più amici o a comuni di conviventi indipendentemente dalle loro relazioni sessuali).</p>
<p>Teorizzata dagli studi e dalle proposte di alcune filosofe (Elizabeth Brake, <i>Minimizing Marriage</i>, Oxford press University, 2012; Vera Tripodi, <i>Filosofia della sessualità</i>, Carocci 2011), l&#8217;aria nuova in tema genere e  di sessualità è già legge in Francia  dall&#8217;istituzione dei Pacs (Pacte civil de solidarité) nel 1999.</p>
<p>In <i>Minimizing Marriage </i>l&#8217;idea di matrimonio – con i diritti e i doveri relativi &#8211; viene ascritta non solo alle coppie aventi relazioni sessuali ma a qualsiasi unione a prescindere dal carattere sessuale e dalla presenza della relazione sessuale tra le persone.</p>
<p>In  <i>Filosofia della sessualità </i>viene mostrato, sul piano biologico e a maggior ragione sul piano culturale, come l&#8217;idea che la specie umana possa essere divisa tra due soli generi, quello maschile e quello femminile, sia fuori dall&#8217;ordine della realtà effettiva delle cose. I generi sono plurimi e magari cangianti.</p>
<p>I Pacs francesi avevano già messo una pietra miliare in materia. Nel primo articolo della legge si enuncia che <i>Un pacte civil de solidarité est un contrat conclu par deux personnes physiques majeures, de sexe différent ou de même sexe, pour organiser leur vie commune. (Un patto civile di solidarietà è un contratto concluso da due persone maggiorenni, di sesso differente o di ugual sesso, al fine organizzare la loro vita in comune.) </i></p>
<p><i>Si consideri che dalla loro introduzione, il numero dei Pacs </i> è continuato a crescere mentre quello dei matrimoni a diminuire. La legge appena approvata, che di fatto estende al matrimonio le norme dei Pacs, sembra essere anche un tentativo di dare ossigeno all&#8217;istituzione matrimoniale ormai agonizzante in Francia.</p>
<p>Con tutte le critiche che si possono fare –  meglio anche in questo caso omettere dalla legge il pleonastico <i>di sesso differente o di egual sesso</i> e comprendere non solo due, ma anche più persone – i Pacs già si inscrivevano in quella tendenza che conduce alla desessualizzazione della legge e dello Stato.</p>
<p>La portata del cambiamento è tale che anche le proposte dei movimenti più radicali in materia faranno presto parte dell&#8217;archivio della storia.</p>
<p>Ciò che va avvenendo nella sfera sessuale è già avvenuto nella sfera religiosa non solo per grado di importanza ma anche per grado di similarità.</p>
<p>Anche questa piccola rivoluzione è – ma si direbbe è anzitutto &#8211; una rivoluzione linguistica. I filosofi hanno il magnifico vizio di nominare le cose, ma alcune volte l&#8217;eccesso di nominazione solleva dei muri insormontabili. In quei casi, sottraendo il nome dato alle cose, i medesimi muri diventano perfettamente valicabili. La nominazione di Dio è costata cara a Bruno e a Spinoza. È costata fuoco e fiamme fino a quando la filosofia e gli stati si sono incarogniti a discriminare chi tra gli abitanti (per favore, evitiamo di chiamarli cittadini) di un paese fosse titolare dei diritti religiosi – gli ebrei?, i cristiani?, i cattolici?, i musulmani? Solo quando gli stati si sono laicizzati, ovvero quando hanno negato a se stessi il diritto di nominare la religione della propria popolazione, l&#8217;orrore della religione unica è stato abolito. Da quel momento la credenza, la miscredenza e l&#8217;ateismo sono diventati titolarità della persona, non dello stato. Anziché imporre una religione, lo stato si è trovare a riconoscere e a tutelare il diritto di ciascuno a credere o a non credere.</p>
<p>Parimenti, nella sfera dei rapporti sessuali, fino a quando i movimenti per i diritti civili si sono incarogniti nell&#8217;obbiettivo di riconoscere alle parti (eterosessuali, omosessuali, transessuali, bisessuali) un sistema dignitoso di diritti, il cammino è stato incerto e faticoso.</p>
<p>Nella sfera sessuale forse ancor di più che nella sfera religiosa, nominare le cose solleva molteplici barriere. Per esempio, che in un collegio di educande si faccia più sesso che in un bordello non è un problema pensarlo o saperlo, ma è un problema dirlo. Il nome della cosa che si dice travalica l&#8217;effetto di verità relativa alla cosa stessa e lo diffonde in tutto quell&#8217;universo di saperi – culturali, religiosi – a cui la cosa rimanda.</p>
<p>Il fatto, per esempio, di riconoscere alle coppie omosessuali i medesimi diritti spettanti alle coppie eterosessuali solleva barriere non soltanto tra i cattolici e i reazionari. Tutti quelli che rifiutano l&#8217;idea stessa di matrimonio non possono certo concepirla per i gay e le lesbiche.</p>
<p>Per un cattolico l&#8217;idea stessa di nominare il problema è fonte di peccato, problema ineccepibile dal punto di vista delle Scritture.</p>
<p>Una legge – e direi anche un pensiero desideroso di non discriminare nessuno &#8211;  deve tener conto di ciò. Nella lingua in qualche caso si può sciogliere il grumo di sangue e di sofferenza che la storia delle religioni e della sessualità ha rappreso.</p>
<p>Così come è avvenuto nella sfera religiosa, anche in quella sessuale occorre che lo Stato si astenga dal determinare i diritti in base al genere. Le scelte sessuali e le identità di genere appartengono esclusivamente alle persone. Lo Stato, anche in questo caso, deve riconoscere e tutelare il diritto di ciascuno a esprimersi secondo le proprie preferenze al di là e oltre la sessualità che esprime. Solo così potranno essere riconosciute condizioni paritarie di esistenza ad amori e amicizie di singoli, comuni, comunità, etero, omo, trans, bisessuali e asessuati. Ciò che bisogna inventarsi non è una Repubblica delle parti, ma una Repubblica degli affetti in cui ciascuno è titolare del diritto di amare chi e come meglio crede senza che lo Stato abbia il benché minimo prurito di metterci becco.</p>
<p>Libero sesso in libero Stato, si sarebbe enunciato un tempo, ma desessualizzare le leggi e lo Stato implica un cammino di maggiori autonomie per i soggetti e per le istituzioni.</p>
<p>In Francia la strada è segnata. In Italia, quando?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Milano, 10 febbraio 2013</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Matrimonio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Sep 2012 09:00:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni In Italia in questi mesi stiamo assistendo ad uno strano, risibile e ipocrita dibattito su ciò che dice effettivamente la nostra Costituzione, promulgata il 1 gennaio 1948, sul matrimonio civile. Da una parte c’è chi sostiene, Costituzione alla mano, che &#8211; essendo tutti i cittadini uguali dinanzi alla legge &#8211; e poiché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-43621" title="anelli" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/anelli.jpg" alt="" width="249" height="246" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/anelli.jpg 249w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/anelli-60x60.jpg 60w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" />di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>In Italia in questi mesi stiamo assistendo ad uno strano, risibile e ipocrita dibattito su ciò che dice <em>effettivamente</em> la nostra Costituzione, promulgata il 1 gennaio 1948, sul matrimonio civile.<br />
Da una parte c’è chi sostiene, Costituzione alla mano, che &#8211; essendo tutti i cittadini uguali dinanzi alla legge &#8211; e poiché la Repubblica promuove l’uguaglianza e le pari opportunità, anche i cittadini omosessuali devono poter stipulare tra loro il contratto denominato matrimonio civile.<br />
Dall’altra parte si risponde che l’articolo 7 della Costituzione parla di “famiglia naturale” basata sul matrimonio.<br />
In linguistica, si sa, non esiste il “verbo”, non esiste l’<em>ipse dixit.</em> E la linguistica applicata al diritto è una scienza empirica, relativistica. Perché le lingue, come le società, sono in costante trasformazione. I termini, dunque, non posseggono un significato letterale determinato. I significati letterali non sono che i significati stabiliti da una pratica interpretativa. Qualcuno potrebbe replicare che i significati coincidono con le intenzioni degli autori dei testi: in questo caso si parla di teoria intenzionalistica dell’interpretazione, contrapposta alla teoria letteralistica.<br />
Dall’altra parte, dicevo, si risponde che l’articolo 7 della Costituzione parla di “famiglia naturale” basata sul matrimonio. A questa risposta i primi replicano che la Costituzione non parla mai di matrimonio esclusivamente tra un uomo e una donna. E a questa replica i secondi rispondono che la Costituzione lo dà per sottinteso.<br />
Eccoci nel cuore dello scontro tra teoria intenzionalistica e teoria letteralistica dell’interpretazione. Nel caso dell’articolo 7 la lettura intenzionale è dei giuristi di area cattolica, quella letterale è dei giuristi – come Stefano Rodotà – di area laica. Ma le posizioni potrebbero scambiarsi su un altro articolo, trasformando i cattolici in letteralisti e i laici in intenzionalisti, secondo le rispettive convinzioni ed esigenze.<br />
E’ in questi casi che occorrono sensibilità, intelligenza e capacità di guardare lontano.  Perché altrimenti non se ne esce, come è evidente ripercorrendo gli estremi del dibattito.<br />
Dapprima, da parte cattolica, si sostenne che gli animali, che sono “naturali”, non praticano l’omosessualità. Da parte laica si è allora dimostrato scientificamente che la natura non disdegna affatto l’omosessualità; che in molte specie l’accoppiamento omosessuale è un dato di consuetudine anche in presenza di individui del sesso opposto, e non solo in cattività; e che in altre specie vicine all’homo sapiens il sesso è slegato dal ciclo riproduttivo: e che questo punto è fondamentale per i diritti degli omosessuali: la separazione tra sessualità e procreazione.<br />
Da parte clericale si è allora replicato che, se gli animali praticano dei comportamenti “bestiali”, questo non giustifica l’uomo che li imiti.<br />
E da parte laica: come si può negare che la pulsione omosessuale sia “naturale”? E’ forse stata creata in laboratorio?<br />
Significativa al riguardo la mostra <em>Against Nature?</em>, proveniente da Oslo e ospitata dal Museo di Storia Naturale di Genova, che presentava in modo rigorosamente scientifico gli studi sui comportamenti omosessuali di oltre millecinquecento specie animali, dagli invertebrati ai mammiferi. La mostra era partita in sordina, ma venne alla ribalta quando le organizzazioni cattoliche protestarono perché il progetto era stato inserito nel catalogo didattico per le scolaresche. (Interessatissime, per altro, alle storie delle balene maschio che si comportano vistosamente da femmina per evitare i combattimenti; dei trichechi che si coinvolgono in giochi erotici omosessuali; dei pinguini reali tra i quali un maschio su cinque preferisce un partner dello stesso sesso. E dei fenicotteri, che si organizzano in coppie di maschi per allevare il doppio dei cuccioli, o dei cigni che creano coppie fedeli nel tempo sia etero che omo.) Magnus Enquist, etologo dell’Università di Oslo, per nulla turbato dalle polemiche, osservò: “Ci sono cose che vanno contro natura molto più dell’omosessualità, cose che soltanto gli umani riescono a fare, come avere una religione o dormire in pigiama”.</p>
<p>Come inquadrare la questione nell’ottica della sensibilità, dell’intelligenza e della capacità di guardare lontano? Per esempio, impostandola in questo modo:<br />
<strong>I.</strong> Parlare di “omosessualità” tra gli animali è scorretto, significa antropomorfizzarli, attribuendo loro intenzioni decisamente umane.<br />
<strong>II.</strong> Le persone omosessuali devono acquisire rispetto sociale e diritti <em>non</em> perché si dimostra scientificamente che i loro comportamenti esistono in natura, ma perché amano e si amano come persone.<br />
<strong>III. </strong>Quindi, sia il ricorso da parte clericale al concetto di omosessualità contro-natura, sia la replica che si tratta di comportamenti largamente diffusi in natura, non sono argomentazioni convincenti perché il problema è interamente umano, cioè etico.<br />
<strong>IV.</strong> E’ inutile appellarsi al non umano per giustificare l’umano. Solo la cultura ha il compito di compiere scelte etiche, cariche &#8211; per l’appunto &#8211; di una forza culturale.<br />
<strong>V.</strong> E’ la parte più avanzata della filosofia del Novecento che considera obsoleto come categoria di pensiero il diritto naturale. Siamo ormai una specie troppo poco “naturale” per parlare di che cosa è naturale. La Sapiens-sapiens è diventata tale proprio perché si è distanziata dalla natura, dalla animalità. Per gli appartenenti alla Sapiens-sapiens, oggi, “naturale” dovrebbe essere l’accentuazione di educazione, gentilezza, civiltà: umanizzare il mondo, diceva Rilke. E che cosa è più gentile, umano, civile, di una promessa d’amore, di un patto di solidarietà, di un “contratto” stipulato solennemente tra due persone? E sottolineo <em>persone</em>.</p>
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		<title>L’eros estinto della commedia statunitense</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2011 05:12:55 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/poster-xlarge.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-39134" title="poster-xlarge" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/poster-xlarge-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/poster-xlarge-203x300.jpg 203w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/poster-xlarge.jpg 406w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Prendiamo due commedie statunitensi prodotte nel 2009: <em>Tra le nuvole </em>(<em>Up in the air</em>) e <em>I Jones </em>(<em>The Joneses</em>). La prima, patinata e abbastanza noiosa, con George Clooney come protagonista, ha avuto un certo successo; la seconda, passata più in sordina, possiede un tono più aspro e vivace. In entrambe giunge ad espressione, nella forma depurata e onirica di cui il cinema statunitense è maestro, una contraddizione centrale del modello di vita capitalistico. La ricerca della felicità pare realizzarsi ormai attraverso un’alternativa secca: o l’individuo persegue, accrescendo mobilità e denaro, la sua piena autosufficienza, a costo di sacrificare tutti i legami sociali, o accetta la famiglia tradizionale e i suoi cerimoniali, organizzando attraverso di essa un consumo sempre più efficace ed esigente. In nessun caso, il sentimento amoroso costituisce più il tema privilegiato del genere, il motore delle peripezie. <span id="more-39132"></span>È come se l’energia erotica che da sempre lanciava una sfida ai personaggi, strappandoli alla loro identità iniziale, si fosse ormai estinta. Sia che si trattasse di utilizzarla come spinta rigeneratrice, sia che la si dovesse declinare in tono minore, come una forza costruttiva, nutrita di volontà e di pazienza, essa rappresentava una risorsa certa. L’immaginazione hollywoodiana vi poteva lavorare variamente, in quanto lo spettatore la considerava comunque una passione <em>verosimile</em>. Nelle due commedie citate l’<em>eros</em> sopravvive ormai come <em>spettro</em>, allusivo e sfuggente, ma ha perso ogni concreta virtù trasformatrice. Ed infatti entrambi i protagonisti testimoniano di una mancata conversione: nessuna passione amorosa, né folle né “ragionevole”, è in grado di salvarli.</p>
<p>Il bell’uomo, cinquantenne e scapolo di <em>Tra le nuvole</em>,<em> </em>lavora per una società a cui vengono esternalizzati i licenziamenti delle grandi aziende del paese. Egli passa la vita in aereo, nella sale d’aspetto degli aeroporti e nelle camere d’hotel per uomini d’affari. Questo mondo anonimo e senza attrito, così come la sua professione, gli convengono perfettamente. È in grado di licenziare implacabilmente una gran quantità di persone, in intervalli di tempo ridotti, e senza provare alcun turbamento emotivo o morale. Questo “tagliatore di teste”, tipico frutto della cultura manageriale statunitense, non è solo un cinico esecutore, è anche un fedele seguace della dottrina capitalistica. Tra una missione e l’altra, egli assume il ruolo di conferenziere-<em>coach</em> per addestrare una platea di manager a un’ascesi ancora più radicale. La metafora chiave del suo insegnamento è lo “zainetto”, dentro il quale ognuno dovrebbe riuscire a comprimere tutto quanto è essenziale per la sua vita e identità. Le prime cose da sacrificare sono ovviamente oggetti e abitudini superflue, ma le ultime, e più difficili, sono i ricordi, i legami, le appartenenze.</p>
<p>Nei <em>Jones</em>, la protagonista femminile (Demi Moore) dirige una piccola équipe di <em>testimonial</em> occulti, che si sposta di città in città, nei quartieri del ceto medio-alto, presentandosi come un carismatico nucleo familiare, facoltoso e sempre alla moda. In tal guisa, i quattro componenti della famiglia fittizia (marito, moglie, figlio maschio e figlia femmina) svolgono un lavoro pubblicitario per contagio, sfruttando tutte le dinamiche d’invidia-emulazione del vicinato. La preoccupazione costante della signora Jones è incrementare le vendite dei prodotti che la sua “famiglia” esibisce in ogni occasione della vita sociale. La loro attività, d’altra parte, è costantemente monitorata dall’azienda di marketing per cui lavorano e che li sollecita a servirsi di quella “pulsione assassina”, che ogni venditore custodisce in sé e deve saper sfruttare.</p>
<p>Sia il tagliatore di teste, cinquantenne e scapolo, sia la venditrice “assassina”, ugualmente cinquantenne e nubile, giungono per un attimo a chiedersi se l’autosufficienza monadica e la distruzione dei legami sociali siano davvero la via della felicità. Ad essi, infatti, è precluso non solo l’eros, nella forma più fatale e trasgressiva dell’<em>amour-passion</em>, ma anche la più temperata gamma degli affetti familiari. La conversione però non avverrà né per l’uno né per l’altra. Entrambi rimarranno chiusi nella loro mostruosità morale. L’eros non riuscirà a fare breccia nella loro vita. D’altra parte, non sono le occasioni d’innamoramento a mancare, ma è il terreno psicologico, che non è più predisposto a lasciarsi contaminare dagli affetti. In qualche modo, l’unica alternativa alla deriva narcisistica, in totale agio e solitudine, sembra rimanere il matrimonio, ma nella sua forma più volontaristica e conformista: una seccatura di lunga durata, che permette però una tiepida valorizzazione del legame sociale e una proficua divisione del consumo. Da una mostruosità all’altra, dunque. Le uniche soluzioni verosimili sembrano realizzarsi all’insegna di una radicale sparizione dell’eros. Ciò rende queste commedie piuttosto agghiaccianti. Che l’amore passionale latiti nella società del lavoro indefesso e del consumo facile, soffocato tra gli imperativi contradditori del capitalismo, non è cosa di cui meravigliarsi. Più sorprendente è vedere che neppure nell’universo consolatorio e malleabile della commedia hollywoodiana vi sia più spazio per compromessi immaginari, come quello tra eros e carriera, o tra eros e famiglia.</p>
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		<title>Avventure 3 &#8211; Matrimonio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 08:00:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori Si sono incontrati in una libreria a Trastevere in una fradicia sera di febbraio con sentori di alghe e forse anche di mare. Lui ha attaccato discorso per il semplice fatto che gli andava di parlare, senza l’obiettivo di cercare di aggiungerla al paniere. Ma la conversazione s’è rinfoltita via e via [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/93.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-36528" title="93" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/93-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/93-300x245.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/93.jpg 608w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Si sono incontrati in una libreria a Trastevere in una fradicia sera di febbraio con sentori di alghe e forse anche di mare. Lui ha attaccato discorso per il semplice fatto che gli andava di parlare, senza l’obiettivo di cercare di aggiungerla al paniere. Ma la conversazione s’è rinfoltita via e via come un torrentello che riceve sempre nuovi affluenti, e a un certo momento di comune accordo sono andati a mangiare una pizza. Lui aveva appuntamento con una delle sue amanti (“la-sposata-non-di-Roma”), ma prima ancora di pensarci ha telefonato per dire che non si sentiva affatto bene. Lei parla un italiano fluente e con pochissimi errori, ma soprattutto impreziosito da aggettivi sinuosi e eleganti come ali di uccello. Con un ritmo a scatti, come prendendo ogni volta il coraggio a due mani per lanciarsi nel vuoto. <span id="more-36527"></span>Lui è un po’ destabilizzato dal fatto che ogni film o libro che tiri fuori lei lo corregga o faccia dei rimandi snocciolando nomi e date. Con i libri e i film è abituato a brillare incontrastato, ma apparentemente quella ragazzona di colore <!--more-->sa tutto su tutti i film recenti e meno recenti, così come su tutti i libri presenti o passati, a cominciare dai classici italiani. Senza però vantarsene, e anzi con l’ansia timida di imparare di chi considera ben poca cosa quello che sa. Fa una tesi di dottorato sul cinema italiano, viene fuori, e è appunto lì con una borsa di studio per raccogliere materiali.</p>
<p>Uscendo dalla pizzeria gli racconta che prima di iscriversi all’università di San Francisco è stata cinque anni nei Marines. S’è anche fatta sette mesi in Iraq, durante la prima guerra. Lui nonostante abbia i capelli cortissimi fa fatica a immaginarsi che una ragazza così delicata e colta abbia indossato per anni una divisa, e sia andata in guerra. Lei allora con una mossa mezzo scherzosa ma pur sempre micidialmente efficace lo fa cadere lungo e disteso sul marciapiede ancora umido. Ma subito si china a aiutarlo, come vergognandosi di quello che ha fatto. Escono a cena anche la sera dopo, ma questa volta lei poi viene da lui e fanno sesso. Nuda è ancora più bella, nonostante le spalle e i bicipiti che testimoniano in modo indubitabile il passato militare: è una bomba di ragazza. Lui però per una settimana non risponde ai suoi messaggi sulla segreteria, perché se c’è un dettame che riassume tutte i suoi articolati protocolli in fatto di rapporti cosiddetti sentimentali è quello “mai tre volte di fila”. Ha cinque relazioni (tre delle quali con donne che non abitano a Roma, il che semplifica le cose), ciascuna a modo suo molto appagante: considera che vada bene così.</p>
<p>Poi però si vedono anche molte altre sere. Il fatto è che sono entrambi appassionati di cinema: scoprono di avere gusti molto simili, con inaspettate complementarietà che spianano la strada a discorsi parecchio stimolanti. Ogni volta dopo il film parlano di un sacco di cose interessanti, pur arenandosi in lunghe parentesi in cui ridono fino a avere le lacrime agli occhi. Anche il sesso con lei si trasforma quasi sempre in un incontro di lotta greco-romana durante il quale sghignazzano fino a stare male. Quando però una delle sue amanti, “la-riccona-che-vive-all’estero”, si offende a morte che lui abbia disdetto all’ultimo momento il fine settimana previsto già da molto tempo, lui si domanda se non stia per caso ficcandosi nei pasticci. Ma poi si dice che in fondo quella donna era proprio noiosa, con tutti quei costosi e inutili regali e i discorsi surrettiziamente deferenti nei confronti del ricchissimo e stronzissimo padre. E non era neanche tanto bella, a guardare le cose con un minimo di oggettività. Si mette pur sempre d’impegno per salvaguardare, con le quattro amanti che gli restano, il principio di “equilibrio variabile” su cui fonda da quasi dieci anni i rapporti con il sesso femminile. Quando lui non è disponibile lei ci rimane un po’ male, ma ha il dono di non essere mai insistente: senza fare tante storie ripiega su una delle amiche che si è fatta a Roma. Ne ha moltissime e molto diverse una dall’altra: per questo non le ha inquadrate tanto bene.</p>
<p>Viene luglio, un luglio arroventato e caparbio. Contravvenendo al suo collaudato principio che in vacanza bisogna partire da soli, e semmai legarsi a qualcuno incontrato sul posto, va al mare con lei. Sotto il sole omerico delle isole greche lei diviene ancora più nera e più bella, tutti gli uomini allungano il collo o addirittura si voltano. Lui si accorge che gli fa piacere essere guardato come sono guardati i tizi senza particolari attrattive che stanno con donne molto belle. Ma soprattutto scopre che nonostante la sua cultura veramente impressionante lei non è né pesante né appiccicosa, e anzi ama le cose semplici e sguazza in un modo molto simile al suo nei piaceri balneari. Si era aspettato il solito crescendo di nervosismi e incomprensioni per certi versi già matrimoniali, e invece il tempo è volato via senza la minima contrarietà, senza l’ombra di un litigio. Quando proprio qualcosa non le va lei lo dice a chiare lettere, o al limite se ne sta un po’ per i fatti suoi, ma senza immagazzinare rancori.</p>
<p>Rientrati a Roma lui si dice però che è venuto il momento di mettere la testa a posto, e per qualche settimana rispolvera i suoi ritmi ben rodati, almeno per quanto riguarda le tre amanti che gli restano (anche “la sposata-di-Roma” ha finito per impermalosirsi e eclissarsi). La vede perciò solo molto di rado, quando i rischi di provocare interferenze indesiderate sono minimi, e senza fomentare attaccamenti altrettanto sgraditi. E per avere maggiori garanzie si dedica anima e corpo al lavoro, terapia che forse contribuirà a dissipare l’ineffabile ma persistente diffidenza del Direttore Generale nei suoi confronti. Nonostante i buoni propositi finisce però per telefonarle piuttosto spesso, e si ritrovano immancabilmente nel suo lettone a darsele di santa ragione e a ridere come ragazzini. E un po’ alla volta ricominciano a andare quasi tutte le sere al cinema, esattamente come prima dell’estate. In un’unica occasione hanno dormito da lei, e lui ha conosciuto la foca baffuta con la quale convive, e della quale parla sempre molto bene. Il loro appartamento è vicinissimo al Ministero, ma lei non vuole ripetere l’esperienza di quella notte: con il fracasso che fanno sempre non sarebbe a suo agio. E allora è lei che sempre più spesso dorme da lui.</p>
<p>Lui si sforza di salvaguardare una parvenza di frivola frenesia da single impenitente, ma è troppo onesto con se stesso per non rendersi conto che ormai sono solo pennellate di vernice slavata. È inutile nascondersi la realtà, si dice: incomincia a volerle davvero bene, forse ad amarla. Gli sta succedendo esattamente quella cosa che pensava non gli sarebbe più successa. Una domenica mattina preso da un raptus improvviso invece di riaccompagnarla dalla sua convivente che ricalca un mammifero marino e che restaura mobili la porta al paesello dove è cresciuto. I suoi annichiliscono, di fronte a quella negra con i capelli a spazzola e venti centimetri più alta del figliolo (quaranta più di loro). Lui trangugia invece lo stesso violento piacere che ha provato tanti anni prima in una situazione molto simile, quando la compagna era invece una riottosa bionda del nord. Forse proprio per lo scombussolamento di tale emozione nei giorni successivi comincia a ruminare strane fantasticherie. Si dice che quella dannata ragazza americana è molto intelligente e oltremodo simpatica, ha un ottimo carattere, non è né gelosa né possessiva, e è la donna più bella che abbia mai avuto. E nel frattempo il tempo passa: fra non molto lui avrà cinquant’anni. E poi subito cinquantacinque, e così via. Si accorge con un misto di terrore e di esaltazione che l’idea del matrimonio con lei non lo spaventa affatto.</p>
<p>L’unico aspetto che lo lascia un po’ perplesso è il sesso. Da anni immemorabili è abituato a relazioni nelle quali l’atto sessuale propriamente detto fa la parte del leone, subordinando tutto il resto, con lei invece succede l’esatto contrario. Se fosse per lei non lo farebbero mai, l’amore vero e proprio, quello serio e concentrato, o magari hard. Sembra quasi che le piaccia picchiarlo e strozzarlo benevolmente, o carezzarlo dappertutto come un bambino piccolo, più che farsi penetrare da davanti e da dietro come tutte le altre donne. Si dice che forse proprio questo è il suggello dell’amore, un amore questa volta corrisposto e non devastatore. Ma qualcosa dentro di lui resiste, e quindi si sforza di tenere in piedi il sempre più traballante tran-tran con la tripletta di amanti. Lei mugugna un po’ ma non sembra essere davvero dispiaciuta: ha un sacco di lavoro in arretrato per la tesi, a stare a quanto ripete sempre.</p>
<p>A Natale lei torna nella sua industriale metropoli di origine per un mese. Lui si dice che un periodo di tregua è proprio quello che ci vuole, e comincia a organizzarsi per ricucire le vistose smagliature con le due sole amanti che gli rimangono: nel frattempo ci ha rimesso anche “la-sposata-non-di-Roma”. Ma poi all’ultimo momento compra un costosissimo biglietto, e la raggiunge nella metropoli irta di gru e raffinerie. I suoi fratelli sono tutti incredibilmente alti e muscolosi, degli armadi di ebano, e non fanno niente per nascondere il loro disappunto. Venendo da una famiglia operaia sono fieri della posizione che si sono fatti, e non possono concepire che la loro unica sorella si sia portata a casa quel minuscolo ragnetto bianco senza quasi capelli, un vero e proprio poveraccio, a giudicare dallo stentatissimo inglese che parla e dai vestiti che indossa. Lei però si mette a ridere anche dei truci fratelli incravattati, e nel suo sinuoso ma precisissimo italiano gli dice di non prendersela assolutamente, che non ne vale proprio la pena. Passano assieme qualche giorno a New-York ospiti di un suo gruppo di amiche tutte un po’ pazzerelle, e si divertono molto e continuano i loro interminabili discorsi.</p>
<p>Quando lei torna a Roma riprendono a andare al cinema e a vedersi. Anche un cieco si accorgerebbe che pur continuando a vivere separati sono ancora più legati di prima. Lei una sera gli confessa che non avrebbe mai pensato di trovarsi tanto bene con un uomo. Lui ha ormai rotto con quattro delle cinque amanti, e anche la quinta relazione è ormai alla frutta. Da un certo punto di vista trova la cosa completamente incongrua, ma non riesce a volersene davvero. Il solo e eterno problema è che lei non vuole mai fare all’amore. È sempre dolcissima e più che mai affettuosa, e lo copre letteralmente di baci e di carezze, ma il più delle volte quando lui le mette una mano sul sesso la respinge, o anche semplicemente si addormenta. È evidente che è felice che lui adesso sia più coinvolto e è evidente che lo ama, ma ormai anche quando lui glielo chiede espressamente cerca in tutti i modi di tirarsi indietro. Lui si accorge che in realtà è solo per questo motivo che vede ancora l’ultima delle sue amanti, la sua ex-collega del Ministero: altrimenti mollerebbe (soprattutto adesso che si è messa a questionare) anche lei.</p>
<p>Quando ci pensa gli sembra impossibile di essersi messo (proprio lui!) con una donna che non vuole mai fare all’amore. Ma poi riflettendoci meglio si tranquillizza, e si dice che deve considerare la cosa per quello che è, un dettaglio che prima o poi si aggiusterà. Preferisce pur sempre che dorma da lui senza l’ombra di sesso, piuttosto che si rintani dalla foca, come spesso si intestardisce a fare, o da qualche altra amica. Adesso vorrebbe, anche se se ne vergogna un po’, che dormisse sempre con lui. In due tre occasioni le ha proposto di vivere assieme, ma pur essendone molto lusingata (si vedeva dai lampi negli occhi) lei per il momento ha dato delle risposte vaghe. Lui desidererebbe che cedesse subito, ma nello stesso gli piace che prenda il suo tempo per decidere con tutta calma. Ha l’impressione che verrà un’epoca in cui considereranno questo momento di incertezza molto felice.</p>
<p>Una sera davanti al portone di casa trova però la foca con cui il suo amore (ormai è inutile nascondersi la parola) spartisce l’appartamento. Con raggiere di perfide rughette attorno alla bocca la tipa gracchia che il suo gioiello (dice proprio così) ama lei, e quindi lui deve lasciarla in pace. Il suo tesoro (dice proprio così) vorrebbe non essere omosessuale, perché ha ricevuto un’educazione molto maschilista, e perché per certi versi si rifiuta ancora di prendere atto della realtà. Però è attirata solo ed esclusivamente dalle donne, come dimostra la loro magnifica intesa fisica: un po’ alla volta si deciderà a darsena una ragione anche lei. E sarebbe bene che se lo mettesse in testa anche lui, se vuole evitare di fare del male inutilmente. Detto questo si allontana con il suo passo chiuso e traballante da foca. Lui resta per un po’ davanti alla porta con l’impressione che il marciapiede stia vorticando, e poi entra in casa e si sdraia sul letto.</p>
<p><em>[l&#8217;immagine: Luca Coser, &#8220;L&#8217;Avventura&#8221;, 100 disegni  tecnica mista  su carta, cm 18&#215;21,5]</em></p>
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		<title>UNIONI CIVILI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 14:36:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Corte costituzionale]]></category>
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					<description><![CDATA[di Sergio Rovasio Due coppie gay di Trento, una composta da due donne e l&#8217;altra da due uomini, che avevano aderito alla campagna di Affermazione Civile promossa dall&#8217;Associazione Radicale Certi Diritti e da Avvocatura lgbt Rete Lenford, si erano viste negare dal Comune di Trento le pubblicazioni matrimoniali e per questo avevano fatto ricorso al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Rovasio</strong></p>
<p>Due coppie gay di Trento, una composta da due donne e l&#8217;altra da due uomini, che avevano aderito alla campagna di Affermazione Civile promossa dall&#8217;Associazione Radicale Certi Diritti e da Avvocatura lgbt Rete Lenford, si erano viste negare dal Comune di Trento le pubblicazioni matrimoniali e per questo avevano fatto ricorso al Tribunale. Il Giudice di primo grado aveva dato alle due coppie un parere negativo e per questo l&#8217;avvocato Alexander Schuster aveva presentato ricorso, il 9 luglio scorso, davanti alla Corte d&#8217;Appello di Trento. La memoria difensiva era incentrata sul fatto che il matrimonio civile deve essere un diritto garantito a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.   Dopo il Tribunale di Venezia anche quello di Trento considera fondate le ragioni delle coppie gay che chiedono di accedere all&#8217;istituto del matrimonio e per questo ha deciso il rinvio alla Corte Costiuzionale. Consideriamo questo passo una grande vittoria per tutto il movimento lgbt italiano. La campagna di Affermazione Civile continua. In Italia sono quasi 30 le coppie gay che hanno aderito a questa battaglia di civiltà che persegue le via legali vista la totale indifferenza e paralisi di quasi tutta la classe politica sul tema delle unioni civili, del matrimonio gay, dei diritti civili e umani delle persone&#8221;.   Di seguito alcuni estratti dell&#8217;ordinanza dei giudici di Trento:  Il Collegio dei giudici della Corte d&#8217;Appello di Trento, il 2 agosto scorso, hanno rimesso alla Corte Costituzionale la decisione in quanto &#8220;si tratta di questione rilevante e non manifestamente infondata. Non vi è dubbio infatti – continua il documento – che rispetto all&#8217;epoca in cui sono state incardinate le norme disciplinanti il matrimonio si è verificata un&#8217;inarrestabile trasformazione della società e dei costumi che ha portato al superamento del monopolio del modello di famiglia tradizionale ed al contestuale sorgere di forme diverse di convivenza che chiedono (talora a gran voce) di essere tutelate e disciplinate&#8221;.<span id="more-20005"></span></p>
<p>Nell&#8217;ordinanza si legge tra l&#8217;altro: &#8220;…quanto sopra osservato non può essere superato da un&#8217;interpretazione secondo cui il matrimonio deve e può essere consentito solo a coppie eterosessuali a ragione della sua funzione sociale, principio secondo taluni ricavabile dall&#8217;art. 29 Cost. (norma che riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio). Detto principio infatti si limita a riconoscere alla famiglia un suo ruolo naturale, nel senso che da un lato lo Stato non può prescindere da tale realtà sociale a cui tende per natura la grande maggioranza degli individui e, dall&#8217;altro, afferma che la famiglia è fondata sul matrimonio; ma certo esso non giunge ad escludere la tutela della famiglia di fatto”.</p>
<p>La sentenza ribadisce dunque i sensi dei primi articoli della Costituzione, della Dichiarazione di Nizza e della Convenzione europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, che sanciscono la parità di accesso ai medesimi istituti giuridici per tutti i cittadini, al di là delle esasperazioni moralistiche che caratterizzano la politica italiana.</p>
<p>Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti: <a href="http://www.certidiritti.it">www.certidiritti.it</a><br />
Vincenzo Cucco, Gruppo Lambda: <a href="gruppo_lambda@yahoogroups.com">gruppo_lambda@yahoogroups.com</a></p>
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		<title>le costanti universali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 06:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
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		<title>La prima bugia</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/06/la-prima-bugia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 07:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Ricci]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[rose]]></category>
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					<description><![CDATA[di Luca Ricci 1 &#8211; Che cosa stai facendo? &#8211; Devo tagliare i gambi. Rimanemmo così, io a tagliare e mia moglie a guardare. Fui costretto a tagliare molto più del previsto. Alla fine riuscii a infilare le rose nell’unico vasetto che avevo trovato. &#8211; S’è staccato qualche petalo. &#8211; Vorrà dire che non sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/rose.jpg" alt="" title="rose" width="303" height="227" class="alignnone size-full wp-image-12968" />di <strong>Luca Ricci</strong></p>
<p><strong>1</strong><br />
&#8211; Che cosa stai facendo?<br />
&#8211; Devo tagliare i gambi.<br />
Rimanemmo così, io a tagliare e mia moglie a guardare. Fui costretto a tagliare molto più del previsto. Alla fine riuscii a infilare le rose nell’unico vasetto che avevo trovato.<br />
&#8211; S’è staccato qualche petalo.<br />
&#8211; Vorrà dire che non sono freschissime.<br />
&#8211; Forse ha voluto risparmiare anche sulla qualità. <span id="more-12966"></span><br />
Sfiorai le cinque rose come un parrucchiere alle prese con un’acconciatura imperfetta, e raccolsi i petali dal pavimento.<br />
&#8211; Vuoi conservarli?<br />
&#8211; Ma che dici?<br />
&#8211; Magari nelle pagine di un libro.<br />
Mia moglie indicò decisa la pattumiera. Buttai via i petali senza che il gesto riuscisse a smorzare il lieve fastidio che stavo provando. Rimanemmo imbambolati a guardare il mazzo. Non sapevamo più che fare. A un certo punto mia moglie si sentì in dovere di rompere il silenzio.<br />
&#8211; Non so davvero chi possa essere stato.<br />
&#8211; Nessun biglietto?<br />
&#8211; Nessuno.<br />
&#8211; Strano.<br />
&#8211; E’ tutto strano.<br />
Le rose erano arrivate quella mattina, mentre ero al lavoro. Non fatte recapitare, bensì poggiate alla porta: nessuna possibilità di un riscontro, nessuna possibilità di saperne di più. Certo, mia moglie era una bella donna. Quel tipo di donna che può far perdere la testa a un uomo. Che può, eventualmente, spingerlo a un atto <em>estremo</em>. Un amico, un compagno dei tempi dell’università, o semplicemente qualcuno con cui aveva avuto a che fare di recente. La lista si allungò e dovetti smettere di pensarci.<br />
Andai a sedermi sul divano del salotto. Accavallai le gambe e presi una rivista dal mobile basso. Facevo solo finta di leggere, più che altro sfogliavo. Proprio come succede nelle sale d’attesa. E in effetti, anche se non ne avevo la perfetta consapevolezza, stavo aspettando qualcosa. Tornai in cucina. Le forbici erano ancora lì, accanto al vaso con le rose. Le misi al loro posto. Quel qualcosa che stavo aspettando salì dalle viscere. Raggiunsi mia moglie in camera da letto.<br />
&#8211; Dovrò farlo, prima o poi.<br />
&#8211; Che cosa?<br />
Era solo rabbia. Che altro poteva essere?<br />
&#8211; Sfregiarti. Un bel taglio secco dallo zigomo al labbro.<br />
&#8211; <em>Buttiamole</em>, vuoi?<br />
&#8211; Non servirebbe a nulla. E’ che sei troppo bella.</p>
<p><strong>2</strong><br />
Per qualche tempo filò tutto liscio. Poi un giorno tornai dal lavoro e mia moglie mi venne incontro raggiante. Non c’era solo gioia nei suoi atteggiamenti. C’era una lieve tensione che faceva pensare a uno spavento recente.<br />
&#8211; Ho capito tutto!<br />
&#8211; Cioè?<br />
&#8211; Sono <em>tue</em>, non è così?<br />
Non dissi niente. Mi limitai a camminare per il corridoio. Mia moglie si fece superare e cominciò a seguirmi, sempre con quella allegria sforzata.<br />
&#8211; Mi stai facendo uno scherzo romantico.<br />
&#8211; Uno scherzo romantico?<br />
Entrai in cucina e vidi il secondo mazzo. Era identico in tutto e per tutto al precedente. Cinque rose rosse coi gambi lunghi. Mi misi seduto. Mia moglie spostò il peso del corpo da una gamba all’altra, come se saltellasse sui carboni ardenti.<br />
&#8211; Sei tu, non è così?<br />
&#8211; Non sono io.<br />
&#8211; Ma via… Ammettilo.<br />
&#8211; Ti ho già regalato dei fiori, mi pare. Scrivo un biglietto col mio nome, e te li porto di persona. Di questi non ne so niente.<br />
Mia moglie si afflosciò su una sedia. La sua delusione non riuscì a consolarmi: non l’avevo mai corteggiata così, e lo sapeva bene.<br />
&#8211; Poggiate davanti alla porta?<br />
&#8211; Esattamente.<br />
&#8211; Nessun biglietto?<br />
&#8211; Nessuno. Adesso le butto nella pattumiera.<br />
Annuii. Guardai mia moglie afferrare le rose. Osservai attentamente il modo in cui le prese. Volevo essere sicuro che ci  fosse unicamente antipatia. C’era poco da fare i galantuomini. Non si trattava di un colpo di testa. Di qualcuno che, per un motivo o per un altro, rimanendo nell’anonimato, aveva scelto l’azzardo fine a se stesso. Il secondo invio faceva supporre un calcolo, una premeditazione, un piano. Ci consegnava l’immagine di un uomo disposto a una lusinga prolungata, già parecchio in là nella passione.<br />
&#8211; Hai conosciuto qualcuno di recente?<br />
&#8211; Non mi pare proprio.<br />
&#8211; Sì o no?<br />
&#8211; No.</p>
<p><strong>3</strong><br />
Per il terzo mazzo mia moglie non mi venne neppure incontro. La trovai seduta al tavolo di cucina. Una sorta di decisa rassegnazione le diede il coraggio di guardarmi negli occhi, come a dire: <em>non è colpa mia</em>. Cinque, rosse, gambo lungo, nessun biglietto, poggiate davanti alla porta. I particolari identici ci proiettavano al cospetto di uno spasimante seriale da incubo. Esaminai il mazzo per l’ennesima volta.<br />
&#8211; Non c’è neppure la targhetta del fioraio.<br />
&#8211; Saresti andato dal fioraio?<br />
&#8211; Certo che ci sarei andato. Questa è una persecuzione in piena regola.<br />
Mia moglie sospirò. Aveva la fronte imperlata di sudore e le guance un poco scavate. Non volevo incolparla, questo no. Anche se il mio tono non era affatto conciliante.<br />
&#8211; L’unica soluzione è presidiare la porta di casa.<br />
&#8211; Che intendi?<br />
&#8211; Quello che ti ho appena detto. Se viene lui, tanto meglio. Se manda qualcuno, lo farò parlare.<br />
&#8211; Vuoi presidiarla a <em>oltranza</em>?<br />
&#8211; Sì.<br />
&#8211; Non sappiamo quando viene. E’ una follia.<br />
Mia moglie aveva ragione: sarebbe stata una vera e propria follia. Afferrai il mazzo e lo scaraventai nella pattumiera. Di nuovo si staccò qualche petalo. Li raccolsi con le mani, a uno a uno, e me ne liberai rapidamente. Non volevo tracce di quelle rose in casa mia. Ancora guardai le guance di mia moglie, quel turgore perfetto color pergamena che aveva fatto perdere la testa anche a me. Sarei arrivato al punto di assediarla, se si fosse sposata con un altro?<br />
&#8211; Magari non viene più.<br />
&#8211; Sì. Sono convinta di sì.<br />
&#8211; Magari hanno sbagliato porta.<br />
Mia moglie sorrise. Un sorriso che in parte le scrollò di dosso lo spavento. Ci mettemmo a parlare di tutt’altro. L’auto da cambiare, i figli degli altri, i saldi e la programmazione delle ferie. Ogni singola parola ci allontanava dal problema e, in qualche modo, arrivammo al punto di dimenticarcelo. Poi, all’improvviso, tornai pensieroso.<br />
&#8211; Per l’ultima volta. Sai chi potrebbe essere?<br />
&#8211; No. Te lo giuro.</p>
<p><strong>4</strong><br />
L’unico rammarico di questa casa è la terrazza. Ho sempre desiderato una terrazza più grande. Certo, sono a due passi dal lavoro. E molte coppie che conosco farebbero carte false per venire ad abitare in centro. Nonostante sia piccola, l’ho comunque attrezzata di tutto. C’è la tenda pieghevole. Ci sono tavolino e sedie. Dentro una cassapanca sciupata dal sole ho sistemato alcune tovaglie di plastica, il necessario per il barbecue e la cassetta degli attrezzi. Se avessi un figlio, in una giornata come questa, quando il caldo ribolle e in città gli allarmi delle macchine suonano a vuoto, ci metterei anche una piscinetta gonfiabile, poco ma sicuro. La bambina, sulla terrazza dirimpetto, non la smette di fissarmi. La saluto ancora una volta con la mano. Avrà si e no tredici anni. Credo di aver fatto colpo. Una volta le ho offerto del ghiaccio- va matta per i cubetti di ghiaccio-, e da allora siamo diventati amici.<br />
&#8211; Che combini oggi?<br />
&#8211; Mi annoio.<br />
&#8211; Bella attività.<br />
La bambina nasconde l’imbarazzo con una risatina. Probabilmente le piace pensare che anch’io abbia un debole nei suoi confronti. Mi chiede di mia moglie.<br />
&#8211; Non è in casa, adesso.<br />
&#8211; Tornerà?<br />
&#8211; Certo che tornerà. O vorresti che non tornasse più?<br />
Ride ancora. Una risata onesta, che allarga il cuore.<br />
&#8211; Mi offri del ghiaccio?<br />
&#8211; Perché ti piace così tanto?<br />
&#8211; Perché è dissetante, e non fa ingrassare.<br />
La bambina è già stata in cucina ma stavolta si sbaglia, continua a camminare per il corridoio.<br />
&#8211; Stai andando in camera da letto.<br />
&#8211; Posso?<br />
&#8211; Perché vuoi andarci?<br />
&#8211; Una battaglia a cuscinate.<br />
&#8211; Lì non c’è il ghiaccio.<br />
In cucina recupero dal congelatore i cubetti. Se li lascia sciogliere in bocca un po’ per volta, facendo delle smorfie. Di solito mi parla a ruota libera dei genitori, degli insegnanti, delle amiche, dei fidanzatini. Oggi soppesa le parole. Si guarda intorno, poi prende dei lunghi respiri come se dovesse confessarmi qualcosa.<br />
Capisco all’improvviso. Sempre che non le abbia rubate, devono esserle finiti i soldi.  </p>
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		<title>Comizi d&#8217;amore o anche Amor ti vieta o anche Il mio ragazzo ha spento il telefono.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/02/comizi-damore-o-anche-amor-ti-vieta-o-anche-il-mio-ragazzo-ha-spento-il-telefono/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 07:25:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[amor de lonh]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<category><![CDATA[emmanuela carbé]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[prosa italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[[ Il brano è tolto dal blog di lumicino. ] di Emmanuela Carbé Ipotesi: sul perché non vorrei sposarmi. Le mie note preferite sono il do e il sol. Ho anche una chitarra che si chiamava gipippa prima che i comitati leninisti dopo un&#8217;irruzione a casa mia mi hanno fatto notare che la walt disney [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333399;">[ Il brano è tolto dal blog di <a href="http://lumicino.splinder.com/" target="_blank">lumicino</a>. ]</span></p>
<p><span style="font-size: x-small; font-family: Courier New; color: #333300;"><strong></strong></span></p>
<p>di <strong>Emmanuela Carbé</strong></p>
<p>Ipotesi: sul perché non vorrei sposarmi.</p>
<p>Le mie note preferite sono il do e il sol.<br />
Ho anche una chitarra che si chiamava gipippa prima che i comitati leninisti dopo un&#8217;irruzione a casa mia mi hanno fatto notare che la walt disney è una società capitalista e che non potevo chiamare un oggetto con il nome della macchina di indiana pipps. La mia chitarra era normale prima che un mio amico, convincendomi che era capace di accordarla, la fece monca tirando così tanto un piolino da far saltare una corda. La fu mao-gipippa-tung, in ciliegio tutta, giace impolverata vicino alla libreria ed è il simbolo supremo di due cose: il capitalismo, a lunghe distanze, perde sempre; le velleità giovanili, a lunga distanza, si sopiscono.<span id="more-7879"></span> Ho fatto un corso di chitarra spagnola con la signora Zapatera, mi considerava così talentuosa che alla quinta lezione mi ha detto: hai una bella voce, perché al posto di venire qui non vai a farti un bel corso di canto?<br />
Le note sono più importanti dei segni zodiacali per capire le affinità di coppia. Io non potrei mai innamorarmi di uno che dice che la sua nota preferita è il mi. È talmente vera questa teoria che quelli che vanno a sposarsi invece di dire voglio passare la mia vita con te, amore mio, rispondono al sacerdote di turno, o al sindaco, o chi per esso, con un sibilante sibillino SI collettivo. Qualche manciata di minuti prima i due sposini sono entrati in differita con una marcia nuziale, la maggior parte dei casi scelta senza nessuna cognizione di causa, come dire “ci sposiamo sul solco della tradizione, cara, e non sappiamo neanche cosa stiamo ascoltando”. Alcuni sposi fanno anche lo sforzo di cercare un&#8217;originale alternativa al classico pa-para-pa&#8212;pa-paaa-rapa, come dire “caro, non ci sposiamo sul solco della tradizione, facciamo consapevolmente i diversi, salvo riservarci il resto della vita monotono e uguale come tutti gli altri”. Allegria. Questo è un buon motivo per cui non mi sposerò mai: il <em>si</em> che dovrei pronunciare, come il mi, proprio non lo sopporto.</p>
<p>Tesi: Per un&#8217;analisi parziale all&#8217;istituzione dell&#8217;amore contrattuale.</p>
<p>Un mio amico ha criticato il titolo della mia tesina di laurea che iniziava con la preposizione articolata “sul”. Diceva che <em>su</em> e <em>per</em> sono un retaggio degli anni sessanta, che in quegli anni tutti gli scritti accademici apparivano in questa modalità: <em>Sui salmoni che giacciono nelle discariche abusive</em>; <em>Sui pesci neorealisti e le organizzazioni internazionali laiche troppo laiche</em>, <em>Per un commento alla peste bubbonica manzoniana apparsa sui salmoni lombardi nel Seicento</em>.<br />
Non sono in grado di dire se questo sia storicamente vero o no, ma per non essere condannata di attentato all&#8217;economia narrativa tralasceremo il problema.<br />
L&#8217;istituzione dell&#8217;amore, come tutti sappiamo, è arrivata con la rivoluzione francese. Prima le cose erano molto più facili, ci si sposava perché non si poteva fare altro, perché non c&#8217;era maria de filippi alla televisione, perché i matrimoni erano combinati. Oggi come oggi abbiamo fatto un grande salto di qualità, i matrimoni se li combinano i diretti interessati, che si costringono da soli alla finzione dell&#8217;innamoramento perpetuo, o al comune accordo di tenerezza senza fine, per guadagnarsi una vecchiaia socialmente accettabile. Nessuno si scandalizzi di questo: c&#8217;è solo una cosa peggiore della morte, cioè la morte in compagnia della solitudine. Inutile dire che per salvaguardarsi non si deve puntare sulla longevità del compagno. La vedovanza è una questione di statistica e probabilità. In molti casi si punta sui figli, che nel momento in cui ci sono dovrebbero (salvo casi brutali) stare vicino ai genitori.<br />
Credo che sia necessario andare a monte della questione, non basando le nostre tesi su ciò che possiamo dire a proposito del matrimonio in sé, crisi del primo secondo decimo ventesimo anno, calo di desiderio, monotonia della quotidianità, e il marito che non vuole accompagnarti al centro commerciale e la moglie che ti usa troppo la carta di credito e il marito che si fa l&#8217;amante e la moglie che si fa l&#8217;amante e il dimenticarsi perché si sta insieme e negare negare negare e lasci la tavoletta alzata e non mi aiuti nelle faccende domestiche e i figli che devono fare sport e il mutuo e il lavoro che ti porti a casa e ho sacrificato i miei interessi e ritardi sempre la sera e quante cene di lavoro e i tuoi amici mi odiano e chi è quella segretaria e chi è quel tuo personal trainer eccetera eccetera. Questo è il campo delle possibilità da lasciare ai registi e agli scrittori italiani, ed è soprattutto il campo dell&#8217;intimità di ognuno, che non possiamo giudicare da fuori. Anche perché poi arriva sempre quello che dice che nonostante tutto, nonostante queste tristezze di ogni giorno, capita quella volta che ci abbracciamo e allora sento quanto sono fortunato barra fortunata. Certo, anche uno che si martella la testa tutto il giorno e a un certo punto si ferma perché ha il braccio stanco si sente all&#8217;improvviso meglio.<br />
La nostra tesi allora, senza scomodare esempi pratici e sparare sulla crocerossa, può essere formulata a partire da una domanda teorica basilare: quante volte ci innamoriamo nella vita?<br />
Io dico almeno una volta alla settimana. Ma per chi lavora a casa, o per chi è più impegnato di me, magari una volta al mese. Allora è bene fare una ricerca sociologica, su un campione di diecimila o ventimila persone, e sapere da loro di quante persone si innamorano per strada, al bar, sul lavoro. Poi c&#8217;è quello che dirà ma io non mi innamoro proprio di nessuno, io sono felicemente fidanzato da due giorni e non guardo le altre. Certo, ho contemplato anche questo caso, che avviene quando la persona spegne i suoi occhi, le antenne che spuntano dalla testa vengono riabbassate e non vengono più captati gli stimoli dall&#8217;esterno. Noi tutti siamo animali narrativi. Questo vuol dire che chi più chi meno crea delle piccole storie mentali basandosi sul “come sarebbe se&#8230;”, “ma se mi comportassi così&#8230;”, “cosa avverrebbe nel caso in cui&#8230;”.<br />
C&#8217;è chi le fa elaborate, con tanto di citazioni letterarie (“ma come può leggere, se l&#8217;aria è già sì&#8230;”), chi più platoniche (ah, se solo potessi condividere la mia narratività mentale con la sua, in questo connubio di narratività inespresse), chi a luci rosse (censurato).<br />
Se ognuno di noi mettesse in pratica per un attimo tutto quello che gli passa per la testa il mondo sarebbe finito. Nessuno si sposerebbe, i figli non avrebbero genitori e non crescerebbero nella culla perbene e perversa della famiglia. Il mito del ti amo per sempre va alimentato con la fatica di tutti i giorni, con qualche bugia, con qualche film di kevin costner ma più in generale con mediaset.<br />
La pratica di dosare le nostre narratività nel mondo reale è quindi una pratica per salvarci dal caos.<br />
Tutti quelli che non sanno amare in questi modi, che non riescono a pensare che un giorno dovranno lasciare definitivamente le loro narratività a favore di un&#8217;unica sola persona, coloro che non si calano nell&#8217;illusione che c&#8217;è una persona al mondo che se venisse sezionata combacerebbe con la nostra metà. Tutta questa gente fa parte di un limbo pericoloso.<br />
Considerazioni così potrebbero far pensare ai più nichilisti che è l&#8217;amore e non il matrimonio il vero problema, perché è l&#8217;amore che non conosciamo, il termine sta lì e lo usiamo per tante cose senza sapere mai di cosa stiamo parlando. Sappiamo solo che ci serve a definire qualcosa di nebuloso che unisce istinti bassi a sovrastrutture etiche e sociali. Paure a desideri, palpitazioni di cuore ad altre palpitazioni, necessità individuali a solidarietà tra esseri umani. Chi dice che l&#8217;amore salverà il mondo non sa neppure di cosa sta parlando. L&#8217;amore, se noi lo conoscessimo veramente, ci ricorderebbe una volta in più quanto siamo pericolosi sulla terra.<br />
Con queste premesse per niente ottimiste l&#8217;istituzione del matrimonio in realtà si salva, perché se interpretato in termini seri e meno velleitari, in termini contrattuali voglio dire, risulta un buon compromesso grazie al quale dare un ordine e un significato alle nostre picciole vite.</p>
<p>E ora una canzone allegra sull&#8217;amore nella sua prima fase (da cantare in piedi e pensando ad una coppia qualsiasi dopo quindici anni di matrimonio):</p>
<p>Aspetti signorina le dirò con due parole<br />
chi sono, chi sono e che faccio,<br />
come vivo, vuol?<br />
Chi son, chi son? Son un poeta<br />
che cosa faccio? Scrivo,<br />
e come vivo vivo.<br />
In povertà mia lieta<br />
da gran signore<br />
riverimmi d&#8217;amore<br />
per sogni e per vivere<br />
e per castelli in aria,<br />
l&#8217;anima mia d&#8217;aria&#8230;<br />
Dolor dal mio forziere<br />
rubandoti i gioielli<br />
due ladri gli occhi belli<br />
v&#8217;entrar con voi pur ora<br />
e i miei sogni usati<br />
e i miei sogni miei<br />
e tosto si dilegua<br />
ma il furto non m&#8217;accora<br />
poiché, poiché v&#8217;ha preso stanza<br />
la speranza.<br />
Or che mi conoscete<br />
parlate voi<br />
de&#8217; parlate, chi siete?<br />
Vi piaccia dir.</p>
<p><strong>Su Nazione Indiana è stato pubblicato anche il <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/08/14/trittico-del-salmone-domestico/">trittico di salmone domestico</a>.</strong></p>
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