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	<title>nazioneindiana &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>C&#8217;è la crisi, ma abbonatevi a &#8220;Murene&#8221;!!!!!!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 05:28:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[SPUTA SU HEGEL, SCRIVI SU MARX, ABBONATI A MURENE! OGGI CONVIENE! PER 2 ABBONAMENTI SOLO 30 EURO. ABBONATI E REGALA UN ABBONAMENTO! Cari abbonati e abbonate di Murene, e cari lettori e lettrici indiani, Vorremmo raccontarvi che cosa ha significato, sino a oggi, per noi di Nazione Indiana una scommessa che si chiama “Murene”. Noi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/i_told_you-red1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-40992" title="i_told_you red" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/i_told_you-red1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/i_told_you-red1-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/i_told_you-red1.jpg 540w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a> SPUTA SU HEGEL, SCRIVI SU MARX, ABBONATI A MURENE! OGGI CONVIENE!</p>
<p>PER <strong>2</strong> ABBONAMENTI SOLO <strong>30</strong> EURO. <strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/products-page/">ABBONATI</a> E REGALA UN ABBONAMENTO!</strong></p>
<p>Cari abbonati e abbonate di Murene, e cari lettori e lettrici indiani,</p>
<p>Vorremmo raccontarvi che cosa ha significato, sino a oggi, per noi di Nazione Indiana una scommessa che si chiama “Murene”. Noi siamo soprattutto una realtà elettronica, informatica, virtuale, ma abbiamo voluto vagabondare anche nei luoghi fisici, nei locali e nelle librerie, nei castelli e nei circoli ARCI, abbiamo voluto incontrare altri autori, altri lettori, degli amici, dei curiosi, altri appassionati. La letteratura non è stata mai per noi un porto franco, al riparo dal caos epocale che stiamo attraversando, con le sue miserie in grande stile, le sue ottusità di gran formato. Per cui andiamo e veniamo da e verso la letteratura, che vuol poi dire da e verso la realtà.<span id="more-40989"></span></p>
<p>E mentre stiamo preparando progetti di e-book, abbiamo voluto lanciare una collana di libri, in carta e colla. Lo abbiamo fatto perché amiamo il libro, amiamo questo incastro tra la realtà della letteratura e la realtà del libro, come oggetto d’uso quotidiano, ma anche feticcio ipnotico, piattaforma di lancio onirico, di tuffo esploratore.</p>
<p>Ma per noi i libri di “Murene” sono stati e saranno un po’ come gli “oggetti transazionali”, un modo concreto di passare dalla grandi (onnipotenti) aspettative al reale rapporto di fiducia con dei lettori-abbonati. Non perché noi si creda di poter inventarci una qualche “comunità” privilegiata, ma perché “Murene” è la prova di una passione condivisa e di una fiducia nata dal dialogo intorno a questa passione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo quasi raggiunto la quota di 200 abbonamenti, grazie ai quali dovremmo rientrare nelle spese vive di stampa e spedizione. Il lavoro redazionale, grosso e serio che c’è stato, è parte di quel lavoro quotidiano che facciamo attraverso NI. Ed è questo sì un lavoro militante, pensato come nostro contributo a un mondo meno gretto e carogna, meno autodistruttivo e più cooperativo.</p>
<p>Questi 200 abbonati hanno davvero avuto fiducia in una sorta di intimo scambio: hanno, in qualche modo a scatola chiusa, accettato un prodotto librario semiartigianale, pensato e curato in tutti i suoi dettagli. (E abbiamo la fortuna di avere traduttori-viaggiatori-scrittori, come Andrea Raos, Stefano Zangrando, Massimo Rizzante, e grafici-artisti come Mattia Paganelli, e supervisori rigorosissimi come Domenico Pinto, ecc.).</p>
<p>Per noi si è trattato e si tratta di vincere questa scommessa: la letteratura esiste, quale che sia la condizione della grande, media o piccola editoria. Sappiamo che esiste perché le dedichiamo tempo, vita. Esiste come tutte le cose umane più importanti, senza confini netti e fondamenta certe. Noi sappiamo anche che la letteratura esiste, perché siamo sempre alla ricerca di scrittori che siano in grado di decifrare la realtà o di sfidarla, di irriderla. E questi scrittori, spesso, li incontriamo nei nostri vagabondaggi, direttamente o indirettamente, su uno scaffale di libreria o via mail, in un bar o ad una lettura. Noi sappiamo che la letteratura esiste, perché con voi e grazie a voi, riusciamo a farla apparire concretamente, nella forma-libro, e a farla circolare, nuovamente viva e contagiante.</p>
<p>Questa è quindi l’intimità propria di una collana come “Murene”. Essa ha bisogno di fiducia, della vostra fiducia di abbonati, ma anche e soprattutto vuole dare fiducia, sul fatto che si possa segnalare la potenza della letteratura anche dai luoghi più impervi e imprevisti. “Murene” è uno di questi luoghi, è una di queste azioni di guerriglia editoriale.</p>
<p>Per questo motivo vi invitiamo a farla esistere ancora, ad abbonarvi, a regalare l’abbonamento a qualche amico o amica, parente o serpente, vicino di casa rassicurante o psichedelico. Mostrateci che la scommessa era giusta, e che ha senso rilanciare.</p>
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		<title>Se parlassimo di autoproduzione e responsabilità dei lettori?</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 04:37:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
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					<description><![CDATA[[La prima parte di questo post è uscita su &#8220;il manifesto&#8221; del 5/09/2010] di Andrea Inglese Battaglia politica e battaglia culturale: una confusione. Il grande tema di fine estate (“Scrittori e lettori Mondadori: che fare?”), capace di suscitare massicce discussioni in rete e sulla carta stampata non è certo nuovo né scoperto da Vito Mancuso. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-36565" title="rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1-300x129.jpg" alt="" width="300" height="129" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1-300x129.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1-1024x441.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>[La prima parte di questo post è uscita su &#8220;il manifesto&#8221; del 5/09/2010]</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="padding-left: 330px;">di <strong>Andrea Inglese</strong><em> </em></p>
<p style="padding-left: 330px;"><em>Battaglia politica e battaglia culturale: una confusione.</em></p>
<p>Il grande tema di fine estate (“Scrittori e lettori Mondadori: che fare?”), capace di suscitare massicce discussioni in rete e sulla carta stampata non è certo nuovo né scoperto da Vito Mancuso. Difficile, certo, definirlo questo tema, che deve la sua forza catalizzatrice forse al suo carattere ambiguo: questione politica, etica, letteraria, o di costume? Di certo, questa volta, esso ha suscitato prese di parola da parte dei più diversi e autorevoli tra scrittori, critici, intellettuali, oltre che da parte di una combattiva popolazione di commentatori in rete. Nonostante alcuni effetti di spossante monotonia, sono state dette, in tale occasione, anche cose interessanti, intelligenti, a volte persino molto divertenti (la scena di Luca Casarini accolto a Segrate rimarrà memorabile, quanto i primi passi di Marcel nel salotto dei duchi di Guermantes).<span id="more-36535"></span></p>
<p>Sacrificando molte sfumature, verrebbe da dire che il dibattito ruota sull’opportunità o no di boicottare da parte di scrittori ad essa affiliati la casa editrice Mondadori. Alcuni si spingono a sostenere un boicottaggio nei confronti di ogni prodotto editoriale Mondadori (purché il consiglio di classe del loro figlio non adotti il libro di matematica o italiano di una casa editrice scolastica facente capo a Segrate!). Se si parla di boicottaggio, si parla di una campagna politica. Un boicottaggio, per avere senso, deve darsi degli obiettivi pratici, ben definiti e ad esso adeguati.</p>
<p>Immagino io, che se si lancia una campagna contro la Mondadori, essa fa parte della più ampia battaglia politica che una fetta importante di italiani ha ingaggiato contro il governo e la politica di Silvio Berlusconi, una battaglia che ha un chiaro obiettivo: non farlo rieleggere, sottrargli quei poteri politici, che gli permettono, ad esempio, di creare leggi per depenalizzare frodi fiscali che qualche sua azienda ha potuto o potrebbe realizzare. Questa battaglia politica si può concretizzare di volta in volta in campagne specifiche: la campagna per il ritiro della legge-bavaglio, la campagna contro i tagli alla scuola e alla ricerca universitaria proposti dalla riforma Gelmini, e così via. Di ogni campagna politica, così come della battaglia più generale in cui essa confluisce, si può chiaramente dire 1) se abbia raggiunto o meno i suoi scopi; 2) se abbia adottato o meno le forme più efficaci e adeguate per essere perseguita. Quali sono gli scopi verosimili, plausibili, di una campagna per il boicottaggio della Mondadori propugnata da autori che, fino a ieri, erano nel suo catalogo? L’indebolimento (magari il crack) dell’impero economico di Berlusconi? Ma il rendere Berlusconi un po’ meno ricco, non sembra un obiettivo politico, a meno di immaginare che le pressioni esercitate dalla campagna di boicottaggio su una delle sue aziende non lo inducano ad abbandonare il governo o a cambiare politica. Tattica alquanto tortuosa e, date le circostanze, poco realistica nei suoi esiti.</p>
<p>Ma qualcuno dirà che, in effetti, non si tratta di una campagna politica, bensì di una campagna moralizzatrice. Non contano più gli obiettivi concreti, conta la capacità degli autori Mondadori di fare dei gesti esemplari, che hanno valore in sé, in quanto testimoniano di un’opposizione intransigente, capace di giungere sino al sacrificio di vantaggi materiali. Qui sembra che il nemico non sia più Berlusconi, ma “il berlusconismo”, ossia il lato Berlusconi di ognuno di noi. Il significato di una campagna moralizzatrice è grosso modo questo: se Berlusconi ha vinto è perché <em>tutti noi</em> (elettori o meno di Berlusconi) abbiamo ceduto al “berlusconismo”. Qui siamo passati, però, dalla battaglia politica (non fare rieleggere Berlusconi, bloccare i provvedimenti del suo governo) a una battaglia culturale (cacciare fuori dalla nostra pelle e dalle nostre menti il “berlusconismo”). Ma che cos’è questo “berlusconismo”? Non è la forma propriamente italiana, quella più aggiornata, della mercificazione sempre più estesa della vita che tutti i paesi del capitalismo avanzato conoscono? O meglio, il “berlusconismo” non è che uno dei nomi di questa cultura da tutti condivisa – una volta si diceva “ideologia dominante” – in quanto essa, nonostante le differenze negli stili di vita, ha permeato la nostra formazione o il nostro invecchiamento sociale sia a destra che a sinistra. Non siamo tutti quanti a bagno nella merce, sia essa solida o digitale, in forma di beni o di servizi? Così va il nostro mondo, nell’epoca in cui siamo venuti al mondo. E questo non significa certo né che questa cultura del tardo capitalismo sia l’unica cultura di riferimento né che sia impossibile, per noi che vi siamo nati in mezzo, sottoporla a critica anche radicale.</p>
<p>Se comunque è questa la battaglia culturale in cui siamo ingaggiati, è evidente che è altamente difficile definire obiettivi circoscritti e verificabili. A questo punto diventa arduo decidere se sia più opportuno ed efficace, per uno scrittore, realizzare la sua battaglia contro la mercificazione abbandonando la casa editrice Mondadori o scrivendo per la Mondadori un libro che manifesta, nell’onda lunga della ricezione, altri valori, altre possibilità di vita più degne e umane di quelle offerte dalla società presente. L’esemplarità riguarda sia il gesto concreto di un individuo, al cospetto del gruppo sociale che ne legge il senso, sia il messaggio complesso e stratificato di un testo letterario che agisce sulla visione del mondo di ogni lettore.</p>
<p>Molti scrittori, intervenuti nel dibattito in corso, si sono mostrati convinti, pur in maniera diversa, che boicottare la Mondadori non è un passo decisivo nella battaglia culturale per una società meno mercificata. (L’argomento più sensato fatto al riguardo segnala gli svantaggi di un tale atteggiamento: accelerare un processo di omogeneità ideologico-culturale forse già avviato ai vertici dell’azienda.) Io aggiungerei una cosa soltanto. Boicottare l’editoria capitalista sarebbe un passo decisivo in questo senso, dedicandosi interamente a forme di editoria digitale autoprodotta e finanziata da lettori altrettanto impegnati in tale boicottaggio. Se esistono scrittori, che hanno convinzioni anticapitalistiche radicali, essi senz’altro staranno battendo questa strada. Un gesto davvero utopico e di sfida non potrà limitarsi, per chi è un autore noto, al passaggio da un’azienda del capitalismo tracotante ad un’azienda del capitalismo temperato. Dove starebbero, in tal caso, il coraggio e il sacrificio esemplari? Che un autore da 50.000 copie decida di autoprodursi il proprio libro in rete, finanziandosi con una sottoscrizione di lettori, questo sì che sarebbe un gesto capace di scuotere le coscienze e di sconvolgere le odierne pratiche editoriali.</p>
<p><em>Autonomia dello scrittore e logica di mercato</em></p>
<p>La confusione tra battaglia politica e campagna moralizzatrice (o battaglia culturale) fa girare non poco a vuoto la discussione. Se il problema della Mondadori è Berlusconi, allora il conflitto deve giocarsi chiaramente sul terreno politico. (E questo vuol dire salvaguardare ogni voce dissenziente, tanto più se viene da autori dell’azienda di cui è Berlusconi è proprietario.) Se il problema della Mondadori riguarda una serie di atteggiamenti, riconducibili alla logica dell’odierna azienda culturale, che pone il profitto e i mezzi per realizzarlo al di sopra di qualsiasi altra considerazione, allora la Mondadori non è l’unico problema, in quanto tutte le grandi case editrici adottano la medesima logica. La campagna moralizzatrice, nata intorno alle peggiori ombre che si addensano sulla casa editrice di Berlusconi (casa editrice fraudolenta, monopolista, acquisita illegalmente, macchina ulteriore di consenso), dovrà investire alla fine lo statuto più generale dello scrittore al cospetto del mercato editoriale e porgli la domanda cruciale: tu che sei giunto ad un vasto pubblico grazie a una casa editrice che riconosce economicamente il tuo mestiere, ti permette di essere presente nelle librerie e ti offre una sufficiente pubblicità, sei nonostante tutto <em>autonomo</em>, <em>indipendente</em>, <em>libero</em> in quello che scrivi?</p>
<p>Questione non di poco conto, perché è sicuramente vero che lo scrittore, in un certo senso, è responsabile solo delle sue parole, ma ciò non va inteso in maniera riduttiva. Non credo sia sufficiente dire: “Nel mio libro non c’è stata censura, nel mio libro dico peste e corna del capo del governo”, ecc. Questo discorso vale finché si parla di battaglia politica, ma se la battaglia in cui uno scrittore degno di questo nome è ingaggiato riguarda soprattutto la cultura dominante e la mentalità che essa favorisce, allora vale l’osservazione che fece Giulio Mozzi in un’intervista su NI proprio sul tema della responsabilità dell’autore: “mi convinco che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria non solo frena la pubblicazione di opere non adatte a essere pubblicate da un’editoria caratterizzata da una tendenza verso un’industrializzazione crescente, ma ne frena addirittura l’apparizione, e prima ancora il concepimento, e prima ancora il desiderio”.</p>
<p>La campagna moralizzatrice contro il “berlusconismo” si scontra qui con la battaglia solitaria che ogni aspirante scrittore realizza, fin da giovanissimo, per adeguare la sua vocazione agli standard della merce editoriale di largo consumo, in quanto è l’assimilazione di tali standard che promette di ridurre ampiamente i rischi di rifiuto editoriale. Ciò non deve stupirci, in quanto una battaglia culturale è sempre una battaglia contro un nemico che è innanzitutto <em>interno</em>: un habitus mentale e pratico.</p>
<p>Il grande sospetto che la compagna moralizzatrice suscita verte su questo inevitabile compromesso tra scrittore e mercato del libro. Pur di raggiungere il pubblico, e confezionare come gli è richiesto un prodotto commerciale, e trarne tutti i vantaggi conseguenti, lo scrittore non rischia di rinunciare alla propria opera, alle proprie ossessioni, alla propria sintassi, al proprio pensiero? Possibile che un tale sospetto cada solo su quegli scrittori che pubblicano per Mondadori, e che potrebbero autocensurarsi nel momento in cui stanno utilizzando o hanno utilizzato una figura come “nano peronista”?</p>
<p>Gli effetti di censura di carattere politico, quando davvero esistono sulla scrittura di un autore contemporaneo, almeno in Italia, sono senz’altro quantitativamente molto limitati rispetto agli effetti di censura che derivano da altri imperativi, come quello della vendibilità e della leggibilità, della leggerezza e della facilità. Peggio di un libro scomodo politicamente, che vende bene, c’è solo un libro, politicamente indecifrabile, che non vende.</p>
<p>Ora, se davvero si vuole porre in modo radicale la questione dell’<em>autonomia dell’autore</em>, non si può fare a meno di legarla alla questione dell’<em>autoproduzione</em>. Ma ciò tira in ballo non più solo lo scrittore e la sua “coscienza”, ma anche il <em>lettore</em> e le sue <em>responsabilità</em>. Tutto questo risulta chiaro per chi sia familiare con il genere della poesia. La poesia è un tipo di scrittura che non riesce ad elevarsi al cielo della merce editoriale. Poiché gli estimatori di poesia non costituiscono un numero sufficiente di compratori per essere qualificati come pubblico, si dice che la poesia non ha pubblico. Ed è vero che un poeta può avere, in certe circostanze, non più di otto o dieci lettori. Questi lettori non saranno tanti quanto quelli di cui un editore ha bisogno per pubblicare un libro senza perderci, ma possono essere sufficienti a legittimare l’esistenza del genere poetico e, in alcuni casi, di opere poetiche molto importanti. Mi rendo conto che è divenuto impossibile ai più concepire l’idea che qualcosa valga, nell’ambito dell’arte della parola scritta, anche se non interessa immediatamente (nel giro di sei mesi) un numero cospicuo di persone. Chi si trova a frequentare l’universo delle scritture poetiche è portato più facilmente di altri a infrangere il tabù che assegna valore a un testo scritto in proporzione alla quantità di pubblico che è disposto ad acquistarlo in forma di libro. (Naturalmente nessuno si sogna di difendere l’idea che sia vera l’equazione inversa: meno pubblico = più valore. Forse le equazioni di questo tipo non sono semplicemente pertinenti.) [Si veda su questo argomento, quanto scritto <a href="http://slowforward.wordpress.com/2010/09/04/precisando/ ">qui</a> da Marco Giovenale, poeta e, come altri poeti, impegnato in forme di autoproduzione.]</p>
<p>Se esiste qualcosa come l’autonomia di uno scrittore, deve poter consistere anche nel voler scrivere un testo, nonostante si corra il rischio che esso non corrisponda a un prodotto editoriale immediatamente vendibile (i famosi sei mesi). E qui l’esame di coscienza degli autori – è ciò cui abbiamo assistito durante queste settimane –, pur non essendo inutile non è sufficiente. L’esame di coscienza lo facciano anche i <em>lettori</em> e partendo dalla stessa questione: che cosa favorisce l’autonomia, in ambito culturale e letterario?</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>La responsabilità dei lettori </em></p>
<p>L’onda lunga delle battaglie politiche altermondialiste, inaugurate a Seattle nel 1999, ha preso la forma di una campagna moralizzatrice, che ha influito sulle abitudini pratiche e mentali dei cosiddetti consumatori. Gli obiettivi politici più ambiziosi come la Tobin tax sono rimasti per ora lettera morta, ma alcuni obiettivi culturali sono stati realizzati: dalle forme di commercio equo e solidale alle pratiche inerenti allo Slow Food. Insomma, una fetta di consumatori si è fatta <em>responsabile</em> almeno quando mangia o acquista una lavatrice. Non sarebbe possibile estendere questa responsabilità anche al consumo dei prodotti culturali? Il tema della <em>bibliodiversità</em> dovrebbe essere all’ordine del giorno, quando si discute di scrittori e di editoria oggi. Ma facciamo un passo avanti: può questo discorso ricadere esclusivamente sulle spalle degli autori più intransigenti e innovativi, o degli editori indipendenti e audaci? Il discorso sulla bibliodiversità è ovviamente complesso e tira in causa diversi fattori, da quello della produzione del libro sino a quello della sua distribuzione e vendita. Oggi, inoltre, ampliando la visuale a tutto il mondo occidentale, nuovi giganti del monopolio (Amazon e Google) si affacciano sul mercato editoriale, pronti ad occuparlo nella sua forma più avanzata, elettronica e telematica.</p>
<p>Una cosa è certa. Qui ed ora esistono pratiche che permettono l’estensione dell’indipendenza e dell’autonomia dello scrittore, e degli stessi progetti editoriali. Ma tale estensione non può che farsi in forma di reale cooperazione tra i diversi soggetti implicati: autori, editori, traduttori, grafici, lettori. Il lettore che voglia “far la morale” è poi disposto, lui per primo, a cambiare alcune abitudini, a compiere qualche sacrificio?</p>
<p>Voglio concludere questa riflessione con due casi molto concreti, uno riguarda un autore francese che in Italia è quasi sconosciuto, l’altro riguarda Nazione Indiana. In entrambi i casi, le scelte e il coinvolgimento dei lettori è decisivo per promuovere l’autonomia e l’indipendenza degli autori.</p>
<p>Partiamo da Paul Jorion. Jorion ha una formazione multidisciplinare, in antropologia e filosofia, ma anche nelle scienze cognitive e nell’economia. Unisce riflessione teorica ed esperienza sul campo. È autore di diversi libri importanti, quali  <em>Investing in a Post-Enron World </em>(McGraw-Hill 2003), <em>La crise du capitalisme américain </em>(La Découverte 2007), <em>La crise. </em><em>Des subprimes au séisme financier planétaire</em> (Fayard 2008) e <em>Comment la vérité et la réalité furent inventées </em>(Gallimard 2009). Sul mondo della finanza statunitense, Jorion ha conoscenze di prima mano. Dal 2005 al 2007, ad esempio, ha lavorato presso Countrywide, l’azienda principale dei prestiti ipotecari negli USA. Dal 2007 Jorion dirige un <a href="http://www.pauljorion.com/blog/">blog,</a> attraverso il quale ha realizzato una sorta di diario della crisi finanziaria statunitense ed europea giorno per giorno, spostandosi continuamente dal piano dell’attualità a quello dell’analisi critica. Ma gli argomenti in esso trattati spaziano dalla filosofia della scienza all’ecologia, dalla letteratura all’intelligenza artificiale.</p>
<p>A mio parere Paul Jorion incarna la figura di quello che definirei un intellettuale post-universitario, riallacciandomi ad una riflessione fatta in <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/07/20/voci-sulla-scomparsa-dell’intellettuale/">questo articolo</a> sull’eclissi dell’intellettuale universitario. Jorion, pur avendo insegnato in diverse università (Bruxelles, Cambridge, Paris VIII, l’Università di Californie a Irvine), ha deciso alla fine di collocarsi al di fuori dell’istituzione accademica. I materiali del blog, che confluiscono nei suoi libri, hanno per certi versi le caratteristiche di corsi universitari. Rispondono ad una doppia esigenza: quella di far circolare dei saperi, impegnandosi in un lavoro serio di esposizione e divulgazione, e quella di approfondire questi saperi, nel rispetto del rigore scientifico e di una piena indipendenza intellettuale.</p>
<p>Ciò che permette al lavoro di Jorion di realizzarsi in completa autonomia sono le libere sottoscrizioni dei suoi lettori. In una sezione del blog intitolata “Donazione”, l’autore scrive: “Voi avete la bontà di affittare la mia indipendenza: non lavoro infatti per un’azienda, non insegno neppure più, né voglio beneficiare della pubblicità. Vivo esclusivamente dei miei diritti d’autore e dei vostri contributi. Rifiuto di operare tra di voi una selezione in funzione dei soldi: voglio che l’accesso ai miei testi resti gratuito, perché continuerò a rivolgermi a coloro per i quali tutto ciò che non è gratuito è troppo caro. E ciò mi obbliga a contare su altri, che potrebbero contribuire di più, ma su una base strettamente volontaria. Perché non ci sia abuso da parte mia, pubblicherò i miei conti tutti i mesi, in modo che possiate valutare come utilizzo i miei fondi.”</p>
<p>Jorion ha anche chiarito che la cifra mensile ottimale, che gli permette di dedicarsi interamente al suo lavoro, è pari a 2.000 euro mensili. Tutto ciò che raccoglie in più, è utilizzato per finanziare altri autori indipendenti, associandoli al suo progetto. Abbiamo qui una pratica realmente alternativa di produzione e circolazione del sapere, che è interamente funzionale a rafforzare l’autonomia e l’indipendenza dell’autore. Essa si basa sulla cooperazione instaurata con i lettori, che gli permette di salvaguardare il principio etico della gratuità e la necessità materiale di finanziare le proprie ricerche e il proprio lavoro. Il blog di Jorion continua ad essere a tutt’oggi attivo e a richiamare un pubblico deciso a scegliere come spendere il denaro in strumenti di conoscenza del mondo.</p>
<p>Veniamo ora a Nazione Indiana. Le motivazioni che animano un blog collettivo come il nostro possono essere diverse, ma tra di esse la spinta a realizzare uno spazio di espressione autonomo e indipendente si è rivelata nel tempo fondamentale. Questa autonomia si è per altro rafforzata nel confronto spesso rude e impietoso con i gruppi di commentatori, che nel contesto orizzontale della rete non si ponevano certo in un atteggiamento di ricezione passiva e docile. Va però chiarito meglio in che senso un blog letterario come il nostro amplia gli spazi di pensiero autonomo. Spesso si tende a sottolineare che i membri di un blog investono tempo ed energie, cioè lavoro, al fine di proporre dei materiali d’interesse collettivo, e ciò avviene gratuitamente, in una forma che ricorda il volontariato o la militanza politica. Tutto ciò è vero. Dietro ogni post di Nazione Indiana c’è del lavoro, e del lavoro non remunerato. Ma il punto cruciale non è ancora questo. La maggior parte di noi, anche al di fuori degli articoli nati esclusivamente per il blog, nelle collaborazioni a riviste specializzate, convegni, o addirittura pagine culturali sui quotidiani, ha scritto molto spesso, e in molti casi continua a scrivere, gratuitamente o quasi. Il problema è generale: i soldi investiti nella cultura sono pochi, e quei pochi, quando ci sono, possono ridurre drasticamente gli spazi di autonomia. La novità del blog non sta quindi nel lavoro gratuito che lo tiene in piedi, ma nel lavoro gratuito <em>autogestito</em> dagli autori, fuori dalle mediazioni e dai vincoli imposti dalle redazioni, dalle firme autorevoli, da qualche autore influente o redattore privilegiato. Questa situazione ha rotto parecchi equilibri, almeno su due fronti: quello delle riviste specializzate, molte delle quali legate all’università, e quello delle pagine culturali dei quotidiani o di altri periodici nazionali. Entrambe queste realtà, che funzionano in base a gerarchie abbastanza rigide, sono state costrette a fare i conti con una serie di soggetti, che si sono costituiti un’identità culturale e un’autorevolezza soprattutto in rete, nel confronto diretto con i lettori.</p>
<p>Non tutti i membri di un blog come Nazione Indiana possono essere considerati dei <em>parvenu</em>, dei nuovi arrivati, in quanto molti autori sono presenti anche in contesti diversi e più tradizionali, come appunto redazioni di riviste specializzate o pagine culturali di quotidiani. Ciò che però li accomuna è una certa insofferenza verso questi contesti, e la convinzione che il lavoro in rete sia in qualche modo più appagante e più libero, <em>a parità di svantaggi materiali</em>.</p>
<p>Oggi però il nostro blog si propone di realizzare un passo ulteriore, richiamando anche i suoi lettori ad un esercizio di responsabilità. La decisione di inaugurare <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">“Murene”</a>, ossia una collana legata al blog e inizialmente autofinanziata dai suoi membri, auspica una piccola rivoluzione nel rapporto con i fruitori del blog. Anche in questo caso diverse sono state le motivazioni a spingerci su così perigliosa china. Di certo le nostre ambizioni non sono quelle di creare una nuova piccola casa editrice. L’aver poi optato, invece che per un e-book, per il vero e proprio libro, con tutta la cura e l’arte (di Mattia Paganelli) che ciò comporta, credo sia da ascrivere ad uno spirito provocatorio. Non vogliamo prendere scorciatoie tecnologiche, ma accettare la sfida di produrre il più classico degli oggetti culturali: il libro. E non ci accontentiamo soltanto del fatto che il libro sia materialmente bello, vogliamo anche che sia espressione di un’arte della parola intransigente, audace, intelligente, come quella che esercitano i primi tre autori da noi scelti. (Non proponiamo pane, ma brioches. E brioches a prezzi popolari.)</p>
<p>Qual è il senso ultimo di questa provocazione? Io, rispondendo anche per gli altri indiani, lo riassumerei in una frase: <em>smettiamola con il lamento, e cominciamo a costruire la nostra autonomia</em>. Ma un progetto come questo non può funzionare senza la complicità e il sostegno dei lettori. È un progetto rischioso, ma assolutamente realistico. Con 200 abbonamenti copriamo le spese di stampa e spedizione. Oggi siamo a quota 87, e questo è un segnale già molto positivo; 87 persone hanno contribuito a realizzare una pratica culturale inedita. Una pratica che è parte della battaglia contro il “berlusconismo”, i monopoli editoriali, la mercificazione estrema della nostra vita. Sottoscrivere un abbonamento di 20 euro per tre titoli è un atto di fiducia, ma fondamentalmente un atto di fiducia nei confronti della nostra autonomia di scelta. Vi proponiamo dei testi che nascono da un innamoramento forte, e che giungono a voi passando per il difficile corpo a corpo della traduzione. Abbiamo infatti privilegiato autori stranieri, sempre più convinti che il confronto con altre lingue esperienze culture sia per noi, oggi, fondamentale. Infine, abbiamo scelto di dare spazio a generi diversi, quali la poesia, il saggio e il racconto, consapevoli della complessità del fatto letterario, che tende ad essere ricondotto troppo spesso all’unico genere redditizio per il mercato editoriale, ossia il romanzo.</p>
<p>Aggiungo solo che la nostra piccola proposta, pur andando nella direzione dell’autoproduzione, resta imperfetta riguardo ad un’importante questione. Se raggiungiamo i 200 abbonamenti la nostra scommessa è vinta. Significa che non esiste solo “il lettore medio”, il “pubblico”, “il mercato del libro”, ma che esistono singoli lettori consapevoli e capaci di modificare le loro abitudini, di sperimentare forme di produzione culturali diverse e indipendenti. Ciò nonostante non abbiamo ottenuto ancora quella situazione pienamente soddisfacente, per cui la forza-lavoro intellettuale presente in un prodotto culturale viene adeguatamente ricompensata. Affinché si riuscissero non solo a coprire le spese di stampa e spedizione, ma anche a retribuire il lungo lavoro dei traduttori e curatori (in questo caso Raos, Rizzante, Zangrando), gli abbonamenti dovrebbero almeno raggiungere il numero di 400. Ma <em>a parità di svantaggi materiali</em>, la proposta di una collana attraverso degli abbonamenti per sottoscrizione ci sembra davvero il modo migliore per buttare la palla nel campo di voi lettori e di misurare anche la vostra di responsabilità.</p>
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		<title>Festa di Nazione Indiana &#8211; Alla ricerca del vocabolario perduto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 May 2010 06:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[critica letteraria]]></category>
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					<description><![CDATA[Discussione sulla critica letteraria con Giancarlo Alfano, Biagio Cepollaro, Luca Lenzini Coordina Andrea Inglese Questo incontro si propone come una discussione aperta a partire dagli interventi di tre critici intorno a una precisa domanda: “è possibile individuare un vocabolario condiviso per la critica?”. Il nostro orizzonte iniziale sarà in modo particolare la critica di poesia. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Discussione sulla critica letteraria </em></p>
<p>con Giancarlo <strong>Alfano</strong>, Biagio <strong>Cepollaro</strong>, Luca <strong>Lenzini</strong></p>
<p>Coordina Andrea <strong>Inglese</strong></p>
<p>Questo incontro si propone come una discussione aperta a partire dagli interventi di tre critici intorno a una precisa domanda: “è possibile individuare un vocabolario condiviso per la critica?”.</p>
<p>Il nostro orizzonte iniziale sarà in modo particolare la critica di poesia. Privilegeremo questo ambito per due motivi: 1) la critica di poesia implica una strumentazione assai sofisticata, e di conseguenza è quella che offre un accesso meno immediato sia al lettore sia a colui che si vuole cimentare in tale pratica; 2) data l’importanza del giornalismo culturale e del marketing editoriale, il lavoro critico, seppure non scompare del tutto, tende inevitabilmente a passare inosservato ai più; ciò vale a maggior ragione per la critica di poesia.</p>
<p>Al di fuori di ogni propensione al lamento, che troppo spesso costituisce l’unico tema davvero accattivante delle discussioni intorno alla critica o intorno alla letteratura – e in particolar modo alla poesia –, inviterei ognuno di questi autori a fornire una valutazione sulle condizioni di tre modi dell’attività critica, quello universitario, quello militante e quello d’autore. Vorrei, cioè, avviare la discussione, chiarendo preliminarmente il contesto a partire dal quale ognuno esprimerà il proprio punto di vista. Mi sembra che ciò possa essere un’occasione per segnalare i punti di forza e i punti di debolezza, allo stato attuale, di tali modi del fare critica.<br />
<span id="more-34727"></span><br />
Il secondo momento della discussione vorrei che portasse sul vocabolario del critico, ossia sulla sua strumentazione, le sue categorie, i suoi riferimenti teorici. Sembra ovviamente un compito immane. Alcuni lo ritengono, per altro, del tutto inutile. Una riflessione sul vocabolario, e quindi anche su certi presupposti del discorso critico, è visto come un pericoloso cincischiare nelle sabbie mobili. Mi sembra, però, che i dibattiti critici, quando periodicamente emergono su riviste, quotidiani o in rete, mostrino alcuni aspetti di sclerosi, come se certi nodi, certe ambiguità, certi schematismi non siano mai state davvero risolti e superati. Quali dunque i termini, i concetti, le categorie, i procedimenti che vogliamo saggiare, mettere alla prova di una valutazione incrociata? La nostra discussione, ovviamente, non pretende che di essere germinale, ma aspirerebbe anche a una certa sistematicità, a sollecitare un ampliamento delle voci e degli ambiti. E ciò naturalmente potrà svolgersi anche attraverso la pubblicazione in rete.  </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>POE.MI &#8211; il festival di scritture, media e arti visive (a Milano)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 12:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[e-dizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[poe.mi (Milano, 21 ottobre &#8211; 23 novembre 2008) è un festival espositivo-performativo che unisce scritture, media e arti visive e cerca di costruire alcune mappe nei territori correnti della produzione artistica e letteraria italiana. In questa prima edizione, dal titolo “Tiriamo le reti”, poe.mi intende fare il punto sul web, e soprattutto sui blog, come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>poe.mi </strong><strong>(Milano, 21 ottobre &#8211; 23 novembre 2008)</strong> è un festival espositivo-performativo che unisce scritture, media e arti visive e cerca di costruire alcune mappe nei territori correnti della produzione artistica e letteraria italiana. In questa prima edizione, dal titolo <em>“Tiriamo le reti”</em>, poe.mi intende fare il punto sul web, e soprattutto sui blog, come canale privilegiato di molta nuova poesia italiana, in alcuni casi in dialogo con realtà straniere o legate alle altre arti, e spesso con esiti ed esperienze qualitative confrontabili con le proposte dell’editoria cartacea tradizionale.</p>
<p>I blog, a pochi anni dalla loro diffusione, sembrano essere diventati sia un contesto vivacissimo di dibattito e contatto tra realtà poetiche, o più in generale letterarie, fino a poco tempo fa lontane e bisognose di una continua mediazione, sia il palinsesto per produzioni letterarie specifiche, che sfruttano le nuove dimensioni e le nuove modalità di fruizione che la rete offre.</p>
<p>poe.mi ha luogo in tre diverse sedi, ognuna dedicata ad un aspetto specifico del festival.</p>
<p>Ad <strong>AR.RI.VI. (Archivio Ricerca Visiva)</strong> è allestita una mostra che testimonia il lavoro di trentacinque tra i più interessanti blog e webzine italiani di poesia. Il percorso espositivo include documenti, immagini, opere visive di poeti e la possibilità di navigare on line sui siti selezionati. Viene infine presentato un piccolo saggio dell’attuale produzione di video-poesia e di video-arte incentrata sulla parola.</p>
<p>Alla <strong>Casa della Poesia,</strong> all’interno di due serate di presentazione con rispettivi autori e curatori, sono portate le esperienze delle web-magazine <em>L’Ulisse</em> e <em>Warburghiana</em>, che comprendono percorsi di ricerca sia nel campo letterario che in quello artistico.</p>
<p>Al <strong>Centro Culturale Il Punto Rosso</strong>, attraverso un ciclo di incontri con i rispettivi autori e curatori, viene presentato il lavoro di alcuni blog e siti scelti (<em>Nazione Indiana, GAMMM, Biagio Cepollaro</em> e <em>Personaggi precari</em>), che operano nell’area delle scritture di ricerca e da anni affrontano sia il problema della produzione in rete sia quello della diffusione e della costruzione di comunità e di relazioni.<br />
<span id="more-9857"></span><br />
Blog e siti web invitati</p>
<p><a href="http://www.absolutepoetry.org/" target="_blank">Absolute poetry</a><br />
<a href="http://atelierpoesia.splinder.com" target="_blank">AtelierBlog</a><br />
<a href="http://www.cepollaro.it" target="_blank">Biagio Cepollaro</a><br />
<a href="http://golfedombre.blogspot.com" target="_blank">Blanc de ta nuque</a><br />
<a href="http://www.canopo.splinder.com" target="_blank">Canopo</a><br />
<a href="http://compostxt.blogspot.com" target="_blank">Compostxt</a><br />
<a href="http://poesia.corriere.it" target="_blank">CorriereBlog Poesia</a><br />
<a href="http://differx.blogspot.com" target="_blank">Differx</a><br />
<a href="http://www.dissidenze.com/" target="_blank">Dissidenze</a><br />
<a href="http://exuviae.wordpress.com" target="_blank">Exuviae</a><br />
<a href="http://www.filipporosso.net/" target="_blank">Filippo Rosso</a><br />
<a href="http://www.fucine.com/" target="_blank">Fucine Mute</a><br />
<a href="http://gammm.org" target="_blank">GAMMM</a><br />
<a href="http://www.gretarosso.com/" target="_blank">Greta Rosso</a><br />
<a href="http://ilmareadestra.wordpress.com" target="_blank">Il mare a destra</a><br />
<a href="http://www.ilprimoamore.com/" target="_blank">Il primo amore</a><br />
<a href="http://labottegadiscrivana.splinder.com" target="_blank">Kidult’shop</a><br />
<a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com" target="_blank">La poesia e lo spirito</a><br />
<a href="http://lastanzacinese.splinder.com" target="_blank">La stanza cinese</a><br />
<a href="http://bgmole.blogsome.com" target="_blank">Le avventure di bgmole</a><br />
<a href="http://liberinversi.splinder.com" target="_blank">LiberInVersi</a><br />
<a href="http://solmi.wordpress.com" target="_blank">Liste</a><br />
<a href="http://www.lowleveltechniques.blogspot.com/" target="_blank">Low-level tecniques</a><br />
<a href="http://www.lietocolle.info/it/l_ulisse.html" target="_blank">L’Ulisse</a><br />
<a href="http://www.milanocosa.it/" target="_blank">Milanocosa</a><br />
<a href="http://www.nabanassar.com/" target="_blank">Nabanassar</a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/" target="_blank">Nazione Indiana</a><br />
<a href="http://www.afinidadesafectivasitalia.blogspot.com/" target="_blank">Nomadi Mondi</a><br />
<a href="http://rivistapaginazero.wordpress.com" target="_blank">PaginaZero</a><br />
<a href="http://www.poecast.it/" target="_blank">PoEcast</a><br />
<a href="http://prosthesis.wordpress.com" target="_blank">Prosthesis</a><br />
<a href="http://recognitiones.blogspot.com" target="_blank">Recognitiones</a><br />
<a href="http://sarmizegetusa.wordpress.com" target="_blank">Sarmizegetusa</a><br />
<a href="http://slowforward.wordpress.com" target="_blank">Slowforward</a><br />
<a href="http://universopoesia.splinder.com" target="_blank">UniversoPoesia</a><br />
<a href="http://www.vicoacitillo.net/">VicoAcitillo</a></p>
<p><strong>Videoartisti</strong><br />
Dario Bellini, Marco Formento / Ivano Sossella, Giuliano Guatta, Matias Guerra, Bruno Muzzolini, Marco Vaglieri.</p>
<p><strong>Videopoeti</strong><br />
Annelisa Addolorato, Yuri Ancarani, Gherardo Bortolotti, Roberto Cavallera, Antonio Diavoli, Filippo La Vaccara, Antonio Loreto, Alberto Mori, Michele Zaffarano.</p>
<p><strong>Artisti &amp; poeti visivi</strong><br />
Gherardo Bortolotti, Anne Boyer, Biagio Cepollaro, David-Baptiste Chirot, Michelle Detorie, Linh Dinh, Brandon Downing, Clifford Duffy, Marco Giovenale, Jim Leftwich &amp; John Crouse, Filippo Minelli,<br />
Matina L. Stamatakis, Michele Zaffarano.<br />
&#8230;</p>
<p><strong>Orari della mostra</strong></p>
<p><strong>AR.RI.VI.</strong> (Archivio Ricerca Visiva, via Botticelli 8, Milano; www.ar-ri-vi.org)<br />
Tutti i giorni da Mercoledì a Sabato, 15.30-19.30. Dal 21 ottobre al 23 novembre.<br />
&#8230;</p>
<p><strong>Calendario degli incontri</strong></p>
<p><strong>AR.RI.VI.</strong> (Archivio Ricerca Visiva, via Botticelli 8, Milano; www.ar-ri-vi.org)</p>
<p><strong>Martedì 21 ottobre 2008, ore 19:</strong><br />
vernice della mostra e presentazione del progetto.</p>
<p><strong>Martedì 28 ottobre 2008, ore 21:</strong><br />
scrittura di ricerca e prosa: presentazione della rivista<br />
<em>Nuova Prosa</em> e delle edizioni Bacacay, con <strong>Luigi Grazioli</strong>.</p>
<p>*<br />
<strong>Casa della poesia</strong> (Palazzina Liberty, Largo Marinai d’Italia, Milano)<br />
<strong><br />
Martedì 4 novembre 2008, ore 21:</strong><br />
presentazione della testata culturale on-line <em>L&#8217;Ulisse,</em><br />
con <strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Stefano Salvi</strong> e <strong>Italo Testa</strong>.<br />
<strong><br />
Martedì 18 novembre 2008, ore 21:</strong><br />
presentazione della web-magazine <em>Warburghiana</em>, con <strong>Aurelio<br />
Andrighetto</strong>, <strong>Dario Bellini</strong>, <strong>Gianluca Codeghini </strong>e <strong>Elio Grazioli</strong>.</p>
<p>*<br />
<strong>Il Punto Rosso (via Guglielmo Pepe 14, Milano; http://www.puntorosso.it)</strong><br />
Coordina: <strong>Paolo Giovannetti</strong>.</p>
<p><strong>Giovedì 23 ottobre 2008, ore 18.30:</strong><br />
presentazione del blog <em>Nazione Indiana</em>, con <strong>Franco Buffoni</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Helena Janeczek</strong>, <strong>Andrea Raos</strong>, <strong>Jan Reister</strong> e <strong>Maria Luisa Venuta</strong>.<br />
<strong>Giovedì 30 ottobre 2008, ore 18.30:<br />
presentazione del blog <em>GAMMM</em>, con </strong><strong>Marco Giovenale</strong>,<br />
<strong>Michele Zaffarano</strong>, <strong>Gherardo Bortolotti</strong> e <strong>Alessandro Broggi</strong>.<br />
<strong><br />
Giovedì 6 novembre 2008, ore 18.30:</strong><br />
<strong>Biagio Cepollaro</strong> illustra il suo sito<br />
e discute della sua esperienza nella rete.<br />
<strong><br />
Giovedì 13 novembre 2008, ore 18.30:</strong><br />
incontro con lo scrittore <strong>Vanni Santoni</strong>,<br />
a cura di <strong>Gherardo Bortolotti</strong> e <strong>Jacopo Galimberti</strong>.</p>
<p>*</p>
<p><strong>i curatori</strong></p>
<p><strong>gianluca codeghini </strong>artista visivo e sound-artist, espone in Italia e all’estero dal 1990, in spazi pubblici, musei, gallerie e spazi virtuali. alcune linee teoriche del suo lavoro vertono su temi come il rumore, la luce e la cecità, la polvere, il gioco, l’intervallo, i sottofondi. svariate sono le collaborazioni. nel 1992 fonda “laciecamateria edizioni”, nel 2000 promuove il progetto editoriale/performativo “warburghiana”, in collaborazione con aurelio andrighetto, dario bellini ed elio grazioli. le sue ultime esposizioni si sono tenute presso: spazio gerra, reggio emilia; man, museo d’arte della provincia di nuoro; red bull music accademy, roma; fondazione baruchello, roma; fondazione arnaldo pomodoro, milano;mart, rovereto; gamec, bergamo;mlac museo laboratorio università la sapienza, roma; prometeogallery, milano; neon, bologna; francosoffiantino, torino. il suo lavoro è pubblicato in “la polvere nell’arte”, di e. grazioli, bruno mondadori; “Il gioco epistemico”, conversazione con p. braione, in “la cultura politecnica”, a cura di m. bartoldini, bruno mondadori; ”il mondo dell’arte contemporanea in italia”, di g. ciavoiello, artshow edizioni; ”crolli”, di m. belpoliti, einaudi.</p>
<p><strong>gherardo bortolotti </strong>ha pubblicato testi e traduzioni in rete (su «word for / word» n.10, www.cepollaro.splinder.it, www.nazioneindiana.com, www.lietocolle.it/ulisse, lapoesiaelospirito. wordpress.com e www.absolutepoetry.org) e sulle riviste «qui. appunti dal presente», «il segnale», «metromorfosi», «sud», «poesia», «bombay gin», «the black economy» e «aufgabe» (n.7). per biagio cepollaro e-dizioni ha pubblicato l’e-book canopo. con michele zaffarano cura la collana chapbooks per arcipelago edizioni. ha collaborato ad un libretto d’artista di massimo nota. tiene blog in italiano: canopo.splinder.com e bgmole.blogsome.com, ed in inglese: www.lowleveltechniques.blogspot.com, pleasure-of-reading-this-work.blogspot.com e howtowrite.blogsome. com. nella collana felix ha pubblicato una plaquette di quattordici coppie di prose: soluzioni binarie (la camera verde, 2007). nel giugno 2007 esce il wee chap tracce, per dusie.org (progetto wee chapbooks).</p>
<p><strong>alessandro broggi </strong>è poeta, scrittore e giornalista. raccolte di poesia: apprendistato (eos, 2000), inezie (lietocolle, 2002; prefazione di g. neri), total living (la camera verde, 2007); lavori in prosa: quaderni aperti (pubblicato nel nono quaderno di poesia italiana contemporanea, a cura di f. buffoni, marcos y marcos, 2007, con prefazione di u. fiori; e parzialmente in forma di e-book per biagio cepollaro e-dizioni, 2005).antologie: verso i bit.poesia e computer (lietocolle, 2005), il presente della poesia italiana (lietocolle, 2006), l’esperienza-divenire delle arti (fondazione baruchello, 2006), leggere variazioni di rotta (le voci della luna, 2007). curatele: il segreto delle fragole (lietocolle, 2003, con c. dentali e nota di m. cucchi). testi o recensioni in riviste, blog e siti web: su «almanacco del ramo d’oro», «atelier», «bloc notes», «hebenon», «il segnale», «la clessidra», «lamosca dimilano», «nuova antologia», «poesia», «re:viste», «sud», «testuale», «the black economy», «the new review of literature» (r. cartacee); «absolute poetry», «bina», «dissidenze», «ex04», «liberinversi», «microcritica», «nabanassar», «nazione indiana», «poesia da fare», «per una critica futura», «la poesia e lo spirito» (r. telematiche, blog e siti web). Dal 2004 è direttore (con s. salvi e i. testa) della testata culturale on-line «l’ulisse», dal 2006 è tra i curatori del blog di scrittura di ricerca «gammm» e dal 2007 è collaboratore del «journal of italian translation» (brooklyn college).</p>
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