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	<title>Mubarak &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Egitto. Do you remember revolution?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2013 07:03:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
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		<category><![CDATA[Fratelli Musulmani]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giuseppe Acconcia in risposta all&#8217;articolo di Alloni pubblicato su Nazione Indiana Era il 30 giugno scorso, quando milioni di persone sono scese per le strade delle principali città egiziane per chiedere le dimissioni del presidente Mohammed Morsi. La televisione pubblica parla di 30 milioni di persone, mentre i Fratelli musulmani di un’invenzione da Photoshop. Erano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/08/T2eC16ZysE9sy0i3YSBRzIgYs-Og60_35.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-46156" alt="$T2eC16Z,!ysE9sy0i3YSBRzIgYs-Og~~60_35" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/08/T2eC16ZysE9sy0i3YSBRzIgYs-Og60_35.jpg" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/08/T2eC16ZysE9sy0i3YSBRzIgYs-Og60_35.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/08/T2eC16ZysE9sy0i3YSBRzIgYs-Og60_35-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/08/T2eC16ZysE9sy0i3YSBRzIgYs-Og60_35-60x60.jpg 60w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
di <strong>Giuseppe Acconcia</strong><br />
<em>in risposta all&#8217;articolo di<a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/07/30/legitto-vittima-delle-parole/"> Alloni</a><br />
</em> pubblicato su Nazione Indiana</p>
<p>Era il 30 giugno scorso, quando milioni di persone sono scese per le strade delle principali città egiziane per chiedere le dimissioni del presidente Mohammed Morsi. La televisione pubblica parla di 30 milioni di persone, mentre i Fratelli musulmani di un’invenzione da Photoshop. Erano in strada alcune centinaia di migliaia di persone, forse un milione, non certo i 30 invocati dall’esercito. A motivare la protesta una dura critica alla politica economica di un anno di gestione del potere da parte dei Fratelli, esacerbata da una campagna di raccolta firme (Tamarrod) ampiamente sostenuta da Servizi segreti, televisione di stato e uomini del vecchio regime di Mubarak. I militari egiziani hanno imposto 48 ore di tempo alle forze politiche per trovare una soluzione alla crisi. Il 3 luglio 2013 il presidente Morsi è stato arrestato dalla Guardia presidenziale, è detenuto in un luogo segreto (con un’accusa inconsistente di evasione grazie a contatti con il movimento palestinese Hamas arrivata oltre due settimana dopo l’arresto) e sono stati spiccati mandati di cattura contro i principali leader del movimento islamista. Da allora la Fratellanza ha occupato permanentemente alcune piazze della città non riconoscendo il nuovo presidente Adli Mansour e l’esecutivo pro tempore guidato da Hesham Beblawi.</p>
<p><strong>Un colpo di stato militare, con la complicità di giudici e polizia</strong><br />
I giovani rivoluzionari accusano esperti, analisti e politici stranieri di faziosità quando, in riferimento agli eventi correnti, parlano di enqlab, colpo di stato. Ma che si sia trattato di un golpe militare lo ricordano i carri armati che ancora si scorgono intorno ai ministeri, alle banche e ai posti di blocco. Si può forse aggiungere che la deposizione di Morsi non ha trovato unanime sostegno da parte della leadership militare. Tanto che l’attuale ministro della Difesa, Abdel Fattah Al Sisi ha rappresentato l’intervento militare come dettato dalle manifestazioni di piazza. Secondo lui, la democrazia egiziana sarebbe ispirata più dalle contestazioni di piazza che da libere elezioni.</p>
<p>Sisi, che vanta una formazione nasserista era stato scelto proprio da Morsi a guida delle Forze armate per sostituire il colonnello Hussein Tantawi. Il colpo di mano dell’esercito è servito a ristabilire la supremazia militare sull’élite politica, a evitare divisioni all’interno dell’esercito e a favorire l’ascesa di un prestanome Adli Mansour, come presidente, per riprodurre un’ambigua separazione tra potere politico e militare. Non solo, ha forse evitato un ulteriore spargimento di sangue se le due piazze, una degli islamisti, l’altra dei “ribelli” si fossero direttamente scontrate.<br />
Ma a rendere possibile il golpe, in un momento in cui l’esercito sembrava avere ridimensionate chance politiche dopo un anno e mezzo al potere del Consiglio supremo delle Forze armate (Scaf) e i continui slogan che echeggiavano nelle piazze contro il governo della giunta militare, è stato l’intervento di un’altra «casta»: i giudici. I principali oppositori alle epurazioni volute dalla Fratellanza hanno avallato la decisione dell’esercito.</p>
<p>I magistrati egiziani sono una casta con ampi privilegi, che ha fortemente ostacolato l’ascesa dei Fratelli musulmani al potere. E neppure ha di fatto riconosciuto la validità della nuova Costituzione, approvata con referendum popolare lo scorso dicembre. A prendere le mani della presidenza della Repubblica è stato proprio il presidente della Corte costituzionale. La stessa assemblea che aveva disposto lo scioglimento del Parlamento, legittimamente a maggioranza islamista.<br />
Certo, si può obiettare che l’opposizione dei Fratelli musulmani verso i giudici non fosse disinteressata ma una sorta di regolamento di conti. Per questo, non è un caso se Mansour ha nominato immediatamente un nuovo procuratore generale, Hisham Barakat, ex capo dell’ufficio tecnico della presidenza della Corte d’Appello del Cairo. E poi i giudici non hanno pensato due volte a spiccare una quantità enorme di mandati di arresto contro esponenti dei Fratelli musulmani. Un numero del genere non si vedeva dai tempi delle retate contro la Fratellanza dell’era Mubarak.</p>
<p>I leader islamisti non puntano il dito direttamente contro i giudici ma contro il ministero dell’Interno, parlando di «stato di polizia» e di «una magistratura complice». Grande assente dalle strade egiziane nei mesi seguenti alle rivolte del 25 gennaio del 2011, la polizia è tornata in gran numero a presidiare dovunque le vie e il traffico delle città egiziane. Responsabile della raccolta delle tasse e della definizione dei prezzi nei mercati, di arresti e multe, la polizia egiziana ha avuto per anni comportamenti sommari. Per questo è stato il primo obiettivo dei contestatori che hanno dato fuoco a decine di centrali di polizia in tutto il paese, oltre due anni fa. Ma ora la vendetta è compiuta, i Fratelli musulmani sono stati di nuovo marginalizzati. E non stupisce se le strade egiziane risplendano ora di centinaia di uniformi bianche, nuovissime, e di nuove armi in dotazione. Lo stato è tornato a controllare il Paese: la contro-rivoluzione, che aveva vinto con la presa del potere da parte della giunta militare, ha imposto di nuovo il suo controllo su tutti i meccanismi di gestione del potere.</p>
<p><strong>Cinque colpi di stato rappresentati come rivoluzioni</strong><br />
Le rivolte in Egitto del 1882 del 1952, passando per il 1919 e il 2011, si sono trasformate in altrettanti colpi di stato militari, ma nei libri di storia egiziani questi episodi vengono rappresentati come delle rivoluzioni. Con molta probabilità lo stesso avverrà con il 30 giugno 2013. Questo rientra anche nella strategia mediatica della gestione del colpo di stato che ha rappresentato il golpe non come militare o giudiziario, ma sociale.<br />
Molti dei giovani attivisti di Tamarrod (ribellione) credono a questa spiegazione. Il 3 luglio 2013 viene raccontato da questi giovani come il risultato dell’occupazione sistematica di tutte le principali strade delle città egiziane da una folla di milioni di persone, che ha «costretto» l’esercito a intervenire. Con loro si sono schierati: i liberali di Mohammed El-Baradei, che ha accettato la carica di vice-presidente; i feloul, la base sociale del vecchio regime di Mubarak; e l’amministrazione pubblica: il così detto «stato profondo» che ha reagito ad un anno di governo ed errori degli islamisti. Non solo, hanno appoggiato il golpe, criticando le continue discriminazioni, anche i cristiani copti e la loro leadership politica e religiosa, dal magnate di Orascom Naguib Sawiris al papa Tawadros.</p>
<p>I Fratelli musulmani puntano poi il dito contro gli Stati Uniti e hanno più volte invitato a manifestare alle porte dell’ambasciata americana al Cairo. Nei giorni scorsi, dalla Casa bianca era arrivato al Cairo il vice segretario di Stato, Bill Burns. Mentre un fuoco di fila incrociato aveva colpito l’ambasciatore statunitense al Cairo, Anne Patterson (di cui Repubblicani e anti-Morsi chiedono la rimozione) per i suoi incontri con la leadership dei Fratelli musulmani precedenti al colpo di stato.<br />
Questo sembra il segno di una divaricazione tra presidenza degli Stati uniti (Obama aveva chiesto la revisione degli aiuti militari all’Egitto e ha ottenuto il blocco momentaneo della prevista fornitura di F-16) e Pentagono (che ha confermato l’invio di aiuti militari pari a 1,3 miliardi di dollari). E così, i diplomatici americani sono sempre più abbandonati a loro stessi nel tentativo di confrontarsi con il nuovo corso politico nei paesi delle rivolte in Nord Africa e Medio Oriente, come insegna il caso dell’ambasciatore Chris Stevens ucciso lo scorso settembre in Libia.<br />
Il colpo di stato del 3 luglio 2013 riporta i giovani egiziani ad essere strumento dell’élite militare che ha adottato una nuova leadership liberale, connivente con magistratura, polizia e uomini del vecchio regime, con consolidate relazioni internazionali, in sostituzione dei Fratelli musulmani. Ma non è detto che la storia egiziana non continui a parlare di rivoluzione.</p>
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		<title>Poesia civilizzata sul popolo egiziano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 11:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia europea]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli Musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[Mubarak]]></category>
		<category><![CDATA[obama]]></category>
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		<category><![CDATA[popolo egiziano]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese Cari amici indiani, visto che sono stato ormai sufficientemente edotto sui tabulati di Ruby vorrei spendere qualche parola almeno sulla cacciata dello zio questa volta scrivendo una poesia civilizzata in lingua umana, tutta scaturita da dentro, per spiegare che io, anche se sono un tipo qualunque, e non me ne intendo molto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/bandiera_egitto3.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-38128" title="bandiera_egitto" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/bandiera_egitto3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Cari amici indiani,</p>
<p>visto che sono stato ormai sufficientemente edotto<br />
sui tabulati di Ruby<br />
vorrei spendere qualche parola almeno<br />
sulla cacciata dello zio</p>
<p>questa volta scrivendo una poesia civilizzata<br />
in lingua umana, tutta scaturita da dentro,<br />
per spiegare che io, anche se sono un tipo qualunque,<br />
e non me ne intendo molto di diplomazia e geopolitica<br />
e non faccio il giornalista pagato esperto in problemi<br />
islamici<br />
ebbene, che ci crediate o no, io stasera non sono preoccupato<br />
anzi sono scioccamente contento (ho brindato con la mia compagna)<span id="more-38123"></span> </p>
<p>io sono contento come quegli europei qualunque<br />
che la democrazia sia bella anche quando ce l’hanno gli altri</p>
<p>(in <em>ABC Africa</em>, Kiarostami, un regista iraniano neppure lui uscito<br />
dalla scuole della diplomazia mondiale,<br />
scopriva all’inizio di questo secolo<br />
che l’Africa non era il paese perduto di cui parlavano tutti i media<br />
l’Africa era un paese pieno di futuro:</p>
<p>penso anche a lui in questo momento<br />
perché deve essere uno di quelli che oggi è contento<br />
senza essere più di tanto sorpreso)</p>
<p>io sono contento malgrado gli esperti stiano ancora ponderando<br />
senza mostrare che c’hanno i coglioni girati<br />
soprattutto i consulenti militari statunitensi<br />
le polizie politiche ad Algeri o in Cisgiordania<br />
i raffinatissimi del Mossad gli sbirri di Gheddafi</p>
<p>e anche tutte le cancellerie europee hanno dovuto<br />
riscrivere ponderando un sacco di discorsetti<br />
e gli specialisti nei telegiornali sono abbastanza fiduciosi con riserva<br />
tutti gli uomini politici stavolta<br />
ci sono andati con i piedi di piombo<br />
perché la democrazia va bene<br />
ma è un gran salto nel buio<br />
la sovranità popolare piace<br />
ma è scarsa in garanzie diplomatiche in accordi economici</p>
<p>si dicevano: “guarda in Tunisia mica che ne fanno<br />
un’altra mica che gli riesce<br />
una seconda volta…”</p>
<p>tutti i segretari di stato altamente democratici in Europa<br />
non è gente di facili entusiasmi di decisioni avventate<br />
non si sono precipitati a dire: “egiziani<br />
fateci sognare”</p>
<p>però ho trovato scritto questo in un documento<br />
della Comunità Europea:</p>
<p>“La Commissione europea crede fermamente che lo stato di diritto, il rispetto dei diritti fondamentali, elezioni libere ed eque, una democrazia pluralista poggiante su una società civile attiva, sono i migliori strumenti per raggiungere stabilità e prosperità.”</p>
<p>Un discorsetto che fila<br />
ma poi sentite questa:</p>
<p>“Questi sono i principi  fondativi dell&#8217;Unione europea e sono anche i valori fondamentali della cooperazione con i nostri Stati partner, in particolare quelli fanno che parte della Politica di Vicinato europea nella sponda meridionale del Mediterraneo.”</p>
<p>per i trent’anni di regime di Mubarak, i valori fondamentali di cooperazione tra Stati europei e l’Egitto sono stati “una democrazia pluralista”?</p>
<p>forse il livello dei diplomati in diplomazia<br />
è calato di molto in questi trent’anni e anche gli inviati speciali<br />
avevano le piramidi da fotografare, le incredibili<br />
distrazioni<br />
delle classi dirigenti<br />
queste sì che sono un po’ preoccupanti</p>
<p>io vista la situazione avrei detto<br />
(senza troppo ponderare):<br />
“egiziani fateci sognare<br />
toglieteci un po’ dalle nostre miserie<br />
le quattromila piccole paure le novecentomila divisioni<br />
che ci fanno splendida isolata preda per i più forti<br />
egiziani toglieteci le invenzioni da intellettuali, come la moltitudine<br />
il meticciato<br />
il corpo del capro<br />
fateci vedere, ma così anche solo in prova<br />
per una settimana dieci giorni<br />
come si può essere popolo<br />
(ma non quello dei divani<br />
delle ronde contro i barboni sotto casa)”</p>
<p>(ma quello yankee di Obama<br />
malgrado tutto il lavoro lercio<br />
che hanno fatto e vorranno fare ancora<br />
i soliti consulenti dell’Intelligence<br />
i supervisori diplomati in tortura<br />
terrorismo di stato censura telematica<br />
malgrado il solito lavoro lui<br />
Obama<br />
ha mostrato una certa reattività almeno retorica<br />
almeno simbolica<br />
che negli europei poverini<br />
è andato perduta – ha detto:<br />
“gli egiziani ci ispirano”)</p>
<p>(gli USA a scuola di democrazia dagli ARABI!!!!!!!!!??????<br />
dagli AFRICANI!!!!!!!???????<br />
da gente MUSULMANA!!!!!!!???????<br />
– questa frase gliela faranno pagare –) </p>
<p>no questo gli europei che contano non lo hanno detto<br />
gli europei informati hanno tenuto il profilo basso<br />
quando la gente si fa la democrazia da sola<br />
senza l’aiuto dei nostri cannoni c’è molto scetticismo<br />
ma ora che tutto è stato fatto<br />
valutano in modo positivo la svolta<br />
ma senza facili entusiasmi (c’è un problema<br />
che suscita una responsabile preoccupazione<br />
– non i morti ammazzati dagli sbirri di Mubarak –<br />
ma l’esistenza dei fratelli musulmani – ma quanti potranno essere poi<br />
questi fantomatici fratelli?)</p>
<p>comunque io volevo mettere un contenuto in lingua umana<br />
in questa poesia civilizzata e universale<br />
perché ognuno lo capisca<br />
io sono un uomo medio irresponsabile<br />
ma devo confessare che non sono per nulla preoccupato<br />
a me questa democrazia non mi preoccupa per nulla<br />
dicono che ci sono i fratelli musulmani, ma noi abbiamo<br />
bossi borghezio dell’utri e ghidini e abbiamo avuto previti gava<br />
lima e andreotti, abbiamo bertone e ruini<br />
che paura volete che mi facciano i fratelli musulmani?</p>
<p>perché dovrei preoccuparmi?</p>
<p>vedo migliaia, ma centinaia di migliaia, ma alcuni milioni di egiziani<br />
che o sono dei gran simulatori oppure sono felici come delle pasque</p>
<p>perché la gioia della gente<br />
dovrebbe procurarmi angoscia?</p>
<p>certo da qui non si capisce niente<br />
certo da qui è facile<br />
tirarsi un po’ su il morale<br />
con tutto quello che gli è costata una rivoluzione<br />
(su “Repubblica” dei giornalisti in gamba hanno calcolato<br />
quanto costa al giorno la rivoluzione<br />
insomma quasi nessuno se la può permettere una rivoluzione<br />
salvo quei poveri cristi di tunisini ed egiziani<br />
– a quanto pare<br />
costa un fottìo –</p>
<p>io capisco questo calcolo difficile che non so fare<br />
d’altra parte mi viene da dire che anche senza il finanziere europeo<br />
gli egiziani lo sanno che la rivoluzione costa<br />
perché gli ammazza le persone<br />
che in genere è il costo massimo<br />
che umanamente si può calcolare</p>
<p>poi possiamo stare tranquilli con la rivoluzione egiziana<br />
sono le rivoluzioni come piacciono agli Stati Uniti e agli altri<br />
che ci capiscono a fondo<br />
le rivoluzioni pacifiche<br />
perché è bene che un centinaio di persone si faccia ammazzare<br />
ma senza fare troppo casino<br />
certo le rivoluzioni pacifiche sono belle anche se grondano sangue<br />
ma è solo sangue del popolo niente di grave<br />
non è che hanno ammazzato Mubarak o un altro politico<br />
perché questo sì che sarebbe stato grave, un atto non di democrazia<br />
ma di terrorismo<br />
ma sono stati ammazzati solo un centinaio di egiziani qualunque<br />
chi vuol essere pacifico nella rivoluzione<br />
deve metterlo in conto che all’inizio si fa ammazzare<br />
e se finisce bene alla fine non l’ammazzano più</p>
<p>(comunque questa moda delle rivoluzioni democratiche africane<br />
queste rivoluzioni democratiche arabe così <em>à la page</em><br />
in mezzo a tutti<br />
questi musulmani antidemocratici, mi chiedo ancora<br />
come abbiano fatto anche qui sarà una gran simulazione<br />
di questi arabi fingono di amare la libertà fanno le rivoluzioni<br />
ma a vederli mentre gli sparavano contro<br />
sembrava che facessero davvero&#8230;)</p>
<p>però mi fanno sognare anche se io non conosco niente<br />
ho parlato una volta<br />
con un egiziano che mi metteva le piastrelle sul balcone<br />
c’era questo egiziano mi ha detto che sono in tanti nell’edilizia<br />
aveva proprio i baffi come uno si aspetta da un egiziano<br />
ma anche se era musulmano era simpatico e gentile<br />
e faceva bene il lavoro il suo capo era il vicino di casa italiano<br />
che poi il condominio gli ha fatto causa<br />
ma quell’egiziano ora va in giro contento<br />
e io sono contento per lui<br />
perché anche se un italiano con la pressione bassa e poco sangue al cervello<br />
gli dice che lui deve tornare sul cammello per il rispetto delle regole<br />
che noi italiani in Italia sulle regole è peggio dei tedeschi in Germania<br />
e che lui invece è un egiziano con la poligamia<br />
e tutto quell’incredibile vespaio di problemi connessi al fatto<br />
che sei nato in un cazzo di paese musulmano<br />
che quando arrivi in Europa ti ritrovi un portatore mondiale di problemi<br />
ebbene quell’egiziano lì secondo me guarda l’italiano con la pressione bassa<br />
e pensa<br />
“ma zitto tu: venti anni di fascismo, quarant’anni di democrazia cristiana<br />
altri vent’anni di Berlusconi<br />
e non hai mai fatto una cazzo di rivoluzione<br />
democratica e di popolo<br />
né pacifica né a martellate<br />
e c’hai ancora tre o quattro mafie che spadroneggiano nel tuo paese<br />
più il vaticano<br />
io sono un egiziano<br />
il mio popolo ha cacciato lo zio di Ruby<br />
con l’esercito in piazza e la polizia che ammazzava”</p>
<p>che è un discorso un po’ brutto da farsi<br />
tra un egiziano oggi e un italiano oggi<br />
ma almeno l’egiziano lo pensa<br />
e a volte lo penso pure io che sono italiano<br />
che il più lungo 68 d’Europa non è cha lava via tutto<br />
che i partigiani non è che lavano via i repubblichini<br />
e tutti i fascisti dei vent’anni di prima<br />
che il governo d’Alema non lava proprio niente, ecc.</p>
<p>beati quelli che hanno il popolo mi dico<br />
noi ci hanno detto i pensatori radicali<br />
meglio avere la moltitudine<br />
che però la moltitudine<br />
alla fine le prende sempre in piazza</p>
<p>noi ci resta il corpo del capro</p>
<p>ma oggi sono contento<br />
perché c’è un popolo che ha rotto i coglioni<br />
a tutta l’intelligence araba israeliana statunitense europea<br />
non hanno avvisato nessuno<br />
non hanno chiesto il permesso<br />
completamente imprevisti e guastafeste<br />
con la loro festa di popolo democratica<br />
sono davvero felici orgogliosi contenti<br />
mi fanno davvero sognare<br />
su quella vecchia faccenda<br />
che mi hanno insegnato a scuola<br />
vi ricordate?<br />
… come si chiamava… ?<br />
“sovranità popolare”, credo….</p>
<p>.</p>
<p style="padding-left: 90px;"><em>11 febbraio 2011</em></p>
<p>[P.s. Anche la rivoluzione scorsa, quella tunisina, avevo brindato, mandandovi <a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/01/15/cartolina-da-parigi/">una cartolina</a>.]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’Egitto e le sporche coscienze</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/05/legitto-e-le-sporche-coscienze/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 06:13:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Mubarak]]></category>
		<category><![CDATA[sherif el sebaie]]></category>
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					<description><![CDATA[di Sherif El Sebaie Alcuni individui sono duri di comprendonio. Non si spiega, altrimenti, il fatto che qualcuno continui a chiedermi se sto con ocontro Mubarak, manco fosse una partita di calcio. Lo voglio ribadire forte e chiaro: dividersi fra chi sta con e chi sta contro Mubarak in questo particolare momento storico e con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://salamelik.blogspot.com/">Sherif El Sebaie</a><br />
<strong>A</strong>lcuni individui sono duri di comprendonio. Non si spiega, altrimenti, il fatto che <a href="http://salamelik.blogspot.com/2011/02/armiamoci-e-partite.html">qualcuno</a> continui a chiedermi se sto<em> con</em> o<em>contro </em>Mubarak, manco fosse una partita di calcio. Lo voglio ribadire<em> forte e chiaro</em>: dividersi fra chi sta <em>con</em> e chi sta <em>contro </em>Mubarak <span style="text-decoration: underline;">in questo particolare momento storico</span> e con la brutta piega che stanno prendendo gli eventi, è stare semplicemente <em>contro</em> il bene supremo del paese. <span id="more-38057"></span>Dividersi fra chi <em>è</em> e chi <em>non</em> <em>è</em> disposto ad aspettare le sue dimissioni fra soli 200 giorni, permettendogli di salvare l&#8217;onorabilità della carica di Comandante supremo delle Forze Armate (una qualifica direttamente collegata al prestigio dell&#8217;esercito, unico garante dell&#8217;unità nazionale, tra l&#8217;altro festosamente accolto dai manifestanti antigovernativi) e di militare che ha combattuto la guerra contro Israele e governato il paese per trent&#8217;anni con meriti e demeriti che non mi metto certo a quantificare, porterà soltanto al caos e alla distruzione delle infrastrutture e dell&#8217;economia del paese in modo irrimediabile (e dire che persino al nostro ultimo Re, totalmente screditato, travolto dalla corruzione e dalla dissolutezza della sua corte, è stato permesso di abbandonare l&#8217;Egitto firmando un proprio editto reale, vestito in alta uniforme di ammiraglio e salutato da 21 colpi di cannone e da truppe dell&#8217;esercito).</p>
<p>Chiunque erediterà l&#8217;Egitto in gestione, di qualunque colore politico o ispirazione ideologica sarà, non dovrà risanare e rilanciare un paese ma ricostruire delle macerie. Vogliamo davvero che la svolta che si auspica per l&#8217;Egitto venga subito inaugurata con il ritornello<em> &#8220;Si stava meglio quando si stava peggio&#8221;?</em> Nel corso dei recenti avvenimenti sono stati distrutti non solo musei ma anche &#8211; solo per fare un esempio &#8211; l&#8217;ospedale per i tumori infantili, costato milioni: soldi del popolo che sarà difficilissimo recuperare avendo perso decine di miliardi in pochi giorni. Dove andranno a curasi questi bambini? Li accoglieranno in massa gli ospedali occidentali? Anche ciò che questo governo ha fatto di buono andrà distrutto. Aziende straniere come la Nestlè, che da sola dava lavoro a tremila dipendenti, hanno chiuso a tempo indeterminato. Quella gente fra un po&#8217; non saprà come campare. Ricordiamoci che fame e rovina non portano democrazia e diritti. Quelli che hanno aspettato trent&#8217;anni per scendere in piazza contro Mubarak senza avere un leader da proporre in alternativa davvero non riescono ad aspettare 200 giorni per evitare al paese di sprofondare in un abisso da cui nessuno, ma proprio nessuno, riuscirà a tirarlo fuori?</p>
<p>Non entro nel merito di chi siano i manifestanti che a migliaia hanno partecipato alla marcia pro-Mubarak che è poi degenerata in scontri sanguinosi, non mi interessa. Che l&#8217;abbiano fatto per soldi o perché hanno ricevuto un sms del governo &#8211; come sostengono gli oppositori &#8211; o perché convinti che bisognava farlo perché esasperati dal danno economico &#8211; come sostengono i diretti interessati, fra cui i cammellieri che lavoravano con i turisti vicino alle piramidi &#8211; è irrilevante visto il disastroso esito finale: un assaggio di guerra civile. Anche se trovo francamente ridicolo che qualcuno creda davvero che bastino tre euro e mezzo, cioè 25 <em>pound</em> &#8211; una cifra che da anni non basta a comprare due bottiglie di olio al Cairo &#8211; per convincere chiunque a rischiare la pelle a pagamento per un presidente ormai uscente. Non basterebbero neanche mille di <em>pound</em>, oggi. E i rimanenti 23 milioni di abitanti del Cairo quanto sono stati pagati per non scendere a fianco dei 2 milioni che erano in piazza?</p>
<p>La verità è che le cose sono molto più complesse di ciò che i media occidentali sono abituati a propagandare. Non esiste solo il bianco e il nero, il moderato alla zio tom e il terrorista, la democrazia e la dittattura. Esistono anche vie di mezzo, come nel caso dell&#8217;Egitto, la singolare forma ossimoro di <em>democrazia </em><em>autoritaria </em>che ha garantito una stabilità geostrategica a livello internazionale, quindi anche pace e stabilità per il paese, anche se è fallita nel garantire un&#8217;equa suddivisione della ricchezza internamente. E&#8217; la stessa che ha permesso a scrittori come <em>Alaa Al Aswani</em> ed altri intellettuali di scrivere editoriali di fuoco e ispirare film e romanzi durissimi contro il presidente, suo figlio e il governo, formando e via via galvanizzando l&#8217;opinione pubblica che poi si è ritrovata a piazza Tahrir. Certo, c&#8217;è anche la tortura e la repressione. Ma chi si scandalizza farebbe prima a ricordarsi che persino in molti paesi democratici &#8211; dove l&#8217;opinione della maggioranza della popolazione non spesso condiziona l&#8217;azione dell&#8217;esecutivo eletto &#8211; capita che manifestanti pacifici vengano manganellati e torturati o che giovani fermati escano cadaveri dalle stazioni di polizia in cui sono entrati vivi e vegeti, senza che i colpevoli siano adeguatamente puniti.</p>
<p>Come egiziani &#8211; musulmani e copti, religiosi e laici &#8211; come cittadini arabi e come cittadini del mondo abbiamo una sola ed unica responsabilità: proteggere l&#8217;Egitto, il baricentro del mondo arabo, la culla della civiltà, dal caos che può giovare solo ai suoi nemici. E pazienza se ciò non piace ad alcuni rivoluzionari <em><a href="http://salamelik.blogspot.com/2011/02/armiamoci-e-partite.html">col culo al caldo</a></em> residenti in Occidente. A loro non interessa affatto ciò che succederà, <em>dopo</em>: semplicemente cambieranno meta di vacanze o di lavoro. A loro basta cavalcare l&#8217;onda del momento rinvagando l&#8217;ambiente che li ha resi celebri sul web, regalarsi l&#8217;illusione di aver contribuito ad un &#8220;evento storico&#8221; o più semplicemente vendere più copie dei loro libri sul Medio Oriente e sugli Arabi, area e popoli che hanno <em>sfruttato</em> con ipocrisia e irresponsabilità. Sfruttatori, si. E non solo a parole. Questo vale anche per coloro che dicono che sono andati li per &#8220;lavorare&#8221; mentre erano li per fare una vita da <em>&#8220;gauche sardine&#8221;</em> che nei loro paesi non si sarebbero mai potuti permettere. Perché anche se fosse vero che non erano pagati profumatamente, hanno sempre potuto contare su qualche entrata extra in euro &#8211; su cui non hanno mai pagato le tasse in Egitto &#8211; e sulla svalutazione della lira egiziana per fare una vita che nessuno dei poveri che oggi dicono di difendere a spada tratta poteva o potrà mai permettersi.</p>
<p>Ma, cosa ancora più importante, hanno potuto approffittarsi dell&#8217;innata disponibilità, gentilezza, ospitalità ed oserei dire persino della singolare servilità masochista dei miei bravi ed onesti concittadini, che si sciolgono appena vedono il <em>&#8220;khawaga&#8221;,</em> lo straniero, magari biondo o semplicemente con un passaporto rosso. E che per questo si ingegnano in mille modi per aiutarlo, risparmiargli la fila, cedergli il posto, rendergli la vita più facile. Non sanno, poveretti, che quando sono loro a finire nei paesi dei <em>Khawaga</em>, non hanno diritto a nessuna corsia preferenziale per via della loro pelle scura e del loro passaporto verde, semmai le cose diventano molto più difficili. Eh no, cari rivoluzionari da tastiera: io scrivo e dico quello che voglio sul paese dove sono <em>nato</em>,<em>cresciuto </em>e di cui porto la cittadinanza pur vivendo e lavorando in una seconda patria, delle cui politiche interne &#8211; eccettuate quelle sull&#8217;immigrazione &#8211; non mi sono mai occupato. Voi invece se volete scatenare il caos là dove avete avete vissuto solo da <em>turisti</em>, da ospiti &#8211; voi si che lo eravate &#8211; serviti e riveriti, lavatevi prima <em>la sporca coscienza</em>.</p>
<p><em>Pubblicato il 4/272011 su <a href="http://salamelik.blogspot.com/2011/02/legitto-e-le-sporche-coscienze.html">Salamelik</a></em></p>
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