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	<title>narrativa comoda &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>2 prose comode</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 08:28:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa comoda]]></category>
		<category><![CDATA[prosa contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese La politica della pergamena La pergamena era stata protetta da un circuito a doppia entrata. Giaceva come inavvertita sulla soglia del vestibolo, laddove i questuanti sessuali passavano e ripassavano con dita spellate e palpebre azzurre. Se qualcuno osava utilizzarla per stilare un osceno e disperato graffito – un pene ramificante o un [&#8230;]]]></description>
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<p style="text-align: left;" align="center">di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p align="center"><strong>La politica della pergamena</strong></p>
<p>La pergamena era stata protetta da un circuito a doppia entrata. Giaceva come inavvertita sulla soglia del vestibolo, laddove i questuanti sessuali passavano e ripassavano con dita spellate e palpebre azzurre. Se qualcuno osava utilizzarla per stilare un osceno e disperato graffito – un pene ramificante o un culo-baule, con stemma numerico breve (codice di cittadinanza socio-psichiatrico) – dall’altro capo della Residenza si consentivano transazioni illimitate a suo discapito, fino al prosciugamento delle bacheche di credito individuale. Era un sistema a strappo: chi nuoceva su di un punto preciso, dimezzava di peso sociale. Niente più guanti e giacche a vento comunali, niente più psicologi nelle ore vuote, niente più gommapiuma tra bancale e pagliericcio. La pergamena era una strategia governativa: costava il sistema di sicurezza, la posa vestibolare, e la lavorazione in montagna. Ma riduceva il numero di assistiti tra i questuanti sessuali e le persone senza lavagna magica. Il furbo, però, che sempre alligna nella più ordinata tribù, vandalizzava indenne. Scioglieva un favo di fuliggine nell’aria, e se ne andava con passo calmo, insospettabile, mentre la pergamena anneriva come scarabocchiata da un carboncino invisibile. E i vigili, all’alba, astiosi e ridicolizzati, rimediavano in ginocchio con il secchio e la spugna.</p>
<p><span id="more-40867"></span></p>
<p>*</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><strong>La bistecca</strong></p>
<p>Restava il problema di come vedere la bistecca alla luce del giorno, perché anche di domenica, quando si sedeva a tavola, e sotto il pergolato, nella bella stagione, si metteva a soppesare coltello e forchetta, in attesa della bistecca messa a disposizione degli affamati, anche in quel frangente così rassicurante, popolato di bambini, suocere, giardinieri, vicini, cani da slitta, ebbene dentro quel rimestare umano accomodato, la bistecca finalmente in rada nel piatto, grazie al lavoro allegro della moglie e della cugina più anziana, che distribuivano e ammiccavano, ebbene lì, sotto i tiri della forchetta e gli affondi del coltello, la bistecca mostrava un profilo ambiguo, oscurato, nebbioso. Come se un’ombra perpetua, frutto di disagi alimentari dei bovini, o di strategia sbagliate d’allevamento, o per via dei radiodrammi radioattivi, sempre oscillanti tra l’acceso e lo spento, avessero guastato irrimediabilmente qualcosa, come se insomma fosse notte sempre fonda e sempre intorno alla bistecca, non da cruda, ma appena cotta, grigliata, persino a bagno maria, una povertà di luce e contorni, uno sfaldarsi dei dettagli, anche spiando da presso, come faceva lui, ormai, munito di una torcia elettrica tascabile: “Queste bistecche maledette hanno mantenuto il gusto e l’odore, ma quasi non si vedono più. È un supplizio insopportabile, mangiare e non sapere esattamente cosa mangi.” Gli altri ci avevano fatto caso, e poi c’avevano fatto il callo. Perché quello era il minore dei mali, visto il rumore elettrico, gracchiante, che ormai emettevano i fagiolini, le catalogne, le zucchine, i cavolfiori, le lattughe, le mele e addirittura le fragole, e quasi tutte le tipologie ortofrutticole, una volta che colte, lavate, tagliate a rondelle, crude o cotte, approdavano pure loro nel piatto: visibili, ma stonate, rumorose, irritanti durante l’intera masticazione.</p>
<p>*</p>
<p><em>[Foto dell&#8217;autore in sembiante di sacco]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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