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	<title>Morgan Spurlock &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>LOGORAMA [ Un fottuto ghepardo cieco che sbatte contro gli alberi&#8230; ]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 14:15:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Bibendum]]></category>
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					<description><![CDATA[ di <strong>Orsola Puecher</strong><br />
 La narrazione1 del corto francese LOGORAMA, di François Alaux, Hervé de Crécy e Ludovic Houplain, vincitore dell’Oscar per l’Animazione 2010, ci illustra un mondo ormai coperto da copyright pubblicitario in ogni sua più piccola manifestazione, naturale o artificiale che sia.  ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><center><iframe loading="lazy" src="https://player.vimeo.com/video/10149605?color=ffffff&#038;byline=0" width="600" height="338" frameborder="0" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe></center><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il corto francese <strong>LOGORAMA</strong>, di <strong>François Alaux</strong>, <strong>Hervé de Crécy </strong>e <strong>Ludovic Houplain</strong>, vincitore dell&#8217;<em>Oscar per l&#8217;Animazione</em> 2010, ci illustra un mondo ormai coperto da <em>copyright</em> pubblicitario in ogni sua più piccola manifestazione, naturale o artificiale che sia. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong><span id="more-37892"></span></strong><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Gli effetti del tomo <strong>NO LOGO</strong> di <strong>Naomi Klein</strong> furono dirompenti idealmente, ma nella realtà i <em>trademark</em> hanno mantenuto il loro potere di validazione dei prodotti, producendo in aggiunta centinaia di logo simili ai veri, tranne che per qualche cambio consonantico o vocalico, per chi  gli oggetti firmati non se li può comprare, ma vuole annusarne almeno l’eco linguistico. Su <em>Espresso</em>, <em>Donna</em> e <em>Venerdì</em> di <em>Repubblica</em> la paginetta alla fine dei <em>consigli per gli acquisti</em> continua a proporre prodotti firmati a molti zeri  senza fare una piega. Si direbbe &#8220;<em>un insulto alla miseria</em>&#8220;.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>LOGORAMA</strong> ha immaginato che ogni cosa fosse <em>marchiata</em>: il leone dello zoo è quello della nota casa cinematografica, il coccodrillo quello della nota ditta di magliette tennistiche. I cani sono neri e hanno sei zampe come l’idra della nota marca di benzina. Ogni volta che lo guardi vedi qualche piccola sottigliezza, particolari rifinitissimi che hanno richiesto agli autori dell&#8217;animazione anni di lavoro, scegliendo fra i quarantamila esaminati circa tremila logo.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nella sua città a campiture piene di colori primari tutto è logo.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Rassicuranti canzonicine ci cantano la noncuranza della trasformazione.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;I dialoghi stessi con il loro ritmo da poliziesco <em>trash</em> naturalizzano l&#8217;innaturale.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Gli autori confessano di non aver chiesto alle aziende il permesso per l’utilizzo dei vari logo, che sulla carta di certo non avrebbero concesso, aspettandosi molte contestazioni successive, e che invece poi non sono venute, per la nota regola del <em>purché se ne parli</em> e che anche la pubblicità negativa è pur sempre pubblicità.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nella realtà sono talmente tanti i marchi e talmente assorbiti e inglobati che non ce ne si accorge quasi più e si vive proprio come  &#8220;<strong><em>Un fottuto ghepardo cieco che sbatte contro gli alberi</em></strong>.&#8221; Ammalati senza saperlo.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Solo un cataclisma, forse, potrebbe salvarci: ma la <em>donnina Esso</em> e <em>l&#8217;ometto della liquirizia</em> sul loro Trancio di Terra scampato e sponsorizzato fin negli strati geologici,  hanno sopra di loro pianeti che sono il logo della<em> Universal</em>, di <em>Master Card</em>, di <em>Internet Explorer</em>, stelle fisse e satelliti sono tutti <em>brand</em>. Non c’e salvezza.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Finiscono sconfitti i <strong>Bibendum</strong> poliziotti, gli ⇨ <a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=1000,height=1398,scrollbars,resizable'); return false;" href=" http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/88/Michelin_Poster_1898.jpg" target="_blank" rel="nofollow"><strong><em>omini Michelin</em></strong></a>, di uno dei più antichi marchi europei pubblicitari [1898 ], e sfugge impunito lo psicopatico clown<strong> Ronald Mac Donald</strong>, che da icona rassicurante dei bambini americani è diventato un delinquente vendicativo e volgarissimo.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Anche nel film documentario ⇨ <a href="http://www.megavideo.com/?v=BCY9A29R" target="_blank"><strong>Super size me</strong></a> che racconta l&#8217;esperimento di <strong>Morgan Spurlock</strong>, film maker indipendente statunitense, che per mesi si nutre solo di cibi Mac, finendo per ammalarsi e per sballare tutti i suoi paramatri vitali, quando ai bimbetti USA fanno vedere le immagini di <strong>Washington</strong>, <strong>Gesù</strong> e <strong>Ronald</strong>, il  più riconosciuto,  a colpo sicuro, è lui, il trionfante re del cibo iper lipidico e iper glicemico, il Babbo Natale del cibo spazzatura.<br />
&nbsp;<br />
<center><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/2oFpUW11RPs?rel=0" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></center><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br />
<strong>UNICA NOTA</strong></p>
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