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	<title>Maurice Maeterlinck &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Overbooking: Maurice Maeterlinck</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/05/17/overbooking-maurice-maeterlinck/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 May 2023 05:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Grattacaso]]></category>
		<category><![CDATA[L'intelligenza dei fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Vitale]]></category>
		<category><![CDATA[Maurice Maeterlinck]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Marco Vitale</strong> <br />Uscito per la prima volta nel 1907 L’intelligence des fleurs (ora in italiano nella bella edizione a cura di Giuseppe Grattacaso, Elliot, 2022) costituisce una significativa tappa che il poeta belga, tra i maggiori della grande stagione simbolista, dedica all’investigazione del mondo naturale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-103112 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Flore_coloriée_de_poche_du_littoral_méditerranéen_de_Gênes_à_Barcelone_y_compris_la_Corse_6243944061.jpg" alt="" width="456" height="706" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Flore_coloriée_de_poche_du_littoral_méditerranéen_de_Gênes_à_Barcelone_y_compris_la_Corse_6243944061.jpg 800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Flore_coloriée_de_poche_du_littoral_méditerranéen_de_Gênes_à_Barcelone_y_compris_la_Corse_6243944061-194x300.jpg 194w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Flore_coloriée_de_poche_du_littoral_méditerranéen_de_Gênes_à_Barcelone_y_compris_la_Corse_6243944061-662x1024.jpg 662w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Flore_coloriée_de_poche_du_littoral_méditerranéen_de_Gênes_à_Barcelone_y_compris_la_Corse_6243944061-768x1188.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Flore_coloriée_de_poche_du_littoral_méditerranéen_de_Gênes_à_Barcelone_y_compris_la_Corse_6243944061-150x232.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Flore_coloriée_de_poche_du_littoral_méditerranéen_de_Gênes_à_Barcelone_y_compris_la_Corse_6243944061-300x464.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Flore_coloriée_de_poche_du_littoral_méditerranéen_de_Gênes_à_Barcelone_y_compris_la_Corse_6243944061-696x1077.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Flore_coloriée_de_poche_du_littoral_méditerranéen_de_Gênes_à_Barcelone_y_compris_la_Corse_6243944061-271x420.jpg 271w" sizes="(max-width: 456px) 100vw, 456px" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Poeta dal piccolo fiore in bocca</strong></p>
<p style="text-align: center;">di</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Marco Vitale</strong></p>
<p>“Tra tante invenzioni, astuzie, differenti precauzioni, citiamo ancora, a titolo di esempio, la prudenza della <em>Hyoseris radiata</em>, piccola pianta a fiori gialli, abbastanza simile al Dente di leone, che si trova spesso sui vecchi muri della Costa Azzurra. Per assicurare nello stesso tempo sia la disseminazione che la stabilità della specie, essa presenta due tipi di semi: gli uni si staccano facilmente e sono dotati di ali per consegnarsi al vento, mentre gli altri, che ne sono sprovvisti, restano prigionieri nell’infiorescenza e non vengono liberati se non quando essa si decompone.” Niente sembra sfuggire al penetrante sguardo di Maurice Maeterlinck mentre si posa su questa quintessenza del regno vegetale che è la vita dei fiori.</p>
<p>Uscito per la prima volta nel 1907 <em>L’intelligence des fleurs</em> (ora in italiano nella bella edizione a cura di Giuseppe Grattacaso, Elliot, 2022) costituisce una significativa tappa che il poeta belga, tra i maggiori della grande stagione simbolista, dedica all’investigazione del mondo naturale. La vita dei fiori, come quella delle api, delle termiti, delle formiche passa davanti alle sue lenti per ricomporsi su una pagina preziosa, ricca di screziature, semitoni, figure retoriche – “Si può credere di cogliere i profumi stessi della luce del sole quando il giorno è più caldo, quando suona mezzogiorno…” ‒ cristalli lessicali che giungono spesso dall’erudizione botanica, ma ad altro, siccome a simbolismo si conviene, rinviano.</p>
<p>Che cos’è allora questo libro singolare? Questo minutissimo osservare “l’umile Salvia” che si riproduce, e così le Ginestre, le povere infiorescenze di macchia o di palude ‒ nella sua densa premessa al testo Grattacaso stabilisce una significativa correlazione con Pascoli, e più avanti con i licheni di Sbarbaro ‒, che cos’è questa luce che permette di cogliere quanto avviene in un tempo segreto, rivelando impensabili stratagemmi e ingegnerie antichissime? Sì, perché “il genio del fiore” ‒ e questo anche a voler “oltrepassare il crinale misterioso e probabilmente immaginario che separa il mondo vegetale da quello animale” ‒ ci precede sul nostro piccolo pianeta con le sue strategie di riproduzione e di difesa, talora elaboratissime e non sempre votate al successo, con il suo anelito alla felicità che deve fare i conti con quanto ne è fisicamente remora, in altri termini con il proprio destino (e questo dovrebbe dire qualcosa anche al distratto sentire di noi progenie <em>sapiens sapiens</em>). Così, quanto non ha il bene di cambiare luogo perché radicato al suolo, pena la sua stessa sopravvivenza, cercherà il più possibile di tendere verso l’alto e trovare nell’aria le proprie probabilità di vita: “Alcuni fiori, gli <em>anemofili</em>, si affidano alla cura del vento. Ma la Salvia, ed è il caso che si ripete più frequentemente, è <em>entomofila</em>, cioè ama gli insetti e si affida solo alla loro collaborazione.”</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-103113 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Capture-décran-2023-05-06-à-18.15.15.png" alt="" width="488" height="438" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Capture-décran-2023-05-06-à-18.15.15.png 669w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Capture-décran-2023-05-06-à-18.15.15-300x270.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Capture-décran-2023-05-06-à-18.15.15-150x135.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/Capture-décran-2023-05-06-à-18.15.15-468x420.png 468w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /></p>
<p>Siamo dunque difronte a un libro di squisita divulgazione scientifica? Di filosofia della natura? In parte sì, ma siamo soprattutto in presenza di un’opera di poesia, tanto più affascinate in quanto nella sua preziosa tessitura linguistica circola la stessa aria della musica “dopo la battaglia”, della pittura <em>en plein air</em> con le sue meravigliose variazioni cromatiche e di luce, e le pagine sulla vita delle ninfee sono per questo oltremodo suggestive. Sì, c’è la musica che in quegli anni si distacca dall’infatuazione <em>wagnérienne</em> per trovare una dimensione più intima e raccolta, una musica “pittorica”, è stato anche detto, che si nutre della grande poesia della modernità francese ed è appena il caso di ricordare come uno dei suoi capolavori &#8211; il <em>Pelléas et Mélisande</em> di Debussy &#8211; origini da un dramma di Maeterlinck, seppure il rapporto tra poeta e musicista fu in questo caso tutt’altro che semplice. Si tratta dunque, e appare forse come il pregio maggiore del libro, di una complessità che arricchisce di fascino e satura una pagina a un tempo nitidamente “scientifica” ed evocativa, nutrita di immagini e pensiero, musica essa stessa e non si può concludere questa nota senza dar conto della tenuta con cui Giuseppe Grattacaso &#8211; un poeta &#8211; ha saputo volgerla nella nostra lingua, con un lavoro sul ritmo attentissimo e senza smagliature.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-103114 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/copertina.jpg" alt="" width="529" height="805" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/copertina.jpg 1000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/copertina-197x300.jpg 197w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/copertina-673x1024.jpg 673w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/copertina-768x1168.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/copertina-150x228.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/copertina-300x456.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/copertina-696x1059.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/copertina-276x420.jpg 276w" sizes="(max-width: 529px) 100vw, 529px" /></p>
<p><strong>Extrait</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Giuseppe Grattacaso</strong></p>
<p>&#8220;Il mondo vegetale che a noi sembra così pacifico, così rassegnato, dove tutto appare accettazione, silenzio, obbedienza, raccoglimento, è al contrario il luogo dove la rivolta contro il destino è la più veemente e la più ostinata. L&#8217;organo essenziale, l&#8217;organo che dà nutrimento alla pianta, la radice, la lega indissolubilmente al suolo. Se per noi è difficile scoprire, tra le grandi leggi che ci opprimono, quella che più pesantemente preme sulle nostre spalle, la pianta invece non ha alcun dubbio: è la legge che la condanna all&#8217;immobilità dalla nascita fino alla morte. Per questo fin dall&#8217;inizio sa meglio di noi, che disperdiamo i nostri sforzi, contro chi ribellarsi, e l&#8217;energia della sua idea fissa che sale dalle tenebre delle sue radici per organizzarsi e sbocciare nella luce del fiore è uno spettacolo incomparabile. La pianta si protende tutta intera mossa da un unico disegno: sottrarsi attraverso l&#8217;alto alla fatalità del basso, eludere, trasgredire la pesante e oscura legge, liberarsi, rompere la stretta sfera, inventare o invocare le ali, evadere il più lontano possibile, vincere lo spazio in cui il destino la rinchiude, avvicinarsi a un altro regno, penetrare in un mondo mobile e animato&#8230;Che ci riesca è sorprendente, così come se noi riuscissimo a vivere fuori dal tempo che un altro destino ci assegna, o ad accedere a un universo liberato dalle più pesanti leggi della materia. Vedremo che il fiore offre all&#8217;uomo un prodigioso esempio di insubordinazione, di coraggio, di perseveranza e di ingegnosità. Se, per affrontare le molte fatalità che ci schiacciano, come ad esempio il dolore, la vecchiaia e la morte, avessimo adoperato la metà dell&#8217;energia dispiegata da quel piccolo fiore del notro giardino, ci è permesso di credere che la nostra sorte sarebbe molto diversa da quella che è&#8221;.</p>
<p>(Maurice Maeterlinck, <strong>L&#8217;intelligenza dei fiori</strong>, Elliot edizioni, Roma, 2022, a cura di Giuseppe Grattacaso pp.24-25)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Maurice Maeterlink &#8211; Serre calde e quindici canzoni</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/09/21/maurice-maeterlink-serre-calde-e-quindici-canzoni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2013 18:53:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[aspirante filologo]]></category>
		<category><![CDATA[daniele ventre]]></category>
		<category><![CDATA[Maurice Maeterlinck]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese]]></category>
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					<description><![CDATA[trad. di Daniele Ventre Serre calde Serra calda O serra in mezzo alle foreste! E le vostre porte per sempre chiuse! E tutto quel che c&#8217;è sotto la vostra cupola! E sotto la mia anima per vostre analogie! Pensieri di principessa che ha fame, la noia d&#8217;un marinaio nel deserto, un&#8217;armonia d&#8217;ottoni alle finestre d&#8217;incurabili. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>trad. di <strong>Daniele Ventre</strong></p>
<p><em><strong>Serre calde</strong></em></p>
<p><em>Serra calda</em></p>
<p>O serra in mezzo alle foreste!<br />
E le vostre porte per sempre chiuse!<br />
E tutto quel che c&#8217;è sotto la vostra cupola!<br />
E sotto la mia anima per vostre analogie!<span id="more-46421"></span></p>
<p>Pensieri di principessa che ha fame,<br />
la noia d&#8217;un marinaio nel deserto,<br />
un&#8217;armonia d&#8217;ottoni alle finestre d&#8217;incurabili.</p>
<p>Andate nei più tiepidi angoli!<br />
La si direbbe una donna svenuta in un giorno di messe,<br />
ci sono postiglioni nel cortile dell&#8217;ospizio,<br />
passa lontano un cacciatore d&#8217;alci, divenuto infermiere.</p>
<p>Scrutate nel chiaro di luna!<br />
(Oh niente è al proprio posto!)<br />
Si direbbe una pazza al cospetto dei giudici,<br />
una nave da guerra a piene vele su un canale,<br />
uccelli di notte sui gigli,<br />
un rintocco al meriggio,<br />
(là sotto le campane),<br />
riposo di malati in prateria,<br />
in un giorno di sole un lezzo d&#8217;etere.</p>
<p>Mio Dio! mio Dio! quando avremo la pioggia,<br />
e la neve e il vento nella serra!</p>
<p>* * *<br />
<em><br />
Orazione</em></p>
<p>Abbiate pietà di mia assenza<br />
sulla soglia delle intenzioni!<br />
La mia anima d&#8217;impotenza<br />
è smorta e di bianche inazioni!</p>
<p>L&#8217;anima mia, gesta lasciate,<br />
l&#8217;anima mia, smorta ai singhiozzi,<br />
guarda invano le mani affrante<br />
che tremano a fior d&#8217;incompiuto.</p>
<p>E intanto che il mio cuore spira<br />
le bolle di sogni lillà,<br />
l&#8217;anima, a mani ceree, fragili,<br />
spruzza un chiaro di luna stanco.</p>
<p>Chiaro di luna in cui traspaiono<br />
gigli ingialliti del domani;<br />
chiaro di luna in cui non nascono<br />
che le ombre tristi delle mani.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Serra di noia</em></p>
<p>O questa noia blu nel cuore!<br />
Insieme alla vista migliore,<br />
fra il chiaro di luna che piange,<br />
dei miei sogni blu di languore!</p>
<p>Questa noia blu come la serra,<br />
dove si traguardano chiuse<br />
fra vetrate profonde e verdi,<br />
coperte di luna e cristallo,</p>
<p>gigantesche vegetazioni,<br />
da cui notturno oblio s&#8217;allunga<br />
nell&#8217;immobilità d&#8217;un sogno,<br />
sulle rose delle passioni;</p>
<p>dove lentissima acqua sorge<br />
mescolando la luna e il cielo<br />
in un glauco eterno singhiozzo,<br />
con la monotonia d&#8217;un sogno!</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Tentazioni</em></p>
<p>O quelle glauche tentazioni<br />
nel mezzo delle ombre mentali,<br />
coi loro fuochi vegetali<br />
e le loro eiaculazioni,</p>
<p>oscure degli steli oscuri,<br />
nel chiaro di luna del male,<br />
dispiegando l&#8217;ombra autunnale<br />
dei loro lussuriosi auguri.</p>
<p>Hanno tristemente coperto<br />
sotto le mucose intrecciate<br />
e le loro febbri inverate<br />
la luna con la brina verde.</p>
<p>E il loro accrescersi sacrilego,<br />
nell&#8217;aprire segrete brame,<br />
si fa tetro come i rimpianti<br />
degli ammalati sulla neve.</p>
<p>Sotto il buio del loro lutto<br />
vedo mescolarsi le piaghe<br />
dei gladii blu di mie lussurie,<br />
nelle rosse carni d&#8217;orgoglio.</p>
<p>Signore, i sogni della terra<br />
mi morranno infine nel cuore?<br />
Fa&#8217; che la tua gloria, Signore,<br />
rischiari la maligna serra,</p>
<p>e l&#8217;oblio invano ricercato!<br />
Foglie morte di loro febbri,<br />
le stelle fra le loro labbra,<br />
e le visceri del peccato!</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Campane di vetro</em></p>
<p>Campane di vetro!<br />
O strane piante per sempre al sicuro!<br />
Mentre il vento rapisce i miei sensi a sé stessi!<br />
Tutta una valle dell&#8217;anima immobile per sempre!<br />
E il tepore chiuso al meriggio!<br />
E immagini intraviste a fior di vetro!</p>
<p>Non levatene mai nessuna!<br />
Molte ne han messe su antichi chiari di luna.<br />
Scrutate attraverso il loro fogliame.<br />
Un vagabondo siede forse sul trono,<br />
si ha l&#8217;idea che siano in attesa sullo stagno i corsari,<br />
e che degli esseri prediluviani invaderanno le città.</p>
<p>Ne hanno messe sopra antiche nevi,<br />
ne hanno messe sopra annose piogge.<br />
(Pietà di questa atmosfera rinchiusa!)<br />
Sento celebrare un festino in una domenica di fame,<br />
un&#8217;ambulanza c&#8217;è nel mezzo della messe,<br />
e tutte le figlie del re errano, in un giorno di digiuno, per le praterie!</p>
<p>Scrutate sopra tutto quelle dell&#8217;orizzonte!<br />
Ricoprono con cura tempeste troppo antiche.<br />
Oh! ci dev&#8217;essere da qualche parte un&#8217;enorme boa su un pantano!</p>
<p>E io credo che i cigni abbian covato corvi!<br />
(Ci s&#8217;intravede a stento, attraverso la nebbia)<br />
una vergine spruzza d&#8217;acqua calda le felci,<br />
una schiera di bimbe osserva l&#8217;eremita nella celletta,<br />
le mie sorelle dormono in fondo a un antro velenoso,<br />
attendete luna ed inverno,<br />
su queste campane sparse infine sul ghiaccio.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Offerta oscura</em></p>
<p>Porto l&#8217;opera mia malvagia<br />
analoga ai sogni dei morti,<br />
la luna schiara la tempesta<br />
sulla fauna dei miei rimorsi.</p>
<p>Le serpi violette dei sogni<br />
che si intrecciano nel mio sonno,<br />
le mie brame cinte di spade,<br />
leoni annegati nel sole,</p>
<p>gigli al fondo d&#8217;acque lontane,<br />
mani chiuse senza ritorno,<br />
e gli steli rossi degli odii<br />
tra i lutti verdi dell&#8217;amore.</p>
<p>Signore, abbi pietà del verbo!<br />
Fa&#8217; che le mie tetre orazioni<br />
e la luna sparsa sull&#8217;erba<br />
mietano notte agli orizzonti!</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Anima calda</em></p>
<p>Occhi miei cui l&#8217;ombra fa luce<br />
fra i miei desideri diversi,<br />
mio cuore dai sogni scoperti<br />
mie notti nell&#8217;anima umida!</p>
<p>Nel mio spirito blu ho intinto<br />
le rose delle attese morte;<br />
le mie ciglia han chiuse le porte<br />
a promesse senza più luogo.</p>
<p>Le dita di smorte indolenze<br />
sollevano invano ogni sera<br />
campane verdi di speranza,<br />
sull&#8217;erba malva delle assenze.</p>
<p>L&#8217;anima impotente ha paura<br />
dei sogni acuti della bocca,<br />
nel pieno dei gigli che tocco;<br />
eclissi al mio cuore cangiante!&#8230;</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Anima<br />
</em><br />
Anima mia!<br />
Anima mia già fin troppo al sicuro!<br />
E queste greggi delle mie brame in una serra!<br />
Aspettando un temporale sulle praterie!</p>
<p>Andiamo dai più malati!<br />
Ne hanno strane esalazioni.<br />
Fra loro percorro un campo di battaglia con mia madre.<br />
Seppelliamo un fratello d&#8217;armi a mezzogiorno,<br />
mentre le sentinelle prendono il loro pasto.</p>
<p>Andiamo anche dai più deboli:<br />
hanno strani sudori;<br />
ecco una fidanzata malata,<br />
un tradimento la domenica,<br />
e dei bambini in prigione.<br />
(Più lontano, attraverso il vapore)<br />
è una morente sulla porta d&#8217;una cucina?<br />
O una suora che sbuccia legumi a pie&#8217; del letto d&#8217;un incurabile?</p>
<p>Andiamo infine dai più tristi:<br />
(da ultimo, poiché hanno veleni).<br />
Oh le mie labbra accettano i baci d&#8217;un ferito!<br />
Tutte le castigliane sono morte di fame, quest&#8217;estate, nelle torri dell&#8217;anima mia!<br />
Eccola qui l&#8217;aurora che entra nella festa!<br />
Scorgo pecore lungo le banchine,<br />
e c&#8217;è una vela alle finestre dell&#8217;ospedale.</p>
<p>La via è lunga dal mio cuore all&#8217;anima mia!<br />
E tutte le sentinelle son morte al loro posto!</p>
<p>Ci fu un giorno una povera, piccola festa, nei sobborghi dell&#8217;anima mia!<br />
Si mieteva cicuta un mattino, domenica;<br />
e tutte le vergini del convento guardavano passare le barche sul canale, in un giorno di digiuno e di sole.<br />
Intanto che i cigni soffrivano sotto un ponte venefico;<br />
si potavano gli alberi intorno alla prigione,<br />
si portavano farmaci un meriggio di giugno,<br />
e pasti di malati si spandevano a tutti gli orizzonti!</p>
<p>Anima mia!<br />
Che tristezza in tutto questo, anima mia! Che tristezza in tutto questo!</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Stanchezza</em></p>
<p>Non lo sanno più dove posarsi questi baci,<br />
queste labbra sugli occhi accecati e ghiacciati<br />
addormentati ormai in un sogno superbo,<br />
guardano trasognati come cani sull&#8217;erba,<br />
la folla delle pecore grigie sull&#8217;orizzonte<br />
mentre brucano il chiaro di luna sparso al prato,<br />
a carezze di cielo, vago come la vita<br />
che hanno; ignare e prive del fuoco dell&#8217;invidia<br />
per le rose di gioia dischiuse ai loro passi;<br />
e quella lunga calma verde che non comprendono.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Cacce stanche</em></p>
<p>L&#8217;anima mia oggi è malata,<br />
l&#8217;anima è malata d&#8217;assenze,<br />
l&#8217;anima mia ha mal di silenzi,<br />
gli occhi l&#8217;accendono di noia.</p>
<p>Intravedo immobili cacce,<br />
sotto fruste blu di ricordi,<br />
e i cani occulti delle voglie<br />
passano lungo piste stanche.</p>
<p>In mezzo a tiepide foreste,<br />
vedo le mute dei miei sogni,<br />
sui cervi bianchi di menzogne,<br />
le gialle frecce dei rimpianti.</p>
<p>Dio, le mie voglie senza fiato,<br />
tiepide voglie dei miei occhi,<br />
di soffi troppo azzurri velano<br />
la luna di cui piena è l&#8217;anima.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Belve stanche</em></p>
<p>O le passioni lanciate<br />
e poi le risa e i singhiozzi!<br />
Malati, socchiusi gli occhi<br />
in mezzo a foglie esfoliate,</p>
<p>cani gialli dei peccati,<br />
le iene truci degli odii,<br />
sulla noia smorta dei piani,<br />
stesi i leoni d&#8217;amore!</p>
<p>Nell&#8217;impotenza del sogno<br />
languidi sotto il languore<br />
d&#8217;un cielo tetro e incolore<br />
guarderanno senza posa</p>
<p>le greggi di tentazioni<br />
fuggire lente una ad una,<br />
nel chiaro immoto di luna<br />
le mie immobili passioni.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Orazione</em></p>
<p>Come donna l&#8217;anima trema:<br />
guarda ciò che ho fatto, signore,<br />
delle mani gigli dell&#8217;anima,<br />
degli occhi, cieli del mio cuore.</p>
<p>Pietà di queste mie miserie!<br />
Ho perso la palma e l&#8217;anello,<br />
pietà di queste mie preghiere,<br />
fiori affranti in un bicchier d&#8217;acqua.</p>
<p>Pietà del male delle labbra,<br />
pietà di questi miei rimpianti,<br />
piantate gigli sulle febbri<br />
e le rose lungo i pantani.</p>
<p>Dio! Voli antichi di colombe<br />
fanno giallo il cielo ai miei occhi,<br />
pietà del lino dei miei lombi<br />
che di gesti blu mi circonda!</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Ore scialbe</em></p>
<p>Ecco antiche voglie che passano,<br />
ancora i sogni degli affranti,<br />
ancora visioni che mancano;<br />
ecco i dì di speranza andati.</p>
<p>In chi bisogna oggi fuggire!<br />
Non esiste più stella alcuna:<br />
ma solo ghiaccio sulla noia<br />
e panni blu sotto la luna.</p>
<p>Ancora dei singhiozzi in trappola!<br />
guarda i malati senza fuoco,<br />
e agnelli brucanti la neve,<br />
pietà di tutto questo, Dio!</p>
<p>Io attendo un po&#8217; di risveglio,<br />
io attendo che il sonno passi,<br />
io attendo un poco di sole<br />
su mani che la luna agghiaccia.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Noia</em></p>
<p>Gli incuranti pavoni, bianchi pavoni, in fuga,<br />
pavoni bianchi in fuga dalla noia del risveglio;<br />
non li vedo i pavoni bianchi, i pavoni d&#8217;oggi,<br />
i pavoni che vanno attraverso il mio sonno,<br />
gli incuranti pavoni, i pavoni dell&#8217;oggi,<br />
attendere indolenti lo stagno senza sole,<br />
sento i pavoni bianchi, pavoni della noia<br />
attendere indolenti il tempo senza sole.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Ospedale</em></p>
<p>Ospedale! Ospedale! Sul ciglio del canale!<br />
Ospedale nel mese di luglio!<br />
Si attizza il fuoco nella sala!<br />
Intanto i transatlantici fischiano sul canale!</p>
<p>(Oh! non vi avvicinate alle finestre!)<br />
Emigranti attraversano un palazzo!<br />
Vedo uno yacht nella tempesta!<br />
Vedo greggi su tutti i vascelli!</p>
<p>(Meglio che le finestre rimangano chiuse,<br />
si è del tutto al sicuro dall&#8217;esterno).<br />
Dà l&#8217;idea di una serra sulla neve<br />
sembra di festeggiare un puerperio in un giorno di tempesta,<br />
si intravedono piante sparse su di una coperta di lana,<br />
c&#8217;è un incendio in un giorno di sole,<br />
E attraverso una foresta piena di feriti.</p>
<p>Ecco infine il chiaro di luna!</p>
<p>Zampilla un getto d&#8217;acqua nel mezzo della sala!<br />
Una schiera di bimbe schiude appena la porta!<br />
Scorgo agnelli in un&#8217;isola di praterie!<br />
E piante belle su un ghiacciaio!<br />
E gigli in un vestibolo di marmo!</p>
<p>C&#8217;è un banchetto in una foresta vergine!<br />
E una vegetazione d&#8217;oriente in una grotta di ghiaccio!</p>
<p>Udite! S&#8217;aprono le chiuse!<br />
Smuovono i transatlantici l&#8217;acqua dentro il canale!</p>
<p>Oh, la dama di carità che attizza il fuoco!</p>
<p>Le belle canne verdi a riva tutte in fiamme!<br />
Battello di feriti beccheggia al chiar di luna!<br />
Tutte le figlie del re sono in barca sotto la tempesta!<br />
E le principesse vanno a morire in un campo di cicute!</p>
<p>Si avvelena qualcuno in un giardino!<br />
celebrano una gran festa fra i nemici!<br />
Vi sono cervi in una città sotto assedio!<br />
E un serraglio in mezzo ai gigli!<br />
C&#8217;è una vegetazione tropicale in fondo a una miniera di carbone!<br />
Passa un gregge di pecore su di un ponte di ferro!<br />
E gli agnelli di prateria entrano tristemente nella sala!</p>
<p>Intanto la dama di carità accende le lampade,<br />
porta il pasto ai malati,<br />
ha chiuso le finestre sul canale,<br />
e tutte le porte al chiaro di luna.</p>
<p>* * *<br />
<em><br />
Orazione notturna</em></p>
<p>Nelle mie orazioni addormite<br />
sotto le languide visioni,<br />
sento che sgorgano passioni,<br />
e le lussurie mie nemiche.</p>
<p>Vedo un chiaro di luna amaro<br />
sotto notturna noia di sogni;<br />
e sopra venefici greti<br />
l&#8217;errante gioia della carne.</p>
<p>Sento alzarsi nelle midolla<br />
le voglie d&#8217;orizzonti verdi,<br />
sotto cieli sempre coperti<br />
soffro una sete senza stelle!</p>
<p>Sento sgorgare alla ragione<br />
malvagie tenerezze nere;<br />
e vedo pantani illusori<br />
sotto un&#8217;eclisse all&#8217;orizzonte!</p>
<p>Io muoio sotto il tuo rancore!<br />
Signore, abbi pietà, Signore,<br />
schiudi al malato tra il sudore<br />
l&#8217;erba intravista al chiar di luna!</p>
<p>Signore è tempo ormai, è tempo<br />
di mietere cicuta incolta!<br />
Lungo la mia speranza occulta<br />
la sua luna è verde di serpi!</p>
<p>E il male dei sogni fluisce<br />
con i suoi peccati ai miei occhi,<br />
e sento zampilli blu d&#8217;acqua<br />
sgorgare alla luna assoluta!</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Brame invernali</em></p>
<p>Piango sulle labbra appassite<br />
dove mai baci sono nati,<br />
sui desideri abbandonati<br />
sotto le tristezze mietute.</p>
<p>Sempre la pioggia all&#8217;orizzonte!<br />
Sempre la neve lungo i greti!<br />
mentre alla soglia dei miei sogni<br />
chiusa lupi stesi sul prato</p>
<p>mi spiano nell&#8217;anima stanca,<br />
velati gli occhi di passato,<br />
tutto il sangue ieri versato<br />
da agnelli morenti sul ghiaccio.</p>
<p>Solo la luna schiara infine<br />
con la sua tristezza monotona,<br />
dove gela l&#8217;erba d&#8217;autunno,<br />
le brame ammalate di fame.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Ronda di noia</em></p>
<p>Le smorte ballate dei baci<br />
persi senza ritorno io canto!<br />
Sull&#8217;erba fitta del mio amore<br />
io vedo nozze di malati.</p>
<p>Io sento voci nel mio sogno<br />
con tanta indifferenza apparse!<br />
Gigli s&#8217;aprono sulle strade<br />
senza più stelle, senza sole.</p>
<p>E slanci così lenti ancora<br />
e i desideri che bramavo,<br />
sono dei poveri a palazzo<br />
e ceri stanchi nell&#8217;aurora.</p>
<p>Attendo la luna negli occhi<br />
senza tregua aperti alle soglie<br />
delle notti, che asciughi i sogni<br />
miei coi suoi panni lenti e blu.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Amen</em></p>
<p>Ormai è l&#8217;ora di benedire<br />
il sonno spento degli schiavi,<br />
le sue mani future aspetto<br />
fra rose bianche nelle cave.</p>
<p>Il suo soffio fresco ora aspetto<br />
sul cuore ormai chiuso alle frodi;<br />
agnello pasquale in pantani,<br />
ferita in fondo alle acque calde.</p>
<p>Notti aspetto senza domani,<br />
e infermità senza rimedio;<br />
l&#8217;ombra sua aspetto sulle mani,<br />
il suo volto nell&#8217;acqua tiepida.</p>
<p>Le vostre notti aspetto, a scorgere<br />
le brame lavarsi la faccia,<br />
e i miei sogni ai bagni di sera<br />
morire a un palazzo di ghiaccio.</p>
<p>* * *<br />
<em><br />
Campana da palombaro</em></p>
<p>O palombaro per sempre nella sua campana!<br />
Tutto un mare di vetro eternamente caldo!<br />
Tutta una vita immobile dai lenti verdi pendoli!<br />
E tanti esseri strani oltre quelle pareti!<br />
E qualunque contatto interdetto per sempre!<br />
Mentre c&#8217;è tanta vita fuori nell&#8217;acqua chiara!</p>
<p>Attenti! l&#8217;ombra dei grandi velieri passa sopra le dalie di foreste sottomarine;<br />
per un attimo sono all&#8217;ombra di balene che vanno verso il polo!</p>
<p>In quest&#8217;attimo gli altri scaricano di certo dei vascelli pieni di neve al porto!<br />
C&#8217;era ancora un ghiacciaio in mezzo alle praterie di luglio!<br />
E nuotano a ritroso in acque verdi d&#8217;ansa!<br />
Entrano nel meriggio dentro le grotte oscure!<br />
E le brezze dal largo spirano alle terrazze!</p>
<p>Attenti! ecco le lingue di fiamma del Gulf-Stream!<br />
Stornate i loro baci da pareti di noia!<br />
Non s&#8217;è più messa neve sulla fronte alle febbri;<br />
I malati hanno acceso un fuoco di gioia,<br />
gettano a piene mani gigli verdi alle fiamme!</p>
<p>Poggiate alle pareti meno calde la fronte,<br />
aspettando la luna in cima alla campana,<br />
affisate bene gli occhi sulle foreste di pendoli blu e d&#8217;albumine violette, restando sordi alle suggestioni [dell&#8217;acqua tiepida</p>
<p>Asciugate le brame deboli di sudori;<br />
presto andate da quelli che stanno per svenire;<br />
hanno l&#8217;aria di celebrare una festa nuziale in una grotta;<br />
hanno l&#8217;aria di entrare a mezzogiorno in un viale illuminato da lampade in fondo a un sotterraneo;<br />
percorrono, in un corteo festoso, un paesaggio simile all&#8217;infanzia d&#8217;un orfano.</p>
<p>Andate poi da quelli che stanno per morire.<br />
Arrivano come vergini che hanno fatto una lunga passeggiata in un giorno di digiuno;<br />
sono smorti come malati che ascoltano piovere placidamente sui giardini dell&#8217;ospedale;<br />
hanno l&#8217;aspetto di sopravvissuti che pranzano sul campo di battaglia.<br />
Sono simili a prigionieri che non ignorano che i carcerieri fanno tutti il bagno nel fiume,<br />
e che sentono falciare l&#8217;erba nei giardini della prigione.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Acquario</em></p>
<p>Ah, le mie attese non conducono<br />
l&#8217;anima al ciglio delle palpebre,<br />
s&#8217;è sprofondata nel riflusso<br />
delle preghiere.</p>
<p>È al fondo dei miei occhi chiusi<br />
e solo la sua lena stanca<br />
solleva ancora a pelo d&#8217;acqua<br />
gigli di ghiaccio.</p>
<p>Le labbra al fondo dei dolori<br />
sembrano chiuse a mille leghe,<br />
le vedo cantare di fiori<br />
di steli blu.</p>
<p>Le dita imbiancano gli sguardi,<br />
seguendo l&#8217;incolore traccia<br />
dei suoi gigli per sempre sparsi<br />
e morti in boccia.</p>
<p>E lo so che deve morire<br />
giungendo le mani impotenti<br />
e oramai stanche di carpire<br />
quei fiori assenti.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Vetro ardente</em></p>
<p>Sogguardo le ore antiche sotto<br />
il vetro ardente dei rimpianti;<br />
dal fondo blu di quei segreti<br />
emergono i fiori migliori.</p>
<p>O quel vetro sulle mie brame!<br />
Le mie brame attraverso l&#8217;anima!<br />
E l&#8217;erba morta ch&#8217;essa infiamma<br />
quando s&#8217;avvicina ai ricordi!</p>
<p>Sopra i miei pensieri la innalzo,<br />
e vedo a metà della fuga<br />
del cristallo blu come schiudersi<br />
foglie di dolori passati.</p>
<p>Fino al cedere delle sere<br />
morte a lungo nella memoria,<br />
che turbano in lenta cangianza<br />
verde anima ad altra speranza.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Riflessi</em></p>
<p>Sotto acqua di sogno che sorge,<br />
ha paura, ha paura l&#8217;anima!<br />
Mi splende la luna nel cuore<br />
tuffato alle fonti del sogno.</p>
<p>Fra la tetra noia delle canne<br />
solo i riflessi delle cose<br />
fondi, di gigli e palme e rose,<br />
in fondo all&#8217;acqua ancora piangono.</p>
<p>Si sfogliano i fiori uno a uno<br />
sul riflesso del firmamento<br />
per discendere eternamente<br />
in quell&#8217;acqua di sogno e luna.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Visioni</em></p>
<p>Vedo passare tutti i baci<br />
tutte le mie lacrime sparse;<br />
vedo passare fra i pensieri;<br />
tutti i miei baci dissilusi.</p>
<p>Fiori hai senza colore alcuno,<br />
getti d&#8217;acqua blu all&#8217;orizzonte,<br />
e un po&#8217; di luna lì sul prato<br />
e gigli appassiti alla luna.</p>
<p>Affranti e pesanti di sonno,<br />
vedo sotto le chiuse palpebre,<br />
i corvi lì in mezzo alle rose,<br />
e gli ammalati sotto il sole,</p>
<p>lenta sull&#8217;anima indolente,<br />
la noia di quei vaghi amori,<br />
splendere immobile per sempre<br />
come una luna smorta e lenta.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Orazione</em></p>
<p>Signore, sai la mia miseria!<br />
Guardalo, quello che ti porto!<br />
Fiori malvagi della terra,<br />
e un po&#8217; di sole su una morta!</p>
<p>Guardala anche la mia stanchezza,<br />
la luna spenta e l&#8217;alba nera;<br />
feconda la mia solitudine<br />
irrorala della tua gloria.</p>
<p>Aprimi la tua via, Signore,<br />
rischiarami l&#8217;anima stanca,<br />
la tristezza della mia gioia<br />
somiglia all&#8217;erba sotto il ghiaccio.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Sguardi</em></p>
<p>O questi sguardi poveri e stanchi!<br />
I vostri e i miei!<br />
Quelli che più non sono e quelli che verranno!<br />
Quelli che mai arriveranno e tuttavia sussistono!<br />
Ce n&#8217;è di quelli che paiono far visita ai poveri di domenica;<br />
ce n&#8217;è di quelli simili a malati senza dimora;<br />
ce n&#8217;è di quelli simili ad agnelli in una prateria coperta di panni.</p>
<p>E questi sguardi insoliti!</p>
<p>Ce n&#8217;è di quelli sotto la cui vòlta si assiste all&#8217;esecuzione d&#8217;una vergine in una sala chiusa,<br />
e ce n&#8217;è d&#8217;altri che fanno pensare a tristezze ignorate!<br />
A contadini alle finestre d&#8217;una fabbrica,<br />
a un giardiniere fattosi tessitore,<br />
a un pomeriggio estivo in un museo di cere,<br />
ai pensieri d&#8217;una regina che guarda un malato in giardino,<br />
a un odore di canfora in foresta,<br />
a chiudere una principessa in una torre il dì di festa,<br />
a navigare un&#8217;intera settimana su di un canale tiepido.</p>
<p>Pietà di quelli che escono a passettini come convalescenti nella messe!<br />
Pietà di quelli che hanno l&#8217;aria di bimbi smarriti all&#8217;ora del pasto!<br />
Pietà degli sguardi del ferito al chirurgo,<br />
simili a tende sotto la tempesta!<br />
Pietà degli sguardi della vergine tentata!</p>
<p>(Oh! Fiumi di latte si dànno alla fuga nel buio!<br />
E i cigni sono morti fra le serpi!)<br />
E di quelli della vergine che soccombe!<br />
Principesse abbandonate in acquitrini senza scampo;<br />
E quegli occhi in cui si partono a piene vele navigli illuminati nella procella!<br />
E il pietoso di tutti quegli sguardi che soffrono del non essere altrove!<br />
E tante sofferenze presso che indistinte e però tutte diverse!<br />
E quelli che nessuno intenderà!<br />
E quei poveri sguardi quasi muti!<br />
E quei poveri sguardi che sussurrano!<br />
E quei poveri sguardi soffocati!</p>
<p>In mezzo a certi sguardi credi d&#8217;essere in un castello che fa da ospedale!<br />
E tanti altri hanno aspetto di tende, gigli di guerra, sul pratello del convento!<br />
E tanti altri hanno l&#8217;aria di feriti sanati in una serra calda!<br />
E tanti altri hanno l&#8217;aria di dame di carità su di un Atlantico senza malati!</p>
<p>Oh! averli visti tutti quegli sguardi!<br />
Averli accolti tutti quegli sguardi!<br />
E averli spesi i miei per ricambiarli!<br />
E non poter già più chiudere gli occhi!</p>
<p>* * *<br />
<em><br />
Attesa</em></p>
<p>L&#8217;anima ha giunte le sue mani<br />
strane all&#8217;orizzonte di sguardi;<br />
esaudite i miei sogni sparsi<br />
di tra le labbra dei vostri angeli!</p>
<p>Aspettando sotto i miei occhi<br />
stanchi, bocca aperta a preghiere<br />
ormai spente in mezzo alle palpebre<br />
da cui non sbocciano mai i gigli;</p>
<p>essa placa in fondo ai miei sogni<br />
il seno sfogliato al mio ciglio,<br />
si chiudono i suoi occhi al rischio<br />
svegliati a filo di menzogna.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Pomeriggio</em></p>
<p>I miei occhi han l&#8217;anima in trappola,<br />
Dio mio, fa&#8217; cadere, Dio mio,<br />
un po&#8217; di foglie sulla neve,<br />
un po&#8217; di neve sopra il fuoco.</p>
<p>Ho un po&#8217; di sole sul cuscino,<br />
suonano sempre le stesse ore,<br />
si vanno esfoliando i miei sguardi,<br />
sopra le morenti che mietono&#8230;</p>
<p>Le mani colgono erba secca,<br />
gli occhi miei velati di sonno,<br />
sono infermi senza acqua fresca,<br />
e fiori di grotta nel sole.</p>
<p>Aspetto un po&#8217; d&#8217;acqua sul prato<br />
e sugli immobili miei sogni,<br />
gli sguardi miei sull&#8217;orizzonte<br />
seguono gli agnelli in città.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Anima di serra</em></p>
<p>Io vedo sogni nei miei occhi;<br />
l&#8217;anima chiusa sotto vetro,<br />
scharando la mobile serra,<br />
mi sfiora le vetrate blu.</p>
<p>O serre dell&#8217;anima tiepida,<br />
i gigli contro i vetri chiusi,<br />
le canne sbocciate sott&#8217;acqua,<br />
tutte voglie senza rimedio!</p>
<p>Io vorrei toccare attraverso<br />
l&#8217;oblio delle pupille chiuse<br />
le umbelle che furono rosa<br />
di tutti i sogni quasi aperti&#8230;</p>
<p>Aspetto a scorgerne le morte<br />
foglie rinverdire ai miei occhi,<br />
la luna, dita blu, io aspetto,<br />
che schiuda in silenzio le porte.</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Intenzioni</em></p>
<p>Pietà dei miei occhi luttuosi<br />
dove l&#8217;anima apre speranze,<br />
pietà dei bocci non esplosi<br />
e dell&#8217;attesa a bordo sera!</p>
<p>Moti delle acque spiritali!<br />
Gigli mobili sotto i flutti,<br />
a pelo d&#8217;eterne cangianze,<br />
virtù sotto i miei occhi chiusi!</p>
<p>Dio mio, Dio mio, dei fiori strani<br />
salgono in collo ai nenufàri;<br />
le vaghe mani dei vostri angeli<br />
smuovono l&#8217;acqua dei miei sguardi.</p>
<p>Se ne svegliano i fiori ai segni<br />
dispersi in mezzo alle onde blu;<br />
l&#8217;anima apre al volo dei cigni<br />
le candide ali dei miei occhi.</p>
<p>* * *<br />
<em><br />
Contatti</em></p>
<p>Contatti!<br />
Tenebra vi si stende fra le dita!<br />
Armonia d&#8217;ottoni sotto il nembo!<br />
Armonia d&#8217;organi al sole!<br />
Tutte le greggi dell&#8217;anima in fondo a una notte d&#8217;eclisse!<br />
Tutto il sale del mare erba di praterie!<br />
E quei bolidi blu su tutti gli orizzonti!<br />
(Pietà di questo potere dell&#8217;uomo!)<br />
Ma quei contatti più tetri e più stanchi!<br />
Contatti delle vostre povere mani madide!<br />
Sento le vostre dita pure fra le mie dita,<br />
e greggi d&#8217;agnelli si partono al chiaro di luna lungo un fiume tiepido.</p>
<p>Mi ricordo tutte le mani che hanno toccato le mie mani.<br />
Rivedo quel che c&#8217;era, al sicuro, fra quelle mani,<br />
E vedo oggi che ero al sicuro fra quelle mani tiepide.<br />
Spesso son diventato il povero che mangia il pane a pie&#8217; del trono.</p>
<p>Ero a volte il palombaro che non sa uscire più dall&#8217;acqua calda!<br />
Ero a volte tutto un popolo che non sapeva più uscire dai sobborghi!<br />
E queste mani simili a un convento senza giardino!<br />
E quelle che mi rinchiudevano come una schiera di malati in una serra in un giorno di pioggia!<br />
Finché altre più fresche non fossero venute a schiudere le porte,<br />
e a spargere un po&#8217; d&#8217;acqua sulla soglia!</p>
<p>Oh! Ne ho conosciuti strani contatti!<br />
Ed ecco che m&#8217;attorniano per sempre!<br />
Si offriva l&#8217;elemosina in un giorno di sole,<br />
si mieteva la messe in fondo a un sotterraneo,<br />
c&#8217;era una musica di saltimbanchi intorno alla prigione,<br />
c&#8217;erano figure di cera in una foresta d&#8217;estate,<br />
la luna aveva altrove falciata tutta l&#8217;oasi,<br />
e a volte trovavo una vergine sudata in fondo a una grotta di ghiaccio.</p>
<p>Pietà delle mani strane!<br />
Quelle mani contengono i segreti di tutti i re!<br />
Pietà di mani troppo smorte!<br />
Sembrano uscire dalle cantine della luna,<br />
si sono usurate filando il fuso dei getti d&#8217;acqua!</p>
<p>Pietà di mani troppo bianche e madide!<br />
Sembra che le principesse siano andate a dormire nel meriggio tutta l&#8217;estate!<br />
Tenetevi lontani da mani troppo dure!<br />
Ma pietà delle mani fredde!<br />
Vedo un cuore che sanguina sotto coste di ghiaccio!<br />
Pietà delle mani malvagie!<br />
Hanno avvelenato le fonti!<br />
Han messo i cigni giovani in nidi di cicuta!<br />
Ho visto gli angeli malvagi aprire le porte al meriggio!<br />
Non c&#8217;è che pazzi su un fiume venefico!<br />
Non ci sono che pecore nere su pascoli privi di stelle!<br />
Se ne vanno gli agnelli a brucare la tenebra!</p>
<p>Ma le mani fresche e leali!<br />
Vengono a offrire frutti maturi ai moribodi!<br />
Portano in palmo l&#8217;acqua fredda e chiara!<br />
Irrorano di latte i campi di battaglia!<br />
Sembrano uscire da mirabili foreste eternamente vergini!</p>
<p>* * *</p>
<p><em>Anima di notte</em></p>
<p>L&#8217;anima mia davvero è triste;<br />
è ormai triste d&#8217;essere stanca,<br />
è ormai stanca d&#8217;essere invano,<br />
davvero è triste stanca e aspetto<br />
sul mio viso le vostre mani.</p>
<p>Le vostre dita sul mio viso<br />
come angeli di ghiaccio aspetto,<br />
che portino l&#8217;anello aspetto,<br />
sul viso aspetto il loro fresco<br />
come un tesoro in fondo all&#8217;acqua.</p>
<p>Le loro cure infine aspetto<br />
per non morire al sole, al sole<br />
morire disperato! Aspetto<br />
Che lavino i miei occhi tiepidi<br />
dove hanno sonno tanti poveri!</p>
<p>Dove tanti cigni sul mare,<br />
cigni vaganti per il mare,<br />
tendono in vano il collo in lutto,<br />
dove, per giardini d&#8217;inverno,<br />
i malati colgono rose.</p>
<p>Le vostre dita sul mio viso<br />
come angeli di ghiaccio aspetto,<br />
che bagnino i miei sguardi aspetto,<br />
l&#8217;erba morta di sguardi, dove<br />
tanti agnelli stanchi si spargono.</p>
<p>* * *</p>
<p><strong><em>Quindici canzoni</em></strong></p>
<p>I</p>
<p>Ella lo avvinse in una grotta,<br />
fece un segno sulla sua porta;<br />
la vergine scordò la luce<br />
e la chiave cadde nel mare.</p>
<p>Ella attese i giorni d&#8217;estate:<br />
ella attese più di sett&#8217;anni,<br />
ogni anni un viandante passava.</p>
<p>Ella attese i giorni d&#8217;inverno;<br />
e nell&#8217;attesa i suoi capelli<br />
si ricordarono la luce.</p>
<p>La cercarono, la trovarono,<br />
scivolarono fra le pietre,<br />
e rischiararono le rocce.</p>
<p>Passa ancora a sera un viandante<br />
no non comprende quel bagliore,<br />
non ha il coraggio d&#8217;accostarsi.</p>
<p>Crede che sia uno strano segno,<br />
crede che sia un filone d&#8217;oro,<br />
crede che sia un gioco d&#8217;angeli,<br />
Si volge indietro e passa oltre.</p>
<p>II</p>
<p>E se un giorno ritornasse<br />
che gli dovrò dire?<br />
-Ditegli che l&#8217;ho aspettato,<br />
io, fino a morirne.</p>
<p>E se mi domanda ancora<br />
senza riconoscermi?<br />
-Parlagli come sorella,<br />
egli forse soffre.</p>
<p>Se domanda dove sèi,<br />
che dovrò rispondere?<br />
-Porgigli il mio anello d&#8217;oro<br />
senza più rispondere.</p>
<p>Se vuol sapere perché<br />
la sala è deserta?<br />
-Mostragli la spenta lampada<br />
e la porta aperta.</p>
<p>E se mi chiedesse infine<br />
dell&#8217;ora tua estrema?<br />
-Di&#8217; che ho sorriso temendo<br />
che lui mi piangesse.</p>
<p>III</p>
<p>Tre bambine hanno trucidato<br />
per spiare che avessero in cuore.</p>
<p>IL primo era piena di gioia,<br />
e dovunque il suo sangue scorse<br />
tre serpi tre anni fischiarono.</p>
<p>Pieno il secondo di dolcezza,<br />
e dovunque il suo sangue scorse<br />
tre agnelli tre anni brucarono.</p>
<p>Il terzo pieno di tristezza,<br />
e dovunque il suo sangue scorse<br />
tre anni han vegliato tre arcangeli.</p>
<p>IV</p>
<p>Le bimbe occhi bendati<br />
(togliete le auree bende)<br />
le bimbe occhi bendati<br />
scrutano i loro fati.</p>
<p>Hanno aperto al meriggio<br />
(attenti alle auree bende)<br />
hanno aperto al meriggio<br />
il palazzo dei prati.</p>
<p>Un saluto alla vita<br />
(stringete le auree bende)<br />
un saluto alla vita<br />
e non sono più uscite.</p>
<p>V</p>
<p>Tre sorelle cieche<br />
(ancora speriamo)<br />
Tre sorelle cieche<br />
hanno un&#8217;aurea lampada.</p>
<p>Salgono su in vetta<br />
(loro voi e noi)<br />
salgono su in vetta<br />
sette giorni aspettano&#8230;</p>
<p>Ah, dice la prima,<br />
(ancora speriamo)<br />
Ah, dice la prima,<br />
sento i nostri lumi&#8230;</p>
<p>Ah, fa la seconda<br />
(loro voi e noi)<br />
Ah, fa la seconda,<br />
ecco il re che sale&#8230;</p>
<p>No, fa la più santa<br />
(ancora speriamo)<br />
No, fa la più santa,<br />
sono spenti ormai&#8230;</p>
<p>VI</p>
<p>Son venuti a dire<br />
(bimbo mio ho paura)<br />
Son venuti a dire:<br />
Lui sta per partire&#8230;</p>
<p>Col mio lume acceso<br />
(bimbo mio ho paura)<br />
col mio lume acceso<br />
mi sono accostata&#8230;</p>
<p>Alla prima porta<br />
(bimbo mio ho paura)<br />
alla prima porta<br />
la fiamma ha tremato&#8230;</p>
<p>La seconda porta<br />
(bimbo mio ho paura)<br />
la seconda porta<br />
la fiamma ha parlato&#8230;</p>
<p>Alla terza porta<br />
(bimbo mio ho paura)<br />
alla terza porta<br />
la fiaccola è morta&#8230;</p>
<p>VII</p>
<p>Le sette figlie di Orlamondo<br />
morta che fu la fata<br />
le sette figlie di Orlamondo<br />
la porta han cercata.</p>
<p>Hanno acceso le sette lampade<br />
hanno aperto le torri,<br />
aperte quattrocento stanze,<br />
senza trovare il giorno&#8230;</p>
<p>Giungono alle grotte sonore,<br />
vi discendono infine;<br />
E su una porta chiusa trovano<br />
una chiave d&#8217;oro.</p>
<p>vedon l&#8217;Oceano da fessure,<br />
temono di morire,<br />
picchiano alla porta sbarrata,<br />
non osano aprire&#8230;</p>
<p>VIII</p>
<p>Aveva tre corone d&#8217;oro<br />
a chi ne fece dono?</p>
<p>Una la offrì ai suoi genitori:<br />
ci han comprato tre canne d&#8217;oro<br />
fino a primavera la ospitarono.</p>
<p>Una la offrì ai suoi spasimanti:<br />
ci han comprato tre reti d&#8217;argento,<br />
fino all&#8217;autunno la ospitarono.</p>
<p>Una la offrì ai suoi bambini:<br />
ci han comprato tre ceppi di ferro,<br />
tutto l&#8217;inverno la incatenarono.</p>
<p>IX</p>
<p>Al palazzo s&#8217;è incamminata<br />
-il sole si levava appena-<br />
al palazzo s&#8217;è in camminata<br />
i cavalieri si guardarono<br />
tutte le dame ammutolirono.</p>
<p>Si fermò davanti alla porta<br />
-il sole si levava appena-<br />
si fermò davanti alla porta<br />
Si udì passare la regina<br />
e il suo sposo le domandò.</p>
<p>Dove andate, voi, dove andate?<br />
-State attenta, si vede appena-<br />
dove andate, voi, dove andate?<br />
Qualcuno vi aspetta dabbasso?<br />
Ella non gli diede risposta.</p>
<p>Discese dalla sconosciuta<br />
&#8211; State attenta, si vede appena-<br />
Discese dalla sconosciuta<br />
La sconosciuta strinse a sé<br />
la regina, nulla si dissero<br />
e si allontanarono in fretta.</p>
<p>Pianse sulla soglia il suo sposo<br />
-State attenta, si vede appena-<br />
pianse sulla soglia il suo sposo<br />
Si udì passare la regina<br />
si udivano foglie cadere.</p>
<p>X</p>
<p>Quando uscì l&#8217;amante<br />
(ho udito la porta)<br />
quando uscì l&#8217;amante<br />
lei aveva sorriso&#8230;</p>
<p>Ma quando rientrò<br />
(ho udito la lampada)<br />
ma quando rientrò<br />
un&#8217;altra era là</p>
<p>E ho visto la morte<br />
(udii la sua anima)<br />
e ho visto la morte<br />
che l&#8217;attende ancora&#8230;</p>
<p>XI</p>
<p>Madre mia, non sentite niente?<br />
Madre mia, è come un richiamo&#8230;<br />
Figlia mia, stringimi la mano.<br />
Figlia mia, è un grande vascello&#8230;</p>
<p>Madre mia, s&#8217;ha da stare attenti&#8230;<br />
Figlia mia, son quelli che partono&#8230;<br />
Madre mia, c&#8217;è un grande pericolo?<br />
Figlia mia, si va lontanando&#8230;</p>
<p>Madre mia, si avvicina sempre&#8230;<br />
Figlia mia, è ormai giunta in porto.<br />
Madre mia, sta aprendo la porta<br />
Figlia mia, son quelli che escono.</p>
<p>Madre mia, qualcuno sta entrando&#8230;<br />
Figlia mia, ha levato l&#8217;àncora&#8230;<br />
Madre mia, parla a voce bassa&#8230;<br />
Figlia mia, son quelli che passano.</p>
<p>Madre mia, si ruba le stelle!&#8230;<br />
Figlia mia, è un&#8217;ombra di vele.<br />
Madre mia, bussa alle finestre&#8230;<br />
Figlia mia, forse altri le ha aperte&#8230;</p>
<p>Madre mia, non si vede luce&#8230;<br />
Figlia mia, va via verso il mare&#8230;<br />
Madre mia, la sento dovunque&#8230;<br />
Figlia mia, di chi, di chi parli?</p>
<p>XII</p>
<p>Voi avete acceso le lampade,<br />
-che sole nel giardino!<br />
voi avete acceso le lampade,<br />
vedo il sole fra le fessure,<br />
aprite le porte al giardino!</p>
<p>-Perse le chiavi delle porte,<br />
si deve attendere, si deve,<br />
le chiavi dalla torre caddero,<br />
si deve attendere, si deve,<br />
si deve attendere dei giorni&#8230;</p>
<p>Un giorno apriranno le porte,<br />
la selva occulta i chiavistelli,<br />
la selva brucia intorno a noi,<br />
è un bagliore di foglie morte<br />
arse alla soglia delle porte&#8230;</p>
<p>-Gli altri giorni sono già stanchi,<br />
gli altri giorni anche essi han paura,<br />
gli altri giorni, no, non verranno,<br />
gli altri giorni anche essi morranno,<br />
anche noi qui morremo, qui&#8230;</p>
<p>XIII</p>
<p>Trent&#8217;anni ho cercato, sorelle,<br />
dove s&#8217;è celato!<br />
Trent&#8217;anni ho vagato, sorelle,<br />
senza mai arrivarci&#8230;</p>
<p>Trent&#8217;anni ho vagato, sorelle,<br />
e li ho stanchi i piedi,<br />
era in ogni luogo, sorelle,<br />
e però non è&#8230;</p>
<p>L&#8217;ora è triste adesso, sorelle,<br />
slacciate i miei sandali,<br />
muore anche la sera, sorelle,<br />
e ho male nell&#8217;anima.</p>
<p>Sedici anni avete, sorelle,<br />
andate lontano,<br />
a voi il mio bordone, sorelle,<br />
anche voi cercate&#8230;</p>
<p>XIV</p>
<p>Tre sorelle han voluto morire<br />
si sono messe i serti d&#8217;oro<br />
sono andate in cerca di morte.</p>
<p>Sono andate verso la selva:<br />
&#8220;Selva, dacci la nostra morte,<br />
ecco i nostri tre serti d&#8217;oro&#8221;.</p>
<p>La selva s&#8217;aprì in un sorriso,<br />
e offrì loro dodici baci<br />
che svelarono l&#8217;avvenire.</p>
<p>Tre sorelle han voluto morire<br />
sono andate a cercare il mare<br />
tre anni dopo lo incontrarono.</p>
<p>&#8220;Mare dacci la nostra morte<br />
ecco i nostri tre serti d&#8217;oro&#8221;.</p>
<p>Ma il mare proruppe in un pianto<br />
e offrì loro trecento baci<br />
che rivelarono il passato.</p>
<p>Tre sorelle han voluto morire<br />
la città sono andate a cercare<br />
la trovarono in mezzo a un&#8217;isola.</p>
<p>&#8220;Città dacci la nostra morte<br />
ecco i nostri tre serti d&#8217;oro&#8221;.</p>
<p>La città si schiuse all&#8217;istante<br />
e li coprì di baci ardenti<br />
che rivelarono il presente.</p>
<p>XV</p>
<p>Cantico della vergine in &#8220;Suor Beatrice&#8221;</p>
<p>A ogni anima che piange<br />
a ogni estinto peccato<br />
apro in seno alle stelle<br />
mani piene di grazia.</p>
<p>Nessun peccato vive<br />
quando amore ha parlato<br />
nessun&#8217;anima muore<br />
quando l&#8217;amore ha pianto.</p>
<p>E se amore si perde<br />
fra i sentieri laggiù<br />
il suo pianto mi trova<br />
e non si perde più&#8230;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Una rosa nelle tenebre &#8211; seconda parte</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/12/una-rosa-nelle-tenebre-seconda-parte/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/12/una-rosa-nelle-tenebre-seconda-parte/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 08:28:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Claude Debussy]]></category>
		<category><![CDATA[Maurice Maeterlinck]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[PELLÉAS ET MÉLISANDE]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/07/12/una-rosa-nelle-tenebre-seconda-parte/</guid>

					<description><![CDATA[cura e traduzioni di Orsola Puecher &#8211; [segue dalla prima parte] &#160; da PELLÉAS ET MÉLISANDE di Maurice Maeterlinck, Claude Debussy Maurice Denis (1870-1943), La Princesse dans la tour. ACTE 3 Scène 1 &#160; PELLÉAS Holà! Holà! ho! &#160; MÉLISANDE Qui est là? ATTO TERZO Scena prima &#160; PELLÉAS Olà! Olà! Oh! &#160; MÉLISANDE Chi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><center></p>
<div style="width:600px; float:center; text-align:justify">
<p align="center">cura e traduzioni<br />
di <strong>Orsola Puecher</strong> &#8211; <em>[segue dalla <a href="https://www.nazioneindiana.com/2007/07/10/una-rosa-nelle-tenebre-prima-parte/">prima parte</a>]</em><br />
&nbsp;<br />
da <strong>PELLÉAS ET MÉLISANDE </strong><br />
<em>di </em><em><strong>Maurice Maeterlinck</strong>, </em><em><strong>Claude Debussy<br />
</strong><strong><em><strong><br />
</strong></em></strong></em><em><strong><em><strong><em><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/denis-1870-1943_la-princesse-dans-la-tour.JPG" alt="denis-1870-1943_la-princesse-dans-la-tour.JPG" /></em></strong></em></strong></em><br />
<em>Maurice Denis (1870-1943), La Princesse dans la tour.</em></p>
<p><center></p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="600px" bgcolor="#f7f1cc">
<tbody>
<tr>
<td width="300px" valign="top">
<strong>ACTE 3<br />
</strong>Scène 1<strong><br />
&nbsp;<br />
PELLÉAS<br />
</strong>Holà! Holà! ho!<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Qui est là?</td>
<td width="300px" valign="top">
<strong>ATTO TERZO</strong><br />
Scena prima<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Olà! Olà! Oh!<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Chi è là?</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></center><br />
<span id="more-4133"></span></p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="600px" bgcolor="#f7f1cc">
<tbody>
<tr>
<td width="300px" valign="top">
<p><strong>PELLÉAS</strong><br />
Moi, moi, et moi!<br />
Que fais-tu là, à la fenêtre,<br />
en chantant comme un oiseau qui n&#8217;est pas d&#8217;ici?<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
J&#8217;arrange mes cheveux pour la nuit…<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
C&#8217;est là ce que je vois sur le mur?<br />
Je croyais que tu avais de la lumière…<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
J&#8217;ai ouvert la fenêtre; il fait trop chaud dans la tour…<br />
Il fait beau cette nuit.<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Il y a d&#8217;innombrables étoiles; je n&#8217;en ai jamais vu autant que ce soir;<br />
mais la lune est encor sur la mer…<br />
Ne reste pas dans l&#8217;ombre, Mélisande, penche-toi un peu,<br />
que je voie tes cheveux dénoués.<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Je suis affreuse ainsi…<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Oh! oh! Mélisande,<br />
Oh! tu es belle! Tu es belle ainsi! Penche-toi!<br />
Penche-toi! Laisse-moi venir plus près de toi…<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Je ne puis pas venir plus près de toi…<br />
Je me penche tant que je peux…<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Je ne puis pas monter plus haut…<br />
Donne-moi du moins ta main ce soir avant que je m&#8217;en aille…<br />
Je pars demain.<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Non, non, non…<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Si, si, je pars, je partirai demain… donne-moi ta main,<br />
ta main, ta petite main sur<br />
mes lèvres…<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Je ne te donne pas ma main si tu pars…<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Donne, donne, donne…<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Tu ne partiras pas?<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
J&#8217;attendrai, j&#8217;attendrai…<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong></p>
<div style="width:270px;">
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<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4133-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/tenebres.mp3?_=1" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/tenebres.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/tenebres.mp3</a></audio></div>
<p>Je vois une rose dans les ténèbres&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Où donc?<br />
Je ne vois que les branches du saule qui dépasse le mur…<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Plus bas, plus bas, dans le jardin; là-bas, dans le vert sombre…<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Ce n&#8217;est pas une rose…<br />
J&#8217;irai voir tout à l&#8217;heure, mais donne-moi ta main d&#8217;abord;<br />
d&#8217;abord ta main…<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Voilà, voilà, je ne puis pencher davantage.<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Mes lèvres ne peuvent pas atteindre ta main!<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Je ne puis me pencher davantage…<br />
Je suis sur le point de tomber…<br />
Oh! Oh! mes cheveux descendent de la tour!<br />
&nbsp;<br />
<em>(Sa chevelure se révulse tout à coup tandis qu&#8217;elle se penche ainsi, et inonde Pelléas.</em>)<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Oh! oh! qu&#8217;est-ce que c&#8217;est? tes cheveux, tes cheveux descendent vers moi!<br />
Toute ta chevelure, Mélisande, toute ta chevelure est tombée de la tour!<br />
<em>(moins vite et passionnément<br />
contenu</em>)<br />
Je les tiens dans les mains, je les tiens dans la bouche…<br />
Je les tiens dans le bras, je les mets autour de mon cou…<br />
Je n&#8217;ouvrirai plus les mains cette nuit!<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Laisse-moi! laisse-moi! tu vas me faire tomber!<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Non, non, non!<br />
Je n&#8217;ai jamais vu de cheveux comme les tiens, Mélisande!<br />
Vois, vois, vois, ils viennent de si haut<br />
Et ils m&#8217;inondent encore jusqu&#8217;au cœur;<br />
Ils m&#8217;inondent encore jusqu&#8217;au genoux!<br />
Et ils sont doux, ils sont doux comme s&#8217;ils tombaient du ciel!<br />
Je ne vois plus le ciel à travers tes cheveux.<br />
Tu vois, tu vois? Mes deux mains ne peuvent pas les tenir;<br />
il y en a jusque sur les branches du saule…<br />
Ils vivent comme des oiseaux dans mes mains,<br />
et ils m&#8217;aiment, ils m&#8217;aiment plus que<br />
toi!<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Laisse-moi, laisse-moi…<br />
Quelqu&#8217;un pourrait venir…<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Non, non, non, je ne te délivre pas cette nuit…<br />
Tu es ma prisonnière cette nuit, toute la nuit, toute la nuit…<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Pelléas! Pelléas!<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Je les noue, je les noue aux branches du saule…<br />
Tu ne t&#8217;en iras plus…tu ne t&#8217;en iras<br />
plus…<br />
regarde, regarde, j&#8217;embrasse tes cheveux…<br />
Je ne souffre plus au milieu de tes cheveux…<br />
Tu entends mes baisers le long de tes cheveux?<br />
Ils montent le long de tes cheveux…<br />
Il faut que chacun t&#8217;en apporte…<br />
Tu vois tu vois, je puis ouvrir les mains…<br />
J&#8217;ai les mains libres et tu ne peux plus m&#8217;abandonner…<br />
&nbsp;<br />
<em>(Des colombes sortent de la tour et volent autour d&#8217;eux dans la nuit.)</em><br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Oh! oh! tu m&#8217;as fait mal!<br />
Qu&#8217;y a-t-il Pelléas?<br />
Qu&#8217;est-ce qui vole autour de moi?<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Ce sont les colombes qui sortent de la tour…<br />
Je les ai effrayées; elles s&#8217;envolent…<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Ce sont mes colombes, Pelléas.<br />
Allons-nous-en, laisse-moi… elles ne reviendraient plus…<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Pourquoi ne reviendraient-elles plus?<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Elles se perdront dans l&#8217;obscurité…<br />
Laisse-moi! laisse-moi relever la tête…<br />
J&#8217;entends un bruit de pas…<br />
Laisse-moi!<br />
C&#8217;est Golaud! Je crois que c&#8217;est Golaud!<br />
Il nous a entendus…<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Attends! Attends!<br />
Tes cheveux sont autour des branches…<br />
Ils se sont accrochés dans l&#8217;obscurité…<br />
Attends! Attends<br />
&nbsp;<br />
<em>(Entre Golaud par le chemin de ronde.)</em><br />
&nbsp;<br />
Il fait noir.<br />
&nbsp;<br />
<strong>GOLAUD</strong><br />
Que faites-vous ici?<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Ce que je fais ici? Je&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>GOLAUD<br />
</strong>Vous êtes des enfants…<br />
Mélisande, ne te penche pas ainsi à la fenêtre, tu vas tomber…<br />
Vous ne savez pas qu&#8217;il est tard?<br />
Il est près de minuit.<br />
Ne jouez pas ainsi dans l&#8217;obscurité.<br />
Vous êtes des enfants…<br />
&nbsp;<br />
<em>(riant nerveusement)</em><br />
&nbsp;<br />
Quels enfants!<br />
Quels enfants!<br />
&nbsp;<br />
<em>(Il sort avec Pelléas.)</em>
</td>
<td width="300px" valign="top"><span style="Line-height: 23px"><strong>PELLÉAS</strong><br />
Io, io ed io!<br />
Cosa fai là, alla finestra,<br />
cantando come un uccello che è non di qui?<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Mi aggiusto i capelli per la notte.<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Sono loro che vedo sul muro?<br />
Credevo che tu avessi un lume&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Ho aperto la finestra; fa troppo caldo nella torre&#8230;<br />
Fa bello stanotte.<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Ci sono infinite stelle; mai ne ho viste tante come stasera,<br />
ma la luna è ancora sul mare&#8230;<br />
Non nasconderti nell&#8217;ombra, Mélisande, sporgiti un po&#8217;,<br />
che veda i tuoi capelli sciolti.<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Sono spaventosa così&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Oh! Oh! Mélisande,<br />
Oh! Tu sei bella!&#8230; Sei bella così!<br />
Sporgiti!<br />
Sporgiti! Lasciami venire più vicino<br />
a te&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Non posso venire più vicina a te&#8230;<br />
Mi sporgo finché posso&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Non riesco a salire più in alto&#8230;<br />
Dammi almeno la tua mano stasera prima che me ne vada&#8230;<br />
Parto domani&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
No, no, no&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Sì, sì, parto, partirò domani&#8230; dammi la tua mano,<br />
la tua mano, la tua piccola mano sulle mie labbra&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Non te la do la mia mano se parti&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Dammela, dammela, dammela&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Non partirai?<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Aspetterò, aspetterò&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Vedo una rosa nelle tenebre&#8230;</span><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<span style="Line-height: 22px"><strong>PELLÉAS</strong><br />
Ma dove?<br />
Non vedo che i rami del salice oltre il muro&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Più in basso, più in basso, nel giardino; laggiù, nel verde scuro&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Non è una rosa&#8230;<br />
Andrò subito a vedere, ma dammi la mano prima;<br />
prima la tua mano&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Ecco, ecco, non posso sporgermi<br />
di più.<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Le mie labbra non possono raggiungere la tua mano!<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Non posso sporgermi di più&#8230;<br />
Sto per cadere&#8230;<br />
Oh! Oh! I miei capelli scendono dalla torre!<br />
&nbsp;<br />
<em>(la sua chioma si scioglie improvvisamente, mentre si sporge<br />
ancora ed inonda Pelléas</em>)<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Oh! oh! Cos&#8217;è questo? I tuoi capelli, sono i tuoi capelli a scendere verso di me!<br />
Tutta la tua chioma, Mélisande, tutta la tua chioma è caduta dalla torre!<br />
&nbsp;<br />
<em>(meno veloce e passionalmente trattenuto)</em><br />
&nbsp;<br />
Li tengo fra le mani, li tengo<br />
in bocca…<br />
li tengo fra le braccia, li avvolgo attorno al mio collo&#8230;<br />
Non aprirò più le mani stanotte!<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Lasciami! Lasciami! Mi farai<br />
cadere!<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
No, no, no!<br />
Non ho mai visto dei capelli come i tuoi Mélisande!<br />
Vedi, vedi, vedi arrivano da così in alto<br />
E m&#8217;inondano ancora fino al cuore;<br />
M&#8217;inondano ancora fino alle ginocchia!<br />
E sono dolci, sono dolci come se cadessero dal cielo!<br />
Non vedo più il cielo attraverso i tuoi capelli.<br />
Lo vedi, lo vedi? Le mie due mani non riescono più a tenerli;<br />
mi sfuggono fino ai rami del<br />
salice&#8230;<br />
Palpitano come uccelli nelle mie<br />
mani,<br />
e loro mi amano, loro mi amano più di te!<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Lasciami, lasciami&#8230;<br />
Qualcuno potrebbe venire&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
No, no, no, non ti lascio libera<br />
stanotte&#8230;<br />
Tu sei mia prigioniera stanotte, tutta la notte, tutta la notte&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Pelléas! Pelléas!<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Io li annodo, li annodo ai rami del salice&#8230;<br />
Non te ne andrai, più&#8230; non te ne andrai più&#8230;<br />
Guarda, guarda abbraccio i tuoi capelli&#8230;<br />
Non soffro più fra i tuoi<br />
capelli.<br />
Li senti i miei baci lungo i tuoi<br />
capelli?<br />
Risalgono lungo i tuoi<br />
capelli&#8230;<br />
Così ognuno te ne porta&#8230;<br />
Vedi, vedi, posso aprir le mani&#8230;<br />
Ho le mani libere ma tu non puoi più abbandonarmi&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<em>(Delle colombe escono dalla torre e volano attorno a loro nella notte)</em><br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Oh! Oh! Mi hai fatto male!<br />
Cosa c&#8217;è Pelléas?<br />
Chi vola attorno a me?<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Sono le colombe, escono<br />
dalla torre&#8230;<br />
Le ho spaventate; volano via&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Sono le mie colombe, Pelléas.<br />
Andiamo via, lasciami&#8230; non ritornerebbero più&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Perchè non ritornerebbero più?<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Si perderanno nell&#8217;oscurità&#8230;<br />
Lasciami! Lasciami rialzare la testa&#8230;<br />
sento un rumore di passi&#8230;<br />
Lasciami!<br />
E&#8217; Golaud! Credo che sia Golaud!<br />
Ci ha sentiti&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Aspetta! Aspetta!<br />
I tuoi capelli sono attorno ai rami&#8230;<br />
Si sono impigliati nell&#8217;oscurità<br />
Aspetta! Aspetta!<br />
&nbsp;<br />
<em>(Entra Golaud dal ballatoio di ronda)</em><br />
&nbsp;<br />
E&#8217; buio.<br />
&nbsp;<br />
<strong>GOLAUD</strong><br />
Cosa fate qui?<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS</strong><br />
Cosa faccio qui? Io&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<strong>GOLAUD</strong><br />
Siete dei bambini&#8230;<br />
Mélisande, non ti sporgere così dalla finestra, finirai per cadere&#8230;<br />
Non lo sapete che è tardi?<br />
E&#8217; quasi mezzanotte.<br />
Non giocate così nell&#8217;oscurità&#8230;<br />
Siete dei bambini&#8230;<br />
&nbsp;<br />
<em>(ridendo nervosamente)</em><br />
&nbsp;<br />
Che bambini!<br />
Che bambini!<br />
&nbsp;<br />
<em>(Esce con Pelléas.)</em></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Il <em>figlio del Re</em> non sale sulla torre, come ci si aspetta nelle favole, ma, mentre la musica vira in un ardore parossistico, febbrile, malato, sono solo i capelli che scivolano giù, seguendo la fisicità musicale della complessa scala di accordi discendenti:</p>
<p align="center"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/discesa.GIF" alt="discesa.GIF" height="121" /></p>
<p>Capelli che saranno oggetto di una specie di gioco crudele, onanistico, quasi sadomaso, di un feticismo sensuale e privo di sfogo. Mélisande con la testa rovesciata all&#8217;indietro, Pelléas avvolto e vibrante di desiderio. Immobilizzati, in un <em>liberty </em>noir, in una contorsione erotica che già prelude ai corpi tormentati di<strong> Egon Schiele</strong>, (1890-1918).Quello che arriva ad interrompere il gioco della strana scena d&#8217;amore fra Pelléas ed i capelli di Mélisande sembra un nonno un po&#8217; burbero dei due <em>enfants</em>, o tutt&#8217;al più un padre saggio e tollerante che li &#8220;sgrida&#8221; con le stesse parole con cui si manderebbero in castigo nelle loro camerette due bambini dispettosi, ed invece è il di lei anziano marito, il principe Golaud. Nonché fratellastro del giovane Pelléas. Di questa reazione così paternalistica e soft non ci convince nemmeno per un istante: dal suo arrivo in poi cominciano a battere in sottofondo i timpani del destino, ad oscillare il pendolo di una gelosia segreta ma terribile. Nell&#8217;<em>interludio</em> che segue<br />
<center></p>
<div style="width:270px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4133-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/interludio.mp3?_=2" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/interludio.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/interludio.mp3</a></audio></div>
<p></center><br />
il flusso amoroso, con piccole punte in cui la musica per pochi istanti pare distendersi in una speranza serena, quasi romantica, finisce poi per spegnersi e lo stesso rullo cupo e sordo che accompagnava l&#8217;arrivo di Golaud chiude e rabbrividisce ogni illusione. Nella scena successiva egli proporrà a Pelléas, guarda caso, un<em> tour</em> nell&#8217;orribile sotterraneo del castello, da cui si levano esalazioni mortali, e sull&#8217;orlo di un abisso gli tremeranno le mani e, in un clima di <em>suspence</em> alla Hitchcock, si tratterrà a stento dallo spingerlo giù nel baratro.<br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS<br />
</strong><em>Sì, un odore di morto si leva tutto attorno a noi.</em><br />
&nbsp;<br />
<strong>GOLAUD<br />
</strong><em>Sporgetevi, non abbiate paura&#8230; Vi terrò io&#8230; datemi&#8230; no, no, non la mano&#8230; potrebbe sfuggire&#8230; il braccio. Il braccio&#8230; Vedete l&#8217;abisso? </em>(turbato)<em>. Pelléas? Pelléas?</em><br />
&nbsp;<br />
<strong>PELLÉAS<br />
</strong><em>Sì, credo di vedere il fondo dell&#8217;abisso&#8230; é la luce che trema così?&#8230; Voi&#8230; </em>(Si raddrizza, si volge, guarda Golaud)<br />
&nbsp;<br />
Si sa, le storie fra cognati finiscono sempre male. Golaud, non molto tempo prima, aveva trovato Mélisande sperduta, anche lui perdutosi dopo una battuta di caccia, in una delle foreste dell&#8217;isola dove sorge il castello, con le vesti stracciate, piangente. Infreddolita, come sarà per tutta la vicenda, da un gelo che viene dalle regioni artiche degli spiriti inquieti, che comincia a farla morire dentro fin dalle prime note. E il primo suono che di lei si ode, non è un acuto lirico, ma un sommesso e disperato singhiozzare di fianco ad una fontana, dove ha gettato la sua corona. Non si riesce a strapparle una parola del suo passato e delle sue sventure. Le sue prime parole <em>Ne me touchez pas! ne me touchez pas! </em>Non toccatemi.<br />
&nbsp;<br />
<strong>I</strong> 1</p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="100%" bgcolor="#f7f1cc">
<tbody>
<tr>
<td>
<p align="left"><strong>GOLAUD</strong><br />
(&#8230;)<br />
Quelqu&#8217;un vous a-t-il fait du mal?<br />
<strong><br />
MÉLISANDE</strong><br />
Oh! oui! oui! oui!<br />
<em>(Elle sanglote profondément.)</em></p>
<p><strong>GOLAUD</strong><br />
Qui est-ce qui vous a fait du mal?<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Tous! tous!<br />
&nbsp;<br />
<strong>GOLAUD</strong><br />
Quel mal vous a-t-on fait?<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Je ne veux pas le dire! je ne peux pas le dire!</td>
<td>
<p class="MsoNormal"><strong>GOLAUD</strong><br />
(&#8230;)<br />
Qualcuno vi ha forse fatto del male?</p>
<p><strong>MÉLISANDE</strong><br />
Oh! Sì! Sì! Sì!<br />
<em>(piange disperatamente)</em><br />
&nbsp;<br />
<strong>GOLAUD</strong><br />
Chi vi ha fatto del male?<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Tutti. Tutti.<br />
&nbsp;<br />
<strong>GOLAUD</strong><br />
Che male vi hanno fatto?<br />
&nbsp;<br />
<strong>MÉLISANDE</strong><br />
Non voglio dirlo. Non posso dirlo!<br />
<strong><br />
</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>E non lo dirà mai. Resterà &#8220;straniera&#8221;,<em> comme un oiseau qui n&#8217;est pas d&#8217;ici</em>, per tutta l&#8217;opera. Sempre con gli occhi spalancati, non li chiude mai, sì, sì, li chiudo la notte, dice, come i gatti, come fosse sempre preda di un&#8217;eterna stupita meraviglia. Golaud se la sposa lo stesso, ahimè al posto di una e più adatta, forse, mia rara omonima, tal Principessa Orsola, che i parenti gli avevano consigliato, ma i consigli dei parenti non si ascoltano mai. La porta al castello, lei strana nella sua altrettanto strana famiglia dalle complicate parentele, dello strano regno dove sembra non battere mai il sole e il disgraziato popolo muore di carestia, mentre i regnanti si disperano nella <em>camera chiusa</em> delle loro vite.<br />
&nbsp;<br />
<strong>IV</strong> 2</p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="100%" bgcolor="#f7f1cc">
<tbody>
<tr>
<td><strong>ARKEL</strong><br />
Car depuis ta venue, on n&#8217;a vecu ici qu&#8217;en chuchotant autour d&#8217;une chambre fermée…</td>
<td>
<p class="MsoNormal"><strong>ARKEL</strong><br />
Perchè dopo la tua venuta, si è vissuti bisbigliando attorno ad una camera chiusa.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>C&#8217;è un vecchio che giace malato in punto di morte, il padre di Pelléas, un ancor più vecchio è il re, Arkel, il nonno. Una regina rassegnata, Geneviève, madre di Golaud, avuto da un primo marito di cui nulla si sa (il sotterraneo?) e di Pelléas. Il luogo non è lieto e nemmeno fosse il castello di Barbablù, anche la prima moglie di Golaud è morta, lasciando Inyold, un orfano piccolo principe solo ed infelice, sempre fra i grandi e da loro coinvolto nelle loro storie intricate. Quando gioca con la sua palla d&#8217;oro, essa s&#8217;incaglia sempre sotto massi scuri e pesanti e piange e si turba per il destino delle simboliche pecore condotte al macello da un pastore, come quando da bambini ci si dispera al funerale del canarino, o per un gattino sperduto al bordo della strada, sentendo la prima avvisaglia di quella <em>linea d&#8217;ombra</em> che incombe su tutte le vite. Pelléas e Golaud sono quindi fratellastri. Pelléas è l&#8217;unico giovane, ma è un ragazzo tormentato, &#8220;strano&#8221; dirà Arkel stesso, vuol sempre partire, andarsene via, si aggira per grotte e sotterranei come un Amleto stanco senza nemmeno il coraggio di vendicare o scoprire i crimini e le congiure che ci saranno sicuramente state sotto tutte queste morti e parentele. S&#8217;innamoreranno dal primo istante lui e Mélisande, senza quasi guardarsi:<br />
&nbsp;<br />
<strong>IV</strong> 4</p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="100%" bgcolor="#f7f1cc">
<tbody>
<tr>
<td><strong>PELLÉAS</strong><br />
Et je n&#8217;ai pas encore regardé son regard&#8230;</td>
<td><strong>PELLÉAS</strong><br />
E non ho ancora guardato il suo sguardo&#8230;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Così lui dirà, già nel quarto atto, ormai vicino al tragico epilogo. Sono come due entità di carica complementare, che si attraggono per un magnetismo obbligato e fatale. Come due sonnambuli. Senza la forza di guardare la realtà del loro sentimento. Lasciando i baci correre lungo i fili sottili dei capelli. Senza la volontà di sfuggire al luogo ed alle sue influenze. Se si dirà metaforicamente in Amleto di <strong>Shakespeare </strong><em>C&#8217;e del marcio in Danimarca</em>, qui dal sotterraneo provengono veramente miasmi di morte che inondano tutte le stanze cui non c&#8217;è rimedio. Nessuno ha il coraggio di reagire. In questo nuovo secolo sembra non essere più possibile alcun eroismo, alcuna ribellione, dei ed eroi wagneriani sono già tramontati. Anche il Cielo è vuoto e muto. Dio sembra aver abbandonato gli uomini.<br />
&nbsp;<br />
<strong>IV</strong> 2</p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="100%" bgcolor="#f7f1cc">
<tbody>
<tr>
<td><strong>ARKEL<br />
</strong>Si j&#8217;étais Dieu, j&#8217;aurais pitié du cœur des hommes&#8230;<strong><br />
</strong><strong><br />
</strong></td>
<td>
<p class="MsoNormal"><strong>ARKEL<br />
</strong>Se fossi Dio avrei pietà del cuore degli uomini&#8230;<strong><br />
</strong><strong><br />
</strong></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ed in questo condizionale senza alcuna possibilità di diventare presente, nei puntini di sospensione che ricorrono per ben 528 volte nel testo, in un&#8217;anticipazione céliniana, le parole si affacciano sul vuoto del loro senso letterale, sull&#8217;incapacità di dire e definire il reale.<br />
Portala via verrebbe voglia di gridare a Pelléas, come fanno i bambini al Teatro dei Burattini: <em>lascia stare i capelli, più li annodi ai rami del salice, più siete entrambi prigionieri, salta su, baciala sulla bocca, scalda il suo freddo e la sua infelicità. Salvala, è lei la rosa nelle tenebre, salvala prima che esse la inghiottano. Volate via come le colombe dalla torre. Lontano.</em><br />
Dopo essere stati scoperti da Golaud, Pelléas sarà da lui &#8220;paternamente&#8221; ammonito a non indulgere più in simili &#8220;giochi,&#8221; la ragazza si viene a sapere è anche incinta. Ma sembra non rendersene nemmeno conto come se fosse una cosa che non capita a lei, di cui non ha una precisa coscienza. Ha un carattere incostante, psicolabile, minaccia sempre di buttarsi nelle fontane, ma sappiamo che non ha il coraggio di farlo. Non è felice al castello, ed anche se è felice, è triste.<br />
&nbsp;<br />
<strong>IV</strong> 4</p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="100%" bgcolor="#f7f1cc">
<tbody>
<tr>
<td><strong>PELLÉAS<br />
</strong>Tu es distraite…<br />
Qu&#8217;as-tu donc?<br />
Tu ne me sembles pas heureuse…<strong><br />
</strong>Si, si, je suis bien heureuse, mais je suis triste…</td>
<td>
<p class="MsoNormal"><strong>PELLÉAS<br />
</strong>Sei distratta&#8230;<br />
Cos&#8217;hai dunque?<br />
Non mi sembri felice&#8230;<br />
Sì, sì, sono molto felice, ma sono triste&#8230;</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Romeo salta sul balcone in un attimo e la sua Giulietta gli trema fra le braccia senza pensarci due volte e non lo vuole lasciare andare via. Francesca, quella dell&#8217;<em>amor ch&#8217;a nullo amato amar perdona</em> anche precipitata nel suo apposito girone infernale sarà orgogliosa di aver ceduto ad un amore infelice e non lo rinnegherà mai. Qui siamo arrivati ad un punto di non ritorno che apre all&#8217;immobilità al silenzio del teatro beckettiano. Nessuno dei personaggi ha la forza di fare un gesto, le parole si riducono ad un sussurro, la musica ne amplia il mistero emotivo, la complessità inconscia.<br />
Anche nella scena in cui Golaud scoprirà i due amanti finalmente abbracciati che si baciano disperatamente solo nel momento in cui vedono la morte davanti a se, Pelléas, passato a fil di spada finirà nella fontana, siamo quasi portati a sospettare che ciò avvenga per sua volontà. Una specie di suicidio per conto terzi. E Mélisande riceverà una ferita quasi inesistente, metaforica.<br />
&nbsp;<br />
<strong>V</strong> 1</p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="100%" bgcolor="#f7f1cc">
<tbody>
<tr>
<td><strong>LE MÉDECIN<br />
</strong>Ce n&#8217;est pas de cette petite blessure qu&#8217;elle peut mourir;<br />
un oiseau n&#8217;en serait pas<br />
mort…</td>
<td><strong>IL MEDICO<br />
</strong>Non è di questa piccola ferita che ella può morire;<br />
anche un uccello non ne sarebbe<br />
morto&#8230;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ma non si riprenderà più, morirà dopo uno stato di quasi coma che le ha fatto dimenticare tutto:<br />
&nbsp;<br />
<strong>V</strong> 1</p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="100%" bgcolor="#f7f1cc">
<tbody>
<tr>
<td><strong>MÉLISANDE<br />
</strong>Je ne comprends pas non plus tout ce que je dis, voyez-vous…<br />
Je ne sais pas ce que je dis…<br />
Je ne sais pas ce que je sais…<br />
Je ne dis plus ce que je veux…</td>
<td><strong>MÉLISANDE<br />
</strong>Anch&#8217;io non comprendo più quello che dico, vedete&#8230;<br />
Non so cosa dico&#8230;<br />
Non so quello che so&#8230;<br />
Non dico più quello che voglio&#8230;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Parole spezzate che finiscono per essere una dichiarazione di assoluto nichilismo esistenziale e spirituale. Assoluto presagio di future incomunicabilità.<br />
Mélisande, poco prima di morire, dà alla luce, una povera bambina, di cui una vecchia serva, in una delle scene tagliate da Debussy, dirà:<br />
&nbsp;<br />
<strong>LA VECCHIA SERVA</strong><br />
<em>Ha le doglie sul letto di morte; non è questo un gran segno? E che figlia! L&#8217;avete vista? Una bambinetta che un povero non vorrebbe mettere al mondo&#8230; una figurina di cera che è nata troppo presto&#8230; una figurina di cera che deve vivere nella lana d&#8217;agnello&#8230; sì, sì, non è entrata la gioia in questa casa&#8230;</em><br />
&nbsp;<br />
Morta la madre purtroppo adesso toccherà a lei ereditarne la sofferenza. Dal cerchio non si esce.<br />
&nbsp;<br />
<strong>V</strong> 1</p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="100%" bgcolor="#f7f1cc">
<tbody>
<tr>
<td><strong>ARKEL<br />
</strong>(&#8230;)<br />
C&#8217;était un petit être si tranquille, si timide et si silencieux…<br />
C&#8217;était un pauvre petit être mystérieux comme tout le monde…<br />
Elle est là comme si elle était la grande sœur de son enfant…<br />
Venez…<br />
Il ne faut pas que l&#8217;enfant reste ici dans cette chambre…<br />
Il faut qu&#8217;il vive, maintenant, à sa place<br />
C&#8217;est au tour de la pauvre petite.</td>
<td>
<p class="MsoNormal"><strong>ARKEL<br />
(</strong>&#8230;)<br />
Era un piccolo essere così tranquillo, così timido e silenzioso&#8230;<br />
Era un povero piccolo essere misterioso come tutti&#8230;<br />
E&#8217; là come fosse la sorella maggiore della sua bambina&#8230;<br />
Venite&#8230;<br />
Non bisogna che la bambina resti in questa camera&#8230;<br />
Bisogna che viva, ora, al suo posto&#8230;<br />
E&#8217; la volta della povera piccina.<br />
<strong><br />
</strong></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>E non possiamo certo sperare che, diventata grande, faccia come la Nora di<em> Casa di bambola</em> di <strong>Ibsen</strong> (1880) che solo una ventina d&#8217;anni prima avrebbe avuto ancora il coraggio di andarsene da quel castello buio, sbattendo il portone e facendo l&#8217;autostop ad una nave di passaggio. Tutt&#8217;al più le toccherà quel ragazzino triste e complessato del piccolo Ynyold.<br />
&nbsp;<br />
<em>Adieu</em> Mélisande, arrivata nel regno di<em> Allemonde</em> come l&#8217;eroina stanca di tante altre storie infelici, portando su di sé il dolore di tutte le altre fanciulle luminose e fragili, perseguitate: della povera Proserpina in libertà vigilata per sei mesi all&#8217;anno e poi costretta a tornare nel buio dell&#8217;Ade, della tenera Euridice che quello sciocco di Orfeo per pura impazienza di uno sguardo non riuscirà a riportare fra i vivi, della Francesca tradita da un libro delle stesse avventure tristi e speculari di Lancillotto e Ginevra. Non sei forse tu Ofelia, la dolce folle, che veleggiando attraverso i secoli, con le vesti gonfie d&#8217;acqua fra i fiori del suo stagno è arrivata fino alle acque fredde di questo fiordo infelice?</p>
<p class="MsoNormal">I</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">Sur l&#8217;onde calme et noire où dorment les étoiles<br />
La blanche Ophélie flotte comme un grand lys,<br />
Flotte très lentement, couchée en ses longs voiles&#8230;<br />
On entend dans le bois lointains des hallalis.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">Voici plus de mille ans que la triste Ophélie<br />
Pass fantôme blanc, sur le long fleuve noir;<br />
Voici plus de mille ans que sa douce folie<br />
Murmure sa romance à la brise du soir.</p>
<p class="MsoNormal"><em>I</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal"><em>Sull&#8217;onda calma e nera dove dormono le stelle<br />
La bianca Ofelia fluttua come un grande giglio<br />
Fluttua molto lentamente, stesa nei suoi lunghi veli<br />
Si sentono dai boschi lontani gridi di caccia.<br />
</em><em><br />
Ecco da più di mille anni la triste Ofelia<br />
Passa, fantasma bianco, sul lungo fiume nero;<br />
Ecco da più di mille anni la sua dolce follia<br />
Mormora la sua romanza alla brezza della sera. </em></p>
<p><em>Arthur Rimbaud, Ophélie, 1870 </em><br />
&nbsp;<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
<em><strong>Riferimenti musicali per la prima e seconda parte:</strong></em><br />
C. Debussy,Pelléas et Mélisande<br />
Camille Maurane, Erna Spoorenberg, Guus Hoekman,<br />
Josephine Veasey, John Shirley-Quirk, Choeur du Grand<br />
Théâtre de Genève<br />
Orchestre de la Suisse Romande,<br />
conducted by Ernest Ansermet<br />
Agosto 1964<br />
Decca 473-351-2<br />
&nbsp;<br />
C. Debussy,Chanson de Bilitis, La chevelure<br />
Véronique Gens (soprano)<br />
Roger Vignoles (Piano)<br />
27 Febbraio 2000<br />
Virgin Classics<br />
ASIN : B00003ZKR9<br />
&nbsp;<br />
Gabriel Faure, Pelléas et Mélisande suite per<br />
orchestra Op.80<br />
Arnold Schoenberg, Pelleas und Melisande poema<br />
sinfonico op.5<br />
Orchestra: Israel Philharmonic Orchestra<br />
conducted by Zubin Mehta<br />
14 Gennaio 1991<br />
Sony<br />
ASIN: B00000270L<br />
&nbsp;<br />
C. Debussy,Pelléas et Mélisande<br />
Camille Maurane, Erna Spoorenberg, Guus Hoekman,<br />
Josephine Veasey, John Shirley-Quirk, Choeur du Grand<br />
Théâtre de Genève<br />
Orchestre de la Suisse Romande,<br />
conducted by Ernest Ansermet<br />
Agosto 1964<br />
Decca 473-351-2</div>
<p></center></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Una rosa nelle tenebre &#8211; prima parte</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/10/una-rosa-nelle-tenebre-prima-parte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jul 2007 09:47:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Claude Debussy]]></category>
		<category><![CDATA[Maurice Maeterlinck]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[PELLÉAS ET MÉLISANDE]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese]]></category>
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					<description><![CDATA[[tempo fa una nostra assidua commentatrice, Orsola Puecher, trascrisse in un commento un brano a mio parere molto bello dal Pelléas et Mélisande, testo di Maurice Maeterlinck, musica di Claude Debussy. Le ho chiesto di tradurre e spiegare per Nazione Indiana e questa è la prima parte del lavoro che lei ha prodotto. a.s.] &#160; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><center></p>
<div style="width:600px; float:center; text-align:justify">[<em>tempo fa una nostra assidua commentatrice, Orsola Puecher, trascrisse in un commento un brano a mio parere molto bello dal Pelléas et Mélisande, testo di Maurice Maeterlinck, musica di Claude Debussy. Le ho chiesto di tradurre e spiegare per Nazione Indiana e questa è la prima parte del lavoro che lei ha prodotto.</em> a.s.]<br />
&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">cura e traduzioni<br />
di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">da <strong>PELLÉAS ET MÉLISANDE </strong><br />
<em>di</em><strong> </strong><em><strong>Maurice Maeterlinck</strong><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/2gardenmelisande.JPG" style="float: right; margin: 10px;" alt="2gardenmelisande.JPG" width="240" height="356" align="right" />, </em><em><strong>Claude Debussy</strong></em></p>
<p class="MsoNormal">E&#8217; notte. Una fanciulla esile dai lunghissimi capelli dorati quasi una bambina, si pettina affacciata alla più alta finestra della torre di un castello: cupo, all&#8217;apparenza imponente, ma che, visto dalle quinte del teatro dell&#8217;Operà-Comique di Parigi, rivelerebbe soltanto lo scheletro di cantinelle di legno che regge la tela dipinta di una scenografia d&#8217;altri tempi. E&#8217; il 30 aprile 1902. Chi sarà questa <em>regina adolescente</em>? Aspetta qualcuno? E chi? E&#8217; sola sul palcoscenico. L&#8217;avvolge e la strugge il <em>pianissimo</em> &#8211; <em>ppp</em> &#8211; <em>doux et calme</em> di una <em>musica delicata</em>, l&#8217;onda notturna di arpeggi de <em>les sanglots longs</em> di viole e violoncelli, pizzicata dall&#8217;arpa, fra l&#8217;eco del flauto e dell&#8217;oboe.</p>
<p>&nbsp;<br />
<center></p>
<div style="width:270px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4134-3" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/musica-delicata.mp3?_=3" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/musica-delicata.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/musica-delicata.mp3</a></audio></div>
<p></center><br />
<em>Nella foto la cantante scozzese <strong>Mary Garden</strong>, prima interprete &#8220;ideale&#8221; di Mélisande, scelta da <strong>Debussy</strong></em><em> per il fisico diafano, il viso preraffaellita e per l&#8217;intonazione poetica e cristallina della sua voce, cui l&#8217;accento inglese aggiungeva quella nota in più di estraneità e mistero così intrinseca al personaggio. &#8220;Non posso concepire timbro più dolcemente insinuante&#8221;, disse di lei. Qui in una </em><em>rara registrazione del 1904</em>.<br />
&nbsp;<br />
<center></p>
<div style="width:270px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4134-4" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/1904.mp3?_=4" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/1904.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/1904.mp3</a></audio></div>
<p></center></p>
<p align="center"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/arpeggi.JPG" alt="arpeggi.JPG" width="537" height="266" align="top" /></p>
<p>&nbsp;<br />
Poi la musica si spegne e nel silenzio solo la sua voce modula un impalpabile canto recitato, una prosodia lirica di versi liberi dal suono sussurrato, liquido e triste. Nelle parole, nelle assonanze morbide delle sillabe, nel rintocco ripetuto di quel <em>tout le long&#8230;</em> <em>tout le long</em>&#8230; <em>tout le long</em> soffia una profonda malinconia, il presagio di un destino. Forse lo stesso ignoto che starà di fronte alla <em>fanciulla sola</em> di <strong>Campana</strong>, a bordo della nave in viaggio attraverso i suoi orizzonti vertiginosi. Un blu <em>nuit </em>di sangue aristocratico e malato. Una viola che trema indifesa.<br />
&nbsp;<br />
<em>D&#8217;ignota scena fanciulla sola</em><br />
<em>Come una melodia</em><br />
<em>Blu, su la riva dei colli ancora tremolare una viola&#8230;</em><br />
&nbsp;<br />
[Viaggio a Montevideo,1914, <strong>D. Campana</strong>]</p>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" width="100%" bgcolor="#dfe8f1">
<tbody>
<tr>
<td>
<p class="MsoNormal"><strong>ACTE 3</strong><br />
Scène 1<br />
Une des tours du château<br />
<em>(Un chemin de ronde passe sous une fenêtre de la tour.)</em></p>
<p><strong>MÉLISANDE</strong><br />
<em>(à la fenêtre tandis qu&#8217;elle peigne ses cheveux dénoués)</em><br />
Mes longs cheveux descendent jusqu&#8217;au seuil de la tour;<br />
Mes cheveux vous attendent tout le long de la tour,<br />
Et tout le long du jour,<br />
Et tout le long du jour.<br />
Saint Daniel et Saint Michel,<br />
Saint Michel et Saint Raphaël,<br />
Je suis née un dimanche,<br />
Un dimanche à midi…</td>
<td>
<p class="MsoNormal"><strong>ATTO TERZO</strong><br />
Scena 1<br />
Una delle torri del castello.<br />
<em>(Un ballatoio per la ronda passa sotto una finestra della torre.)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal"><strong>MÉLISANDE</strong><br />
<em>(alla finestra, mentre si pettina i capelli sciolti.)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">I miei lunghi capelli scendono fino ai piedi della torre;<br />
I miei capelli vi attendono lungo la torre,<br />
E lungo tutto il giorno,<br />
E lungo tutto il giorno.<br />
San Daniele e San Michele,<br />
San Michele e San Raffaele,<br />
Sono nata una domenica,<br />
Una domenica a mezzodì&#8230;</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><center><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/Melisande.JPG" alt="melisande.JPG" height="56" /><br />
&nbsp;<br />
Ecco <em>Mélisande</em>.<br />
&nbsp;</p>
<div style="width:270px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4134-5" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/melisande.mp3?_=5" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/melisande.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/melisande.mp3</a></audio></div>
<p></center><br />
Nome carezza, di miele ed erba melissa, μέλος<span style="font-size: small;">, </span>canto e suono, donna sirena, fata Melusina, la <strong>s</strong> che scivola sulla<em> </em><strong>a</strong><em> </em>il suo accento<em> </em>di<em> </em>grazia. Ma una grazia triste, scura. D&#8217;ombra. Una <strong>a </strong>che sta per gridare la stessa angoscia, lo stesso stupore dell&#8217;<em>Urlo</em> di <strong>Munch</strong> (1883).<br />
&nbsp;<br />
<em>A, noir corset velu des mouches éclatantes</em><br />
<em>Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,</em><br />
<em>Golfes d&#8217;ombre, (&#8230;)</em><em> </em><br />
&nbsp;<br />
&#8220;A, nero corsetto vellutato di mosche lucenti<br />
Che ronzano attorno ai fetori crudeli,<br />
Golfi d&#8217;ombre, (&#8230;)&#8221;<br />
[<strong>Arthur Rimbaud</strong>, Voyelles, 1871]<br />
&nbsp;<br />
Mélisande, sfuggente nella sua duplicità, chiara e scura, dolceamara insieme, γλυκυπικρον. Glukupikron. Indefinibile.<br />
&nbsp;<br />
<em>For I have sworn thee fair and thought thee bright,</em><br />
<em>Who art as black as hell, as dark as night.</em><br />
&nbsp;<br />
&#8220;Perché avevo giurato che eri bella e ti pensavo luminosa,<br />
tu che sei così nera come l&#8217;inferno, così scura come la notte.&#8221;<br />
&nbsp;<br />
[<strong>W. Shakespeare</strong>, Sonetto 147]<br />
&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/raperonzolo.GIF" alt="raperonzolo.GIF" hspace="14" vspace="14" width="235" height="311" style="float: right; margin: 10px;" />Mélisande che in quel suo invocare la protezione di San Daniele e degli Arcangeli, proclamandosi creatura radiosa e dorata, nata quando il sole splende nel punto più alto di un giorno di festa, sembra chiedersi e chiederci: &#8220;Cosa ci faccio io qui, di notte, sola, in malinconica attesa di un futuro incerto?&#8221; Lo si immagina, attende un innamorato, come in ogni storia che si rispetti. Ma purtroppo qui nulla è quel che sembra e, come spesso capita nella vita ed a teatro, nulla andrà per il verso giusto. La luce chiama sempre le tenebre. Forse ci si aspetterebbe che, come in <em>Rapunzel</em>, la famosa favola dei fratelli <strong>Grimm</strong>, il Principe tanto atteso salisse lungo la torre, servendosi dei capelli come di una scala, a godersi il frutto della sua prodezza atletica, dopo aver detto le paroline giuste:</p>
<p align="center"><em>&#8220;Rapunzel, Rapunzel, </em><em>lass dein Haar herunter.&#8221;</em></p>
<p align="left"><em>Alsbald fielen die Haare herab und der Königssohn stieg hinauf.</em></p>
<p align="center">&#8220;Raperonzola, Raperonzola, la tua chioma spenzola.&#8221;</p>
<p align="left">Subito dall&#8217;alto ricaddero i capelli e il figlio del Re salì.</p>
<p>[Rapunzel<span style="font-size: small;"> </span>KHM 012, <strong>J. &amp; W. Grimm</strong>, 1857]<br />
&nbsp;<br />
Non sarà così. Non è più tempo di favole. Ma lasciamola per qualche istante ancora, lassù, sospesa. La principessa sulla torre non lo sa, ma piano piano, sottovoce ci sta portando da qualche parte. Altrove. Lontano. Lontano da un&#8217;epoca. Insieme all&#8217;autore del testo, <strong>Maurice Maeterlinck </strong>(1862-1949, belga, avvocato rubato al Foro dalla poesia), e al compositore della musica, <strong>Claude Debussy</strong> (1862-1918, francese, &#8220;Claude de France&#8221;, poeta delle note) la fragile Mélisande sta traghettando l&#8217;opera lirica ottocentesca, il melodramma gonfio di enfasi, le soprano corpulente che si sgolano alla ribalta in virtuosismi e grandi sentimenti, verso il nuovo secolo: quel &#8216;900, turbato da guerre e tragedie, già in cammino verso un&#8217;inedita estetica del silenzio e del sussurro incomprensibile. Verso il non detto, la disarmonia, l&#8217;atonale, il turbamento interiore inspiegabile, incontro a quell&#8217;inerzia umana di fronte al proprio destino che attraverserà la scena culturale europea come un lungo brivido verso il nulla. Usciti da teatro, chiuso il sipario, spento l&#8217;eco dell&#8217;ultima nota, il riverbero dell&#8217;ultima luce, da quest&#8217;opera si torna a casa senza alcuna benefica catarsi, senza sentirsi migliori o peggiori dei personaggi, senza aver visto trionfare l&#8217;amore, od anche l&#8217;ingiustizia a scapito dei buoni, o vendicati i torti. Nulla di tutto ciò. Si riesce a stento raccontare la trama, la sottile tela di ragno dei fatti appare inessenziale, vaga. Enigmatica. Si cammina per le strade della città deserta, con il programma di sala stropicciato fra le mani, pieni di un senso di vuoto, d&#8217;impotenza, di una commozione che non trova speranza e consolazione. Con la sensazione di un ripetersi ciclico dell&#8217;anello delle sventure cui non si può più sfuggire, creature ormai sole, sotto un cielo muto di miracoli e deserto di dei ed angeli salvatori. Ed anche la nostra casa forse, dopo aver girato la chiave nella toppa, prima di accendere le luci delle cose consuete, ci sembrerà piena di quello stesso mistero indefinibile ed angoscioso, senza neppure la consolazione di riuscire a ricantare con voce stentorea la melodia di una qualche aria, un frammento musicale qualsiasi. Tutto si confonde in un cerchio che mormora chiuso in se stesso. Ci troviamo di fronte ad un nuovo modo di scrivere opere, ad una musica profondamente diversa da quella della tradizione precedente nello sviluppare e combinare i toni, la struttura armonica, melodica e ritmica; ad un uso del testo letterario <em>tout court</em>, senza adattamenti e facili semplificazioni, cosa che spesso avveniva con risultati assai ridicoli nelle improbabili rime baciate che costringevano le parole e i concetti nella metrica forzata e riduttiva di un <em>libretto</em>. <strong>Debussy</strong> usa il testo così come è scritto, con solo qualche piccolo taglio di alcune scene, inaugurando una diversa maniera di concepire il teatro musicale. La <em>Literaturoper</em>. Seguito da <strong>Richard Strauss</strong> che nel 1905 farà la stessa operazione con <em>Salomè</em> di <strong>Oscar Wilde</strong>, poi con <em>Elektra</em> di <strong>Hugo von Hofmannsthal</strong>, 1909, da <strong>Alban Berg</strong> con <em>Wozzeck </em>da<em> Woyzeck </em>di <strong>Georg Büchner</strong>, 1925, e <em>Lulu </em>di <strong>Franz Wedekind</strong>, 1927. La fedeltà al testo si traduce in una specie di declamato lirico che rispetta la linea poetica originale, dando al parlato un&#8217;intonazione musicale cui non sfugga nemmeno una sillaba. Del resto <strong>Debussy</strong> già si era ispirato a testi poetici con <strong>Mallarmé</strong>, il famoso <em>Prélude à l&#8217;après-midi d&#8217;un faune</em>, o mettendo in musica poesie di <strong>Verlaine</strong>, <strong>Baudelaire</strong>, <strong>Louys</strong>. Proprio ne <em>La chevelure </em>de <em>Les Chansons de Bilitis </em>di <strong>Louys</strong> si trova una Mélisande in nuce alle prese con i suoi sensuali capelli.<br />
&nbsp;<br />
<strong><em>La chevelure</em></strong><br />
&nbsp;</p>
<div style="width:270px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4134-6" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/la-chevelure.mp3?_=6" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/la-chevelure.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/la-chevelure.mp3</a></audio></div>
<p>&nbsp;<br />
da <em>Les chansons de Bilitis</em><br />
&nbsp;<br />
di <strong>Pierre Louys</strong><br />
&nbsp;<br />
<em>[&#8230;] </em><br />
&nbsp;<br />
<em>Il m&#8217;a dit: &#8220;Cette nuit, j&#8217;ai </em>rêvé<em>. J&#8217;avais</em><br />
<em>ta chevelure autour de mon cou. J&#8217;avais tes</em><br />
<em>cheveux comme un collier noir autour de ma</em><br />
<em>nuque et sur ma poitrine.</em><br />
&nbsp;<br />
<em>Je les caressais, et c&#8217;étaient les miens; et<br />
nous étions lies pour toujours ainsi, par la<br />
même chevelure la bouche sur la bouche, ainsi<br />
que deux lauriers n&#8217;ont qu&#8217;une<br />
racine.&#8221; </em><br />
&nbsp;<br />
[&#8230;]<br />
&nbsp;<br />
&#8220;Lui m&#8217;ha detto:&#8221;Stanotte, ho sognato. Avevo<br />
la tua chioma attorno al mio collo. Avevo i tuoi<br />
capelli come una collana nera attorno alla mia<br />
nuca e sul mio petto.<br />
&nbsp;<br />
Io li carezzavo, ed erano i miei; e<br />
noi eravamo legati per sempre così, dalla<br />
stessa chioma, la bocca sulla bocca, così<br />
come due allori che non hanno che una sola<br />
radice.&#8221;<br />
&nbsp;<br />
La musica accompagna le parole senza mai soverchiarle ed ha il compito di svelare il loro sottotesto nascosto, il non dicibile, attraverso la melodia, affidata agli strumenti e non al canto. Agli interludi musicali fra una scena e l&#8217;altra la descrizione emotiva del clima interiore dei personaggi e della vicenda.In quell&#8217;epoca felix il clima di scambio e di comunicazione fra le varie arti, musica, poesia, teatro, letteratura, pittura era molto intenso. Le muse non se ne restavano inerti e compiaciute nel loro hortus conclusus, ma fecondavano a vicenda i loro campi, producendo veri e propri irripetibili capolavori. L&#8217;atmosfera culturale europea era ben più intersecata di quanto avvenga oggi, nonostante non fossero ancora stati inventati i veloci mezzi di scambio delle comunicazioni e men che meno quelli simultanei della rete. Una lettera per arrivare da Milano a Roma impiegava giorni e giorni, un viaggio da Mosca a Parigi era un&#8217;avventura di settimane. Eppure il vento della cultura soffiava forte e proficuo. I drammi teatrali di<strong> Maeterlinck</strong> viaggeranno su di una slitta a sonagli per le steppe gelate fino al Teatro d&#8217;Arte di Mosca dove contribuiranno, in storiche messe in scena, alla nascita del moderno teatro di regia ad opera di <strong>Stanislavskij</strong>, <em>L&#8217;uccellino azzurro</em>, 1909 e di <strong>Mejerchol&#8217;d,</strong> <em>La morte di Tintagiles</em>, 1905, poi a San Pietroburgo con <em>Suor Beatrice</em>, <em>Il miracolo di Sant’Antonio</em>, 1906-1907. <em>Pelléas et Mélisande</em> stesso ispirerà <strong>Fauré,</strong> il compositore preferito del salotto di Madame Verdurin di <strong>Proust</strong>, che ne scriverà, certo con minor piglio innovativo, le commoventi <em>musiche di scena</em><br />
<center></p>
<div style="width:270px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4134-7" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/musiche-di-scena.mp3?_=7" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/musiche-di-scena.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/pm/musiche-di-scena.mp3</a></audio></div>
<p></center><br />
per una rappresentazione londinese del 1998, poi <strong>Schoenberg</strong>, il cui poema sinfonico <em>Pelleas und Melisande</em>, 1902, composto senza nemmeno sapere della concomitante trasposizione di <strong>Debussy</strong>, unisce la novità musicale ad una bellezza struggente.<br />
<center></p>
<div style="width:270px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4134-8" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="http://_=8" /><a href=""></a></audio></div>
<p></center><br />
Di questo <strong>Maeterlinck</strong>, seme dimenticato di trasformazioni culturali essenziali,<strong> Antonin Artaud</strong> dirà nell&#8217;introduzione alla sua raccolta di versi Douze chansons (1923):<br />
&nbsp;<br />
<em>Maeterlinck a été tenté de donner la vie à des formes, à des états de la pensée pure. Pelléas, Tintagiles, Mélisande sont comme les figures visibles de tels spécieux sentiments. Une philosophie se dégage de ces rencontres à laquelle Maeterlinck essaiera plus tard de donner un verbe, une forme dans la théorie centrale du tragique quotidien. Ici le destin déchaîne ses caprices; le rythme est raréfié, spirituel, nous sommes à la source même de la tempête, aux cercles immobiles comme la vie. Maeterlinck a introduit le premier dans la littérature la richesse multiple de la subconscience.(&#8230;) Il est apparu dans la littérature au moment qu’il devait venir. Symboliste il l’était par nature, par définition. Ses poèmes, ses essais, son théâtre, sont comme les états, les figures diverses d’une identique pensée. L’intense sentiment qu’il avait de la signification symbolique des choses, de leurs échanges secrets, de leurs interférences, lui a donné par la suite le goût de les faire revivre en les systématisant. C&#8217;est ainsi que Maeterlinck se commente avec les images mêmes qui lui servent d’aliment. </em><br />
&nbsp;<br />
&#8220;Maeterlinck ha tentato di dar vita a delle forme, a degli stati del pensiero puro. Pelléas, Tintagiles, Mélisande sono come le figure visibili di tali sfuggenti sentimenti. Da questo incontro/scontro emerge una visione filosofica cui Maeterlinck cercherà più tardi di dar voce e forma nella teoria centrale del tragico quotidiano. Qui il destino scatena i suoi capricci; il ritmo è rarefatto, spirituale, siamo alla sorgente stessa della tempesta, ai cerchi immobili come la vita. Maeterlinck ha introdotto per primo nella letteratura la ricchezza molteplice del subcosciente.(&#8230;) È apparso nella letteratura al momento in cui doveva arrivare. Simbolista lo era per natura, per definizione. Le sue poesie, i suoi saggi, il suo teatro, sono come gli stati, le figure diverse di un identico pensiero. L&#8217;intenso sentimento che aveva del significato simbolico delle cose, dei loro scambi segreti, delle loro interferenze, gli hanno dato in seguito il gusto di farli rivivere sistematizzandoli. E&#8217; così che Maeterlinck si interpreta con le immagini stesse che gli servono da alimento.&#8221;<br />
&nbsp;<br />
<strong>Debussy</strong>, dunque, acquista il testo di <em>Pelléas et Mélisande</em> appena uscito, nel 1892, lo vede poi rappresentato alla Buffes Parisienne il 17 maggio 1893, e resta subito affascinato da questo dramma che così decisamente si allontana dagli stilemi del tetro allora in voga. Niente a che vedere con <strong>Sardou</strong>, autore di <em>Tosca</em>, cui si ispirerà <strong>Puccini</strong>, dove la cornice storica è solo il <em>decor</em> superficiale di melodrammi borghesi a forti tinte, con <strong>Augier</strong> e le sue commedie di costume, o con <strong>Dumas</strong> fils della straziante <em>Signora delle camelie</em>, dove tutto è detto sciorinato, lacrime, colpi di scena, colpi di tosse e sputi di sangue tisico sul fazzoletto inclusi. Qui domina una specie di emozione sotterranea, di inspiegabile turbamento, un&#8217;ansia che non trova sfogo. Un amore che non trova soluzione, che non riesce mai a consumare la sua passione Nulla è razionale, composto, socialmente identificabile. Il vago medioevo che, insieme all&#8217;isola dominata dal castello, ne costituisce l&#8217;ambientazione esteriore, sembrano un tempo e un luogo dello spirito. Questo regno d&#8217;Allemonde è all, tutto, monde, il mondo. Tutto e nulla. Luoghi ed anime sono in una continua reciproca influenza emotiva, come ne <em>La rovina della casa degli Usher</em> di <strong>Poe</strong>, che tanto <strong>Debussy</strong> amava, e di cui restano spezzoni musicali per un&#8217;altra opera che avrebbe voluto comporre.<br />
&nbsp;<br />
<em>Non so come ma, ma appena l&#8217;ebbi guardata, una sensazione di insopportabile tristezza mi prese l&#8217;anima.</em><br />
&nbsp;<br />
<em>[&#8230;]</em><br />
&nbsp;<br />
<em>La mia fantasia era così eccitata che credetti di notare intorno alla proprietà un&#8217;atmosfera particolare, &#8220;sua&#8221; e degli immediati dintorni, un&#8217;atmosfera diversa da quella del cielo, ma che esalavano gli alberi intristiti, e la muraglia grigia e la silenziosa palude, una vaporosità pestilenziale e mistica appena visibile ma fosca, inerte e color di piombo. </em><br />
&nbsp;<br />
[<strong>Edgar Allan Poe</strong>, OPERE SCELTE, <em>La rovina della casa degli Usher,</em> I Meridiani, ed. Mondadori, trad di Elio Vittorini, pag. 263, 265-266.]<br />
&nbsp;<br />
A <em>Pelléas et Mélisande</em> ed alla sua atmosfera turbata e sfuggente <strong>Debussy</strong> dedicherà quasi dieci lunghi anni di tormentato lavoro.<br />
&nbsp;<br />
<em>J&#8217;ai passé des journées à la poursuite de ce &#8220;rien&#8221; dont elle est faite (Mélisande) et je manquais parfois de courage pour vous raconter tout cela, ce sont d&#8217;ailleurs des luttes que vous connaissez, mais je ne sais pas si vous êtes couché comme moi, avec une vague envie de pleurer, un peu comme si on n&#8217;avait pas pu voir dans la journée quelqu&#8217;un de très aimé. Maintenant c&#8217;est Arkel qui me tourmente. Celui-là, il est d&#8217;outre-tombe, et il a cette tendresse désintéressée et prophétique de ceux qui vont bientôt disparaître, et il faut dire tout cela avec do, ré, mi, fa, sol, la, si, do!! Quel métier? </em><br />
&nbsp;<br />
&#8220;Ho passato giornate intere all&#8217;inseguimento di questo &#8220;niente&#8221; di cui lei è fatta (Mélisande) e mi mancava talvolta il coraggio di raccontarvi tutto ciò, sono delle lotte che conoscete del resto, ma non so se vi è mai capitato di andare a letto come me, con una vaga voglia di piangere, un po&#8217; come se non si fosse potuto vedere nella giornata qualcuno di molto amato. Adesso è Arkel che mi tormenta. Quello là, è d&#8217;oltretomba, ed ha la tenerezza disinteressata e profetica di quelli che se ne andranno presto, ed occorre dire tutto ciò con do, re, mi, fa, sol, la, si, do!! Che mestiere?&#8221;<br />
&nbsp;<br />
[<strong>Claude Debussy</strong>, «Deux lettres de Debussy à Ernest Chausson», Revue musicale (numéro spécial: La jeunesse de Claude Debussy), t. III, nº 7 (1er mai 1926), p. 87-88 (183-184)]<br />
&nbsp;<br />
Ne risulterà una musica fluttuante, fioca, con sonorità d&#8217;eco, piena di sfumature, di dissonanze che colpiscono la parte inconscia dell&#8217;ascoltatore, catturandolo nel suo flusso continuo, innocente e sensuale, semplice e complesso insieme, con la sua malinconica luminosa bellezza fatta di suoni leggeri e preziosi. Ben lontano dall&#8217;enfasi eroica wagneriana, al golfo mistico di Bayreuth, straboccante di orchestrali che strapazzano i loro strumenti come un mare in tempesta, <strong>Debussy</strong> contrappone l&#8217;organico della piccola orchestra da camera di <strong>Mozart</strong>, che solo raramente dispiega la sua potenza sonora nei fortissimo. In una conversazione avuta nel 1889 con il suo insegnante al Conservatorio <strong>Ernest Guiraud</strong>, riportata da <strong>Maurice Emmanuel</strong>, autore di un saggio sul <em>Pelléas</em>, uscito nel 1926, <strong>Debussy</strong> confrontando la sua opera con il dramma wagneriano dirà<em>:</em><br />
&nbsp;<br />
<em>Je [n&#8217;]imite pas. Autre forme dramatique à mon sens: musique où finit la parole. Musique pour inexprimable. Elle doit sortir de l&#8217;ombre. Etre discrète. &#8220;Io non imito. E&#8217; un&#8217;altra forma drammatica a mio avviso: la musica dove finisce la parola. Musica per l&#8217;inesprimibile. Deve uscire dell&#8217;ombra. Essere discreta.&#8221;</em><br />
E quando <strong>Guiraud</strong> gli chiederà:<br />
&nbsp;<br />
<em>Mais alors où est votre poète? </em><br />
&nbsp;<br />
&#8220;Ma allora dov’è la vostra poetica?&#8221;<br />
&nbsp;<br />
<strong>Debussy </strong>risponderà:<br />
&nbsp;<br />
<em>Celui des choses dites à demi. Deux rêves associés: voilà l&#8217;idéal. Pas de pays, ni de date. Pas de scène à faire. Aucune pression sur le musicien qui parachève. Musique prédomine insolemment au théâtre lyrique. On chante trop. Habillage musical trop lourd. Chanter quand ça vaut la peine. Camaïeu. Grisaille. Pas de développements musicaux pour &#8220;développer&#8221;. Fautes! Un développement prolongé ne colle pas, ne peut pas coller avec les mots. </em><a title="apres_note_4" name="apres_note_4"></a><em>Je rêve poèmes courts: scènes mobiles. Me f&#8230; des 3 unités! Scènes diverses par lieux et caractère; personnages ne discutant pas; subissant vie, sort, etc. </em><br />
&nbsp;<br />
&#8220;Quella delle cose dette a metà. Due sogni uno nell&#8217;altro <em>[n.d.t.: &#8220;A dream within a dream&#8221; direbbe Poe]</em>: ecco l&#8217;ideale. Non un paese, né una data. Non una scena imposta. Nessuna pressione sul musicista che sta rifinendo. La musica predomina insolentemente nel teatro lirico. Si canta troppo. Un &#8220;abbigliamento&#8221; musicale troppo pesante. Cantare quando ne vale la pena. Chiaroscuro. Monocromo. Non sviluppi musicali tanto per &#8220;sviluppare.&#8221; Che errori! Uno sviluppo prolungato non collima, non può collimare con le parole. Sogno poemi corti: scene mobili. Io me ne f&#8230; delle 3 unità! <em>[n.d.t.: la famosa Sacra Trinità della Musica: Melodia, Armonia e Ritmo]</em> Scene diverse per luoghi e carattere; i personaggi non discutono; subendo la vita, il destino, etc. &#8220;.<br />
&nbsp;<br />
[A. Hoéré, «Entretiens inédits d&#8217;Ernest Guiraud et de Claude Debussy notés par Maurice Emmanuel (1889-1890)», Inédits sur Claude Debussy, Paris, Les Publications techniques, galerie Charpentier, p. 28-29.]<br />
&nbsp;<br />
Ed, infatti, la musica di <strong>Debussy</strong> armonicamente non obbedisce ad alcuna legge conosciuta, consonanze e dissonanze sono mescolate, fuse, richiamate, senza il minimo riguardo per le regole delle relazioni tonali stabilite dalla tradizione &#8211; <em>Me f&#8230; des 3 unités!</em> &#8211; non si riconosce alcun limite di qualsiasi genere fra le differenti chiavi, c&#8217;è un flusso costante ed un cambiamento continuo e la stessa tonalità è raramente mantenuta oltre il singolo spazio di una battuta. Tutto è mescolato, intrecciato liberamente.<br />
&nbsp;<br />
Ma ora un po&#8217; di <em>silence</em>. Ecco là Mélisande. L&#8217;abbiamo lasciata troppo sola a tormentarsi. Ecco che qualcuno arriva ai piedi della torre.<br />
&nbsp;<br />
<em>[</em>Pelléas et Mélisande<br />
<em>Orchestre de la Suisse Romande<br />
Diretta da<br />
Ernest Ansermet</em><br />
<em>C. Maurane, E. Spoorenberg, G. Hoekman, J. Verasey, R. Brédy, J. Shirley-Quiek, G. Kubrack]</em></p>
<p class="MsoNormal">
<p><em>[1. continua nella <a href="https://www.nazioneindiana.com/2007/07/12/una-rosa-nelle-tenebre-seconda-parte">seconda parte</a> dove si trovano anche i riferimenti discografici completi]</em></div>
<p></center></p>
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