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	<title>narrativa per ragazzi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Vietato ai minori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 08:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Blasi]]></category>
		<category><![CDATA[Lizzie Skurnick]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa per ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[young adulthood]]></category>
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					<description><![CDATA[Lettori in crescita di Giulia Blasi Confessione numero uno: leggo poco la critica letteraria italiana. Il che probabilmente suona un po&#8217; come il “Thank you for being so not Italian” di Stanis La Rochelle, ma così è. Per una serie di motivi leggo più volentieri quella straniera; e l&#8217;anno scorso sono letteralmente impazzita per Fine [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/giulia.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/giulia-228x300.jpg" alt="" title="giulia" width="228" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-32134" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/giulia-228x300.jpg 228w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/giulia.jpg 551w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" /></a></p>
<p><strong>Lettori in crescita</strong><br />
di<br />
<strong><a href="http://www.saitenereunsegreto.com/">Giulia Blasi</a></strong></p>
<p><em>Confessione numero uno</em>: leggo poco la critica letteraria italiana. Il che probabilmente suona un po&#8217; come il “Thank you for being so not Italian” di Stanis La Rochelle, ma così è. Per una serie di motivi leggo più volentieri quella straniera; e l&#8217;anno scorso sono letteralmente impazzita per <a href="http://www.lizzieskurnick.com/books/shelf-discovery/fine-lines/">Fine Lines</a> , la rubrica di Lizzie Skurnick su <a href="http://www.jezebel.com">Jezebel</a> dedicata alla narrativa per ragazzi. O più correttamente young adult, espressione che inquadra molto meglio i destinatari di questo genere di libri. Giovani adulti, che a guardarli da vicino sembrano i personaggi di Waking Life, in costante mutamento e sospesi fra tratti della personalità in parte compiuti in parte ancora infantili, a turno sfuocati e nitidissimi, in grado di attaccarsi con lo stesso tenace romanticismo a Piccole donne come a Cent&#8217;anni di solitudine, per citarne solo due fra quelli che hanno formato la mia personale young adulthood. Lizzie Skurnick fa un&#8217;operazione splendida nella sua semplicità: riapre dopo decenni i libri che ha amato, e li rilegge con la prospettiva di un adulto e l&#8217;affetto dell&#8217;adolescente che fu, decostruendone le narrative e contemporaneamente rievocando l&#8217;effetto che avevano su di lei.<br />
<span id="more-32133"></span><br />
<em>Confessione numero due</em>: ho appena consegnato all&#8217;editore un libro destinato al pubblico degli adolescenti, e lo dico adesso perché fra pochi mesi questo pezzo potrebbe sembrare un “Oste, è buono il vino?” Il fatto è semplice: in Italia esiste un pregiudizio radicatissimo nei confronti della narrativa per ragazzi, derivante in parte da un mercato drogato da uscite di scarsa qualità, e in parte dall&#8217;autocompiacimento di un certo genere di critica, che con la narrativa per ragazzi non vuole avere a che fare. Eppure la storia della letteratura è piena di romanzi scritti per un pubblico giovane che sono veri e propri capolavori, e non serve nemmeno andare troppo indietro. La saga di Harry Potter ne è un esempio: in sette libri, l&#8217;arco dei personaggi è perfettamente disegnato, il tema del bene e del male esplorato con ampio spazio per ambiguità irrisolte e orrore assoluto, la trama è un gioco a incastro di enorme respiro, e il lettore giovane ha tutto lo spazio per appassionarsi, immedesimarsi e trovare anche strumenti per decodificare il suo mondo a partire da quello di Harry e soci, così diverso eppure, nelle sue logiche, del tutto identico a quello di qualsiasi ragazzo. Chi ha cominciato a leggere Harry Potter e la Pietra Filosofale a undici anni si è ritrovato a diciotto a leggere Harry Potter e i doni della morte, è potuto crescere insieme ai personaggi e sperimentare di volta in volta situazioni sempre più inquietanti, dilemmi morali e terrori sempre nuovi. Niente gli viene risparmiato: lutti, amori non corrisposti, la perdita delle proprie guide, il timore di non essere all&#8217;altezza, la paura dell&#8217;emarginazione e dell&#8217;incomprensione.</p>
<p>Sono libri che si leggono con fame e si rileggono con amore, e sono tutto meno che narrativa scadente. Il pregiudizio, tuttavia, rimane. Perché sul mercato YA sono spesso le opere meno buone a vendere di più; perché operazioni commercialissime il cui selling point è l&#8217;essere totalmente nel momento delle loro lettrici funzionano senza possibilità di errore; perché la maggioranza della YA di grande visibilità è un sottogenere del rosa, inteso non come libri che raccontano storie d&#8217;amore &#8211; si può parlare di storie d&#8217;amore per parlare di tutt&#8217;altro, e l&#8217;amore, a una certa età, è la chiave attraverso cui si forma l&#8217;identità personale &#8211; ma come libri che raccontano storie d&#8217;amore attraverso cliché consolidati. Eppure i ragazzi (o meglio, le ragazze: la dominanza del rosa lascia i giovani maschi con ben poco a cui appigliarsi) li consumano come il pane. Segno che, se non altro, la lettura è sentita da moltissimi come un&#8217;esigenza vitale, qualcosa da divorare e da cui farsi divorare. Non è un caso che Twilight, né più né meno che un rosa con i canini aguzzi, sia diventato un fenomeno internazionale. O che, per tornare in patria, a ogni libro di Federico Moccia corrispondano ondate di innocenti vandalismi urbani, per quanto Moccia non sia tanto un produttore di narrativa per ragazzi quanto un romanziere rosa che ha trovato terreno fertile fra le giovanissime, ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Tanto per arrivare al sodo: i ragazzi leggono. E leggono cose in cui si possono identificare rapidamente; attraverso l&#8217;identificazione con i personaggi e le situazioni, provano a decodificare la realtà intorno a loro. Criticarli, come fanno alcuni, perché leggono “spazzatura” o disprezzare tutto quello che a loro si rivolge è fare loro un pessimo servizio. Per allevare nuovi lettori bisogna incontrarli sul terreno che considerano familiare, armarli degli strumenti per giudicare quello che leggono e chiedere di più ai libri che acquistano. Anche solo per fare in modo che, come Lizzie Skurnick, possano guardarsi indietro a vent&#8217;anni di distanza e riconoscere ai libri che hanno letto da giovanissimi il valore che meritavano.</p>
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		<title>Le lacrime dell’assassino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 09:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Anne-Laure Bondoux]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa per ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Severino Colombo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Severino Colombo Anne-Laure Bondoux, Le lacrime dell’assassino, San Paolo, pp.187, Traduzione Francesca Capelli «Per chi ha una visione edulcorata della narrativa per ragazzi questo libro sarà un bel pugno nello stomaco». Così Roberto Denti, scrittore e fondatore della Libreria dei Ragazzi. Non possiamo che essere d’accordo: il romanzo d’avventura e di sentimenti, della 37enne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/le_lacrime.jpg" alt="le_lacrime" title="le_lacrime" width="170" height="254" class="alignnone size-full wp-image-16951" /></p>
<p>di <strong><a href="http://ilblogdipa3.wordpress.com/">Severino Colombo</a></strong> </p>
<p><strong>Anne-Laure Bondoux</strong>, <em>Le lacrime dell’assassino</em>, San Paolo, pp.187, Traduzione Francesca Capelli </p>
<p>«Per chi ha una visione edulcorata della narrativa per ragazzi questo libro sarà un bel pugno nello stomaco». Così Roberto Denti, scrittore e fondatore della <a href="http://www.lalibreriadeiragazzi.it/">Libreria dei Ragazzi</a>. Non possiamo che essere d’accordo: il romanzo d’avventura e di sentimenti, della 37enne Anne-Laure Bondoux, protagonista nei giorni scorsi del festival «Minimondi» in corso a Parma, è un capolavoro. <br />
<span id="more-16950"></span><br />
In Francia, dal 2003, ha inanellato una ventina di premi tra cui il riconoscimento dei librai specializzati in letteratura per ragazzi. È la storia di un bambino, Pablo, che, pieno di curiosità, va incontro al mondo e, insieme, è il cammino dell’Uomo che cresce, fa esperienza, conosce, soffre e ama. All’ inizio non è un pugno, ma è una doppia pugnalata, inattesa, a tagliare il fiato al lettore e a privare il piccolo di entrambi i genitori. L’assassino &#8211; l’ingresso sulla scena ha l’inesorabile leggerezza del «collega» cantato da De André ne Il pescatore &#8211; ora sta lì di fronte al bambino e chiede, come fosse normale, «Sai fare la minestra?». </p>
<p>Siamo in una casa alla fine del mondo, all’estremo Sud del Cile, attorno solo vento e deserto. Pablo è cresciuto senza affetto né tenerezze, conosce la fatica e la povertà ma non sa cosa siano il bene e il male; anche davanti alla morte non comprende cosa sia un crimine, sa solo che certi fatti accadono; ora aspetta di sapere cosa accadrà dopo. E proprio nell’attesa &#8211; vengono in mente personaggi e scenari beckettiani &#8211; e nell’ ammaestramento quotidiano &#8211; il pensiero va alla volpe del Piccolo Principe &#8211; si consolida il rapporto tra l&#8217;innocente e l’assassino, il bambino e l’uomo, il figlio e il padre. </p>
<p>Dopo Angel, l’uomo d’azione che uccide chi gli attraversa la strada e fugge da chi lo insegue, alla casa di Pablo arriva un altro ospite, Luis, l’uomo di pensiero che ha ucciso i suoi sogni e ora fugge da se stesso. I tre iniziano un percorso insieme verso la città e la civiltà, quasi una danza fatta di consuetudini, sentimenti e bisogni, ma anche un gioco di potere (tra gli adulti) che si risolve in un girotondo (infantile).</p>
<p>[<em>pubblicato sul </em>Corriere della Sera <em>del 21 febbraio 2009</em>]</p>
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