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	<title>monica mazzitelli &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Elezioni svedesi: la solita disinformazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Sep 2018 05:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
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		<category><![CDATA[elezioni svedesi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Monica Mazzitelli (ho chiesto alla mia amica Monica di permettermi di postare anche qui su NI un pezzo bello e chiarificatore sulla situazione svedese. Monica vive in Svezia da tempo, parla la lingua ed è attenta a quel che accade. La ringrazio anche qui. A.S.) In questi giorni ho letto alcuni articoli di giornali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Monica Mazzitelli</strong><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/scheda-elett-svezia-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" class="alignleft size-medium wp-image-75767" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/scheda-elett-svezia-300x204.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/scheda-elett-svezia-250x170.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/scheda-elett-svezia-200x136.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/scheda-elett-svezia-160x109.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/09/scheda-elett-svezia.jpg 731w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
(ho chiesto alla mia amica Monica di permettermi di postare anche qui su NI un pezzo bello e chiarificatore sulla situazione svedese. Monica vive in Svezia da tempo, parla la lingua ed è attenta a quel che accade. La ringrazio anche qui. A.S.)<br />
In questi giorni ho letto alcuni articoli di giornali italiani sedicenti comunisti a proposito delle elezioni qui in Svezia, e sono rimasta abbastanza sbigottita dai contenuti. In sostanza, tutti ripetono di fatto la stessa identica vulgata del partito nazionalista e xenofobo <em>Sverigedemokraterna</em> (“Democratici di Svezia”) ovvero che gli svedesi siano “stufi dei problemi della criminalità causati dall’immigrazione” e “stanchi di dover sostenere economicamente la pressione fiscale generata dai costi dell’immigrazione”.<br />
Vorrei rassicurarvi su una cosa: <strong>qui in Svezia non c’è alcun tipo di fenomeno che possa essere descritto come un <em>problema di criminalità </em>come lo conosciamo noi in Italia. Il livello è semmai paragonabile a quello di una cittadina altoatesina</strong>. Inoltre anche qui come in Italia <strong>i crimini sono in continua discesa, omicidi compresi</strong>. Aumentano quelli afferibili alla sfera sessuale non tanto perché ne aumenti la portata in termini assoluti (a eccezione di quelli legati all’eccessivo consumo di materiali pornografici, su cui ho scritto in passato), ma soprattutto perché <strong>la giurisprudenza in materia di crimini di natura sessuale si fa sempre più aspra – fortunatamente &#8211; e</strong> <strong>sanziona praticamente qualsiasi tipo di comportamento che non sia frutto di una piena e consensuale scelta adulta</strong>. <span id="more-75764"></span></p>
<p>Passiamo all’<strong>immigrazione</strong>: <strong>la Svezia per anni si è fatta carico di un’immane ondata migratoria</strong> completamente imparagonabile a quella sperimentata dall’Italia. Con la <strong>generosità sociale</strong> che storicamente la contraddistingue, la nazione ha accettato un numero di rifugiati e immigrati che avrebbe portato l’Italia ad avere la Lega come primo partito al 75% delle preferenze. I numeri in questo senso sono assai diversi, a leggere le statistiche, ma se vogliamo fidarci di quelle delle Nazioni Unite, troviamo <strong>la Svezia in testa con 23,4 rifugiati per 1000 abitanti (semplificando, il 2,34%) a fronte di un’Italia che ne ha accettati 2,4 (lo 0,24%).</strong> L’accoglienza nasce dal fatto che la Svezia è la capitale morale mondiale del senso civico: qui le leggi e gli accordi si rispettano, costi quel che costi.<br />
Il seguito leggetelo <a href="https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2018/09/09/elezioni-svedesi-la-solita-disinformazione/">qui</a>.</p>
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		<title>Ceci n&#8217;est pas un compte rendu [Questa non è una recensione]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jun 2012 09:25:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[monica mazzitelli]]></category>
		<category><![CDATA[villa Ada]]></category>
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					<description><![CDATA[di Monica Mazzitelli Roma, parco di Villa Ada, aprile finisce domenicale cedendo infine alla primavera. Nei viali e sui prati, una coppia di amiche rumene di mezza età con caviglie virili e varicose parlano fitte sbocconcellando panini e il vino dal cartone, rannicchiate sopra un plaid tartan sull’ocra con orli sfilacciati, le dita dei piedi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Monica Mazzitelli</strong><br />
<img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-42645" title="papavero" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/papavero-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/papavero-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/papavero.jpg 573w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Roma, parco di Villa Ada, aprile finisce domenicale cedendo infine alla primavera.<br />
Nei viali e sui prati, una coppia di amiche rumene di mezza età con caviglie virili e varicose parlano fitte sbocconcellando panini e il vino dal cartone, rannicchiate sopra un plaid tartan sull’ocra con orli sfilacciati, le dita dei piedi compresse dai gambaletti color carne.<span id="more-42644"></span></p>
<p>Due colleghi di lavoro hanno usato la scusa del jogging per vedersi finalmente da soli, fuori dall’ufficio, senza far destare sospetti alle famiglie. Lei ha solo cambiato la “a” di collega in una “i” di colleghi, quando ha avvertito il marito; lui invece ha omessa la “a”, quando ha detto a sua moglie: «vado a correre con un[a] collega». Due “a” omesse, privative di una verità che a entrambi pare ancora innocente, quasi sincera. Tra poco non basterà più quel versarsi addosso il fiume di parole di oggi: vorranno toccarsi, e poi sposarsi. Uno dei due lascerà il proprio coniuge, l’altro no, perché i bambini sono troppo piccoli, e non se l’è sentita, e il dolore si mangerà tutto, alberi compresi, e pure questo vento di primavera meraviglioso.</p>
<p>Una famigliola francese ha noleggiato le bici. La madre pedala silenziosa mentre il padre sta sgridando la figlia quindicenne che urla che è stanca e stufa e che lei non aveva nessuna intenzione di passare con loro la domenica per di più in bicicletta, due vecchi noiosi, no di più: schifosi, ecco. Due genitori schifosi, per quanto francesi e forse diplomatici, lei così ben vestita anche in tuta, lui con un taglio di splendente eleganza per i suoi capelli grigio ferro.</p>
<p>Una coppia gay italiana incrocia e sorride a una coppia gay spagnola, sopra i cinquanta, sovrappeso e gesticolante; ridanciani alzano la voce che non inciampa mai sulle esse sdrucciole e velocissime, le aspirate e le “b” mosce a labbra tumide, sempre gesticolando e ridendo, nel parco che li accoglie con la sua eleganza mediterranea così familiare per loro, da capitale sorniona e un po’ blasè.</p>
<p>Una numerosa famiglia filippina espressa in quattro generazioni porta pesanti fardelli di cibo, bevande e attrezzatura da picnic. La donna centrale, sui cinquanta, modula acuti tonali che rastrella con consonanti occlusive. È evidente che stia impartendo ordini che nessuno pare voler contestare. Due degli uomini sorreggono con fatica le estremità della bianca e angolosa barra della borsa frigo muovendo passi piccoli e ravvicinati, a occhi socchiusi. L’ingresso più vicino a quel punto del parco dista già almeno quattrocento metri, avranno i polpastrelli viola e indolenziti. Ma la donna centrale li incalza, seria e pietrosa.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Queste le narrazioni gratuite offerte in sessanta minuti di passeggiata per un parco romano, un qualsiasi giorno di sole. Eppure no. Lo scrittore nella rosa dei candidati al premio letterario prestigioso ha voluto raccontare di nuovo la stessa storia maschile di sempre, quella della donna tormentata e autolesionista del sesso, la vorace e insaziabile ninfomane che si fa male pur di provare piacere, senza neanche l’attenuante del candore vontrieriano, senza onde né destino, senz’altra parte che non quella dell’ossessione del protagonista del romanzo, adolescente a qualsiasi età, ombroso testardo e stolido, con la prostituta che lo sceglie nel bordello perché lo desidera: lui, pensa!, perché è tanto sensibile, e lei lo capisce. Certo.</p>
<p>Ho abbandonato a metà.<br />
Se davvero esistono donne così, se non nella fantasia di questi uomini, e se queste donne fragili come papaveri sono fuori da un programma di riabilitazione psichiatrica, allora portatemele qui, presto, che voglio abbracciarle e accudirle; portatemele tutte.</p>
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		<title>L’insostenibile del futile: una famiglia americana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 06:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia americana]]></category>
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					<description><![CDATA[di Monica Mazzitelli Non so se si possa definire una festa, questa. Ci sono degli ospiti ma soprattutto delle ospiti qui, donne perlopiù sposate con eventuale marito al seguito. Poi c’è da bere e da spiluccare, in cucina. La cucina è grande come metà del mio appartamento, affaccia su un salone e un’area pranzo. Tutti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Monica Mazzitelli</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/USA-palme-e-bandiera.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-37217" title="USA palme e bandiera" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/USA-palme-e-bandiera-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/USA-palme-e-bandiera-300x224.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/USA-palme-e-bandiera-1024x767.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/USA-palme-e-bandiera.jpg 1459w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Non so se si possa definire una festa, questa. Ci sono degli ospiti ma soprattutto delle ospiti qui, donne perlopiù sposate con eventuale marito al seguito. Poi c’è da bere e da spiluccare, in cucina.</p>
<p>La cucina è grande come metà del mio appartamento, affaccia su un salone e un’area pranzo. Tutti insieme sono più grandi di casa mia, e si affacciano sulla <em>pool area</em>, che invece non è enorme: una piscina da telefilm <em>middle-class</em>. La proprietà non vale più di 800 mila dollari, col mercato immobiliare del momento.</p>
<p>Siamo nella zona della “Valley”, la vallata anonima a ridosso di Los Angeles regno diurno delle casalinghe, coi loro bambini e cani <em>middle class</em>. Ce n’è uno anche qui: un classico <em>golden retriever</em> che per la festa resta confinato in giardino; gigione, grasso, e molto carino. È tutto<em> very nice</em>, qui.</p>
<p>La cucina con i piatti dello spilucco arrangiati come un ristorante da 80 euro a coperto: formaggi con le loro posatine, marmellatine, crackerini di ogni foggia, mirtilli che non sono rotolati sul tagliere per caso, grappoli d’uva e vino italiano, birra, <em>diet cola</em> e qualsiasi altra cosa più potente, da bere liscia o scivolata on the rocks, sui cubetti di ghiaccio emanati direttamente dal frigo. Non possiedo un televisore ma questo telefilm l’ho già visto. Va in onda una famiglia molto carina, che si vuole bene. <em>Madrepadreduefiglie</em>.<span id="more-37216"></span></p>
<p>Le due figlie sono adorabili, <em>adorable</em> si dice qui. Brave e studiose, curate e graziose, pulite. Creative ma non eccentriche. Il padre lavora nel cinema, grandi produzioni per costruzioni di set, occupazione dall’ingaggio precario come tutti i mestieri del cinema, ma molto redditizio. La madre invece non ha lavorato per anni: casalinga.</p>
<p>Ma questa non è un festa, dicevo, nonostante il formaggio e le marmellatine. Il grande atrio della villa infatti è pieno di vestiario e accessori, non solo messi sugli stand appendiabiti ma anche appoggiati qua e là insieme a accessori e bigiotteria varia. Gli invitati – ovvero le invitate – sono qui per fare shopping, non per piluccare mirtilli. Sì perché la padrona di casa qualche mese fa un bel giorno si è guardata intorno e si è scoperta la casa sommersa di vestiti, i suoi e quelli delle sue due figlie; cose magari usate due volte, comprate dicendo “uh ma quanto è carino, ma quanto mi piace, costa pochissimo, questo mi serve!” e poi lasciate lì, magari appallottolate per terra dopo mezza giornata: “non mi sta bene questo colore” o “lo vedi che mi ingrassa?” con la carta di credito di casa che scivola in continuazione dentro e fuori il POS, senza pensare: sacchetti colorati e svendite, beni acquisiti e dimenticati perché poi alla fine ci si veste sempre uguale, con quei jeans che stanno comodi, quel top nero che sfina e gli stessi sandali ai piedi. Ma non si può smettere di comprare perché il “mall”, il centro commerciale, è l’unica attrazione da queste parti. Non c’è la piazza, non c’è il baretto, la stradina, il parco cittadino, il pranzo da mamma, la scampagnata fuori porta: è allo <em>shopping mall</em> dove tutti si incontrano e passeggiano, fanno le gite. Ma soprattutto comprano, comprano, comprano. Al meno possibile, certo, perché sono tempi durissimi e la disoccupazione manda gli stipendi al ribasso, ma comprano lo stesso, accumulano, gonfiano le cabine-armadio di futilità. Tutto tracima ovunque: anche le case sono iperarredate, sempre più simili ai negozi da cui provengono tutti i ninnoli di cui straripano: oggettini, quadretti, ceramiche, legni scolpiti, lampade, vasi e cocci, piatti e giare, fiori e candele candele candele, libri illustrati mai aperti, oggetti etnici per gente che al massimo ha fatto 3 ore di aereo da casa; decorazioni disposte nelle stanze più o meno come le hanno viste sui giornali, come le hanno trovate nelle vetrine. Horror vacui.</p>
<p>La padrona di questa casa è una donna buona e sentimentale che predilige il mistico un po’ <em>new age</em> con scritte sull’amore universale e lezioni di autostima in ogni formato: massime di vita buone per tutti in ogni occasione, parole confettose e rassicuranti come il suo cane coccolo e mieloso anche nel colore del pelo, come il suo shopping compulsivo che gonfia la casa, la ingolfa. È per questo che qualche mese fa ha deciso di provare a rivendere un po’ di vestiario, mettere insieme il superfluo, il futile, il passato di moda, il perso di appetito, e ha invitato un po’ di amiche e vicine di casa a comprare la sua roba. È stato un successo tale da provocare un paradosso: ha cominciato a andare a comprare <em>altri</em> capi, a fare giri di svendite, ultrasaldi, e ne ha fatto un lavoro; ogni due mesi mirtilli e formaggi, <em>diet cola </em>e vino italiano per attrarre nuove clienti nella sua casa collassata, altre casalinghe bramose di comprare futile e inutile a prezzi stracciati, eccitate come bimbe al giro gratis del luna park: il capitalismo divora se stesso. E trecento chilometri a sud il confine con il Messico, con la gente che pur di entrare negli Stati Uniti a lambire questo sfarzo si gioca la vita. Un tempo agli americani piaceva passare Tijuana e farsi un giro, ma ora non ci vanno più: troppi gli episodi di rapina e violenza dall’altra parte della frontiera.</p>
<p>E io che guardo questa inutile stucchevole opulenza pensando alla semplicità della mia casa, agli oggetti comprati nei miei viaggi, mi rendo conto che cambia poco, ché ciò che possiedo è opulento comunque, per le moltitudini al di là del confine largo come tutto il mare che ci separa dall’Africa.</p>
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		<title>quattuor (passi) fare!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 23:12:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[beppe Sebaste]]></category>
		<category><![CDATA[enrico de lea]]></category>
		<category><![CDATA[francesco forlani detto il furlen]]></category>
		<category><![CDATA[isabella borghese]]></category>
		<category><![CDATA[monica mazzitelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Quest&#8217;estate, per chi l&#8217;ha visto e per chi non c&#8217;era, ho proposto una rubrica, questa. Alcuni contributi sono giunti fuori tempo massimo ( ah le poste d&#8217;un tempo!) così, sperando di fare cosa gradita ai più, ve le propongo con il segreto sogno di portare un giorno in giro per l&#8217;Italia tutta la compagnia di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quest&#8217;estate, per chi l&#8217;ha visto e per chi non c&#8217;era, ho proposto una rubrica, <a href="https://www.nazioneindiana.com/?s=due+passi+fare">questa</a>. Alcuni contributi sono giunti fuori tempo massimo ( ah le poste d&#8217;un tempo!) così, sperando di fare cosa gradita ai più, ve le propongo con il segreto sogno di portare un giorno in giro per l&#8217;Italia tutta la compagnia di ballo.</em> <strong>effeffe</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/piedplatregrandcg9.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/piedplatregrandcg9-272x300.jpg" alt="piedplatregrandcg9" title="piedplatregrandcg9" width="272" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-21839" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/piedplatregrandcg9-272x300.jpg 272w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/piedplatregrandcg9.jpg 700w" sizes="(max-width: 272px) 100vw, 272px" /></a></p>
<p><span id="more-21830"></span></p>
<p><strong>Isabella</strong><br />
Neanche quest’anno è stato l’addio al suo mare<br />
Trascurare radici e lidi di quel giovane amore<br />
Puntare verso sud e scoprire altre maree<br />
Per ricordare non occorre restare ancòra</p>
<p>L(e)i non sapeva accompagnare il suo Amico<br />
Verso Antichi acciottolati, forse d’età romana,<br />
come stordita da una salita e da un belvedere<br />
che sono anni di bouganville senza profumo</p>
<p>Sarà così, è stato così, nel pomeriggio<br />
Si è incantata digitale sulla panoramica<br />
Da lì la vista della villa di famiglia<br />
E della madre –  gli occhi acqua marina</p>
<p>Tra sorrisi umidi e néi di vita in terra<br />
O silenzi, o un amore sopravvissuto<br />
Salvato, nella città che richiama l’eterno &#8211;<br />
L’alba dà luce a un nuovo incontro</p>
<p>Il loro sussurrato anche delicato adagio<br />
Il piede di lei involontario su di lui<br />
Presa da un rossore abbassa lo sguardo-<br />
Salva gli amori quando sembrano estinti.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/21.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/21.jpg" alt="2" title="2" width="170" height="159" class="aligncenter size-full wp-image-21840" /></a></p>
<p><strong>Enrico</strong><br />
<em>Incerti passi nel paesaggio</em></p>
<p>Neanche quest’anno è stata la ventura<br />
D’oltrepassare il mondo della vecchia<br />
Strada provinciale e andare all’alto<br />
Sconfessando il cimitero panoramico</p>
<p>Io e l’amico dovevamo andare verso<br />
Antichi acciottolati, forse d’età romana,<br />
Sul crinale dei piccoli dorsi montani<br />
Da decenni divenuti terre ignote</p>
<p>Sarà forse, non è stato, all’alba<br />
Mi sono limitato a incerti passi<br />
Della vista nel paesaggio dei padri<br />
E delle madri – i volti incastonati</p>
<p>Tra gole e macchie di bagolari<br />
O querce, o, a proprio sopravvissuto<br />
Sfarzo, nelle isole argentee degli ulivi –<br />
L’alba posseduta in via esclusiva</p>
<p>Con un mito di luce è stata danza<br />
Della visione e vi ho tracciato volti<br />
Presi da un ergastolo ignoto, da un esilio –<br />
Con le piene essiccate il tempo estinto.</p>
<p>#</p>
<p><strong>Monica</strong><br />
Notte fango a Addis Abeba </p>
<p>Scendono strade dalla collina,  portano all’occidentale albergo come bolo spinto nel digerente.<br />
Buio e freddo, la macchina inciampa lenta su dossi e fratture. Piogge inondano svergognate. </p>
<p>Luci poche da qualche baracca, fari fendono, fischiano il buio.<br />
Sbattono in faccia bambine e bambini soli per strada come branchi di cani; intenti nel buio su qualcosa: mangiare?<br />
Laceri e stinti come cani nel buio bagnato; soli di notte, lune di notte, il faro dell’ingiusto li abbaglia. Solo bolo da spingere, nel digerente.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/1_rd_c1.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/1_rd_c1.jpg" alt="1_rd_c" title="1_rd_c" width="170" height="137" class="aligncenter size-full wp-image-21841" /></a></p>
<p><strong>Beppe</strong><br />
Notte Roma impromptu</p>
<p>“Niente è più intatto di una rovina”, dici attraversando, coi pini marittimi disposti come funghi,<br />
il parco archeologico del tardo capitalismo industriale impiegatizio,<br />
hai fame e caldo, puoi mangiare all’ombra e a Ferragosto pulirti con lo stuzzicadenti e<br />
sdraiato guardare la festa dell’Assunta che dal Tevere prende il mare,<br />
uomini &#038; donne tatuati, guardie di finanza, carabinieri, parroci &#038; Santi, insieme barcollano nelle<br />
barche ubriache e i fuochi non solo d’artificio esplodono fuori tempo<br />
come rutti.<br />
La sera i neon e i karaoke, i fili delle baracche attaccati ai pali della luce. Ci divertiamo molto.<br />
Poi torni a casa e guardi le puttane in viale Marconi. La notte ci si dà da fare<br />
la notte.<br />
Eiaculare stanca.</p>
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