<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>morte &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/morte/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 02 Feb 2022 10:12:25 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Vite &#8211; Manuel Maria Perrone</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/02/02/manuel-maria-perrone/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2022/02/02/manuel-maria-perrone/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giuseppe schillaci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2022 09:42:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[manuel maria perrone]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[nascita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=95376</guid>

					<description><![CDATA[di <strong>Manuel Maria Perrone</strong> <br />
Quando avevo sette giorni sono rimasto per dodici ore sul petto di un condannato a morte alla vigilia dell’esecuzione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><strong>Vite</strong></h2>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-95380 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/manuel-figlia-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/manuel-figlia-225x300.jpeg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/manuel-figlia-768x1024.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/manuel-figlia-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/manuel-figlia-150x200.jpeg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/manuel-figlia-300x400.jpeg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/manuel-figlia-696x928.jpeg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/manuel-figlia-1068x1424.jpeg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/manuel-figlia-315x420.jpeg 315w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/manuel-figlia.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
<p style="text-align: center;">di Manuel Maria Perrone</p>
<p style="text-align: left;">Quando avevo sette giorni sono rimasto per dodici ore sul petto di un condannato a morte alla vigilia dell’esecuzione.</p>
<p style="text-align: left;">Oswald Denner, 47 anni, aveva espresso quel desiderio. Non specialmente di avere me, ma di poter appoggiare sul petto un neonato, sentirne il calore, la vita, prima di finire la sua.</p>
<p style="text-align: left;">Sua moglie era morta incinta in un tentativo di rapina in casa loro e lui aveva dato fuori, tirando bottiglie di metano sulle auto da un cavalcavia. Aveva fatto dozzine di morti, tra cui, si era notato con fredda ironia, una donna incinta all’ottavo mese che stava andando con il marito a farsi fare un controllo in ospedale.</p>
<p style="text-align: left;">Per legge si può negare l’ultimo desiderio a un condannato solo per tre condizioni: che sia irrealizzabile in tempi normali dalla direzione del penitenziario, che costi più di 5 mila dollari e che leda alla libertà e incolumità altrui. La prassi vuole che il giorno della condanna il detenuto scriva su un foglio sigillato il suo ultimo desiderio, qual ora per un motivo o un altro non potesse più esprimersi alla veglia dell’esecuzione. Il foglio viene aperto dalla direzione del penitenziario a venti giorni dal giorno fissato, non prima per evitare di assecondare desideri di persone in seguito assolte, non dopo, per lasciare un certo margine alle domande più stravaganti.</p>
<p style="text-align: left;">Un’aragosta si può trovare in meno di un giorno, ma magari un determinato piatto regionale richiede più tempo di ricerca e preparazione.</p>
<p style="text-align: left;">La domanda di Oswald aveva chiaramente creato un certo tafferuglio, per cui si era dovuto far appello a un giudice di un tribunale dei minori.</p>
<p style="text-align: left;">Il neonato non è in condizione di scegliere e quindi in un qualche modo si aliena il suo diritto alla libertà, ma, come aveva fatto notare il pubblico ministero, non sceglie neanche i propri genitori o il personale ostetrico dell’ospedale con cui ha nei primi giorni di vita lo stesso livello di intimità richiesto da Oswald. Anzi il detenuto sarebbe stato monitorato durante quel tempo da personale specializzato.</p>
<p style="text-align: left;">Li si sollevava il secondo dubbio. Se avesse deciso di fare danno al bebé gli sarebbe bastato molto meno tempo che per intervenire a salvarlo e inoltre tecnicamente non sarebbe stato possibile punirlo per quel gesto. Si decise quindi che avrebbe avuto le braccia legate. Non trovando nessuna controindicazione principale si era quindi accettato di passare alla ricerca del neonato.</p>
<p style="text-align: left;">La direzione avrebbe tranquillamente potuto far appello a quel punto all’impossibilità di trovarne uno in tempi brevi, ma Oswald era stato un detenuto amato da tutti: aveva smesso di parlare dal giorno del verdetto e con quel suo testone tondo e calvo e i modi un po’ goffi e qualche sorriso incerto, faceva pensare a un bebè. Tutti si erano dati da fare per trovare una soluzione a quel suo strano desiderio: il passaparola era andato quasi più in fretta dell’annuncio pubblico della direzione su giornali, radio e televisione. L’idea di mettere l’immagine di un neonato con la tipica scritta Wanted e la somma proposta ai genitori aveva fatto sorridere più di uno e aveva sicuramente avuto un forte impatto visivo.</p>
<p style="text-align: left;">Anzi era proprio il rimborso proposto – i 5000 dollari erano stati considerati il costo dell’operazione- che aveva creato una competizione di neonati. Una donna aveva travestito pure suo figlio, un po’ magro ma di già otto mesi, ma era stata scoperta. Diversi bambini erano nati nel padiglione delle donne e quindi abitavano nei locali della prigione, ma tecnicamente questo li rendeva individui agli arresti e quindi non in misura di adempiere a un lavoro retribuito e alla fine l’aveva spuntata mia madre; cioè io.</p>
<p style="text-align: left;">Mia madre faceva le pulizie nel padiglione delle donne e aveva quindi subito saputo di quell’operazione. Io ero nato tre giorni prima dei venti stipulati dal codice e quindi ne avevo quindici quando si era deciso il verdetto: un’età perfetta per assolvere a quel compito.</p>
<p style="text-align: left;">In dodici ore un neonato deve mangiare almeno quattro volte, cagarne altrettante, fare gli equivalenti rutti ed essere cambiato. Per il resto dorme. Al posto dei secondini si era quindi deciso di attorniare Oswald di due ostetriche con esperienza. L’immagine, come mi avrebbe poi raccontato la più giovane delle due insieme a molti altri dettagli, era commovente: Oswald con quel testone calvo, a dorso nudo per sentire il contatto con la pelle, una copertina sulle gambe, rasato di fresco per l’operazione e cosparso di talco per confondere l’odore di morte che aleggiava nell’ambiente, attorniato da queste due donne in camicie, sembrava un enorme bebé a cui più che il collo sarebbe stato tagliato il cordone.</p>
<p style="text-align: left;">Una settimana prima della vigilia Oswald aveva scritto, come da prassi, una clausola sulle condizioni dell’adempimento del suo ultimo desiderio: voleva bere solo latte, da li alla fine. Anche su quello era stato assecondato e quindi il suo corpo emanava un piacevole odore dolciastro di latte. Per precisione il penitenziario aveva poi sottratto il costo del latte, l’intervento delle due ostetriche, più qualche altro elemento all’assegno promesso a mia madre, che era poi risultato di 3937 dollari, come aveva tenuto a precisare per il resto dei suoi giorni.</p>
<p style="text-align: left;">Mi hanno raccontato che mentre io ero portato nei corridoi della morte piangevo come un maiale che va al macello, forse in dubbio su quale fosse il mio reale destino. Avevano addirittura pensato di interrompere l’operazione perché diventavo cosi rosso che sembrava sarei scoppiato come un palloncino troppo pieno.</p>
<p style="text-align: left;">Anche quando mi avevano appoggiato sul suo petto continuavo a piangere, infilando quelle piccole unghie in quella pelle, cercando con i piedi un appoggio come volessi decollare. E li Oswald si era messo anche lui a piangere, sommessamente, per l’emozione. Il suo pianto, quasi impercettibile e completamente sovrastato dal mio: quel corpo grande che emetteva un esile gemito e il mio, minuscolo, con quel suono acuto e potente, che riempiva la stanza e i corridoi. Però poco a poco il suo pianto aveva calmato il mio, che mi ero addormentato senza più pretendere niente fino alla fine delle dodici ore, in cui lui aveva semplicemente continuato a piangere sommessamente. Le due ostetriche erano rimaste interdette che non avessi fame né altri bisogni durante quel lungo periodo, al punto che ogni tanto si avvicinavano per controllare se fossi ancora vivo, ma io ero li, attento, sveglio, con gli occhi spalancati, completamente concentrato su quel gemito sconsolato.</p>
<p style="text-align: left;">Siamo rimasti cosi, per tutto quel tempo.  Lui piangendo e io ascoltando quel pianto definitivo. Io nascendo e lui morendo.</p>
<p style="text-align: left;">Oswald Denner è morto sedici giorni dopo che io sono nato. Per iniezione letale. Eppure abbiamo avuto il tempo di conoscerci e spesso penso a lui, anche adesso a distanza di tutto questo tempo. Forse voleva vivere quell’esperienza che gli era stata negata dal fato o forse aveva voluto quella tranquillità dell’inizio per trovare un conforto alla fine, o forse, e cosi mi piace pensare, aveva trovato quel semplice modo per diventare immortale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Manuel Maria Perrone, </strong>regista, griot, giullare al servizio della neutra elvezia o di altri signori allergici ai suoi pungiglioni. Ha fondato <a href="http://www.lerreur.fr/">l’Agence de l’Erreur</a> a Marsiglia e le Syndrome de Jerusalem a Ginevra, per riconvertire con miracoli a buon mercato gli scettici e laici di Francia e dintorni. Lavora part-time per il vaticano come cardinale. Scrive se trova alfabeti.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2022/02/02/manuel-maria-perrone/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lettere dall&#8217;assenza #5</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/06/17/lettere-dallassenza-5-2/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2021/06/17/lettere-dallassenza-5-2/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 05:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[assenza]]></category>
		<category><![CDATA[banchina]]></category>
		<category><![CDATA[cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[notte]]></category>
		<category><![CDATA[ossa]]></category>
		<category><![CDATA[petali]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[treni]]></category>
		<category><![CDATA[urna]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=91003</guid>

					<description><![CDATA[di <strong>Mariasole Ariot</strong> <br />
Cara L. 
Seduta sulle ginocchia dell’alba ho il volto rivolto ad est, ho sempre capito i segni cardinali, li sento nell’esofago, ti scrivo mentre la casa è un temporale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_91005" aria-describedby="caption-attachment-91005" style="width: 1487px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/05/BruceDavidson-1980-New-Yrk-Cty-.jpg" alt="" width="1487" height="1000" class="size-full wp-image-91005" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/05/BruceDavidson-1980-New-Yrk-Cty-.jpg 1487w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/05/BruceDavidson-1980-New-Yrk-Cty--300x202.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/05/BruceDavidson-1980-New-Yrk-Cty--1024x689.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/05/BruceDavidson-1980-New-Yrk-Cty--768x516.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/05/BruceDavidson-1980-New-Yrk-Cty--150x101.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/05/BruceDavidson-1980-New-Yrk-Cty--696x468.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/05/BruceDavidson-1980-New-Yrk-Cty--1068x718.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/05/BruceDavidson-1980-New-Yrk-Cty--625x420.jpg 625w" sizes="(max-width: 1487px) 100vw, 1487px" /><figcaption id="caption-attachment-91005" class="wp-caption-text">Bruce Davidson USA. New York City. 1980. Subway.</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:right">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p style="text-align:justify">Cara L.&nbsp;</p>
<p>Seduta sulle ginocchia dell’alba ho il volto rivolto ad est, ho sempre capito i segni cardinali, li sento nell’esofago, ti scrivo mentre la casa è un temporale. Mi sono rinchiusa qui in una posizione d’attesa, come l’animale morto di fronte alla preda, irrigidito come i piccoli topi per fingersi invisibile: dire non prendermi, dire non ci sono.&nbsp;</p>
<p>Mentre tu, L. ci sei da secoli e scalpiti nel mondo. Ti ho vista piegare le strade per aprirti un varco, bere boccette per la crescita e la disperazione, mangiare funghi e dispensare voglie, non posso dire che mi manchi. Mi manca la tua voce, l’animale che portavi in gola e che cantava al mattino, non mi hai mai portata sulle rotaie, ti sei distesa senza aspettarmi. &nbsp;</p>
<p>Dal tuo letto al mio passano millenni, dove io accudisco l’immobilità tu hai il volto ceruleo e ti accontenti dei fiori, di quei piccoli oggetti appoggiati sul cemento, una candela rossa che smette di bruciare quando è notte – e chi l’ha accesa spera in un fuoco, e chi ha il fuoco spera in un incendio.<br />
Là, dove tutti stanno, nei condomini apparecchiati dei morti, milioni di piccoli camei con la foto più bella, i parenti decidono il tuo ricordo, come ricordare, l’espressione di un giorno, quando il giorno non è che un giorno, e io sono troppo distante: ci separano continenti. Mi hanno detto delle tue ossicine mentre scrivevo il commiato alla mia lingua, ho dichiarato che non ci sarebbe stato più linguaggio. Anche in questo momento la lingua non mi sostiene, cede ad ogni passo, mi hanno chiesto: riconosci queste ossa?&nbsp;</p>
<p>Non le ho mai viste, ho solo sentito scricchiolarti un plesso solare la notte in cui hai detto che la tua testa era una mandria, e che le mandrie sono piante, e che le piante vanno innaffiate. Mi hai detto – e scricchiolavi – che avevi smesso di innaffiarti la testa, le piante hanno un inizio e una fine, le tue foglie avevano finito di respirare.&nbsp;</p>
<p>I petali sono caduti d’improvviso, come da una grondaia nel corpo.&nbsp;</p>
<p>Ho chiesto di conservare solo questo. Un grammo della tua pianta è racchiuso in un vaso, un colore ruggine, i vagiti escono dal vaso, li sento ululare nella notte. &nbsp;</p>
<p>Seduta sulle ginocchia del mattino il cielo mi penetra la gola, ho ingoiato l’umidità della nebbia, sono piena di umori nella bocca, lo sterno è un passaggio per arrivare al fondo dei fondi e non c’è fondo. Pensata dai pensieri, dicevi: hai deciso di eliminarne uno a uno. &nbsp;</p>
<p>Qui gli oggetti hanno la forma di autunno, la necessità di percorrere le stagioni al rovescio, rovesciare i nomi, anagrammare i contenuti delle nostre percezioni. Non chiedermi di pregarti, non me lo hai mai chiesto.<br />
E ancora, batte ancora questo tuonare delle cose nella stanza, dove io irrigidisco gli arti e tu non hai più arti, dove io ho osservato il passaggio veloce dalla banchina tu hai poggiato l’inappartenenza sui ferri battuti.<br />
Forse abbiamo aspettato entrambe. <em>Se morire significa aspettare, se aspettare significa morire.</em> &nbsp;</p>
<p>Mi hanno prelevato imbavagliata da ogni intento e portata nel labirinto dei corridoi, le stanze verdi, i soffitti sporchi, le donne senza madre gettate sulla cesta girevole dei disperati, l’uomo con la faccia di bottiglia, la vecchiaia con gli occhi dipinti, e mentre trascinavano le braccia, le gambe si stingevano sull’asfalto. Ho lasciato una bava di lumaca per chilometri, non hanno pulito niente: ci sono ancora le mie tracce. &nbsp;</p>
<p>I prelievi del sangue, i prelievi di cuore dal bulbo degli occhi – e diceva la madre: prego, signorina, suturatele la bocca. &nbsp;</p>
<p>Eri tu sulla banchina, ero io sulle rotaie. Abbiamo aspettato entrambe, i miei petali secchi sono i tuoi petali secchi, il mio vaso è il tuo vaso, dove io non sono io e sono la tua animella capovolta. Non portarmi la cera, non consumarmi. Svolta tre volte a destra, mi hanno incastrato tra la cassa del padre e quella di uno sconosciuto. Dove io non sono io e tu se rimasta dove non sono. Il silenzio merita attenzione, cammina piano, non svegliarci, mi troverai a sud, hanno scelto un volto che non avrei mai scelto – i ricordi non sono mai i nostri ricordi, siamo i ricordi degli altri, a volte siamo solo una dimenticanza. &nbsp;</p>
<p>Dimentica le parole, dimentica le frasi, dimentica le piante della testa, dimentica i pianti, dimentica le ore passate a contemplare, dimentica che non avevo scelta, dimentica che ho confuso, dimentica la storia che ci siamo rammendate, dimentica la bava alla bocca, dimentica la scia, dimentica che avevo paura, dimentica che tu camminavi quando io non avevo gambe, dimentica gli arti, dimentica che i giorni erano contati, dimentica che li ho contati.&nbsp;</p>
<p>Tua<br />
S.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2021/06/17/lettere-dallassenza-5-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>FRANZ KRAUSPENHAAR Sorpasso rituale</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/08/15/franz-krauspenhaar-sorpasso-rituale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Aug 2018 05:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[dino risi]]></category>
		<category><![CDATA[era mio padre]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[il sorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=75302</guid>

					<description><![CDATA[(Nazione Indiana ha compiuto quindici anni a marzo, da allora molte persone e molte cose sono cambiate; testimonianza molto importante, e talvolta emozionante, di questa lunga storia è il suo archivio, del quale abbiamo deciso di ripubblicare alcuni post, che riteniamo significativi. Oggi proseguiamo con un brano di Franz Krauspenhaar, in passato redattore di nazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Nazione Indiana ha compiuto quindici anni a marzo, da allora molte persone e molte cose sono cambiate; testimonianza molto importante, e talvolta emozionante, di questa lunga storia è il suo archivio, del quale abbiamo deciso di ripubblicare alcuni post, che riteniamo significativi. Oggi proseguiamo con un brano di Franz Krauspenhaar, in passato redattore di nazione indiana. La redazione)<br />
Questo articolo è stato pubblicato su <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/08/16/sorpasso-rituale/" rel="noopener" target="_blank">Nazione Indiana da Franz Krauspenhaar il 16 agosto 2008</a>.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/300px-sorpasso03.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7114" title="300px-sorpasso03" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/300px-sorpasso03.jpg" /></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p>Il burrone della scogliera. Dove Roberto Mariani, il giovane studente di Giurisprudenza interpretato da Jean-Louis Trintignant, trova la morte nel finale de <em>Il sorpasso</em>. Rivendendolo per l’ennesima volta, mi chiederò perché. Perché a ogni ferragosto, da quasi dieci anni, vedo quel film, dovunque mi trovi. L’idea di questo rito in bianco e nero adesso mi sconvolge.<span id="more-75302"></span> Vengo messo davanti a qualcosa di inquietante che mi riguarda, e che ho fatto per tanto tempo; e al fatto che fosse qualcosa d’inquietante non avevo mai pensato. Mentre scorro le scale del metrò dopo un ottimo pranzo nella casa dei suoceri di Jan a Basiglio, consumato con lui e la sua compagna Francesca, che mi hanno invitato salvandomi per qualche ora dal <em>tedium vitae</em>, penso che lo cominciai, il rito, addirittura nel &#8217;98. Nel &#8217;97, a maggio, era morto Stefano. E dunque mi viene in mente che c’è una certa rassomiglianza tra mio fratello e Roberto: anche mio fratello doveva laurearsi (in economia, lui) ma non finì mai, non ce la fece. Anche lui teneva a riccio dentro di sé un malessere, perché la estrema timidezza del personaggio del film è un malessere grave, anch’io sono stato molto timido, da bambino, so di cosa parlo. Certo, Roberto con le donne era un impiastro e Stefano no, ma certamente era ipersensibile, soffriva, si tormentava addirittura, anche se in silenzio. Morì giovane come Roberto, in un tuffo lungo, profondo, disperato. Ecco, penso che in quel momento di rara sospensione che è il ferragosto italiano, un momento di apnea della vita degli uomini, io, senza volerlo, rivedendo ogni anno quel film proprio in quel giorno (perché i fatti del film avvennero proprio in quel periodo) offici un rito inconsapevole per celebrare la morte di Stefano. E non solo: accanto a lui, lo scampato Bruno Cortona, il quarantenne interpretato da Gassman, è l’immagine di come in qualche modo sono diventato io ormai da parecchio tempo: sfacciato e disincantato, un po’ folle, senza troppi sogni, aggressivo per difesa, nevrotico per disposizione, giovane fuori tempo massimo. E allora, forse, rivedere quel film è anche rivedere me e lui, Stefano, insieme, in un viaggio che non facemmo mai ma che avrei voluto fare con lui senza ovviamente brutti epiloghi, magari in aereo come quello tedesco con papà del luglio dell’89. Eh sì, Bruno sorpassa continuamente le auto sulla via Aurelia lungo la costa non lontano da Livorno, e poi il crash, il crack, il bang definitivo, il tragico scapicollare rimbalzante dell’auto sportiva sulle rocce nere. Quel viaggio che avrei voluto fare finisce male, è finito male, per tutti, nella fantasia di una storia emblematica del nostro cinema del boom economico e nella realtà della mia piccola vita. E se io sono Bruno, allora non è forse che mi sento in colpa, in qualche modo? Uno psicologo potrebbe dirmi che ho bisogno di prendermi un periodo di riposo. Ma non posso riposarmi dalla vita, la vita mi fascia stretto. Non posso prendere la famosa vacanza da me stesso. Anzi: ci sto sempre più dentro, sempre più concentrato, sul dannato me stesso. Sto scrivendo di mio padre ma io intervengo di continuo col personaggio di me stesso, a inchiostro spiegato, pennellando il mio ego in ogni spazio. Questo libro è anche un diario di me stesso, e forse sì, il me stesso, sempre lui, si sovrappone in maniera eccessiva a quella di papà. Non so. Vado avanti in questo viaggio – perché questo è un viaggio, ormai è chiaro, è sicuro – a fari spenti nella notte, come in <em>Emozioni</em> di Battisti.</p>
<p>[Da: <em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8881129124/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8881129124&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Era mio padre</a> &#8211; Fazi, 2008</em>. Immagine dal film <em>Il sorpasso</em>, di Dino Risi.]</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Discorsi per un grande amore il giorno del suo funerale</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/06/20/discorsi-per-un-grande-amore-il-giorno-del-suo-funerale/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2018/06/20/discorsi-per-un-grande-amore-il-giorno-del-suo-funerale/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 05:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[disegno]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Tognoli]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=74487</guid>

					<description><![CDATA[di Elena Tognoli Cercavo una tua foto (odiavi farti fotografare come d’altronde ballare) Ho paura che tu muoia. La differenza d’età è così grande. Succede così quando si ama, dicevi. Tu hai paura che io muoia? Sei così giovane, hai detto. &#160; (Ho sempre pensato che morirò molto giovane o molto vecchia. Non so quale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Elena Tognoli</strong></p>
<p>Cercavo una tua foto</p>
<p>(odiavi farti fotografare</p>
<p>come d’altronde ballare)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale4_tognoli_small_rid.jpg"><img loading="lazy" class="wp-image-74612 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale4_tognoli_small_rid-300x241.jpg" alt="" width="400" height="322" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale4_tognoli_small_rid-300x241.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale4_tognoli_small_rid-250x201.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale4_tognoli_small_rid-200x161.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale4_tognoli_small_rid-160x129.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale4_tognoli_small_rid.jpg 500w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p><span id="more-74487"></span>Ho paura che tu muoia. La differenza d’età è così grande.</p>
<p>Succede così quando si ama, dicevi.</p>
<p>Tu hai paura che io muoia?</p>
<p>Sei così giovane, hai detto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale2_tognoli_small.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-74586" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale2_tognoli_small-271x300.jpg" alt="" width="450" height="498" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale2_tognoli_small-271x300.jpg 271w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale2_tognoli_small-250x277.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale2_tognoli_small-200x221.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale2_tognoli_small-160x177.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale2_tognoli_small.jpg 500w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>(Ho sempre pensato che morirò</p>
<p>molto giovane o</p>
<p>molto vecchia.</p>
<p>Non so quale delle due preferirei)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale3_tognoli_small.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-74587" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale3_tognoli_small-300x260.jpg" alt="" width="500" height="432" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale3_tognoli_small-300x260.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale3_tognoli_small-250x216.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale3_tognoli_small-200x173.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale3_tognoli_small-160x138.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale3_tognoli_small.jpg 600w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>Continuo a pensare al problema della foto.</p>
<p>Per la lapide la foto ci vuole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale7_tognoli_small.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-74591" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale7_tognoli_small-242x300.jpg" alt="" width="450" height="558" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale7_tognoli_small-242x300.jpg 242w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale7_tognoli_small-250x310.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale7_tognoli_small-200x248.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale7_tognoli_small-160x198.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale7_tognoli_small.jpg 500w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>Non si sapeva che occhiali metterti,</p>
<p>chissà se preferisci quelli da vicino o quelli da lontano</p>
<p>per vederci meglio dove sei</p>
<p>chissà dove sei</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale1_tognoli_small.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-74585" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale1_tognoli_small-300x247.jpg" alt="" width="550" height="453" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale1_tognoli_small-300x247.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale1_tognoli_small-250x206.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale1_tognoli_small-200x165.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale1_tognoli_small-160x132.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale1_tognoli_small.jpg 600w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></p>
<p>Che noia questa storia dell’eterno riposo. So che ti troverai qualche caffè con wi-fi dove sederti a lavorare. Quando ti ho conosciuto eri uno straccio ma quasi in pace (ma pur sempre un impiastro di straccio). Chissà come sei quando sei bello riposato.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale5_tognoli_small.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-74589" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale5_tognoli_small-262x300.jpg" alt="" width="450" height="515" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale5_tognoli_small-262x300.jpg 262w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale5_tognoli_small-250x286.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale5_tognoli_small-200x229.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale5_tognoli_small-160x183.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale5_tognoli_small.jpg 500w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>Avevamo fatto l’amore per bene e io ascoltavo i tuoi battiti che si esaurivano; ognuno ne ha tre miliardi di media e chissà quanti ne avevi già consumati. Pensavo a quello da dire il giorno del tuo funerale.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale6_tognoli_small.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-74590" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale6_tognoli_small-233x300.jpg" alt="" width="450" height="579" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale6_tognoli_small-233x300.jpg 233w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale6_tognoli_small-250x322.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale6_tognoli_small-200x257.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale6_tognoli_small-160x206.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/funerale6_tognoli_small.jpg 500w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NdR: i testi e i disegni (china e matita su carta) di <a href="http://www.elenatognoli.eu/">Elena Tognoli</a> fanno parte del libro d&#8217;artista  in fieri &#8220;Discorsi per un grande amore il giorno del suo funerale&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2018/06/20/discorsi-per-un-grande-amore-il-giorno-del-suo-funerale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La violenza fantasma &#8211; o della violenza psicologica</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Mar 2017 06:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[angoscia]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Coleridge]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[Cukor]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gaslight]]></category>
		<category><![CDATA[inedito]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[narcisismo]]></category>
		<category><![CDATA[Narciso]]></category>
		<category><![CDATA[perversione]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
		<category><![CDATA[violenza psicologica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=67445</guid>

					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot Bisogna spegnere la violenza piuttosto che l&#8217;incendio. Eraclito &#160; Esiste un forellino collocato nella zona occipitale : da lì qualcuno entra, s&#8217;incista come una larva, emette uova, prolifera. Questo forellino, nella lingua della psichiatria odierna, è chiamato &#8220;ferita narcisistica&#8221;. Là, il narcisista patologico, il manipolatore perverso, trova la forma adatta per inserire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Bisogna spegnere la violenza piuttosto che l&#8217;incendio. </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Eraclito</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-67453" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/03/gaslight-gif-2-300x240.gif" alt="gaslight gif 2" width="300" height="240" /></p>
<p>Esiste un forellino collocato nella zona occipitale : da lì qualcuno entra, s&#8217;incista come una larva, emette uova, prolifera. Questo forellino, nella lingua della psichiatria odierna, è chiamato &#8220;ferita narcisistica&#8221;. Là, il narcisista patologico, il manipolatore perverso, trova la forma adatta per inserire il piccolo marchingegno che ha fabbricato negli anni, come nel gioco dei bambini, il cubo forato &#8211; e ad ogni foro corrisponde un oggetto. L&#8217;oggetto del manipolatore è un oggetto preciso, ha bisogno del foro corrispondente per poter inserirsi con precisione.</p>
<p>Un breve <a href="http://sociale.corriere.it/anche-la-violenza-psicologica-uccide-fermiamola-ora/?cmpid=SF020103COR">articolo</a> del Corriere della Sera del 2 febbraio s&#8217;intitola(va) &#8220;Anche la violenza psicologica uccide. Fermiamola ora!&#8221;. L&#8217;articolo, seppur breve, un trafiletto, illustra rapidamente i danni che la vittima di violenza psicologica può subire e invita alla luce, a far luce, alla parola, alla denuncia. Di per sé è cosa buona : non esiste, infatti, solo violenza fisica : la violenza esiste anche in altra forma, in altre forme &#8211; e le ferite invisibili all&#8217;occhio (ma rilevabili ad uno sguardo attento, che indaga oltre la superficie del visibile) possono essere talvolta anche peggiori : possono anche, in ultima istanza, condurre alla morte del soggetto che la subisce &#8211; sia essa una morte reale (spingere l&#8217;altro verso il passaggio all&#8217;atto, fino anche al suicidio), sia essa una morte di spirito, una morte psichica, una morte-in-vita.</p>
<p>Una morte in vita che può virare nella completa distruzione dell&#8217;autostima, nella vergogna dell&#8217;esistere, nel vissuto di indegnità, nella auto-nullificazione. L&#8217;articolo, in cui viene fornito anche un numero verde apposito, invita alla denuncia, ma non prende in considerazione un presupposto necessario da cui partire e per cui ogni possibile messa in luce o in parola delle condizioni del soggetto vittima di violenza psichica viene a cadere : perché quel soggetto , nella maggioranza dei casi, porta già le tracce, nella sua personale biografia, di altre violenze, di altri abusi (forse preistorici), o anche di vere e proprie patologie per cui è già in cura o che non ha ancora affrontato e con cui prima o poi dovrà fare i conti. La vittima non è una &#8220;vittima a caso&#8221; : è scelta accuratamente : deve avere, appunto, quel forellino in cui ci si possa introdurre.<br />
Non è un caso che la maggior parte delle donne e degli uomini vittime di narcisisti patologici (che operano attraverso la produzione dell&#8217;angoscia nell&#8217;altro), soffrano già (o siano predisposte a) depressione, anoressia, bulimia, tossicomania, disturbi d&#8217;ansia generalizzata, autolesionismo &#8211; e la lista potrebbe continuare a lungo.</p>
<p>Questo particolare, che può sembrare in prima istanza trascurabile, è in realtà radicalmente influente : al cospetto di un terzo che possa ascoltare o che possa accogliere la sofferenza della vittima e &#8211; chiaramente &#8211; di fronte all&#8217;altro che la violenza l&#8217;agisce, la persona diventa &#8220;incredibile&#8221;, &#8220;increduta&#8221; : <em>sei tu la/il malata/o!</em> &#8211; come accade nel film<i> Gaslight </i>del 1944 diretto da George Cukor, in cui la luce delle lampade a gas si affievolisce, i quadri e altri oggetti spariscono per mano di Gregory, il marito di Paula, che fa credere a Paula di essere l&#8217;arteficie degli accadimenti, portandola a credersi folle, conducendola a un lento isolamento da luoghi e relazioni, e dalla relazione con i luoghi. Il titolo <i>Gaslight</i> è infatti tradotto in italiano con : <i>Angoscia</i>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>La perversione rappresenta un mettere con le spalle al muro, un prendere alla lettera la funzione del Padre, dell&#8217;Essere supremo. Il Dio eterno preso alla lettera, non già nel suo godimento, sempre velato e insondabile, ma nel suo desiderio in quanto interessato all&#8217;ordine del mondo &#8211; sta qui il principio in cui, pietrificando la propria angoscia, il perverso si installa in quanto tale.<br />
Lacan</em></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-67454" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/03/gaslight-gif-3.gif" alt="gaslight gif 3" width="245" height="150" />Questo meccanismo perverso (che di perververtimento si tratta) non solo produce doppiamente senso ed esperienze di colpevolezza e vergogna nella vittima, ma preclude ogni possibilità di essere davvero creduta, di essere presa in considerazione nel suo dire, nel suo appello &#8211; là dove ci sia ancora la forza di pronunciarlo.<br />
Se i segni della violenza fisica (per quanto anch&#8217;essa produca nel soggetto che la subisce &#8211; specialmente se agita all&#8217;interno delle mura domestiche, non estemporanea ma perpetrata nel tempo, quotidiana &#8211; vissuti di vergogna, di automortificazione, di perdizione, di umiliazione) sono verificabili e di-mostrabili all&#8217;altro, quelli della violenza psicologica non lo sono affatto. Non c&#8217;è sangue versato, tutt&#8217;al più il sangue è coagulato in una zona scura all&#8217;interno del corpo, si annida nella testa, crea ematomi interni, sacche di dolore ammuffite nel costato. E&#8217; allora davvero possibile che la vittima sia in grado e nelle condizioni di poter denunciare, se la vittima stessa (già &#8220;vittima&#8221; prima ancora di diventarlo), è stata prescelta proprio perché non munita degli strumenti che permetterebbero di non cadere nella trama dell&#8217;altro, nella ragnatela tessuta dal narcisista manipolatore?</p>
<p>La risposta vorrebbe essere: sì, è possibile. La realtà sfortunatamente dimostra il contrario. L&#8217;isolamento in cui cade (è una vera e propria caduta) il soggetto che fa esperienza di manipolazione e violenza psicologica, è un ulteriore elemento che va considerato : l&#8217;altro che agisce tende infatti ad escludere la propria vittima dalle relazioni che questa intratteneva prima di incontrarlo, cerca di sottrarla <em>al</em> e <em>dal</em> mondo &#8211; e questo per due principali motivi : da un lato, per la tendenza propria del manipolatore ad agire sull&#8217;altro attraverso istanze di potere, decidendo per lei/lui ciò che deve vivere e con chi deve vivere, dall&#8217;altro lato perché così facendo aumenta il grado di dipendenza della vittima nei suoi confronti. Il soggetto che subisce si ritrova così, paradossalmente, all&#8217;interno di un mondo in miniatura in cui il contatto avviene quasi esclusivamente con la persona che lo sta lentamente distruggendo, a credere (o illudersi) di poter vivere solo con il proprio carnefice, solo se supportato dal carneficie, al punto limite in cui l&#8217;unica persona a cui potrebbe realmente chiedere aiuto è proprio la persona da cui dovrebbe fuggire.</p>
<p>Tutto ciò non ha minimamente a che vedere con la formula sadismo-masochismo : la coppia narcisista manipolatore (o, per usare un termine più affine alla psicoanalisi : perverso)/ vittima non vive di quello che talvolta, con un ghigno e molta superficialità si cerca di dimostrare, e cioè che la vittima resta lì, resta nella posizione frustrante e dolorosa perché gode nel lasciarsi fare del male : la vittima di violenza psicologica non è (questo è bene ricordarlo) un masochista che ama farsi sottomettere e che ha bisogno di un sadico che compia il suo dovere. E&#8217; portatrice &#8211; lo ripeto &#8211; di una ferita che attira, attrae e su cui il perverso può cominciare a lavorare. E&#8217; infatti di un lavoro che si tratta, un lavoro meticoloso, talvolta urlato, talvolta messo in atto attraverso il &#8220;gioco del silenzio&#8221;, in cui tutto deve restare immobile e immutato, nulla deve scomporsi, pena la morte. Ciò che chiamo gioco del silenzio è una delle posizioni preferite assunta dal soggetto perverso : fabbricare l&#8217;angoscia nell&#8217;altro, lavorare affinché si produca angoscia nell&#8217;altro, fino al punto limite in cui &#8211; com&#8217;è noto nel mito di Narciso &#8211; l&#8217;altro si dà alla morte : anche Eco muore.</p>
<p><em>E&#8217; una terra sconosciuta, impopolata, fatta di crani abbassati, di piegamenti sulle ginocchia, di bocche cucite, di fili sottili, di tremori notturni, di impossibilità, di nebbia, è la terra dei senza gambe, di ciglia strappate, dei portatori di vischio nelle pupille</em>.</p>
<p>Partendo quindi dal presupposto che il soggetto oggetto di violenza psicologica non sia una vittima casuale ma una donna (o un uomo) con determinate e precise caratteristiche, partendo dalla constatazione che quel soggetto venga scelto non con una partita a dadi ma con una profonda (conscia o inconscia poco conta) consapevolezza, la questione del come agire, cosa fare, dev&#8217;essere rivista e rivalutata.</p>
<p>Si tratterebbe allora non tanto (non solo) di educare la persona che sta già subendo violenza a denunciarla, quanto piuttosto educare preventivamente a riconoscere le mosse compiute dal potenziale manipolatore prima che queste riescano &#8211; come farebbe un ragno &#8211; a tessere la ragnatela attorno alla vittima prescelta da cui questa non può o non vorrà più uscire per il timore della caduta nel vuoto e in ultimo della morte. Morte del Sé, morte della vita, caduta fuori dalla scena del mondo.</p>
<p>Prevenire il &#8220;cattivo incontro&#8221;, spalancare l&#8217;occhio al possibile, là dove quell&#8217;occhio è già stato ferito. Riaprire quindi la ferita non con il bisturi di chi la violenza l&#8217;agisce, ma con la cura e la grazia di chi ha gli strumenti per farlo, per poter ripulire i detriti e gli elementi putrefatti che offuscano la vista : pulviscolo biografico, strutturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>22</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chi dice che Varanasi è sporca non ha capito</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/12/05/dice-varanasi-sporca-non-capito/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2016/12/05/dice-varanasi-sporca-non-capito/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 05:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[chiara cerri]]></category>
		<category><![CDATA[india]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[varanasi]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=65799</guid>

					<description><![CDATA[Testo e foto di Chiara Cerri &#160; Torno a Varanasi, solo col pensiero. Ci sono posti che ritrovi solo dopo mesi, ci sono foto che lasci a fermentare nel tuo hard-disk, fino al momento in cui le ritroverai. Diverse, lontane, sbiadite? Ci sono viaggi che ti lasci alle spalle, solo per riposarti e poi riprenderli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Testo e foto di <a href="http://www.chiaracerri.com/" target="_blank"><strong>Chiara Cerri</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Torno a Varanasi, solo col pensiero.<br />
Ci sono posti che ritrovi solo dopo mesi, ci sono foto che lasci a fermentare nel tuo hard-disk, fino al momento in cui le ritroverai. Diverse, lontane, sbiadite?<br />
Ci sono viaggi che ti lasci alle spalle, solo per riposarti e poi riprenderli con la mente fresca e quieta del ritorno.<br />
Ci sono foto che rivedi ed è come un tuffo in un passato lontanissimo che è solo di cinque mesi o di due anni fa.<br />
Se i ricordi si sparpagliano riapro il mio diario di viaggio e tra le righe di una calligrafia sempre diversa tutto riprende le fila, i giorni si susseguono, gli itinerari combaciano, i nomi tornano alla mente.<br />
<span id="more-65799"></span></p>
<p>Sono arrivata a Varanasi dopo l’avventura notturna di 11 ore passate su un autobus scricchiolante preso a Sunauli, al confine col Nepal. Le ossa del culo dolente sul sedile in ferro e la testa appoggiata al finestrino, l’aria polverosa che entra, il tipo seduto di fianco a me che riesce a dormire in uno spazio vitale di meno di un metro e la sua testa che ciondola sulla mia spalla.<br />
Arrivata a Varanasi, la priorità, ancora prima di affrontare il branco di indiani pronto a contendersi i nuovi turisti, era quella di svuotare la vescica. Perché per tutto il viaggio non avevo avuto il coraggio di scendere per andare a pisciare con il rischio di ritrovarmi sola al buio e con le mutande abbassate in un luogo sperduto dell’Uttar Pradesh, mentre il mio autobus scalcinato ripartiva.</p>
<p>Varanasi: da Varuna ghat ad Assi ghat. Quanti ghat ci sono a Varanasi? Quante mucche? Quanti sputi per terra? Non ho provato a contarli, ma ho provato ad abituarmici.<br />
I ghat sono le postazioni lungo il Gange dove avvengono le abluzioni, in cui la gente va a purificarsi, a fare il bagno a lavare i propri vestiti. Dove i cani vanno a mangiare quello che l’acqua porta a galla e la gente va a morire.<br />
Varanasi è la prima città sacra per l’Induismo, proprio dove il Buddha dopo l’illuminazione, fece il suo primo discorso sulla sofferenza e sempre secondo l’Induismo è l’unico posto al mondo che permette agli uomini di sottrarsi al ciclo delle reincarnazioni, entrando direttamente nel paradiso di Shiva.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-65803" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/benares-varanasi-india-fotografie-viaggio-blog44.jpg" alt="benares-varanasi-india-fotografie-viaggio-blog44" width="1000" height="667" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/benares-varanasi-india-fotografie-viaggio-blog44.jpg 1000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/benares-varanasi-india-fotografie-viaggio-blog44-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/benares-varanasi-india-fotografie-viaggio-blog44-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/benares-varanasi-india-fotografie-viaggio-blog44-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>A Varanasi è stata la luce dell’alba ad accogliermi, così come l’odore di lurido, gli edifici degradati, le enormi vacche che camminavano placide per strada, i colori sgargianti dei meravigliosi sari, gli indiani che camminano scalzi e quelli accasciati a terra.<br />
Varanasi la città il cui suolo è tappezzato dagli schizzi rossi del paan, sputi che sono come stampe grafiche su una strada lorda.<br />
Ti perdi nei suoi vicoli, e poi ti ritrovi inconsapevolmente di fronte ad un ghat, perché davvero è il caso di dirlo: tutte le strade portano al Gange. È lì che si va a morire, pregare, purificarsi, lavarsi i denti, piangere, buttare i corpi morti.</p>
<p>In India la morte è un fatto serio e viene trattata con rispetto e naturalezza, i ghat della cremazione sono due: il Manikarnika ghat è quello più grande, destinato esclusivamente agli indù, e il Harischandra ghat più popolare e piccolo.<br />
Ogni giorno in questi due ghat si svolgono centinaia di cremazioni, se superi le vacche, i tori, i mendicanti, il legname da ardere, i turisti e la sporcizia arrivi a vedere i fuochi. Puoi solo guardare e non fotografare, a meno che tu non sia disposto a pagare.<br />
Qualche ciarlatano ti si avvicina per spiegarti come funziona, raccontarti del processo di purificazione, di quanto l’anima conti più del corpo, te ne rendi conto perché hai gli occhi pieni di fumo e la cenere infiltrata nelle narici finché poi allunga la mano e ti chiede dei soldi. E se non paghi ti maledice, ti caccia.<br />
È questo il canto straniante dell’India: lo spirito e la materia in una lotta continua.<br />
I corpi arrivano in lettighe di bambù, accompagnati dai familiari uomini, perché le donne non sono ammesse al rituale, al ritmo scandito delle parole “Ram Nama Satya Hey!” che significano “Il nome di Dio è verità” vengono poi immersi nel Gange per essere purificati e adagiati ad aspettare il loro turno.<br />
I familiari sono vestiti di tuniche bianche, li riconosci perché sono seri, concentrati, ma nessuno piange o si dispera: la morte è un fatto a cui non ci si può ribellare, è un passaggio naturale.<br />
Il momento clou si chiama Kapal Kriya: il cranio si apre per effetto del calore, così che l’anima liberata dal corpo possa salire in cielo verso gli dei. Quando questo non accade naturalmente il “dom” (l’addetto alle cremazioni) deve rompere il cranio con un colpo di bastone sulla fronte all’altezza del terzo occhio.<br />
Di solito i fuochi vengono suddivisi per distinzione di casta, più i falò sono grandi e pieni di legna e più sono costosi, di conseguenza appartengono a famiglie ricche, per quelli che non possono permettersi la cremazione i corpi vengono buttati in acqua con un sasso legato ad un piede. Insieme a tutti gli altri che non vengono bruciati perché non hanno bisogno della purificazione del fuoco: donne incinte, bambini sotto i tre anni, sadhu e lebbrosi vengono lasciati cadere sul letto del fiume.<br />
Molto spesso i corpi che risalgono in superficie vengono mangiati dai cani, dagli uccelli o altri animali di passaggio.</p>
<p>Chi dice che Varanasi è sporca non ha capito quello che c’è dentro questo sporco: è agghiacciante, surreale e commovente, odora di fumo e ceneri. Morte e vita. Ti mette di fronte a quello a cui tutti noi non ci possiamo sottrarre.<br />
È una cicatrice che ti resta sulla pelle.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-65802" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/varanasi-india-viaggio-benares-travelbloger06-1024x683.jpg" alt="varanasi-india-viaggio-benares-travelbloger06" width="720" height="480" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/varanasi-india-viaggio-benares-travelbloger06-1024x683.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/varanasi-india-viaggio-benares-travelbloger06-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/varanasi-india-viaggio-benares-travelbloger06-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/varanasi-india-viaggio-benares-travelbloger06-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/varanasi-india-viaggio-benares-travelbloger06.jpg 1500w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2016/12/05/dice-varanasi-sporca-non-capito/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La prima tenebra &#8211; un dialogo notturno</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/06/24/la-tenebra-un-dialogo-notturno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2016 05:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[buio]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Gela]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[notte]]></category>
		<category><![CDATA[notturno]]></category>
		<category><![CDATA[Orazio Labbate]]></category>
		<category><![CDATA[oscuro]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=62551</guid>

					<description><![CDATA[di Orazio Labbate e Mariasole Ariot La notte della pianura &#8211; di Orazio Labbate Vedo i cani accogliere in gola le stelle, mentre quegli animali mantengono le fauci aperte verso l&#8217;alto, come se fossero porte trascinate dal vento che però mai si richiuderanno. La notte, infatti, non cessa di sprigionare i suoi membri. Qui ci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Orazio Labbate e Mariasole Ariot</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-62552" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/hibou-1918.jpgPinterestLarge.jpg" alt="hibou-1918.jpg!PinterestLarge" width="280" height="456" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/hibou-1918.jpgPinterestLarge.jpg 280w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/hibou-1918.jpgPinterestLarge-184x300.jpg 184w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" />La notte della pianura</strong> &#8211; di Orazio Labbate</p>
<p>Vedo i cani accogliere in gola le stelle, mentre quegli animali mantengono le fauci aperte verso l&#8217;alto, come se fossero porte trascinate dal vento che però mai si richiuderanno. La notte, infatti, non cessa di sprigionare i suoi membri.<br />
Qui ci sono bestie, ombre ingobbite di fantasmi morti di freddo, macchine assai spedite che accelerano tra le strade per svuotarsi dei passeggeri. Talvolta qualcheduno si scatena fuori dall&#8217;abitacolo ed è come se cercasse ossesso Dio. Ma Dio non è nella luce artificiale. I lampioni però riescono a infiammare il sangue del cristiano, ora morto. Chi è? Un Crocifisso in terra, il fantoccio delle strade siciliane? Pasto delle bisce e dell&#8217;ombra delle nuvole?<br />
Chi sono?<br />
Quale cane cammina con me e ancora incendia, con la sua mancanza, le mie ossa fino a farle scattare?<br />
Trattengo la forza dei muscoli, e costringo le mani dentro le tasche come se da lì il gesto delle dita contrite ammansisse il corpo.<br />
Da lì, sarò il mago della metafisica, Dio obbedirà, e da lì, da Dio, otterrò la chiave sigillata nel mio spirito in grado, ora ricevuta, di far procedere tutte le notti fino a farmi morire con l&#8217;esplosione di me contro esse.</p>
<p>Le luci delle case, nella pianura gelese, singhiozzano come candele spente dal respiro spaventoso di un bambino. Mi fermo davanti all&#8217;ingresso delle abitazioni e prego affinché queste si spossessino dei demoni dentro gli armadi, delle persone sotto le lenzuola impaurite dal buio conchiuso anticamente sul soffitto. Stringono la croce, le persone. E la croce fa uscire il sangue dalle loro dita indifese.<br />
Che un tornado sollevi il dolore di quelli che dormono e persino i sogni di questi. Che l&#8217;Aldilà precipiti sul sonno.<br />
Intanto, didentro i campi deserti qualcosa scricchiola sottoposta al passo delle volpi che incedono, O potere della notte, come maiali sconosciuti.<br />
Chi sono io per vegliare sugli addormentati della pianura?<br />
La luna pare collassare lungo i tetti delle case: un po&#8217; di non-luce dona loro Diavolo e trasformala in illuminazione. Strappa gli occhi dei campagnoli per incassare nella loro faccia le pietre della verità. Mi muovo simile a una serpe parlante qualche lingua, per sussurrare in direzione delle finestre, a quella gente, quale terribile notte arriverà.<br />
Fiuto le braci ancora una volta accese dal buio. Esso mi perseguita.<br />
Vedo Gela in fiamme. La città scavalca l&#8217;orizzonte e il mio cuore non può rispondere allo scirocco. E il mio petto vocìa e dalla tasca raccolgo le spine scippate alla mattina dall&#8217;albero carbonizzato. Prendo le spine e le ficco nella mia fronte. Il sangue cola e il petrolchimico di Gela mi appare insaguinato.<br />
Sarò, dunque, solo? Sono un corpo accudito dal sangue e dalle fiaccole che discendono dal buio sopra di me?<br />
Sì, avrò tutte le notti la faccia di un demone siciliano.</p>
<p><strong><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-62553" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/self-portrait-1909.jpgPinterestLarge.jpg" alt="self-portrait-1909.jpg!PinterestLarge" width="280" height="216" />Nella città, la notte</strong> &#8211; di Mariasole Ariot</p>
<p>Poi accade il gelo delle cose. Nella calca dorata della notte m&#8217;innesto sulla piazza spoglia, i sensi si mescolano alle cose, diventano oggetti carichi di significato : una morte inattesa, una luce di un faro, un dardo scagliato nella fretta. Eppure ogni fretta è incastonata nel suo contenuto nero, nel rimando delle piccole stelle in forma di pietra : la strada ha l&#8217;odore arancione della misericordia, il tempo fermato dei controllori della sera si addormenta nel pulviscolo della nostra macchia – e svoltando l&#8217;angolo si avvertono brusii di gente mista a frattaglie : sono <i>gli oscuri</i>, i passeggeri notturni di questa città vuota, di questo mordere e spremere gli ultimi rimasugli di cielo : una cupola che cade sulla terra per darci l&#8217;addio prima del risorgere, prima che sia troppo tardi per essere presto, un ingranaggio ceduto per inganno all&#8217;ultimo interlocutore.<br />
A volte, nelle strade grigie si accumulano ricordi, cadono come nei giorni d&#8217;agosto, quando stiamo distesi sull&#8217;erba ad aspettare l&#8217;arrivo che non arriva, quando ci confondiamo nel paesaggio e ci penetriamo a vicenda a bocche spalancate per gli inizi.</p>
<p><i>Dove sono le maniglie delle porte, dove si aprono, dove mordono, dove non è possibile sapere se non questo niente in forma di vuoto?</i></p>
<p>Le particelle si fanno chiare, scompongono il vissuto in milioni di sottoparticelle, una sostanza lattiginosa che ci fa da via lattea e non ci cura, e non ci nutre, e non ci strema. Il dubbio è nascere o morire, rincorrere a perdifiato un&#8217;altura per farne un corpo, costruire dall&#8217;assenza un pieno magmatico e fermarsi a intervalli regolari.</p>
<p><i>Lo vedi questo riflettersi di ombre negli scuri? Nel lento dipanarsi delle circostanze?</i></p>
<p>Ho un tempo incastrato nell&#8217;occhio, dove non compare se non un senso, una dimenticanza addormentata appena prima di risvegliarsi.</p>
<p>No : non ci sono animali, non ci sono corpi, non ci sono parole di senso compiuto : tutto è ombra e silenzio, un turbinio di tetti e sottotetti, le sfere del presente che si cibano di passati. Il passare è una memoria, un rifugio per i diseredati, per i senza-testa, per le calure dei notturni.</p>
<p>Passeggio con il mio animale morto nelle vie della città chiusa, arrivo al limite prima delle mura e la distesa è chiara : un albume d&#8217;uovo che non si schiude, una cornice per delimitare questo nostro scomporci che non fa&#8217; corpo con il mondo. E&#8217; un terrore ingiallito dalle luci artificiali, chiamato per restituire il suo <i>sì</i> al mutismo delle bocche.</p>
<p>Mentre mi avvinghio all&#8217;oscurità, il soffitto sprofonda, fonda un unico terreno con l&#8217;asfalto, si prende quello che non è possibile prendere : un gatto dalla testa affilata, un bicchiere di latta, la caduta della pioggia.</p>
<p><i>Lo vedi questo mio restare immobile in attesa? Questa testa cava, questa latitudine perpendicolare agli occhi?</i></p>
<p>Il tuo viso è diviso in piccole macchie, il tuo corpo è un nodo da snodare, un mediocre gesto dell&#8217;umanità che ci versifica.</p>
<p>Poi accadono <i>gli immobili</i>, i piccoli esseri notturni che per pietà annegano sulle mie mani d&#8217;acqua. Li raccolgo come a berli, ingurgito il suono che emettono poco prima di separarsi dalla trachea per spingersi nella zona nera dell&#8217;esofago, li accolgo con le loro diramazioni ventricolari : sono già morti e non smettono di morire.</p>
<p>E&#8217; questa la mia notte, quando il cielo si stacca dalla corolla e accumula rugiada sulle foglie, quando non ho foglie, quando la specie umana è un miraggio e tutto è cieco : mutano le membra, mutano le persone, mutano i figli, muta il fogliame in forma di siepe. Tutto è cieco e tutto vede : il piccolo delirio si stacca dalle aperture create nella cupola sovrastante, i neri aprono le pareti per far emergere pianeti e luci ottagonali. Li studio con passione, la mia, coricata sul ventre, rannicchiata fino al punto indecente della sfera. Se il Dio di cui scrivi è una menzogna, noi siamo le sue richieste, le sue parole sfiancate, le sue diramazioni. Mente come mentono le bestie prima di attaccare, abbassate sul ciglio della strada per scomparire.</p>
<p>Fa&#8217; che sia una piega, fa&#8217; che sia una sfortuna, fa&#8217; che sia un mostrarsi per difetto, fa&#8217; che sia un difetto, fa&#8217; che sia il nostro accumularci sui marciapiedi, fa&#8217; che non sia dolore, fa&#8217; che il dolore sia una parola, un cane senza denti che liquida presto, fa&#8217; che sia inverno.</p>
<p>Le notti di giugno mi sfregano gli occhi, li rendono pasto per pochi. Noi siamo <i>i pochi</i>, questo andare in perdita senza tremare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>mater</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/05/10/mater/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2016/05/10/mater/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2016 05:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[mater]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[proesie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=61785</guid>

					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori &#160; poi ricordo &#160; quando mi scopro stanco o le cose smottano mi dico che devo proprio chiamarti (il solito opportunista) poi ricordo che sei morta &#160; &#160; la psicanalista mi dice &#160; la psicanalista mi dice che da bambino m’hai preso in ostaggio sa che so ci tiene però a ribadirlo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>poi ricordo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>quando mi scopro stanco</p>
<p>o le cose smottano</p>
<p>mi dico che</p>
<p>devo proprio chiamarti</p>
<p>(il solito opportunista)</p>
<p>poi ricordo</p>
<p>che sei morta<span id="more-61785"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>la psicanalista mi dice</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>la psicanalista mi dice</p>
<p>che da bambino</p>
<p>m’hai preso in ostaggio</p>
<p>sa che so</p>
<p>ci tiene però a ribadirlo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>non infierisce sul presente</p>
<p>accarezza il coperchio</p>
<p>della trappola terapeutica</p>
<p>(e insomma retorica)</p>
<p>posponendo l’affondo</p>
<p>certo prematuro</p>
<p>con magnanime inspirazioni</p>
<p>d’umanesimo junghiano</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>le nostre chiamate</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>le nostre chiamate</p>
<p>si avviticchiavano</p>
<p>al tempo atmosferico</p>
<p>e alle maniglie dei giorni</p>
<p>in reciproca auscultazione</p>
<p>dei carsi sotto le frasi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>tu parlavi dei temporali</p>
<p>della forsizia</p>
<p>del primo ministro</p>
<p>io covavo sunti impacciati</p>
<p>per cibare quella gaiezza</p>
<p>certo di facciata</p>
<p>ma anche struggente</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>quando vieni?</em></p>
<p>sbottavi come per caso</p>
<p>deglutendo un respiro</p>
<p>di bambina</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>quei nostri abboccamenti</p>
<p>così pregni e così vacui</p>
<p>in bilico su impossibilità</p>
<p>diverse per me e per te</p>
<p>(lasciamo stare le colpe)</p>
<p>perseveravano tre minuti</p>
<p>e tot secondi</p>
<p>quattro minuti e tot secondi</p>
<p>lo decretava il display</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>come precipitando nel tempo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>vagando con la forchetta</p>
<p>discettavi degli scandali</p>
<p>della paga dei parlamentari</p>
<p>dell’onnipresenza del papa</p>
<p>impennavi il mento</p>
<p>strizzando le guance</p>
<p>minuscola e fremente</p>
<p>inscenavi insomma te stessa</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>poi invece ridevi</p>
<p>arcuata in avanti</p>
<p>con scrosci irrefrenabili</p>
<p>come precipitando nel tempo</p>
<p>ubriaca d’allegria</p>
<p>qualche volta mi riusciva</p>
<p>dimenticavi la tua parte</p>
<p>e i novant’anni</p>
<p>eri di nuovo la discola</p>
<p>con l’insolente zazzera</p>
<p>di rame</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em><strong>tramite l’indovina</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>tramite l’indovina</p>
<p>mi hai detto</p>
<p>che non m’hai capito</p>
<p>ti sei scusata</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em><strong>dopo l’iniezione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>dopo l’iniezione</p>
<p>per ucciderti</p>
<p>guardavi sopra le nostre teste</p>
<p>rilassata e come stupita</p>
<p>ma anche divertita</p>
<p>un cinema tutto per te</p>
<p>danze certo di morti</p>
<p>quindi anche ironica</p>
<p>i fremiti nelle guance</p>
<p>di chi sta per ridere</p>
<p>proprio così t’avrei voluta</p>
<p>potendo resettare</p>
<p>m’accorgevo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/10/mater/dsc_0661_rit_rid/" rel="attachment wp-att-61816"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-61816" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/DSC_0661_rit_rid.jpg" alt="DSC_0661_rit_rid" width="640" height="421" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/DSC_0661_rit_rid.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/DSC_0661_rit_rid-300x197.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/DSC_0661_rit_rid-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(% continua)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2016/05/10/mater/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>un’iniezione e via</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/12/13/tho-sempre-fatto-aspettare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Dec 2015 07:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[proesie]]></category>
		<category><![CDATA[testamento biologico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=58742</guid>

					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori t’ho sempre fatta aspettare e t’innervosivi non sopportavi l’inazione e i legacci dei legami melensi o plebei che li giudicassi (protofemminismo in salsa vitalista con afflati estetici ma anche mussoliniani: nevrosi novecentesche riassumeremmo oggi) &#160; perfino stavolta ho tergiversato coi miei demoni: dispatie compensatrici di figlio del trauma quando vieni? m’hai chiesto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>t’ho sempre fatta aspettare</p>
<p>e t’innervosivi</p>
<p>non sopportavi l’inazione</p>
<p>e i legacci dei legami</p>
<p>melensi o plebei</p>
<p>che li giudicassi</p>
<p>(protofemminismo</p>
<p>in salsa vitalista</p>
<p>con afflati estetici</p>
<p>ma anche mussoliniani:<span id="more-58742"></span></p>
<p>nevrosi novecentesche</p>
<p>riassumeremmo oggi)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>perfino stavolta</p>
<p>ho tergiversato</p>
<p>coi miei demoni:</p>
<p>dispatie compensatrici</p>
<p>di figlio del trauma</p>
<p><em>quando vieni?</em></p>
<p>m’hai chiesto</p>
<p>(ombre di parole</p>
<p>perentorie e materne</p>
<p>nel telefono</p>
<p>sospeso a mani d’altri)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>avevi furia</p>
<p>d’andare</p>
<p><em>un’iniezione e via</em></p>
<p>eri tanto stanca</p>
<p>piumetta di nervi</p>
<p>e ossicini</p>
<p>(peraltro non miei)</p>
<p>smaniosi di nozioni</p>
<p>e romanzi</p>
<p>fino sotto morfina</p>
<p>(ancora e sempre)</p>
<p><em>ho vissuto tanto…</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>mercoledì?</em></p>
<p>ha brusito</p>
<p>il filino roco</p>
<p>ormai sfinito</p>
<p style="padding-left: 150px;"><em>a Rosemarie Lange (“Piuma”), mater mea<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>se muoio prima io</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/24/la-giacca-nera/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/24/la-giacca-nera/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2015 06:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[proesie]]></category>
		<category><![CDATA[se muoio prima io]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=51213</guid>

					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori se muoio prima io solo pettegolezzi e niente fiori recisi e cazzatine da sgranocchiare unte e un po’ letali (per restare in tema) poi pasta e fagioli e vini laziali sinceri in bottiglioni e fiaschi con una fanfara da circo che metta allegria e faccia piangere anche i cani (sai che viro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>se muoio prima io</p>
<p>solo pettegolezzi</p>
<p>e niente fiori recisi</p>
<p>e cazzatine da sgranocchiare</p>
<p>unte e un po’ letali</p>
<p>(per restare in tema)</p>
<p>poi pasta e fagioli</p>
<p>e vini laziali sinceri<span id="more-51213"></span></p>
<p>in bottiglioni e fiaschi</p>
<p>con una fanfara da circo</p>
<p>che metta allegria</p>
<p>e faccia piangere anche i cani</p>
<p>(sai che viro al sentimentale)</p>
<p>se muori prima tu</p>
<p>solo cosine vegane</p>
<p>(figuriamoci fiori uccisi!)</p>
<p>insalate di alghe</p>
<p>e muggiti tibetani</p>
<p>superbi tè affumicati</p>
<p>e pasticcini allo zenzero</p>
<p>con estenuanti suoni di gong</p>
<p>poi anche sakè caldo</p>
<p>dell’alcol non si può fare a meno</p>
<p>qui almeno siamo d’accordo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>se muoio prima io</p>
<p>pensa a spegnere i radiatori la sera</p>
<p>e a rimettere lo scaldabagno</p>
<p>sai che ti dimentichi sempre</p>
<p>e incolla una mia fotina sullo specchio</p>
<p>dimmi che sono proprio in forma</p>
<p>quando passi davanti</p>
<p>o anche che sono stato un portento</p>
<p>i morti adorano i convenevoli</p>
<p>ma per pietà non piagnucolare</p>
<p>sai che non mi piace quando piagnucoli</p>
<p>ricordati piuttosto di farmi i complimenti</p>
<p>i morti sono vanitosetti</p>
<p>ma poi occupati di te mi raccomando</p>
<p>non perdere le prove del giovedì</p>
<p>e lo yoga il sabato</p>
<p>solo pulisci ogni tanto le pentole con la paglietta</p>
<p>sai che diventano nere</p>
<p>e quando internet non funziona</p>
<p>togli il filo e rimettilo</p>
<p>non è difficile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>se nessuno di noi muore</p>
<p>diventeremo molto vecchi</p>
<p>davvero molto vecchi</p>
<p>e poi ancora più vecchi</p>
<p>e certo anche molto saggi</p>
<p>verranno a trovarci</p>
<p>e a farci domande</p>
<p>con mascherine sul viso</p>
<p>per preservare le fibre rinsecchite</p>
<p>saremo mummie che parlano lente</p>
<p>con tremori di àuspici e alito cattivo</p>
<p>estranei ormai a noi stessi</p>
<p>e poi ancora pietre mute</p>
<p>perché avremo detto ogni cosa</p>
<p>tutti verranno a toccare</p>
<p>le statue che non sono morte</p>
<p>che ogni tanto battono un ciglio</p>
<p>o mollano un peto minerale</p>
<p>(a quel che si dice)</p>
<p>e noi faremo gli obelischi vivi</p>
<p>con pensieri di dei in terra</p>
<p>è così che si diventa divini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>se moriamo assieme</p>
<p>cerchiamo di non bisticciare</p>
<p>spesso le cose che facciamo assieme</p>
<p>finiscono proprio male</p>
<p>non vorrei che ci mettessimo a questionare</p>
<p>su chi di noi è più morto</p>
<p>o è morto meglio</p>
<p>o più in fretta</p>
<p>i morti non polemizzano</p>
<p>e tanto meno bisticciano</p>
<p>non sarebbe in linea</p>
<p>ci guarderebbero subito male</p>
<p>sai che non amo le tensioni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>se muoio prima io</p>
<p>insegnami a vivere</p>
<p>intendo a nuotare nel presente</p>
<p>(esercizio esiziale anche da defunti)</p>
<p>sai che non ci sono tanto riuscito</p>
<p>tienimi compagnia i primi tempi</p>
<p>e poi lasciami per conto mio</p>
<p>i morti hanno bisogno di fare i morti</p>
<p>e i vivi i vivi</p>
<p>ma se davvero non moriamo</p>
<p>pensiamo a renderci utili</p>
<p>battiamoci per la pace</p>
<p>e l’agroecologia</p>
<p>e se davvero moriamo assieme</p>
<p>chiudiamo prima casa</p>
<p>svuotando gli armadi</p>
<p>e saldiamo tutti i conti</p>
<p>perdoniamo le teste di cazzo</p>
<p>abbracciamo i parenti stronzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>se muoio prima io muori anche tu</p>
<p>così un po’ per finta</p>
<p>per farmi morir dal ridere</p>
<p>se muori prima tu morirò anch’io</p>
<p>per farti schiattare di paura</p>
<p>sai che ci caschi sempre</p>
<p>come quando faccio l’annegato</p>
<p>con la testa sott’acqua</p>
<p>se muoio prima io</p>
<p>aspetta un po’ a morire</p>
<p>convoca una gran festa</p>
<p>(sai che non sopporto le feste)</p>
<p>e fuma in camera</p>
<p>telefona mentre si mangia</p>
<p>fai tutto quello mi dava noia</p>
<p>poi passa dieci anni nella baietta che sai</p>
<p>appesa sopra il mare</p>
<p>e dieci sull’Himalaya</p>
<p>diventa una santa laica</p>
<p>se muori prima tu</p>
<p>dimmi poi che non è difficile</p>
<p>sai che sono un po’ ansioso</p>
<p>non è tanto la fifa</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/24/la-giacca-nera/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-19 09:19:16 by W3 Total Cache
-->