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	<title>neurobiologia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il coraggio che manca alla &#8220;sinistra&#8221; che parla come la destra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 07:00:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Marco Rovelli Se la sinistra perde, è anche perché non ha compreso come funziona la mente umana. In Pensiero politico e scienza della mente (Bruno Mondadori, 2009), George Lakoff, uno dei più eminenti linguisti americani, torna a invitare la sinistra ad articolare un proprio linguaggio piuttosto che inseguire la destra sul suo terreno. Secondo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/blog_six_types.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-thumbnail wp-image-29315" title="blog_six_types" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/blog_six_types-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di <strong>Marco Rovelli</strong></p>
<p>Se la sinistra perde, è anche perché non ha compreso come funziona la mente umana. In <em>Pensiero politico e scienza della mente </em>(Bruno Mondadori, 2009), George Lakoff, uno dei più eminenti linguisti americani, torna a invitare la sinistra ad articolare un proprio linguaggio piuttosto che inseguire la destra sul suo terreno. Secondo Lakoff questa rincorsa ha segnato negativamente il destino dei <em>liberal</em> americani nei confronti dei repubblicani &#8211; ma viene naturale riportare il suo discorso anche alle derive politiche italiane.</p>
<p>Il fatto è che per vincere occorre comprendere l&#8217;inconscio cognitivo, il sistema di concetti che organizza la nostra mente, strutturata da &#8220;frame&#8221;, cornici concettuali metaforiche di cui per la maggior parte siamo inconsapevoli ma che orientano in maniera decisiva la nostra interpretazione dei temi e dei discorsi politici. Questi frame sono indipendenti da noi, è circuiteria neurale che si è formata fin dai primi anni della nostra vita, è &#8220;esperienza incorporata&#8221;. <span id="more-29316"></span>&#8220;I modelli culturali sono nel nostro cervello. E noi li usiamo automaticamente.&#8221; Due sono i modelli fondamentali secondo Lakoff: quello dei genitori premurosi e quello del padre severo. Danno vita a modalità profondamente di concepire la politica (Moralità è Cura <em>versus</em> Moralità è Obbedienza all&#8217;autorità), e bisogna esserne consapevoli per poter produrre un discorso politico vincente. Non basta citare fatti e cifre: bisogna partire dal significato morale, dai frame metaforici che strutturano la nostra mente, dal &#8220;mobile esercito di metafore&#8221; che percorre i nostri tracciati neurali. E &#8220;quando una verità importante passa inosservata perché priva di frame e di nome, può diventare importante costruire un frame concettuale e un nome&#8221;: Lakoff lo ha fatto coniando un termine, <em>privateering</em>, la &#8220;privatizzazione predatoria&#8221; che designa l&#8217;insieme di una serie di politiche repubblicane. Ma lo si potrebbe fare anche in Italia, senza aver paura di essere tacciati di &#8220;ideologia&#8221; (&#8220;la paura, dice Lakoff, di come l&#8217;altra parte presenterà il nostro voto e la paura di mostrare la verità su noi stessi&#8221;). Accettare il frame dell&#8217;avversario (dalla sicurezza alle riforme&#8230;) significa essere sconfitti in partenza. Così come si è sconfitti quando si accetta l&#8217;impostazione di conduttori di talk-show conservatori (&#8220;Siete a favore di una riduzione/alleggerimento delle imposte?&#8221;; &#8220;Dobbiamo vincere la guerra al terrore o ritirarci?&#8221;), senza avere il coraggio di opporgli un altro tipo di impostazione, di frame. Non è solo questione di parole, ma di idee e di valori che stanno dietro alle parole. E poi, alla radice di tutto questo, Lakoff sottolinea come troppo spesso la politica progressista si sia dimenticata del suo valore fondante, l&#8217;empatia, che determina la cura degli altri come necessità, e che assegna allo Stato i ruoli sia di protezione (libertà <em>da</em>) che di <em>empowerment</em> (libertà <em>di</em>: le possibilità concrete di uguaglianza, insomma). L&#8217;empatia, ricorda Lakoff, si fonda sulla circuiteria dei neuroni specchio, che si attivano sia quando eseguiamo un&#8217;azione che quando la vediamo eseguire, e che sono dunque responsabili della nostra identificazione nell&#8217;altro, dalla quale riceviamo piacere: empatia e cooperazione sono dunque valori fondanti dell&#8217;umano, e occorre coltivarli e rivendicarli, invece di accettare i frame della paura e dell&#8217;obbedienza tipici delle narrazioni metaforiche dei conservatori.</p>
<p><em>pubblicato su l&#8217;Unità, 20/01/2010<span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"></span></em></p>
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