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	<title>Nicola Manuppelli &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Lontano da Crum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2019 06:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Zambelli]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Paolo Serino]]></category>
		<category><![CDATA[Lee Maynard]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Manuppelli]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Edoardo Zambelli Lee Maynard, Lontano da Crum, Mattioli 1885, 2018, 199 pagine La vita a Crum era uno spasso, un folle vortice di ignoranza abietta, emozioni che traboccano di emozioni, sesso che trabocca di amore, e talvolta un po&#8217; di sangue a ricoprire il tutto. Lontano da Crum (in originale semplicemente Crum), pubblicato per la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-77025" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/maynard.jpg" alt="" width="736" height="438" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/maynard.jpg 736w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/maynard-300x179.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/maynard-250x149.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/maynard-200x119.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/maynard-160x95.jpg 160w" sizes="(max-width: 736px) 100vw, 736px" /></p>
<p>di <strong>Edoardo Zambelli</strong></p>
<p><strong>Lee Maynard,<em> Lontano da Crum</em>, Mattioli 1885, 2018, 199 pagine</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><i>La vita a Crum era uno spasso, un folle vortice di ignoranza abietta, emozioni che traboccano di emozioni, sesso che trabocca di amore, e talvolta un po&#8217; di sangue a ricoprire il tutto.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><i>Lontano da Crum</i> (in originale semplicemente <i>Crum</i>), pubblicato per la prima volta nel 1988 &#8211; e già apparso in Italia qualche anno fa per Barney Edizioni &#8211; torna adesso nelle librerie italiane per l’editore Mattioli 1855, tradotto da Nicola Manuppelli (che già ne aveva curato la precedente traduzione) e con una prefazione di Gian Paolo Serino. Prima parte di una trilogia, il libro &#8211; e con lui il suo autore &#8211; si porta dietro un po’ la leggenda di libro maledetto. Al suo apparire negli Stati Uniti, infatti, fu accusato di volgarità e vietato in molte librerie e università, diventando così un libro di culto, quasi sotterraneo. Divieti che comunque non hanno impedito a lui &#8211; lui il libro &#8211; e a Maynard di essere rivalutati in tempi più recenti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><i>Durante gli inverni a Crum, le giornate erano lunghe, noiose e fredde. Durante le estati le giornate erano lunghe, noiose e calde. A Crum, solo la temperatura cambiava.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-77022" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/Lontano-da-Crum-1.jpg" alt="" width="387" height="352" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/Lontano-da-Crum-1.jpg 387w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/Lontano-da-Crum-1-300x273.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/Lontano-da-Crum-1-250x227.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/Lontano-da-Crum-1-200x182.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/Lontano-da-Crum-1-160x146.jpg 160w" sizes="(max-width: 387px) 100vw, 387px" />Dopo un primo capitolo che è piuttosto un prologo descrittivo, una lunga carrellata che introduce il lettore a Crum &#8211; sonnolenta cittadina al confine tra West Virginia e Kentucky -, fornendogli le coordinate spaziali della storia, inizia il racconto di Jesse Stone, orfano adolescente che del romanzo è la voce narrante. Il libro, in poco meno di duecento pagine, copre un arco temporale di un anno, scandito dalle didascalie che segnalano il passaggio delle stagioni. Si inizia di estate e si finisce l&#8217;estate dopo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">Cosa racconta precisamente <i>Lontano da Crum</i>? La risposta è: praticamente niente. Però attenzione, con questo non intendo indicarne un difetto, tutt&#8217;altro, direi che il niente che il libro racconta ne è la peculiarità strutturale. Non c&#8217;è una trama forte, nessun particolare punto di svolta, il libro si compone di quadretti, piccoli squarci di vita a Crum, a volte crudi, a volte divertenti, a volte di un duro e ruvido lirismo. Certe volte, tutte queste cose insieme.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">La voce di Jesse introduce poco per volta in un mondo fatto di ragazzini che di giorno in giorno cercano di inventarsi la vita. Una vita da cui gli adulti sono assenti, appena appena semplici spettatori. Qualunque cosa va bene, purché sia un diversivo dalla noia, e allora si racconta di “assalti” a un camion che trasporta carne, della costruzione di un rifugio segreto, di passeggiate nei boschi e di altri espedienti simili per far passare il tempo. Particolarmente spassose (ma a ben guardare anche poetiche) sono le parti dedicate alle “imprese” di Benny, il ragazzino che non riesce a tenere le mani lontane dalle proprie mutande.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">E poi, ovviamente, ci sono le ragazze. Nel racconto di Maynard i personaggi femminili appaiono come un mondo a parte, vicino a quello di Jesse (e dei suoi amici) ma mai abbastanza per essere davvero posseduto o compreso. Proprio al rapporto con l’universo femminile sono dedicati alcuni degli episodi più belli del romanzo &#8211; su tutti la scena d’amore tra Jesse e Yvonne. Maynard è bravissimo a comporre scene in cui si alternano dolcezza e grottesco, in cui lo sguardo del protagonista si divide, quasi, tra i sentimenti profondi che a stento sa nominare e gli istinti più urgenti dettati dall’età.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">Il linguaggio di Maynard è secco, spietato, spesso volgare, come è giusto che sia per la materia del racconto. Ed è, il suo, un raccontare continuamente irrisolto, quando un episodio si chiude si passa ad altro, e ciò che è rimasto inespresso rimane lì, inghiottito dalla vita a Crum, che nella sua lentezza prosegue sbiadendo gli eventi precedenti. Questo, però, non è un male, credo anzi sia una delle cose più belle e riuscite del romanzo, la sua capacità cioè di trasmettere il passaggio del tempo, la noia per le giornate di stasi e l’esaltazione per quelle in cui succede “qualcosa”. Maynard racconta di un’America dimessa, rurale, certamente lontana dalla grande epica americana di altri autori più celebrati. Eppure, proprio raccontando questo microcosmo senza eroi, riesce nel miracolo di regalare a chi legge una storia universale, di crescita, necessità di fuga, amore e amicizia.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">Credo che il lettore, a libro terminato, possa dire: ho passato un anno a Crum. E proprio come per Jesse, che alla fine del libro lancia un ultimo sguardo alla sua città e la trova inaspettatamente bella, così anche il lettore riguarderà quelle duecento pagine appena lette e penserà, con un po’ di nostalgia, che è stato proprio un bel posto dove stare.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>ricorda la ex-moglie di mio fratello?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2011 06:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[andre dubus]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[mattioli 1885]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa americana]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Manuppelli]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[voci dalla luna]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio Dio mio, c’era qualcosa in questo essere ragazzi che la vita domestica e la civiltà stessa non riuscivano a toccare, e spesso potevano diventare pazzi o esasperanti, ma quando perdevano questa componente, i ragazzi come gli uomini, erano spenti. Così a una donna non rimaneva che scegliere fra un ragazzo troppo cresciuto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/Jack-Vettriano-Sweet-bird-of-youth-study-50x40cm.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-39101 alignleft" style="margin: 8px;" title="Jack-Vettriano-Sweet-bird-of-youth--study--50x40cm" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/Jack-Vettriano-Sweet-bird-of-youth-study-50x40cm.jpg" alt="" width="248" height="316" /></a></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>Dio mio, c’era qualcosa in questo essere ragazzi che la vita domestica e la civiltà stessa non riuscivano a toccare, e spesso potevano diventare pazzi o esasperanti, ma quando perdevano questa componente, i ragazzi come gli uomini, erano spenti. Così a una donna non rimaneva che scegliere fra un ragazzo troppo cresciuto e un piatto maschio americano, ed entrambe le scelte potevano farti diventare matta, ma almeno con il ragazzo la tua follia era più omicida che suicida, come invece avveniva nell’altro caso. Non c’era da stupirsi se gli uomini al bar, o quando andavano a cacciare o a pescare, si chiamavano tra loro ragazzi. Dicevano: vado a bere una birra coi ragazzi, vado a pescare coi ragazzi. E nei loro occhi c’era una luce diversa, una luce di distanze, di fantasticherie e di predilezione, come se stessero srotolando la bandiera per cui avevano prestato servizio quando erano giovani</em>. <em><strong>Voci dalla luna</strong></em> di <strong>Andre Dubus</strong> (Mattioli 1885, trad. di Nicola Manuppelli) è un esterno giorno americano con al centro una famiglia sghemba formata da un padre, un figlio adolescente che vuole farsi prete, un altro figlio più adulto, ballerino che, più o meno, lavora nella gelateria del padre, la moglie del ballerino, ballerina lei stessa, una figlia che vive altrove ed è indecisa – ma non per vizio, per disposizione di sé – tra erba e cocaina, una madre che lavora come cameriera in un bel ristorante fuorimano, lungo una highway, Melissa in camicia di jeans annodata in vita che fuma sul campo da softball e Conroy, il suo cane, che ogni tanto si perde nel buio. Al figlio adolescente e sarà molto difficile rimanere cattolici a casa nostra piace Melissa, e a Melissa lui, il ballerino ha divorziato, il padre quarantasettenne dei due si è innamorato della ballerina, e la sposerà. Il padre dunque sposa l’ex moglie del figlio maggiore. E con <em>È colpa del divorzio</em> il romanzo comincia.<br />
<span id="more-39100"></span><br />
In <em>Voci dalla luna</em> i nomi delle persone, delle cose, dei luoghi e delle geografie ci sono, e sono nomi propri che pure fanno qualche eco, tuttavia ciò che rende questo romanzo difficile da dimenticare è il racconto dei rapporti tra le persone, i luoghi e le geografie che strutturano e complicano, che innamorano e perdono la vita dei personaggi, degli uomini, delle donne e degli adolescenti e dunque anche i nostri. I nostri rapporti di lettori che hanno famiglie o le pensano, o solo, continuano a guardare quelle degli altri. In <em>Voci dalla luna </em>si capisce, come un’esperienza propria, che ci sono cose molto peggiori che amarsi, che <em>due che si amano devono sempre essere egoisti, rivolti uno verso l’altra, girando le spalle al mondo, se vogliono che il loro amore duri </em>che, anche tu, <em>aspetti che troppe cose ti accadano. Sprechi tutto quel cazzo di tempo a pensare</em>.</p>
<p><em>Voci dalla luna</em> è, prima di tutto, un racconto di una quotidianità normale, e nel quale, tuttavia, la normalità, grazie alla prosa essenziale ma sempre accudente di Dubus, ha qualcosa di decentrato. Perché Richie Stowe teme che, se il padre sposa la moglie di suo fratello, non potrà mai essere un buon prete, ha paura che, se Melissa gli offre una sigaretta dal pacchetto che tiene nell’incavo dei seni, non potrà continuare a ignorare il proprio corpo che lievita. Perché Brenda, anche se sta per sposare il padre del suo ex marito Larry, ha imparato che <em>il matrimonio è l’unica condizione che la trattiene dall’essere una puttana</em>, perché Joan, la madre di Larry gli dice <em>(…) quello che mi addolora in te, è che tu non lo fai. Così a volte penso che tu abbia abbastanza talento perché questa sia una maledizione per te e non a sufficienza perché sia una benedizione</em>.</p>
<p>E in mezzo a tante comuni stranezze ed esitazioni, Andre Dubus, senza nessun intento didascalico, educativo, senza alcun giudizio (im)morale, anzi con gli occhi attenti di chi si meraviglia e si strugge per la bellezza varia – e talvolta in avaria delle circostanze – ci lascia intontiti e pieni di possibilità dunque salvi, consolandoci che <em>Il nostro compito non è vivere grandi vite, il nostro compito è capire e portare avanti le vite che abbiamo</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cop-Voci-dalla-luna.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-39158" title="cop Grey" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cop-Voci-dalla-luna-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cop-Voci-dalla-luna-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cop-Voci-dalla-luna.jpg 382w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A. Dubus, <em>Voci dalla luna</em> (Mattioli 1885, 2011), pp. 134, 17,90 eu.</strong></p>
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